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Shein nel mirino: arriva la prima legge contro l’ultra fast fashion

Il Senato francese ha adottato un disegno di legge che prepara il Paese a introdurre una stretta severa sul modello di produzione dell’ultra fast fashion, come Shein. Previsti divieti pubblicitari, eco-contributi e obblighi di trasparenza ambientale.

Shein è una delle piattaforme di e-commerce più conosciute al mondo, in particolare tra i giovani. Fondata in Cina nel 2008, è diventata in pochi anni il simbolo dell’ultra fast fashion, ovvero una modalità di produzione e vendita di abiti che punta sulla velocità estrema: nuovi capi ogni giorno, prezzi bassissimi e tendenze che cambiano nel giro di poche ore.

È particolarmente popolare tra i giovanissimi e tra chi cerca alternative economiche ai grandi brand. Secondo alcune analisi di mercato, il sito è tra i più visitati nella categoria abbigliamento e accessori, con migliaia di ordini ogni giorno. Complice l’uso massiccio dei social e delle campagne con influencer, Shein è diventata per molti sinonimo di “moda accessibile”.

Tuttavia, questo modello ha un costo ambientale e sociale altissimo: la piattaforma arriva a caricare fino a 7.000 nuovi articoli al giorno, secondo un’indagine dell’Agence France-Presse. Questo ha sollevato numerose critiche legate allo sfruttamento del lavoro, all’inquinamento e alla scarsa durabilità dei prodotti.

Ed è proprio da qui che nasce il dibattito politico che ha portato alla proposta di legge in Francia.

Infatti, la Francia vuole mettere un freno alla moda “super veloce” che, con prezzi bassissimi e migliaia di nuovi capi pubblicati ogni giorno online, sta rivoluzionando (e inquinando) il settore dell’abbigliamento.

Il Senato francese ha recentemente dato il via libera a una proposta di legge volta a regolamentare il fenomeno dell’ultra fast fashion.

La nuova normativa, ancora in attesa dell’approvazione definitiva, prevede diverse misure concrete:

  • Stop totale alla pubblicità per i marchi ultra fast fashion, compresa la promozione attraverso influencer o canali digitali.

  • Contributo ambientale per ogni capo venduto: si parte da 5 euro nel 2025, con un incremento progressivo fino a 10 euro (o il 50% del prezzo del prodotto) entro il 2030. I fondi raccolti serviranno a finanziare iniziative sostenibili nel settore tessile francese.

  • Etichette ambientali obbligatorie, con indicazioni chiare su impronta ecologica, riciclabilità e consumo di risorse di ogni prodotto.

Il provvedimento ha ottenuto un ampio consenso politico e ora passerà al vaglio della Commissione mista per un’eventuale armonizzazione con la normativa europea.

Questa mossa punta a contrastare un modello produttivo basato sull’iperconsumo e sulla scarsa durabilità dei capi, promuovendo invece trasparenza, sostenibilità e responsabilità sociale nell’industria della moda. Se approvata definitivamente, la Francia sarà il primo paese a introdurre una normativa strutturata contro l’ultra fast fashion.

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