L’ Amministrazione Comunale pubblica oggi un video di Ottaviano ripresa dall’alto: una “sinfonia” di luce e di bellezza

Il video, realizzato con un “drone” da una équipe di esperti, viene oggi pubblicato sul sito ufficiale del Comune. Il progetto dei due assessori, dott.ssa Nappo e prof. Simonetti, mira a promuovere l’immagine della nostra città. Il video fornisce la prova “visiva”, attraverso i “dettagli”, della coerenza dell’“idea” da cui è nata Ottajano e che il sistema urbano rappresenta fedelmente. L’identità ottajanese. La pubblicazione del video è un segno di augurio e un invito alla speranza.   Il video “a pilotaggio remoto”, insomma fatto con un drone, realizza un’idea condivisa dall’ assessore alla Cultura, dott.ssa Virginia Nappo, e dall’assessore al turismo, prof. Biagio Simonetti. E’ un contributo importante alla promozione turistica della nostra città, ma è anche un prezioso documento di storia, perché, come i fatti di un’epoca possono essere raccontati con maggiore serenità, “sine ira et studio”, da uno storico che quei fatti non li ha direttamente vissuti, così “l’idea” da cui nasce una città e che viene concretamente realizzata dai quartieri, dalle piazze, dalle strade può essere colta con immediatezza solo dall’alto. Quei luoghi li conosciamo uno per uno, entriamo nelle piazze, nelle chiese, percorriamo le strade, tocchiamo i muri delle case: ma il video ci fa vedere che questi luoghi sono “momenti” di un solo disegno, non sono particolari, sono dettagli. In un’opera d’arte e in una immagine,  ha spiegato Rudolf Arnheim, vi sono particolari che esistono solo per sé e possiamo considerarli poco importanti, perfino superflui, e poi vi sono i particolari che contribuiscono a spiegarci il progetto che l’artista ha voluto realizzare: questi particolari risultano necessari, diventano “dettagli”. Il video ci fa vedere che la nostra Ottaviano nasce dal seno del Somma e si stende verso la pianura con l’ampiezza di una sinfonia che si sviluppa intorno a due “motivi alti”, il palazzo Medici e la Chiesa di San Michele, con la cupola che domina maestosa lo slargarsi luminoso della vasta pianura. Dal seno della Montagna partono le strade che costeggiano gli alvei e prendono luce dalla terra vulcanica: la strada di San Michele, la strada del “vallone” Rosario, la strada della “Scavola di dentro” che si biforca nella strada del Carmine e in quella di San Severino. A un certo punto queste strade si “riposano” nelle piazze, la cui linea divide in due la città. Di grande suggestione è l’immagine “aerea” dei due centri storici di Ottaviano: quello della Terra Vecchia ( vedi foto in appendice) che si stringe in fasci antichi di muri e di tetti e si “svolge” dal Palazzo Medici fino all’ingresso di Piediterra, e quello che si aggruma tra il Convento del Carmine e la Chiesa di San Giovanni, e invia verso il cielo i riflessi dei lapilli con cui furono costruiti, tra il Pennino, il Convento e le “porte” del quartiere, i “bassi” degli umili e i palazzi dei potenti. Dopo l’intermezzo la “sinfonia” riprende i suoi motivi e li sviluppa verso le due grandi strade che portano al mare, e vengono una da Somma e da Napoli, e l’altra da Nola: su questa si apre, come un motivo musicale, San Gennarello, e pare di vedere sotto di essa – la forza della suggestione – l’antica strada romana chi sa quante volte percorsa dalla famiglia di Augusto  e dai legionari. La decisione degli amministratori di pubblicare il video oggi, sabato di Pasqua, è un segno di augurio e un invito alla speranza: e tutti sappiamo quanto sia importante il suono della parola, “speranza”, in questo incubo che ci imprigiona, Quando vedrete, e rivedrete, il video, riconoscerete che l’idea della dott.ssa Virginia Nappo e del prof. Simonetti è stata un’idea importante. Questo video a me ha dato la prova diretta e immediata di quella coerenza dell’identità ottajanese, che è, nei momenti di luce e in quelli bui, il motivo- guida della nostra storia.    

