Marcello è sbucato da quartieri partenopei considerati difficili e con la provenienza da una famiglia unita e la scelta saggia e immediata di dedicarsi ad un lavoro, ha eliminato tutti i rischi che una metropoli e una gioventù possono comportare. Da pizzaiolo a imprenditore realizzato, i trionfi sono più che meritati.
La tua fama è esplosa meritatamente all’alba dell’affermazione dei social. Quanto è cambiato il mondo gastronomico da allora?
Tantissimo. Ho raccolto i primi riconoscimenti a metà degli anni duemila ma è con l’avvento di Instagram che questo tipo di vetrina ha preso il sopravvento diventando quasi un parametro di giudizio. Li uso sicuramente per promuovere la mia attività ma ciò che conta rimane l’attenzione che dai al tuo lavoro.
Oggi i pizzaioli sono vere star, non solo sui social. Alcuni forse si autocelebrano troppo. Non si sta esagerando, secondo te?
Assolutamente sì e molti dimenticano anche da dove sono partiti e che c’è sempre da imparare. Il pizzaiolo è una professione di assoluto rispetto: richiede ovvie capacità, spiccata intelligenza, autocontrollo emotivo ma non bisogna dimenticare che la materia prima è fondamentale e risparmiare a discapito della qualità è un boomerang pericoloso.
Sei stato fra i primi, in tempi non sospetti, a fare della qualità della materia prima il tuo biglietto da visita.
Sì, lo affermo con orgoglio e i fatti mi danno ragione. Ho cominciato valorizzando le pizze tradizionali. Il passato insegna tanto e con una buona e attenta idratazione dell’impasto si ottengono le basi giuste per un prodotto sempre gradito ai clienti.
Racconta i tuoi esordi.
Ho iniziato molto presto, a tredici anni, in una pizzeria a Secondigliano. Mio padre per il mio bene, voleva che io mi affezionassi ad un lavoro per potermi creare un’indipendenza economica. I rischi erano tanti. I soldi facili proposti dalla malavita erano dietro l’angolo. In quella pizzeria non mi permettevano di imparare: dovevo essere ‘uno che aiutava’ in cucina o dove eventualmente serviva ma ho fatto di tutto per imparare il mestiere di nascosto e quando è venuta a mancare una risorsa ero pronto a sostituirla senza che nessuno, nemmeno il titolare, si fosse mai accorto che ormai ero pronto e che avevo imparato a preparare gli impasti chiuso in bagno!
Umiltà e tenacia sono state fondamentali, quindi. I passi successivi quali sono stati?
Come dicevo, c’era molta competizione nei locali, tanta gelosia di mestiere, non era come adesso che vi sono apposite scuole o accademie che formano le nuove leve. Ho lavorato in varie pizzerie locali fino ad approdare nella storica Brandi a Capodimonte. Stava nascendo anche un progetto gastronomico molto importante con il conduttore Piero Chiambretti al Nord. Poi sono tornato a Napoli e ho cominciato a lavorare in provincia. Da lì ad aprire la mia prima pizzeria da asporto, nel 2000 a Pomigliano, il passo è stato breve. L’ho chiamata Pulcinella in omaggio alla cultura partenopea. A breve poi, siamo pronti a varare nuovi progetti di espansione. Partecipare ad eventi correlati al recente Festival di Sanremo, a Tutto Food a Milano, al Tutto Pizza a Napoli, ti presenta a nuovi contatti e stimola nuove idee.
E’ un piacere ascoltare e descrivere la tua storia e avrebbe molta attrazione sui social eppure sugli stessi ti poni soprattutto nel ruolo esclusivamente professionale.
L’essenza del mio lavoro è garantire un buon prodotto. Ho conosciuto mia moglie Grazia da giovanissimo e come è noto, se al fianco di un uomo c’è una donna preparata e pronta ai sacrifici, il successo è garantito. Per me è soprattutto un successo umano ma è grazie a lei, alla sua discrezione ed anche alle sue capacità culinarie se da oltre un decennio la nostra attività può garantire anche dei fritti eccezionali, una rosticceria di qualità ed un’attenta gestione della sala.
Oltretutto c’è anche un erede…
Sì, nostro figlio Roberto: anche lui sin da quando era appena adolescente si è dedicato all’attività raccogliendo poi notevoli successi e ci aiuta da sempre. Ormai ha una sua identità. Ha conquistato vari premi nel settore nonché il secondo posto nel campionato mondiale della Pizza Gourmet ed è anche docente presso l’associazione della Verace Pizza Napoletana. Con noi da sempre anche la sua fidanzata Tracy. Ci siamo divisi i ruoli e con Tracy abbiamo egregiamente coperto l’aspetto ordini e cassa. Confesso che la parte ‘giovane’ della nostra attività è decisamente attenta alla programmazione della stessa e all’evoluzione del settore. Posso considerarmi quindi un uomo fortunato ed un professionista appagato ma pur sempre sotto esame e pronto a migliorare.








