Consiglio comunale straordinario con i giovani dopo la tragedia di Martina

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Consiglio Comunale straordinario contro la violenza giovanile – Mercoledì 4 giugno, ore 9:30 – Palacasoria Domenico D’Alise. Bene: “Insegnare ad amare è un’urgenza civile e morale”.

CASORIA. “Insegniamo ad amare. Non è solo uno slogan, ma un’urgenza civile, morale, educativa. Il dolore che ci ha scosso in questi giorni, dopo la tragedia che ha colpito Afragola e tutta l’area nord di Napoli, non può lasciarci indifferenti. La morte di Martina Carbonaro e quella, altrettanto assurda, di Santo Romano, sono ferite aperte nella nostra comunità e in ognuno di noi. Sono simboli, purtroppo tragici, di un malessere profondo che attraversa le vite di troppi giovani. Ragazzi lasciati soli, senza punti di riferimento, senza strumenti per gestire le emozioni, senza una guida educativa forte, presente, consapevole.”

È con queste parole che il Sindaco Raffaele Bene annuncia il Consiglio Comunale monotematico contro la violenza giovanile, in programma mercoledì 4 giugno alle ore 9:30 presso il Palacasoria Domenico D’Alise.

“Abbiamo voluto spostare il Consiglio Comunale fuori dalla sede istituzionale, in un luogo capiente e aperto come il PalaCasoria, perché vogliamo che questa sia una seduta pubblica, partecipata, condivisa. Un momento di confronto vero tra istituzioni, scuole, associazioni, famiglie e soprattutto giovani. Non possiamo limitarci alla condanna di ciò che è accaduto: dobbiamo aprire un dialogo concreto e costante su come prevenire tutto questo. Su come rieducare al rispetto, all’empatia, all’ascolto, all’amore. I nostri ragazzi devono poter contare su adulti credibili e presenti.”

A promuovere e coordinare la seduta straordinaria è il Presidente del Consiglio Comunale Pasquale Tignola, che ha accolto l’urgenza di trasformare un’emozione collettiva in un’occasione di impegno civico:“Non sarà un consiglio comunale come gli altri. Sarà una seduta aperta al territorio, alla cittadinanza, ai docenti, agli studenti, alle associazioni, a chiunque voglia intervenire. L’obiettivo è fare di questa assemblea un momento di ascolto attivo, un terreno fertile per idee, proposte e impegni da costruire insieme.”

Particolare attenzione è stata dedicata dal Consiglio Comunale, e in particolare dalla consigliera comunale Roberta Giova, al coinvolgimento del mondo scolastico: “Le scuole saranno al centro di questo percorso perché è lì che può e deve nascere una nuova cultura delle relazioni. Una cultura in cui le emozioni non esplodano in rabbia, in cui il rispetto dell’altro sia più forte del bisogno di affermarsi con la violenza.”

Alla seduta parteciperanno rappresentanti istituzionali del territorio, dirigenti scolastici, associazioni civiche, culturali e realtà giovanili del comprensorio. Nel nome di Martina, di Santo e di tutti i giovani coi quali costruire un futuro diverso.

“Questa non sarà solo un’occasione per ricordare – conclude il Sindaco Bene – ma per reagire. Come comunità educante, come istituzioni locali, come cittadini. Casoria non resterà a guardare. Casoria agirà. E lo farà mettendo al centro le emozioni dei giovani, perché è lì che oggi si combatte la più importante delle battaglie: quella per la vita, per la dignità, per l’amore.”

Per richieste di intervento (massimo 3 minuti) durante il Consiglio Comunale è possibile inviare una mail all’indirizzo: staff.sindacocasoria@gmail.com

 

Ischia, Mostra “Euritmia”, fotografia e disegno uniti per una nuova arte

Domenica 8 Giugno alle ore 19:00 presso i Giardini Ravino, a Forio d’Ischia, sarà inaugurata la mostra Euritmia dell’artista Teresa Capasso, curata dalla dott.ssa Mariangela Catuogno, direttrice delle Attività Culturali dei Giardini Ravino.

La mostra Euritmia è una esposizione di opere, dove forme espressive differenti convergono e concorrono a creare immagini animate da una profonda ricerca artistica: la fotografia e il disegno si fondono in una stratificazione visiva e simbolica, frutto di un processo meditativo e al tempo stesso analitico.