“’E carcioffole arrostute”: il “carciofo” simbolo di tutto e del contrario di tutto, dall’amore alla  politica  di ieri e di oggi

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Il carciofo utile “contro il logorio della vita”, e a favorire saldezza di nervi e serenità, ma anche potente afrodisiaco e simbolo sessuale.  Le spine ricordano la corona di Cristo, ma “l’anima” è delicata: perciò è cibo della Settimana Santa.  Perché a Napoli il carciofo diventa femmina. Il carciofo di Pablo Neruda.  I politici, a partire dai Savoia, hanno fatto del carciofo anche un simbolo politico, perché “si mangia una foglia alla volta”. Qual è il cibo-simbolo del popolo che si ribella?   Ingredienti: 4 carciofi,  4 filetti di acciughe, 1 spicchio d’aglio, 1 mazzetto di prezzemolo, olio extra vergine di oliva, sale e pepe q.b. Cominciate col preparare un olio aromatizzato: tritate le acciughe, l’aglio e il prezzemolo molto finemente. Mettete tutto in una ciotola e irrorate con olio extra vergine di oliva campano. Amalgamate il tutto e dedicatevi alla materia prima. Togliete ai carciofi il gambo, le foglie esterne che sono le più dure e che non possono essere mangiate, e la barba interna. Ora aprite bene gli ortaggi al centro creando un buco stretto e lungo. Versate dentro l’olio aromatizzato. Arrostite dunque i carciofi su una “fornacella” a legna e toglieteli quando saranno ben colorati ( La ricetta segue in sostanza quella del sito “Vocedi napoli”).   Le “foglie” esterne, dure e appuntite, fanno pensare alla corona di spine di Gesù, ma oltre le spine c’è “il cuore” tenero e delicato: e dunque il carciofo entra nel menù della Settimana Santa, in una grande varietà di modi e di forme. Potremmo “ricamare” notando che mangiar carciofi è gesto squisitamente filosofico, è simbolo del metodo della conoscenza, perché la realtà la scopriamo, la “mangiamo”, una foglia alla volta, dall’esterno verso l’interno, verso il “cuore”: e talvolta questo “cuore”, nel carciofo e nelle cose, lo troviamo piccolo e insignificante, o non lo troviamo affatto. E non sarebbe inopportuna una nota di storia, perché i Persiani e Alessandro il Macedone, persuasi, come poi quelli del “Cynar” – la celebre pubblicità di Ernesto Calindri – che il carciofo rinsaldasse i nervi, ordinarono che le loro truppe ne mangiassero con continuità. Dalla storia si può passare alla letteratura, al carciofo “marziale” a cui Neruda ha dedicato un’ode gustosa: il carciofo “non fu mai tanto marziale/ come alla fiera,/ in mezzo agli ortaggi / con le camicie bianche”. Ma come Orlando, innamorandosi perdutamente di Angelica, perde il senno e la dignità del guerriero, così anche il carciofo di Neruda viene umiliato da Maria che lo prende dal banco del mercato, “lo compra” e lo “confonde” nella sua borsa, tra un paio di scarpe e, affronto imperdonabile, con un cavolo cappuccio. I popoli costruttori di simboli non sono riusciti a imbrigliare il carciofo in una rete coerente di significati. Sarà colpa del colore: il verde e il viola basta la vicinanza con il rosso, a riscaldarli, mentre se stanno vicino all’azzurro, diventano ancora più freddi. Secondo i Greci, la bella Cinara non disse di sì alle proposte di Zeus, e Zeus trasformò l’imprudente ragazza  in un carciofo, condannandola a infiammare sensi e desideri in uomini e donne, a diventare, insomma, un potente afrodisiaco: Luigi XIV ordinò ai giardinieri di coltivare il prezioso ortaggio nel parco di Versailles, e forse proprio di questi carciofi si servì Madame du Barry per mettere un po’ di fuoco e di forza nelle stanche membra di Luigi XV. Si racconta che Caterina de’ Medici abbia portato l’ortaggio in Francia, perché ne era golosa: non si sa se in questo peccato di gola si nascondesse anche l’altro peccato. Negli scrittori “boccacceschi” (Aretino, Bargagli, Ferrari) il carciofo, visto dalla parte del gambo, divenne il simbolo dell’organo sessuale maschile, ma i Napoletani tagliarono il gambo e videro nel “frutto” l’organo sessuale femminile: perciò nella nostra lingua il carciofo diventa femmina, “a carcioffola”, e sta a indicare anche le ragazze “c’a capa fresca”, quelle cantate da S. Di Giacomo nella poesia messa in musica “Carcioffolà”. “’ A carcioffola se monna a ‘na foglia ‘a vota”, il carciofo si pulisce una foglia alla volta, e una foglia alla volta si mangia. Era fatale che per la sua struttura l’ortaggio diventasse un simbolo della politica. I Savoia ne fecero, già sul finire del sec. XVIII, l’immagine della loro politica di conquista dell’Italia settentrionale: ci mangiamo prima la Lombardia, poi il Veneto, e poi il resto, una regione alla volta. Dal 1946 a stamattina non c’è stato politico italiano, di maggioranza o di minoranza, che non si sia ispirato al carciofo, sia nel bene –la comunità progredisce un passo alla volta – sia nel male: le poltrone che contano ce le pappiamo una alla volta, se no ci chiamano “mangioni”. Ma prudenza vuole che i politici non dimentichino un particolare importante: quando il popolo si ribella a chi lo governa, il simbolo della sua ribellione non è la “carcioffola”, ma il bocconcino di mozzarella, che si mangia in un solo boccone.      

