La parlamentare Auriemma interrompe spaccio in piazza ad Acerra e fa arrestare pusher

Una scena di ordinaria illegalità nel cuore di Acerra. In piazza Renella, luogo di ritrovo per famiglie e ragazzi, due uomini sono stati fermati dalla Polizia di Stato dopo la segnalazione di Carmela Auriemma, deputata del Movimento 5 Stelle.

La parlamentare, vicepresidente vicaria del gruppo M5S alla Camera, si trovava in piazza quando ha notato un sospetto scambio tra due individui. Senza esitare, ha contattato il commissariato di Acerra, permettendo agli agenti di intervenire rapidamente e bloccare i presunti pusher.

“Ad Acerra si spaccia in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti, in una zona dove giocano i bambini – ha denunciato Auriemma –. Ringrazio gli agenti per la tempestività, ma non è accettabile che il centro cittadino sia ormai un mercato della droga a cielo aperto”.

Le sue parole rilanciano un tema che da anni preoccupa i residenti: la mancanza di controllo nelle piazze principali. “Nonostante l’assunzione di nuovi vigili urbani, non si riesce a garantire un presidio costante. Serve più presenza, più prevenzione, più coraggio”, ha aggiunto la deputata.

Piazza Renella non è nuova a episodi del genere: scambi rapidi, movimenti sospetti e silenzi assordanti. Quella che dovrebbe essere la vetrina della città si è trasformata, con il tempo, in un crocevia di paura e rassegnazione.

Il blitz di ieri, partito da una segnalazione civica, rappresenta per molti un segnale di speranza: la legalità può ancora passare dagli occhi e dal coraggio dei cittadini.

Somma Vesuviana, Neri chiarisce le dimissioni: “Decisione per rispetto dei cittadini, non per calcoli politici”

0

Dopo la caduta dell’amministrazione guidata dal sindaco Salvatore Di Sarno, parla l’ex consigliere comunale Vincenzo Neri, tra i firmatari delle dimissioni che hanno determinato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Somma Vesuviana. In un comunicato diffuso nelle ultime ore, Neri chiarisce le ragioni della sua scelta, respingendo ogni riferimento alla candidatura della moglie del sindaco e rivendicando invece una posizione di coerenza politica e istituzionale. Alla base della decisione, spiega, “le modalità con cui l’amministrazione ha governato negli ultimi tempi”, caratterizzate – secondo Neri – da scarsa condivisione, atti già confezionati e una maggioranza sempre più fragile.

Segue il comunicato integrale dell’ex consigliere Vincenzo Neri.

È opportuno che io chiarisca le ragioni che mi hanno portato a essere tra i dimissionari del Consiglio Comunale di Somma Vesuviana. La mia decisione non ha nulla a che vedere con la candidatura della moglie del sindaco, ma è dovuta alle modalità con cui l’amministrazione ha governato negli ultimi tempi. Ci siamo trovati di fronte a scelte già prese, ad atti già confezionati, senza alcun confronto preventivo con i consiglieri e senza tener conto della nostra funzione di indirizzo della macchina amministrativa. Molto spesso, pur avendo legittime perplessità, si è dovuto votare atti in consiglio per garantire la tenuta dell’amministrazione. Gli ultimi consigli comunali sono stati un dato oggettivo sulla precarietà della maggioranza: si vedano i molteplici rinvii in seconda convocazione, le assenze, le votazioni. Tutti sintomi di una difficoltà strutturale nel governare che ha costretto il sindaco, volta per volta, a stare dietro al singolo e sperare nel numero minimo di consiglieri utili. Il sindaco, in una sua diretta, ha dichiarato di aspettarsi questa scelta da me. Significa che ricorda tutte le volte che gli ho manifestato le mie perplessità sulla sua gestione che, già mesi fa, stavano determinando una mia uscita dalla maggioranza. Si è sottolineato in più occasioni che la maggioranza fosse di “salute pubblica”, tenuta insieme per amministrare pur con visioni e ideologie diverse. Personalmente, per le motivazioni sopra descritte, ho ritenuto che non fosse più la scelta giusta. Somma Vesuviana merita un’amministrazione solida, che possa programmare con serenità e visione di intenti. Etichettare come “tradimento” la mia decisione è un modo semplicistico e strumentale per evitare un serio esame di coscienza sulle dinamiche che hanno segnato l’attività amministrativa dell’ultimo periodo. Il commissariamento è un passaggio obbligato, in considerazione che chi avrebbe potuto evitarlo non ha mai voluto cambiare regime. Secondo qualcuno, per “senso di responsabilità”, avrei dovuto continuare a reggere l’amministrazione pur non condividendone metodi e scelte. Invece, pur non rinnegando questi anni, ritengo di aver preso una decisione che va nell’interesse dei cittadini di Somma Vesuviana, che potranno, tra pochi mesi, decidere da chi farsi rappresentare.

