Acerra, delitto di San Gennaro: tassi usurai del 400%

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I retroscena legati all’usura dietro l’omicidio di Adalberto Ignazio Caruso.   Interessi usurai stellari, gente vessata dal prestito col cappio. Ruota attorno a questa ipotesi investigativa il possibile movente dell’omicidio di Acerra. Prima di essere ucciso, la sera di San Gennaro, era andato in carcere molte volte Adalberto Caruso, 57 anni, meglio conosciuto con il nomigliolo di Ignazio ‘a mbechera. Dagli ambienti investigativi emerge infatti un profilo della vittima, cognato dei capiclan Lombardi, i fratelli Cuono, Giovanni e Valentino, tutto proiettato nelle attività legate all’usura. Secondo fonti provenienti dalle forze dell’ordine Caruso imponeva ai debitori tassi d’interesse superiori al 400%. E a chi non pagava per tempo veniva regolarmente prescritta una “terapia” a base delle minacce più taglienti e subdole. Sempre secondo quanto emerge dalle indagini proprio per questi motivi Ignazio era malvisto ad Acerra, anche se poteva godere dell’appoggio di numerosi amici e parenti visto che era pur sempre il cognato dei boss Lombardi (aveva sposato una sorella dei temibili sicari di camorra, poi divenuti boss a tutti gli effetti). Probabilmente grazie a questi appoggi eccellenti “Ignazio” poteva assumere un comportamento spregiudicato sul fronte dei suoi “affari. Fino a quando sabato sera un killer gli ha sparato un colpo di Beretta in testa, un solo proiettile che ha fatto schizzare la materia cerebrale sul basolato di piazza San Pietro, la piazzetta di Acerra in quel momento zeppa di gente e di traffico. Caruso veniva quasi tutte le sere qui, a sedersi sulla panchina piazzata di fronte all’edicola votiva della Madonna Addolorata, su cui si erge un grande crocefisso in ferro battuto. Si perché è stato ammazzato là Caruso, davanti all’immagine della Madonna, nel giorno di San Gennaro. Appena qualche ora prima l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, poco dopo il miracolo della liquefazione del sangue del santo patrono di Napoli, aveva lanciato dal duomo un appello accorato alla pace, alla fine di tutte le violenze nel Napoletano. Ma in serata la risposta di mamma camorra alle parole del prelato è stata repentina quanto blasfema. Un delitto di chiaro stampo camorristico quello di Acerra, eseguito con il più classico dei rituali mafiosi. Nel frattempo la moglie, i due figli e i cinque fratelli (due fratelli e tre sorelle) della vittima se ne stanno chiusi da giorni nell’appartamento in cui viveva l’ultimo obiettivo dei killer, un alloggio ubicato in una traversa a pochi passi dal luogo dell’agguato. Nel frattempo la salma di Caruso è rimasta bloccata nell’obitorio del secondo policlinico di Napoli. Fino a ieri sera non era stata ancora effettuata l’autopsia. E non si sa ancora se le autorità di polizia intendano o meno vietare il funerale in forma pubblica della vittima dell’agguato nel giorno di San Gennaro. A ogni modo ad Acerra la sensazione diffusa è che l’omicidio di tre giorni fa rappresenti la classica esecuzione di una condanna a morte annunciata da tempo. Nulla da temere, dunque, sul fronte di una possibile faida di camorra. Almeno per il momento.

San Sebastiano, bomba esplode davanti al municipio

Questa notte un grosso ordigno è stato posto sotto un’autovettura davanti al comune di San Sebastiano al Vesuvio e fatto esplodere. L’auto è stata distrutta e sono andati in frantumi i vetri del comune, per fortuna nessuno è stato ferito.

Questa notte, precisamente alle 4.00, gli abitanti della parte alta di San Sebastiano sono stati svegliati da un boato che mette subito tutti in agitazione. La causa è stata la deflagrazione di un potente ordigno che ha distrutto una Punto, parcheggiata tra la facciata nord del comune e il bar che le sta di fronte, l’auto è andata in pezzi, molti dei quali sono stati addirittura scagliati in aria e recuperati sugli alberi circostanti. In frantumi tutti i vetri dell’ufficio anagrafe.

Già in passato l’area antistante l’edificio comunale era stata teatro di simili eventi come il fuoco appiccato ad un auto dei vigili o la bomba carta che esplose nel 2008 sempre fuori l’entrata del comando della polizia municipale (vedi).

