Giugliano in Campania – Quello che inizialmente sembrava un caso di rapina a mano armata si è rivelato una vera e propria resa dei conti tra due uomini coinvolti nel traffico di droga. Un’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’arresto di due individui accusati di tentato omicidio, spaccio di stupefacenti e porto abusivo di armi, aggravati dal metodo mafioso.
Tutto ha avuto inizio quando un uomo di nazionalità albanese si è presentato in ospedale con ferite da arma da fuoco, raccontando di essere stato vittima di una rapina sull’Asse Mediano. Gli investigatori, però, hanno scoperto che la verità era ben diversa: l’uomo, armato, aveva cercato di riscuotere un debito di droga recandosi presso l’abitazione di un noto pregiudicato di Giugliano, legato a un clan camorristico. Di fronte alla minaccia, quest’ultimo ha aperto il fuoco, colpendo l’albanese con tre proiettili che hanno sfiorato organi vitali. Fuggito e ricoverato con una prognosi di 30 giorni, il ferito ha cercato di depistare le indagini con una denuncia fasulla, ma gli investigatori hanno ricostruito il legame tra i due, entrambi coinvolti nel traffico di cocaina e crack. Su disposizione del G.I.P. di Napoli, entrambi gli uomini sono stati arrestati. Restano comunque presunti innocenti fino a sentenza definitiva.Acerra, sigilli al Parco Lenza-Schiavone. Coalizione Civica: “Sindaco faccia chiarezza”
ACERRA – Il sequestro dell’oasi naturalistica di Lenza-Schiavone scuote la città. La notizia, dell’operazione avvenuta ad Acerra, ha sollevato preoccupazione tra cittadini e forze politiche, soprattutto per il valore simbolico e ambientale che quell’area rappresenta: un parco sorto su terreni un tempo utilizzati per traffici illeciti di rifiuti, riconvertito e restituito alla comunità come segno di riscatto contro l’ecomafia.
A intervenire con decisione sulla vicenda è la coalizione di consiglieri comunali di Coalizione Civica, che in una nota ufficiale chiede al primo cittadino un intervento immediato e pubblico per chiarire le ragioni del sequestro disposto dalla Procura di Nola.
«Quanto accaduto è un fatto grave, che non può essere liquidato come un semplice atto tecnico – dichiarano i consiglieri Giuseppe Casoria, Domenico Catapane, Vincenzo De Maria, Fausto La Montagna, Salvatore Maietta, Salvatore Messina, Antonio Nocera e Andrea Piatto –. Il Sindaco deve spiegare alla città quali siano i motivi che hanno portato la magistratura a mettere i sigilli a un luogo che, nella narrazione dell’Amministrazione, rappresentava il simbolo della rinascita e della bonifica ambientale».
Nella nota, i consiglieri ricordano come l’area su cui sorge il parco fosse in passato nella disponibilità degli imprenditori Pellini, condannati per reati ambientali legati allo smaltimento illecito di rifiuti. Per questo, sottolineano, il valore di quell’oasi è anche e soprattutto «un primo momento di giustizia nei confronti di chi ha devastato il territorio nell’omertà e nella connivenza delle istituzioni dell’epoca».
Coalizione Civica chiede quindi al Sindaco la stessa trasparenza e tempestività comunicativa mostrata in occasione dell’inaugurazione del parco, attraverso «un primo momento di chiarezza rivolto alla cittadinanza».
Al contempo, la coalizione conferma piena fiducia nel lavoro della magistratura, auspicando che l’Amministrazione comunale garantisca «ogni utile collaborazione e si attivi per verificare eventuali violazioni delle norme ambientali o possibili responsabilità interne all’ente».
Nel frattempo, la città resta in attesa di capire cosa si nasconda dietro un provvedimento tanto pesante quanto inatteso.
Afragola, agenti prendono piromane a pochi metri dal luogo del rogo
Muore dopo intervento, indagine e autopsia su 25enne: il suo calvario tra i reparti
Carmela Uliano, una giovane di 25 anni residente a Castellammare di Stabia, ha perso la vita martedì all’ospedale “Rummo” di Benevento, dove era stata trasportata in condizioni disperate. I sanitari sospettano che la causa del decesso possa essere stata una grave infezione sistemica, ma sarà l’autopsia a chiarire ogni dubbio.
Quando è arrivata in ospedale, la ragazza era in stato di shock settico e non aveva più pressione arteriosa. I medici hanno tentato il possibile per salvarla, intubandola e ricoverandola immediatamente in Terapia Intensiva. Purtroppo, nel giro di poche ore, il suo cuore ha cessato di battere. La famiglia, sconvolta, ha deciso di sporgere denuncia, e la Procura ha aperto un’indagine per far luce sulle circostanze della tragedia.
