Sant’Anastasia, due famiglie sgomberate dalle case popolari Iacp della Gescal

 L’operazione di sgombero di due appartamenti delle case popolari Iacp nella Gescal di Sant’Anastasia era iniziata già gennaio con numerose resistenze da parte degli occupanti, ieri la polizia locale guidata dal comandante Pasquale Maione, insieme alla polizia di Stato del commissariato Ponticelli ha eseguito l’ordinanza a case già libere. L’appartamento del quarto piano, occupato da circa due anni dalla signora Carmela M. che vi abitava con tre figli piccoli è stato già riassegnato al legittimo destinatario, chiavi alla mano. L’altro, al primo piano, occupato fino a qualche giorno fa da una vedova, anch’ella con bimbi piccoli, è stato murato dagli operai Iacp intervenuti sul posto. Sul web è circolato ieri un video girato a gennaio durante il primo intervento della polizia locale insieme ai carabinieri, immagini dove si vede la resistenza di una mamma che non ha lavoro e non ha altri posti dove vivere. «Ma è un video girato più di un mese fa – dice il comandante della polizia locale di Sant’Anastasia, Pasquale Maione – ieri abbiamo trovato gli appartamenti già liberi, quello al quarto piano è già stato assegnato al legittimo destinatario, quello al primo piano è stato murato perché c’è al momento una sorta di contenzioso tra l’ufficio patrimonio del Comune e l’Iacp». Al momento Carmela M.  si sarebbe trasferita da parenti, ma già qualche settimana fa si sarebbe rivolta al subcommissario prefettizio del Comune di Sant’Anastasia, Massimo De Stefano, il quale avrebbe poi interessato i servizi sociali per consentire alla donna di percepire almeno un contributo e poter affittare regolarmente una casa. La giovane mamma è comunque andata di sua spontanea volontà in municipio autodenunciandosi e cercando di regolarizzare la sua posizione, ma la soluzione tampone offerta dai servizi sociali, ossia un alloggio temporaneo in casa famiglia, non le consentirebbe di trovare una soluzione adeguata per sé e per i suoi bambini. Carmela ha dichiarato ai giornalisti di non poter vivere a lungo presso i parenti. La madre sarebbe infatti allettata e in gravi condizioni di salute. «Io sto dormendo in auto – spiega la signora Carmela M. – e non mi muovo di qui finché non mi dicono cosa deve fare una mamma con i suoi bambini, senza una casa dove andare, è lo Stato che deve intervenire». L’altra occupante abusiva degli appartamenti Iacp sarebbe invece a Pollena Trocchia, anch’ella ospite di parenti.