L’inusuale Pasqua campana ai tempi del Coronavirus, senza dolci né scampagnate

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Un pallone Super Santos sgonfio per rappresentare al meglio quello che il virus ci sta togliendo in questi giorni, soprattutto al sud: la scampagnata. Una Pasqua a dir poco atipica quella che si preannuncia in Campania. Infatti, a causa delle prescrizioni governative, sia nazionali che regionali, la consueta Settimana Santa ha subito un radicale ridimensionamento, soprattutto nella portata degli eventi religiosi che da sempre la caratterizzano. Vietato anche il tradizionale pellegrinaggio dei cosiddetti “fujénti” devoti alla Madonna dell’Arco: a Sant’Anastasia chiuso fino al prossimo 20 aprile l’omonimo santuario e devoti avvisati dalle forze dell’ordine che non faranno mancare controlli stringenti lungo il percorso. Altrettanto categorico anche l’invito a non spostarsi nel weekend di Pasqua, soprattutto per raggiungere eventuali seconde case nei luoghi di villeggiatura, per un assaggio d’estate invogliato anche dalle temperature. Previsti checkpoint e severi controlli su tutto il territorio: intanto i sindaci delle località di mare fanno sapere che non faranno entrare nessuno all’interno dei loro comuni. I potenziali trasgressori sono avvisati. Insomma, per una volta tutta la popolazione campana, da sempre abituata a vivere questo periodo dell’anno all’insegna della convivialità, dovrà rassegnarsi a restare in casa, sopendo anche il desiderio di un grande pranzo in famiglia. Stop alle consuete gite fuori porta della Pasquetta (il Lunedì dell’Angelo) e a qualsiasi speranza di trovare negozi aperti nel fine settimana. Il presidente della Regione Campania, sulla scorta di quanto avevano già fatto alcuni sindaci, ha emesso un’ordinanza che decreta la chiusura di tutti gli esercizi commerciali nei giorni di domenica e lunedì: il dispositivo non vale per farmarcie, parafarmacie e distributori di benzina, che invece rimarranno aperti. La missione è una sola: impedire alle persone di uscire e creare assembramenti, al fine di custodire la preziosa cautela costruita nelle ultime settimane di isolamento. Compromettere proprio adesso la sfida lanciata al contagio da COVID-19 potrebbe vanificare ogni sacrificio fatto, insieme, fino a questo momento. Le autorità non fanno altro che ripetere questo ad ogni occasione utile, e tra dirette, interviste, annunci le occasioni sono sempre di più. Tuttavia le persone sembrano aver raggiunto il picco, a differenza del virus: sarà per le irrinunciabili tradizioni, sarà per il bel tempo, sarà perché un mese di isolamento è a dir poco probante, fatto sta che molta gente sembra aver un po’ mollato. Lo si nota in giro, dove nonostante i controlli crescono le presenze, in realtà quasi sempre autorizzate. Nella giornata di Giovedì Santo, però, molti cittadini si sono lasciati ingolosire dalla prospettiva di poter preparare e assaporare la tipica zuppa di cozze, e di conseguenza si sono verificati numerosi assembramenti presso le pescherie, immediatamente denunciate, sui social se non proprio a chi di dovere. Un altro tormentone si è generato dalla diatriba infinita tra panificatori e pasticcieri: questi ultimi sono