Le associazioni area vesuviana sollecitano il piano di monitoraggio Arpac e la consulta inter-comunale.Nel convegno del 19 febbraio a Marigliano presentati i dati allarmanti dell’inquinamento atmosferico dell’area nolano-acerrana. Falcone insiste con i filtri sui camini. Il tavolo dei sindaci opererà presso l’assessorato all’ambiente della Regione.
Allarmanti i dati della qualità dell’aria nell’area nolana. E’ quanto è emerso venerdì scorso nel corso di un Convegno promosso dal locale Circolo dell’Unione, dal Direttore del settore meteorologico dell’Arpac, Onorati, che ha evidenziato livelli eccedenti quelli di legge delle concentrazioni di polveri sottili nel corso dell’anno 2015 su tutta la Piana Acerrana-Nolana , dove tutte le centraline Arpac hanno superato i limiti di legge con dei picchi “eccezionali” a San Vitaliano e Marigliano. Nel corso del convegno si sono succeduti numerosi interventi che hanno rimarcato il cambiamento degli stili di vita dei cittadini riguardo all’inquinamento atmosferico e la responsabilità delle istituzioni che debbono garantire la salubrità dell’aria attraverso provvedimenti restrittivi atti ad abbattere i livelli di inquinamento delle nostre città. Il sindaco di Marigliano Carpino ha ricordato che, tra le altre iniziative, i sindaci consorziati dell’area hanno deciso di far valere presso la Regione le proposte scaturite dagli incontri dei giorni scorsi, unitamente ai cittadini e alle associazioni, e si è dichiarato favorevole alla proposta del coordinamento di istituire una Consulta inter-comunale che faccia da supporto alle proposte sindacali. Il sindaco di San Vitaliano Falcone ha annunciato querele contro il quotidiano Il Mattino per la diffusione di notizie false in merito alla ormai nota vicenda dell’ordinanza di divieto di accensione dei forni delle pizzerie e dei camini privati, ribadendo l’intenzione di obbligare i cittadini a montare appositi filtri e abbattitori sui comignoli per ridurre la produzione di polveri sottili. Il Coordinamento delle associazioni ha richiesto l’immediata istituzione della Consulta inter-comunale per avviare gli immediati interventi presso la Regione e all’Arpac l’avvio del piano di monitoraggio già esistente per l’elaborazione dei dati delle centraline in tempo reale e in maniera più trasparente come in altre regioni. Affollata l’aula consiliare. Apprezzati gli interventi del Prof. De Feo dell’Università di Fisciano e del Vice-prefetto Cafagna. Responsabile del Progetto Terra dei Fuochi, che ha ribadito la grande importanza della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e di controllo che riguardano l’ambiente e la prevenzione dei roghi tossici. “Mentre i sindaci si riuniscono da oltre un anno, nessun provvedimento collegiale è stato preso e i roghi continuano”. “Nessuno controlla le aziende e il termovalorizzatore di Acerra e non ci sono ordinanze per limitare il traffico veicolare. Siamo ancora all’anno zero”. “Non si pensa di piantare alberi, né di incentivare la bici con un percorso del territorio. Ben venga l’utilizzo della dismessa linea ferroviaria Cancello-Torre Annunziata”. Il coordinamento fa notare che “nessuno intervento da parte della regione è’ stato fatto per implementare il trasporto pubblico e cosí dopo il tracollo della circumvesuviana tutti coloro che ne hanno la possibilità prendono l’auto per spostarsi, aumentando traffico e inquinamento”. Appuntamento nelle piazze domenica 21 e 28 febbraio per informare i cittadini sulle polverii sottili e rimedi.
Tanti i partecipanti nel centro cittadino di Acerra e decine le famiglie che si sono fotografate sotto gli archi di palloncini.
