Acerra, ucciso un 55enne nei pressi della sua abitazione

Un pregiudicato è stato ucciso, in circostanze non ancora accertate, ad Acerra, nell’entroterra a Nord di Napoli. L’uomo, Pasquale Tortora, 55 anni, fratello del pregiudicato Domenico Tortora, è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco nei pressi della sua abitazione, in via Calzolaio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo operativo di Castello di Cisterna

Le mani dei clan sulle sanificazioni, arresti e sequestri di beni dal valore di 10 milioni di euro

li uomini della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 persone (5 in carcere e 2 obblighi di dimora) e sequestrato 11 società, beni mobili e immobili per un valore stimato di circa 10 milioni di euro. Eseguito anche un decreto di perquisizione personale e locale in sedi societarie e locali abitazioni nella disponibilità delle persone colpite dalle misure. I destinatari sono ritenuti dalle Fiamme Gialle esponenti del clan camorristico Vanella – Grassi. Nei loro confronti l’accusa è di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, tutti aggravati dal metodo mafioso. L’espansione commerciale delle imprese riferibili al clan Vanella-Grassi “risulta proiettata anche nei settori d’impresa collegati all’emergenza sanitaria da COVID-19, risultando l’acquisizione di incarichi nel campo della sanificazione dei locali”. Lo sottolineano gli uomini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli che hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli a conclusione di indagini della Direzione Distrettuale Antimafia. Al centro dell’inchiesta ipotesi di reato (associazione di stampo mafioso, estorsione, illecita concorrenza, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti). Tra i beni sequestrati svariati automezzi ed un’imbarcazione; beni che, sulla base degli elementi finora raccolti, risulterebbero direttamente o indirettamente – secondo la Finanza – collegati ad attività delittuose. I provvedimenti scaturiscono da complesse indagini condotte su alcuni affiliati di spicco del clan camorristico denominato “Vanella-Grassi”, storicamente attivo nell’area nord di Napoli, dapprima satellite del gruppo criminale dei Di Lauro, quindi confluito nel cartello scissionista degli Amato Pagano, sino a diventare autonomo e potente clan dopo la sanguinosa faida del 2012-13 che ne ha segnato la vittoriosa contrapposizione agli Abete-Abbinante. In base alle investigazioni Antonio Mennetta, considerato capo dell’organizzazione camorristica “Vanella Grassi”, sebbene sottoposto al regime detentivo del carcere duro, avrebbe mantenuto saldo – riferiscono gli uomini delle Fiamme Gialle – il controllo dell’organizzazione e delle sue strategie di reinvestimento dei profitti delle relative attività delinquenziali in società operanti soprattutto (ma non solo) nel settore della vigilanza privata e in quello immobiliare.

Il virus ci ha fatto capire che siamo tutti “vite da scarto”:ora i populisti come faranno “pulizia”?

