Lucio Battisti, Mina e quegli otto minuti entrati nella leggenda…
Il cinque marzo Lucio Battisti avrebbe compiuto settantasette anni, il venticinque, sempre di questo mese, Mina ne compirà ottanta. Vogliamo celebrare questi due miti della canzone riproponendo la storia di un episodio che ha fatto epoca e che li ha visti protagonisti per la prima e unica volta insieme, in diretta televisiva.
Nei primi anni Settanta la scatola magica della televisione aveva già fatto il suo progressivo ingresso in moltissime case, sostituendo nelle famiglie italiane il valore simbolico e aggregante dell’antico focolare domestico.
Oltre alla meritevole opera di alfabetizzazione, informazione e acculturazione popolare (con la stretta attualità garantita dal telegiornale, tantissimo teatro, una lunga serie di teleromanzi sceneggiati dai classici della letteratura mondiale e una documentaristica di livello eccellente, realizzata da personaggi dal grande spessore culturale come Roberto Rossellini, Mario Soldati e Ugo Gregoretti), la televisione iniziava a diffondere benessere a piene mani con i suoi sonanti gettoni d’oro, soprattutto grazie ai telequiz come Rischiatutto, importato dagli Stati Uniti dall’affermato Mike Bongiorno che aveva già alle spalle una grandissima popolarità dovuta ai seguitissimi programmi Lascia o raddoppia? e Campanile sera.
In questo contesto, alle 21:47 del 23 aprile del 1972, scatta l’ora x di un evento entrato di diritto nella storia televisiva/musicale e del costume del nostro Paese. Lucio Battisti e Mina, due mostri sacri della canzone che qualche anno dopo sarebbero stati accomunati dalla decisione di fare a meno delle scene pur continuando a pubblicare dischi, duettano per quella che sarà la loro prima e ultima volta insieme.
L’occasione è il grande show televisivo Teatro 10, in diretta sul secondo canale Rai (dal Teatro delle Vittorie di Roma) per la regia del grande Antonello Falqui, benemerito della televisione.
L’evento dura solo otto minuti e venti secondi, ma è prorompente, di fortissimo impatto, al punto da rimanere impresso nella memoria collettiva di un’intera generazione.
I brani interpretati (nell’ordine) furono: Insieme, Mi ritorni in mente, Il tempo di morire, E penso a te, Io e te da soli, Eppur mi son scordato di te ed Emozioni.
Le canzoni sono tutte creature della coppia Mogol–Battisti, scritte e incise dallo stesso Lucio, da Mina o dalla Formula 3. Per l’occasione i due grandissimi interpreti furono accompagnati dalla band di Battisti giunta a Roma in wagon-lit e non in aereo per contenere i costi affrontati dalla Rai. Era cominciata un’epoca destinata a lasciare il segno.
Oggi il mito senza tempo di questi due immensi artisti continua a vivere e a essere divulgato, soprattutto presso le nuove generazioni, anche grazie al recente ingresso ufficiale in Rete di tutta la produzione di Lucio Battisti e alla consueta e prolifica attività della tigre di Cremona. Buona ricerca e buon ascolto.
“La caponata napoletana”, per meditare sulla filosofia della “fresella” e sui capperi che esortano alla speranza
La “fresella”, metafora di temi licenziosi e modello di sistemi filosofici: da Ferdinando Russo a Nietzche. Nella “caponata” la scala dei sapori va dalla nobile “’ncrespatezza” della “fresella” al solare profumo del basilico, attraverso la sazia morbidezza della mozzarella, l’apertura ambigua della cipolla, l’umida densità del tonno, il tono giovane e aggressivo del cappero. C’è tutto, come nella speranza. Il basilico e Santa Rosa da Lima.
Ingredienti (4 persone): 4 freselle, 4 pomodori, gr. 250 di mozzarella, 1 cipolla piccola, gr. 200 di tonno, 4 cucchiai di olio extravergine, 1 cucchiaio di capperi, sale, basilico. Bagnate le “freselle” sotto l’acqua corrente per qualche secondo, sistematele su un piatto e aspettate che nell’assorbire l’acqua acquistino la consistenza che meglio corrisponde al vostro gusto. A quel punto conditele con un pizzico di sale e con un filo d’olio. Lavati e asciugati i pomodori, divideteli a metà e, in una insalatiera, unite ad essi la cipolla affettata finemente, la mozzarella tagliata a dadini, il tonno opportunamente sgocciolato e i capperi. Salate, condite con l’olio, mescolate, lasciate che si completi l’amalgama degli ingredienti. Con questo “amalgama” ricoprite le “freselle”, opportunamente sistemate in un piatto di portata, e lasciate che ne siano insaporite. Prima di portare in tavola, coronate il piatto con abbondante basilico (la ricetta è quella pubblicata dal sito “ricette.com).