Grande successo per la prima edizione di “Acerra in Love”, che si è svolta ieri a causa del maltempo di sabato 14 febbraio: tantissime le coppie (e le famiglie) a fotografarsi sotto gli archi di palloncini, tra cuori di cioccolato, gruppi musicali, saltimbanchi, burattini e lanterne. E decine anche le coppie che hanno caricato la foto, fatta sotto gli archi di palloncini, sulla pagina facebook #acerrainlove 2016, creata appositamente, in questo modo potranno partecipare al concorso per vincere un week end. La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco Città di Acerra, è stata patrocinata e cofinanziata dal Comune di Acerra.
A partire dalle ore 18,30 con l’inaugurazione ed il taglio del nastro da parte del Sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, in tutto il centro della Città di Acerra, decorato con palloncini colorati, ci sono state hostess con i cioccolatini di San Valentino (simbolo della festa) e gruppi musicali di giovani acerrani che hanno suonato fino a tarda sera: filo conduttore di tutto l’evento è stato, ovviamente, l’amore declinato nei modi più diversi, suonato e cantato sulle note di canzoni pop, rock, blues e jazz. Una merchant band con un gruppo di majorette ha accompagnato le tante famiglie partecipanti lungo il percorso che portava da Corso Garibaldi, Via Duomo, Corso Trento e Triste, via Leonardo da Vinci, via Pietro Nenni e Piazza Angelo Soriano.
Qui si sono svolti gli spettacoli itineranti, con gruppi di animazione fissa, i gruppi musicali dei giovani artisti acerrani, uno spettacolo di recitazione con la maschera di Pulcinella che si è esibita in splendidi racconti inerenti il tema dell’amore, un gruppo di “posteggia napoletana” al quale sono state richieste canzoni da dedicare al proprio partner, e uno spettacolo di artisti di strada. Inoltre, in piazza Angelo Soriano è stato allestito, invece, uno spettacolo di animazione per bambini con il teatrino dei burattini.
Al termine della serata, in piazza Duomo, c’è stata la proiezione di un video dedicato alla celebrazione della coppia di acerrani con più anni di matrimonio, Mauro e Maddalena Noce, sposati da 73 anni, premiati sabato scorso, ed un lancio di “lanterne dell’amore”, fornite gratuitamente a tutte le coppie partecipanti.
Rifacimento dei marciapiedi con sicura rimozione dei “Pini” e prevista sostituzione con i “Lecci”.
Molte sono le “eredità” che i cittadini di Volla hanno ricevuto dagli amministratori del passato e, spesso, queste non “coincidono” con i loro bisogni o desideri, e con le casse comunali.
Tra queste, ai primi posti ci sono i famosi “Debiti Fuori Bilancio” che ancora oggi, dopo decenni, continuano a giungere al cassiere dell’Ente, il quale, previa autorizzazione obbligatoria, del consiglio comunale e/o di chi ne fa le veci, deve pagare. Sono i debiti contratti per espropri fatti decenni orsono, per costruire “opere pubbliche” come ad esempio le strade e le scuole. Sono i risarcimenti dovuti per le cause perse dal comune a seguito di citazioni di cittadini per i più svariati “incidenti”, veri o fasulli, dovuti a dissesti stradali o dei marciapiedi.
Una delle cause di questi ultimi sono i “Pini”. A Volla, alcuni decenni fa, questi alberi, tipici della macchia mediterranea e ricordo di antiche cartoline, furono “piantati” praticamente ovunque, quasi a voler rappresentare una caratteristica strutturale del paese. Nobile e generosa iniziativa. I pini per la loro bellezza dovrebbero stare nelle pinete e avere la libertà di potersi ramificare nella loro crescita, e per la loro vita secolare. A Volla, furono piantati sui marciapiedi con sistemi non idonei, in “ceste” e di conseguenza le loro radici sono state costrette a forzate ed errate crescite superficiali, provocando dissesto e pericolo.
Via Petrarca, la strada che collega Via Rossi a Via Monteoliveto, in questi giorni è sottoposta al “rimozione” dei Pini e al rifacimento dei marciapiedi, diventati oramai inagibili.