Somma Vesuviana, si insedia il decimo commissario prefettizio dell’era repubblicana

Dopo le dimissioni di 13 consiglieri su 24 complessivi, il Vice Prefetto aggiunto dott.ssa Ida Carbone s’insedia a Palazzo Torino. Laureata in giurisprudenza, ha ricoperto numerosi incarichi presso le Prefetture di Trieste, Crotone e Napoli. Nel 2022 fu nominata commissario prefettizio ad Ottaviano.   Certamente, il suo arrivo in città delinea non solo l’increscioso scenario che si è venuto a creare nei giorni passati, ma potrebbe la sua figura diventare determinante per un paese al tracollo politico con problemi finanziari, gestione dei servizi e organizzazione interna. Somma Vesuviana nella sua storia ha avuto numerosi commissari prefettizi. Dagli inizi del Novecento ci sono stati ben 22 commissari prefettizi alternatisi a 25 sindaci tra cui anche sette podestà. Il primo commissario prefettizio nel 1906 fu l’avv. De Blasio Gaetano, seguì nel 1909 il Comm. De Nuntio Bartolomeo e, infine nel 1910 il marchese Sebastiano Pignatelli. Il loro incarico si posizionò tra i due mandati di grande sindaco dell’epoca: il cav. Michele Troianiello. La successiva introduzione del regime fascista esaltò invece la figura monocratica del podestà, che assommava cioè in sé tutte le funzioni di sindaco, della giunta e del consiglio comunale. Tutto ciò, comunque, non evitò tante volte il ricorso al commissario prefettizio: si pensi che dal primo podestà, dott. Alberto Angrisani, al notaio Paolo Emilio Restaino, sindaco nominato dalle Forze Armate d’occupazione, i commissari prefettizi furono ben dieci: Amato Cav. Luigi, De Rosa ing. Ugo, Sannino Comm. Dr. Gaetano, Sotgiù prof. Lorenzo, Caccia Uff. Dr. Francesco, Pennetti Gen. Cesare, Castellano Rag. Armando, Restaino Avv. Paolo Emilio, Modesti Rag. Raul, De Falco Dr. Vincenzo. Il 5 aprile del 1945, data fondamentale e importantissima per la città di Somma Vesuviana, il Prefetto di Napoli, Francesco Selvaggi, incaricato dal Governo militare alleato, nominò il professore Francesco Capuano sindaco, su segnalazione del Comitato provinciale di liberazione di Napoli. Con l’avvento della Repubblica arrivò finalmente il primo sindaco eletto, l’Avv. Michele Pellegrino. Erano le prime e vere elezioni quelle del 24 novembre del 1946: i votanti furono 6.680 su 8.919 elettori. L’ex podestà/sindaco, il notaio Paolo Emilio Restaino non riuscì a ricoprire la carica di primo cittadino per una pendenza giudiziaria. L’avvocato Michele Pellegrino, quindi, fu eletto sindaco, l’11 dicembre seguente, con 21 voti favorevoli. Da allora, la storia politica cittadina ha conosciuto successi, ma anche tante polemiche e numerosi contrasti, che non hanno mai giovato ad una città dalla storia millennaria. A riguardo, il 1°dicembre del 1951 arrivò già il primo commissario prefettizio della storia repubblicana nella persona del dott. Emanuele Sessa e, il 31 dicembre dello stesso anno entrò in scena per la prima volta Francesco De Siervo, che, in qualità di commissario prefettizio, resse le sorti del Municipio fino al primo giugno del 1952, divenendo in seguito sindaco. La storia va avanti tra tanti episodi: la risicata maggioranza di un solo voto in Consiglio, dopo le elezioni del 7 giugno 1970, diventò traballante proprio dopo la vittoria del sindaco Francesco De Siervo. La Giunta municipale cadde, il Consiglio cittadino venne sciolto e fu nominato commissario prefettizio il dr. Roberto D’Amato. Il 22 ottobre del 1987, invece, i consiglieri della maggioranza bocciarono il bilancio, favorendo lo scioglimento della Giunta del sindaco Antonio Piccolo. Arrivò il commissario prefettizio dott. Giovanni Battista Mastrosimone. Nel 1997, ancora, la sfida si svolse all’interno del centrodestra nel ballottaggio del 14 maggio. Fu eletto sindaco, ancora una volta, il settantaseienne Francesco De Siervo con 10.087 voti a favore contro il Dott. Natalino Pellegrino con 5.807 voti. Destituito, però, De Siervo dalla Prefettura per ineleggibilità, arrivò il commissario prefettizio Maria Grazia D’Ascia. Lo stesso avvenne con l’Amministrazione di Carmine Mocerino jr che cadde in seguito alle sue dimissioni. Il giovane sindaco non tollerando i condizionamenti dei vari gruppi che lo avevano appoggiato, provocò lo scioglimento del Consiglio e la nomina del Prefetto della dott.ssa Fiamma Spena a commissario prefettizio. Anche i cinque anni di sindacato del compianto Raffaele Allocca, vittorioso nelle elezioni del 2006, purtroppo, non si completarono per i soliti condizionamenti politici e affaristici. In città nuovamente fece ritorno il commissario prefettizio nella persona, stavolta, della dott.ssa Maria Guia Federico, che traghettò Somma Vesuviana alle nuove elezioni del 13/14 aprile del 2008. Il 2 febbraio del 2014, dopo che un fulmine settembrino aveva colpito la cuspide del campanile di San Domenico, danneggiandolo seriamente, venne a mancare all’età di 67 anni il sindaco Allocca, che si era imposto per la terza volta nelle elezioni del 2013.  Al suo posto subentrò Salvatore Di Sarno, vice sindaco, che pochi mesi dopo venne sfiduciato dai consiglieri. Arrivò il commissario prefettizio dott.ssa Franca Fico. L’ultimo commissario prefettizio è stata Carolina Iovino, nominata a febbraio del 2017 a seguito delle dimissioni dell’avv. Pasquale Piccolo, divenute irrevocabili, dopo l’affermazione nelle elezioni del 2014. (fonte foto: rete internet)    