Il progetto l’ho disegnato da tempo, e ci sto lavorando: ci sono “piatti” che “, nel concerto di odori e di sapori, di percezioni “tattili” e di associazioni di memorie, di immagini, di forme e di tendenze culturali incarnano sensibilmente un sistema filosofico. La “fresella”, fondamento letterale e metaforico della “caponata napoletana”, è un repertorio di simboli. Potremmo parlare della “fresella” raccontando la storia delle botteghe vesuviane, nolane e stabiesi che per tutto l’Ottocento le producevano con un finissimo metodo di cottura, e le esportavano, vincendo la concorrenza dei “forni” livornesi e liguri. Potremmo aggiungere le storie dei marinai che si nutrivano di freselle e di gallette di Castellammare. E poi la struttura della fresella, spugnosa da un lato, “tosta” e compatta dall’altro, modello fascinoso della vita quotidiana, che ora si presenta impenetrabile, ora ci illude fingendo di aprirsi a noi. E poi la forma, l’anello che gira intorno a un buco, e che permise a Ferdinando Russo di vedervi “il disegno” dell’organo sessuale femminile – chella “fresella” llà- e consente agli spiriti puri di cogliervi, invece, l’immagine della storia dell’uomo che non è una retta, ma è un flusso circolare: e non lo dico io, l’hanno detto gli stoici, e Machiavelli, e un certo Nietzche. E poi la letteratura. La “fresella” si finge serva degli altri ingredienti, ma poi si rivela per quello che è veramente, la padrona. Un poeta napoletano che si firmava “R. della Campa” dedicò una poesia, pubblicata nell’ottobre del 1878 da Luigi Chiurazzi, a un “carnacottaro” che girava per i quartieri poveri di Napoli vendendo “cotena e freselle”: “viene, guaglione, azzeccate / viene a fa marennella: / no sordo, teh!, de cutene; / e pure na fresella!”. Alla fine, sia che la fresella accompagni la cotica, sia che faccia da supporto, come nella caponata napoletana, alla mozzarella e al tonno, il nostro gusto sa, per lunga e coerente esperienza, che cotica, pomodori, mozzarella e tonno sono solo aggettivi che si adattano al vero e solo sostantivo, la “fresella”, e ne traggono valore e significato. La “fresella” ci ricorda la sostanza autentica della realtà che dissolve l’inganno dell’apparenza. Ho sempre pensato che Kant e Hegel fossero cultori della “fresella”.
Ma la “caponata napoletana” è tutta un manuale di filosofia. Dice l’ “Ecclesiaste” che il cappero è segno della giovinezza: e i grandi medici greci, Galeno e Dioscoride, e i medici medioevali lo usavano per combattere le infermità del sistema genitale, maschile e femminile: quindi, sulla “fresella” ci sta proprio bene, e ha ragione Nello Oliviero quando scrive che il fiore del cappero è così bello che merita di essere considerato il simbolo della speranza: e gli dei sanno quanto abbiamo bisogno di sperare, in questi giorni. E che dire del basilico, che ha il profumo dell’estate e il sapore della gioia. Santa Rosa di Lima, al secolo Isabel Flores de Oliva, patrona del Perù, protegge anche fioristi e giardinieri: ma non perché si chiama Rosa, e porta Flores di cognome. Ma perché amava le erbe e i fiori: e il beato Leonardo da Porto Maurizio raccontò che una sola volta Cristo Salvatore l’aveva rimproverata: quando aveva visto che Ella sentiva un amore eccessivo per una pianta di basilico. E il Salvatore aveva strappato la pianta dal vaso: la santa non si sarebbe più distratta.
Nella “caponata” la scala dei sapori va dalla nobile e spartana “’ncrespatezza” della “fresella” al luminoso profumo del basilico, attraverso la sazia morbidezza della mozzarella, l’apertura ambigua della cipolla, l’umida densità del tonno, il tono giovane e aggressivo del cappero. C’è tutto, in questo “piatto” popolare: proprio come nella speranza.