Anche adesso sono intervenute prontamente le forze dell’ordine attuando le procedure del caso e le indagini sono ancora in corso. Stamattina, al nostro sopraggiungere, scorgiamo il proprietario dell’auto, N.S., di San Sebastiano, aggirarsi tra i rottami della sua auto, ormai prelevata dal carro attrezzi, che stracciava con astio i nastri posti dalla polizia municipale per delimitare l’area dello scoppio. Pare, secondo “vox populi”, che le cause del fatto siano da ricercare nelle cattive frequentazioni dell’uomo.

Licenziamenti Algida: comincia la trattativa

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A Caivano (NA) domani esame congiunto tra azienda e sindacati nella fabbrica del “cornetto”. I 150 licenziamenti annunciati nella fabbrica di Caivano e il rischio che Napoli perda progressivamente ma inesorabilmente la produzione del cornetto Algida sono stati la doccia fredda più recente per il settore alimentare campano d’eccellenza. Intanto la proprietaria Unilever, multinazionale nordeuropea, vuole chiudere al più presto la partita legata a questa massa notevole di esuberi e chiama i sindacati al confronto. Domani dunque faccia a faccia azienda sindacati nello stabilimento di località Pascarola, la grande area industriale a nord di Napoli, al confine con la provincia di Caserta, nei pressi del comune di Marcianise. Si tratta del primo esame congiunto relativo alla procedura di mobilità avviata unilateralmente dalla Unilever il 15 settembre scorso. Ci sono a questo punto poco più di due mesi di tempo (questa la scadenza prevista per legge) per trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti. A ogni modo i sindacati non ne vogliono sapere. Non vogliono nemmeno prendere in considerazione la possibilità che l’azienda metta sul piatto un pacchetto di incentivi finalizzati all’espulsione di impiegati e operai. Per cui non si sa proprio come possa andare a finire questa vertenza. Secondo quanto scritto dalla multinazionale di origine anglo-olandese, negli ultimi quattro anni lo stabilimento di Caivano (che conta 806 dipendenti e poco più di un centinaio nell’indotto complessivo) ha perso il 14% della fetta di mercato italiano ad esso tradizionalmente legato. Unilver però tra le motivazioni di questo calo non adduce solo quelle legate alla perdurante crisi dei consumi che affliggono l’Italia e il Mezzogiorno in particolare. L’azienda infatti accusa la fabbrica napoletana di sprechi, di essere molto più costosa e troppo poco competitiva rispetto ai due impianti omologhi ubicati in Ighilterra e in Germania, stabilimenti che producono, come a Caivano, il cornetto Algida e l’altro gelato top di gamma, il Magnum. Ma tra le maestranze serpeggiano stupore e meraviglia. Attraverso i social network i lavoratori della fabbrica di Pascarola sostengono che il bilancio della loro azienda è in attivo e che quindi non esisterebbero reali problemi di cassa. Negli ambienti sindacali si parla dell’intenzione di Unilever di ridurre drasticamente i contratti full time a tempo indeterminato. Obiettivo che la stessa multinazionale non nasconde, visto che è pure scritto a chiare lettere nella procedura di mobilità. (Fonte foto: rete internet)

Volla. L’AICAST sollecita la potatura degli alberi che ostacolano i marciapiedi delle strade cittadine

I cittadini, e in questo caso le associazioni, si rivolgono ai dirigenti dei servizi comunali per sollecitare interventi sul territorio. Con una lettera indirizzata al comandante della polizia municipale l’associazione AICAST Volla (Associazione Industria, Commercio, Artigianato, Servizi e Turismo), tramite il presidente Gennaro Russo, ha chiesto che venga effettuata “ … la potatura degli alberi presenti a bordo dei marciapiedi delle strade principali ed a più alta presenza di esercizi di vicinato …”. L’AICAST sottolinea la necessità e l’urgenza di tale azione “ … poiché la chioma degli stessi ha raggiunto dimensioni abbastanza imponenti tali da invadere i marciapiedi e le finestre ai primi piani coi rami ormai ad altezza visiva …” Tale servizio non è stato effettuato nel mese di maggio scorso dalla ditta affidataria dell’appalto. La richiesta dell’associazione è stata inoltrata dal comandante della polizia municipale alla ditta Flora Napoli s.r.l. fornitura appalti e servizi, che in una mail di risposta ha comunicato che “ … tale attività inizierà nella prossima stagione autunnale/invernale a partire dalla prima settimana del mese di ottobre e terminerà il 30 aprile 2016 …”. Sembra che il “ritardo” sia dovuto ad un motivo tecnico legato al clima e non alla “caduta” dell’amministrazione e di conseguenza dell’assessore al “ramo”, nello scorso marzo.    

