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Far West a Somma Vesuviana, 32enne centrato alla schiena da proiettili
Momenti di tensione nella notte a Somma Vesuviana, dove un uomo di 32 anni, Domenico Palmese, è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco alla spalla. L’episodio si sarebbe verificato a Somma Vesuviana, ma sulla dinamica restano ancora molti punti da chiarire.
A far emergere il caso è stato lo stesso ferito, che si è recato autonomamente al pronto soccorso dell’ospedale del Mare di Napoli. Qui i medici hanno accertato la presenza di una ferita compatibile con un colpo di pistola. Nonostante lo shock, le sue condizioni non destano preoccupazione e non sarebbe in pericolo di vita.
Subito dopo il ricovero sono scattati gli accertamenti da parte della Polizia di Stato. Gli agenti hanno raccolto la testimonianza del 32enne, che ha indicato via Mercato Vecchio come luogo dell’accaduto. L’uomo ha riferito di essere stato colpito senza riuscire a vedere il responsabile dell’azione.
Una ricostruzione che lascia ancora diversi interrogativi. Gli investigatori stanno analizzando la versione fornita, cercando elementi di riscontro sul territorio. L’area segnalata è stata oggetto di verifiche, mentre si punta a individuare eventuali immagini di sistemi di videosorveglianza o persone che possano aver assistito alla scena.
Il fatto che il ferito abbia precedenti viene considerato un dettaglio rilevante nell’ambito delle indagini. Non si esclude che l’episodio possa essere collegato a contesti già noti alle forze dell’ordine, ma al momento non emergono certezze.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo mentre proseguono gli approfondimenti. L’obiettivo è chiarire con esattezza cosa sia accaduto e risalire all’autore o agli autori della sparatoria.
Elezioni, a Ottaviano è sfida sull’esperienza: grande frammentazione tra civiche e coalizioni
A poche ore dalla presentazione ufficiale delle liste, il quadro politico di Ottaviano cambia volto e si consolida in una sfida a quattro. Dopo settimane di attese e manovre sottotraccia, emergono con chiarezza i protagonisti della corsa alla fascia tricolore, in una competizione che si preannuncia aperta e ad alta intensità.
Al centro della scena c’è la sfida tra esperienza e visione amministrativa rappresentata da Stefano Prisco e Giorgio Marigliano, con Biagio Simonetti sullo sfondo. Il candidato del Partito Democratico Prisco è stato il primo a partire, costruendo una presenza costante sui social e sul territorio, con una campagna già strutturata e riconoscibile. Architetto e politico di lungo corso, punta a riportare il centrosinistra al governo cittadino.
Dall’altra parte, nelle ultime ore, si è rafforzata in modo deciso anche la candidatura di Giorgio Marigliano. L’ex assessore ha intensificato la sua presenza pubblica, sciogliendo definitivamente le riserve e presentandosi come uno dei principali competitor. La sua corsa è sostenuta da quattro liste civiche – Terra Nostra, Identità e Futuro, Insieme per il Territorio e Orgoglio Zabatta – un progetto che punta tutto sull’autonomia dai partiti e su una proposta radicata nel territorio. Anche per lui si tratta di un ritorno da protagonista, dopo anni vissuti nelle dinamiche amministrative locali.
Ma la partita non si esaurisce qui. In campo c’è anche Ferdinando Federico, già candidato alle precedenti amministrative, che ha avviato la presentazione dei suoi aspiranti consiglieri, segnale di una macchina organizzativa già in movimento e pronta a giocarsi le proprie carte.
Non resta a guardare Biagio Simonetti, sindaco fino allo scorso ottobre prima della sfiducia. Anche lui continua a presidiare il territorio con incontri pubblici e momenti di confronto, mantenendo viva la propria presenza politica in vista della scadenza elettorale.
Quattro nomi, dunque, per una sfida che fotografa anche le fratture del centrodestra, un tempo compatto e oggi diviso tra più candidati, mentre il centrosinistra si presenta con una proposta unitaria.
Con le liste ormai in dirittura d’arrivo, Ottaviano entra ufficialmente nel vivo della campagna elettorale: saranno le prossime settimane a definire equilibri, alleanze e consenso in una corsa che, mai come ora, appare completamente aperta.
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Investimenti e lavoro, Romano rilancia: “Zes certezza per il Sud”
Le Zone Economiche Speciali come architrave dello sviluppo del Mezzogiorno, ma con uno sguardo che vada ben oltre la stagione del Pnrr. È questa la traiettoria indicata da Giosy Romano, nuovo responsabile del Dipartimento per il Sud, nel corso di un’intervista rilasciata a Il Mattino, in cui delinea una strategia che punta su investimenti, semplificazione e visione di lungo periodo.
