Dati e cifre di un settore strategico. Ma quanti disagi per i lavoratori.
La settimana che sta per entrare segnerà l’inizio di varie vertenze nella grande distribuzione commerciale. Insieme ad Ipercoop anche le catene Ikea e Auchan sono coinvolte nella problematica. Nell’area campana sono 12 i grandi impianti del settore: 5 Auchan (Nola, Giugliano, Napoli, Mugnano, Pompei), 5 Ipercoop (Afragola, Napoli, Quarto, Avellino, S.M. Capua Vetere) e 2 Ikea (Afragola e Baronissi).
300 i posti a rischio dei quali 100 addetti da inviare in mobilità incentivata nell’ambito di Auchan Campania ed altri 120 in regime di cassa integrazione presso l’Ipercoop di Afragola. 2350 gli addetti regionali di questi comparti, che registrano un alto tasso occupazionale. Sono 1100 i lavoratori impegnati nel comparto campano di Auchan. Altri 750 lavorano in Ipercoop e circa 500 nei grandi negozi della multinazionale svedese del mobile Ikea, che domani, a Roma, aprirà la trattativa sul taglio del costo del lavoro. Si tratta di strutture con un notevole tasso occupazionale ma che offrono salari bassi e condizioni di lavoro spesso disagiate. Qui spesso vengono traditi i principi basilari del lavoro part time, che la legge ha concepito come volano per lo studio, per il tempo libero, per la famiglia e per dare nuove possibilità finalizzate all’acquisizione di un doppio lavoro. Ma in molti ipermercati e negozi le turnazioni e gli orari diventano insostenibili per i lavoratori. Inoltre i fine settimana e le festività praticamente è come se non esistessero e tutto questo a fronte di magri stipendi e di spese non indifferenti visto che per raggiungere i centri commerciali gli addetti devono usare vetture personali. Intanto le catene della grande distribuzione pigiano sul piede dell’acceleratore sul fronte del massimo contenimento del costo del lavoro e dell’occupazione. Lo stipendio medio attualmente è attestato attorno agli 850 euro. Nel caso dei contratti più vecchi, quelli risalenti agli anni Novanta, il trattamento salariale medio è leggermente migliore: circa 900-1000 euro in media. Ma le aziende vogliono tagliare sempre di più mentre le istituzioni assistono indifferenti al costante arretramento economico e culturale della società campana, che ormai cresce la metà di quanto faccia la poverissima Grecia.
(Fonte foto: rete internet)