Un decorso clinico difficile
La storia sanitaria di Carmela aveva avuto inizio nel 2012, quando fu operata alla valvola aortica con una procedura complessa che richiede il fermo cardiaco e l’uso della circolazione extracorporea. A marzo di quest’anno, una nuova urgenza l’aveva portata alla clinica Montevergine di Mercogliano, dove era stata sottoposta a un secondo intervento per risolvere una complicazione alla stessa valvola. Dopo la riuscita dell’operazione, era stata trasferita alla clinica Maugieri di Telese Terme per un periodo di riabilitazione cardiologica.
Tuttavia, meno di 24 ore dopo l’ingresso nel centro, un improvviso episodio ischemico ha aggravato drammaticamente la situazione. I sanitari hanno allertato il 118, che ha trasferito la giovane al “Rummo” in condizioni ormai critiche.
Le indagini e l’attesa dell’autopsia
A seguito del decesso, la famiglia di Carmela ha contattato le forze dell’ordine, facendo scattare un’indagine immediata. La Procura di Benevento ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche delle strutture che l’avevano presa in cura, mentre il pubblico ministero Chiara Maria Marcaccio ha affidato al medico legale Emilio D’Oro l’incarico di eseguire l’autopsia. L’esame, programmato per la prossima settimana, sarà decisivo per comprendere le reali cause della morte.
Tra i punti da chiarire, vi è la tipologia di tecnica chirurgica utilizzata tredici anni fa e se la valvola fosse stata riparata o sostituita. Le valvole biologiche, che hanno una durata media di 10-15 anni, non richiedono terapie anticoagulanti a vita, mentre quelle meccaniche sono più longeve ma necessitano di trattamenti costanti.
L’inchiesta dovrà stabilire se ci siano state negligenze o complicazioni nelle cure ricevute da Carmela e fare luce su eventuali responsabilità.
Gli Ottavianesi devono difendere il “buon nome” del Palazzo Medici. Almeno questo…..
Bene ha fatto il Sindaco di Ottaviano, prof. Biagio Simonetti, a dire di no a una “fiction” su Cutolo da girare nel Palazzo Medici. In alcuni libri e nei film dedicati alla nera storia di Cutolo ci sono pagine e scene che non raccontano il vero, ma fantasie. Il Palazzo Medici è un prezioso scrigno di memorie che sono documenti della luminosa storia sociale e culturale della nostra città. E’ necessario che Ottaviano esca dal letargo, prenda conoscenza di questa storia e coscienza degli errori commessi.
Era fatale che la storia “nera” di Raffaele Cutolo diventasse lo spazio in cui storici con la vocazione di romanzieri avrebbero collocato le loro fantasie violando ripetutamente la verità. Fui preparato, fin dal primo momento, a vedere sul tavolo della cronaca minestre dall’odore nauseante. Ma non avrei mai immaginato che qualcuno arrivasse a raccontare che Cutolo era nato nel Palazzo Medici e che la famiglia, prima ancora che egli incominciasse a scrivere il primo capitolo della sua storia “nera”, prestasse soldi a usura. Il padre di Cutolo – l’ho visto io- girava per le strade di Ottaviano vendendo frutta. Inoltre, negli anni ’70 il Palazzo Medici era uno “scarrupo”. Risultava accessibile solo un appartamento esterno al Palazzo e attaccato al cancello dell’ingresso principale, e le cui finestre si affacciavano sul cortile interno. E mi fermo qui. Bene ha fatto il sindaco di Ottaviano, prof. Biagio Simonetti, a non consentire che il Palazzo Medici diventasse il palcoscenico di un’altra puntata di Gomorra. Sul “volto” della nostra città non c’è più spazio per altri schizzi di fango, e di questo avvilimento i colpevoli siamo noi Ottavianesi che non abbiamo saputo pretendere, in ogni sede, che ai giudizi severi che meritavamo non si sommassero “prediche” che “predicatori” inaffidabili potevano risparmiarsi. Meritavamo giudizi severi perché non abbiamo saputo capire, condividere, imitare la lezione che ci fu data, col sacrificio della vita, da due eroi, Pasquale Cappuccio e Mimmo Beneventano, e con una ferita assai grave, da Raffaele La Pietra, segretario della sezione ottavianese del PCI. Li meritammo quei giudizi severi, e forse li meritiamo ancora oggi, perché poco o nulla abbiamo fatto per difendere i valori della luminosa storia di cui è stata protagonista la nostra città fino agli anni ’60 del ‘900. Dobbiamo svegliarci dal torpore, le scuole devono fare in modo che gli alunni sappiano perché, per esempio, le chiese di Ottaviano sono ricche di opere d’arte di assoluto valore e perché proprio a Ottaviano