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LE INNOVAZIONI NELLA SCUOLA COI GABINETTI OTTURATI

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La Gelmini annuncia innovazioni, e a noi sembra di sentire Gaber: “La tecnologia ci porterà lontano, ma non c”è più nessuno che sappia l”italiano, c”è di buono che la Scuola si aggiorna con urgenza e con tutti i nuovi quiz, ci garantisce l”ignoranza”.

Caro Direttore,
una nuova campagna soporifera è in partenza per i lidi scolastici e per gli allocchi di turno. Il ministro della pubblica istruzione (sic!) annuncia l”invio, ad oltre 3.700 istituti, di circa diecimila Lim (lavagne interattive multimediali, complete di pc e videoproiettore). Una vera rivoluzione, che colloca la scuola italiana ai primi posti tra le istituzioni all”avanguardia tecnologica. Pensa che una Lim (il costo è di circa 1.500 euro a cui bisogna aggiungere quello del computer e del proiettore) consente di stampare, salvare, spedire per posta elettronica, pubblicare su Web tutto ciò che su di essa viene visualizzato.

E, poi, vuoi mettere il grande risparmio che ogni scuola realizzerà? Pensa, Direttore, non bisognerà più comprare i gessetti e tanto meno i cassini, quei vecchi rotoli di cimosa, che qualche attempato professore usava lanciare anche ai suoi studenti, per richiamarne l”attenzione!
Peccato, però, che questa annunciata innovazione mediatica plani in istituzioni (statali) ormai agonizzanti. Se l”esempio non fosse irriverente, mi verrebbe di paragonare le scuole (statali) italiane ad un malato terminale, tenuto in vita da innumerevoli macchine: in un corpo devastato da un male incurabile, decine di sondini, monitor e respiratori diventano il vanto della terapia intensiva, ma il malato, intanto, muore!

Direttore, come sai meglio di me, le scuole (statali) italiane non hanno soldi per supplenze: va bene, si dividono le classi. Le scuole (statali) italiane non hanno soldi per tamponare i vuoti nell”orario, causati dai dissennati tagli ministeriali, per l”insegnamento dell”inglese o delle attività alternative per chi non si avvale della religione cattolica: va bene, si trovano modalità interne, incentivabili (con quali soldi?), per la sostituzione (in quali spazi e con quali tempi? Non si sa bene.). Ma le scuole (statali) italiane non hanno fondi per l”acquisto della carta igienica, per i lavori di piccola manutenzione, per i cessi otturati, i vetri rotti, le suppellettili con i chiodi da fuori, le pareti scrostate e via discorrendo! E che fa?

In cambio posseggono le Lim, accedono in tempo reale alla piattaforma ministeriale, usufruiscono di tutti i servizi connessi alla tecnologia, quando funzionano –ovviamente- e quando non si è persa (o dimenticata) la password.
Caro Direttore, restando nel mondo della scuola, ha fatto un certo scalpore la notizia della manipolazione informatica (provveditorato agli studi di Napoli) delle graduatorie di aspiranti a supplenze. Dopo l”indagine della Guardia di Finanza e la sospensione dagli incarichi dei presunti colpevoli (o presunti innocenti, fino a prova contraria), c”è stata una bella dichiarazione del dirigente dell”ufficio scolastico regionale, il dottor Alberto Bottino, che ha aperto il cuore alla speranza (o alla palingenesi dei costumi?).

Egli, infatti, ha detto (più o meno) che coloro che si sono avvalsi dell”imbroglio vanno immediatamente esclusi, oltre che per il reato in sè, perchè la scuola è una comunità in cui i protagonisti devono essere garanti di serietà, di legalità e di trasparenza.
Direttore, ti ricordi il film “Aprile” (1998) in cui Moretti, attore, (oltre che regista), rivolgendosi a D”Alema –destinatario di un attaccato da parte di Berlusconi in una trasmissione televisiva sulla giustizia- lo supplicava: “dì qualcosa di sinistra, di qualcosa:D”Alema, di qualcosa di civiltà”? Bene. Similarmente si potrebbe dire: “Bottino, dì qualcosa (di sinistra, assolutamente no) di convincente, di civiltà”. La manipolazione delle graduatorie, infatti, si inserisce in un sistema più ampio di corruzione.

Anche le raccomandazioni, per esempio, sono una forma di corruzione. A meno che siano raccomandati (nel senso di garantiti) i veramente meritevoli. Ed, invece, specie nella scuola delle nostre parti, il più delle volte sono premiati (è un eufemismo) alunni-bidelli-insegnanti-dirigenti-funzionari, spesso, immeritevoli e gratificati solo per chiara appartenenza (politica, sindacale, sentimentale, settaria). Più che per le graduatorie, grazie al sistema dell”appartenenza, si scalano vette impensabili da parte di emeriti ignoranti. E, poi, si dice che le cose vanno male, che bisogna premiare il merito e gratificare i meritori. Ed altre cazzate simili.

Caro Direttore, bisogna avere il coraggio (e la determinazione) di voler uscire dalle ambiguità delle linee di confine, dal bordeline. Ricordi la riflessione su “voto utile” e “voto inutile” di qualche mese fa? Con la stessa forza e con la stessa rabbia mi domando e domando: quale è il confine tra la legalità e l”illegalità, tra il male minore ed il bene (minore o maggiore?), tra la rassegnazione e la connivenza? Bisognerà, pure, che qualcuno se ne assuma una piccola responsabilità di quello che accade. Non è possibile che tutto si fa, per scegliere la soluzione migliore (sempre dal proprio punto di vista). Nè si può continuare a vivere nell”improbabile convinzione che a sbagliare siano sempre e soltanto gli altri.

Un uomo politico, che non è assolutamente il mio ideale nè rappresenta i miei valori, ha scritto: “Non c”è da farsi grandi illusioni: il carattere (politico) italiano corrisponde troppo spesso ai luoghi comuni e ai pregiudizi che percorrono tutta la storia dell”italianità. Presi uno per uno siamo un grande popolo di poeti e di scienziati nonchè di navigatori e anche di grandi politici, tutti insieme passiamo invece per vili e imbelli, approssimativi e infidi, traditori e voltagabbana, corrotti e corruttori. E anche se non è vero, ci immaginiamo come un popolo sempre in balia dei conquistatori, dei condottieri e dei dittatori. E ci piace sentirci esterofili perchè abituati a lasciarsi sottomettere dallo straniero pur di non darla vinta al conterraneo”. (Francesco Cossiga con Pasquale Chessa, “Italiani sono sempre gli altri”, Mondadori, 2007).

Direttore, il picconatore fa il picconatore, il furbo fa il furbo. Ma il fesso (una persona intesa, oggi, come educata, perbene, con valori, con cultura, con principi, con coerenza e dignità) mica è detto che debba fare sempre il fesso (una persona, intesa, oggi, dai cosiddetti furbi, fuori da ogni realtà)?
(Fonte foto: Ansa. Docenti in mutande che protestano contro i tagli.)

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