Somma Vesuviana, attacchi al sindaco sullo staff in cui lavora la moglie. Di Sarno: «Solo odio e invidia»
I consiglieri di Somma Futura avevano già mirato al «cuore» del sindaco Salvatore Di Sarno a metà febbraio, con un comunicato stampa in cui parlavano di «spreco di denaro pubblico inaccettabile» rispetto allo staff, composto da sei dipendenti tra i quali compare Giusiana Guerra, dal 6 dicembre moglie del primo cittadino. Anche a lei è stato, con firma del vicesindaco Castiello, rinnovato il contratto. «Centomila euro l’anno sono un insulto ai cittadini» – scriveva Allocca dopo la richiesta del suo capogruppo, Umberto Parisi, rivolta al segretario generale che aveva poi fornito tutte le informazioni sullo staff.
E ieri Somma Futura, stavolta al completo con il consigliere Vincenzo Piscitelli cui si è unita la capogruppo di Forza Italia Lucia Di Pilato ha incalzato con un manifesto. Forse a quello si riferiva il sindaco poco prima quando sulla sua bacheca facebook scriveva di attendere «la vigliaccata del fine settimana». Fosse o meno così, il manifesto è arrivato, un proclama che si chiede se sia giusto, o meglio «moralmente corretto» che parte di quei centomila euro stanziati sullo staff finiscano a casa del sindaco, o meglio nelle tasche della moglie. Una circostanza che Di Sarno ha smentito poco dopo con due modalità, una più soft sulla pagina istituzionale, una da marito piccato e nervoso sul suo profilo privato. Da sindaco, ha spiegato con documento alla mano che la signora Guerra in Di Sarno devolve il suo stipendio alle politiche sociali, etichettando il manifesto dei consiglieri di minoranza come «da quattro soldi» e consigliando loro di leggere le carte prima di attaccare. Da marito, ha definito i consiglieri di minoranza firmatari del manifesto come «subdoli e vigliacchi, con l’abilità di mascherare dietro false apparenze sentimenti di odio e invidia». Basta dare una scorsa ai commenti e alle condivisioni per capire che anche taluni che in teoria dovrebbero essere più vicino alla minoranza hanno scelto di prendere le distanze da tali attacchi.
Emblematico per esempio il commento di Peppe Di Palma, candidato in Forza Italia in sostegno di Allocca: «Mi dissocio in maniera netta dallo sciacallaggio perpetrato con quel vile e subdolo manifesto, sento il bisogno di farlo perché in quel manifesto c’è un simbolo, quello di Forza Italia, che da anni ha scandito il mio impegno politico». Esprimendo poi solidarietà a Di Sarno da uomo, da marito e da consigliere comunale. Nella serata di ieri la vicenda ha visto altri due interventi, uno del consigliere di maggioranza Peppe Nocerino che ha puntato, con un breve videomessaggio, dritto al nocciolo della questione: il «moralmente corretto» invitando i consiglieri comunali a ricordare quanto poco di «moralmente» corretto vi sia nelle azioni raccontate dagli atti di indagine riguardanti la campagna elettorale 2017, l’inchiesta che ancora – tolta qualche tranche non propriamente politica – non ha avuto risvolti o provvedimenti giudiziari.
Più tardi è arrivato anche il manifesto di replica di Svolta Popolare e LiberaMente, due civiche in sostegno di Di Sarno. Le due civiche consigliano ai firmatari, esponenti di Somma Futura e Forza Italia, di dedicarsi ai problemi reali, ricordando che lo stesso ufficio, nell’epoca di governo del sindaco Ferdinando Allocca, padre dell’attuale consigliere, lo staff non solo costava di più ma vedeva in organico non uno ma ben due nipoti. Anche all’epoca, in verità, nessuno tacque, anzi la notizia rimbalzò su quotidiani locali e nazionali che riportarono sia la versione di Allocca, che era nel diritto di cooptare persone di fiducia nel suo staff, sia i commenti sdegnati dell’opposizione. Ebbene, poter fare una cosa non vuol dire che sia giusto farla. E chiamare i parenti nello staff, come ancora oggi accade a livelli ben più alti degli enti comunali, sarà consentito dalla legge ma forse non propriamente opportuno. A Palazzo Torino però la signora Di Sarno, o come dir si voglia la dottoressa Giusiana Guerra, ci lavorava prima. Appropriato rinnovarle il contratto? Forse no. Confacente devolvere il suo stipendio alle politiche sociali? Una scelta, qualcuno ha detto «una pezza a colori» per evitare polemiche. Sta di fatto che è una sua scelta, quella di continuare a lavorare in municipio. Opportuna? La legge, intanto, lo consente. Vuole farlo gratis? Scelta tempestiva, anche perché in caso contrario gli strali si sarebbero abbattuti sul marito. Esattamente, ricordiamolo, come la questione «nepotismo» mise in imbarazzo Allocca che però mai fece un passo indietro. Tant’è una dei nipoti è in organico dell’ente, l’altro è stato sloggiato dallo stesso Di Sarno all’indomani delle elezioni. Non perché fosse nipote dell’allora sindaco, bensì perché aveva sostenuto suo figlio, il consigliere Allocca, nella campagna elettorale per le amministrative.