Via Petrarca è la parallela di viale Michelangelo, dove per gli stessi motivi, ben presto verranno eseguiti gli stessi interventi. La zona che comprende entrambe le strade negli ultimi anni si è sviluppata notevolmente. Lungo il percorso sono stati costruiti numerosi “parchi residenziali” ed i pini ne avrebbero dovuto dare stile e cornice. Invece sono queste abitazioni, più o meno eleganti, che fanno da cornice agli impraticabili marciapiedi.
Il responsabile del Verde Pubblico del Comune di Volla, l’ingegnere Oscar Gatta, ci ha confermato che l’intervento di rifacimento dei marciapiedi è un’eredità della vecchia amministrazione. I Pini sono stati tagliati per prevenire il pericolo di cadute per i passanti, e di cadute degli alberi dovute alla crescita superficiale delle radici e ai vari interventi di potatura delle stesse che ne hanno indebolito la stabilità.
Il programma del rifacimento dei marciapiedi prevede che al posto dei pini vengano piantati altri alberi, quasi sicuramente i lecci, come è già avvenuto in via Leopardi, e che in alcuni punti vengano modificati per consentire di creare aree di parcheggio.
La soluzione è difficile da accettare per i paladini del verde con spirito nobile e pollice verde, che considerano una magra consolazione la sostituzione con i lecci.
L’operazione incontrastabile è inevitabile. Non resta altro ai cittadini che affidarsi alla simbologia.
Negli anni 70-80 a Volla è approdato il Pino, albero sempreverde, simbolo di immortalità ed eternità, che simboleggia la felicità coniugale e la fertilità e che, probabilmente, ha influito non poco sullo sviluppo del paese, in termini di crescita del cemento e della popolazione.
Oggi a Volla approda il Leccio, simbolo di lunga vita, di perseveranza, maestosità, dignità e di forza. E, forse, è proprio quello di cui Volla ha bisogno, di tanta forza e dignità.
A proposito di forza, è stata proprio la “Forza” e il volere di qualcuno che ha consentito e dato priorità a questi interventi solo in alcuni punti del paese? E anche questo lo si deve mandare giù. Come?! Sempre per “Forza”!
Lunedì 22 febbraio conferenza stampa ad Eccellenze Campane con Luca Capasso e Paolo Scudieri.
Il progetto “Convivenza Vesuvio”, messo a punto dalla Fondazione Convivenza Vesuvio e già recepito dalla legge regionale n.13 del 2008, riguarda tutti gli abitanti dei Comuni della zona rossa del Vesuvio chiamati, in caso di eruzione del vulcano, a lasciare le proprie abitazioni. L’attuale piano della Protezione Civile prevede uno spostamento nelle restanti regioni dell’Italia, “Convivenza Vesuvio”, invece, indica la possibilità di un allocamento nelle province campane.
Il progetto si propone di anteporre il concetto di opportunità a quello di emergenza, evitando il drammatico sradicamento della popolazione dalla propria terra e la conseguente dispersione in tutta Italia. Il team della Fondazione ha individuato 4 aree in provincia di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno con scarsa densità abitativa e significativa presenza di alloggi disabitati, dove i residenti dei Comuni della zona rossa del Vesuvio potrebbero essere trasferiti in caso di eruzione.
Ottaviano è il primo Comune della zona rossa ad aver aderito al progetto, con la firma di un protocollo d’intesa i cui dettagli verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà lunedì 22 febbraio alle 11 nei locali di Eccellenze Campane, in via Brin 69 a Napoli.
Parteciperanno il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, il patron di Eccellenze Campane Paolo Scudieri e il presidente onorario della Fondazione Convivenza Vesuvio Vincenzo Coronato.
Ieri la fiaccolata a Saviano per Francesco Tafuro. I due giovani titolari del centro scommesse morti per aver tentato di incassare un debito di gioco.