Pasta italiana nel mirino degli Stati Uniti: in arrivo un super dazio del 107%

Il governo americano punta la lente sulla pasta italiana: una nuova misura commerciale potrebbe far lievitare i dazi fino al 107%. Preoccupazione tra i produttori e il governo italiano, che chiede un passo indietro a Washington.

La lunga disputa commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo il vino, il formaggio e l’olio, ora è la pasta italiana a finire nel mirino di Washington.
Il Dipartimento del Commercio statunitense ha infatti annunciato un dazio del 91,74%, che andrebbe ad aggiungersi al 15% già esistente, portando così l’imposizione complessiva al 107%. Una misura che, se confermata, entrerebbe in vigore dal 1° gennaio 2026 e rischierebbe di colpire uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy agroalimentare.

Le accuse di “dumping”

Secondo le autorità americane, alcune aziende italiane avrebbero venduto pasta sul mercato statunitense a prezzi inferiori rispetto al valore di produzione, danneggiando così la concorrenza locale.
Nel mirino ci sono in particolare La Molisana e Garofalo, accusate di aver fornito documentazione incompleta durante le verifiche del Dipartimento. A seguito di questa revisione, lo stesso dazio è stato esteso anche ad altre aziende italiane del settore, tra cui Barilla, Rummo e Sgambaro.

La pratica del cosiddetto “anti-dumping” non è nuova: già dal 1998 gli Stati Uniti impongono controlli periodici sui produttori italiani di pasta, ma un aumento così consistente non si vedeva da anni.