Somma Vesuviana, nuova iniziativa gastronomica da “I Fontana”: vincere la crisi al tempo del Covid-19
A Somma Vesuviana, coraggio e prodotti del territorio, questi gli ingredienti per vincere la crisi al tempo del virus Covid-19.
Nuova iniziativa gastronomica da “I Fontana”.
Lopa: coniugare la passione enogastronomica attraverso la valorizzazione
della pizza napoletana e dei prodotti del territorio unitamente alla passione e
al coraggio di fare impresa artigianale e familiare son un volano socio
economico e culturale per il rilancio identitario del nostro territorio e una
risposta concreta al panico da virus e agli attacchi mediatici alle nostre
produzioni.
Bella è suggestiva inaugurazione della nuova Pizzeria-Ristorante I FONTANA della
omonima famiglia, da tempo impegnati nel vasto panorama della ristorazione del territorio di Somma Vesuviana della Provincia Metropolitana Partenopea.
Grazie alla tenacia e all’impegno dei Fontana, in particolare di Pietro, si è aperto una nuova sede nel cuore del comune alla pendici del Vesuvio, un nuovo punto dove poter gustare le tante prelibatezze che, nonostante la crisi sociale ed economica dovuta alla nuova emergenza sanitaria, tantissime le persone ai tavoli hanno partecipato all’evento, probabilmente anche per esorcizzare la psicosi da corona-virus. Pietro, pizzaiolo di eccellenza, si è circondato di uno staff di grande esperienza e di forte motivazione, lanciando le sue versioni della pizza, con un successo assicurato, grazie al sapore autentico della vera pizza napoletana.
IL nostro obiettivo è quello di valorizzare prodotti agro-alimentari del territorio, da una composizione storica del prodotto, da una ricetta tipica da un metodo di produzione tradizionale. Coniugare la passione enogastronomica attraverso la valorizzazione della pizza napoletana e dei prodotti del territorio, unitamente alla passione e al coraggio di fare impresa artigianale e familiare, sono un volano socio economico e culturale per il rilancio identitario del nostro territorio, una risposta concreta al panico da virus e agli attacchi mediatici alle nostre produzioni.
Con queste motivazione abbiamo voluto condividere la nuova iniziativa di Pietro FONTANA e della sua famiglia. Cosi il Portavoce della Consulta Nazionale per l’Agricoltura e Turismo, già Delegato al settore Agricoltura della Provincia di Napoli,componente del Dipartimento Nazionale Agricoltura Agroalimentare Ambiente Acqua Biodiversità Pesca Risorsa Mare Ristorazione Servizi MNS, già per diversi anni Presidente del Comitato per la Promozione Valorizzazione e Tutela della Pizza Napoletana, Delegato per l’Agroalimentare della Provincia di Napoli Rosario Lopa.
Tra gli intervenuti anche il Sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, il giornalista e conduttore televisivo, Franco Capasso, l’esponente di Confesercenti Donna e Presidente di Officina delle Idee, Rosa Praticò e il fotografo-blogger, Umberto Raia.
