La “Historia Augusta” è una raccolta di biografie di imperatori romani e di usurpatori da Adriano al sec.IV. Sei sono gli autori di queste biografie, ma c’è chi ritiene che le abbia scritte un solo storico. Le biografie sono infarcite di frottole che mirano a demolire il personaggio. Forse gli autori miravano a sottolineare la crisi strutturale dell’Impero proponendola come effetto della pochezza degli imperatori e dei loro ministri. Argomento dell’articolo sono le note biografiche che Flavio Vopisco scrisse su tre “usurpatori”, Proculo, Saturnino e Bonoso, che si ribellarono all’imperatore legittimo M.V. Probo(232-282 d.C.)..Correda l’articolo l’ immagine d una statua dell’imperatore Adriano.
Proculo, nato ad Albenga, discendeva da famiglia nobile, ma alcuni suoi antenati erano stati briganti ed egli stesso aveva ingrossato il suo patrimonio arraffando tutto quello che poteva arraffare. A ribellarsi a Probo lo indusse la moglie, una ”virago”, il cui nome era Vituriga, ma che tutti chiamavano Sansone. A Proculo piacevano le donne. Flavio Vopisco cita i passi di una lettera che Proculo inviò a un suo parente:” Ho catturato 100 vergini Sarmate. Dieci le ho possedute (inivi) in una sola notte, a tutte le altre ho tolto la verginità in quindici giorni”. Sentendosi onnipotente egli era solito dire che avrebbe conferito il potere imperiale a suo figlio Erenniano”appena avesse compiuto cinque anni”. Vopisco ammette che Proculo ebbe qualche merito come comandante delle legioni. Un giorno – racconta lo storico- nell’accampamento si giocava “ai ladroni” e Proculo era uscito “imperatore” per dieci volte, e alla decima volta uno dei presenti, noto per la sua arguzia, esclamò:” Salute a te, Augusto”, e preso un manto di lana purpurea, glielo mise sulle spalle e si inchinò davanti al nuovo imperatore. Probo inviò l’esercito nel territorio dei Franchi, che Proculo aveva scelto come alleati. Ma i Franchi, “ abituati da sempre a rompere i patti con il sorriso sulle labbra”, lo tradirono, e Proculo venne sconfitto e ucciso dai soldati dell’imperatore legittimo. “I suoi discendenti vivono ancora ad Albenga e sono soliti dire scherzando che non vogliono essere né principi né briganti”.
A Saturnino, che veniva dalla Gallia, Aureliano affidò il comando della frontiera orientale e vietò di recarsi in Egitto, poiché gli Egiziani sono. “gente sempre in agitazione e sempre “avida”, bramosa di autonomia.. Gli Egiziani “sono millantatori”, “”ventosi”, “vanagloriosi”, facili all’ira , ed esprimono anche nei canti popolari il loro desiderio di rivolgimenti politici”. E i Cristiani che vivono in Egitto manifestano pubblicamente il loro spirito di indipendenza e la loro doppiezza: i vescovi di Cristo sono devoti del dio Serapide, e non vi è “ capo di sinagoga dei Giudei, né Samaritano, né presbitero Cristiano che non sia astrologo e aruspice.” Fanno tutti i mestieri: soffiano il vetro, fabbricano la carta, tessono il lino, anche i mutilati e i ciechi hanno un lavoro. “Unus illis deus nummus est”: il solo vero dio per loro è il danaro. Scrive Vopisco di aver tratto queste notizie da una lettera di Adriano pubblicata dal suo liberto Flegonte. Adriano fa riferimento, in questa lettera, a una strana abitudine degli Egiziani, descritta già da Aristotele: essi deponevano le uova delle galline, di cui erano golosi, sotto mucchi di sterco finché non si dischiudessero. Ma la lettera di Adriano è dagli studiosi giudicata un falso. Saturnino non obbedì agli ordini di Aureliano e si recò in Egitto, e gli Egiziani vinsero i suoi dubbi, lo proclamarono imperatore e i suoi soldati lo rivestirono di una veste di porpora di taglio femminile, tolta a una statua di Venere. E così vestito, Saturnino piangeva prevedendo che il ricordo di tutte le sue imprese militari sarebbe stato cancellato dalla sua decisione di vestirsi da imperatore. Saturnino fu catturato dai soldati di Probo, che, contro la volontà dell’imperatore legittimo, lo strangolarono.
Di Bonoso Vopisco racconta che “ beveva come nessun altro”, a tal punto che Aureliano diceva di lui che era nato per bere. Fu tenuto a lungo in grande considerazione da Aureliano, perché era un valido generale, e poi perché quando giungevano ambasciatori, Bonoso li faceva bere, li ubriacava, e quelli, nei fumi del vino, raccontavano tutti i loro segreti: lui invece restava sempre sicuro e sobrio, poiché riusciva a liberare la vescica e lo stomaco da tutto il vino ingerito. Secondo alcuni, la “sobria ebrietas” attribuita da Vopisco a Bonoso sarebbe la parodia di un tema diffuso tra i Cristiani, i quali riferivano l’espressione alla stato di quei mistici che quando sono presi dal fervore religioso hanno l’aspetto di ubriachi ‘pur non avendo bevuto vino. Bonoso si proclamò imperatore in Germania e, vinto da Probo dopo un conflitto assai aspro, si impiccò: “dal che nacque la battuta che dalla corda pendeva non un uomo, ma un’anfora”.