da tempo sul piede di guerra perché le loro attività, come da DPCM, sono chiuse, non producono e non fatturano, mentre i panifici sono aperti e talvolta non rinunciano a vendere anche prodotti di pasticceria. Nei giorni scorsi un’altra ordinanza regionale, oltre a tante altre locali, ha provato a dirimere la questione. Con il chiarimento n. 15 del 4 aprile scorso il governatore De Luca precisava che “la sospensione delle attività e dei servizi è riferita anche alle vendite online nonché alle attività dei relativi laboratori. Si conferma, pertanto, che risulta vietata l’attività di laboratorio di prodotti dolciari e simili”. Di conseguenza tutte le forze dell’ordine sono state sollecitate ulteriormente a esercitare una rigida e capillare attività di vigilanza, di controllo e di sanzione. Tuttavia, fa notare qualche addetto ai lavori, la situazione paga probabilmente un vuoto normativo: in Campania, a differenza di altre regioni, è vietata ai laboratori di pasticceria anche la consegna a domicilio, mentre una recente direttiva autorizza i panificatori a vendere qualunque tipo di prodotto, anche dolciario, esclusivamente se etichettati e confezionati a dovere. Il mare magnum delle diverse ordinanze comunali ha ulteriormente confuso le idee, anche al consumatore: in sostanza i forni non potrebbero produrre prodotti di pasticceria ma ad oggi nessuna circolare lo chiarisce espressamente. Purtroppo sembra che in tanti non riescano proprio a rinunciare alle leccornie tipiche di questo periodo, e questo sembra ingolosire soprattutto i tanti supermercati del territorio che si sono preparati alla vendita massiccia dei prodotti in questione, a cominciare proprio dalle pastiere. A risolvere in parte il dilemma ha provveduto nelle scorse ore Unipan, l’associazione regionale dei panificatori campani, che ha diffuso una nota in cui afferma: “non produrremmo pastiere per solidarietà ai pasticcieri costretti allo stop”. A modo suo anche De Luca è intervenuto ulteriormente sulla querelle, invitando caldamente i cittadini a preparare in casa i tipici prodotti dolciari della Pasqua, pur mettendo in conto il rischio di combinare pasticci culinari, almeno la prima volta. Sperando che una Pasqua del genere, sui generis, non abbia la premura di presentarsi una seconda volta, con buona pace di fornai, pasticcieri e golosi di tutta la Campania. (Foto di Antonio Riefolo)

In Campania edicole aperte a Pasqua. Così anche farmacie, parafarmacie e distributori di carburante

E’ quanto prevede l’Ordinanza n. 30 del 9 aprile, firmata dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Domenica di Pasqua edicole aperte in Campania. Così come farmacie, parafarmacie e distributori di carburanti. Nell’ordinanza n.30 di ieri del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, “è risultato omesso per mero errore materiale il riferimento esplicito alle edicole, che nella giornata di domenica prossima sono escluse dalle chiusure previste”. A Pasqua e Pasquetta stop a tutte le altre attività commerciali, “incluse le rivendite di generi alimentari, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali”. Contributo foto: web

Coronavirus, Conte: “Chiusura fino al 3 maggio, adesso non si può cedere”

