Sant’Anastasia, Rifondazione Comunista: il sindaco non tutela i disabili

Il Centro Liguori non riprende le abituali attività a favore delle persone più deboli affette da gravi patologie e lascia i disabili nelle loro case, delegando solo alle famiglie il compito di assistenza e cura dei loro cari. E’ così che, secondo un comunicato di Rifondazione Comunista – Circolo Nello Laurenti – i disabili anastasiani ricevono dal Sindaco Abete un nuovo schiaffo. Si impedisce alle Associazioni dei Volontari di offrire gratuitamente servizi indispensabili per la socializzazione e sostegno fisico e morale delle persone diversamente abili. Il Circolo di Rifondazione Comunista reputa aberrante la politica dell’Amministrazione Abete volta a penalizzare i più deboli. Sosterrà, in ogni sede, le istanze dei disabili e delle loro famiglie e ringrazia le Associazioni di Volontariato che svolgono gratuitamente la loro azione a favore delle persone diversamente abili. Promuoverà tutte le azioni necessarie a far riconoscere i diritti calpestati dal Sindaco Abete e dalla sua giunta. (Fonte foto: rete internet)

Napoli, contrabbando: 600 kg di sigarette sequestrate

0
Operazione della Guardia di Finanza che ha portato a 2 arresti e 3 denunce E’ stata un’operazione della Guardia di Finanza di Aversa quella che ha portato al ritrovamento a Napoli – in un deposito in zona Agnano – di oltre 600 kg di sigarette di contrabbando che sono state sequestrate. I militari hanno seguito un furgone sospetto con targhe rumene, fermandolo all’interno di un capannone commerciale. Qui hanno sorpreso 5 persone – 2 delle quali, un italiano e un rumeno, sono state arrestate, le altre 3 denunciate – mentre scaricavano sigarette di contrabbando di varie marche. La merce era nascosta sotto risme di carta. (Fonte foto: rete internet)

Ipercoop: riesplode il caso Campania

Ieri a Quarto i lavoratori hanno bloccato ipermercato e centro commerciale. E tra due mesi scade la cassa integrazione ad Afragola. Dopo due anni e mezzo riesplode la vertenza Ipercoop Campania. La proprietaria Unicoop di Livorno sta infatti prendendo provvedimenti draconiani per arginare il calo di consumi e profitti e dopo aver falcidiato l’Ipercoop di Afragola si appresta a cedere quello di Quarto. Qui ieri lavoratori in sciopero, commessi con la paura di perdere il posto o di vedersi tagliati  i salari e che quindi bloccano con i carrelli vuoti della spesa l’ingresso dell’intero centro commerciale. La scena si è consumata tra le nove del mattino e le undici, davanti al portone del centro commerciale Quarto Nuovo, al cui interno ci sono la galleria con decine di negozi e l’ipermercato Ipercoop. Intanto l’ipermercato è stato costretto a restare chiuso per tutto il giorno. Sono state scene dure, di tensione da lavoro precario. Gli addetti Ipercoop hanno dato il via al presidio piazzando i carrelli lungo tutto l’ingresso del centro commerciale. La barricata creata dagli scioperanti ha impedito l’accesso nel grande impianto. Sul posto sono sopraggiunti i carabinieri. Il blocco ha provocato l’immediato isolamento della struttura. A un certo punto però alcuni clienti hanno tentato di forzare la barriera improvvisata dai lavoratori in agitazione: momenti in cui si è temuto il peggio. Ma fortunatamente è prevalso il buonsenso. Poi, alle dieci, una delegazione di manifestanti si è recata dal sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, eletta appena tre mesi fa, il primo sindaco campano del Movimento Cinque Stelle. Gli addetti Ipercoop le hanno chiesto di fare qualcosa. “Nel nostro negozio si è instaurato un clima di totale tensione e incertezza”, hanno scritto le rsa in un messaggio inviato a Unicoop. In un comunicato Capuozzo ha annunciato di aver contattato la coop. “E’difficile – ha commentato il sindaco – capire come società cooperative, che dovrebbero avere al centro i lavoratori, decidano unilateralmente dell’incertezza del futuro di centinaia di famiglie. Chiedo come sia possibile permettere queste politiche restrittive alle coop, incuranti di costringere i propri dipendenti a vivere con stipendi al di sotto della soglia di povertà”. Si parla di una chiusura temporanea dell’ipermercato, che potrebbe scattare già a partire dalla prossima settimana e che è stata prevista nell’ambito di una cessione di ramo d’azienda a Distribuzione Lazio, coop creata da coop Estense e Unicoop. Obiettivi: ridimensionamento strutturale degli spazi, riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, ma non a parità di salario, e contratti modulari. “Vale a dire” – sostiene un addetto, che vuole restare nell’anonimato – “che se servi ti chiamano al lavoro ma che se non servi rischi di restare per settimane a casa senza essere pagato”. I contratti modulari sono già una realtà nel supermercato laziale di Guidonia, passato da Unicoop a Distribuzione Lazio: anche qui cessione di ramo d’azienda e accordo sindacale per la nuova organizzazione ultraflessibile. Ma nel Napoletano i lavoratori non ci stanno. Comunque Unicoop ha già fatto sgomberare gran parte delle merci esposte sugli scaffali dell’ipermercato di Quarto. Venerdi prossimo, 18 settembre, Unicoop e organizzazioni di categoria, Filcams Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, si incontreranno all’hotel Terminus di Napoli per decidere la partita. Si tratterà a oltranza. Per quella data è stato proclamato lo sciopero a tutti gli effetti. Finora c’è stato infatti lo sciopero bianco, cioè non proclamato ma lo stesso attuato sfruttando o le assemblee sindacali oppure, com’è accaduto ieri, giorno della festa del santo patrono di Quarto, il rifiuto di ogni dipendente di recarsi al lavoro nella giornata di straordinario facoltativo festivo.  