Nola, Tribunale: presentazione del Master in Criminologia applicata

Giovedì 24 settembre 2015, dalle 15 alle 18.30, si terrà presso il salone delle Armi della Reggia degli Orsini sede del Tribunale di Nola, la lezione inaugurale e la presentazione dello “Short Master in Criminologia applicata accreditato dal Consiglio nazionale Forense”. Il Master è organizzato dal Dipartimento 4 – Penale e Processuale Penale della Scuola Bruniana – Fondazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Nola, in collaborazione con la Camera Penale di Nola e l’Associazione Criminalt. La relazione introduttiva sarà tenuta dall’avv. Giuseppe Boccia, Direttore Generale della Scuola Bruniana, che sottolinea l’importanza di questo nuovo corso formativo: «è il primo Master in criminologia accreditato dal Consiglio Nazionale Forense e rappresenta un ulteriore passo in avanti compiuto dalla Scuola Bruniana e finalizzato alla realizzazione del piano di formazione specialistica degli avvocati. Il progetto nasce dalla collaborzione con importanti partner impegnati sul territorio sui temi oggetto del corso, come la Camera Penale di Nola e l’Associazione Criminalt». «Il master presenta profili significativi di novità – continua il Direttore Boccia – quali il modulo sulla comunicazione non verbale e si integra con altri progetti in corso di realizzazione come il corso di preparazione alla difesa d’ufficio che partirà all’inizio del prossimo anno e la collaborazione con l’Università Parthenope per corsi di aggiornamento con gli avvocati» Il Presidente del Consiglio Forense di Nola, avv. Francesco Urraro, evidenzia il valore dell’iniziativa: «plaudo all’impegno della Scuola Bruniana del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola su temi, purtroppo, tragicamente d’attualità in un territorio che risulta essere esposto, affrontati con la consueta scientificità e professionalità. L’allargamento a tutte le figure professionali coinvolte rientra come sempre nello spirito del nostro Consiglio dell’Ordine e della Scuola forense capaci di tessere e realizzare una proficua rete formata da professionisti ed esperti di settore». Il corso è articolato in 5 moduli suddivisi in 3 sessioni per un totale di 10 lezioni frontali e cinque esercitazioni. Esso è rivolto non solo ad avvocati ma anche a psicologi, psichiatri, medici, investigatori, periti e consulenti tecnici, direttori, dirigenti e funzionari penitenziari, delle Forze dell’ordine e della Polizia Giudiziaria e degli apparati di intelligence e ai giornalisti. L’obiettivo formativo del master è quello di dotare gli iscritti dei più avanzati strumenti cognitivi di supporto per l’esercizio delle professioni e funzioni nel settore giudiziario, cosentendo di acquisire dimestichezza e sicurezza tali da elevarne le abilità e la relativa qualità produttiva. Cinque i temi approfonditi nel corso delle lezioni: stalking e delitti passionali, bullismo, delitti contro la libertà individuale dei minori, mobbing e comunicazione non verbale. Il programma della giornata inaugurale prevede, dopo i saluti dell’avv. Francesco Urraro, Presidente del COA di Nola, dell’avv. Giuseppe Boccia, Direttore Generale della Fondazione Forense Nola, dell’Avv. Carmine Panarella, Presidente della Camera Penale Nola e della dott.ssa Maria Rosaria Alfieri, Presidente dell’Associazione Criminalt. Il tema dell’evento formativo sarà approfondito per le singole tematiche dall’avv. Maria Antonietta Nappo, Vicedirettore della Fondazione Forense Nola e componente del Comitato Scientifico Short Master, dall’avv. Teresa Daniele, Vicedirettore della Fondazione Forense Nola, e dalla dott.ssa Caterina De Falco, Responsabile Comitato Scientifico Short Master – Scienze Criminologiche della Fondazione Forense Nola. Seguiranno le lezioni in diritto penale del Prof. Avv. Alberto De Vita dell’Università Parthenope e del dott. Ciro Capasso, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Nola.

