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QUELLA MERCE REDDITIZIA E PREZIOSA DELL’ACQUA

Controllo e gestione delle risorse idriche da parte dei privati sono i capisaldi di una legge che riduce l”acqua da bene prezioso a merce. A danno di utenti e disagiati.
Di don Aniello Tortora

L”acqua è un elemento essenziale per la vita dell”uomo e di tutti gli uomini. Così recita il primo versetto della Genesi: “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l”abisso e lo spirito aleggiava sulle acque”. Per la Bibbia Dio crea ciò che sta in principio: terra informe e deserta, cielo e acqua. Anche in altre culture e religioni l”acqua sta all”inizio. Nella lingua sumera “a” significa sia “acqua” che “generazione”.

In Cina l”acqua sta all”origine del caos da cui è generato l”universo. Per gli Indù, il Gange è una dea, mentre per molte religioni afroamericane molte divinità sono acquatiche. Nello scintoismo giapponese l”acqua viene usata per i riti di purificazione di persone o luoghi. Anche nell”Islam e nell”Ebraismo l”acqua viene usata nelle abluzioni rituali e per il cristianesimo è simbolo di purificazione e benedizione di Dio.
In fondo possiamo dire che in quasi tutte le religioni l”acqua è collegata con la vita stessa. L”acqua, dunque, oltre a rappresentare un valore simbolico per tante culture e religioni, è soprattutto un bene primario fondamentale e irrinunciabile per la sopravvivenza.

Ma bisogna dire che, purtroppo, tante popolazioni sempre più numerose, a causa di problemi complessi dovuti ad ecosistemi messi ogni giorno di più a dura prova, rischiano di non accedere a questo bene preziosissimo per la vita. Come per altri beni, anche per l”acqua esistono disuguaglianze e ingiustizie enormi nel mondo. C”è da denunciare che solo una decina di Paesi raccolgono il grosso della disponibilità idrica planetaria. Valga qui un esempio per tutti: mediamente una persona avrebbe bisogno di 50 litri di acqua al giorno, ma un abitante degli Stati Uniti ne consuma 425, un italiano 237, mentre un cittadino del Mali o del Madagascar arriva a mala pena a 10.

Attualmente 1,4 miliardi di persone vivono in una situazione critica per quanto riguarda l”accesso all”acqua potabile, mentre altri 2 miliardi sono al limite della sufficienza. A ciò si aggiunge che 2,4 miliardi di persone non ha accesso a nessun tipo di intervento in ambito di sanità essenziale e che circa 5 milioni di persone –soprattutto bambini con meno di 5 anni –muoiono ogni anno a causa di queste mancanze. Più colpite, ovviamente, le popolazioni dei Paesi in via di Sviluppo, dove persistono condizioni di estrema povertà con grosse difficoltà di accesso all”acqua.

Il problema dell”acqua per tutti non riguarda solo la scarsità di risorse idriche. Interessi, speculazioni, sperequazioni stanno spesso dietro alla mancanza di accesso all”acqua o alla cattiva gestione di questo bene. Tante malattie potrebbero essere evitate se venisse fornito un accesso su vasta scala ad acqua sicura e a servizi sanitari adeguati. Secondo la Dichiarazione del Millennio dell”Assemblea generale dell”ONU bisognava “dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che non hanno accesso a una fonte d”acqua potabile e a servizi igienici adeguati”.

Oggi -è necessario denunciare– la situazione è peggiorata: nelle logiche di mercato l”acqua ha perso via via la sua connotazione di bene primario e fondamentale per essere considerata alla stregua di una merce preziosa e redditizia.
A volte mi chiedo a cosa servono i G8 o i G 20, così tanto “spettacolarizzati”!
Privatizzazioni, inquinamento dell”acqua e dell”ambiente, industrie e agricoltura intensiva (vedi inquinamento del fiume Sarno), moltiplicazione delle dighe, aumento del consumo domestico: tutti fattori che hanno ripercussioni sull”ambiente ( vedi frane a Quindici, Bracigliano e Sarno, la recentissima alluvione a Messina) e aggravano i problemi idrici in molte parti del mondo.

Già dieci anni fa le Nazioni Unite avevano lanciato l”allarme: se il secolo XX è stato quello delle guerre per l” “oro nero” (il petrolio), il secolo XXI sarà il secolo delle guerre per l” “oro blu” (l”acqua). Si calcola che attualmente, nel mondo, siano in corso una cinquantina di conflitti per il controllo dell”acqua.

In Italia (anche nel nostro territorio) molti comitati (insieme alla Chiesa) si sono mobilitati per contrastare in particolare la legge 133, approvata in sordina nel Parlamento con l”appoggio dell”opposizione, il 6 agosto 2008. L”articolo 23bis del decreto Tremonti I 12 stabilisce “il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”.
In sostanza il decreto obbliga i comuni a mettere all”asta la gestione delle loro reti idriche e a ridurre la quota del pubblico nella gestione dell”acqua al 30% entro il 2012, spalancando di fatto la strada alla privatizzazione dell”acqua.

Molti comitati sono sorti in tutta la Campania, sostenuti dalla Chiesa, per affermare il principio etico che l”acqua non può essere ridotta a merce.
Ormai in quasi tutti i nostri comuni l”acqua è stata privatizzata. Mi chiedo: questo immenso bene, di tutti e per tutti, così fondamentale per la vita, perchè deve essere “gestito” solo da “qualcuno”?

Stando in mano a privati, i quali ovviamente perseguiranno la massimizzazione del profitto, quali e quanti danni cadranno sulle spalle dei comuni cittadini in termini di aumento delle tariffe?
Ci sarà l”attenzione ai poveri, cioè a quelle famiglie meno abbienti che non possono pagare questo bene essenziale per la vita?
Come mai ci hanno indotto tutti a comprare le acque minerali, gestite dalle multinazionali, facendoci credere che l”acqua dei rubinetti delle nostre case è inquinata e non è potabile?
(Fonte foto: www.agneseginocchio.it)

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