Coronavirus, Conte ‘chiude’ Lombardia e 14 province: ‘Mi assumo responsabilità politca’
Scuole chiuse fino al 3 aprile. Stop a discoteche e pub in tutta Italia. Bar e ristoranti aperti se garantita la distanza di un metro
Non è un “divieto assoluto”, spiega, “non si ferma tutto”, non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive. “Mi assumo la responsabilità politica” delle decisioni che vengono prese in queste ore: “Ce la faremo”, dice Conte a notte fonda. E lancia un appello alla “auto responsabilità”: per fermare il contagio non si può più “fare i furbi”, dice invitando i ragazzi a stare in casa a leggere e tutelare così la salute dei loro nonni. La firma del decreto del presidente del Consiglio, frutto dell’accorpamento di due dpcm inizialmente previsti, arriva dopo una lunga giornata di contatti con le Regioni e dopo una fuga di notizie (“irresponsabile” e “rischiosa per la sicurezza”, dice Conte) che porta al diffondersi della bozza non ancora ultimata. I presidenti di Regione su quella bozza dichiarano perplessità, dubbi. Ma milioni di cittadini del centro nord, dopo la diffusione della notizia, iniziano a interrogarsi sulla portata delle misure: “Si è creata confusione”, accusa Conte. E sono passate le due di notte quando scende nella sala stampa di Palazzo Chigi a illustrare le misure. Nel dpcm finale ce ne sono alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. E ce ne sono altre, molto più rigorose, che riguardano un’ampia fascia del nord Italia. “Non c’è più una zona rossa – spiega il premier – scomparirà dai comuni di Vo’ e del lodigiano. Ma ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l’intera Lombardia e poi le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli,Padova, Treviso e Venezia. Qui fino al 3 aprile – per fare solo due esempi – saranno limitati i movimenti, salva la possibilità di rientrare a casa propria, e i bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 18 e per il resto della giornata garantire distanze di almeno un metro. Chi ha 37,5 di febbre è invitato a restare a casa, chi è in quarantena ha il divieto assoluto di uscire. Restano chiuse intanto le scuole in tutta Italia. E Conte assicura che si lavora anche sul fronte delle misure economiche: lunedì o martedì non appena sarà pronta una bozza del decreto da 7,5 miliardi annunciato dal governo, incontrerà le opposizioni Ma, sottolinea, è il governo a gestire. L’altro fronte su cui il governo opera è quello sanitario: il premier annuncia la firma di un contratto per la produzione tutta italiana di 500 dispositivi al mese di rianimazione, con l’obiettivo di fare di più. E anche l’incremento della linea produttiva dei dispositivi di protezione come le mascherine. Ma poiché nelle aree dove il contagio è più forte gli ospedali fanno fatica, il presidente del Consiglio annuncia anche la possibilità di ridistribuire i pazienti tra le regioni. Intanto, l’appello ai cittadini è “entrare nell’ottica della responsabilità, senza furbizie” ma accettando qualche restrizione: il governo, assicura Conte, sta facendo la sua assumendo decisioni “coraggiose”. Contributo foto web.Somma Vesuviana, Salvatore Granato:”basta polemiche inutili, pensiamo a fronteggiare il coronavirus”
Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dal consigliere Salvatore Granato.
Gentile direttrice,
l’Italia ed il mondo sono scossi da uno tsunami che mai avremmo immaginato di vivere in tempi moderni. Il coronavirus ha di fatto azzerato le nostre libertà: le nostre certezze che sembravano un diritto acquisito sono crollate come un castello di sabbia. Oggi noi tutti apprendiamo che le persone contagiate hanno raggiunto le 6000 unità, la fievole crescita economica si è trasformata in recessione,le aziende del nord ed i negozi sono chiusi o stanno chiudendo: ora sembra e speriamo di no, possa toccare anche a noi.E’ sorprendente quindi leggere manifesti murali nonché polemiche sui social da parte di tutte le forze politiche della nostra città su argomenti che allo stat, rappresentano problematiche assolutamente secondarie, rispetto al tema della salute pubblica ed al pericolo imminente che potrà vivere la nostra comunità ovvero la chiusura delle attività. Oggi più che mai le forze politiche tutte( maggioranza, opposizione) insieme al mondo delle associazioni, asl e medici del territorio devono unirsi mettendo da parte i personalismi per cercare di arginare l’avanzata di questo maledetto virus che ha cambiato per sempre la geopolitica mondiale. Uniti sono sicuro che ce la faremo: la salute di ogni singolo cittadino sommese e la salvaguardia delle nostre aziende vengono prima di ogni altra cosa.
Salvatore Granato
Capogruppo Forza Somma
Marigliano, un appello al rispetto delle misure per contenere il contagio da Coronavirus
In una nota congiunta del sindaco Antonio Carpino e del comandante della Polizia Municipale, Emiliano Nacar, si ribadisce anche per la comunità mariglianese quanto espresso dal decreto del Consiglio dei Ministri del 4 marzo scorso: una esortazione alla cittadinanza affinché vengano rispettate le misure adottate per il contrasto e il contenimento del contagio da COVID-19.
