Somma Vesuviana, la storia di Simona, studentessa Erasmus bloccata in Spagna ai tempi del Coronavirus

Tanti studenti italiani si trovano all’estero per lavoro o per studiare e tanti genitori in questo difficile momento vivono più che mai l’angoscia della lontananza. D’altra parte le ultime notizie dall’Europa non sono incoraggianti, i contagi si moltiplicano a ritmo vertiginoso e molti voli sono stati cancellati.  Il rimpatrio per tanti nostri giovani diventa sempre più difficile, se non impossibile, ma ci inorgogliscono per il loro spiccato senso di responsabilità, sono quelli che non vogliono correre da mamma e papà, quelli che preferiscono restare dove sono per evitare contagi, per non mettere a rischio la famiglia, quelli che sanno affrontare o per lo meno ci provano le situazione difficili. E di giovani studenti sommesi, che conosciamo personalmente e apprezziamo per maturità e responsabilità, ve ne sono davvero tanti. Hanno scelto di restare dove sono, in Europa. Come Simona Coppola. La storia che vi raccontiamo oggi è la sua.   Simona Coppola è di Somma Vesuviana, studentessa al quarto anno di Giurisprudenza alla Federico II.  É partita insieme ad un’altra studentessa il 30 gennaio per l’Erasmus in Spagna e avrebbero dovuto finire a giugno. Per il primo mese e mezzo le due studentesse, insieme a tanti altri studenti stranieri, hanno vissuto la nuova esperienza universitaria con spensieratezza e tranquillità, ma, da circa dieci giorni, stanno vivendo anche loro l’incubo del coronavirus. «Tutti gli studenti italiani sono qui, la maggior parte degli studenti stranieri, invece, hanno preferito andarsene per non restare bloccati qui. Sono a Girona, un città molto tranquilla a circa 100 km da Barcellona. La Spagna viaggia, metaforicamente, con una settimana di ritardo circa rispetto all’emergenza coronavirus.  Io e i miei coinquilini da oggi siamo solo al quarto giorno di quarantena e ci hanno detto di chiuderci in casa. Fino a una settimana fa qui era tutto normale, tutto è stato sottovalutato. Addirittura quando noi studenti italiani abbiamo iniziato mettere in guardia gli altri, siamo stati presi in giro. Se noi uscivamo con le mascherine, qualcuno iniziava a tossirci in faccia: l’emergenza è stata sottovalutata in modo davvero assurdo… Ora qui all’ Erasmus ci sono molti studenti italiani, dalla Campania almeno sei, altri arrivano da Toscana, Sicilia, Liguria, Emilia Romagna e da zone che ora in Italia sono «rosse» – racconta Simona. L’umore non è dei migliori, la situazione è difficile ma Simona, come tanti suoi amici e colleghi, sono giovani e ottimisti. «Diciamo che qui in generale ce la stiamo vivendo abbastanza bene, in casa siamo cinque, tre italiani e due stranieri e anche loro si stanno rendendo conto della situazione. Il tempo tra di noi passa, abbiamo inventato mille attività: serate karaoke, serate teatrali, giornate di laboratori di cucina, facciamo gli gnocchi, le pizze. Sappiamo come passare il tempo, perché dobbiamo pur passarlo in qualche modo. Il problema più grande è che le Università ci hanno inviato diverse mail in cui ci dicono che c’è la possibilità di rientrare in Italia. Le strade sono due: o provvedere autonomamente a spostarsi e questo significa prendere voli con scali in tante altre capitali europee, poi prendere treni, bus e quindi fare molti cambi e questo non è per niente sicuro; oppure il modo più sicuro, diciamo istituzionale, per il rimpatrio: si tratterebbe di far in modo di essere rimpatriati con volo diretto Madrid – Italia». Con il placet della Farnesina, naturalmente. Ma c’è un problema. «Il problema è che Madrid è lontanissima da qui, quasi otto ore di auto – spiega Simona –  arrivare a Madrid sarebbe già un grande viaggio della speranza per poi giungere non si sa poi dove in Italia. Considerando che la quarantena è la stessa qui come in Italia, anzi forse in Italia è peggio, e forse presto sarà così anche dove siamo ora… noi a questo punto, siccome non abbiamo abbastanza garanzie, preferiamo restare qui e farci questa quarantena forzata in casa uscendo solo ed esclusivamente per fare la spesa. Qui si vedono ancora molte persone in strada e non ci sono chissà quanti controlli come in Italia». A Girona la situazione critica in verità sembra già rientrata nonostante ci siano stati alcuni positivi al Covid 19. Zero i contagi. «I supermercati non pullulano di gente e non c’è molta merce, molto cibo.  È vero che li ricaricano più volte al giorno ma la gente qui è impazzita e va a fare la spesa addirittura con i trolley – racconta ancora Simona –  noi ci siamo organizzati in modo che esca uno solo di noi e compri cibo per tutti un paio di volte alla settimana. Non ci sentiamo molto tutelati perché Girona ha un aeroporto minore, dal quale si potrebbero organizzare voli verso determinate città italiane; per ora non se ne parla assolutamente. La soluzione che continua a circolare è una, il volo Madrid Italia, ma di studenti che vorrebbero rientrare ve ne sono 40 mila…improponibile un volo per tutti. Ci vorrà molto molto tempo. Non ci sono garanzie, non ci sono mezzi, iniziano a diffondersi anche notizie sbagliate e purtroppo so di studenti che stanno provvedendo a tornare in Italia con mezzi propri facendo anche due o tre giorni di viaggio che sia in nave, auto, in bus e mezzi vari. Diciamo che noi qui in casa siamo molto molto tranquilli, stiamo prendendo precauzioni già da un po’ di tempo. Basti pensare che ci siamo messi in auto quarantena quando lo ha fatto l’Italia, abbiamo preso misure precauzionali ancor prima che le prendesse il governo spagnolo. Stiamo qui, stiamo seguendo lezioni online, i docenti ci inviano materiali didattici e mail di supporto, ci confrontiamo a distanza, in chat. Sembra paradossale ma ci preoccupano più i nostri genitori che, sicuramente, sono pieni di angoscia nel saperci lontani in questo momento di emergenza. Sarebbe auspicabile un viaggio protetto, un ritorno a casa con le dovute misure di sicurezza. Altrimenti, restiamo qui». Non è facile, no.  Non è facile per i giovani studenti lontani dai loro affetti, dalla propria terra, dai genitori, dalle loro case. Ma non si può non apprezzare la responsabilità di questi giovani che si sono dati regole ancor prima che fossero loro imposte, che capiscono come tornando in patria potrebbero creare problemi alle loro stesse famiglie, esporsi o esporre i loro cari a pericoli. Sono in terra straniera per apprendere, per imparare, per studiare. Oggi sono loro che potrebbero insegnare qualcosa ai tanti giovani che potrebbero stare comodamente sul divano di casa propria e invece continuano a uscire, a raggrupparsi, a trasgredire alle regole stabilite perché ciascuno di noi possa continuare, un domani ancora incerto, la vita di prima. Per dura che fosse.    