Sant’Anastasia. Aspettando “La Via della Bellezza”

Sabato 19 settembre la seconda edizione dell’evento che si svolgerà tra piazza Trivio e via Garibaldi e coniugherà poesia, scultura, performance pittorica teatrale, acrobazie aeree e tango. A concludere la manifestazione, il concerto dei Musicamanovella. Una mostra di parole ed immagini, ma anche musica, ballo e tanto altro, che offre preziosi spunti per la riflessione e la meditazione su un tema angusto ed attuale: la bellezza. Una manifestazione, patrocinata dal comune anastasiano e realizzata grazie al sostegno di diversi sponsor locali, che sembra andare controcorrente ai modelli superficiali ed effimeri sui quali si basa la società contemporanea e che invita la collettività ad aprire le porte ai vari tipi di bellezza che in questo evento sono racchiusi. “La Via della Bellezza”: è questo il nome della kermesse organizzata dall’omonima associazione che fa capo a Emilio Donnarumma, in passato segretario generale del comune di Sant’Anastasia, e che si svolgerà il prossimo sabato 19 settembre presso il centro storico della cittadina vesuviana. Piazza Trivio (foto) e via Garibaldi diventeranno la cornice di eventi open air che inizieranno alle 17.30 con l’esposizione delle sculture di Roberto Cipollone e proseguiranno alle ore 18.30 con due giovani musicisti emergenti, Francesco Esposito e Vincenzo Ceriello, che faranno emozionare il pubblico con una cover di brani di Pino Daniele. Alle 19.15 ci sarà la performance pittorica teatrale di Decio Carelli e intorno alle ore 20 Marianna Ruggiero e Vincenzo Di Battiti con la loro “Via del tango” prenderanno per mano il pubblico per portarlo lungo un percorso fatto di musica e passione. Alle 20.15 si darà spazio all’esibizione delle Aerial Dancers, giovane Compagnia di Danza Aerea Napoletana con le esibizioni delle acrobate Annalisa Esposito, Laura Serpico ed Alessia De Falco. L’evento si concluderà con “ilSupereroiTour2015” concerto della band lucana Musicamanovella. Per l’occasione abbiamo rivolto qualche domanda proprio all’ideatore ed organizzatore dell’evento, Emilio Donnarumma. Perché l’esigenza di creare un evento dedicato alla bellezza a trecentosessanta gradi? «Alcuni anni fa ascoltavo un amico pittore, Michel Pochet, che parlava della bellezza quale bisogno primario dell’uomo e che in tal senso tutti nascono “artisti”, vivono di bellezza e possono contribuire a diffonderla e trasformare in meglio il proprio pezzetto di società. Ho sentito che anche io potevo essere un “operaio” della bellezza e che potevo contribuire a seminarla nella comunità in cui vivo. Dopo il primo evento abbiamo costituito l’associazione “La Via della Bellezza” sicuri che la prima bellezza dobbiamo costruirla tra di noi dialogando, perdendo le nostre idee, aprendo le nostre case». Oggi c’è una certa abitudine al cattivo gusto ed alla volgarità: secondo lei la bellezza, intesa in senso universale, salverà davvero il mondo? «Dicevamo che la bellezza è un bisogno primario, ma quale bellezza? Non una bellezza leccata, facile, kitsch. Quella si prostituisce nei supermercati per farti comprare. La bellezza usa e getta. Quella di cui si impadroniscono i rotocalchi e la televisione. Ma una bellezza forte, decisa, esigente. Una bellezza che devi cercare, riconoscere dietro le apparenze, ammansire, farti amica. Non sono in grado di dire se la Bellezza davvero salverà il mondo ma noto che se si presenta il bello si suscita l’adesione e si riscontra successo. Una bellezza, però, che non è mai disgiunta dalla solidarietà, dalla gentilezza, dall’amore. Un particolare “sogno” dell’associazione è quello di realizzare, in un futuro non troppo lontano, un Centro permanente, inteso come laboratorio, in particolare per i giovani: un punto di incontro dove imparare e sperimentare, con l’aiuto di artisti, la bellezza, la sensibilità, la gentilezza». Che spunti di riflessione e meditazione si vogliono offrire al pubblico? «Inviterei ciascuno a riscoprire l’artista che è in se e che in quanto tale può lavorare per proteggere, diffondere e seminare Bellezza, in particolare nei nostri territori, spesso segnati da forme di degrado ambientale, sociale e culturale. La Bellezza, d’altra parte, se non è intesa come fatto puramente estetico o oggetto di una fruizione consumistica, non può generarsi da sola: essa ha bisogno di persone che abbiano scoperto il senso più profondo della socialità come frutto del dialogo e della comunione e vogliano vivere coerentemente con questi principi. Tutto quello che l’associazione si pone di fare mira appunto ad introdurre nei rapporti umani, nelle attività quotidiane, nella vita civile esperienze di bellezza». È proprio il caso di dirlo: non ci resta che ripartire dal bello.