Sono morti perché chiedevano la restituzione di trentamila euro: a tanto ammontavano le scommesse che Francesco Tafuro e Domenico Liguori, titolari di un centro scommesse in via San Sossio a Somma Vesuviana non riuscivano ad incassare. Avevano sollecitato il cliente abituale, accanito scommettitore, a restituire la somma e anche i dipendenti della ricevitoria sapevano del debito, nonché delle difficoltà economiche che questo stava creando ai due soci.
Ma quel debito Eugenio D’Atri, detto «Gegè», 32 anni, avrebbe poi deciso di saldarlo a colpi di calibro nove. Perché nello strano codice dei clan, i debiti di gioco si pagano. Pena la perdita di un singolare «onore».
Così, in una stradina di campagna di Saviano, città di Francesco Tafuro per il quale ieri è stata organizzata una funzione religiosa e una fiaccolata partecipatissima, si consuma il duplice omicidio. Tredici colpi di pistola. Domenico e Francesco, poco più di trent’anni, muoiono così l’11 febbraio scorso. Il debito è cancellato, con il sangue di due ragazzi colpevoli soltanto di aver intrapreso un’attività imprenditoriale «difficile» che poteva portarli ad avere a che fare con chiunque.
Ma a distanza di poco più di una settimana i carabinieri erano già sulle tracce degli assassini. Ed uno di loro avrebbe già confessato. Sono tre i fermati, in carcere su decreto della Direzione Distrettuale Antimafia: Nicola Zucaro, 36 anni; Domenico Altieri (31) e Gegè, Eugenio D’Atri.
Uno di loro, Altieri, avrebbe parlato ed esposto agli inquirenti la sua versione, raccontando che già una volta «Gegè» gli aveva chiesto di accompagnarlo da Tafuro e Liguori, i suoi creditori, ha aggiunto di aver rifiutato e di averne pagato le conseguenze tanto che D’Atri lo avrebbe picchiato dinanzi ad un parente. Dal racconto uscirebbe fuori una storia di prepotenza, di sopraffazione, che avrebbe poi portato il complice ad accettare una successiva richiesta sopraggiunta giorni dopo: quella di scortare Tafuro e Liguori in via Olivella. Per parlare, «per mettersi d’accordo».
Così accadde, infatti, l’11 febbraio. Altieri avrebbe scortato l’auto con a bordo Francesco e Domenico, lui a bordo di uno scooter. Nel luogo dell’agguato, della trappola, li attendevano già D’Atri e Zucaro. Ad Altieri sarebbe stato detto di aspettare poco lontano. Passano pochi minuti e risuonano tredici colpi di calibro nove. Altieri avrebbe reso una deposizione dettagliata ma gli altri due continuano a negare. Si attende la convalida del fermo ma l’accusa è quella di omicidio, per tutti e tre.
Ieri, durante la funzione nella chiesa di San Michele Arcangelo a Saviano, c’erano tutti. In prima fila anche il padre e la sorella di Domenico Liguori.
Lo scrivevano i medici dell’Ottocento. E nel romanzo “La coguara urbana” Laura L. Sciolla scrive che la parmigiana di melanzane è simbolo del talamo nuziale. Quando le “vecchie” appese erano imbottite di dolciumi… Astinenza e desiderio nel quadro di V. Palladini.
Parmigiana di melanzane. Ingredienti: 4 melanzane medie, per un totale di circa 1kg e 200 gr. ; 300 gr. circa di salsa di pomodoro già cotta; 100 gr. di pecorino stagionato grattugiato (4 cucchiai); foglie di basilico; olio, sale. Questi sono gli ingredienti indicati da Simonetta Agnello Hornby nel libro “Un filo d’olio”. Ho usato il pecorino stagionato di Bagnoli Irpino e ho aggiunto un mezzo bicchiere del coda di volpe vesuviano. La Hornby consiglia “l’olio per friggere”, io mi sono servito dell’olio extravergine, perché la melanzana è avida di olio, soprattutto la melanzana dell’agro sarnese, che è abbastanza dolce, e per quanto si possa curare l’asciugatura della parmigiana, il sapore dell’olio “si sente”.
