Somma Vesuviana: le parole del sindaco in una lettera aperta ai cittadini
“Lettera aperta ai cittadini”. “So che non è una cosa comune, ma non ho mai ritenuto come prioritario rispetto alla vostra stima e amicizia l’attaccamento alla poltrona di sindaco”
Somma Vesuviana, martedì 22 settembre 2015.
Mi rivolgo agli uomini e alle donne di Somma Vesuviana, ma soprattutto ai giovani, con i quali ho sempre avuto un rapporto bellissimo, in queste ore mi sono trovato costretto ad assumere decisioni difficili per un unico obiettivo: il vostro benessere ed il vostro futuro. Ho improntato il mio mandato al servizio dei cittadini, dei deboli, dei disabili con un unico punto di riferimento, quello della legalità, della giustizia e della trasparenza e con la passione per la politica e per la gente che ho sempre avuto fin dai tempi del liceo e mai ho ritenuto il mio mandato come semplice e squallido “tirare a campare”.
Guidare una comunità straordinaria come quella di Somma Vesuviana, in un’epoca complessa come questa, non è cosa semplice; occorre dedizione totale, la possibilità di fare scelte coraggiose, la serenità di essere sempre puliti dentro.
Ebbene, poiché mi sono imbattuto in personaggi, a voi già noti, all’interno della mia coalizione politica che non hanno tenuto nella dovuta considerazione il bene della nostra città; che sono mossi esclusivamente da riprovevoli ambizioni personali e dalla incomprensibile ansia di riprendere a fare politica alla vecchia maniera, a proprio uso e consumo, per il rispetto che è doveroso ne vostri confronti ho ritenuto che il mio progetto politico non potesse più trovare cittadinanza.
So che non è una cosa comune, ma non ho mai ritenuto come prioritario, rispetto alla vostra stima ed amicizia, l’attaccamento alla poltrona di sindaco.
Questo periodo di amministrazione è stato comunque bellissimo, tanti sono stati i risultati che abbiamo ottenuto con i consiglieri e gli assessori che mi hanno sostenuto fino a oggi e tanti altri sono in fase di risoluzione.
Sono sicuro che mi comprenderete e che condividerete la mia scelta, vi rinnovo il mio impegno.
SOMMA PRIMA DI TUTTO E TUTTI
Pasquale Piccolo
(Fonte foto: rete internet)
Terra dei Fuochi: il comune di Acerra multa la fiaccolata contro le ecomafie
Sanzione di 400 euro all’organizzatore. Lo accusano dell’affissione abusiva dei manifesti che hanno annunciato il corteo di domenica contro le ecomafie.
Domenica sera alla Fiaccolata per la Vita di Acerra, il corteo notturno per dire “basta alle ecomafie”, hanno partecipato migliaia di persone, tra loro il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, l’altro leader del M5S, il deputato Alessandro Di Battista e il consigliere regionale di maggioranza dei Davvero Verdi Francesco Emilio Borrelli. E’ stato un successo notevole sulla via del rilancio della vertenza ambiente nel Napoletano. Ma ieri l’organizzatore della fiaccolata, Alessandro Cannacciuolo, ha vissuto uno spiacevole episodio: è stato convocato dalla polizia municipale ed ha dovuto firmare la notifica di una multa dell’importo di 400 euro. Motivo: affissione abusiva di alcune locandine che annunciavano la fiaccolata e che erano state affisse su spazi non consentiti. “Sono stato multato – replica intanto Cannavacciuolo – per essere stato semplicemente l’organizzatore e non l’autore materiale dell’affissione abusiva. Inoltre alla realizzazione della fiaccolata hanno collaborato tantissimi cittadini in forma del tutto volontaria e autonoma, distribuendo anche materiale per comunicare l’evento. A questo punto, visto che sul territorio c’è continuamente un’affissione selvaggia di pubblicità privata, quindi non certo a scopo sociale, pubblicità privata che nessuno “vede”, mi viene il sospetto che qualcuno voglia contrastare chiunque non si allinei al verbo dominante”. Intanto si moltiplicano gli attestati di solidarietà verso Cannavacciuolo e gli altri cittadini che hanno organizzato la fiaccolata. E’ stata anche creata una pagina facebook dal titolo significativo: “E adesso multateci tutti”.
(Fonte foto: rete internet)
Poggiomarino, lo strano caso dell’ex sindaco Vastola: condannato e assolto per lo stesso reato
Condannato e assolto per lo stesso reato. Quattro mesi di reclusione in sede penale e nessun addebito davanti alla Corte dei Conti.
La vicenda giudiziaria di Vincenzo Vastola, ex sindaco di Poggiomarino e primo in Campania ad essere stato sospeso per effetto della legge Severino, si arricchisce di un nuovo capitolo. Vastola, infatti, è stato assolto dalla prima sezione centrale di Roma della Corte dei Conti per la stessa vicenda per la quale nel 2012 fu condannato a quattro mesi, in primo grado, dal tribunale di Torre Annunziata per abuso. L’ufficio tecnico del Comune aveva autorizzato, infatti, l’installazione di cinque pali della luce nella strada privata dove risiede Vastola e l’ex primo cittadino fu coinvolto in quanto, secondo la sentenza, non poteva che essere a conoscenza del favore ricevuto. Dopo quella condanna nacque la legge Severino, con l’intento di “punire” i politici che si erano resi responsabili di reati e Vincenzo Vastola fu il primo in Campania a finire nelle grinfie di una legge che, successivamente, avrebbe fatto altre vittime illustri. Era il mese di febbraio del 2013. Vastola scontò tutti e diciotto i mesi di sospensione, poi tornò in consiglio regionale e infine si dimise per tentare l’avventura delle elezioni regionali. Fu dopo la sentenza penale che, per lo stesso reato, la Corte dei Conti, in primo grado, lo condannò pure a pagare 2000 euro, come danno provocato al Comune. Ma in appello la sentenza si è completamente ribaltata a favore di Vastola: il motivo dell’accoglimento del ricorso – spiegano i giudici di Roma – “fa leva sulla mancanza di nesso causale e dell’elemento psicologico della colpa”. Vastola, dunque, non dovrà pagare nulla all’ente. Liquidate a suo favore anche le spese legali. E ora lui afferma: “Seppure a distanza di tempo vengo ripagato di molte ingiustizie subite. Affronto, ora, con serenità anche il secondo grado di giudizio in sede penale
Ex Carrefour di Casoria: la Regione riapre il caso. Marciano: “Soluzione vicina”
L’assessore regionale al lavoro ascolta in audizione sindacati e dipendenti licenziati dal centro commerciale chiuso cinque anni fa.
Si riapre la vertenza ex Carrefour: l’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmeri, convocherà la banca proprietaria del primo centro commerciale napoletano, ubicato sulla cirmuvallazione esterna ma chiuso da cinque anni. Ne ha dato notizia, ieri, il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano. “Siamo ad un passaggio decisivo per l’esito della vertenza dei lavoratori ex Carrefour – spiega Marciano – abbiamo ribadito, d’intesa con le organizzazioni sindacali presenti all’incontro di ieri con l’assessore al Lavoro Palmeri la necessità di una ristretta con la proprietà del sito, ovvero BNL Paribas. E’ necessario sapere – aggiunge Marciano – se sono vere le notizie che si inseguono da qualche mese secondo le quali la banca è prossima alla definizione dell’atto di vendita ad un soggetto imprenditoriale. Se ciò fosse confermato, e ce lo auguriamo, si aprirebbe l’ultima fase della vertenza. L’assessore si è poi fatta carico di convocare nei prossimi giorni BNL Paribas per acquisire notizie certe e ha ribadito l’attenzione per giungere ad un esito positivo della vertenza confermando la disponibilità a mettere in campo tutti gli strumenti operativi a sostegno di soggetti imprenditoriali che subentreranno nel sito e che attingeranno forza lavoro dal bacino dei lavoratori in mobilità”.
Nel frattempo l’intero impianto versa in condizioni pietose: è ridotto a una discarica ed è stato depredato dai ladri.
(Fonte foto: rete internet)
Un caffè con…Fabrizio Palladino
Comandante della Polizia Locale di Sant’Anastasia da otto anni, tifoso sfegatato del Napoli Calcio, il Maggiore Palladino si racconta snocciolando dati, cifre e obiettivi del suo comando senza sottrarsi a domande, anche “scomode” sul suo privato.
Nel 2008, quando vinse il concorso nella polizia municipale a Sant’Anastasia (il sindaco era Carmine Pone), aveva 29 anni ed era, all’epoca, il comandante dei vigili urbani più giovane d’Italia. Di anni ne sono passati otto, lui ne ha oggi 37. Fabrizio Palladino sta per raggiungere, a breve, due traguardi: uno nella professione, l’altro nella vita privata. Dal primo ottobre non sarà più Maggiore, bensì Tenente Colonnello mentre, tra pochi mesi, diventerà papà per la prima volta. Gli abbiamo chiesto, come è naturale visto il ruolo che ricopre, della viabilità, dell’abusivismo, dei risultati di un comando vigili che sembra costantemente bersagliato di critiche, soprattutto per l’esigua presenza in strada del personale. Ma, come è nelle corde di questa rubrica, si è prestato a raccontarsi a tutto tondo, svelando non solo dati, cifre e obiettivi del suo comando ma anche le sue passioni, i suoi interessi, le sue ambizioni nella vita pubblica e privata.
Fabrizio, sei al comando della Polizia Locale di Sant’Anastasia da ben otto anni, arrivato qui con un piccolo record: eri il comandante più giovane d’Italia. Quanti anni avevi quando hai indossato per la prima volta la divisa da vigile urbano?