E se oggi Giancarlo fosse vivo?

Sono passati trent’anni da quel 23 settembre 1985, da allora tutto è cambiato o forse non è cambiato proprio niente. Che significa oggi criminalità organizzata e di cosa davvero dovremmo indignarci? Questa generazione non lo sa più cos’è la camorra. Mille definizioni che intorpidiscono la volontà di capire. La camorra infondo la evitiamo, la decoriamo con mitizzazioni cinematografiche. Quei ragazzi sull’asfalto con le pallottole nel cranio sono estranei a noi. Scene interiorizzate, simulacri di fantasie miste a realtà distanti migliaia di chilometri, cadaveri che non ci riguardano, nonostante tutto accada a pochi metri da noi. Giancà, sai che città oggi è questa? È quella città in cui gli imprenditori esperti che fanno i giustizieri della legalità hanno i loro dipendenti a nero e sottopagati! Questa è quella bella e maledetta città dove vengono pubblicati decine e decine di articoli su quanto sia stata offensiva Rosi Bindi, e nel frattempo la camorra delle nuove giovani leve fa un morto al giorno. Mentre si consuma la battaglia teatrale all’interno di quello che chiamano “partito democratico”, qualsiasi organizzazione fugge alla responsabilità, all’idea che il mostro camorra è vivo, ora più che mai. Giancà, oggi forse saresti un giornalista precario, di quelli che si fanno in quattro per guadagnare poco o niente. Oggi forse saresti un padre preoccupato per i suoi figli in una città dove si spara a ragazzini nello stesso momento in cui gli intellettuali stanno ancora lì a difendere l’onore dalle offese di Rosi Bindi. Questo è quel territorio strano dove i cittadini si indignano per le parole della Bindi ma che eleggono un Presidente della Regione che nel 2011 definì i napoletani “geneticamente ladri”. Qui, a Napoli e nell’hinterland, siamo talmente assuefatti da irregolarità e devianze perché sono normali consuetudini e ognuno di noi è inconsciamente pilotato da una mentalità confusa dove tutto è dato per scontato. I ragazzi lavorano per tre euro l’ora? E che fa? A costoro viene fatto addirittura un favore dando quella paga: o questo o niente. Caro Giancarlo Siani, giovane vittima del crimine organizzato politico statale e della retorica anticamorra, sappi che sono stati fatti grandi passi in avanti e pur essendo migliorato qualcosa, il fenomeno c’è e costituisce davvero gran parte degli usi campani. La camorra è un virus lento e nasce dall’idea che tutto si può fare prevaricando gli altri a beneficio di pochi. Questo germe si trasforma in prepotenza, in droga, in estorsione, in morte. La camorra è sfruttamento professionale, è abusivismo, è collusione con la politica, è gare di appalto truccate, è “te spar’mmoc” detto da bambini che emulano boss leggendari perché così si sentono finalmente uomini in spazi dove nessuno sa insegnare loro cosa davvero vuol dire diventare uomini. Te lo ricordi quando Amato Lamberti ripeteva sempre: “Non fate chiacchiere, non fate gli opinionisti, la rivoluzione è nei comportamenti civili, la rivoluzione è nei fatti”? Se oggi tu fossi vivo forse saresti deluso dai fatti, perché tanti come te si impegnano, senza essere ascoltati da uno Stato che non impone la tolleranza zero, la certezza della pena, l’inchiesta spietata contro ogni forma di arroganza. Qui c’è chi gonfia ego e bocca al grido di “anticamorra”, speculando con aria fritta e spade di plastica mentre sceglie il profilo migliore da mostrare alle telecamere. Questa è la città in cui troppi ragazzi sono inebetiti, ma non si può dire perché si offendono. Se da una parte questa è la metropoli di molti giovani coraggiosi che con tenacia e impegno hanno dimostrato una crescita possibile, dall’altra è la metropoli in cui tutti osannano un murales gigante a Forcella, un disegno indubbiamente bello ma come al solito l’unico possibile. L’unica effige possibile per rappresentare ancora una volta il quartiere della miseria e dei miserabili che non godono di opportunità e che solo al Santo possono affidarsi e solo attraverso la sua gigantografia possono mostrare la loro posizione in una scala sociale dove dall’alto gridano: “Al mio tre fate tutti un applauso, restate narcotizzati, così, bravi, e ricordate che mentre il mondo va avanti e cresce, voi al massimo avete diritto a San Gennaro” e tutti insieme ad applaudire a questa nuova cartolina da spedire per l’ennesima volta alla cortese attenzione di uno Stato che la rispedirà al mittente o magari la attaccherà sul frigo pieno di cibo, pagato da noi, con cui obesi giustizieri politici si ingozzano alla faccia nostra.