Le strisce di melanzana vanno sistemate a strati in uno scolapasta, e ogni strato va “spolverizzato” di sale grosso. Si chiude lo scolapasta con un coperchio tenuto fermo da un peso, e si aspetta che le melanzane perdano gran parte dei loro umori. Vanno poi lavate e spremute “leggermente, a gruppi di 3 o 4 fette per volta tra i palmi delle mani”. Intanto, versate l’olio ( circa mezzo centimetro di altezza, dice la Hornby, ma io penso che ne basti di meno) in una padella “ di almeno 30 cm. di diametro) e accendete il fuoco: quando l’olio si riscalda, incominciate a friggere le melanzane, prima da un lato, poi dall’altro: il segno della completata frittura è il colore “dorato”. Scolate le fette, distribuitele in un piatto e, mentre si raffreddano, spruzzatele, in due passaggi, con gocce rare di vino bianco. Poi coprite il fondo di una pirofila con un denso velo di salsa di pomodoro, “disponetevi le fette leggermente sovrapposte, a scaletta”. Coprite lo strato con la salsa, e poi spargete su di esso con mano larga il pecorino grattugiato, aggiungete una foglia di basilico, e allo stesso modo costruite il secondo e terzo strato (“ quattro sarebbe meglio”). Nel forno, “a calore medio” , la parmigiana cuocerà per circa 20 minuti: “ è molto buona calda, ma forse fredda anche di più. Si conserva in frigorifero almeno tre giorni, e può anche essere usata, tagliata a pezzetti, per condire la pasta o il riso”. Noi abbiamo provato l’abbinamento con la pasta, ed è venuto fuori un piatto gustoso, di cui parleremo un’altra volta.
Biagio Ferrara
Nella loro immensa saggezza le religioni pensano alla salute non solo dell’anima, ma anche del corpo. E così il cattolicesimo, rielaborando antiche sequenze di riti contadini, ha disposto che al grasso carnevale seguisse l’astinenza di quaresima. L’astinenza purga gli umori del corpo e aiuta a sollevare il pensiero e i sentimenti dalla terra, dallo scherzo e dalla lasagna alle cose del cielo. E’ sfuggito però agli studiosi dell’alimentazione che dire “astinenza” senza chiarire bene senso e perimetro del concetto poteva generare qualche serio equivoco. Perché nell’ Ottocento procreare figli per “incrementare il genere umano” non era un atto connesso alla voluttà della carne, come pensano i materialisti di oggi: era un dovere morale e sociale: e dunque non rientrava nello spazio dell’astinenza. Anzi i medici dell’ Ottocento scrivevano su riviste ufficiali che la quaresima cade “nell’epoca dell’anno la più favorevole a preparare l’ uomo alla propagazione della specie, cioè la primavera”. E dunque “ l’istituzione della quaresima- sosteneva nel 1841 il dott. Berlingieri – sia per la diminuzione o temperanza del cibo, sia per l’astinenza dalle carni, sia per l’epoca dell’anno in cui è prefissa, è sommamente filosofica per la salute e il benessere dell’individuo, come pure per l’incremento del genere umano.”. Questa “doppiezza” della quaresima è confermata dall’ uso – ne parla a lungo Luigi Beccaria – di riempire di dolciumi i fantocci delle “vecchie” appese nei quadrivi : concluso il periodo dell’astinenza i pupazzi venivano “sguarrati” e l’imbottitura si distribuiva ai ragazzi del quartiere.
La ricetta che Biagio ha preparato rileggendo la ricetta della Hornby tiene conto di tutti i significati della quaresima: la melanzana è il meno carnevalesco degli ortaggi, porta nel suo colore, il viola, il segno della penitenza, il pecorino stagionato è anche, ma non solo, simbolo della vanità dei piaceri terreni, ma la rossa salsa di pomodoro, il vino del Vesuvio e il basilico rappresentano la vitalità del sangue e l’energia luminosa del fuoco. E giustamente Laura L. Sciolla scrive nel romanzo “ La coguara urbana” (2010) che la preparazione delle melanzane per la parmigiana “rappresenta la via iniziatica che occorre percorrere per passare dal due all’uno, dalla individualità degli sposi all’unità del talamo nuziale”: le fette giacciono insieme, in un solo “composto”, dopo aver sopportato la sofferenza del taglio e dopo essersi purificate nel sale. Ma nulla dice la Sciolla degli audaci valori simbolici del pecorino grattugiato: e nulla dico io, soprattutto perché è quaresima.