«Solo ventuno. Sono arrivato a Sant’Anastasia dopo sette anni da agente nella polizia municipale di Castellammare di Stabia, un’esperienza indimenticabile che mi ha formato tantissimo, poi ho tentato il concorso e l’ho vinto».
Perché hai scelto questa strada?
«All’inizio soltanto un caso, studiavo Giurisprudenza ed ero nel bel mezzo di una carriera universitaria. Mi sono imbattuto in un corso – concorso indetto dal Formez che reclutava personale per alcuni comuni della Campania. Ho tentato ed è andata benissimo, anche perché ho superato con facilità gli esami grazie agli studi universitari in corso. E poi sono “figlio d’arte”».
In che senso?
«Mio padre Roberto è vicecomandante della polizia municipale a Poggiomarino».
Ne hai seguito le orme.
«Non era questa l’intenzione, è nato tutto per caso. Ma alla fine ne sono contento».
La tua famiglia è sempre vissuta a Poggiomarino?
«Per i primi quattro anni della mia vita abbiamo vissuto a Scafati, in una casa costruita da mio nonno che era imprenditore edile, poi ci siamo trasferiti a Poggiomarino dove viviamo tuttora e dove, anche dopo il matrimonio, ho voluto restare. Mia madre Rosa è casalinga ed ho un fratello più piccolo, Marco, che vive e lavora a Londra con la moglie da quasi sette anni, mi manca tantissimo, siamo profondamente legati».
Hai i gradi di Maggiore, ma dal primo ottobre prossimo acquisirai il grado più alto della categoria.
«Sì, indosserò l’uniforme di Tenente Colonnello perché da pochi mesi la Regione ha finalmente approvato il nuovo regolamento che disciplina uniformi, distintivi e gradi della polizia municipale. La Campania era l’unica a non essersi adeguata, tant’è che se si ci sposta da Napoli ad alcuni comuni dell’hinterland si trovano divise ed uniformi tra le più disparate, anche nei colori. Invece ora si uniformeranno i fregi, ai comuni erano stati concessi 180 giorni di tempo per adeguarsi. Il regolamento è già passato in consiglio comunale e dunque, da funzionario D3, acquisirò automaticamente il grado più alto della categoria di appartenenza».
Qual è l’esperienza più curiosa che ti sia mai capitata da quando sei nella polizia municipale, da agente o da graduato?
«Ce ne saranno mille, magari quelle che proprio non capitano tutti i giorni sono gli interventi sui luoghi degli omicidi di esponenti della malavita locale a Castellammare, quando dovevamo tenere a bada non solo il traffico ma gli umori delle persone e dei curiosi. Ma non si possono proprio dire esperienze curiose, quelle mi sono capitate, sì. Una volta, ero già qui al comando di Sant’Anastasia, un cittadino chiamò per avvisarci che in via Emilio Merone vagava una pecora randagia. Disse proprio così, “pecora randagia”.
E tu cosa hai fatto?
«Dopo il comprensibile stupore ci siamo chiesti cosa fare. Alla fine abbiamo chiamato l’Asl, rintracciato il pastore alla quale era scappata e messo fine alla fuga dell’ovino che randagio non era».
Ti piace Sant’Anastasia?
«Lo trovo un paese molto bello, con tantissime potenzialità delle quali molte inespresse. Fino a otto anni fa non lo conoscevo per nulla, ci ero venuto solo un paio di volte per visitare il Santuario di Madonna dell’Arco, da fervido credente quale sono. Ma devo dire che all’epoca non collegavo per nulla il Santuario a Sant’Anastasia, come tanti pensavo che Madonna dell’Arco fosse un paese a sé. Ora lo conosco bene, è stata una scoperta piacevolissima e positiva e ho incontrato tanta gente per bene con la quale ho legato».
Hai molti amici, qui?
«Amici forse è una parola grossa, non ne ho moltissimi. Ma ci sono tanti conoscenti con i quali, specialmente nei primi anni di servizio, quando ancora avevamo meno pensieri, abbiamo condiviso ore piacevoli e anche talvolta uscite mondane. Dal 2013 sono sposato con Elisa, quindi la mia vita è un po’ cambiata».
Stai anche per diventare papà.
«Sì, la nascita di mio figlio è prevista entro l’Epifania 2016. Sarà un maschio e si chiamerà Roberto, come il nonno. Ho voluto fare questa sorpresa a mio padre che non se l’aspettava. Dapprima è rimasto stupito, direi esterrefatto, poi ha cominciato a realizzare ed è entusiasta».
Tua moglie Elisa lavora, da meno tempo di te, al Comune di Sant’Anastasia. Arrivate insieme al mattino?
«Spesso, non sempre. Lei è istruttore contabile all’ufficio tributi e vincitrice di concorso. Si è laureata in Scienze Economiche e Bancarie a Siena, in una delle migliori facoltà in Italia, ed è specializzata in direzione e controllo delle aziende pubbliche».
Sai che sono state fatte insinuazioni? La moglie del comandante che vince il concorso…
«Certo che lo so, qualcosa ho sentito e altro ho anche letto sui social network. Ma sotto questo profilo sono talmente sereno che posso sorriderne. Chi ha fatto tali insinuazioni non conosce di sicuro mia moglie né la cultura dalla quale entrambi proveniamo. Elisa mi stupisce ogni giorno per la sua preparazione, mi sbalordisce per il suo impegno, per il suo sapersi calare nelle realtà, e nessuno più di lei meritava di vincere quel concorso. Non si tratta di presunzione, è che l’ho guardata studiare seriamente, ha passato giorni e giorni sui libri, senza uscire di casa, poco dopo essersi laureata e specializzata a pienissimi voti e con lode. Ed essendo persona preparatissima, sapevo che se non avesse vinto questo concorso le sarebbe sicuramente andato bene il prossimo, di domande in altri Comuni ne aveva fatte tante».
Anche tu hai continuato a studiare, pur lavorando?
«Sì, sono laureato in Giurisprudenza e ho svolto il praticantato forense all’Avvocatura municipale del Comune di Castellammare di Stabia fin quando sono stato lì, poi con un dominus privato a Poggiomarino. Ma non mi sono mai pentito della scelta che ho fatto, la polizia municipale è la mia ragione di vita, adesso più di prima. Avrei fatto l’avvocato, ma il richiamo della divisa è stato più forte».
E al contrario di tanti tuoi colleghi non hai tentato altri concorsi, non vuoi andare via da Sant’Anastasia?
«Molto probabile che non ne abbia più tentati per questo. Del resto, nel corso degli anni, si è occasionalmente presentata la possibilità di acquisire esperienze di comando in altri comuni, contemporaneamente. Ho sempre declinato l’invito perché per me è importante dedicarsi anima e corpo ad una esperienza. Bisogna fare una cosa e farla bene».
Hai lavorato fianco a fianco con tre sindaci: Carmine Pone, Carmine Esposito, Lello Abete. Come è andata?
«Ho avuto con tutti e tre un ottimo rapporto che sussiste ancora attualmente, anche in termini affettivi. Quando nel lavoro c’è chiarezza e lealtà i momenti di contrasto sono naturali, ma non possono che discenderne cose positive, sia pure con posizioni differenti. Tutti e tre si sono resi conto che alcune volte bisogna dire dei “no” su questioni tecniche e che questi ultimi non sono stati mai dettati, e mai lo saranno, da altre ragioni».
Qual è il no più difficile che hai detto?
«Preferisco tenerlo per me, precisando che non parliamo di chissà quali strane vicende. Mi è capitato di dare pareri sfavorevoli quando non c’erano i presupposti tecnici per perseguire determinate soluzioni. In materia di viabilità, ambiente, soluzioni sanzionatorie, organizzazione del servizio, null’altro che questo».
Quanti vigili ci sono a Sant’Anastasia?
«Abbiamo al momento 20 unità, dunque siccome il fabbisogno – stando alla legge regionale sulla polizia locale – dovrebbe essere di almeno 48 (uno ogni 800 abitanti e uno ogni 600 se il territorio è a vocazione turistica), siamo sotto organico di 25 unità. Il numero effettivo impiegato quotidianamente diminuisce in maniera drastica a causa delle assenze per ferie residue (le ferie vanno programmate secondo esigenze di servizio), permessi studio (ci sono agenti che si stanno laureando e la legge gli riconosce il diritto ad assentarsi o ad avere turni agevolati), permessi per legge 104, permessi retribuiti per motivi personali, malattie, riposi compensativi, recupero di eccedenze orarie…».
Messa così devo chiederti se su venti vigili ne rimane qualcuno, ogni giorno…
«Tu sai che in ufficio deve esserci un piantone, ebbene a volte siamo costretti a chiudere il comando per assicurare almeno una pattuglia in strada, soprattutto di domenica, e questo la gente non lo sa. A volte magari chiamano, non risponde nessuno e dall’altro capo del filo ci si immagina che qualcuno stia lì a grattarsi la pancia, ma non è così. La verità è che questa situazione, la carenza di personale, ci obbliga finanche a far allontanare il personale adibito a rispondere al telefono in maniera da assicurare la presenza di agenti che controllino il territorio. C’è da dire, peraltro, che di queste venti unità a disposizione l’80 per cento è ultracinquantenne e alcuni – che rivestono anche ruoli delicati in settori di responsabilità – si avviano al pensionamento. I nostri vigili sono oberati da documenti, sommersi da carte e procedimenti necessari e non si sa come ovviare a tutto ciò. Non abbiamo un esercito, purtroppo. Questo i cittadini devono saperlo».
Andiamo per ordine, in quanti si occupano di cosa e in che settori?