Attraverso la sovrapposizione digitale di ritratti fotografici e segni pittorici realizzati durante pratiche di meditazione attiva, l’artista esplora la comunicazione silenziosa del corpo e la sua capacità di evocare significati attraverso la gestualità, volontaria o involontaria.

Ne emerge un linguaggio visivo che parla di ritualità contemporanea, di ascolto profondo, di ricerca sull’essenza umana che passa attraverso la corporeità, il simbolo e il segno. Le immagini, sospese tra figurazione e astrazione, appaiono come reliquie emotive, in bilico tra il visibile e l’intuibile, tra gesto e silenzio.

Parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Prof di Marigliano augura la fine di Martina alla figlia della premier: “Il post me l’ha scritto l’intelligenza artificiale”

Stefano Addeo, docente di Marigliano, insegna lingua tedesca presso il liceo Enrico Medi di Cicciano. Si presenta come un uomo di fede, amante degli animali, educatore e volontario. Tuttavia, in contrasto con i principi che dichiara di seguire, ha pubblicato sui social un post scioccante in cui augura alla figlia di Giorgia Meloni la stessa tragica sorte di Martina Carbonaro, la ragazza di 14 anni assassinata brutalmente ad Afragola dall’ex fidanzato. Un messaggio agghiacciante, indirizzato a una bambina di soli otto anni. Secondo quanto riferito da Addeo stesso, il messaggio sarebbe stato elaborato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: “Ho usato un software – racconta – chiedendogli di creare un post offensivo contro la Meloni”. “Faccio l’insegnante, i ragazzi mi vogliono bene – aggiunge – e mi diverto spesso con i social. Mi mancano solo due anni alla pensione e quando ho visto quello che avevo condiviso mi sono detto: ‘Ma cosa ho scritto?’, e ho subito cancellato il post”. Ma il danno era già fatto. Il contenuto aveva iniziato a circolare rapidamente in rete. “Quando sono stato ascoltato dalla Polizia postale ho ammesso che il post era opera mia. Mi pento profondamente, è stato un errore gravissimo. Un gesto superficiale, che non riflette in alcun modo i miei valori. Quel

L’auto è rubata e lui scappa all’alt, preso nel centro di Nola

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Nola: alla guida di un’auto rubata non si ferma all’alt e fugge. Tratto in arresto un 43enne. Nello scorso pomeriggio, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 43enne di Castello di Cisterna con precedenti di polizia, anche specifici, per furto aggravato. In particolare, gli agenti del Commissariato di Nola, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato un uomo a bordo di un’auto che, alla loro vista, ha accelerato la marcia per eludere il controllo. Ne è nato un inseguimento durante il quale il conducente ha effettuato manovre pericolose per la circolazione stradale fino a quando, giunto in via San Paolo Belsito, è stato raggiunto e, con non poche difficoltà, bloccato; inoltre, i poliziotti hanno accertato che l’auto su cui viaggiava il prevenuto, presentava diversi segni di effrazione e che, la stessa, era stata asportata poco prima dall’indagato in via Foro Boario. Per tal motivo, il prevenuto è stato tratto in arresto dal personale operante e l’autovettura restituita alla legittima proprietaria.

Aggressione choc in pieno centro a Marigliano

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Un episodio di violenza ha scosso il centro Marigliano nella mattinata di oggi. Intorno alle ore 11:00, nei pressi del Municipio, si è verificata un’aggressione fisica ai danni di un cittadino extracomunitario, colpito da un suo connazionale per motivi ancora al vaglio degli inquirenti.

La segnalazione dell’accaduto è giunta ai Carabinieri della stazione di Cisterna, che hanno immediatamente allertato la pattuglia della Polizia Municipale di Marigliano. Gli agenti sono intervenuti prontamente sul posto prestando i primi soccorsi alla vittima, successivamente trasportata in ospedale. Le sue condizioni, pur non gravi, hanno richiesto una prognosi di 20 giorni per le lesioni riportate.

Nel frattempo, l’aggressore si è dato alla fuga, ma sono in corso indagini di polizia giudiziaria per identificarlo. “Stiamo setacciando tutte le telecamere del centro storico – dichiara il Comandante della Polizia Locale, Emiliano Nacar – e abbiamo già acquisito elementi utili per risalire alla persona responsabile”.

