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Non è possibile conciliare la decisione politica di “calmierare” i prezzi con le leggi fondamentali che governano il mercato e il sistema produttivo: nessuna azienda può produrre “in perdita”: è un principio della Microeconomia. Come si risolve il problema? Eliminando l’”iva” e garantendo aiuti a chi decide di produrre mascherine a “prezzo calmierato”. “Il calmiere” nella dottrina economica.

Articolo a cura di Vincenzo Orabona

 

“Abbiamo già sollecitato il commissario Arcuri a calmierare i prezzi sulle mascherine, non ci saranno speculazioni su questo fronte. Ci saranno un prezzo equo e un piccolo margine di guadagno. Inoltre, il nostro impegno è quello di eliminare completamente l’Iva per questo genere di prodotti. Il prezzo sarà attorno allo 0,50€ per le mascherine chirurgiche”.

Lo ha detto il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa nella quale ha illustrato il nuovo dpcm con la Fase 2, già attiva dal 4 maggio. Nelle ultime ore però stanno arrivando le prime segnalazioni dai Codacons, che palesano chiaramente l’impossibilità di trovare mascherine sul mercato a quel prezzo, poiché tantissime aziende hanno arbitrariamente scelto di ritirarsi dalla vendita di mascherine chirurgiche: primi tra tutti il gruppo “CRAI”, l’azienda bolognese “Macron”, che ha fatto notare come anche producendo le mascherine in Cina non si riesca a sostenere il prezzo imposto dal governo italiano, ed i il gruppo “Pellemoda”, di Empoli, che aveva in stock oltre 1 milione di mascherine e ne produceva circa 60mila al giorno. I dirigenti del gruppo “Pellemoda” hanno gettato la spugna sostenendo che, in base alla efficienza produttiva dell’azienda, non sarebbero riusciti a rientrare dei costi, vendendo a meno di 0,70/0,80€. Il nocciolo della questione non sta nell’efficienza delle aziende o nella decisione arbitraria di ritirarsi: esso è insito nell’analisi di statica comparata del concetto di “calmiere”. Nei corsi base di Microeconomia gli allievi sono invitati a meditare sulle riflessioni di David Besanko, uno dei Maestri di questa disciplina scientifica: “supponiamo che il governo abbia fissato un prezzo per un bene più basso di quello di equilibrio. A questo valore, la domanda è più alta dell’offerta ed avverranno scambi solamente per quantità molto limitate, poiché c’è un eccesso di domanda o carenza di offerta” e, aggiungerei, come risultato del modello di statica comparata, c’è sempre una perdita secca per la società.

Il problema di questo provvedimento tuttavia è da ricercare nelle parole del commissario Arcuri, che ha definito chiunque provasse ad appellarsi alla cara e vecchia legge di mercato, un “liberista che emette sentenze da un divano con un cocktail in mano”. Nel 1926, il grande economista austriaco Ludwing Von Mises si occupò di dimostrare, step-by-step, come, attraverso rigorose analisi comportamentali, il “calmiere” portasse alle seguenti conseguenze:

  • Razionamento della distribuzione del bene da parte dell’Autorità.
  • Le aziende che non decidono di ritirarsi dalla produzione di un bene palesemente antieconomico sono costrette ad intervenire sull’unico fattore produttivo che possono controllare, ovvero il lavoro, abbassando gli stipendi.
  • Per respingere i tentativi di imprese e di lavoratori di spostarsi verso settori in cui vige l’equilibrio di mercato, l’ Autorità è costretta, infine,ad intervenire su tutti i prezzi di beni e di servizi.

L’attualità di queste riflessioni è disarmante, così come furono disarmanti i “Pensieri sulla scarsità” di Edmund Burke, che Adam Smith aveva definito:” il solo uomo che in economia la pensa come me” e persino i pensieri di Alessandro Manzoni nei “Promessi Sposi”, propri di un’ epoca in cui i cocktail non erano ancora stati inventati. Al netto di tutte queste considerazioni, sorge però una domanda spontanea: come si può evitare la speculazione eccessiva su questo tipo di beni, se non imponendo un prezzo massimo? Anche in questo caso, se ci si apre alle giuste considerazioni di natura economica, si trova la soluzione: eliminazione dell’ IVA, che ad oggi, nonostante i buoni propositi, è ancora piena e presente e, più di tutto, aiuti alla produzione, anche per tutti gli imprenditori che hanno riconvertito le proprie aziende e a cui oggi è chiesto di produrre mascherine in perdita. Tutto ciò farebbe aumentare l’offerta, incentivando l’imprenditore a produrre ed altri ancora a “riconvertirsi”, e porterebbe , naturalmente, ad un nuovo equilibrio di mercato. Cin, cin.

(fonte foto: rete internet)