«C’è chi si occupa della parte amministrativa, dunque protocollo, archivio degli atti, predisposizione delle determine e delle proposte di deliberazione, risposte ai fax, controllo della pec, smistamento della posta negli uffici, qui devono essere almeno in due. Nell’ufficio verbali si alternano in quattro, due per turno. In strada ci sono effettivamente quattordici agenti, sette per turno che, per tutto quel che dicevamo prima, si riducono essenzialmente a quattro».
Dunque se non ci fossero gli ausiliari del traffico che controllano la sosta a pagamento, per voi sarebbe impossibile gestire anche questa?
«Ritengo che il servizio sia stato esternalizzato proprio per questo motivo, con il personale della Polizia Locale sarebbe stato impossibile. Per non parlare della realizzazione della segnaletica orizzontale e verticale, dei parcometri, dell’assunzione del personale addetto al controllo, dei software gestionali. Impensabile addossarlo a noi, con venti unità già oberate di lavoro. Gli ausiliari sono sei, tolto il personale amministrativo e rispondono alla ditta circa l’attribuzione delle zone e il controllo, al comando di polizia municipale, invece, per ciò che concerne il corretto procedimento sanzionatorio. Devo dire che lavorano tanto e bene».
Quanti posti auto delimitati da strisce blu, dunque a pagamento, ci sono a Sant’Anastasia?
«Non ricordo il numero esatto, ma credo circa 650».
Sono sufficienti? Sono troppi?
«Questo dovresti chiederlo agli amministratori comunali. Da tecnico potrei solo dirti che eventualmente ci sarebbe la possibilità di ampliare la sosta a pagamento ed è nelle facoltà dell’amministrazione farlo in altre zone».
Devo chiedertelo, giacché i cittadini lamentano la tua scarsa presenza in strada: tu sei a Sant’Anastasia tutti i giorni?
«Le mie presenze sono facilmente controllabili, non solo perché sono qui costantemente ma perché esiste un marcatempo. Per gli scettici, consiglio un’indagine all’ufficio del personale. Ma posso aggiungere una cosa che mi sta a cuore proprio sul personale?».
Certo, cosa?
«L’amministrazione comunale, il sindaco in particolare, è costantemente impegnata a cercare una soluzione per ampliare l’organico della polizia municipale, devo dirlo per onestà. C’è un concorso che sarà espletato a breve per assumere quattro unità a tempo indeterminato, sia pure part time. Purtroppo determinati provvedimenti normativi nazionali, penso all’ultimo decreto sugli enti locali, hanno legato le mani alle amministrazioni comunali e di fatto le assunzioni sono bloccate ad ogni livello. Attendiamo sviluppi, ma devo dire che per il sindaco è un cruccio quotidiano e lo ringrazio perché mi ascolta e spesso ha tramutato le richieste in azioni, il concorso ne è un esempio lampante. Così pure in occasione di eventi: per la festività dell’Incoronazione della Madonna dell’Arco sono stati assunti sei agenti a tempo determinato, esperienza che purtroppo terminerà il 30 settembre. Di più non si poteva fare, né per la legge, né per le risorse che abbiamo giacché questo è possibile solo con i proventi dei verbali elevati per trasgressioni al codice della strada».
Quanto si incassa in un anno?
«Negli ultimi anni la somma si aggira sui duecentomila euro e la sosta a pagamento ha influito tantissimo. I duecentomila euro non corrispondono naturalmente alla mole di verbali elevata, molto più cospicua, perché purtroppo la percentuale di riscossione è molto bassa, come in tutta Italia. Ad oggi stanno arrivando le cartelle del ruolo 2012».
Il problema più difficile che ti sei trovato ad affrontare a Sant’Anastasia?
«Sono arrivato qui durante l’emergenza rifiuti, a gennaio 2008, catapultato in una realtà di fuoco, ero giorno e notte insieme al sindaco Pone nelle zone dove la situazione causava vere e proprie rivolte popolari, incendi di cassonetti e quant’altro. Ma anche la vicenda dell’isola ecologica oggi aperta, quando il sindaco era Carmine Esposito, è stata delicata, ci furono rivolte e momenti concitati dove volarono anche parole grosse – e di sicuro non vere – sulle forze dell’ordine».
Parliamo di viabilità. Tu conosci bene le strade di Sant’Anastasia?
«Dopo otto anni, ci mancherebbe. Anche se qualcuno dice che esco poco in strada. Ma chi lo dice non conosce evidentemente il ruolo del comandante che è anche un dirigente ed è chiamato a compiti di amministrazione attiva, all’adozione di atti, procedure, gare, affidamenti, gestione del personale, rendicontazione delle entrate e delle spese…».
Se continui finisco per definirti un burocrate…
«Nel senso più buono del termine, quello positivo. A certi compiti non ci si può sottrarre e sono contento di avere tutti gli atti e le procedure in regola. È uno dei miei obiettivi primari perché io devo essere innanzitutto il garante di regolarità amministrativa. Sugli atti ci metto la mia firma. E la mia faccia. Diventa difficile, soprattutto in queste condizioni di carenza di organico, essere presenti assiduamente in strada. Ma quando è necessario e l’occasione lo richiede ci sono sempre, è contro la mia indole lasciare il personale abbandonato a sé stesso e se devo presidiare transenne insieme a loro non mi tiro certo indietro. Se sono chiamato invece a compiti interni, devo adempiere ai miei doveri».
Parlavamo di viabilità. Facciamo un esempio: su via Romani insistono attualmente bar e attività di ristorazione davanti ai quali la sosta selvaggia crea innumerevoli problemi e anche rischi, giacché non è certo una strada sulla quale si potrebbe parcheggiare. Insomma, si finisce per avere un doppio senso di circolazione con una sola carreggiata, visto che l’altra è costantemente occupata da auto di chi va a bere un caffè o si siede comodamente ai tavolini. Soluzioni?
«Per quanto riguarda la sosta selvaggia su via Romani dove insistono – direi fortunatamente per la collettività – noti esercizi pubblici, bar, ristoranti e luoghi di culto, sappiamo che c’è un problema, quello di un malcostume diffuso, non solo qui ma in tutta Italia. Riceviamo continue sollecitazioni non solo dai cittadini ma anche dall’amministrazione comunale. Le pattuglie sono presenti in zona e passano ogni giorno, ma una presenza costante e assidua non possiamo garantirla, per le note carenze di organico. Però posso darti dei numeri: nell’ultimo anno, in via Romani e presso quei noti esercizi commerciali, sono stati elevati 800 verbali, solo per divieto di sosta. Il problema si acuisce in tarda serata e in ore notturne, quando il personale della polizia municipale non è presente in servizio. Per determinate problematiche non esistono per forza soluzioni tecniche adottabili, magari ci sono soluzioni amministrative che possono consistere in una maggiore presenza del personale o comunque di altre forze dell’ordine che implicherebbero un maggior numero di sanzioni elevate o solo una prevenzione. Ma la verità è che una maggiore presenza non possiamo garantirla al momento, auspichiamo che ci sia un rimpinguamento di personale che aiuti nella prevenzione e nella repressione».
Ammesso che ci sia, e lo speriamo tutti, pur dedicando due, quattro, otto vigili, solo a quella zona, lo sai anche tu che a un certo punto della serata i turni finirebbero, gli agenti andrebbero via e si ricomincerebbe daccapo. Non sarebbe il caso di prevedere almeno su un tratto di via Romani un senso unico di marcia? Ipotesi: dal Santuario fino all’incrocio con il Boschetto?
«Laddove mi chiedessi se la ritengo una soluzione tecnicamente valida, posso dirti che è probabile sia così, però un cambio di senso della circolazione non deve servire ad eliminare un problema di sosta selvaggia ma innanzitutto a migliorare la viabilità».
Alleggerirebbe anche il transito intorno al Santuario, mitigherebbe i rischi di incidenti in quel tratto, più di così…Non l’hai proposta tecnicamente come soluzione agli amministratori?
«Ne abbiamo parlato. Come soluzione sarebbe valida perché potrebbe anche contribuire a creare nuovi posti auto su via Romani, con beneficio di tutte le attività commerciali che insistono sulla strada».
C’è da dire che è già stato sperimentato nella consiliatura del sindaco Iervolino, quando l’assessore alla viabilità era l’attuale consigliere Pd di opposizione Antonio De Simone. Dire che i commercianti di Madonna dell’Arco protestarono vivamente è usare un dolce eufemismo.
«Sì, me ne hanno parlato. E stando al parere dei collaboratori che all’epoca ne hanno visto i risultati, so che quella soluzione portò, per il tempo che fu adottata, notevoli benefici alla circolazione stradale. Obiettivi sui quali, insieme al sindaco, ragioniamo costantemente. Tant’è che abbiamo risolto problematiche annose, penso all’adozione del senso unico nel secondo tratto di via Capodivilla, all’adozione del senso unico su via Michele Arcangelo, al senso unico di via Leopardi – via Petrarca che era stato teatro di pericolosi sinistri perché i sensi di marcia non erano facilmente individuabili. Abbiamo cambiato i sensi di marcia al quartiere Sant’Antonio. Ma tra le soluzioni possibili, ve ne sono di semplici e di complicate. Per via Pomigliano, per esempio, ne stiamo pensando diverse che sono al vaglio, come una rotatoria alla francese all’intersezione con via Emilio Merone. Ma diciamola tutta, il traffico non deriva per forza e sempre da problematiche di viabilità o da errori nella concezione della mobilità urbana, bensì spesso dalla mole notevole di veicoli in strada in determinate ore di punta. Via Pomigliano è una strada che collega tre centri di grandi dimensioni, Pomigliano d’Arco, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, su di essa insistono una statale e una ex statale, un centro commerciale, una strada di collegamento con un frequentatissimo supermercato e con Madonna dell’Arco, più distributori di carburante. Ad una certa ora è fisiologico che ci sia traffico e anche l’adozione di sistemi come la rotatoria possono decongestionare un po’ ma certo non risolvere definitivamente il problema».