La drammatica carestia del 1764 a Somma e nei paesi limitrofi

Dopo la peste del 1656, un’altra tremenda calamità colpì duramente le provincie napoletane nel 1764.  Nell’autunno del 1763 iniziò a propagarsi una forte carestia dovuta al cattivo raccolto. Seguì una mortale epidemia che, tra l’aprile e l’ottobre del 1764, seminò tanto lutto ovunque.   La scomparsa dei cereali dai mercati del Regno fece aumentare, progressivamente, il prezzo del grano. Il pane, inoltre, non solo si presentava scarso e di pessimo gusto per la nociva qualità dei grani, ma anche costosissimo per le imposture dei venditori e dei fornai. La carestia raggiunse la massima intensità nell’aprile del 1764, mentre successivamente una generale epidemia lunga sette mesi, colpì in particolar modo la povera gente, che era stata provata dalla penuria alimentare. Le cause dell’epidemia furono la fame, il vitto cattivo e i numerosi mendicanti, che da diverse località si recavano nella capitale in cerca di cibo per sopravvivere.  Alle prime avvisaglie dell’insorgente carestia nel 1763, il Vescovo di Nola, Mons. Troiano Caracciolo del Sole (1685 – 1764), uomo di grande pietà e carità, incominciò ad affrontare con meticolosità il serio problema. Per prima cosa, ordinò al parroco della cattedrale, ai vicari foranei e agli altri parroci della diocesi di potenziare i soccorsi distribuendo a quanti ne avevano bisogno grano, farina, cereali e quant’altro era stato precedentemente comprato; successivamente, ottenne dal Re di Napoli il decreto con il quale si ordinava agli amministratori di tutte le Opere Pie della Diocesi di devolvere, per l’anno 1764, in soccorso dei poveri tutte le rendite esuberanti, cioè l’avanzo di gestioni. Furono numerosi gli atti di carità che monsignor Caracciolo compì in quell’epoca triste; ma, mentre la carestia stava mietendo il maggior numero di vittime, la sua anima volò in cielo il 16 febbraio di quell’anno.  Ad Ottajano, la penuria del pane diede luogo a gravi tumulti popolari che il feudatario, principe Michele de Medici (1763 – 1770), sedò prontamente, riuscendo sia a razionare quel poco che i fornai quotidianamente riuscivano a produrre e sia assicurando a ciascuno la naturale razione possibile. A Sant’Anastasia, casale della Terra di Somma, i morti furono addirittura settecento. Dopo che le fosse della parrocchia vecchia furono riempite, si costruì un camposanto dirimpetto al crocifisso di D. Andrea Manna, a via Mezzana. I poveri andavano pascendo erbe per le siepi come animali, ed il pane arrivava ad once otto e grana quattro. Nella città di Marigliano, gli Eletti dell’Università imposero una tassa ai bonatenenti, utilizzata poi per la compera di grano ad uso della popolazione. Ma i pubblici amministratori, invece di aiutare i propri cittadini, vendettero la gran quantità di vettovaglie alle città esterne, alimentando un forte mercato nero e gettando nella fame il loro popolo. Anche gli agricoltori acerrani, i più venali, praticarono il commercio illegale delle derrate. Il conte di Acerra Ferdinando III de Cardenas, affinché non venisse sottratto cibo ai propri cittadini, ordinò lo sfratto ai forestieri immigrati da poco tempo in città. A Somma, invece, da alcune attestazioni, riportate nel registro dei morti della Chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire, si ricava che il 19 maggio del 1764 tale Giovanni Casoria fu trovato morto dalla fame e venne seppellito nella chiesa di Tutti i Santi. Il 24 maggio successivo, Antonia Esposito, povera, fu ritrovata morta dalla fame e senza sacramenti e seppellita in aperta campagna. Nell’anno della carestia e della successiva epidemia il numero complessivo dei decessi nelle parrocchie di San Michele Arcangelo, San Pietro e Santa Croce fu di 355 unità di cui 182 maschi e 153 femmine. La decomposizione di tanti cadaveri e l’inquinamento dell’aria nei luoghi sacri pose il Governo Centrale di fronte ad un serio problema d’igiene e di sanità pubblica. A tal riguardo Re Ferdinando ordinò che ogni Università avesse un proprio camposanto in aperta campagna ad un miglio e mezzo lontano dal centro abitato ed ivi fossero seppelliti i cadaveri e coperti, poi, con calce. L’Università di Somma ultimò il suo camposanto, che non era quello attuale del 1839, verso la fine di luglio. Dal primo agosto del 1764 vi si incominciarono a seppellire i morti. Questo camposanto non sappiamo dove fosse ubicato originariamente; lo storico Giorgio Cocozza – prima della sua morte – ipotizzò che detta struttura doveva sorgere sull’area contigua al muraglione dell’attuale cimitero in posizione nord – orientale. Tale ipotesi, continua Cocozza – era suffragata dal fatto che durante il colera del 1836 fu restaurato un preesistente camposanto, ubicato nella suddetta area e denominato cimitero dei colerosi. Quello stesso cimitero che avrebbe, poi, accolto le sei salme dei presunti briganti sommesi nel 1861.  

