Paolo Guarino premiato al Sele d’Oro Mezzogiorno
Passeggeri in sovrappeso e doppio biglietto: dibattito acceso tra diritti, sicurezza e discriminazioni
Alcune compagnie aeree chiedono ai viaggiatori con corporatura robusta di acquistare due posti. Una scelta che solleva interrogativi non solo pratici, ma anche etici e sociali.
Negli ultimi mesi alcune compagnie aeree hanno introdotto – o ipotizzato di introdurre – politiche che impongono ai passeggeri in sovrappeso l’acquisto di due posti, con la motivazione che i sedili standard non sarebbero sufficienti a garantire sicurezza e comodità, né per loro né per chi viaggia accanto.
Una decisione che, però, ha acceso un dibattito ben più ampio. È giusto far pagare un “sovrapprezzo” legato al corpo di una persona? E fino a che punto una misura pensata per motivi di sicurezza non rischia di trasformarsi in una vera e propria forma di discriminazione?
Chi difende questa linea richiama la necessità di tutelare tutti i passeggeri, evitando situazioni di disagio e garantendo che ciascuno possa viaggiare nel proprio spazio. Dall’altra parte, però, i critici sottolineano come i sedili siano progettati per corpi “standardizzati”, lasciando fuori una larga parte della popolazione. Ma cosa significa davvero standard?
C’è poi un aspetto sociale che non può essere ignorato. Il sovrappeso non è semplicemente una scelta individuale: entrano in gioco fattori complessi come genetica, condizioni economiche, accesso a un’alimentazione sana o possibilità di praticare attività fisica. Applicare una penalizzazione economica rischia di rinforzare disuguaglianze e pregiudizi, piuttosto che promuovere inclusione.
Le compagnie, è vero, devono fare i conti con sostenibilità e sicurezza, ma la vera domanda resta aperta: perché non ripensare gli spazi del trasporto aereo, invece di chiedere ai corpi di adattarsi a misure che spesso non corrispondono alla realtà?
La questione, dunque, va ben oltre il tema dei voli. È uno specchio della società in cui viviamo e del modello che vogliamo costruire: uno che penalizza chi non rientra nei parametri, o uno capace di accogliere la diversità in tutte le sue forme.
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Istituto “Viviani”, trasloco a sorpresa: la scuola ottiene una prima proroga, ma resta alta la tensione
Nuova sede non adeguata alla scuola per i docenti.
A preoccupare ulteriormente i docenti e le famiglie degli studenti è l’idoneità della nuova struttura individuata in via Savorito, ritenuta insufficiente per accogliere tutte le classi, oltre ai laboratori professionali e agli uffici amministrativi. I professori sollevano dubbi su qualità e sicurezza dell’edificio, sottolineando che l’attuale sede di via Annunziatella, pur con i suoi limiti, resta più attrezzata per garantire un’offerta formativa completa.La proroga dopo la mobilitazione.
La pressione esercitata da scuola, famiglie e amministratori locali ha però prodotto un primo risultato. Dopo l’intervento della consigliera metropolitana Ilaria Abagnale, sindaca di Sant’Antonio Abate, e il sostegno del sindaco stabiese Luigi Vicinanza, la Città Metropolitana ha concesso una proroga: il termine per il trasferimento è stato rinviato al 15 novembre.
Si tratta di una vittoria solo parziale, ma che offre un margine di respiro all’istituto, permettendo una gestione più ordinata del delicato trasloco. L’ente metropolitano difende la decisione di abbandonare la storica sede di via Annunziatella. In una nota ufficiale, viene spiegato che il contratto di locazione è stato rescisso a causa di “inadempienze contrattuali” da parte della proprietà dell’immobile.
Tuttavia, ora Città Metropolitana apre ora a una gestione più graduale del trasferimento e annuncia l’arrivo di nuove attrezzature per i laboratori di cucina, riconoscendo l’inadeguatezza degli strumenti attualmente presenti nella nuova sede.
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Femminicidio di Martina Carbonaro, i risultati dell’autopsia: colpita 4 volte alla testa
L’esito dell’autopsia dichiara che Martina è stata uccisa a sassate, con 4 colpi alla testa
Purtroppo non si è potuto stabilire quanto sia durata l’agonia di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa lo scorso 28 agosto dal suo ex, Alessio Tucci.
Si ipotizza un’ora, ma quello che è sicuro è il numero di colpi che ha subito la ragazza: 4 sassate rivolte alla nuca e al volto.
In particolare, è risultato un primo colpo alla nuca, al lato destro, che potrebbe essere stato inflitto quando ha rifiutato un approccio da parte di Tucci.
Subito dopo ne sono arrivati altri 3, sia al lato sinistro che frontalmente. Questo potrebbe essere presumibilmente l’ultimo, che indicherebbe che la vittima è caduta a terra di schiena.
Infine è stato chiarito che Martina non è morta sul colpo ma non si può dire con certezza quale sia stato il momento del decesso. Il medico ha stabilito un periodo di tempo che varia da pochi minuti fino ad un’ora.
L’esame era stato disposto per accertare la dinamica dell’omicidio e per chiarire se, con un soccorso tempestivo, la ragazza si sarebbe potuta salvare.
La consulenza medico legale è stata firmata dal dirigente dell’Asl Napoli Nord, la dottoressa Raffaella Salvarezza, nominata dal pm Della Valle della Procura di Napoli Nord.
Il corpo della ragazza è stato trovato il 28 maggio scorso in un casolare abbandonato vicino allo stadio Moccia di Afragola. Le tracce della vittima si erano perse dal 26 maggio.
L’ex fidanzato, Alessio Tucci (19 anni), aveva partecipato alle ricerche della ragazza e, dopo il ritrovamento del corpo, è crollato e ha ammesso di averla uccisa lui.
Il motivo era stato un rifiuto da parte della ragazza di ritornare insieme dopo una storia durata 2 anni.
Attualmente il ragazzo si trova in carcere e per concludere le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord e affidate alla Squadra Mobile della Questura di Napoli, si attendono i risultati degli accertamenti effettuati sui telefoni sequestrati.
Ad essere sotto sequestro non è solo il cellulare del ragazzo ma anche i cellulari dei suoi familiari.
Somma Vesuviana, Ottica Vesuviana festeggia 50 anni di attività e rinnova lo store
Il nuovo store di Via Gramsci.
Tredici anni fa, i figli Antonio, Cristiana, Fabiola e Jessica hanno scelto di dare una nuova impronta all’attività di famiglia, compiendo un vero salto di qualità. E’ nato così il nuovo store in via Gramsci, frutto anche della collaborazione con aziende di alta gamma, con cui lavorano tuttora.
Ottica Vesuviana raggiunge oggi il traguardo dei cinquant’anni, rimanendo un’eccellenza nel settore delle lenti progressive, della contattologia e dei brand di lusso, e accoglie con orgoglio la terza generazione di clienti, che continua a rinnovare, di padre in figlio, l’affetto e la fiducia verso Vincenzo e la sua famiglia.
“Mio padre ci ha sempre insegnato che la vera forza per superare la concorrenza sta nella professionalità, nell’amore per il proprio lavoro e nella cura verso le persone. La priorità non sono i soldi, ma il benessere del cliente e la sua soddisfazione. Questo, per lui e per noi, è il vero segreto del successo”, conclude Cristiana.