Ci sono altri punti «difficili», come via Arco e via Primicerio, qui si creano problemi soprattutto all’altezza di un noto supermercato.
«Su via Arco il traffico non è peggiore che su altre strade, sempre nelle ore di punta, del resto è un quartiere popolosissimo. Su via Primicerio il problema deriva come sempre dal malcostume. Ma i vigili, pur in affanno di organico, sono presenti, sempre. Lo dimostrano i numeri: in questo primo semestre 2015 sono stati elevati, per divieto di sosta, circa 4200 verbali, il 10 per cento in più dello scorso anno nel medesimo periodo temporale».
Leggende metropolitane che spesso sono tradotte in accuse, anche gravi, sui social network, raccontano di vigili urbani in servizio che sostano un po’ troppo e spesso nei bar. Devo precisare che io non ne ho mai incontrati, però la domanda devo fartela comunque. Ne sai qualcosa?
«Mi piacerebbe che queste leggende avessero un nome, perché in mancanza di prove sono solo accuse molto gravi. Sono abbastanza sicuro di come lavorano i miei collaboratori e nessuno di loro si rende autore di condotte criminose, perché qui parliamo di reati, di omissioni in atti di ufficio. E io non esiterei a querelare chicchessia per diffamazione, laddove mi capitasse personalmente di sentire o leggere cose simili».
A tuo parere, qual è il più grosso problema di viabilità di Sant’Anastasia?
«Certo, il sogno di tutti sarebbe eliminare il traffico. In alcuni casi dobbiamo purtroppo tenercelo. Ma sono state adottate soluzioni delle quali rivendichiamo i risultati. Penso all’apposizione di segnaletica più visibile nell’intersezione tra via del Pruneto e via del Ciliegio, alla sostituzione delle barriere protettive in via Generale Riccardo De Rosa, gli accorgimenti sono stati adottati, purtroppo il traffico c’è e auspicherei più attenzione da parte dei cittadini, un maggiore senso civico e il rispetto delle norme del codice della strada, perché spesso una soluzione tecnica efficace non c’è e magari non dipende nemmeno dai Comuni. Mi riferisco alla ipotesi di miglioramento delle infrastrutture nel senso più ampio del termine, alla creazione di nuove strade per cui si deve muovere probabilmente qualche ente sovracomunale, come nel caso del raddoppio della statale 268. Una viabilità alternativa che possa deflazionare seriamente arterie importanti come via Pomigliano e via Arco, se no parliamo del nulla».
In otto anni ti sarà capitato di intervenire spesso sul nostro tratto della 268 in occasione di incidenti anche gravi.
«Certamente e con gli altri comandanti della polizia locale dei paesi limitrofi abbiamo sottoscritto un protocollo operativo con la Prefettura, proprio negli ultimi anni. Abbiamo acquistato un dispositivo per il controllo della velocità impiegato molto spesso con ottimi risultati, di fatto c’è una drastica diminuzione degli incidenti».
Che automobilisti sono gli anastasiani?
«Non sono peggiori degli altri automobilisti della provincia di Napoli, spesso commettono infrazioni per mancanza di alternativa, per esigenze particolari dovuti agli odierni ritmi frenetici. Non è una giustificazione e si deve stare attenti, ma di fatto è così».
I parcheggi sono sufficienti in paese?
«Ti dirò, ritengo di sì. Ciò non toglie che se ve ne fossero di più sarebbe positivo. Nella zona del mercatino settimanale, per esempio, non c’è effettivamente possibilità di sosta nel giorno in cui si installa il mercato, tranne un piccolo spazio ritagliato negli ultimi anni. Ma l’unica soluzione tecnica sarebbe dislocare il mercato altrove, altre soluzioni praticabili non ve ne sono e le decisioni in merito spettano ovviamente solo all’amministrazione comunale».
Sul fronte dell’ambiente, disponete di un nucleo di polizia dedicato, vero?
«Sì, abbiamo istituito, anche su suggerimento dell’amministrazione, un nucleo di polizia ambientale, cosa diversa dagli ispettori ambientali istituiti per decreto dal sindaco. Abbiamo i dati: nel primo semestre 2015 sono stati elevati circa 35 verbali per mancato rispetto della raccolta differenziata. Ci muoviamo con l’ausilio degli ispettori ambientali e del personale dipendente della ditta che effettua la raccolta, apriamo i sacchetti e cerchiamo di scovare eventuali trasgressori, non sempre ci si riesce. Occorrerebbe in effetti una capillare sensibilizzazione in materia perché lascia sbigottiti il rendersi conto che c’è ancora chi non riesce a comprendere la differenza tra secco residuo e indifferenziato. Tant’è che quando ci troviamo a sanzionare queste persone, cadono dalle nuvole, letteralmente. Molti ritengono che nel secco residuo possano inserire tutto ciò che non conferiscono gli altri giorni, quindi vi troviamo umido, carta, plastica. Se non si provvede a fare informazione costante con gli anziani, nelle famiglie, nelle scuole, la situazione non si recupera. Noi ci mettiamo tanto impegno, ma il nostro nucleo di polizia ambientale, con i numeri che abbiamo, può uscire al massimo due volte alla settimana. Pur volendo attribuire a questa tematica un’importanza prioritaria, non possiamo fare altrimenti, bacchette magiche non ne abbiamo».
Trasgressioni sulla raccolta differenziata a parte, ci sono anche sversamenti di entità diversa. Rifiuti speciali sversati illegalmente. Ha fatto molto rumore il caso di via Casarea da dove – le immagini del prima e dopo lo raccontano chiaramente – sono stati addirittura trafugati dei rifiuti speciali.
«Anche noi inoltrammo un’informativa all’autorità giudiziaria in merito sulla presunta sparizione, purtroppo solo a carico di ignoti. Lo stesso fece l’ufficio competente».
«Presunta» sparizione? Se il funzionario preposto ha presentato una denuncia, tanto presunta non mi pare.
«Finché non si arriva al termine delle indagini, è ovvio che si usi cautela. Ma noi vorremmo davvero essere sempre in grado di individuare questi delinquenti senza alcuno scrupolo. C’è da dire che per i reati ambientali, nonostante la stretta del Governo, è sempre più difficile individuare i colpevoli, nonostante si abbia adesso, un sistema di videosorveglianza funzionante. Anche in via Casarea ora ci sono due telecamere».
I punti più a rischio?
«Quelli periferici, ai confini con Pomigliano d’Arco, Casalnuovo e Somma Vesuviana. Non si può certo pensare a telecamere su ogni strada di Sant’Anastasia e i delinquenti abituali, perché di questi si tratta, riescono spesso a sottrarsi ai controlli».
Sugli abusi edilizi, invece, puoi fornire qualche dato?
«Sarò molto preciso, nel primo semestre 2015 ci sono state 29 denunce e relative informative per abuso edilizio. Dato immediatamente aggiornabile aggiungendone ad oggi, al massimo, altre tre. Quanto all’entità, è difficile che oggi siano creati dal nulla nuovi manufatti a destinazione abitativa. Per lo più si tratta di piccoli aumenti di volumetria, apertura di finestre, violazioni di sigilli, condotte di minore portata rispetto al passato. Qui a Sant’Anastasia ci sono stati momenti, anche prima del mio arrivo – e qui va fatto un plauso al nostro settore di polizia edilizia – in cui si è lavorato tantissimo e senza sosta, giorno e notte, con sequestri, informative e quant’altro».
La cosa più strana che ti abbia chiesto un amministratore?
«Non entro in dettaglio, ma a volte è pervenuta qualche richiesta irrealizzabile e abbiamo dato parere sfavorevole, come ci tocca fare. Ma il fatto più strano è che forse richieste simili pervengono da chi non sarebbe deputato a farle, da chi non ha cognizione tecnica e preparazione tale da capire che quanto vorrebbero non è possibile. Ma siamo molto educati, aperti e pronti a confrontarci con tutti».
Non molto tempo fa, è cronaca, alcuni vigili urbani lamentarono, con un documento sottoposto all’amministrazione comunale, una sorta di incompatibilità ambientale nel comando di polizia municipale, accennando a tue presunte vessazioni e mettendo nero su bianco la preoccupazione che in un ambiente dove chi lavora è autorizzato a portare pistole, la situazione potesse degenerare.
«Si parlava di porto d’armi, non di pistole».
Beh, non è che in dotazione abbiate temperini…Com’è finita?
«Guarda, parlarne significa già attribuire eccessiva importanza a una vicenda che ha del ridicolo. È stata inoltrata informativa alla Procura della Repubblica e tutto è nelle mani di chi è deputato a valutare e vagliare determinati documenti, perché qui di documenti si tratta. Non c’è mai stato, lo sottoscrivo, nella nostra struttura, un solo episodio che lasci presagire un clima pesante. A ben leggere quel documento di cui parli e scritto da qualcuno, si identificava me come un comandante che pretende troppo rispetto delle regole, avvezzo a segnalare procedimenti disciplinari laddove le regole, appunto, non fossero rispettate. Sono dunque soddisfatto, ecco perché non mi va di attribuire troppa importanza alla cosa, che la maggioranza del comando, delle persone con le quali ho l’onore di collaborare ogni giorno, abbia formalmente preso le distanze da quella ridicola vicenda».
C’è dunque qualcuno che le distanze non le ha ancora prese?
«Probabilmente chi non è in linea, in sintonia con il mio modo di agire e di operare. Ma accade ovunque, la cosa fondamentale per me è il rispetto delle regole, ribadisco. Lo pretendo prima da me stesso e poi da tutti gli altri».
Sei autoritario?