L’episodio ha riportato l’attenzione sulla necessità di una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio. “Questa circostanza evidenzia la mancanza di presidi continuativi della Polizia Locale in città – ha sottolineato Nacar –. Per questo motivo ho disposto il ripristino del servizio di pattugliamento anche nella domenica pomeriggio, soppresso dal 15 febbraio 2024”.

Un piano di rafforzamento più ampio è già in corso, come annunciato dallo stesso Comandante: “Con l’arrivo del nuovo personale proveniente dal progetto Terra dei Fuochi a metà giugno e le nuove assunzioni programmate, saremo in grado di potenziare tutti i servizi rivolti ai cittadini, dagli uffici alla viabilità, per garantire una presenza costante e una risposta efficace alle esigenze di sicurezza”.

Le indagini sull’aggressione sono tuttora in corso. La cittadinanza è invitata a segnalare alle autorità qualsiasi informazione utile al rintraccio dell’autore del gesto.

Pensione? Solo un’illusione per chi è nato dopo il 1990

Secondo l’OCSE, i giovani italiani andranno in pensione a 71 anni. Un dato che riflette un sistema previdenziale sempre più distante dalle nuove generazioni, intrappolate tra lavori instabili e stipendi insufficienti.       Il traguardo della pensione per i giovani italiani sembra sempre più un miraggio. Secondo le recenti proiezioni dell’OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, chi oggi entra nel mondo del lavoro in Italia potrà ritirarsi solo dopo aver compiuto 71 anni: un dato tra i più alti d’Europa. Ma dietro il numero si nasconde una verità ancora più inquietante: quella di un’intera generazione che rischia di non poter mai contare su una pensione dignitosa. La responsabilità non è solo dell’innalzamento dell’età pensionabile. Alla base di questo scenario vi è il passaggio, avvenuto negli anni ’90, dal sistema retributivo a quello contributivo. Un cambiamento strutturale che ha spostato il peso della previdenza dalle spalle dello Stato a quelle del lavoratore. Oggi, infatti, l’assegno pensionistico dipende interamente dai contributi versati nel corso della vita professionale. Un principio teoricamente equo, ma che si scontra con una realtà fatta di occupazioni precarie, intermittenze lavorative e salari bassi. Il mondo del lavoro per molti giovani è un percorso a ostacoli, costellato da contratti a termine, part-time involontari, tirocini e lunghi periodi di inattività. Tutti fattori che rendono difficile accumulare contributi sufficienti per un trattamento pensionistico adeguato. In questo contesto, cresce il rischio di un divario generazionale destinato ad ampliarsi. Secondo l’EURES, la mancanza di continuità lavorativa e la debolezza delle retribuzioni riducono drasticamente le prospettive previdenziali per i nati dopo il 1990. Non si tratta solo di un problema economico, ma anche sociale: un’intera fascia di popolazione viene privata di una garanzia fondamentale per la propria vecchiaia. \In un Paese dove il lavoro non riesce più a garantire sicurezza né nel presente né nel domani, il problema previdenziale diventa un simbolo più ampio della crisi di fiducia tra cittadini e Stato. E finché il sistema continuerà a penalizzare chi lavora con difficoltà, l’idea di una pensione serena rimarrà, per molti, solo una chimera.

L’arte della pizza di Marcello Daffinito: la storia e i sacrifici di un pizzaiolo pluripremiato