Somma Vesuviana. Il sindaco Piccolo si dimette

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Dopo diversi e vani tentativi di mediazione, il sindaco Piccolo si è dimesso. Il sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, si è dimesso.  Lo strappo nella maggioranza Piccolo si sta consumando da diversi mesi e, nonostante le diverse riunioni politiche che si sono succedute in queste ultime ore, non c’è stata possibilità di trovare equilibrio.   Il sindaco ha 20 giorni di tempo per decidere se ritirare o meno le dimissioni. Più tardi seguiranno approfondimenti .

Somma Vesuviana presenta sua eccellenza il Baccalà  

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  Per il secondo anno consecutivo la manifestazione “Somma e Sua Eccellenza il Baccalà” si svolgerà, con il patrocinio del Comune di Somma e del Parco Nazionale del Vesuvio, nello scenario della Fattoria Beneduce. Le date di quest’anno sono il 2, 3 e 4 Ottobre. Nelle tre serate presso gli stands gastronomici, aperti a partire dalle 19.30, si potranno degustare le pietanze a base di baccalà preparate dai migliori chef dei ristoranti sommesi. Le novità di quest’anno sono rappresentate dalla presenza della Pizza al Baccalà e della Birra Artigianale; dalla collaborazione con il Teatro Summarte che curerà gli interventi musicali e teatrali; dalla possibilità di degustare un menù baccalà a pranzo, sabato e domenica, dopo una visita guidata alla Villa Augustea. Il programma dettagliato sarà reso noto nei prossimi giorni. Grafica003web  

Pomigliano, devastazione del cimitero, l’ex sindaco: ” C’è del torbido “.

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Michele Caiazzo, consigliere comunale dell’opposizione Pd, in un comunicato denuncia una serie di anomalie.  “E’uno scempio che non ha precedenti di simile gravità. Gli sciacalli che, indisturbati, hanno eseguito quest’ orribile azione lo hanno fatto con un cinismo, una brutalità e una crudeltà inauditi. A questo punto mi chiedo: si è trattato solo dell’azione di ladri e balordi o c’è qualcosa di torbido?”. Michele Caiazzo, ex sindaco di Pomigliano ed attuale consigliere comunale dell’opposizione Pd, con un comunicato rompe il muro del silenzio calato sulla devastazione del cimitero della città delle fabbriche, decine di tombe e di nicchie, circa un centinaio, profanate e distrutte a colpi di martello con una furia inusuale, una violenza sacrilega con cui sono state staccate dai marmi tutte le suppellettili in rame e ottone, fioriere, cornici, iscrizioni. Intanto Caiazzo avanza sospetti inquietanti dietro il movente di questo raid tremendo, consumato durante l’orario della partita Roma-Barcellona di mercoledi sera. ” Non so se si è trattato di una spedizione fatta solo da ladri o balordi – ripete il politico – ma quello che hanno fatto è senza precedenti ed è orribile. Solo menti criminali hanno potuto immaginare di eseguire o far eseguire, oltre i furti, il vilipendio e la devastazione delle tombe nel cimitero vecchio. Perché? Chiediamo alle forze dell’ordine e alla magistratura di utilizzare tutti gli strumenti per fare piena luce e individuare i responsabili. Questa vicenda non può restare impunita “. Quindi l’appello alla giunta Russo: “L’amministrazione comunale provveda con urgenza a realizzare un idoneo e funzionante sistema di sorveglianza e di videosorveglianza “. Dalla ricostruzione finora emersa pare che i ladri teppisti abbiano forzato un cancello del cimitero servendosi di un camion. Il mezzo sarebbe stato fatto penetrare all’interno della struttura per poter raccogliere in poco tempo tutto il materiale in rame e ottone trafugato. Subito dopo aver riempito il camion i criminali avrebbero fuso immediatamente tutto il metallo, proprio a pochissima distanza, in una fonderia abusiva, nel perimetro dell’area industriale di Pomigliano, al confine con i comuni di Acerra, Brusciano e Castello di Cisterna. Secondo varie segnalazioni, intorno alla mezzanotte proprio da lì si è levata un’imponente quantità di fumo, una nube tossica molto densa e bassa. Un’altra ipotesi fa infine sospettare l’esistenza di una o più talpe che frequentano il cimitero.