«Il ruolo di comandante è difficile, soprattutto quando lo si intraprende giovanissimi e si rischia di non essere presi subito sul serio. Allora può capitare che, per imporre determinate condotte, si finisca per adottare un comportamento autorevole, non certo autoritario. Con la maggior parte del personale sono in completa sintonia e sono contento, sotto questo profilo, che l’amministrazione comunale abbia preso atto della regolarità e della correttezza del mio operato su tutti i fronti e su ogni livello. Ciò è facilmente verificabile nella documentazione depositata in municipio. Dunque sono tranquillo e sereno, in merito. Ovviamente non posso pretendere che tutti siano d’accordo con la mia maniera di vedere le cose. Ho un grande difetto, sono testardo e quando sono nel giusto vado avanti senza farmi intimorire e pretendendo che le regole si rispettino. Se si dice che io sia intransigente, intendendo che chiedo e pretendo rispetto e correttezza, allora lo sono».
Sei mai stato minacciato durante la tua esperienza lavorativa?
«Parliamo di minacce a pubblico ufficiale nel senso più infimo del termine, magari qualcuno che pretendeva non facessi il mio dovere, non elevassi un verbale. Sì, ci sono procedimenti penali instaurati, qualcuno concluso, qualcuno in itinere. Parliamo di piccole cose, a Castellammare di Stabia, non qui da comandante».
Ti sei mai pentito di non aver scelto l’avvocatura?
«No, amo questo lavoro e provo tristezza nel vedere che non è giustamente valorizzato. Ci sono, nelle polizie locali, tantissime professionalità sprecate in ruoli di impiegati in divisa, con tutto il rispetto per gli impiegati. Auspico una riforma che inserisca la polizia locale nel comparto sicurezza, luogo che ci è congeniale per funzioni che di fatto svolgiamo».
Cos’è che invece sognavi di fare da bambino?
«Questo è un discorso del tutto diverso. Sì, ammiravo mio padre perché sono cresciuto accanto a lui, tornava a casa con l’uniforme e io lo ammiravo, sono cresciuto nel comando di polizia municipale dove mi accompagnava quando non era in servizio. Però allora io sognavo di fare il medico, di diventare un ortopedico perché magari giocando a calcio e subendo infortuni pensavo che un giorno avrei potuto curare quelli dei campioni. O anche un ginecologo, per veder nascere i bambini. Cosa meravigliosa che tra pochissimo mi capiterà, da papà, non da medico».
Cosa vorrai insegnare a tuo figlio?
«I valori con i quali sono cresciuto io, perché credo di essere figlio della persona più onesta della terra. Mio padre, anche nelle piccole cose, è fermo e deciso nel non ledere mai le aspettative di correttezza, di onestà e di lealtà che gli altri nutrono nei nostri confronti. Vorrei insegnargli a non avere paura, mai. L’onestà, la correttezza, la lealtà, la trasparenza nei rapporti. Nella vita io ho sempre detto le cose così come stavano e questo mi ha forse reso inviso a qualcuno che mi ha chiuso qualche porta».
Chi guarda il tuo profilo facebook durante una partita del Napoli o poco dopo si rende conto subito di quanto tu sia uno sfegatato tifoso. Da sempre?
«Sì, forse il più passionale in famiglia. Mio padre segue moderatamente il calcio, mio fratello è molto tifoso ma è a Londra e riesce pochissimo a guardare le partite. Io sono malato, mettiamola così».
Ipotesi: sei in servizio mentre sta giocando il Napoli. Che fai?
«Soffro. Ma non la guardo la partita, non lo farei mai. Butto un orecchio alle radioline o ai televisori che hanno il volume alto, magari. Sono abbastanza fortunato, devo dire, perché molte manifestazioni si organizzano giustamente non in coincidenza con le partite. Divento passionale, senza freni inibitori, un’altra persona, quando seguo le partite. Chi mi guardasse allora non potrebbe riconoscermi. Per me è una questione di appartenenza, quando vince il Napoli la sento come vittoria di una terra, di una città, di un popolo che in qualche modo si riscatta. Non vedo l’ora di leggere e ascoltare i commenti dei tifosi del nord che in quel momento ci invidiano».
Il calciatore che hai ammirato di più?
«Da napoletano non posso che rispondere Diego Armando Maradona, per noi è stato calcisticamente un Messia. I limiti dell’uomo, invece, sono noti».
Quello in attività, invece?
«Tecnicamente Gonzalo Higuain è un campione. Se parliamo di calcio mondiale, Cristiano Ronaldo e pochi altri».
Tu giochi a calcio?
«Ho giocato a livello agonistico in squadre di serie minori di calcio a cinque, adesso purtroppo un infortunio mi tiene lontano dai campi di calcetto. Sono stato operato un anno fa per la rottura del legamento crociato anteriore, un intervento molto complesso e che richiede lunga riabilitazione. Qualcuno riesce a tornare in campo, io sogno di farlo a breve perché quando gioco mi sento davvero meglio, è un modo di allontanarsi dai problemi e dai pensieri quotidiani».
Porti al collo un rosario con un crocifisso, sei credente?
«È un regalo di mia suocera al quale tengo molto. Sono credente, osservante, praticante, prego moltissimo anche durante il giorno e vado sempre in chiesa. D’altronde ho ricevuto una educazione cattolica bellissima dai miei genitori e sono cresciuto facendo il chierichetto per tanti anni. Ho conosciuto sacerdoti straordinari, educatori che ricordo con affetto, tutto quel che faccio nella vita lo compio affidandomi al Signore. Mia moglie mi accompagna in questa fede e mia madre è attualmente una ministra straordinaria dell’Eucarestia».
Qual è il peccato al quale non riesci a rinunciare?
«Anche due, la gola e l’ira. I peccati che fondamentalmente commettiamo tutti. Essere cattolici non vuol dire non essere peccatori ma riconoscere che siamo esseri limitati, piccolissimi. Significa affidarci a chi può darci la forza, liberarci come d’incanto da tutti i pesi».
Entri spesso nel Santuario di Madonna dell’Arco?
«Meno di quanto dovrei e vorrei. Ma come tutti i cattolici credenti, al cospetto di quel quadro, provo emozioni fortissime. A dire il vero provo emozione entrando in ogni chiesa. Mi piacerebbe andare in Santuario ogni mattina, fare una preghiera e affidarmi alla Madonna. So però che mi ascolta anche se non riesco ad andarvi sempre ed è Lei che mi protegge spesso da tanti miei errori».
Il Lunedì in Albis è un giorno importante per Madonna dell’Arco. Se potessi decidere tu, da tecnico, impediresti l’installazione di quella sorta di fiera – mercato con le bancarelle che poi si aggrava con l’avvento di abusivi come se piovesse? So che le scelte non ti competono ma spettano all’amministrazione, lo dico io prima che lo faccia tu, ma parliamo per ipotesi.
«Io ritengo che i venditori ambulanti facciano parte comunque della tradizione popolare, molti non riescono ad immaginare questa festività, sia pure di carattere religioso, senza la loro presenza. Non si può non ascoltare queste istanze che provengono anche dalla collettività».
Sostieni che siano i cittadini a volerli?
«Non dico questo, solo che mi capita di ascoltare pareri contrastanti».
Allora ti faccio una sorta di provocazione: Madonna dell’arco si candida a diventare zona turistica. Uso il «si candida» perché per me, essere zona turistica, significa anche che in occasione degli eventi importanti, quelli che il turismo lo attirano, l’indotto locale c’è e può lavorare. Il Lunedì in Albis, a Madonna dell’Arco, l’indotto locale (negozi, alcuni bar, attività commerciali) chiude i battenti perché si ritrova schiacciato da una massa incontrollabile di folla, con una selva non solo di venditori ambulanti «autorizzati» ma di abusivi che restano magari pure i giorni successivi. A me sembra una contraddizione in una zona turistica, a te no?
«Messa in questi termini lo è sicuramente. Qualcosa potrebbe essere fatto in merito ma non so fino a che punto un Comune ne abbia la forza. Mi metto nei panni di chi dovrebbe decidere in questo senso e sarebbe auspicabile forse la presenza di operatori di un certo ramo, da venditori di prodotti tipici a quelli di oggetti di carattere religioso. Però non occorrerebbe un corpo di polizia municipale, sia pure ben nutrito, ma un esercito vero e proprio. In quella giornata assistiamo ad un’invasione che ci travolge letteralmente, con il personale a disposizione non riusciamo nemmeno a chiudere i varchi che andrebbero chiusi. Inoltre, c’è una cosa che forse non tutti hanno considerato: quella è una giornata festiva infrasettimanale, dunque ogni operatore della polizia municipale avrebbe il diritto, sancito ora anche dalla Cassazione, di restare a casa, io non potrei costringere nessuno a lavorare. Eppure devo ringraziare il buon senso di persone che da trent’anni rinunciano alla Pasquetta in famiglia e che per pura devozione scendono con me alle tre del mattino per chiudere le strade. Ma il più forte torna a casa, dopo ore ed ore, con i dolori. Non riusciamo numericamente nemmeno a sostenere la mole della viabilità, non è pensabile volgere anche lo sguardo verso chi installa abusivamente una bancarella. Questo le persone devono saperlo, sfido chiunque, il prossimo anno a restare con noi tutto il giorno e parte della notte, oppure a sedersi con me i giorni in cui sono alle prese con l’organizzazione del servizio».
Sfida accettata, se mi consenti un reportage dal punto di vista della polizia municipale.
«Volentieri, sarai la benvenuta».
La politica ti piace?
«Fa parte della vita quotidiana, per non appassionarsi alle vicende del proprio Paese si dovrebbe essere lontano dalla realtà. Ma non sento alcun desiderio di attivismo, ciascuno deve fare quello per cui è portato».