Il quadro che correda l’articolo Vinicio Palladini lo dipinse nel 1932, in un momento in cui entusiasmi e slanci dell’Italia fascista incominciavano a raffreddarsi, e la speranza si ammosciava già in una attesa carica di dubbi. L’uomo è una statua di marmo, e la corona che gli cinge il bacino potrebbe anche essere un serto mortuario. La donna è un’asse di legno: il sedere e le gambe si contraggono e si ritraggono. E tuttavia il colore rosso della coperta è brillante e i suoi riflessi ravviavano le carni della signora, lo sguardo della statua ha ancora qualcosa di vivo, e sul tavolo la pianta grassa esibisce ancora qualche sfumatura di verde. Insomma, non c’ è solo cenere, in questo quadro quaresimale.
La nuova Nazione a “statuto speciale” dell’Unione Europea: il Regno Unito.
La notizia della settimana è sicuramente l’accordo, riuscito, tra Regno Unito e Commissione Europea. L’incontro al vertice, tra i 28 leader dell’UE, è avvenuto venerdì sera: il primo ministro inglese, David Cameron, ne esce vittorioso, portando a casa uno “status speciale” per il suo Paese ed una maggiore indipendenza dall’Europa.
Attualmente, l’Inghilterra è già fuori l’unione monetaria europea – la valuta britannica è la sterlina – e anche fuori dall’area di Schengen – lo spazio senza frontiere interne in cui la circolazione delle persone è libera. Adesso anche l’appartenenza all’unione politica ed economica è in forse.
Il fatto è questo: molteplici spinte politiche hanno portato all’esigenza di ricorrere al parere del popolo inglese, per decidere se restare o uscire (Brexit) dall’Unione Europea.
Le motivazioni a favore dell’uscita dall’Unione sono di varia natura; la totale indipendenza dall’Europa gioverebbe alla competitività dei mercati inglesi, per esempio. Il fattore preponderante, però, riguarda l’immigrazione: il Regno Unito vuole, di fatto, sottrarsi all’emergenza rifugiati.
Chi invece si schiera “all’interno” dell’Unione Europea basa la propria opinione essenzialmente su previsioni macro-economiche. Il parere degli economisti sembra essere unanime: l’uscita danneggerebbe la crescita interna del Paese. Il Financial Times ha riportato un sondaggio fatto a più di 100 intellettuali: nessuno crede che la Brexit gioverebbe al Paese. Un’eventuale uscita dall’UE susciterebbe incertezza, il che avrebbe conseguenze negative sia economiche sia finanziarie. Le società frenerebbero gli investimenti e le famiglie ridurrebbero le spese, il che, chiaramente, fermerebbe la crescita del PIL. L’incertezza colpirebbe anche i mercati e soprattutto i detentori europei di titoli in sterline, il cui valore sarebbe incerto dato che il tasso di cambio subirebbe sicuramente una scossa.
David Cameron si schiera a favore della permanenza. Dopo l’incontro di venerdì – 19 Febbraio – egli può sostenere la sua posizione con ancora più convinzione e può consigliare al popolo inglese di non votare per l’uscita.
In effetti, il premier l’ha spuntata su tutte le sue richieste. I punti nodali dell’accordo sono tre.
Primo, l’Inghilterra potrà attivare per 7 anni il “freno di emergenza”, vale a dire che i cittadini comunitari hanno diritto ad accedere a tutti i vantaggi del welfare britannico solo dopo 4 anni dall’ingresso nel Paese.