“C’è il rischio di ripartire daccapo, tenere alta l’attenzione anche a Pasqua”

Proroghiamo le misure restrittive fino al 3 maggio, una decisione difficile ma necessaria di cui mi assumo tutte le responsabilità politiche”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi annunciando il nuovo dpcm. “L’auspicio è che dopo il 3 maggio si possa ripartire con cautela e gradualità ma ripartire: dipenderà dai nostri sforzi”. “Se cediamo adesso c’è il rischio di ripartire daccapo. E’ necessario tenere alta attenzione anche a Pasqua“, spiega il premier. “Il lavoro per la fase 2 è già partito, non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio. Servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro”. “Prometto che se anche prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, cercheremo di provvedere di conseguenza” ad aprire alcune attività produttive. “Il lavoro per la fase 2 è già partito, non possiamo aspettare che il virus sparisca dal nostro territorio. Servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro”, afferma il premier. “Le proposte dell’Eurogruppo sono un primo passo verso una risposta europea: Gualtieri ieri ha fatto un gran lavoro. Ma è un primo passo che l’Italia, e su questo siamo pienamente d’accordo con Gualtieri, giudica ancora insufficiente”. “Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”. Sul fondo per la ripartenza “non abbiamo ancora una regolamentazione concreta, parliamo di affermazioni di principio. Dobbiamo ancora lavorare in questa direzione ma per la prima volta lo abbiamo messo nero su bianco e gli altri Paesi hanno dovuto convenire sulla necessità di lavorare adesso per questo strumento, perché sia immediatamente applicabile. Abbiamo bisogno di voi, di tutti i cittadini italiani. Le falsità, le menzogne ci fanno male, perché ci indeboliscono nella trattativa”, afferma Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. “La lotta per gli eurobond, la farò al Consiglio dell’Ue. Non firmerò nulla senza strumenti adeguati alla sfida al Coronavirus”, sottolinea Conte. “La proposta europea la valuto nel suo complesso nel Consiglio europeo: lottiamo per gli Eurobond. La risposta comune o è ambiziosa o non è, non abbiamo alternative”, sostiene il premier Conte in conferenza stampa. “Non firmerò sino a quando non avrò un ventaglio di strumenti adeguato alla sfida che stiamo vivendo, che non riguarda l’Europa e tutti gli stati membri. Sono convinto che con la nostra tenacia e la forza della ragione riusciremo a convincere tutti”. “Ho firmato il decreto per il comitato di esperti” che affiancherà il comitato tecnico scientifico nella fase 2: “Presiederà Vittorio Colao“. Non dobbiamo “procedere a tentoni” ma con la task force di esperti istituita oggi, studiare “processi razionali” per “ripensare l’organizzazione della nostra vita”. “Ora ci dedicheremo al decreto per le misure economiche che vogliamo adottare prima della fine di aprile”, afferma il premier. “Ipotizziamo una ripresa delle attività a pieno regime ma con protocolli rigorosi. Non possiamo debellare il virus. Dovremo conviverci“. La nuova bozza – Arriva la proroga dal 14 aprile al 3 maggio del “lockdown” per ridurre il contagio da Coronavirus. La bozza del dpcm confermerebbe tutte le misure che limitano gli spostamenti e le attività produttive. Ma ci sarebbero alcune novità: potrebbe ripartire il commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria, potrebbero riaprire le librerie e i negozi di vestiti per bambini e neonati, ovviamente solo nel caso in cui potranno garantire tutte le regole di sicurezza.

Sant’Anastasia, commemorazione delle vittime della “Flobert’s”. Bandiera a mezz’asta per non dimenticare.

 “Commemorare le dodici vittime del lavoro, giovani vite spezzate dallo scoppio della Flobert’s in quel tragico venerdì 11 aprile del ’75, è per noi e tutta la cittadinanza più che doveroso e lo faremo con piccoli gesti concreti che possano degnamente ricordarle, nonché elevando il pensiero ai dodici lavoratori ed a tutti i lavoratori che ancora oggi perdono la vita per la mancanza di informazione, formazione e sicurezza sui luoghi di lavoro”.