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Il tema delle “vite da scarto”, esaminato da Z. Bauman e da L. Wacquant in riferimento alla società del neoliberismo globale. La prospettiva stravolta dalla pandemia, che alla cultura economica e sociale del neoliberismo ha inferto un colpo mortale. La speranza dei populisti che la crisi economica mondiale demolisca il sistema delle democrazie e apra la strada a nuovi “sovrani”. Le riflessioni di Cacciari e quelle di Bernardo Valli sull’idea della morte. Siamo tutti “vite da scarto”, e perciò la reazione dei gruppi sociali alle conseguenze politiche della pandemia non è prevedibile. “Non io”, il volto “spezzato” nel quadro di Filippo Robboni.   Prima del febbraio del 2020, prima del virus, le “vite da scarto”, elencate nel libro di Z. Bauman, erano tutte le vittime  costrette a offrire il loro sangue al neo liberismo spietato della società globale: i migranti, i richiedenti asilo, i profughi dalle guerre, i lavoratori in nero che venivano da fuori, e quelli “nostri”, i perdenti interni, i lavoratori a tempo, quelli condannati al limbo degli esuberi, quelli che la mattina trovavano chiusi i cancelli dell’azienda in cui avevano lavorato fino al giorno prima, e venivano informati da un cartello che l’azienda aveva trasferito armi e bagagli in un altro Stato, – e a voi la Madonna vi accompagni-. Dovremmo ricordare che prima dell’arrivo del virus i telegiornali raccontavano ogni sera le manifestazioni di lavoratori che le aziende avevano lasciato, come diciamo a Napoli, in mezzo a una strada, e i comizi dei sindacalisti, e le solenni dichiarazioni di qualche ministro che diceva tutto senza dire niente. Perché, signori miei, l’economia del neoliberismo globale vuole che i capitali siano liberi di circolare – come il virus, viene da dire- alla ricerca dei luoghi in cui è più conveniente depositarsi, e dei portafogli in cui è più sicuro sistemarsi, e sono sempre gli stessi portafogli: ed è pure giusto, perché la sicurezza  è un pregio che non si costruisce all’istante, ma viene dall’esperienza e dalla lunga pratica. Dunque, fino a gennaio le “vite da scarto” subivano un destino simile a quello degli scarti veri, dei rifiuti ammassati nelle discariche, a far da base a loschi affari e all’abbraccio tra politici e criminali. Le “vite da scarto”, i “reietti”, venivano relegati nelle periferie, nelle bidonville, e i populisti se ne servivano come bersaglio per il loro programma di “fare pulizia”: e anche qualche partito, diciamo così, di sinistra, si dichiarava d’accordo e assisteva, in complice silenzio, allo smantellamento dello Stato sociale. A metà dicembre 2019 il “Corriere della Sera” e il “New York Times” pubblicavano insieme “Turning Point”, i “Punti di svolta” che nel 2020 avrebbero cambiato le nostre vite: i problemi del clima, le minacce alla foresta amazzonica, la guerra commerciale con la Cina.  E le Olimpiadi di Tokyo e le elezioni negli Stati Uniti. Ma poi venne il virus. E vennero le lunghe file di automezzi militari che trasportavano le bare nei cimiteri che avevano spazi liberi; e i poveri cristi che morivano soli nei letti degli ospedali; e gli intubati; e i malati ammassati nelle case di riposo, e il dramma delle Regioni che hanno smantellato la sanità pubblica, la coscienza tranquilla del governatore della Lombardia, le schiere dei luminari spenti nominati dal Governo, la pioggia di decreti, il blocco del sistema economico, le rigide limitazioni alla libertà personale, la quarantena sistematica, la chiusura delle scuole. E l’eroismo di medici e infermieri, le solite manovre degli “sciacalli”, la tragedia che si colorava e si colora di commedia, come accade da sempre. Parve, in un primo momento, che il virus colpisse solo i vecchi: e poiché i vecchi nella società del neocapitalismo globale sono per definizione “vite da scarto”, neoliberisti e populisti ne furono contenti. Ma poi il virus cominciò a colpire tutti, e continua a prendersi gioco di virologi, di scienziati, di profeti.“Sentiamo” di essere tutti “vite da scarto”, e non perché abbiamo tutti paura della morte e tutti saremo travolti dalla catastrofe finanziaria. Siamo tutti “vite da scarto”, perché il virus ci ha strappato due forme del “sentire” e del pensare, “lo spazio” e “il tempo”, su cui si costruiscono, diceva Kant, il nostro conoscere e il nostro essere. “L’io” lo sentiamo come “Non io”, e giustamente Filippo Robboni ha intitolato “ Non io” il volto” strappato” del quadro che correda l’articolo. Come ha scritto Massimo Cacciari (l’Espresso, 10 maggio) il virus ci sta addestrando ad accettare severe limitazioni di libertà e di diritti, a diventare a poco a poco “servi del Sovrano”, a trasformarci da subito in “numeri” per Amazon, Google e “per il colossale sistema dei big-data”, che stanno raccogliendo “miliardi di ulteriori informazioni” e smantellando “ogni residua privacy”. Cacciari teme che si stia delineando una svolta autoritaria nelle democrazie dell’Occidente, fatte a pezzi dalla pandemia, dalla miopia dell’Unione Europea, dal disastro economico, dalle dichiarazioni di guerra di Cina, di Russia e degli Stati Uniti. E anche a livello locale, nelle Regioni e nei Comuni c’è chi organizza i soliti “colpi” nella persuasione che lo stato di emergenza “distragga” l’opinione pubblica. Ma forse conviene ai potenti muoversi con cautela. Come ha notato Bernardo Valli, il virus sta cambiando il nostro rapporto con l’idea della morte, modificando, come dicevo prima, la nostra percezione dello spazio e del tempo. Se i potenti dei vari livelli leggessero le riflessioni di Philippe Ariès, “lo storico della morte”, saprebbero che una società persuasa della precarietà del vivere non è prevedibile nelle sue azioni, e anche nelle sue reazioni alle trame del potere: è capace di girarsi dall’altra parte e di fingere di non vedere, ma è anche capace di fare sconquassi. Senza perdere tempo a domandarsi se in piazza ci sono tutti, o se ci si muove solo in pochi.    