Secondo, alla base dei Trattati europei è il principio di “Unione sempre più stretta”, da cui l’Inghilterra è adesso esentata.
Terzo, il sistema monetaria europeo è stato riconosciuto come multi-valutario, il che concede all’Inghilterra il diritto di esprimersi sulle decisioni dell’Eurozona anche se non ne fa parte.
Il Regno Unito si ritrova, oggi, ad essere una Nazione con uno status speciale. E sulla base di questo accordo, il 23 giugno il popolo inglese si esprimerà in uno dei referendum più importanti della sua storia.
Dalle 10 alle 13 di domani (domenica 21 febbraio) tutte le informazioni per chi vuole dare una casa e una famiglia agli ospiti «anastasiani» del canile convenzionato con il Comune di Sant’Anastasia.
Meticci, setter, incroci di pastore tedesco e molti altri: è possibile «conoscere» tutti gli «inquilini» anastasiani – più o meno sessanta – collegandosi alla sezione «I nostri ospiti» del sito web www.dogkennelservicesrl.it. Tutti con microchip e controllati, le femmine adulte già sterilizzate. Domani, in piazza, per la campagna di sensibilizzazione organizzata dal Comune di Sant’Anastasia insieme al canile Dog Kennel Service, ci saranno anche cuccioli adottabili.«I nostri cani – dice l’assessore Cettina Giliberti (delega alla Tutela degli Animali nella giunta Abete) – sono ricoverati al canile Dog Kennel Service di Nola e sono circa sessanta. Domani la prima campagna di sensibilizzazione all’adozione con la presenza di un educatore cinofilo e un veterinario oltre alla Trainer, marchio di alimenti per animali».
«Non tutti i cani randagi vanno accalappiati – ricorda l’assessore Giliberti – e dunque ricoverati in canile: è una misura necessaria solo per i più aggressivi o capibranco».
Nelle ultime settimane è cresciuto inoltre il fenomeno dell’abbandono di pitbull, circostanza che fa pensare ad un giro di combattimenti clandestini. «Proprio questa mattina – aggiunge l’assessore – ne abbiamo trovato uno con ferite da percosse, nell’ultimo mese i casi simili sono quattro, un fenomeno che induce alla riflessione».
L’anno scorso la giunta aveva dato, con una delibera di indirizzo, un’altra opportunità per chi avesse adottato un cane: l’esenzione dalla Tari. «Con il prossimo bilancio – dice l’assessore – contiamo di mettere in atto quell’indirizzo, prevedendo l’esenzione o in ogni caso la riduzione della tassa sui rifiuti per chi deciderà di accogliere un ospite del canile».
Ai domiciliari Rosario Zappalà, ex primario dell’ospedale evangelico convenzionato Villa Betania di Ponticelli.
E’ accusato di aver estorto del danaro a una paziente ammalata di cancro producendo certificati falsi. Per questo motivo l’anno scorso il tribunale lo ha interdetto dalla professione medica. Ma secondo gli inquirenti Rosario Zappalà, noto medico della Napoli bene, avrebbe violato l’interdizione continuando a visitare i pazienti nella sua casa di via Santa Caterina a Chiaia, a due passi da piazza dei Martiri. Quindi, ieri, è scattato l’arresto per il professionista ed ex primario dell’ospedale evangelico Villa Betania, struttura convenzionata ed equiparata al sistema sanitario pubblico . Intanto ieri i carabinieri del Nas, il nucleo anti sofisticazioni, hanno notificato al medico, un ecografista di fama, l’ordine di arresto spiccato dal gip Federica Colucci. Adesso Zappalà è ai domiciliari. Con lui sono indagati i vertici e gli ex vertici di Villa Betania, la clinica convenzionata della fondazione che fa capo alle chiese evangeliche napoletane. E’ una brutta storia. Che inizia il 13 settembre del 2014, quando Zappalà, all’epoca primario della chirurgia generale della Betania e responsabile del pronto soccorso, effettua un’ecografia al seno di una paziente, nella clinica di Ponticelli. Subito dopo l’esame il camice bianco spiega alla donna di aver rilevato un’area sospetta, un nodulo nella mammella sinistra ma che nell’ospedale i tempi di attesa per l’ago aspirato sono lunghi (cosa risultata nelle indagini non veritiera) per cui le consiglia di andare a fare l’esame in tempi stretti nel suo studio, in via Riviera di Chiaia. La donna ha paura. Qualche mese prima le era stato diagnosticato un tumore all’utero per cui decide di fare come le viene sollecitato. Il 15 settembre successivo Zappalà effettua l’ ago aspirato nel suo studio e si fa pagare: 200 euro. E’ qui che inizia il calvario per la paziente. Si perchè alla fine la signora non saprà più nulla di quella diagnosi. Nel frattempo Zappalà non fa esaminare dal patologo della clinica il siero asportato dall’ ago aspirato. Anzi, fa una cosa che ha dell’incredibile. Il 22 settembre produce nella clinica un referto in cui attesta falsamente “l’assenza nella paziente di cellule tumorali e un quadro citologico che mostra alcuni elementi come da fibrolipomatosi”.