Reazioni e conseguenze

La risposta da Roma è stata immediata. I ministeri degli Affari Esteri e dell’Agricoltura si sono mossi per avviare un confronto diplomatico con Washington. Il ministro Francesco Lollobrigida ha definito la misura «ingiustificata e protezionista», sottolineando che «non esiste alcuna reale motivazione economica o commerciale per penalizzare in questo modo i nostri produttori».

Anche le associazioni di categoria parlano di un rischio enorme per l’intero comparto. Secondo Coldiretti, il dazio raddoppierebbe il prezzo della pasta sugli scaffali americani, favorendo imitazioni e marchi “Italian sounding” a scapito della qualità autentica.
Solo nel 2024, l’export di pasta italiana verso gli USA ha superato i 670 milioni di euro, rappresentando uno dei mercati più importanti per il settore.

Un duro colpo al Made in Italy

«Un provvedimento del genere sarebbe un colpo mortale per la nostra filiera», ha dichiarato Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, denunciando che la decisione americana «sembra più politica che economica» e potrebbe rientrare in una strategia di rilocalizzazione della produzione sul suolo statunitense.

Ora la partita si sposta sui tavoli diplomatici: l’Italia e l’Unione Europea chiederanno ufficialmente una revisione della misura, con l’obiettivo di difendere uno dei simboli più riconosciuti e apprezzati del nostro Paese.

La pasta, da sempre ambasciatrice della cultura italiana nel mondo, rischia così di diventare il terreno di scontro di una guerra commerciale che va ben oltre i confini dell’economia.

Riaccendere il dialogo nella coppia dopo anni di silenzi

Quante volte ti sei trovato a condividere lo stesso spazio con il tuo partner, ma con la sensazione di essere a chilometri di distanza? Il silenzio che si insinua in una relazione può essere assordante e, spesso, ci si chiede se sia possibile riaccendere il dialogo e riscoprire quella connessione che un tempo sembrava indissolubile.

Perché cala il silenzio?

Il silenzio in una coppia può nascere per molteplici ragioni: incomprensioni, routine, o semplicemente il tempo che passa senza una comunicazione efficace. Come possiamo rompere questo silenzio senza sentirci vulnerabili o timorosi del giudizio?

Quali passi per riaccendere il dialogo in coppia

  1. Riconosci il problema: Il primo passo è ammettere che c’è un problema. Non ignorare il silenzio, ma affrontalo con la consapevolezza che entrambi avete il potere di cambiare la situazione.
  2. Crea un ambiente sicuro: Assicurati che entrambi vi sentiate a vostro agio nel condividere pensieri e sentimenti. Questo spazio deve essere libero da giudizi e critiche, dove ogni emozione è valida.
  3. Inizia con piccoli gesti: Un semplice “come è andata la tua giornata?” può rompere il ghiaccio e aprire la porta a conversazioni più profonde. Non sottovalutare il potere dei piccoli gesti e della gentilezza. Una carezza sul volto e parole gentili sono un ottimo modo per entrare facilmente in connessione con l’altro.
  4. Ascolta attivamente: Quando il tuo partner parla, ascoltalo con attenzione. Metti da parte il telefono, guarda negli occhi e mostra interesse sincero. L’ascolto attivo è fondamentale per ricostruire la fiducia.
  5. Mostrati (anche) vulnerabile: Condividi i tuoi sentimenti e le tue paure. La vulnerabilità può sembrare spaventosa, ma è essenziale per creare un legame autentico. Ricorda, nessuno è perfetto, e questo va bene.
  6. Stabilisci momenti di dialogo: Dedica del tempo solo per voi due, lontano dalle distrazioni quotidiane. Che sia una cena insieme o una passeggiata, l’importante è essere presenti l’uno per l’altro.