Grande distribuzione: tra orari impossibili e salari sempre più bassi

Dati e cifre di un settore strategico. Ma quanti disagi per i lavoratori.    La settimana che sta per entrare segnerà l’inizio di varie vertenze nella grande distribuzione commerciale. Insieme ad Ipercoop anche le catene Ikea e Auchan sono coinvolte nella problematica. Nell’area campana sono 12 i grandi impianti del settore: 5 Auchan (Nola, Giugliano, Napoli, Mugnano, Pompei), 5 Ipercoop (Afragola, Napoli, Quarto, Avellino, S.M. Capua Vetere) e 2 Ikea (Afragola e Baronissi). 300 i posti a rischio dei quali 100 addetti da inviare in mobilità incentivata nell’ambito di Auchan Campania ed altri 120 in regime di cassa integrazione presso l’Ipercoop di Afragola. 2350 gli addetti regionali di questi comparti, che registrano un alto tasso occupazionale. Sono 1100 i lavoratori impegnati nel comparto campano di Auchan. Altri 750 lavorano in Ipercoop e circa 500 nei grandi negozi della multinazionale svedese del mobile Ikea, che domani, a Roma, aprirà la trattativa sul taglio del costo del lavoro. Si tratta di strutture con un notevole tasso occupazionale ma che offrono salari bassi e condizioni di lavoro spesso disagiate. Qui spesso vengono traditi i principi basilari del lavoro part time, che la legge ha concepito come volano per lo studio, per il tempo libero, per la famiglia e per dare nuove possibilità finalizzate all’acquisizione di un doppio lavoro. Ma in molti ipermercati e negozi le turnazioni e gli orari diventano insostenibili per i lavoratori. Inoltre i fine settimana e le festività praticamente è come se non esistessero e tutto questo a fronte di magri stipendi e di spese non indifferenti visto che per raggiungere i centri commerciali gli addetti devono usare vetture personali. Intanto le catene della grande distribuzione pigiano sul piede dell’acceleratore sul fronte del massimo contenimento del costo del lavoro e dell’occupazione. Lo stipendio medio attualmente è attestato attorno agli 850 euro. Nel caso dei contratti più vecchi, quelli risalenti agli anni Novanta, il trattamento salariale medio è leggermente migliore: circa 900-1000 euro in media. Ma le aziende vogliono tagliare sempre di più mentre le istituzioni assistono indifferenti al costante arretramento economico e culturale della società campana, che ormai cresce la metà di quanto faccia la poverissima Grecia. (Fonte foto: rete internet)    