La storia di Suor Maria del Calvario: esempio di carità e altruismo

Tanti, ancora oggi, sono i ricordi legati a Suor Maria, soprattutto delle consorelle che le vissero accanto. La melodia del suo spartito riprendeva sempre gli stessi accordi del preludio: spirito missionario, gioia, disponibilità, carità.   Suor Maria del Calvario, al secolo Carmela Polo, nacque il 16 novembre 1924 a Somma Vesuviana in via Termini nei pressi dell’antica cupa di Nola da Aristide, decorato di guerra in pensione, e da Elisa Allocca. Purtroppo, la giovanissima mamma sarebbe morta dodici giorni dopo per complicazioni post partum. La bimba, inizialmente data in adozione, troverà, successivamente, nella seconda mamma tutte le cure e tutto l’affetto possibile.  La sua, però, non fu una famiglia ricca, soprattutto in tempo di guerra, ma possedeva tutta quella ricchezza da suscitare invidia ai potenti della terra, come riferisce la consorella Suor Maria Iesu Esposito Alaia. In quella famiglia, ormai ingrandita con l’arrivo di altri figli, regnava la pace, l’amore e la gioia: tutti valori insostituibili, derivati da una fede incrollabile nella Divina Provvidenza. Carmela, insomma, fu amata senza alcuna distinzione tra figli e figliastri. A sedici anni iniziò a frequentare la Gioventù Cattolica della Parrocchia di San Michele Arcangelo di Somma, dove ebbe la fortuna di poter confrontarsi con la formidabile figura del parroco Don Luigi Prisco. Il 13 settembre del 1951, la chiamata di Dio con l’ammissione nella Sacra Famiglia di Bordeaux: un istituto religioso di diritto pontificio, fondato nel 1820. Dopo il primo anno di noviziato, pronunciò i primi voti il 26 settembre del 1953 e la professione perpetua tre anni dopo. La sua prima missione fu quella di Monteleone di Spoleto, dove rimase fino al 1981, con un’interruzione dovuta ad un’operazione all’ulcera gastro-duodenale ed alla convalescenza a Roma. A Monteleone, accanto al parroco Don Angelo Corona, si occupò di fare catechesi: per valli e per montagne, entrambi raggiungevano le piccole contrade, dove portavano sollievo alle povere famiglie attraverso la celebrazione eucaristica. Suor Carmela sapeva, inoltre, col suo sorriso e la sua giovialità, avvicinare la gente a Dio. E che dire del piccolo armadio farmaceutico – come riferisce Suor Maria Luisa Paglione –  di cui fu responsabile per vari anni. Era un umile, ma prezioso servizio, per chi non aveva mezzi per recarsi nelle farmacie di Norcia o di Cascia, ben lontane. E fu proprio a Monteleone che Suor Maria conobbe il Professor Caltagirone, allora giovane medico, che l’avrebbe seguita nella sua fragile salute per tutta la vita. Un’altra tappa fondamentale della sua vita missionaria fu a Lunghezza, zona di Roma, dove rimase dal 1981 al 1994. Anche qui sempre disponibile, rimase positiva nei rapporti comunitari, pur nel suo stato di sofferenza. Era serena, paziente, riconoscente per quanto si faceva per lei ed allegra, sia per natura che per grazia, superandosi per la gioia delle altre, attenta a sollevare il clima comunitario quando l’atmosfera si faceva un po’ tesa, come ci conferma Suor Franca Divincenzo, che la conobbe. La sua presenza richiamava quella di Dio. Comunicava, al momento giusto, le sue piccole esperienze, che lasciavano un segno nel cuore. Pur non essendo impegnata direttamente nell’apostolato, vi partecipava attivamente con la preghiera. Si interessava a tutto, si informava dell’esito del lavoro altrui, aveva sempre una parola buona per ognuno, incoraggiava, confortava, amava tutte ed era da tutte amata. E quando veniva a sapere che qualcuno era in difficoltà, intensificava la preghiera e l’offerta della sua sofferenza. L’ultima tappa della sua vita fu a Marino, un Comune di Roma Capitale, dove rimase fino al 2004. Nel pieno della preghiera, fu trasportata all’Ospedale Regina Apostolorum di Albana, dove si spense il 26 aprile, circondata dagli affetti familiari e portando via, per sempre, la sua semplicità, la gioia e l’umiltà. La sua figura, ancora oggi, è rimasta sempre viva nella memoria collettiva di chi la conobbe.