Il ruolo della comunicazione nella relazione

Il ruolo della comunicazione, strumento di eccellenza delle relazioni, chiaramente, esprime il suo “plus” nelle relazioni di coppia. Erroneamente, infatti, pensiamo (e di conseguenza agiamo) che la scelta di essere una coppia, di vivere e creare un futuro insieme, conduca automaticamente ad essere in sintonia, in connessione, con l’altro; che proceda tutto da sé, senza alcun impegno. Nulla di più sbagliato! Non stiamo considerando la nostra personale e quotidiana evoluzione (come persone) che necessita di essere trasmessa al partner affinché si possa creare una evoluzione della coppia. E se non si cresce cosa accade? … Esatto, bravi! Ci si ferma! Se viene a mancare l’impegno – che si manifesta anche imparando a comunicare in modo migliore, più utile, più efficace con l’altro – prima ancora che la volontà di relazionarci con chi ci è vicino, la relazione si spegne. Il silenzio ne è motivo ed anche segnale. A noi la scelta, come sempre. Se lo vogliamo veramente, gli strumenti per riaccendere dialogo, comunicazione e relazione, sappiamo anche trovarli. Il mio approccio alla tematica, lo avete visto leggendo, anche in questo caso, è strutturato per essere il più pratico possibile. Gli articoli in ComunichiAmo li realizzo, infatti, per offrire al lettore spunti pratici prima ancora che spunti di riflessione. In un tempo di tante chiacchiere, mi piace pensarla come una rubrica di “comunicazione prêt-à-porter”, vi insegno come fare e poi vi spiego il perché.      

Prezzi in crescita e silenzi politici: curarsi in Italia è sempre più difficile

0
Il costo dei farmaci in Italia continua a crescere, e per molti cittadini curarsi è diventato un lusso, se non addirittura impossibile. La spesa sanitaria pesa sempre di più sui bilanci familiari e la politica sembra distratta. Eppure nelle case, nelle strade e tra la gente comune non si parla d’altro.   Da anni nel nostro Paese aleggia una sorta di silenzio culturale: di farmaci non si parla, come se l’argomento fosse un tabù. In quarant’anni di insegnamento nelle scuole medie e superiori, non ho mai trovato un testo che spiegasse agli studenti i principi base della farmacologia. Pochissimi alunni, ad esempio, sanno cosa significa: antiflogistico, antistaminico o antipiretico. Anche le nozioni fondamentali sulle malattie e sui meccanismi dei medicinali sono trattate con superficialità. Dietro questo silenzio si nasconde un sistema che, più che formare cittadini consapevoli, sembra voler creare consumatori abitudinari di pillole. In Italia operano circa 20 mila farmacie, e l’Agenzia Italiana del Farmaco cataloga migliaia di specialità medicinali autorizzate. I farmaci si dividono in tre grandi categorie di rimborsabilità. La fascia A comprende medicinali essenziali e per patologie croniche, rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale. La fascia C, invece, farmaci a carico del cittadino, talvolta con ricetta obbligatoria e la fascia H medicine destinate all’uso ospedaliero o distribuite tramite strutture pubbliche. Le Regioni possono applicare ticket o quote di compartecipazione, in media da due a cinque euro per confezione, per alcuni farmaci mutuabili. Il margine lordo medio di una farmacia italiana si attesta intorno al 25–30% sui prodotti non mutuabili, ma il guadagno netto, al netto di tasse e spese di gestione, scende al 4–10%. I profitti maggiori arrivano dai prodotti da banco, dagli integratori e dai cosmetici, che hanno ricarichi più alti rispetto ai farmaci rimborsati. Nel complesso, il settore farmaceutico italiano vale oltre 30 miliardi di euro all’anno, e rappresenta uno dei comparti industriali più solidi e influenti del Paese. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali, tra i prodotti più diffusi in Italia figurano gli analgesici e antipiretici come la Tachipirina (paracetamolo), seguiti dai cardioprotettori, dai farmaci per la tiroide e da quelli per il diabete. La diffusione dei farmaci equivalenti — identici ai prodotti di marca per principio attivo ma meno costosi — cresce lentamente, ostacolata da pregiudizi e da una pubblicità che tende a privilegiare i marchi più noti. Nel mondo della sanità convivono figure di grande professionalità con altre più discutibili. Molti medici e farmacisti lavorano con dedizione e senso etico, ma il confine tra aggiornamento scientifico e promozione commerciale è spesso labile. Viaggi, convegni e sponsorizzazioni finanziate dalle case farmaceutiche sono pratiche comuni, e la trasparenza rimane, talvolta, più un principio che una realtà. In questo contesto, i cittadini si trovano spesso soli, schiacciati tra costi in aumento e informazioni frammentarie. Servono educazione sanitaria, controlli rigorosi e politiche di trasparenza che restituiscano fiducia nel sistema. Curarsi non dovrebbe essere un atto di fede né un privilegio, ma un diritto fondato sulla conoscenza e sulla consapevolezza. Finché gli interessi economici avranno più voce della salute pubblica, la febbre in farmacia continuerà a salire — e non sarà colpa del termometro. (fonte foto: socialfarma)