Palma Campania, lunedì l’inaugurazione della scuola primaria di via Macello

0
Saranno inaugurati lunedì 14 settembre, alle 8,30, i locali della nuova scuola primaria di via Macello, a Palma Campania. Al taglio del nastro, oltre al sindaco Vincenzo Carbone, al dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “Vincenzo Russo” Rosario Cozzolino ed ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, parteciperanno autorità civili e religiose. La cerimonia, inoltre, avverrà alla presenza di genitori e alunni dell’istituto, per i quali è stata organizzata una festa, come augurio per il nuovo anno scolastico e per il nuovo edificio. Il progetto dei nuovi locali della scuola di via Macello è stato avviato con la prima amministrazione Carbone: ora, invece, viene ultimata l’importantissima opera, che consentirà agli alunni di Palma Campania di usufruire di spazi adeguati e moderni. Si tratta di sette aule, che ospiteranno circa 150 bambini  e che si aggiungono alle già esistenti otte sezioni di scuola materna Spiega il sindaco Vincenzo Carbone: “Abbiamo seguito da vicino tutti i passaggi che hanno portato al compimento dell’opera perché ci teniamo a mettere gli alunni nelle migliori condizioni possibili per studiare e vivere il loro anno scolastico. Consegniamo ai cittadini una struttura bella e funzionale”. Nel corso della stessa giornata, si avrà anche il passaggio degli alunni della frazione Vico nel plesso di Castello, il cui edificio è stato riadattato con lavori effettuati dal Comune di Palma Campania. Il Comune ha, inoltre, messo anche a disposizione il servizio di trasporto degli alunni, che naturalmente durerà tutto l’anno scolastico. (Fonte foto: rete internet)  

Ipercoop e Ikea: settimana ad alta tensione

Si preannunciano giornate di lotta nella grande distribuzione campana.      Tutto come previsto: l’autunno caldo della grande distribuzione commerciale è scattato. I sindacati di settore hanno annunciato due giorni di sciopero contro il mancato rinnovo del contratto di Federdistribuzione. Le astensioni sono state fissate al 7 novembre e al 19 dicembre. Ma in Campania sono già iniziate le agitazioni contro lo spettro dei tagli. Gli epicentri delle agitazioni contro il taglio dei salari, i ridimensionamenti e gli esuberi sono diversi in Campania. Vari i comparti interessati: oltre agli ipermercati della grande distribuzione alimentare Ipercoop sono coinvolti anche quelli delle catene francesi Auchan e Carrefour e i negozi del mobile Ikea e del bricolage Leroy Merlin. Per esempio dopodomani, a Roma, si riaprirà la trattativa ( dopo mesi di stop e di conseguenti scioperi ) sul taglio dei salari per gli oltre 6mila dipendenti di Ikea Italia. In Campania i negozi della multinazionale svedese sono due, quelli di Afragola ( 400 addetti ) e di Baronissi ( 180 addetti ). Si tratterà a bocce ferme. La disdetta unilaterale del contratto integrativo, prevista dal primo settembre, è stata infatti sospesa dagli scandinavi. I nodi da sciogliere sono molto ingarbugliati. Ikea chiede in particolare che siano resi flessibili e ridimensionati il premio fisso di produzione e le indennità relative ai giorni festivi e alle domeniche. Ma la preoccupazione dei sindacati è che un eventuale accordo in questa direzione potrebbe aprire le porte a una modifica generalizzata del contratto di base su scala nazionale, che già prevede salari bassi. Contratto nazionale che però le società aderenti a Federdistribuzione ( tra queste ci sono Ikea, appunto, Auchan, Carrefour, Coin e Leroy Merlin) non vogliono rinnovare da 20 mesi. ” Per questo motivo – annunciano in un comunicato Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – il 7 novembre e il 19 dicembre si terrà la mobilitazione nazionale “. Gi esecutivi nazionali dei sindacati si settore hanno demandato alle strutture regionali l’organizzazione di ulteriori iniziative di mobilitazione. La situazione è complessa ed è resa più complicata dal fatto che la Campania è la regione che continua a far registrare gli indicatori economici più negativi del Paese e d’Europa. Comunque ci sono aziende che stanno facendo sforzi notevoli per non licenziare. E’ il caso di Auchan, che per gli ipermercati di Nola e di Napoli via Argine ha appena stipulato un accordo sindacale finalizzato al prolungamento dei contratti di solidarietà. Restano però ancora forti criticità negli ipermercati Auchan ubicati a Mugnano e a Pompei.      