Sant’Anastasia, congresso Giovani Democratici: eletto il nuovo segretario

Il nuovo Segretario di Circolo è Andrea Bongiovanni, già candidato al Consiglio Comunale alla scorsa tornata elettorale.   Sabato 29 Febbraio presso la Sezione PD di Sant’Anastasia si è svolta l’elezione del Segretario di Circolo dei Giovani Democratici di Sant’Anastasia, contemporaneamente alle votazioni per l’Assemblea Metropolitana e Nazionale. Il nuovo Segretario di Circolo è Andrea Bongiovanni, già candidato al Consiglio Comunale alla scorsa tornata elettorale. A completare la nuovissima squadra di direzione nominata dal segretario, Ciro Gifuni con il ruolo di tesoriere, Raffaele Rea come Presidente e Francesco Di Marzo vicesegretario, anche lui candidato tra le file del PD alle elezioni del 2019.  Il gruppo è composto da ragazzi di età ed attitudini diverse ma uniti dalla voglia e dall’ambizione di portare qualcosa di concreto e di diverso nel panorama politico anastasiano. Qualcosa che sia in grado di parlare alla gente, in modo particolare ai giovani, attraverso  linguaggi e metodi di lavoro contraddistinti dalla dinamicità, ed al tempo stesso che sia portatore di quei valori che contestualmente al Partito Democratico ci caratterizzano. Sant’Anastasia sta attraversando un momento storico molto particolare, sta a noi con le nostre idee, il nostro impegno, le nostre energie, iniziare un percorso che ci possa permettere di cambiare e migliorare la realtà in cui viviamo. Per oggi, per domani. Perché i giovani sono il presente, non solo il futuro  

Nola, lavoro sommerso e somministrazione di alcolici a minori: controlli serrati dei carabinieri

Nell’ambito dei servizi di controlli alla “movida” e al lavoro sommerso  disposti dal comando provinciale di napoli, i Carabinieri della Compagnia di Nola hanno predisposto pattuglie a piedi nel centro storico e lungo le vie dello shopping. I carabinieri hanno identificato numerosi giovani che acquistavano alcolici in bar, pub e pizzerie del centro per verificarne la maggiore età: il titolare di un noto locale di Piazza Giordano Bruno è stato denunciato per somministrazione di bevande alcoliche a un ragazzo non ancora 16enne. La stessa persona era stata denunciata non meno di un mese fa per lo stesso reato proprio dai Carabinieri di Nola per un analogo episodio avvenuto in un altro locale di cui è proprietaria. I militari, insieme al personale del Nucleo Ispettorato del lavoro, hanno sospeso 4 attività su 7 controllate poiché impiegavano il 20% o oltre dei lavoratori in nero. In un ristorante i carabinieri hanno trovato 11 lavoratori su 13 privi di contratto e fra questi 3 percepivano il reddito di cittadinanza. Due ragazzi – un 20enne e un17enne – sono stati trovati in possesso di una dose di hashish ciascuno e sono stati segnalati alla Prefettura. In totale sono stati identificati 52 lavoratori di cui 21 in nero. 2 persone, invece, erano irregolari poiché – pur avendo un contratto – non hanno dimostrato la tracciabilità della loro retribuzione. Sono state elevate più di 90mila euro di contravvenzioni e identificate 83 persone.