Flash mob degli avvocati del Foro di Nola contro le criticità del tribunale della città bruniana

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dall’avvocato Anna Rita Napolitano   “La sottoscritta Anna Rita Napolitano, avvocato iscritto al Foro di Nola (NA), Le comunica che in data 20.05.2020 alle ore 10,30 circa avrà luogo in Nola (NA) nella Piazza Giordano Bruno (antistante il Palazzo Orsini – Sede del Tribunale di Nola – ) una protesta di un gruppo di avvocati (iscritti al gruppo FB Avvocati liberi e con dignità che dopo poche settimane dalla “creazione” ha “intercettato” il malessere e le doglianze di più di 2.000 avvocati), per la cui protesta si è provveduto in data 15.05.2020 a notiziare a mezzo PEC il Commissariato di Nola (NA), per opportuna conoscenza, come previsto dalla legge. Detta protesta ha lo scopo di sensibilizzare le Istituzioni circa le problematiche ataviche che attanagliano il Tribunale di Nola (NA) e le sedi dei Giudici di Pace del circondario e che sono state amplificate dall’emergenza Covid 19. In particolare, gli avvocati lamentano le seguenti criticità: 1) a seguito dell’emergenza Covid 19 sono stati emessi dai Presidente di ciascun Tribunale del Circondario della Corte di Appello di Napoli SINGOLI protocolli per la organizzazione delle udienze (alcune delle quali dovrebbero celebrarsi “da remoto” con linee guida diverse per ogni Tribunale), per disciplinare le modalità di accesso nelle cancellerie da parte degli avvocati per gli adempimenti, cancellerie che, in buona sostanza, sono rimaste quasi tutte chiuse al pubblico (alcune delle quali lo sono ancora e lo saranno fino al 31 luglio 2020 come da disposizione del Presidente del Tribunale di Nola), e che non hanno consentito, pertanto, di effettuare neanche gli adempimenti aventi carattere di urgenza, come le iscrizioni a ruolo ultimo giorno, costringendo gli avvocati ad affrontare i costi e le lungaggine della riassunzione delle stesse; inoltre, ciascun protocollo lascia alla discrezionalità del Giudice designato la possibilità di modificare le linee guida “ a seconda delle specifiche esigenze”, generando il caos negli operatori del diritto; a tale proposito, va evidenziato che, allo stato, l’esiguo numero delle udienze celebrate da “remoto”, prevedono la esclusiva trattazione “cartolare” e tale modalità non consente di espletare la fase istruttoria (es. prove testimoniali e conferimenti incarichi ai CTU), “immobilizzando” di fatto l’iter delle cause. 2) completa assenza in questo periodo di emergenza del Consiglio Forense e, sopratutto, della Cassa Forense che, non considerando l’inattività a cui sono costretti gli avvocati oramai da più di tre mesi, ha solo procrastinato il termine di pagamento di TUTTI i contributi previdenziali al 31 dicembre 2020, senza prevedere alcuna forma di sostegno alla categoria; 3) incertezza circa la ripresa dell’attività di udienza, attualmente fissata per il 4 giugno 2020; infatti, né il Presidente della Corte D’Appello né il Presidente del Tribunale di Nola (NA) a 15 giorni dalla presunta data di “apertura” dei Tribunali ha ancora fornito alcuna “linea guida” per la gestione delle udienze, che, molto verosimilmente, saranno ridotte – per i Giudici di Pace – a 15 cause al giorno, a fronte di un ruolo di gran lunga superiore, aggravando ancora di più la situazione dell’arretrato pregresso all’emergenza Covid; 4) Carenza di personale di Cancelleria nonché dei Giudici di Pace che, a causa del carico (situazione già esistente e solo aggravata dall’emergenza Covid) rinviano le cause anche ad un anno e mezzo, stessa situazione per il tribunale i cui Giudici rinviano le cause ad un anno ( anche cause, che dovrebbero avere carattere di urgenza, come le separazioni giudiziali con minori nelle quali, attesa la particolare delicatezza della materia, sono necessarie le statuizioni del Giudice per disciplinare i rapporti tra ai coniugi e tra gli stessi e di figli minori); 5) Riorganizzazione degli uffici giudiziari, in particolare delle sedi dei Giudici di Pace, i cui spazi, se adeguatamente razionalizzati, consentirebbero una fluida gestione delle udienza in completa sicurezza; 6) liquidazione dei compensi professionali da parte dei giudici che, il più delle volte non rispettano i parametri previsti dal D.M. 55/2014 e che vengono immotivatamente compensati anche per ciò che concerne le spese processuali anticipate dall’avvocato. Viene da sé, che tale “blocco” della Giustizia (il cui comparto insieme a quello della Pubblica Istruzione è stato completamente fermo) danneggia non solo gli avvocati, ma soprattutto i clienti che, attesa l’impossibilità di celebrare le udienze e con rinvii che superano l’anno o fissati a data da destinarsi, in questa situazione di DENEGATA GIUSTIZIA e di INCERTEZZA DEL DIRITTO, non possono vedere tutelati i loro diritti. Nola (Na) 16.05.2020 Avv. Anna Rita Napolitano