Sant’Anastasia. Centro Liguori. Disabili trattati come pacchi

A dirla per intero, senza tanti fronzoli, questa storia infinita un inizio non ce l’ha mai avuto, e in verità neanche una fine, ma soltanto un umiliante e interminabile strazio. Sto parlando del centro Liguori, una struttura polifunzionale inaugurata in epoca Iervolino (sindaco di Sant’Anastasia a fine anni novanta inizio duemila) per incentivare la socializzazione e l’integrazione dei portatori di handicap. Dal giorno della sua inaugurazione, malgrado le solite stucchevoli promesse, il centro continua ad essere maltrattato, calpestato, da una politica priva di progetti e serietà. Abbiamo seguito, soprattutto in questo ultimo anno, lunghe discussioni, raccontato di scelte più o meno scriteriate che avevano decretato una veloce riduzione degli spazi destinati alle attività. C’era da offrire ai militari, i carabinieri, una nuova sistemazione, così ci fu detto. Una priorità, quest’ultima, naufragata successivamente non si sa per quale ragione. Eppure, i ragazzi, le loro famiglie, le associazioni, hanno vissuto lunghi momenti di angoscia. Di incertezza. Condizioni di patimento morale e psicologico alle quali qualcuno, assurdamente, decise di non prestare attenzione. Quel qualcuno che preferì, ignorando qualsiasi tentativo di confronto, approcciarsi ai ragazzi e alle ragazze del centro equiparandoli a pratiche burocratiche. A pesanti pacchi da poter spostare qui o lì a seconda delle proprie esigenze clientelari. Oggi, a quanto pare, sulla base di una rinnovata impellenza, ci ritroviamo nuovamente nel pantano. Le associazioni operanti presso il centro Liguori (UICI, MIR, Annabella), verranno traslocate nel grande salone, quello centrale. Una locale dove, tanto per capirci, sono già ospitate una cucina ed una serie di vecchi arredi. Lo stanzone, secondo lo spiccato intelletto di chi ha sviluppato questa innovativa svolta, verrà suddiviso in tre perimetri e si vivrà tutti insieme, promiscuamente, in allegria. Insomma, in barba a tutte le particolari esigenze richieste dalle diverse patologie di handicap. Una forma di integrazione selvaggia che non ha né capo né coda. Ciò che resterà del centro, poi, notizia sensazionale, verrà suddiviso per ulteriori ed eventuali scopi. Quali? Non ci è dato saperlo. Sull’argomento, Giustina Maione, presidente dell’associazione Annabella e da una vita brillantemente attiva nel sociale, ha così commentato: “vorrei che i ragazzi fossero messi al primo posto. Che fossero rispettate le loro esigenze, i loro tempi, e potessero godere di spazi adeguati. Invece, a quanto pare, per l’amministrazione Abete, la disabilità è un argomento di secondaria rilevanza.” Davanti a questo ennesimo teatrino inscenato da attori improvvisati, l’unica convinzione che possiamo portare avanti con matematica certezza, dice che questa maggioranza, in quanto a politiche sociali, si muove senza capacità. E lo fa peggio di chi l’ha preceduta negli ultimi quattro anni. Paragonabile quasi ad un vile accanimento, la disabilità subisce un ulteriore sgambetto. Prosegue, imperterrito, un atteggiamento che la pone alla stregua di un fastidio, di una tematica dove le caramelle, i miseri e pietosi sorrisi rappresentano l’unica offerta da portare a casa. In questa amministrazione, in chi ci lavora, non c’è ombra di progresso culturale che proponga ai cittadini, a coloro che dovrebbe relazionarsi all’handicap, un modello di comunione sociale degno di un paese europeo, civile, emancipato e progressista. Si continua con del becero assistenzialismo, con una visione dell’handicappato come quell’essere incapace, improduttivo, che può essere compatito e basta. Non gli si offrono strumenti per l’indipendenza, l’autonomia, per una totale ma finanche parziale partecipazione alla vita pubblica. Ma le colpe? Possiamo davvero attribuirle soltanto della politica che anima il palazzo? No! Numerosi errori, vanno accollati agli stessi disabili. A quelli che, come me, colpiti da handicap fisici, hanno tutte le capacità intellettuali ed emotive per potersi ribellare a questo schifo. Di smuovere le viscere dei silenti e di impegnarsi il doppio facendosi carico di chi non ha la possibilità di esprimersi. Dobbiamo avere il coraggio, noi handicappati, di ammettere i nostri sbagli. Di sentirci responsabili quando accettiamo squallidi compromessi, briciole di pane ingoiate come fossero ricchi banchetti. Quelle piccole elemosine che finiscono di affamarci. Va gridato, con tutto il fiato stipato nei polmoni, che il centro Liguori è una faccenda di tutti. È parte integrante delle famiglie di giovani disabili e non solo. Il centro Liguori appartiene agli anastasiani. Il centro Liguori è una radice fondamentale della nostra Sant’Anastasia. Sembra inutile ripeterlo, ma è comunque un bene ribadire che: tutte le forza presenti sul territorio, a partire da quelle politiche, religiose arrivando fino alle laiche, dovrebbero attivarsi nel tentativo di offrire, definitivamente, continuità e dignità ad una struttura che incarna la base sociale di qualsiasi comunità. Perché se abbandoniamo gli ultimi, quelli che si muovono con un passo lento e faticato, abbiamo decretato la morte dei valori solidali e di unione. In conclusione, ricordo quasi fosse ieri, durante lo svolgimento di un dibattito pubblico sulla disabilità e le barriere architettoniche, l’intervento dell’assessore alle politiche sociali Cettina Giliberti, “il mio ufficio, nel giro di un anno, rivoluzionerà le politiche sociali”. Ecco, trascorsi quei profetici dodici e passa mesi, l’unica effettiva rivoluzione, sembra aver interessato geometri ed architetti del comune, che in fretta e in furia, da un momento all’altro, dovranno mettere in piedi muri divisori. Pareti impastate con vergogna ed inerzia istituzionale che avranno il solo scopo di ridisegnare il destino nonché le speranze di decine di ragazzi disabili.