I “Cittadini per il Parco” riscoprono i frutti di fine estate

Il movimento civico di “Cittadini per il Parco” riprende con le sue attività di “Girando intorno al Vesuvio”, le attività di tutela e divulgazione del patrimonio agricolo del Vesuviano. Questa volta si fa tappa a Somma e a San Giuseppe Vesuviano per entrare nel mondo di noci, nocelle e sorbe.

Passare dallo scempio del territorio a un qualcosa che invece lo esalta ti da un senso di ebrezza, ti mette in una posizione di estatica incredulità, che solo a distanza di giorni riesci ad assimilare. Questo è ciò che mi è successo domenica scorsa quando reduce dalle fiamme delle pinete di Torre del Greco e al netto del vino ingerito mi sono trovato in una amenità rurale che mi ha rinfrancato ma allo stesso tempo turbato per il suo splendido contrasto.

Ho partecipato a questo nuovo evento di Cittadini per il Parco denominato “Girando intorno al Vesuvio – il Parco agricolo” e assieme ad una cinquantina di persone ho potuto rivivere colori, odori e sapori di quelli che furono gli stessi della mia gioventù e ho potuto, allo stesso tempo, capire che non solo c’è ancora del buono e del bello all’ombra del Vesuvio ma c’è ancora gente che oltre al preservarlo ama farlo conoscere e, sia ben chiaro, non solo per questioni meramente economiche.

C’è gente che ti apre le porte di casa per quel sacrosanto principio dell’ospitalità che vige ancora qui da noi e che ci lega a quel mondo greco che tanto vantiamo e poco conosciamo, e c’è ancora gente che con orgoglio ama mostrare i frutti del proprio lavoro, lavoro artigianale, lento ma di valore perché radicato ai tempi e i valori delle proprie radici.

Domenica, la splendida iniziativa del movimento civico ha fatto conoscere ai presenti, oltre i frutti tardivi della nostra estate, anche due realtà dell’economia locale, due antiche masserie, due luoghi vetusti ma aggiornati alle necessità del moderno e allo stesso tempo capaci di portare avanti i sapori veri di una volta. La prima visita è stata quella a Masseria Romano a Rione Trieste, attiva e troppo spesso abbandonata frazione di Somma Vesuviana. Chi ci accoglie è Gaetano Romano il titolare dell’azienda, un uomo che ha lasciato una precedente attività di prestigio e responsabilità nel campo dei trasporti internazionali e ha deciso di tornare alle sue radici, là dove era nato e là dove era cresciuto riallacciando quel metaforico cordone ombelicare che forse rischiava di essere definitivamente tagliato. Gaetano, accompagnato da tutti i suoi familiari, è stato un padrone di casa e una guida paziente rispondendo a tutte le domande dei visitatori, interessandoli e sbalordendoli con la semplice bontà della nostra terra. Una visione nuova sui nostri prodotti più conosciuti come le tante varietà di noci e d’uva ma non lesinando una menzione a quei frutti il cui consumo va ormai scomparendo come il corbezzolo, il carrubo, la cotogna, il sorbo e l’azzaruolo.

La visita prosegue presso un’altra splendida realtà locale ma stavolta ci si sposta a San Giuseppe, a ridosso della famigerata Zabatta, in un contesto cittadino, dove inaspettatamente si apre la verde e antica dimora di Pier Francesco Ammendola, altro eccellente padrone di casa e cicerone instancabile. Qui conosciamo Nonno Luigi e zio Ciccio che ci inoltrano nell’arte del piennolo e in quella della raccolta e conservazione delle nocciole vesuviane. Oltre ad alberi centenari e ormai rari per la loro sostituzione con essenze più remunerative per un mercato globale e omologato, Pier Francesco alleva e accoglie anche alcuni animali da cortile tra i quali Peppeniello, l’autentico ciuccio napoletano.

Appagati dal buon cibo della mamma di Pier Francesco, dei prodotti della loro terra e dei dolci sani e buoni di Libera Feola, la contadina clandestina, come ama essere chiamata, siamo tornati a casa, ebbri di catranesca e felici per aver potuto conoscere un aspetto della nostra terra ancora sano, vero e soprattutto vivo.

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