Somma Vesuviana, terzo caso di Coronavirus, il sindaco ribadisce : “Dobbiamo stare a casa!”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Somma Vesuviana   “Il popolo sommese è eccezionale e gran parte sta rispondendo bene ma c’è una parte della popolazione come i ragazzi che se ne frega di quanto da settimane stiamo chiedendo. Chiedo ai familiari di questi ragazzi di aiutare le istituzioni a far comprendere ai loro figli che questo è il momento di stare a casa. Gli anziani hanno sicuramente bisogno di fare quattro passi a piedi ma purtroppo questo è il momento di non uscire. Vedo ancora tante auto in giro – ha dichiarato  Salvatore Di Sarno – soprattutto nelle periferie. Dobbiamo fare arrivare l’Esercito a Somma Vesuviana?? Io ho fatto la mia scelta precisa: non posso mettere a rischio la salute di chi lavora con me. Ho chiesto loro di lavorare da casa anche in questo periodo in cui li vorrei con me. Carabinieri, Polizia e Polizia Municipale stanno cercando di controllare tutte le zone della città e ci stiamo concentrando molto sulla periferia, ma non è facile perché il territorio è esteso. Personalmente sto facendo un giro costante della città. Mi hanno detto che lungo la zona alta di Somma, dunque sulla Montagna in località Castello abbiamo ancora coppie che escono insieme. NON VA BENE QUESTO IN QUESTO MOMENTO!! Poi non affolliamo le Farmacie per cose inutili che possono essere acquistate anche dopo. Non usciamo in due per andare a fare la spesa. NON SI PUO’ FARE. Mi hanno detto di persone che vanno nelle case per fare i parrucchieri, i barbieri, le estetiste. NON SI PUO’ FARE, NON VA BENE!! CHI FA QUESTO NON RISPETTA L’ALTRO. Tutti dobbiamo fare un grande ed importante sacrificio. NON VOGLIO ARRIVARE A SCELTE DRASTICHE: STO PENSANDO DI CHIUDERE TUTTO. Dobbiamo far arrivare l’Esercito a Somma Vesuviana? Ora basta: DOBBIAMO STARE A CASA!!”. Il grande cuore di Somma Vesuviana “Ringrazio i tanti imprenditori che stanno dando una grande mano. Ad esempio l’azienda che produce pasti per le scuole, ora chiuse, ha donato prodotti a chi ne avesse bisogno. In questo momento – ha concluso Di Sarno – c’è tanta gente che non potendo lavorare non guadagna. Abbiamo imprenditori che hanno donato mascherine che consegneremo ai malati e agli anziani. Ci sono persone che oltre a pensare all’epidemia devono continuare a lottare contro malattie che sicuramente non vanno in vacanza. Aiutiamoci! Siamo forti e solo insieme, nel rispetto degli altri ne usciremo e ne dobbiamo uscire in fretta. Grazie!”.