Massa di Somma,Politiche Sociali Ambito N24, Esposito e Boccarusso: “Trasparenza zero, confusione altissima”

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dei consiglieri Esposito e Boccarusso  relativo all’Ambito N24, che comprende i comuni di Volla, Cercola, Pollena Trocchia e Massa di Somma.

In occasione dell’ultimo consiglio comunale massese in cui si è discusso anche della nuova Convenzione per l’Ambito N24, ovvero l’associazione tra i comuni di Volla, Cercola, Pollena Trocchia e Massa di Somma per la la gestione in forma associata degli interventi previsti nel Piano Sociale di Zona, i consiglieri comunali massesi di opposizione Salvatore Esposito e Vincenzo Boccarusso, hanno fatto sentire la loro voce contro la gestione dell’Ambito N24.

“Da anni chiediamo maggiore trasparenze – ha attaccato Salvatore Esposito, capogruppo di Movimento Cittadini per Massa di Somma – senza aver mai avuto una risposta seria e credibile. L’Ambito N24 pecca di trasparenza e anche per un consigliere comunale risulta molto difficile adempiere alle proprie funzioni di controllo dell’attività svolta. Sono anni che chiediamo maggiore trasparenza ma è evidente che chi gestisce l’Ambito è affaccendato in altro e reputa il corretto accesso agli atti un optional”.

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere Vincenzo Boccarusso che in sede di consiglio comunale ha rilevato diverse perplessità sulla Convenzione in riferimento all’articolo che definisce l’incarico di Coordinatore/Responsabile dell’Ufficio di Piano.

