Di don Aniello Tortora
Tre milioni di persone vivono in Italia sotto la soglia di povertà alimentare. Un milione e mezzo di famiglie, ovvero il 4,4% di quelle residenti nel Paese spende per cibo e bevande una cifra inferiore a 222,29 euro. Il dato emerge dalla ricerca “La povertà alimentare il Italia”, condotta dalla Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con l”Università Cattolica di Milano e Bicocca e sostenuta da Banca prossima, del gruppo Intesa S. Paolo e da Nestlè. Le soglie di povertà alimentari oscillano nel nord d”Italia tra i 233-252 euro al mese, nelle regioni centrali tra i 207-233 euro, mentre nel mezzogiorno tra i 196-207 euro.
In particolare gli estremi sono occupati dal Trentino Alto Adige, la regione più cara d”Italia in termini di alimenti, dove una famiglia di due componenti deve spendere almeno 252 euro al mese in cibo per mantenere una dieta adeguata e dalla Campania, dove la stessa famiglia può spendere 56 euro in meno al mese per acquistare lo stesso paniere di beni.
Come si può ben vedere da questi dati emerge sempre di più il divario Nord-Sud, anche per la povertà alimentare.
Purtroppo manca la Solidarietà e c”è chi consuma troppo e spreca e chi muore di fame o non ha la possibilità di vivere decentemente.
Dovremmo un po” tutti “spendere meglio” e soprattutto ri-lanciare nel nostro territorio il Commercio equo e solidale.
Fairtrade è il marchio di certificazione del Commercio Equo e Solidale gestito nel nostro Paese da Fairtrade Italia, consorzio senza scopo di lucro costituito da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà e nel Commercio Equo e Solidale, nato nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo.
Fairtrade Italia fa parte di Flo (Fair Trade Labelling Organisations), il coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, insieme ad altri 21 marchi che operano in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Messico e Giappone.
In pratica, Fairtrade garantisce che i prodotti con il suo simbolo, che si possono trovare nei supermercati, siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel Sud del mondo e siano stati acquistati secondo i criteri del Commercio Equo e Solidale. Così il cioccolato, il cacao, il tè, il caffè, le banane, il succo d”arancia, il miele, il riso ma anche i palloni da calcio e presto altri nuovi prodotti, saranno più buoni sia per i consumatori che per i produttori.
Il sistema FLO – Fairtrade, attraverso 100 aziende licenziatarie, lavora nel mercato italiano con 60 gruppi di produttori di Africa, Asia e America Latina coinvolgendo circa 600.000 persone nel Sud del Mondo. Sono organizzazioni prevalentemente cooperativistiche, che si impegnano ad una gestione collettiva e democratica della loro struttura e ad impiegare parte dei ricavi in progetti di sviluppo sociale per le comunità e il territorio. Spesso il margine di guadagno Fairtrade consente loro di rendere più agevoli le vie di comunicazione, di accedere all’acqua potabile e all’energia elettrica, di costruire scuole ed ambulatori medici.
Nelle produzioni in cui non è possibile la gestione cooperativistica (come le arance, le banane o la lavorazione semindustriale dei palloni), l’inserimento di aziende nel circuito del Commercio Equo e Solidale è subordinato alla costituzione di un fondo per i lavoratori, del rispetto dei diritti sindacali, della corresponsione di un salario adeguato.
Caffè, cacao, banane, miele, succo d’arancia, ananas, mango, tè ma anche palloni, cotone prodotti senza sfruttamento dei lavoratori. Da oggi i consumatori possono contare su una vasta gamma di prodotti certificati dal marchio Fairtrade per sposare la spesa con la solidarietà.
Le materie prime provenienti dal Sud del mondo non rappresentano un mercato marginale: il caffè, dopo il petrolio, è il prodotto più commercializzato al mondo, quotato alla Borsa di New York dove ogni giorno si giocano i destini di milioni di piccoli produttori del Sud del mondo.
Dal 1995 sono sempre di più le famiglie che cercano il marchio di garanzia Fairtrade TransFair negli scaffali dei supermercati: è un bollino che certifica la provenienza dalle organizzazioni del Sud del mondo, iscritte ai registri di FLO. Così, il consumo dei prodotti equi certificati è passato dai 3 milioni di euro del primo anno ai 39 milioni di euro del 2007 e di pari passo sono aumentate le catene della grande distribuzione che hanno deciso di inserire le referenze equosolidali nei loro punti di vendita.
Anche negli altri Paesi in cui è presente il sistema di certificazione di FLO, l’aumento delle vendite dei prodotti equosolidali ha conosciuto una crescita media del 20% annuo, segno che sempre più consumatori chiedono un commercio rispettoso dei diritti dei lavoratori.
(Fonte foto: Rete Internet)