Secondo Romano, la Zes unica non è più solo uno strumento sperimentale, ma rappresenta ormai “una certezza” per il Sud. Un’affermazione che trova riscontro nei numeri e nella crescita delle autorizzazioni registrate negli ultimi anni, segnale di un territorio che torna ad essere competitivo e attrattivo. Il modello, tuttavia, non è ancora pienamente compiuto e necessita di un ulteriore salto di qualità, soprattutto sul piano amministrativo.
Il tema centrale resta infatti quello della burocrazia. Per il neo capo del Dipartimento, la vera sfida è ridurre tempi e passaggi, rendendo più fluido il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. In questo senso, la semplificazione diventa una leva decisiva non solo per il Sud, ma per l’intero sistema Paese. Non a caso, Romano evidenzia come interventi di questo tipo possano avere effetti positivi anche nelle regioni del Nord, senza penalizzare il Mezzogiorno.
Guardando oltre l’attualità, emerge con forza la necessità di costruire una prospettiva stabile. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un’occasione irripetibile, ma non può esaurire la strategia di crescita. Serve, al contrario, una programmazione strutturale capace di accompagnare lo sviluppo nei prossimi anni. In questo quadro, le Zes diventano uno strumento permanente, non legato a una singola stagione di finanziamenti.
Romano sottolinea inoltre come il lavoro già svolto abbia prodotto risultati concreti, contribuendo a migliorare l’immagine del Sud agli occhi degli investitori. “Le Zes unica, nata grazie all’intuito dell’allora ministro Raffaele Fitto, continua a produrre risultati importanti e fornirà una certezza”, afferma, ribadendo la solidità del percorso intrapreso.
Infine, un passaggio fondamentale riguarda il coordinamento tra istituzioni. Senza una collaborazione efficace tra livelli di governo, ogni politica rischia di perdere incisività. Per questo, il Dipartimento per il Sud si propone come cabina di regia capace di integrare strumenti nazionali e interventi territoriali, trasformando le opportunità in sviluppo reale e duraturo.
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Il nuovo modello RIVE contro la violenza sulle donne: sinergia tra servizi, università e innovazione
Dai dati all’azione, dalla frammentazione alla rete. È questa la direzione tracciata da RIVE – Rete Interistituzionale contro la Violenza per l’Empowerment, protagonista dell’incontro tenutosi ieri a Palazzo Cavalcanti, che ha messo in luce contenuti, strumenti e innovazioni di un progetto destinato a cambiare l’approccio al contrasto della violenza di genere.
Il progetto, sostenuto dal Dipartimento per le Pari Opportunità, si sviluppa su un arco di 24 mesi e nasce a Napoli dalla necessità di affrontare criticità strutturali: violenza sommersa, isolamento delle vittime, difficoltà di accesso ai servizi e scarsa integrazione tra gli attori coinvolti.
A guidare il percorso sono le coordinatrici Rosa Di Matteo e Immacolata Di Napoli, che hanno costruito un modello fondato su integrazione, monitoraggio e intervento multidisciplinare.
RIVE prevede la creazione di una rete interistituzionale stabile, con procedure condivise e un disciplinare operativo capace di definire ruoli, tempi e modalità di intervento. Tra le azioni chiave, la formazione tra operatori, il confronto continuo tra servizi e la costruzione di un sistema di monitoraggio in grado di valutare l’efficacia reale delle azioni.
Innovativo l’intervento sugli uomini autori di violenza, attraverso il videogioco immersivo VIDACS, che permette di vivere l’esperienza dal punto di vista delle vittime, favorendo percorsi di responsabilizzazione oltre a diverse iniziative divulgative, dalle rubriche fisse sui social a un podcast dedicato. Il progetto interviene anche sull’autonomia delle donne, con percorsi di empowerment economico e inserimento lavorativo, e sulla tutela dei minori vittime di violenza assistita. A rappresentare il Comune di Napoli, partner del progetto, l’assessora allo Sport e Pari Opportunità Emanuela Ferrante e la dirigente del Servizio Politiche di Genere e Pari Opportunità Giusy Terracciano Ficca.
Fondamentale il contributo scientifico e operativo di Gabriella Ferrari Bravo, Marcella Autiero, Francesca Marone e Fortuna Procentese, oltre alla dimensione comunicativa curata da Emanuele Esempio e Andrea Terracciano. Le conclusioni affidate a Caterina Arcidiacono hanno evidenziato la portata sistemica del progetto, destinato a diventare un modello replicabile anche su scala nazionale.
Nel corso dell’evento è stata inoltre richiamata la campagna ANCI “Mai bandiera bianca contro la violenza sulle donne”, simbolo di un impegno che unisce istituzioni e territorio. RIVE non è solo un progetto, ma un sistema che punta a rendere la rete stabile, efficace e capace di incidere realmente sul cambiamento culturale.