Quale politico segui con più interesse?
«Attualmente nessuno, non ci sono più leader carismatici, quei visionari della politica che avevano capito tutto a prescindere dagli schieramenti: Enrico Berlinguer, Aldo Moro, Alcide De Gasperi. Oggi non vedo chi potrebbe essere su quel livello, forse perché la politica è diversa, meno vicina alla gente».
Non ti chiedo chi hai votato alle ultime politiche…
«Non te lo direi».
Infatti ti chiedo per chi non voteresti mai.
«Non ti dirò nemmeno questo. Soltanto che sono un cattolico moderato, non mi piacciono gli estremismi».
Hai mai preso una multa, comandante?
«Due. Una quando avevo tredici anni ed ero sulla Vespa di un amico, da passeggero. Un verbale in solido per aver imboccato un controsenso. Ribadisco, da passeggero. Perché un altro pregio di mio padre, che cercherò di mutuare con mio figlio, è quello di non avermi mai comprato un motorino e di aver minacciato di incendiarlo se lo avessi acquistato io, anche una volta sposato. L’altro verbale è purtroppo relativamente recente. Ero a Siena, dove mia moglie studiava, e non mi avvidi di un segnale mobile temporaneo per il rifacimento della segnaletica orizzontale. Ho parcheggiato e, il mattino dopo, ho ritrovato soltanto la mia auto in piazza, con un agente di polizia municipale che vi girava intorno e il verbale sopra. Mi sono sentito piccolissimo, non è bello per un comandante vivere questa esperienza. Ovviamente ho pagato e chiesto scusa, non avrei potuto dir nulla nemmeno se il mio veicolo fosse stato rimosso con il carro attrezzi, la disattenzione era stata mia».
Quali sono le tue letture preferite?
«Amo moltissimo Tolkien, a dire la verità sono proprio un fanatico della Terra di Mezzo, di Arda, di tutti i capolavori, Il Silmarillion, Il Signore degli anelli, Lo Hobbit, i racconti, la leggenda di Albero e Foglia».
Le pietre miliari del genere fantasy, in pratica. Come mai?
«L’attrazione verso il fantasy medievale viene da lontano, da quando ero piccolo. Mi sono avvicinato a Tolkien leggendo, come tutti, Il Signore degli Anelli e d’un tratto ho scoperto un genio. Stiamo probabilmente parlando di uno dei più grandi della letteratura contemporanea, un vero visionario. Spesso, leggendone i capolavori, mi sono chiesto cosa lo animasse, perché inventare di sana pianta un mondo parallelo, con popoli, razze, lingue, alfabeti, non è da tutti. Ricordo un film che da bambino mi ha avvicinato al genere fantasy, La Storia Infinita, chiunque abbia guardato quella storia si sente, leggendo poi Tolkien, come il protagonista, Bastian. Un ragazzino che rimane completamente rapito da quel libro al punto da tale da essere lui stesso catapultato nel mondo fantastico della storia. In questo mi ritrovo ancora, fondamentalmente, a riscoprirmi bambino, ma è la parte di me che non cambierei mai, quella che mi ha aperto gli occhi su tante cose».
Il film tratto da Il Signore degli Anelli ti è piaciuto?
«Non è del tutto fedele e dunque ha qualche volta raccolto le critiche di noi amanti del genere, ma ne sono comunque innamorato, follemente. Lo trovo meraviglioso, chi ha letto il capolavoro immaginava Frodo proprio come lo ha reso Peter Jackson, così come le case degli Hobbit. Sfido chiunque ad andare in Nuova Zelanda, dove quei paesaggi sono stati ricreati e a non riconoscervi il mondo ideato da Tolkien».
Ci sei stato?
«No, ma è da sogno, ci andrei solo per visitare quel villaggio».
Qual è invece il viaggio più bello che hai fatto?
«Il viaggio di nozze, sicuramente, negli Usa. Chi è stato a New York ha l’impressione di non riuscire a staccare gli occhi da quel che vede, è la città più semplice del mondo, dove non c’è bisogno di una cartina per orientarsi, fosse anche solo per il sistema delle strade numerate. Mi è piaciuta molto anche San Francisco, i suoi moli. Hollywood, con la ricchezza e il lusso smodato, non mi ha entusiasmato più di tanto».
Non ami il lusso?
«Non amo l’ostentazione. Chi si può permettere determinate cose è giusto che lo faccia, non sto sicuramente a giudicare. Ma attribuisco molto valore al denaro e quando vedo sprechi, esibizioni sfrenate, non riesco a non pensare automaticamente a chi muore senza poter bere un bicchiere d’acqua».
Come li spendi i tuoi soldi?
«Sono molto oculato, non ho le mani bucate e non sono tirchio. Una via di mezzo, amo i viaggi, non bado a spese e non rinuncio alle comodità se si tratta di soggiornare in strutture ricettive, spendo per la mia passione cioè il Napoli. E mi diverto moltissimo ad accompagnare mia moglie nello shopping. Del resto adoro stare con lei, in generale. Non sono tra quegli uomini che si annoia in giro per negozi, ecco».
Come l’hai conosciuta tua moglie?
«La nostra è una storia molto romantica, con corsi e ricorsi, mi ricorda una canzone di Venditti che dice “Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Ho visto Elisa per la prima volta quando aveva dieci anni, io ero un educatore dell’Azione Cattolica, lei semplicemente una bambina che avevo visto di tanto in tanto. Dopo dieci anni me la sono ritrovata dinanzi in un pub e ho riconosciuto quel volto che ricordavo e avevo incrociato occasionalmente in strada, del resto abitavamo – anche se allora non lo sapevo – a cinquanta metri di distanza. I nostri sguardi si sono incontrati e riconosciuti, abbiamo sorriso. Amore a prima vista».
Come le hai chiesto di sposarti?
«In un ristorante di Siena, città dove lei studiava. Ho tentato di sorprenderla organizzando tutto da qui e prenotando un tavolo in uno dei locali più romantici, con un tavolo riservato che fosse più in alto rispetto agli altri, non per ostentazione ma perché non volevo nascondere una cosa tanto bella. L’ho fatta uscire con una scusa, lei non sospettava nulla, le ho porto un mazzo di fiori mentre eravamo a tavola e poi le ho aperto l’astuccio con l’anello. Lei ha pianto, ovviamente mi ha detto di sì».
Ed è il gesto più romantico che tu abbia fatto per lei?
«Mi piace sorprenderla tutti i giorni con piccoli gesti, anche se non mi definirei romanticissimo. Lei fa altrettanto per me riempendomi di attenzioni. Mi sorprende per la pazienza che ha nei miei confronti, sopportare me che sono polemico e molto ansioso non è facilissimo».
Avete una vostra canzone?
«Ce n’è una che ascoltavamo spesso e che ogni volta che ci capita di risentire ricorda i nostri momenti più belli. È dei Nightwish, una band finlandese metal, si chiama “While your lips are still red”, “Finché le tue labbra sono ancora rosse”. Una canzone molto romantica, una stupenda ballata. Diciamo che sono fondamentalmente un metallaro, amo l’hard rock, le atmosfere epiche e medievali, gotiche, oscure. Anche un po’ di mitologia non guasta».
Il mito che ti affascina di più?
«La mitologia nordica che il fantasy di Tolkien richiama molto, naturalmente: Thor, Odino. Ma chi come me ha studiato al liceo classico non può non amare l’Iliade, qualcosa di straordinario».
Sai cucinare?
«Per nulla, mi piacerebbe ma sono poco paziente. Lavorare ore ed ore per un piatto che mangerei in pochi minuti non fa per me. Però mia moglie, mia madre e mia suocera sanno catturarmi anche a tavola e mi viziano tantissimo. Amo i primi piatti, i fritti, adoro mangiare nelle classiche trattorie napoletane o nelle osterie romane».
Quale scorcio di Sant’Anastasia ti piace di più?
«A guardare il Santuario da via padre Raimondo Sorrentino si ha l’impressione di essere in un altro mondo. Ma piazza Siano, dove talvolta in occasione di eventi sembra proprio di stare nella piazzetta di Capri, è davvero bellissima. Adoro le Notti di Lettura ideate da Luigi De Simone che mi ha sempre coinvolto e, per la passione che ci mette, è praticamente impossibile dirgli di no. Poi devo dirti, e ti invito a constatare, che se ci si affaccia dalla palazzina di via Primicerio, sede del comando di Polizia Municipale, si può anche vedere il mare in lontananza».
Possiamo dire che la consideri un po’ la tua terra di adozione?
«Dopo tanti anni, senza ombra di dubbio. Mi sento a casa, come del resto a Castellammare di Stabia o ad Acciaroli, dove ho trascorso durante le vacanze dell’adolescenza anni bellissimi».
C’è un proverbio o un motto che senti particolarmente “tuo”?
«Sì, uno che mi ripeto come un mantra e che mi porto dietro da quando una mia insegnante di lettere lo scrisse a lettere cubitali su un cartellone affisso in classe perché noi lo guardassimo sempre: “Recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore”, citazione dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Me lo ripeto ogni giorno e sono convinto che se ciascuno di noi si limitasse a rispettare il proprio ruolo, dedicandovisi anima e corpo, tutto andrebbe molto meglio».
C’è qualcosa che nella vita vuoi assolutamente fare?
«Il sogno più grande, quello di diventare padre, lo sto realizzando in questi mesi. Poi vorrei vivere in serenità, essere apprezzato, ricordato come persona seria, onesta, corretta. Vorrei che mi si stringesse la mano e mi si dicesse “Sei la persona più leale che abbia mai conosciuto”. Devo dire che in molti lo fanno già. Anche quando gli dico di no».