Volla, emergenza Covid 19: intensificati i controlli su tutto il territorio:raffica di denunce

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla Polizia Locale di Volla. Nella sola giornata di ieri il personale della Polizia Locale di Volla agli ordini del Ten. Col. Dott. G. Formisano ha controllato altre 49 persone e altri 48 esercizi commerciali al fine di verificare il rispetto della chiusura mentre nella sola mattinata di oggi denunciate 5 persone alla Procura della Repubblica per violazione del DPCM 8 e 9 marzo 2020 nonché ordinanza del Presidente della Giunta Regione Campania n. 15 del 13.03.2020. L’inottemperanza a tali norme comporta la violazione dell’articolo 650 del codice penale che prevede: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro“, nonché la sanzione accessoria della sospensione dell’ attività. Inoltre l’ordinanza n. 15 del 13.03.2020 del Presidente della Giunta Regionale della Campania prevede: “la trasgressione degli obblighi alla presente ordinanza comporta, altresì, per l’esposizione al rischio di contagio del trasgressore, l’obbligo di segnalazione al competente dipartimento di prevenzione dell’ASL e l’obbligo immediato per il trasgressore medesimo di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni, con divieto di contatti sociali e di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza Qualcuno, in particolare, perché da fuori comune veniva a Volla per comprare dei prodotti non si comprende ancora che anche la spesa deve essere effettuata nel posto più vicino al proprio domicilio e che bisogna ridurre le uscite a comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute. Inoltre la stessa spesa non deve essere fatta tutti i giorni, si fa la scorta per una settimana e nel contempo si resta a casa.  Inoltre nonostante che i controlli per il coronavirus stiano assorbendo quasi tutte le ore del personale della Polizia Locale  non si abbassa la guardia per le altre attività:
  • Contravvenzionate due attività commerciali per occupazione suolo pubblico senza autorizzazione;
  • Fatto rimuovere su segnalazione della Polizia Locale deposito di containers su suolo agricolo a seguito ordinanza di rimozione e contestuale diffida ad adempiere.
  • Richiesta al Suap di emissione di diffida alla rimozione nei confronti di un altro deposito di containers sempre su zona agricola;
   

Test all’ospedale di Nola, Iovino (M5S): ““Risultato importante nel contrasto alla diffusione del contagio”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato M5S Luigi Iovino

 “Un importante passo avanti è stato conseguito nella lotta senza sosta a questa drammatica emergenza sanitaria. Grazie alle richieste incessanti di sindaci e amministratori del comprensorio Nolano, sarà presto attivo all’ospedale Santa Maria delle Grazie un laboratorio per le analisi dei tamponi per le diagnosi di casi di contagio da Covid-19. Un provvedimento fondamentale che, oltre ad alleggerire l’ospedale Cotugno oramai inflazionato, consentirà di abbassare i tempi di risposta e di diagnosi, contribuendo a ridurre sensibilmente la diffusione del contagio”. Così il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Iovino.

“Ogni azione di questo tipo – sottolinea il parlamentare – fornisce un importante aiuto a tutti i medici, gli infermieri e gli operatori impegnati in prima linea nel contenere l’emergenza. Donne e uomini straordinari, veri e propri eroi del nostro tempo, che non smetteremo mai di ringraziare”.