Coronavirus, due docenti positive: scuole chiuse a Torre del Greco e ad Agropoli

La task force della Protezione Civile della Regione Campania comunica che nella mattinata di oggi sono stati esaminati in laboratorio, presso il centro di riferimento dell’ospedale Cotugno, 24 tamponi, 2 sono risultati positivi. Come per tutti gli altri finora positivi, si attende la conferma ufficiale da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. È stato ricoverato in ospedale il paziente 1 di Napoli. L’uomo è attualmente al Cotugno, centro di riferimento regionale per le malattie infettive, in osservazione. L’uomo era rientrato a Napoli da Milano poco prima di Carnevale e, ai primi sintomi, si era sottoposto al tampone risultato positivo. Per lui, come da prassi età scattata la quarantena domiciliare. Avendo però, a distanza di quasi una settimana, mostrato sintomi quali la febbre, l’uomo è stato ricoverato per ulteriori accertamenti. Intanto, due docenti sono risultate positive al Coronavirus e i sindaci, rispettivamente a Torre del Greco, nel Napoletano, e ad Agropoli, in provincia di Salerno, hanno disposto la chiusura delle scuole. A Torre del Greco, le aule stamattina sono rimaste chiuse all’Istituto comprensivo Don Bosco-D’Assisi; la docente è residente in un altro comune, a Striano. Ad Agropoli, invece, la donna, una docente di matematica di 57 anni residente nella cittadina cilentana, dove insegna al liceo “Alfonso Gatto”, si era recata a Parma dai parenti durante le vacanze di carnevale e non era rientrata a scuola nella mattinata di ieri a causa di una febbre improvvisa. Sottoposta al tampone prima all’ospedale di Vallo della Lucania, la positività è stata confermata dal Cotugno di Napoli. In attesa di ricostruire con chiarezza i suoi movimenti ed escludere contatti con docenti e allievi il primo cittadino di Agropoli, Adamo Coppola, ha disposto la chiusura del liceo per i giorni di oggi e domani.

Somma Vesuviana, interrogazione del consigliere Rianna: “Cosa accade all’Ufficio di Piano?”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del consigliere Salvatore Rianna.

C’è un servizio scaduto lo scorso novembre, non c’è alcuna proroga supportata da una determina, non è stata indetta alcuna gara, eppure si liquidano competenze di dicembre 2019 e di gennaio 2020. I fatti, sui quali il consigliere di opposizione Salvatore Rianna ha presentato giorni fa un accesso agli atti e, ieri, un’interrogazione che prevede la risposta in Consiglio Comunale, riguardano l’affidamento del servizio di supporto all’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale n.22 in favore della cooperativa sociale “La Gioiosa”, alla quale sono stati appunto corrisposti i compensi per i mesi di dicembre e gennaio senza che risultino proroghe. “Di una determina dirigenziale, unica modalità ammissibile, che conceda la proroga non vi è traccia – dichiara il consigliere Rianna – e cosa ancor peggiore non vi è indizio che sia stata pubblicata alcuna gara. Trovo assurdo che si agisca in questo modo, senza alcuna regola e in spregio a qualsiasi dettato legislativo”. Nell’interrogazione rivolta al Sindaco, siccome non vi è ancora in giunta un assessore alle Politiche Sociali che abbia sostituito la revocata responsabile, Rianna chiede, se proroga vi fosse stata, quali siano i motivi, ribadendo inoltre la necessità di conoscere, allo stato, se sia stata indetta una nuova gara di appalto. “I termini di scadenza erano noti, intendiamo capire perché mai non si sia provveduto per tempo; ancora, va chiarita nell’immediatezza la posizione dei collaboratori rispetto alle ore di lavoro e alla relativa retribuzione”. Inoltre il consigliere chiede lumi rispetto ai doverosi controlli che l’Ente, in questo caso la responsabile di posizione organizzativa, dovrebbe esercitare nei confronti della cooperativa La Gioiosa circa le retribuzioni dei collaboratori che prestano servizio all’Ufficio di Piano. “Non si può agire per conto del Comune in questa maniera, senza regole, mi sembra ora che tutti capiscano che la cosa pubblica si gestisce in nome dei cittadini, non secondo i propri comodi”.