402 anni di Fiera Vesuviana: le origini, l’evoluzione, le tematiche

Dalla lavorazione della seta all’evoluzione della dieta mediterranea. Intervista al Sindaco Antonio Russo Fondata dal Marchese Scipione Pignatelli, signore di Palma e Lauro, che trasformò in Fiera la festa medievale in onore di San Gennaro si inaugura oggi, 12 settembre, la 402esima edizione della Fiera Vesuviana. Molte le evoluzioni e gli sviluppi, nuove e importanti le tematiche. A parlarne il Sindaco di San Gennaro, Antonio Russo. Cosa rappresenta la Fiera Vesuviana per il Comune di San Gennaro Vesuviano? «Per il nostro territorio rappresenta tantissimo, un vero e proprio evento clou poiché in 10 giorni si ripercorrono 400 anni di storia. La prima rappresentazione risale, infatti, al 1613 con l’esposizione e la riproduzione di prodotti agricoli tipici di questo territorio e la vendita di cavalli. Successivamente, la fiera è andata a svilupparsi passando da una fase agreste ed equestre ad una commerciale ed industriale».  Quale impegno ne richiede l’organizzazione, in termini di costi? «Quella Vesuviana nasce come una fiera franca dove non si pagavano dazi e gabelle. Oggi, i costi sono andati a moltiplicarsi, c’è la necessità di adeguarsi alle esigenze temporali e territoriali, tant’è vero che ogni anno aumentano sempre più le richieste da parte del Comitato Fiera. In risposta a queste richieste, il Comune ha presentato un progetto regionale, ma la nostra proposta è stata bocciata. Ecco che la spesa attuale ricade tutta a carico del Comune e dell’allestitore che cercherà di smussarne i costi e rientrare in un budget grazie alla quota pagata dagli espositori».  A quanto ammonta, se permette, il budget? «Abbiamo previsto un impegno di circa 50mila euro».  Una grossa cifra considerando i tempi. Quali sono i vantaggi che ne ricava il territorio? «Sicuramente una crescita sociale e culturale, non solo di San Gennaro ma dell’intera zona vesuviana. Inoltre, molti artigiani e commercianti locali si faranno conoscere per tutta la regione (lo scorso anno sono stati 200mila i visitatori stimati) e, perché no, anche in ambito nazionale e internazionale attraverso stampa e televisione. Avremo, persino, un collegamento con New York dove prevediamo di far conferire al Sindaco della Grande Mela, Bill de Blasio, il titolo di Ambasciatore della Fiera Vesuviana».  Sono stati apportati miglioramenti e cambiamenti negli anni? «Sicuramente si. Come le dicevo, nasce come fiera artigianale, dell’agricoltura ed equestre. Oggi coinvolge circa 500 espositori, dando la possibilità di mettere insieme il vecchio e il nuovo giungendo ad una fase di sviluppo industriale. Nuovo senza disconoscere le origini. Quest’anno abbiamo voluto costruire un percorso nella storia. Abbiamo chiesto la rappresentazione di alcuni prodotti artigianali come il baco da seta e la lavorazione del