Un tuo pregio e un tuo difetto?
«Il pregio è sicuramente l’onestà, se deviassi da questa strada non riuscirei a dormire di notte. Quanto al difetto, sono polemico e impulsivo. Dovrei contare fino a mille, non fino a cento. Ma credo siano lati smussabili con l’età».
Cosa hai nel portafogli?
«Carta di credito, il budge per marcare al lavoro, la patente, la tessera del tifoso che mi serve per eventuali trasferte, buoni pasto erogati dal Comune di Sant’Anastasia».
Nessun portafortuna?
«Mi basta il crocifisso che porto al collo, avevo il Tau francescano una volta, perché sono molto legato, come tutta la mia famiglia, alla figura di San Francesco. Non mi servono altri amuleti o gesti scaramantici, mi basta leggere un salmo ogni mattina: sulla consolle all’ingresso di casa ho una bibbia e prima di uscire il salmo 22 mi dà la forza di affrontare la giornata, la gente, anche i momenti brutti che possono capitare nella vita di ciascuno».
Cos’è che proprio non sopporti?
«Arroganza e presunzione da parte di chi proprio non avrebbe gli strumenti per poter essere né arrogante né presuntuoso. E soprattutto non sopporto la slealtà, chi colpisce alle spalle».
Il momento più brutto della tua vita e quello più bello?
«Ho sofferto molto per la morte di mio nonno materno del quale ho ricordi stupendi. L’emozione più bella, inimmaginabile, il momento che ricorderò per sempre, è quando ho visto mia moglie arrivare mentre la attendevo sull’altare».
Mi definisci il tuo ideale di donna?
«Sarà banale, ma davvero credo di aver trovato in Elisa il mio ideale, non solo estetico. Lei è tutto per me, siamo talmente in simbiosi, viaggiamo così tanto sulla stessa lunghezza d’onda, che a volte non ci sembra neppure vero. Ovviamente tra le donne famose ve ne sono alcune notevolissime come Charlize Teron, Jessica Alba, anche Belen Rodriguez che, al di là di quel che può rappresentare e che non giudico, è comunque una donna bellissima».
Quando è che un uomo è affascinante?
«Quando è intelligente, se ha un bel sorriso, quando riesce a dialogare con una persona intrattenendola senza annoiarla con argomenti non banali e riesce a sorprenderla».
Cosa guardi in tv?
«Programmi sportivi, qualche serie tv. Gomorra mi è piaciuta, qualcuno dice che potrebbe essere di cattivo esempio, ma io credo che bisogna sapere per capire e interpretare certi fenomeni. Amo alcune serie che hanno spopolato negli Usa: trovo geniale The big bang theory, o The walking dead, per esempio».
Mi incuriosisce il tuo amore per le atmosfere gotiche, ami anche il genere horror?
«Dal Dracula di Bram Stoker – sono legato alla figura del conte Vlad – agli horror nel senso più classico, sì, mi piacciono molto. La saga de La Casa, ad esempio. Ma oggi è difficile trovare un horror fatto bene, c’è solo splatter, immondizia».
Secondo te, esistono mondi paralleli?
«Il Signore è talmente grande, e noi talmente limitati, che spesso mi chiedo se non sia inutile porci queste domande. Il rischio è restarne angosciati, ci sono troppe cose che non sappiamo e che forse non potremmo nemmeno capire, altro che mondi paralleli».
Infine, se dovessi descriverti in maniera semplice a chi non ti conosce?
«Sono una persona semplice, dedito al mio lavoro, legatissimo alla famiglia, moderatamente sportivo – dico moderatamente solo a causa dell’età – leale con gli amici, con cui si può parlare di tutto, senza pregiudizi, con ideali che possono più o meno essere condivisi ma che meritano lo stesso rispetto che profondo per quelli altrui».
Ponticelli. Scuola, cultura e lavoro. Al Curie il riscatto sociale si ottiene così.
Stage in aziende campane di eccellenza, a Ponticelli così si costruisce il futuro dei migliori alunni del “Marie Curie”.
La buona scuola non solo educa i ragazzi alla cultura, all’apprendimento e fa sbocciare in loro l’interesse verso lo studio di una materia che seguiranno per la vita. La buona scuola sa trasformare i ragazzi in uomini già prima che compiano diciotto anni.
E quando un istituto realizza, ogni anno, questo obiettivo in un contesto difficile come quello di Ponticelli, i docenti che ne fanno parte possono dire di aver portato a termine la loro missione.
In via Argine, crocevia di Napoli con Barra e Volla, l’istituto tecnico tecnologico “Marie Curie” è il baluardo del riscatto sociale per oltre mille alunni attraverso l’insegnamento in aula e l’esperienza in azienda grazie ai progetti Por e Pon.
Quest’anno, i Por C5 2013 e 2014 hanno dato la possibilità a 35 dei migliori studenti delle classi IV ad indirizzo “meccanica” di sperimentare sul campo le teorie studiate.
Sotto la guida di docenti e tutor aziendali, i ragazzi, dall’ otto giungo al dieci luglio scorso, sono stati i nuovi dipendenti di due aziende campane di eccellenza, specializzate in meccanica di precisione (la M.P. di Brusciano) e robotica (la Deltacon di Pomigliano).
“I Por e i Pon – spiega la prof Patrizia Porretta, dirigente dell’ITT – sono un’occasione importante per i nostri ragazzi perché rappresentano il primo vero approccio con il mondo del lavoro. E’ una grande possibilità che una scuola ha il diritto e il dovere di dare ad uno studente che così, superato l’esame di maturità, saprà meglio spendere il suo diploma”.
Mercoledì 30 settembre alle 10.30, presso l’auditorium della scuola, in via Argine 902, i due progetti Por verranno celebrati con una cerimonia che illustrerà il percorso vissuto dagli studenti.
I ragazzi sono stati selezionati, durante lo scorso anno scolastico, non solo per rendimento ed attitudini ma anche attraverso veri e propri colloqui di lavoro tenuti alla presenza di tutor inviati dalle due aziende che hanno partecipato al progetto.
I giovani protagonisti racconteranno le rispettive esperienze commentando foto e video realizzati sul posto di lavoro.
Saliranno, inoltre, sul palco per evidenziare l’alto valore professionale e culturale dei due Por, gli insegnanti responsabili, i tutor e i rappresentanti aziendali.
Napoli: danneggiamento autobus ANM. Carabinieri denunciano 5 minorenni.
I carabinieri della Compagnia di Poggioreale e della Stazione di Ponticelli hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli 5 minori ritenuti responsabili di furto, danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio in concorso.
I fatti risalgono all’11 settembre scorso, quando i militari intervennero a seguito del danneggiamento di un autobus della ANM, linea 195, in servizio nel quartiere di Ponticelli.
In quella circostanza il conducente del veicolo fu costretto a interrompere il servizio di trasporto pubblico a causa di atti vandalici da parte di un gruppo di ragazzi che, impossessandosi del martello frangivetro (portato via da un altro autobus in sosta al capolinea a Ponticelli), ruppero il parabrezza e il vetro della porta centrale.
A seguito di indagini (anche attraverso la visualizzazione di immagini prese dalle telecamere di sorveglianza) e l’acquisizione di informazioni, i militari hanno identificato i presunti responsabili.
Si tratta di 5 minorenni (un 16enne, due 14enni e due 13enni), tutti studenti incensurati provenienti dalla stessa zona.
Gli esiti dell’indagine sono stati riferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli.


Somma Vesuviana, Giuseppe Nocerino (Moderati per Somma): «Chiediamo a Piccolo un confronto pubblico».
Il capogruppo dei Moderati per Somma smonta punto per punto la tesi che vede lui e il suo gruppo artefici della crisi che ha condotto alle dimissioni del sindaco Piccolo.
Consigliere Nocerino, il sindaco sostiene che dietro le vostre richieste, a partire dall’azzeramento della giunta, non ci siano motivazioni politiche. Intanto cosa pensa delle dimissioni?
«Noi abbiamo saputo dalla stampa delle dimissioni del sindaco e dalle prime dichiarazioni che ho letto mi sembra di capire che stia tentando di addebitare responsabilità al nostro gruppo. Premesso che avremmo preferito annunciasse la sua decisione di dimettersi a tutti e non solo a pochi consiglieri, faccio notare che non c’è nulla di più politico di un gruppo che chiede di fare una verifica, di azzerare la giunta rispettando determinati equilibri».
Una verifica è cosa diversa dall’azzeramento. Ma lo avete chiesto in virtù dell’unione di vari componenti della maggioranza originaria, gli assessori non stavano lavorando bene?
«Noi abbiamo detto che il rodaggio non stava andando al meglio, anche molto prima di costituire il gruppo dei Moderati per Somma e non lo abbiamo fatto per un discorso numerico di rappresentanza ma per invocare un miglioramento, risposte più efficaci per la città. Riteniamo ci fosse bisogno di una diversa programmazione, senza ricatti e dopo il varo del bilancio di previsione in prospettiva del prossimo documento finanziario. Per Somma, non per nostro vezzo».
Ma le riunioni, il confronto, non hanno portato a nulla?
«Dall’altra parte c’è stato solo il silenzio, la risposta è stata che non si muoveva alcunché, anche se i risultati non erano quelli auspicati. Noi non abbiamo mai detto che avremmo sfiduciato il sindaco».
La conferenza stampa di pochi giorni fa, nel comando vigili, dove avete parlato di stallo, dopo le dimissioni degli assessori?
«Innanzitutto non vedo il problema di tenere una conferenza stampa di un gruppo politico in un luogo pubblico, la consideriamo attività istituzionale. E poi non abbiamo fatto null’altro che esporre le nostre motivazioni politiche».