Il Napoli ribalta il Genoa con la forza del carattere e dei cambi: ripresa la vetta della classifica

Nel giro di quattro giorni, è arrivato il secondo 2-1 consecutivo al Maradona, questa volta contro il Genoa di Vieira: il Napoli torna al primo posto in coabitazione con la Roma, in attesa dello scontro diretto tra Juve e Milan. Rispetto a mercoledì, Conte ha deciso di passare al tanto atteso 4-3-3 facendo riposare De Bruyne e inserendo Neres, pur mantenendo 8/11 della formazione che ha battuto lo Sporting. Ancora una volta forse si può avere da ridire sulla gestione delle forze, dato che nel primo tempo la squadra era praticamente ferma e ci sono stati gli infortuni di Lobotka e Politano, spremuti fino all’ultimo (specie il secondo). Una partita come questa mostra l’utilità del mercato fatto questa estate: era troppo importante allungare la panchina per dare soluzioni in corso d’opera al mister che, come detto, non le sta nemmeno sfruttando tutte, considerando che ad esempio oggi Lang ed Elmas non hanno visto il campo. Parlando di singoli, non sembra si possa prescindere da Spinazzola che, insieme a De Bruyne, ha cambiato il volto della fase offensiva; la superiorità che crea con le sue sovrapposizioni e la sua capacità di saltare sistematicamente l’uomo sono cruciali per la pericolosità delle azioni. La sosta arriva probabilmente nel momento giusto, perché permette a molti di rifiatare e agli infortunati di recuperare una buona condizione in vista del tour de force tra ottobre e novembre.

Pomigliano, non ce l’ha fatta l’operaio ferito nell’esplosione

Pomigliano, non ce l’ha fatta l’operaio moldavo ferito nell’esplosione: addio a Vasile Bujac, 31 anni   È morto all’ospedale Cardarelli di Napoli il giovane Vasile Bujac, 31 anni, originario della Moldavia e residente a Casalnuovo, rimasto gravemente ferito nell’esplosione avvenuta in un impianto di autodemolizione di Pomigliano d’Arco. L’uomo, padre di due bambini, era stato ricoverato in condizioni disperate a causa delle ustioni estese riportate dopo lo scoppio di un serbatoio di GPL.   Il dramma si era consumato pochi giorni fa, quando un violento boato aveva scosso la zona industriale della città. Secondo una prima ricostruzione, i tre operai impegnati in alcune lavorazioni su un veicolo destinato alla demolizione sarebbero stati investiti dalla deflagrazione improvvisa di una bombola, che ha provocato un incendio e gravissimi danni alle strutture circostanti.   I soccorsi erano stati immediati: sul posto vigili del fuoco, carabinieri e personale sanitario del 118 avevano lavorato a lungo tra le macerie per estrarre e stabilizzare i feriti. Vasile era apparso da subito il più grave, con ustioni su gran parte del corpo. Dopo diversi giorni di agonia, il suo cuore ha smesso di battere nella serata di sabato.   Le autorità giudiziarie hanno disposto l’esame autoptico sulla salma per accertare le cause del decesso e verificare il rispetto delle norme di sicurezza all’interno dell’impianto. Intanto, la Procura di Nola ha aperto un’inchiesta e acquisito la documentazione relativa alle procedure di lavoro e ai controlli sul serbatoio esploso.   Sconcerto e dolore anche a Casalnuovo, dove la notizia della morte di Bujac si è diffusa rapidamente. I conoscenti lo descrivono come un uomo tranquillo, sempre dedito al lavoro e alla famiglia. La comunità moldava locale si è stretta attorno alla moglie e ai figli del 31enne, travolti da una tragedia che ha scosso profondamente l’intero territorio.  