Marcello è sbucato da quartieri partenopei considerati difficili e con la provenienza da una famiglia unita e la scelta saggia e immediata di dedicarsi ad un lavoro, ha eliminato tutti i rischi che una metropoli e una gioventù possono comportare. Da pizzaiolo a imprenditore realizzato, i trionfi sono più che meritati. La tua fama è esplosa meritatamente all’alba dell’affermazione dei social. Quanto è cambiato il mondo gastronomico da allora? Tantissimo. Ho raccolto i primi riconoscimenti a metà degli anni duemila ma è con l’avvento di Instagram che questo tipo di vetrina ha preso il sopravvento diventando quasi un parametro di giudizio. Li uso sicuramente per promuovere la mia attività ma ciò che conta rimane l’attenzione che dai al tuo lavoro.Oggi i pizzaioli sono vere star, non solo sui social. Alcuni forse si autocelebrano troppo. Non si sta esagerando, secondo te? Assolutamente sì e molti dimenticano anche da dove sono partiti e che c’è sempre da imparare. Il pizzaiolo è una professione di assoluto rispetto: richiede ovvie capacità, spiccata intelligenza, autocontrollo emotivo ma non bisogna dimenticare che la materia prima è fondamentale e risparmiare a discapito della qualità è un boomerang pericoloso. Sei stato fra i primi, in tempi non sospetti, a fare della qualità della materia prima il tuo biglietto da visita. Sì, lo affermo con orgoglio e i fatti mi danno ragione. Ho cominciato valorizzando le pizze tradizionali. Il passato insegna tanto e con una buona e attenta idratazione dell’impasto si ottengono le basi giuste per un prodotto sempre gradito ai clienti. Racconta i tuoi esordi. Ho iniziato molto presto, a tredici anni, in una pizzeria a Secondigliano. Mio padre per il mio bene, voleva che io mi affezionassi ad un lavoro per potermi creare un’indipendenza economica. I rischi erano tanti. I soldi facili proposti dalla malavita erano dietro l’angolo. In quella pizzeria non mi permettevano di imparare: dovevo essere ‘uno che aiutava’ in cucina o dove eventualmente serviva ma ho fatto di tutto per imparare il mestiere di nascosto e quando è venuta a mancare una risorsa ero pronto a sostituirla senza che nessuno, nemmeno il titolare, si fosse mai accorto che ormai ero pronto e che avevo imparato a preparare gli impasti chiuso in bagno! Umiltà e tenacia sono state fondamentali, quindi. I passi successivi quali sono stati? Come dicevo, c’era molta competizione nei locali, tanta gelosia di mestiere, non era come adesso che vi sono apposite scuole o accademie che formano le nuove leve. Ho lavorato in varie pizzerie locali fino ad approdare nella storica Brandi a Capodimonte. Stava nascendo anche un progetto gastronomico molto importante con il conduttore Piero Chiambretti al Nord. Poi sono tornato a Napoli e ho cominciato a lavorare in provincia. Da lì ad aprire la mia prima pizzeria da asporto, nel 2000 a Pomigliano, il passo è stato breve. L’ho chiamata Pulcinella in omaggio alla cultura partenopea. A breve poi, siamo pronti a varare nuovi progetti di espansione. Partecipare ad eventi correlati al recente Festival di Sanremo, a Tutto Food a Milano, al Tutto Pizza a Napoli, ti presenta a nuovi contatti e stimola nuove idee. E’ un piacere ascoltare e descrivere la tua storia e avrebbe molta attrazione sui social eppure sugli stessi ti poni soprattutto nel ruolo esclusivamente professionale. L’essenza del mio lavoro è garantire un buon prodotto. Ho conosciuto mia moglie Grazia da giovanissimo e come è noto, se al fianco di un uomo c’è una donna preparata e pronta ai sacrifici, il successo è garantito. Per me è soprattutto un successo umano ma è grazie a lei, alla sua discrezione ed anche alle sue capacità culinarie se da oltre un decennio la nostra attività può garantire anche dei fritti eccezionali, una rosticceria di qualità ed un’attenta gestione della sala. Oltretutto c’è anche un erede… Sì, nostro figlio Roberto: anche lui sin da quando era appena adolescente si è dedicato all’attività raccogliendo poi notevoli successi e ci aiuta da sempre. Ormai ha una sua identità. Ha conquistato vari premi nel settore nonché il secondo posto nel campionato mondiale della Pizza Gourmet ed è anche docente presso l’associazione della Verace Pizza Napoletana. Con noi da sempre anche la sua fidanzata Tracy. Ci siamo divisi i ruoli e con Tracy abbiamo egregiamente coperto l’aspetto ordini e cassa. Confesso che la parte ‘giovane’ della nostra attività è decisamente attenta alla programmazione della stessa e all’evoluzione del settore. Posso considerarmi quindi un uomo fortunato ed un professionista appagato ma pur sempre sotto esame e pronto a migliorare.