“Nella Convenzione – ha commentato Vincenzo Boccarusso – si ravvisa la necessità che il Coordinatore sia scelto fuori dalla dotazione organica degli enti convenzionati e che lo stesso si dedichi all’attività esclusivamente e soltanto in via residuale possa essere scelto tra i responsabili del Settore Politiche Sociali degli enti convenzionati; ora non si capisce perché, alla luce dell’individuazione del nuovo comune capofila, non possa essere intrapresa la strada tracciata dalla convenzione e quindi individuare un nuovo coordinatore che si dedichi esclusivamente a tale attività in luogo della prosecuzione del rapporto col coordinatore attuale come sostenuto dall’assessore al ramo”.

Marigliano, revocate le sospensioni a due avvocati coinvolti nell’indagine sul Giudice di Pace

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Novità in merito allo scandalo che ha coinvolto il Giudice di Pace di Marigliano, dove la scorsa settimana il blitz dei Carabinieri ha portato all’arresto di un dipendente comunale e ad altre misure cautelari emesse nei confronti degli indagati. Dei tre avvocati sospesi con misura interdittiva della durata di un anno, due sono stati riammessi dal GIP del Tribunale di Nola all’esercizio della professione. Di seguito il testo delle revoche: “Il Giudice per le Indagini Preliminari, dott.ssa Fortuna Basile, vista la richiesta di revoca di applicazione della misura cautelare dell’interdizione dall’attività forense applicata nei confronti di Guadagni Angelo formulata dal difensore all’esito dell’interrogatorio di garanzia; visto il parere del PM; rilevato che, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il difensore del Guadagni asseriva che il soggetto presente presso la cancelleria del Giudice di Pace di Marigliano in relazione all’episodio contestato al capo B9) dell’imputazione provvisoria, non sia il Guadagni ma altro soggetto; rilevato che dalla visione delle immagini tratte dall’attività di intercettazione ambientale, mettendo a confronto l’immagine del 01.04.2020, attraverso le quali il Guadagni veniva identificato, con quella del 05.04.2020, emergono dubbi in merito alla coincidenza dei due soggetti che, pur avendo un abbigliamento simile, presentano tratti del volto e di corporatura differenti; ritenuto, dunque, che allo stato debba essere revocata la misura cautelare applicata al Guadagni Angelo, in ragione del1’incrinarsi della gravità indiziaria nei suoi confronti; Letto 1’art. 299 c.p.p.; REVOCA la misura dell’interdizione dall’attività forense applicata nei confronti di Guadagni Angelo. Il Giudice per le Indagini Preliminari. dott.ssa Fortuna Basile, vista la richiesta di revoca di applicazione della misura cautelare dell’interdizione dall’attività forense applicata nei confronti di Liccardo Filomena, formulata dal difensore all’esito dell’interrogatorio di garanzia; visto il parere del PM; rilevato che l’indagata nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha mostrato un atteggiamento collaborativo; rilevato che alla Liccardo è contestato un unico episodio e che la stessa ha fornito spiegazioni idonee ad escludere, allo stato, che fosse inserita in un continuo e costante meccanismo di alterazione di fascicoli di ufficio presso I’ufficio del GDP di Marigliano; Letto Part, 299 e.p.p.5  P.Q.M. REVOCA la misura dell’interdizione dall’attività forense applicata nei confronti di Liccardo Filomena.

Volla, sequestrata discarica abusiva di 4mila metri quadri: denunciato una 51enne

I carabinieri della stazione di Volla hanno denunciato per abbandono di rifiuti una 51enne del posto già nota alle forze dell’ordine per reati contro l’ambiente. Grazie alla segnalazione dell’equipaggio di un velivolo del Nucleo Carabinieri Elicotteristi di Pontecagnano, i militari hanno scoperto che un’area della cittadina di circa 4mila metri quadri, precedentemente destinata al parcheggio di automezzi, fosse stata adibita a discarica. La donna – proprietaria del terreno – aveva consentito che fossero scaricati sul terreno rifiuti di ogni genere: materassi, pneumatici, scarti di edilizia, parti di carrozzerie di auto e plastiche. L’area è stata sequestrata.