vennero fondati il primo Liceo Classico del territorio e un Istituto Tecnico all’avanguardia. L’ Amministrazione, le Scuole, le Associazioni devono coordinare progetti e iniziative. Il Palazzo Medici è lo scrigno in cui sono conservati i segni di preziose memorie storiche. Bernardetto Medici comprò nel 1567 il feudo di Ottajano che era stato, come feudo militare, già proprietà degli Orsini, di Fabrizio Maramaldo, dei Gonzaga di Molfetta da cui Bernardetto e Giulia lo comprarono. La “dinastia” fiorentina controllò Ottajano, prima di diritto e poi nei fatti, fino agli ultimi anni dell’’800, ininterrottamente: caso unico, insieme a Gerace, nella storia dell’Italia Meridionale. Il controllo spesso fu anche duro, ma essi sapevano da sempre che non bisogna mai creare lacerazioni non sanabili tra il ceto dei potenti e quello degli “umili”. A metà del ‘700 Giuseppe III affidò al Sanfelice e a Luca Vecchione il compito di trasformare il castello in un Palazzo destinato al “riposo e al lavoro” e chiese al Mozzillo di adornarlo con “affreschi pompeiani”: il Palazzo divenne un modello per le ville vesuviane, ma non tutti potevano permettersi i pavimenti in maioliche vietresi. Che fine hanno fatto? Per amministrare le vastissime proprietà (da Ottajano a Terzigno, e poi fino a Sarno) i Medici presero le decisioni necessarie per favorire la nascita, a Ottajano, di un cospicuo “ceto” di notai, “mastrodatti”, avvocati. E Giuseppe IV a metà dell’’800 fece venire dalla Francia l’enologo Nicola Lemaitre perché insegnasse ai vignaioli del “feudo” le nuove tecniche e l’uso delle nuove macchine: Vincenzo Semmola, dell’Istituto di Incoraggiamento, riconobbe che la qualità dei vini prodotti dopo questa “rivoluzione” era veramente notevole (e il Lemaitre ammise che molto aveva insegnato ai vignaioli ottajanesi, ma molto aveva imparato da loro). Nelle sale del Palazzo Medici i principi decisero di mettere le mani sulla produzione e sul mercato del grano pugliese, sui mulini di Sarno, sugli allevamenti di animali da tiro- asini e cavalli-, e di chiedere l’apertura, intorno al Vesuvio, di nuove strade e di ampliare e “basolare” quelle già esistenti. I principi favorirono la produzione di “basoli” e celebrarono anche a Napoli l’arte dei “basolari” ottavianesi. E tutte le donne della famiglia – sorelle, spose, figlie – protessero e resero famose anche tra i nobili della capitale le “setaiole” del “feudo”. Per non parlare della cura che i Medici tutti dedicarono al culto di San Michele, della Madonna del Carmine e di San Gennaro. Il palazzo Medici ospitò i migliori pittori napoletani e Bellini, e la moglie dell’ultimo Medici aprì le stanze del Palazzo a D’Annunzio. Quanti ottavianesi sanno quanto sia prezioso questo patrimonio di memorie? E chi non conosce la storia del luogo in cui vive può conoscere sé stesso? O è rimasta in noi la traccia di una sola “arte” tra le molte che i Medici ci hanno insegnato: l’arte della dissimulazione? So tutto, vedo tutto, ma a testa alta dichiaro che non so niente e non ho visto niente. Avrei dovuto parlare anche di Luigi de’Medici che si ritirava nel Palazzo quando doveva prendere decisioni importanti per l’amministrazione del Regno di Napoli. Ma don Luigi merita un articolo a parte.
Napoli, “Un Farmaco per Tutti”: il progetto dell’Ordine dei Farmacisti
“La città invisibile”: a Poggiomarino la presentazione del libro “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini
Venerdì 4 aprile 2025, alle ore 11:00, presso l’Istituto Comprensivo Poggiomarino 1 – Plesso Falcone (Via Bretoni, 15), si terrà il secondo evento del ciclo “La città invisibile”.
Cuore dell’incontro sarà la presentazione del libro “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini, un’opera che esplora le difficoltà e i sentimenti dei più giovani, offrendo spunti di riflessione per educatori, genitori e studenti.
Interverranno:
- Prof.ssa Antonietta Ottaiano, Dirigente dell’IC Poggiomarino 1 – Capoluogo
- Angela Procaccini, autrice del libro
Durante l’evento, gli studenti dell’istituto leggeranno alcuni brani tratti dal libro, mentre il coro dell’IC Poggiomarino 1 – Capoluogo si esibirà in una performance musicale.
A moderare l’incontro sarà il Vice Prefetto Gabriella D’Orso, Commissario straordinario del Comune di Poggiomarino.
L’iniziativa, inserita nel Cartellone degli Eventi Metropolitani 2024-2025, è promossa dal Comune di Poggiomarino e dalla Città Metropolitana di Napoli.