Il sindaco Piccolo non la pensa così.
«Il sindaco Piccolo dice di non vedere motivazioni politiche ma non fornisce d’altro canto motivazioni che abbiano fondamento per le sue dimissioni, siamo sbalorditi da questa scelta, anzi la consideriamo un ulteriore tentativo di cambiare la maggioranza, come già si stava tentando di fare. E poi vorremmo capire quale fatto nuovo si sia verificato da venerdì ad oggi».
Perché, cosa è accaduto venerdì?
«Venerdì scorso il sindaco Piccolo ha riunito una giunta in cui ha fatto passare una variazione di bilancio sostituendosi di fatto al consiglio comunale, una delibera che secondo noi ha una illegittimità formale e non c’è bisogno di essere professori per dirlo. In pratica si stanziano 74mila euro per la realizzazione di un’isola ecologica quando nell’ultimo consiglio comunale si sapeva che quell’opera sarebbe stata interamente finanziata dalla Regione, evidentemente non è così. Se il sindaco ha fatto ciò, immaginava ancora di avere una maggioranza, se no non sarebbe andato a forzare una cosa che la stessa assise avrebbe potuto non condividere, invece ha dato all’atto caratteristiche di straordinarietà, mente il consiglio avrebbe potuto non avallare tale spesa. Perciò mi chiedo, cosa è accaduto da venerdì ad oggi?».
Lei cosa pensa sia accaduto?
«Io dico solo che da questo momento in poi ogni dichiarazione di Piccolo deve essere basata su prove, confortata da fatti, ecco perché gli chiediamo un confronto pubblico. Venga dinanzi alla città, noi siamo pronti. Il nostro gruppo non è responsabile di alcun atto che abbia potuto inficiare la fluidità del governo di Somma Vesuviana e soprattutto che abbia potuto provocare le dimissioni del sindaco, non saremo il capro espiatorio di nessuno».
Lei auspica che il sindaco ritiri le dimissioni?
«Intanto vorremmo conoscerne le reali motivazioni. Le dimissioni sono prerogativa del sindaco, ha venti giorni per riflettere e speriamo che si vengano a creare unione di intenti e chiarezza. Somma Vesuviana non merita certamente uno stop. Quel che auspico, prima di ogni altra cosa, è un governo autorevole, forte, capace di risolvere i problemi».
Somma Vesuviana, il sindaco Piccolo: “Non sono disponibile ad accordi sotto banco”.
Dopo le dimissioni protocollate questa mattina il sindaco Piccolo, che a breve diffonderà una lettera diretta ai cittadini, ribadisce: “Non vedo motivazioni politiche dietro questa crisi”.
Questa mattina, il sindaco Pasquale Piccolo, a poco più di un anno dalla sua elezione ha protocollato le dimissioni specificando che «seguirà dettagliata motivazione». Secondo la normativa ha venti giorni di tempo per ripensarci. Di crisi si parlava ormai apertamente, nonostante il sindaco tentasse di negare, di mitigare. Lo ha fatto anche dopo che, erano i primi di agosto, due assessori avevano rimesso le deleghe. Elena Terraferma e Luigi Aliperta, ex Udc e aderenti al neonato gruppo consiliare Moderati per Somma che ha accorpato consiglieri comunali eletti in altre liste di maggioranza (Salvatore Granato, Nunzio Iorio, Annalisa Marigliano) con capogruppo Peppe Nocerino. La crisi parte da qui, dal gruppo. Da quella prova di forza per cui, chiedendo e ottenendo dai propri assessori di rimettere le deleghe, il gruppo ha voluto far pesare i suoi numeri in consiglio comunale invocando l’azzeramento della giunta e la formazione di un nuovo esecutivo. Ma l’avvocato Piccolo, semplicemente non ha voluto cedere.
Sindaco, le tue dimissioni sono pro forma e dureranno venti giorni al massimo o sei deciso a portare avanti il principio per cui le hai rassegnate?
«Le mie dimissioni possono essere ritirate se gli accordi torneranno ad essere alla luce del sole e nell’esclusivo interesse della città, io non sono disponibile a cosucce sotto banco».
Ciò che ha innescato la crisi è realmente la richiesta di azzeramento della giunta? Il gruppo Moderati per Somma, pochi giorni fa, in una conferenza stampa ha usato toni pacati, facendone una questione meramente politica.
«Ma dov’è la politica in tutto questo? Io non l’ho ancora capito. Ho deciso per le dimissioni per questi contrasti in seno alla maggioranza ma effettivamente non è ancora chiaro cosa volessero e che abbia a che fare con la politica».
Una conferenza stampa tenutasi nel comando vigili urbani.
«Non è regolare, effettivamente, che un gruppo politico utilizzi una struttura pubblica per questi fini. Ho lasciato correre giacché si è tenuta al mattino e non hanno dovuto nemmeno accendere le luci, dunque non ci sono state spese a carico della comunità. Se avessi fatto notare la cosa allora sarei stato tacciato di farlo per altri motivi».
Dopo la conferenza stampa ne avete ancora discusso insieme?
«Sì, ci sono state altre riunioni. Ci sono state discussioni anche in merito a qualche delibera che secondo qualcuno non doveva passare. Io non accetto direttive da alcun “professore”».
Ritengo che le dimissioni nascano dal fatto che non avresti più avuto i numeri in consiglio comunale, senza i Moderati per Somma.
«Gli ho risolto il problema in anticipo, del resto io ho sposato solo mia moglie, non loro».
Avresti potuto azzerare la giunta.
«No, nessuno può comandare in casa d’altri. Potevano farmi altri due nomi di loro assessori o evitare di innescare questa miccia giacché i loro stavano lavorando bene».
Non ti sembra un déjà vu? Il tuo predecessore, Ferdinando Allocca, rassegnò ad un certo punto le dimissioni, parlò di “mercanti del tempio” e si dimise. Andò alle elezioni di nuovo e vinse.
«Credo che Ferdinando abbia vissuto quegli stessi momenti che oggi mi vedono protagonista. Mi auguro che anche per me possa andare così, perché io non lascio Somma Vesuviana, non metto da parte la mia passione, non abbandono. Mi spiace soltanto per la gente, per i cittadini, che non meritano tutto ciò e che, se tra venti giorni qualcuno non rinsavisce, dovranno essere nuovamente governati da un commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. A me sta a cuore solo Somma Vesuviana e i cittadini devono sapere che le poltrone non significano nulla per chi hanno scelto come loro sindaco».
Acerra, delitto di San Gennaro: tassi usurai del 400%
I retroscena legati all’usura dietro l’omicidio di Adalberto Ignazio Caruso.
Interessi usurai stellari, gente vessata dal prestito col cappio. Ruota attorno a questa ipotesi investigativa il possibile movente dell’omicidio di Acerra. Prima di essere ucciso, la sera di San Gennaro, era andato in carcere molte volte Adalberto Caruso, 57 anni, meglio conosciuto con il nomigliolo di Ignazio ‘a mbechera.
Dagli ambienti investigativi emerge infatti un profilo della vittima, cognato dei capiclan Lombardi, i fratelli Cuono, Giovanni e Valentino, tutto proiettato nelle attività legate all’usura. Secondo fonti provenienti dalle forze dell’ordine Caruso imponeva ai debitori tassi d’interesse superiori al 400%. E a chi non pagava per tempo veniva regolarmente prescritta una “terapia” a base delle minacce più taglienti e subdole. Sempre secondo quanto emerge dalle indagini proprio per questi motivi Ignazio era malvisto ad Acerra, anche se poteva godere dell’appoggio di numerosi amici e parenti visto che era pur sempre il cognato dei boss Lombardi (aveva sposato una sorella dei temibili sicari di camorra, poi divenuti boss a tutti gli effetti). Probabilmente grazie a questi appoggi eccellenti “Ignazio” poteva assumere un comportamento spregiudicato sul fronte dei suoi “affari. Fino a quando sabato sera un killer gli ha sparato un colpo di Beretta in testa, un solo proiettile che ha fatto schizzare la materia cerebrale sul basolato di piazza San Pietro, la piazzetta di Acerra in quel momento zeppa di gente e di traffico. Caruso veniva quasi tutte le sere qui, a sedersi sulla panchina piazzata di fronte all’edicola votiva della Madonna Addolorata, su cui si erge un grande crocefisso in ferro battuto. Si perché è stato ammazzato là Caruso, davanti all’immagine della Madonna, nel giorno di San Gennaro. Appena qualche ora prima l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, poco dopo il miracolo della liquefazione del sangue del santo patrono di Napoli, aveva lanciato dal duomo un appello accorato alla pace, alla fine di tutte le violenze nel Napoletano. Ma in serata la risposta di mamma camorra alle parole del prelato è stata repentina quanto blasfema. Un delitto di chiaro stampo camorristico quello di Acerra, eseguito con il più classico dei rituali mafiosi. Nel frattempo la moglie, i due figli e i cinque fratelli (due fratelli e tre sorelle) della vittima se ne stanno chiusi da giorni nell’appartamento in cui viveva l’ultimo obiettivo dei killer, un alloggio ubicato in una traversa a pochi passi dal luogo dell’agguato. Nel frattempo la salma di Caruso è rimasta bloccata nell’obitorio del secondo policlinico di Napoli. Fino a ieri sera non era stata ancora effettuata l’autopsia. E non si sa ancora se le autorità di polizia intendano o meno vietare il funerale in forma pubblica della vittima dell’agguato nel giorno di San Gennaro. A ogni modo ad Acerra la sensazione diffusa è che l’omicidio di tre giorni fa rappresenti la classica esecuzione di una condanna a morte annunciata da tempo. Nulla da temere, dunque, sul fronte di una possibile faida di camorra. Almeno per il momento.