Nola, Franco di Mare direttore di Rai 3, le congratulazioni del presidente della Hyria Novla

“Un ruolo che saprà ben svolgere con l’immancabile professionalità e puntualità dimostrate nel corso della sua lunga carriera nell’interesse del Paese attraverso una comunicazione obiettiva e libera da schemi. A Franco di Mare giungano le più vive congratulazioni per l’importante ruolo che gli è stato conferito come direttore di Rai3”: commenta così il presidente della Fondazione Hyria Novla, l’avvocato Felice Scotti, la nomina del giornalista napoletano alla guida di Rai3.
“Una nomina che rappresenta il trionfo della meritocrazia – aggiunge Scotti – e che inorgoglisce Napoli e l’intero Sud d’Italia considerate le origini partenopee del neo direttore. Ho avuto l’onore di conoscere Franco di Mare lo scorso anno a Nola in occasione del premio letterario “Il Candelaio” del circolo culturale Passepartout e di consegnargli, in rappresentanza della fondazione Hyria Novla, l’importante riconoscimento.
Sono certo che Di Mare continuerà il suo impegno per la legalità mettendo su un palinsesto idoneo ed adeguato alle aspettative e lo invito fin da ora a Nola, appena conclusa l’emergenza che, mi preme sottolineare, ha saputo ben raccontare nella sua trasmissione, per un confronto sulle tante questioni ancora aperte al Sud d’Italia e di cui la fondazione vorrà farsi portavoce attraverso una serie di conferenze che il Covid19 ha inevitabilmente purtroppo sospeso. Un dialogo – conclude Scotti – che riprenderemo nelle prossime settimane partendo proprio dal post emergenza che necessita, oggi più che mai, di una ricostruzione civile e morale oltre che economica”.

UICI Sant’Anastasia: volontari si nasce, non lo si diventa

Il cuore da muscolo involontario a  fonte inesauribile d’amore,  l’unico capace di operare miracoli. Ogni  volta in cui un cuore riscalda in modo incondizionato un altro cuore è artefice del più bel miracolo, il miracolo del dare senza limiti, senza tempo, senza ma, né perché.
Gli operatori di tutto ciò sono i volontari, gli angeli della vita,  che, con la loro luce speciale, illuminano gli altri. I volontari danno sapore alla vita, rendendola un miracolo e  le loro figure oggi sono sempre più fondamentali. Volontari si nasce, non lo si diventa, perché il volontario prima della competenza, prima di tutto, deve  portare in sé  e con sé un cuore con lo sguardo a 360 gradi, capace di rendere possibile anche l’impossibile.
I disabili visivi  in questa fase delicata in cui ci troviamo hanno come gli altri il desiderio di ripartire, di ricominciare, sapendo bene di poterlo fare, solo se in sicurezza; i volontari sono per i disabili visivi, in special modo, per coloro che hanno qualche difficoltà in più, un’oasi  nel deserto; insieme volontari e disabili, con l’arricchimento reciproco, renderanno quel deserto ricco di fiori, colmo di quella vegetazione che ha un solo nome, amore e che ha mille sfaccettature: solidarietà, altruismo, speranza, gioia, semplicità e volontà.
CERCHIAMO VOLONTARI!
Le Associazioni Unione Italiana Ciechi, Solid’arte e A.S.D. Real Vesuviana cercano volontari.
Se hai voglia di fare una nuova esperienza di vita, se hai la possibilità di donare un po’ del tuo tempo agli altri, questo è il momento giusto. Durante la prima fase della pandemia abbiamo attivato per i nostri soci un servizio telefonico che è risultato di grande utilità. Cerchiamo pertanto, in particolare, persone disposte ad effettuare semplici telefonate per trasmettere informazioni, o per accogliere richieste di aiuto. È arrivato il tuo momento, non esitare, provaci!
Ricorda: anche un piccolo gesto può essere prezioso per chi è nel bisogno.
I nostri contatti:
Segreteria 3346048850
Referente: Giuseppe Fornaro UICI presso la sede della biblioteca comunale via Arco, 54  80048 Sant’Anastasia (NA)