Sant’Anastasia, Alfonso Di Fraia e Ciro Pavone: «Se necessario, si ricorra all’Esercito»

Alfonso Di Fraia e Ciro Pavone
Non basta il pur valente lavoro delle forze dell’ordine per i controlli sul territorio anastasiano dove, nonostante due positivi al Covid-19, ci sono ancora persone che non rispettano le regole, una in particolare: uscire di casa solo e soltanto in caso di vera necessità. Ecco perché i portavoce di due movimenti cittadini fino a poco tempo fa avversari ma ora uniti, almeno in questa circostanza, per l’interesse della comunità, hanno scritto al commissario prefettizio del comune di Sant’Anastasia Stefania Rodà, al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al Prefetto di Napoli, Marco Valentini. Alfonso di Fraia (Cuore Anastasiano) e Ciro Pavone (siAmo Anastasiani) chiedono, in sostanza, maggiori e più serrati controlli. «La diffusione del Covid-19 ha spinto il Governo e la Regione ad attuare drastiche misure in materia di sicurezza pubblica.  I provvedimenti succitati – peraltro coercitivi finanche delle libertà individuali e collettive – si sono resi necessari onde circoscrivere il virus e limitarne l’impatto epidemico.  Ad oggi – comunemente, sia per le Istituzioni sanitarie sia per le Istituzioni di governo – resta intesa la priorità assoluta: il contenimento del contagio pare attualmente l’unico modo per bloccare gli effetti dell’infezione e garantire il progressivo ritorno alla normalità» – premettono nella missiva inviata via pec Di Fraia e Pavone. «A Sant’Anastasia – purtroppo – nonostante le nuove disposizioni di Legge e gli appelli delle Istituzioni “a restare a casa”, persistono atteggiamenti di pericolo per la salute pubblica da parte di frange ben definite di cittadini, incuranti delle regole imposteci e dei nuovi dispositivi varati in relazione all’emergenza Coronavirus e propriamente attuati onde evitare un contagio di massa, insostenibile per le nostre strutture sanitarie» – proseguono i portavoce di Cuore Anastasiano e sìAmo Anastasiani, rendendo poi onore al grande impegno profuso in questi giorni dal comando di polizia locale guidato dal comandante Pasquale Maione e dalla Protezione Civile, costantemente in allerta per dare supporto ai cittadini.   «Ma tutto ciò – continuano Di Fraia e Pavone –  stando alle segnalazioni pervenuteci pare non basti e pertanto risulta necessario un incremento dell’azione di sorveglianza sull’intera area, affinché tutti rispettino i dispositivi di Legge in vigore e – così – venga maggiormente garantita la sicurezza della salute pubblica in questo momento così difficile. A tal proposito chiediamo all’Ente un impegno straordinario affinché ci sia un maggiore controllo del territorio e una più efficace azione di sorveglianza dei varchi di accesso al perimetro territoriale, onde consentire la corretta osservanza delle disposizioni contenute nel pacchetto normativo “io resto a casa”, approvato per contrastare la grande emergenza sanitaria che affligge l’intero Paese». Inoltre, nella missiva indirizzata a Prefetto, Governatore e commissario, si chiede «uno sforzo poderoso per aumentare i livelli di sensibilizzazione della collettività, attraverso una campagna d’informazione utile a sottolineare che restare a casa ora più che mai risulta fondamentale per le nostre stesse vite. Se necessario  si faccia presente agli Enti sovraordinati delle difficoltà operative per dare luogo – come da comunicato firmato dallo stesso governatore Vincenzo De Luca – ad un rafforzamento della barriera di sicurezza, tramite l’ausilio di tutte le Forze di Polizia riconosciute nel nostro Paese, della Protezione Civile e – infine – nel caso in cui si paventasse tale possibilità – di ricorrere anche all’aiuto strategico dell’Esercito per procedere alla militarizzazione del nostro territorio».

Marigliano, in tempo di pandemia i sacerdoti organizzano una preghiera collettiva per la città