Apre a Cardito il nuovo mini centro commerciale con Terrazza DaLù e Napolitano Store

0
Apre a Cardito il nuovo mini centro commerciale con Terrazza DaLù e Napolitano Store   Retail, food e intrattenimento insieme per un progetto tutto campano   Due realtà consolidate, una sola visione: Mariano Napolitano e Stefano Arignano uniscono le forze per dare vita a un progetto ambizioso che fonde elettronica, ristorazione e intrattenimento in un’unica grande struttura. Martedì 14 ottobre apriranno ufficialmente Terrazza DaLù e Napolitano Store, sancendo l’apertura del nuovo mini centro commerciale di Cardito, in Corso Italia 10, frutto di investimenti molto esosi e di una visione imprenditoriale condivisa tra due giovani imprenditori campani.   ⸻   🎉 Un’unica grande serata di festa   Dalle ore 19:00, il pubblico potrà vivere una serata speciale con offerte incredibili, degustazioni gratuite, musica dal vivo, deejay set e spettacoli fino a notte fonda. Un evento pensato per celebrare la nascita di un nuovo polo di riferimento per l’intera area nord di Napoli: un luogo dove innovazione, gusto e socialità si fondono in un’unica esperienza.   ⸻   💡 Un progetto che guarda al futuro   Questo nuovo cammino segna l’inizio di una collaborazione strategica che unisce due esperienze imprenditoriali di successo nei settori retail, beverage e hospitality. L’obiettivo è creare un mega-hub esperienziale: un mini centro commerciale unico dove il cliente può acquistare, degustare, rilassarsi e vivere un’atmosfera distintiva, firmata da imprenditori campani che hanno deciso di crescere insieme, generando un forte indotto economico e occupazionale sul territorio.   ⸻   ☕ Terrazza DaLù – Caffetteria, Lounge Bar e Ristorante H24   Terrazza DaLù è una struttura moderna e accogliente, aperta 24 ore su 24, con rooftop panoramico, cocktail bar, area ristorante e lounge bar. Un punto d’incontro dove convivono cucina, musica e convivialità, ideale per chi ama vivere la notte con stile.   Accanto, il nuovo Napolitano Store – in franchising concesso da Angelo Napolitano – porta a Cardito l’esperienza e l’affidabilità di un marchio storico dell’elettronica campana, rinnovato con un format moderno e funzionale.   ⸻   📍 Indirizzo: Corso Italia 10 – Cardito (NA) 📅 Data apertura: Martedì 14 ottobre – dalle ore 19:00 🎶 Evento inaugurale: offerte, musica, deejay e degustazioni gratuite

Movida sicura, operazione a Casoria: vigili in strada con Esercito e carabinieri

0

«Tanti cittadini ci avevano chiesto maggiore sicurezza nelle ore serali del fine settimana, quando la città si riempie di giovani e famiglie. Abbiamo ascoltato queste richieste e dato una risposta concreta. La sicurezza non è uno slogan ma un impegno quotidiano, che passa attraverso la presenza sul territorio, la collaborazione tra le forze dell’ordine e il rispetto delle regole da parte di tutti». Così il sindaco Raffaele Bene ha commentato gli esiti della nuova operazione “Movida Sicura”, svoltasi nella serata di sabato 4 ottobre Casoria.

L’attività interforze, finalizzata a garantire ordine pubblico, sicurezza urbana e tutela del decoro cittadino, ha visto impegnate 10 pattuglie tra Polizia MunicipaleArma dei Carabinieri e Esercito Italiano – Raggruppamento Campania 2, gruppo tattico complesso minore. I controlli hanno interessato le principali aree della movida casoriana: Piazza San Paolovia De Gasperivia Principe di Piemonte e via Pio XII, punti di maggiore afflusso nelle serate del weekend.

Nel corso delle verifiche sono state identificate 50 persone e controllati 40 veicoli, con 3 sequestri e sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 3.000 euro. L’attività si è poi estesa anche alle aree interessate da abbandono dei rifiuti, con interventi mirati al contrasto dei comportamenti incivili e al ripristino del decoro urbano.

«Ringrazio il comandante Pasquale Pugliese per il nuovo corso che ha impresso alla Polizia Municipale – ha proseguito Bene – un approccio basato su presenza, rigore e collaborazione. I risultati si vedono e rafforzano il senso di fiducia tra cittadini e istituzioni. Casoria merita di essere vissuta in tranquillità e nel rispetto reciproco. Continueremo su questa strada, con determinazione e spirito di squadra».