Il maxi sequestro dei carabinieri: bomba ecologica a Pomigliano. L’appello:”Subito i carotaggi” (foto)

Una bomba ecologica formatasi tra le case in decenni di scarichi abusivi. E’ quanto emerge dall’operazoone dei carabinieri forestali della stazione di Marigliano, che l’altro ieri hanno sequestrato, in un terreno di masseria Chiavettieri, periferia ovest di Pomigliano, 35mila metri quadrati di spazi, un’area grande quanto quattro campi di calcio intrisa di schifezze. Dopo una serie di segnalazioni dei cittadini i militari si sono accorti che lungo via Rossellini, a masseria Chiavettieri, c’è un terreno sopraelevato rispetto alla strada. Vi hanno trovato di tutto: traverse dei binari ferroviari zeppe di impermeabilizzante cancerogeno, il creosoto, e bitumi. E questo è solo quello che c’è in superficie. Secondo quanto trapelato finora gli investigatori sono convinti che sarà necessario scavare. Confrontando vecchie foto con la situazione attuale hanno infatti facilmente notato che il terreno è quasi tutto soprelevato. Ma probabilmente sarà necessario scavare anche negli spazi non sopraelevati. Situazione difficile pure sull’altro lato della cittadina, a masseria Fornaro-Ciccarelli, zona orientale, dove una serie di piccole discariche superficiali sequestrate a novembre dai carabinieri attendono ancora di essere rimosse: intera area tuttora da bonificare. Intanto pare proprio che i rifiuti tengano banco da queste parti, zona di Terra dei Fuochi.  Il sequestro infatti si è consumato proprio poco prima della cerimonia d’inaugurazione del cantiere dell’impianto di compostaggio dei rifiuti organici. Il taglio del nastro è avvenuto nella zona della provinciale Acerra-Pomigliano, a pochi passi dal canile municipale, alla presenza del presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, e del sindaco di Pomigliano , Raffaele Russo.  

Il “miracolo” del pronto soccorso della clinica Santa Lucia: così un sommese è stato strappato alla morte

Quaranta minuti per rianimare, la tenacia e la competenza di medici e infermieri e un pizzico di fortuna, che non guasta mai in questi casi: avvengono così i miracoli. Che magari proprio miracoli non sono, ma che comunque lasciano piacevolmente stupiti e, soprattutto, consentono di apprezzare la professionalità e la bravura di certi medici e anche di certe strutture sanitarie. Miracolo o no, quella capitata ad un 48enne di Somma Vesuviana è un’avventura a lieto fine: merito dell’attivismo del personale del pronto soccorso della clinica Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano, che non si è arreso fino a quando non è riuscito a salvarlo, a strapparlo letteralmente alla morte. L’uomo qualche giorno fa è arrivato in clinica in seguito ad un arresto cardiocircolatorio. Era un sabato notte, intorno alle 2,30: i familiari lo portano nel presidio ospedaliero in pochi minuti ed è lì che trovano la dottoressa Adriana Gallotta, medico di turno al pronto soccorso. Con lei ci sono due infermieri e altri due medici, ai quali si aggiungeranno un tecnico di radiologia, una guardia, un ambulanziere. Una squadra, insomma, che col senno di poi può essere definita vincente: “Ognuno ha fatto la sua parte e ognuno ha contribuito a salvare una vita umana”, spiega la dottoressa Gallotta. Si decide, infatti, di applicare il protocollo per la rianimazione, ma anche di prolungarlo: fino a 40 minuti, pur di non arrendersi e non dichiarare il decesso. Il 48enne passa da una morte praticamente certa al ritorno alla vita: per giunta senza seri danni neurologici. Lo confermeranno anche i medici del Cardarelli, dove dopo il salvataggio viene mandato per ulteriori accertamenti. Ed è per questo che tutti parlano di miracolo, persino la dottoressa Gallotta, che pure non manca di senso pratico: “Noi abbiamo fatto la nostra parte, ma qualcosa di miracoloso c’è stato”, ammette. Il paziente e i suoi familiari, però, ci tengono moltissimo a ringraziare Adriana Gallotta e tutto lo staff della clinica Santa Lucia: hanno evitato una tragedia, hanno mostrato forza, coraggio e passione per il loro lavoro, hanno agito con prontezza e tenacia. Se il 48enne è ancora tra noi, è soprattutto merito loro.   nella foto lo staff di quella notte