In tempi così duri per la società, solitamente anche alla Chiesa è richiesto uno sforzo ulteriore di vicinanza alle persone, con iniziative tese a rinforzare il senso della comunità: per chi crede, anche e soprattutto attraverso la preghiera. Per questo motivo i religiosi mariglianesi hanno organizzato un momento di raccoglimento che, pur vissuto da lontano, vuole essere collettivo: venerdì 20 marzo, a partire dalle ore 10:45, all’interno della Collegiata Chiesa “Santa Maria delle Grazie” avrà luogo l’adorazione eucaristica che coinvolgerà, oltre ai presbiteri della città, anche il sindaco Antonio Carpino. Alle 11, poi, avrà inizio la preghiera rivolta ai santi patroni di Marigliano: san Sebastiano, san Vito e san Rocco, da sempre considerati potenti intercessori contri le pandemie. Per chi non lo sapesse, infatti, san Sebastiano e san Rocco vengono invocati e raffigurati a protezione contro la peste sia in pale d’altare che in affreschi collocati nei cimiteri, ma anche nella dedicazione di numerose chiese. Questo perché l’agiografia sostiene che san Sebastiano sopravvisse alle frecce (perse le vita successivamente, per fustigazione) e san Rocco sopravvisse alla peste, il che li rese di conseguenza i simboli dei salvati da una morte che generava piaghe o ferite, analoga appunto alla peste. Tempi nuovi, emergenze antiche, vecchi rimedi? Intanto i rappresentanti delle parrocchie presenti e attive sul territorio comunale, insieme alla massima carica della politica mariglianese, il primo cittadino, si riuniscono in preghiera per invocare l’intercessione dei santi patroni in questi giorni di profonde difficoltà, spirituali, emotive, sociali, sanitarie ed economiche. “Unisciti spiritualmente alla nostra preghiera”, afferma il messaggio evidenziato sulla locandina. Sì, perché la prima raccomandazione è quella di restare a casa: non c’è bisogno di recarsi fisicamente in chiesa per partecipare al momento di raccoglimento, questo per tutelare la salute di tutti ed evitare complicazioni da contagio. Lo rimarca anche don Lino D’Onofrio, parroco della Collegiata, che ha scelto di non organizzare live streaming e dirette Facebook delle funzioni: “In questa fase così delicata evitiamo ridondanze e cerchiamo di richiamare l’attenzione all’essenziale, che come sappiamo è invisibile agli occhi”. Dopo 76 anni, dunque, si torna a san Sebastiano per invocare protezione e salvezza. Era il 18 marzo del 1944 quando il Vesuvio eruttò per l’ultima volta. Oltre diecimila persone furono costrette all’evacuazione e solo la direzione dei venti preservò la città di Napoli dalla nuvola di cenere e lapilli. Una voce di popolo che si rincorre da tempo immemore racconta che oltre un secolo fa la statua di san Sebastiano (realizzata da Domenico Di Pinto) contribuì con le sue braccia alzate a fermare la cenere del Vesuvio durante l’eruzione del 1913: quell’anno però non si registrò alcuna attività sul vulcano partenopeo, il cui cratere fu invece letteralmente riempito dall’attività stromboliana di luglio. Oggi il vulcano è monitorato h24 dall’Osservatorio Vesuviano, ma a quanto pare le persone non disdegnano un’occhiata guardinga in più dal cielo: eppure quaggiù sono proprio le persone che oggi possono fare tantissimo contro l’espansione del contagio da COVID-19. Si resta a casa e si prega e ci si sostiene a distanza, per sentirsi parte di qualcosa che ci appartiene sempre e comunque: la nostra comunità.

Sant’Anastasia, sicurezza alimentare: denunciati due fratelli titolari di un mini-market

I carabinieri della locale Stazione insieme a quelli del Nucleo Anti Sofisticazione di Napoli hanno controllato una rivendita di generi alimentari della zona. I militari hanno accertato gravi carenze igienico-sanitarie e pessime condizioni strutturali del deposito. Ai titolari – due fratelli di 53 e 51 anni originari di Sant’Anastasia – sono state contestate sanzioni per un ammontare di circa 2mila euro. i due depositi, per un totale di 350 metri quadrati, sono stati chiusi.

Coronavirus, igienizzanti senza autorizzazioni ministeriali: sequestri e denunce

La Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio per l’emergenza COVID-19, ha sequestrato, all’interno di una profumeria di Arzano , 773 confezioni di igienizzante spray per mani, poste in vendita senza l’indicazione delle previste autorizzazioni ministeriali. Tramite l’analisi della documentazione contabile, è stata ricostruita l’intera rete di vendita: una fabbrica di Frattamaggiore (Napoli) aveva convertito l’originaria attività di produzione di saponi e detersivi in quella di disinfettanti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di ulteriori 1500 litri di composto liquido destinato al confezionamento di circa 20.000 flaconi di igienizzante, nonché migliaia di etichette riportanti le diciture ingannevoli. Le titolari del negozio di Arzano e della fabbrica di Frattamaggiore sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria per il reato di frode nell’esercizio del commercio e rischiano fino a 2 anni di reclusione o la multa fino a 2.065 euro.