Queste le parole del governatore De Luca che hanno messo in moto ulteriori attività di controllo, anche a Marigliano: “abbiamo comunicato ai Prefetti della Campania che in molte realtà, nelle ore serali e notturne, vi sono esercizi pubblici, bar e pub, nei quali non si rispettano le misure di prevenzione e di sicurezza previste come la distanza tra le persone con pericolo di contagio. Abbiamo sollecitato le forze di polizia ad attivarsi per procedere alla chiusura di questi esercizi in caso di assembramento di persone”.
L’amministrazione comunale ha già predisposto e predisporrà verifiche tese all’osservazione delle prescrizioni che riguardano in particolare la sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura che comportino affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Sospesi anche i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali in cui sia coinvolto personale sanitario o personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità. Inoltre, con on ordinanza n. 46 il primo cittadino ha disposto la sospensione della fiera mercato settimanale, prevista come di consueto per il giorno di lunedì 9 marzo 2020.
“Si raccomanda il rispetto delle misure di prevenzione previste dal DPCM e dell’ordinanza della Regione Campania per tutti i locali interessati. Sono iniziati controlli serrati e al momento sono impegnate tre pattuglie tra bar, ludoteche, pub e altri locali pubblici. I titolari che non si adegueranno alla misure saranno deferiti all’attività giudiziaria e rischiano la sospensione dell’attività”, queste le parole del comandante Nacar, impegnato da stamane in un’operazione di prevenzione e controllo sul territorio.
Somma Vesuviana. Si è spento l’avv. Nicolò Iossa, fu sindaco dal 1981 al 1983
Nicolò Iossa nasce a La Spezia il 19 luglio 1936. Orfano di guerra: il padre, Angelo, fu capo di Seconda Classe del Comando Militare Marittimo in Grecia Occidentale. Morì il 3 febbraio 1942, in località Capo Papas, in seguito ad una accidentale esplosione di cariche nell’interno di una torre d’artiglieria durante i tiri di esercitazione, lasciando la moglie e i due figlioletti Nicolò e Matilde.
Dopo aver conseguito la licenza liceale classica presso la Scuola Militare Nunziatella di Napoli, Nicolò si laureò in giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Avvocato e professore ordinario di discipline giuridiche ed economiche negli Istituti d’istruzione di secondo grado, ha ricoperto la carica di Sindaco della Città di Somma Vesuviana, ove è stato pure consigliere ed assessore dal 1960 al 1987. E’ stato membro della Direzione Regionale Campana dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), presidente dei revisori dei conti dell’USL 29 e presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’ IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) di Napoli dal 1992 al 1996. E’ stato, inoltre, tra i fondatori della CISL – Scuola napoletana e Grande Ufficiale all’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Viveva a Napoli e da anni era in pensione. Ha guidato il governo della Reale Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà di Somma Vesuviana, in qualità di prefetto, subentrando al Generale Gennaro Ottavio Rossi. Il suo ricordo di uomo semplice, ma dal carattere forte e deciso, resterà sempre vivo nei nostri cuori. Il rito esequiale sarà celebrato domani, 8 marzo, alle ore 9:30 nella Chiesa di San Francesco in via Luca Giordano a Napoli.
Coronavirus, Ordine giornalisti e Corecom Campania istituiscono l’Osservatorio sulle fake news
Ordine dei giornalisti della Campania e Corecom Campania hanno istituito un Osservatorio sulle fake news. “La decisione – spiegano i presidenti Ottavio Lucarelli e Mimmo Falco – nasce dal dilagare di notizie false soprattutto su social e web. Su questa piaga le nostre istituzioni lavorano da tempo anche con numerosi corsi di aggiornamento professionale e incontri nelle scuole, ma in questo momento è necessario intensificare la battaglia con ogni mezzo di contrasto. Un dovere nei confronti dell’opinione pubblica in nome della trasparenza e della correttezza dell’informazione”. L’Osservatorio diffonderà un report settimanale su web, social, carta stampata e televisioni con la collaborazione dell’Agcom, della Polizia postale e del giornalista Stanislao Montagna, esperto in materia di fake news e algoritmi informatici.