E’ con quest’animo e queste parole che la vice Prefetto Stefania Rodà, Commissario
Straordinario del Comune di Sant’Anastasia, ha disposto la realizzazione e l’affissione di
un apposito manifesto “per non dimenticare”. Sabato 11 aprile 2020, inoltre, al balcone
dell’Ente la bandiera sarà a mezz’asta, un cuscino di fiori sarà deposto presso la lapide
commemorativa che si trova sotto l’androne di Palazzo Siano e Don Ciccio D’Ascoli,
parroco in Santa Maria La Nova, nel celebrare a porte chiuse la Santa Messa
commemorativa ricorderà i nomi delle 12 vittime del tragico evento.

La “Giornata della Memoria delle vittime della FLOBERT’S”, istituzionalizzata dall’Ente nel 2012, evento che nel 1975 scosse e ancora oggi scuote l’intera comunità vesuviana e anastasiana, sarà ricordata così in quanto le restrizioni ed il distanziamento imposto dalla salvaguardia della salute pubblica sono prevalenti e tutti i cittadini sono invitati a mantenere il comportamento virtuoso di restare a casa, non dimenticando in cuor proprio il dolore e la costernazione di quel giorno.

Era passata appena l’ora di pranzo quel venerdì e sessanta persone, molte di loro donne, lasciavano il lavoro o lo riprendevano. Ad un gruppo di tredici operai fu chiesto di continuare a lavorare in un capannone tra polvere da sparo e migliaia di cartucce già confezionate: nel reparto dove scocca la scintilla. Una deflagrazione e, come racconta da anni Ciro Liguoro, “nun se capett’ cchiù niente”. Intorno a lui corpi dilaniati dei 12 colleghi morti sul colpo. Unico superstite e per questo fautore di manifestazioni in ricordo dell’evento, Ciro Liguoro si ritrovò sotto le macerie, pieno di sangue e, dopo la visione che ebbe della Madonna dell’Arco, ricorda lucidamente, ritrovò la forza di liberarsi e fare pochi passi prima di svenire.
L’11 aprile del 1975 quella tragedia accomunò Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, Marigliano e Portici, comuni di nascita o residenza delle vittime, e l’allora sindaco di Sant’Anastasia, Antonio Manno, volle a dedicare nel locale Cimitero un monumento sul quale si leggono i loro nomi e la scritta: “Pagarono con la vita
il pane, la pietà del popolo li volle qui riuniti”.
Quest’anno un cuscino di fiori deposto a Palazzo Siano sotto la lapide murata a perenne ricordo delle vittime della Flobert’s, la bandiera a mezz’asta, il manifesto e la Santa Messa a porte chiuse saranno i soli piccoli gesti tangibili che la pandemia consente di realizzare, ​ma è la tragedia stessa a ricordare e a gridare ancora oggi: vogliamo sicurezza sui luoghi di lavoro, basta morti bianche.

Casamarciano: test sierologici COVID-19 gratuiti. L’iniziativa del Comune

A Casamarciano il rischio contagio da Coronavirus si combatte con la prevenzione. Sabato 11 aprile l’amministrazione comunale ha disposto test sierologici gratuiti per tutte le fasce maggiormente esposte al pubblico, a cominciare dagli esercizi commerciali con tutto il personale dipendente, personale sanitario, protezione civile e polizia locale, dipendenti comunali e tutti coloro che hanno  contatti con le utenze.