Nel certificato c’è una firma illeggibile, non riconducibile a nessuno dei patologi della Betania. E la signora ammalata resta in un limbo. Non sa più nulla di quella diagnosi. Passano i giorni. Quindi la donna grazie alla sua insistenza si reca dalla responsabile dei patologi della Betania. E’ qui che sia lei che la dottoressa che tenta di aiutarla entrano in possesso di quel certificato fasullo e capiscono tutto. La dirigente del laboratorio di patologia allora riferisce ai vertici della clinica. Si riunisce la commissione, formata da tutti i massimi dirigenti del presidio sanitario: Zappalà viene licenziato. “Un licenziamento solo formale”, secondo il pubblico ministero della procura di Napoli Giuseppina Loreto. Pm che contesta ai vertici della Betania di aver riassunto Zappalà come consulente ecografista e di aver assunto anche la figlia del medico di origine calabrese, proprio per fare in modo che qualcuno di famiglia lo potesse sostituire proficuamente, stando almeno a ciò che contesta il pm. Poi, nel febbraio del 2015, la paziente ammalata sporge denuncia . Si attivano i carabinieri del Nas. Il 28 maggio il tribunale emana per Zappalà l’interdizione di un anno. E il 26 gennaio del 2016 la procura trasmette l’avviso di conclusione delle indagini a Zappalà, accusato di concussione e di falso ideologico e materiale, e ai vertici della Betania, sotto inchiesta per omissione di denuncia in concorso. Si tratta di Sergio Nitti, ex presidente pro tempore della Fondazione Evangelica Ospedale “Villa Betania”, e dei vertici attuali: Pasquale Accardo, direttore generale, Antonio Sciambra, direttore sanitario, e Paolo Morra, direttore amministrativo.
Del centro polizia La Spezia, morto in ricerca Isabella Noventa.
Rosario Sanarico, l’ispettore di polizia morto nella ricerca del corpo di Isabella Noventa, la donna svanita nel nulla la sera del 15 gennaio scorso, era nato a Napoli il 10 ottobre 1963 e dopo essere entrato in Polizia non ancora ventenne. Nel 1984 era stato assegnato al Centro Nautico e Sommozzatori della Polizia di Stato di La Spezia.
Qui ha frequentato il corso per operatore subacqueo come primo passo di una lunga serie di abilitazioni professionali conseguite in questo settore operativo che lo hanno portato ad assumere incarichi di crescente importanza nell’ambito del nucleo sommozzatori del CNeS di La Spezia.
Nel corso della sua trentennale attività, aveva acquisito una notevolissima esperienza partecipando ad un gran numero di interventi, spesso svolti in condizioni ambientali molto difficili, come i soccorsi durante il naufragio di Costa Concordia, tanto da diventare uno dei sommozzatori della Polizia più esperti e apprezzati anche fuori dall’ambiente professionale
(FONTE FOTO: RETE INTERNET)
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