Sant’Anastasia, gli autodemolitori d’Italia si stringono al presidente Gifuni per la perdita della cara mamma

L’ufficio di Presidenza, il Consiglio Direttivo e la Segreteria della CAR – confederazione autodemolitori riuniti – si stringe al dolore che ha colpito il presidente Alfonso Gifuni per la perdita della cara mamma, Rosa Sannino Gifuni. Il messaggio di cordoglio che ci è pervenuto dall’ufficio di presidenza della CAR e che volentieri pubblichiamo porta le firme del vicepresidente Monica Bonaglia, del consulente responsabile dell’amministrativo e delle comunicazioni Alfonso Di Fraia, del consulente legale Giuseppe Pettenati, del consulente tributario Tony De Laurentis e di tutto il consiglio direttivo:  Enzo Anzil, Roldano Venturin, Luigi Cirillo, Roberto Zampa, Roberta Ceruti, Andrea Passanti, Enzo Pepe, Riccardo Brutti, Giuseppe Nasca, Carolina Gualtieri, Virginia Prosapio, Raffaele e Carmelo Nisticò, Luca Pomili, Mauro Idini, Benedetto belvedere, Francesco Sanfilippo, Giovanni Meniconi, Ernesto Montemurrro.

Marigliano, l’associazione dei commercianti chiede misure di contrasto efficaci contro l’emergenza Coronavirus

Soffre in maniera indicibile il commercio in città, già alle prese con una crisi di sistema che dura da troppo tempo e rende ormai insostenibile l’attività di imprenditori, esercenti e liberi professionisti. Il 5 marzo scorso M.I.A. Confcommercio ha inoltrato all’amministrazione comunale di Marigliano una richiesta ufficiale affinché essa dia “un segno tangibile delle misure economiche che intende attivare a favore di tutti i commercianti, delle Partite IVA, di quelle famiglie che stanno affrontando con ansia una duplice preoccupazione: il rischio del contagio e quello di perdere definitivamente la propria attività e con essa quel futuro di serenità per le proprie famiglie”. Secondo Domenico Tomo, presidente dell’associazione Marigliano Imprenditori Associati, di cui fanno parte molte attività commerciali aperte in città, “in questo momento drammatico gli interessi dell’amministrazione devono coincidere assolutamente con quelli delle attività produttive del territorio, attraverso scelte forti e coraggiose che possano concretizzarsi con procedure pratiche e veloci. Speriamo di poter riaprire, prima o poi”.   L’associazione sostanzialmente chiede l’immediata sospensione di tutti i tributi per il settore non domestico: inoltre, nel documento inviato al primo cittadino, all’assessore alle finanze e al segretario generale, si auspica anche la convocazione di un tavolo tecnico che possa far fronte a un’emergenza che non è solo sanitaria ma anche e soprattutto sociale ed economica. Era attesa una comunicazione ufficiale del sindaco Carpino ed è arrivata ieri sera, nel corso della consueta diretta streaming. Annunciata per i prossimi giorni una delibera che pare confermare le voci di corridoio: la giunta comunale vuole accogliere e sostenere le istanze dei commercianti ed è pronta ad allungare i termini dei pagamenti e finanche a sospendere i tributi, probabilmente annullandone alcuni. Nel frattempo sui social si moltiplicano gli appelli alla coesione e alla solidarietà, invitando cittadini e potenziali acquirenti a non ignorare il momento di difficoltà vissuto dagli esercenti, soprattutto quando l’emergenza sarà passata, le serrande rialzeranno e, paradossalmente, avrà inizio la crisi vera e propria. Viviana Sbreglia di Biribimbo 0-16 ha scritto: “Se vi fa impressione vedere il vostro paese deserto e con le saracinesche dei negozi abbassati, ricordatevene quando la quarantena sarà finita perché se non sarete voi ad aiutare i commercianti della vostra città quelle serrande non si alzeranno più e vivrete in una città spettrale per sempre. Sono i piccoli negozi che tengono viva la città, penso che ora più che mai ve ne stiate rendendo conto. Ricordatevi di ciò che stanno perdendo in questi giorni e dei sacrifici che faranno quando riapriranno. Non vi fate prendere dallo shopping inutile online perché in quarantena le cose futili non vi occorrono, piuttosto tenetevi quei soldi in tasca per spenderli quando uscirete di casa. A nome di tutti i commercianti, grazie”.