cioccolato; c’è un’azienda locale che mostrerà come si scolpisce il marmo, e c’è poi chi lavorerà il ferro, il legno, il cammeo e chi dipingerà, in diretta, alcune opere. Non trascuriamo l’importanza e la crescita del salone enogastronomico: si parte da un padiglione dove saranno rappresentate le sagre, fino ad arrivare alla dieta mediterranea, realizzata utilizzando i prodotti del passato in maniera genuina. A tal proposito, importante sarà la partecipazione dello stellato chef Pietro Parisi. Potremmo considerare la Fiera Vesuviana un’evoluzione e un continuo della tematica rappresentata all’Expo di Milano».  C’è un evento a cui tiene particolarmente? «Il fiore all’occhiello è rappresentato dal salone equestre. La fiera ha avuto origine proprio sul commercio dei cavalli. Ci saranno spettacoli di grandissimo livello, la cui importanza segue quelli della Fiera di Verona, con la partecipazione del più grande ammaestratore di cavalli, il nostro amico Bartolo Messina. Insomma, i presupposti e l’impegno ci sono tutti, il resto lo vedremo a partire da domani».    

Acerra, incoronato il re della pizza

0
  Si chiama Emanuele Marigliano. E’ di Scampia ma gestisce un forno a Parete, in provincia di Caserta.   Acerra. Ha battuto decine di concorrenti e alla fine la sua pizza è stata giudicata la migliore in assoluto. Ieri sera la giuria del primo trofeo Pulcinella ha incoronato ad Acerra re del nostro prodotto gastronomico forse più simbolico Emanuele Marigliano, “maestro” della pizzeria ” Da Salvatore”, a Parete, provincia di Caserta, un tiro di schioppo da Giugliano. Sapore, profumo, fragranza e morbidezza della verace napoletana: le caratteristiche basilari rispettate alla perfezione dal prodotto del giovane Emanuele, pizzaiolo di Scampia che insieme al fratello Marco gestisce il forno di Parete. Emanuele in finale se l’è vista con un altro fuoriclasse della pizza, Mirko Fusco. Poi però l’ha spuntata lui. L’organizzazione del trofeo Pulcinella insieme alla coppa gli ha anche consegnato un buono per l’acquisto di mezza tonnellata di una delle migliori farine offerte dal mercato nostrano. L’evento si è consumato per cinque giorni di fila, a partire da domenica scorsa, in piazza Calipari, la piazza del mercato cittadino. Qui, sotto una serie di gazebo allestiti per l’occasione, per quasi una settimana di fila sono stati offerti ai tavoli pasti a base di pizza, bibite e patatine alla modica cifra di cinque euro pro capite. E le pizze messe sui tavoli sono state in molti casi di quelle che ti fanno leccare i baffi. Ieri il gran finale è stato allietato dallo show del famoso comico napoletano Biagio Izzo. Migliaia di persone hanno assistito all’intera iniziativa. Una manifestazione che in qualche modo ha avuto come prestigioso “concorrente ” il ” pizza village” organizzato a Napoli, nello spettacolare scenario di via Caracciolo.