Coronavirus, la Regione Campania mette a disposizione della Lombardia 20 posti letti di terapia intensiva

La Campania, rispondendo alla sollecitazione del ministero della Salute, metterà a disposizione come atto di solidarietà nei confronti della Lombardia, 20 posti letto di terapia intensiva ordinaria al fine di decongestionare gli ospedali lombardi. Si mette, inoltre, a disposizione una struttura residenziale per i familiari eventualmente impegnati ad accompagnare i pazienti. Questo quanto deciso nel corso di un incontro, convocato dal presidente Vincenzo De Luca, con i responsabili della sanità campana, nel corso del quale è stata verificata la disponibilità di posti letto nei reparti di terapia intensiva ordinaria “al netto delle esigenze di cura dei pazienti campani e tenendo conto che occorre bisogna sempre valutare la possibile evoluzione del problema Coronavirus”. “Consideriamo questo – ha detto il presidente De Luca – un atto doveroso di solidarietà e responsabilità nazionale”.

Ente Parco Vesuvio, inaugurato il sentiero n° 9 “il fiume di lava”  

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.  Oggi 02 marzo 2020 alle ore 11:30, è stato inaugurato il sentiero n° 9 “Il Fiume di Lava” con partenza dal comune di Ercolano. Secondo progetto realizzato nell’ambito del Masterplan del “Grande progetto Vesuvio”, piano pluriennale di investimenti dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio finalizzato al rilancio complessivo dell’area protetta. Alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, delle Autorità Locali e della Comunità locale sono stati presentati gli interventi di riqualificazione del sentiero attraverso opere di ingegneria naturalistica che hanno permesso di rendere nuovamente fruibile il sentiero e migliorarlo nell’allestimento e nella sua strutturazione complessiva. A seguito della cerimonia di inaugurazione è stata svolta la prima visita guidata con alcune scolaresche del territorio insieme alla Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Vesuvio. Grazie a questa importante infrastruttura green i turisti potranno arrivare in maniera sostenibile a passeggere su uno dei punti più suggestivi del Parco Nazionale del Vesuvio, ovvero la colata lavica del 1944. “La realizzazione di questo secondo progetto ad appena tre mesi dall’inaugurazione del sentiero n.7 dimostra che stiamo procedendo spediti verso la realizzazione del Masterplan del Grande Progetto Vesuvio– ha dichiarato Agostino Casillo Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio” – Quando presentammo alla comunità il Masterplan insieme proprio al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ringrazio per la sua costante vicinanza e il prezioso supporto, in molti pensavano che sarebbe rimasto su carta, invece oggi mostriamo i risultati di un lungo lavoro”. “Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla realizzazione di questa importante opera – continua Casillo – che si inserisce in una strategia complessiva di rilancio dell’area protetta che mette al centro la tutela del nostro patrimonio di diversità, coniugandola con uno sviluppo sostenibile delle comunità locali”  La riqualificazione della rete sentieristica è un’operazione fondamentale per la fruizione del parco nazionale del Vesuvio afferma il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e ha un’importanza strategica tanto per il rilancio turistico dell’area, quanto per un’attività di prevenzione dell’incuria e degli incendi, perché più un territorio è frequentato, minore è la possibilità per i criminali ambientali di agire indisturbati. Sono molto soddisfatto della velocità con la quale si sta procedendo in questo percorso – aggiunge Costa – tutto ciò che è sviluppo ambientale, a partire dalla valorizzazione dei nostri parchi nazionali, merita di essere messo al centro. Parallelamente, procederemo anche con il rafforzamento della sorveglianza contro i fenomeni di abbandono rifiuti. Per affrontare in maniera risolutiva questa piaga chiedo ancora più collaborazione da parte dei comuni del Parco”.