2 Giugno, I edizione dello “Striano Republic Fest”

Striano. Riceviamo e pubblichiamo: COMUNICATO STAMPA Striano celebra il 2 giugno con la prima edizione dello “Striano Republic Fest” e rende omaggio ai due agenti intervenuti nel corso della rapina del 30 aprile

In occasione della Festa della Repubblica, la Protezione civile “Folgore”, con il patrocinio del Comune di Striano, dà vita alla prima edizione dello “Striano Republic Fest”, una giornata interamente dedicata ai valori di cittadinanza, sicurezza e partecipazione civica.

Tra le attività in programma, che spaziano dall’animazione per bambini al corso “Salviamo la testa” sulla sicurezza stradale, fino al concerto finale della VASCover Band, spicca un momento di straordinaria importanza istituzionale e simbolica, promosso dall’amministrazione comunale di Striano: la cerimonia di conferimento degli attestati di merito civico ai due agenti della Polizia di Stato, Fabiano Carbone e Daniele Orzano, concittadini di Striano.

I due assistenti si sono distinti per un gesto di grande coraggio e senso del dovere, intervenendo in modo tempestivo e risolutivo, pur essendo liberi dal servizio, durante la rapina del 30 aprile 2025 in un esercizio commerciale cittadino. Il loro intervento ha portato all’arresto del responsabile, evitando possibili gravi conseguenze.

L’Amministrazione Comunale ha voluto esprimere pubblicamente la propria gratitudine, conferendo loro uno speciale attestato ai sensi del Regolamento comunale delle onorificenze civiche, come segno tangibile di riconoscimento per l’abnegazione dimostrata e per il valore civico del loro operato.

La cerimonia si terrà il 2 giugno alle ore 19 in Piazza IV Novembre, preceduta da un momento istituzionale presso la Sala Consiliare del Municipio, alla presenza del Sindaco Giulio Gerli, del Presidente del Consiglio Comunale Santolo Sorvillo e delle Autorità civili e militari. L’evento si inserisce in un più ampio progetto di coesione e legalità, che punta a rafforzare il legame tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine.

«Il gesto dei nostri due agenti è un esempio luminoso di servizio alla comunità, che va oltre il dovere professionale – ha dichiarato il sindaco Gerli – e rappresenta lo spirito autentico della Festa della Repubblica: una festa di valori, responsabilità e coraggio civile».

Le ricette di Biagio: ‘e carcioffole mammarelle

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Le ricette di Biagio: ‘e carcioffole mammarelle. Per una storia di sciantose, di canzoni e di guappi.

Parlare del carciofo è un problema di tempo e di pazienza: è assai lungo l’elenco di scrittori, di poeti e di botanici che si sono interessati di questo ortaggio, ricco di “virtù” e carico di significati simbolici. Raccontavano i Greci che una giovane donna, Cynara, attirò l’attenzione di Zeus, che se la portò nel mondo degli dei. Ma Cynara, in quel mondo, si annoiò, e decise di tornare sulla Terra. E Zeus, deluso e irritato, la trasformò in carciofo, che i Greci battezzarono con il nome della donna coraggiosa. La coerenza dei Napoletani che tradussero il maschile dell’italiano “carciofo” nel femminile “carcioffola”. Correda l’articolo l’immagine di un acquerello di Pietro Scoppetta “la Parigina”, che potrebbe essere il ritratto della sciantosa Vargas.

Ingredienti: 4 carciofi “mammole”, 2 spicchi di aglio, 1 ciuffo di prezzemolo, sale, pepe, olio extravergine. Per il pinzimonio: olio, sale e pepe. Preparare un trito di aglio e prezzemolo, togliere ai carciofi il primo giro di foglie, tagliare una parte del gambo e liberarla dai filamenti legnosi. Allargare gradualmente i carciofi fino ad aprili del tutto, lavarli con cura sotto l’acqua corrente, metterli a gocciolare a testa in giù e poi condirne l’interno con un pizzico di sale e di pepe, con un filo d’olio e un cucchiaino del trito di aglio e prezzemolo. Mettere i carciofi in una pentola, incastrarli uno accanto all’altro, versare l’acqua lasciando che copra i carciofi fino alla metà, coprire con il coperchio e cuocere per circa 40 minuti (se la pentola è a pressione, bastano circa 15 minuti). Completata la cottura, togliere i carciofi dall’acqua e servirli con il “pinzimonio” (Ricetta e immagine del “piatto” derivano dal sito “La cucina di Reginé).

