Sufficienti quantitativi di mascherine, uso corretto del termoscanner e degli spazi chiusi, condizionamento dell’aria, formazione. La fase 2 si sta rivelando una ripresa difficile nelle grandi fabbriche metalmeccaniche del polo industriale di Pomigliano. Il timore del contagio da Coronavirus rimane infatti la principale preoccupazione. Per questo motivo le due organizzazioni metalmeccaniche Fiom-Cgil e Uilm-Uil si sono rifiutate di firmare l’accordo per l’avvio del protocollo Covid 19 nella Tiberina, stabilimento che conta 160 addetti (compresi gli interinali a pieno regime) e che fornisce materiali per il gruppo automobilistico FCA. Secondo i sindacati nella Tiberina «non ci sono le condizioni per riprendere in sicurezza le attività ». In questo momento le attività nell’impianto sono ridotte al venti per cento. Ancora pochissimi addetti nell’impianto. Si produce solo per la Sevel, stabilimento abruzzese FCA di furgoni. Intanto alla Tiberina tra le principali perplessità avanzate c’è l’utilizzo di una sola mascherina chirurgica al giorno per lavoratore. «Tutti i virologi – eccepiscono i sindacati – dicono che la mascherina ha un’efficacia di appena quattro ore e quindi è insufficiente per un lavoratore che resta in fabbrica otto ore. Avevamo chiesto di aumentare i cicli di pulizia dei servizi igienici, ma ci è stato rifiutato». Tra i motivi della rottura c’è l’uso del termoscanner: «abbiamo chiesto in che modo l’azienda intenda misurare la temperatura dei dipendenti ma non è stato individuato un luogo adatto». Difficoltà anche sulla gestione nello stabilimento dei sintomatici: non sarebbe stato predisposto un luogo idoneo. Contrasti pure sulla formazione. «Noi siamo convinti che il virus si combatta con la consapevolezza – sottolinea Mario Di Costanzo, segretario provinciale della Fiom per l’auto – e quindi chiediamo una formazione corretta. Ma l’azienda ha dedicato solo cinque o dieci minuti alla formazione.» Di Costanzo elenca un’altra serie di problemi. «Nell’intento di prevenire il contagio – spiega il sindacalista – sono stati chiusi gli spogliatoi e le aree di ristoro mentre alla mensa hanno tolto i divisori, col risultato che il diritto dei lavoratori a un minimo di riposo è stato tolto e le polveri ora raggiungono la mensa: non si fa in questo modo la prevenzione anti Covid ». Infine, secondo quanto riferisce la Fiom, le officine non sono state ancora igienizzate e manca un impianto di condizionamento dell’aria. «Noi siamo per un accordo condiviso con l’azienda ma l’azienda deve accogliere le nostre richieste – la richiesta avanzata da Di Costanzo – la contrapposizione in questo momento così delicato non fa bene a nessuno».