Gli screening saranno effettuati presso la nuova sede della protezione civile nel rione Gescal in un immobile requisito alla Comunità Montana con apposito provvedimento sindacale, dalle 9 alle 13 e proseguiranno nel pomeriggio (se necessario sarà utilizzata anche la giornata di lunedì 13 aprile) secondo un calendario che sarà predisposto e comunicato ai diretti interessati che hanno dato la loro disponibilità e che al momento dell’esame sottoscriveranno un modulo per l’autorizzazione volontaria. Un servizio di prevenzione sperimentale che sarà ripetuto tra dieci giorni su tutti i soggetti aderenti, sotto forma di “richiamo” per confermare l’esito del test.
Gli esami saranno eseguiti da un’equipe medica specializzata coordinata dai dottori Giovanni Cavaccini, medico di base, Clemente e Maria De Rosa, il biologo Pietro Tortora e l’infermiere Antonio Tafuro.
“Un obbligo morale verso quei cittadini che, nonostante l’emergenza in corso, non hanno mai smesso di servire l’utenza fin dall’inizio garantendo i servizi di competenza con grande rigore e spirito di abnegazione – spiega il sindaco Manzi – Abbiamo stilato un elenco secondo la disponibilità delle persone individuate e da sabato saremo operativi nell’interesse di tutta la cittadinanza. È un progetto sperimentale che, ci auguriamo, dia tutti esiti negativi confermando la nostra idea di Casamarciano comunità protetta”.

Il Senatore Urraro sul MES: “non è un approccio utile”. Richiesta la mozione di sfiducia

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Senatore Francesco Urraro sul MES: “nell’interesse primario dei cittadini bisognava partire da un approccio utile attraverso la necessaria e indifferibile monetizzazione del fabbisogno.” Doverosa la mozione di sfiducia.

Una sorta di subalternità ci ha condotto al MES, un Meccanismo con lunghe radici dalle modifiche dei Trattati europei con l’introduzione delle “condizioni” e che rappresenta un vero e proprio “creditore privilegiato” rispetto ad un semplice creditore, ad esempio un acquirente di un BTP italiano nell’eventualità critica di esigenza di rimborso. Evidente la compressione dell’interesse del Paese con i negoziatori italiani, senza alcun doveroso mandato parlamentare, definendo un accordo su misure così gravi con il prestito del MES per affrontare le spese determinate dall’emergenza sanitaria. Inevitabile il seguito parlamentare, per quanto di nostra competenza, con la richiesta di mozione di sfiducia. Per fronteggiare realmente un momento così forte di emergenza sanitaria, come un evento bellico, nell’interesse primario dei cittadini bisognava partire da un approccio utile attraverso la necessaria e indifferibile monetizzazione del fabbisogno.

Sant’Anastasia, il riesame dell’ex sindaco Lello Abete slitta a giovedì 16 aprile

Il ricorso al riesame presentato dai legali di Abete, Isidoro Spiezia e Valentino Di Ludovico, che si erano visti rigettare l’istanza di scarcerazione per l’ex primo cittadino di Sant’Anastasia, non avrà esito fino a dopo Pasqua. Abete è in carcere dal 6 dicembre scorso, arrestato nel blitz della guardia di finanza in merito all’inchiesta Concorsopoli. Sono ai domiciliari invece, in virtù soprattutto della loro collaborazione con la Procura e i pm Luca Pisciotta e Antonella Vitagliano, gli altri tre indagati: l’ex consigliere comunale Pasquale Iorio, l’ex segretario Egizio Lombardi e il titolare dell’agenzia Selezione e Concorsi di Salerno, Alessandro Montuori.

Sant’Anastasia, i fujenti dell’associazione Maria SS dell’Arco: “Restiamo a casa”

Dal presidente dell’associazione Maria SS dell’Arco di Sant’Anastasia, riceviamo e pubblichiamo.  Il Presidente dell’Associazione Maria SS dell’Arco di Sant’Anastasia, vista l’ordinanza del Presidente della Regione Campania De Luca, che ha di fatto “chiuso” la frazione di Madonna dell’Arco nei giorni 11-12-13 aprile vietando ogni forma di Manifestazione religiosa nei pressi del Santuario INVITA tutti i Fujenti che fanno parte della suddetta Associazione a non recarsi nella Sede di Via Casamiranda nè ovviamente al Santuario. Altresì Comunica che l’Associazione resterà chiusa dal 12 al 19 aprile. Sicuri nella Vostra comprensione Vi rinnovo l’invito a RESTARE A CASA e Auguro alle Vostre Famiglie Sante Festività Pasquali W Maria Il Presidente Francesco Viscardi