La traduzione al femminile, “carcioffola, fu una necessità logica, perché i Napoletani videro nell’ortaggio l’immagine dell’organo sessuale delle donne, e “Carcioffolà Salvatore Di Giacomo intitolò un malizioso carme in cui raccontava il dialogo tra una madre saggia e una figlia in cerca di marito. “Oi, mamma, mamma, che luna, che luna! / Mme vene, mme vene…/malincunia…./malincunia…/E si ‘sta luna me porta fortuna, /maritame ampresso, /mammella mia.”. “Carcioffolà venne musicata nel 1893 da Eduardo Di Capua, “non raffinato come Costa”, scrive Vittorio Paliotti, “ma profondamente istintivo e destinato a duratura fama”. (Mario Costa era amico e collaboratore del poeta). (E sarebbe belle ricordare le discussioni che Paliotti e Francesco D’Ascoli intrecciarono sulla lingua napoletana di Salvatore Di Giacomo, che D’Ascoli considerava troppo sensibile all’influenza della lingua italiana). Era l’epoca d’oro delle “sciantose”: francesi – “Sono francese e vengo da Parigi”- come Armand’Ary, e napoletane che conservavano il nome del battesimo, come Amelia Faraone, o adottavano nomi esotici, come Amina Vargas, giovanissima stella del “Circo delle Varietà”. Le “sciantose” stavano al centro di storie, di pettegolezzi, di trame che scombinavano matrimoni e fidanzamenti, e non è difficile immaginare quanto fosse agitata la loro giornata, in teatro e fuori dal teatro. La stella di Amina Vargas incominciò a risplendere nel 1889: eleganza, voce suadente, un corpo straordinario che lei mostrava con maliziosa parsimonia e che incantò anche i pittori napoletani, e un gioco difficile in cui si alternavano sensibilità ai corteggiamenti, e improvvise ritirate nel fortino della fredda riservatezza. Era un gioco “pubblicitario” ben orchestrato, che nel 1893 avrebbe indotto Salvatore Di Giacomo e Eduardo Di Capua ad affidare alla Vargas la prima interpretazione di “Carcioffolà. Manell’aprile del 1891 quel gioco espose la “sciantosa” agli insulti e perfino alle minacce dei corteggiatori beffati, e forse dei tifosi delle altre “sciantose” che vedevano attaccati i loro spazi. La vita per Amina si fece difficile: bigliettini offensivi, agitazione in platea, e fuori dal teatro, e chiassose proteste che accompagnavano la “sciantosa” lungo via Toledo, e che provocarono scompiglio anche davanti al “Gambrinus”. Ma una sera Amina Vargas fece una lunga passeggiata dal San Carlo alla fine di via Toledo, sottobraccio con Teofilo Sperino, il re dei guappi, e la sera dopo la scena venne ripetuta e forse interpretata con una mimica più convincente dallo Sperino, che era un grande attore e le cui “camminature” erano veri e propri messaggi, muti, ma assai chiari. Non ci furono insulti, nessuno gridò, non risuonarono risate di scherno. Anzi davanti alla bottega di Pintauro una folla di ammiratori circondò i due e manifestò gioia e, per l’uno e per l’altra, devozione e rispetto. Dei “nemici” della Vargas si persero le tracce. Si erano tutti convertiti al culto della “sciantosa” sulla via Toledo.

Minacce a figlia di premier, il Sindaco di Marigliano: “Violenza inaccettabile, solidarietà alla premier”

Riceviamo e pubblichiamo

“Non conosco il presunto cittadino  di Marigliano che ha scritto un post violento e inaccettabile contro la premier Giorgia Meloni, ma non ho alcuna difficoltà a condannare con assoluta fermezza il suo delirio, come  mariglianese e uomo delle istituzioni.

Alla presidente Meloni esprimo la totale solidarietà mia e di tutta Marigliano”. Così Gaetano Bocchino, neo sindaco di Marigliano, interviene sulla questione del post sui social contro la figlia della premier Meloni scritto da un insegnante di Marigliano.

Continua Bocchino: “Trovo assurdo che un insegnante usi un linguaggio del genere: il suo è il classico esempio di tutto ciò che la politica deve evitare, la violenza, l’insulto gratuito e insensato, la contrapposizione a tutti i costi”