Esposito in tour tra le liste, Caserta punta sul rinnovamento e l’appello di Pace: Sant’Anastasia al voto

SANT’ANASTASIA – Entra nel vivo la campagna elettorale a Sant’Anastasia in vista delle prossime amministrative del 25 maggio. In città si moltiplicano iniziative pubbliche, incontri e appelli rivolti ai cittadini, mentre i candidati sindaco e le liste cercano di presentare programmi, idee e visioni per il futuro della comunità.

Tra gli appuntamenti più partecipati degli ultimi giorni c’è stata la presentazione delle otto liste a sostegno di Mariano Caserta. Il candidato ha parlato davanti ai sostenitori sottolineando la volontà di “voltare pagina” dopo anni che ha definito difficili per la città. Caserta ha evidenziato il coinvolgimento dei 128 candidati delle liste collegate, ringraziando cittadini e rappresentanti istituzionali presenti all’iniziativa. Nel suo intervento ha insistito soprattutto sui temi della partecipazione, dell’alternanza democratica e della necessità di ricostruire un clima politico meno conflittuale. Il messaggio lanciato ai cittadini è stato quello di una nuova fase amministrativa fondata sul dialogo e sulla coesione sociale.

Sul fronte opposto continua intanto il lavoro di Carmine Esposito, impegnato nella costruzione del progetto politico che lo sostiene. Per domani è prevista la presentazione della lista “Cuore Anastasino” ai Giardini di Villa Giulia, occasione che servirà a illustrare candidati e obiettivi della coalizione. Attraverso i social, Esposito ha invitato i cittadini a partecipare all’incontro definendolo un momento di confronto importante per la città. La sua campagna punta molto sul contatto diretto con gli elettori e sulla valorizzazione delle realtà locali.

Nelle ultime ore è intervenuto anche Alessandro Pace, che ha lanciato un appello pubblico ai candidati affinché il confronto politico resti su toni civili e rispettosi. Pace ha parlato della necessità di superare scontri personali e tensioni, proponendo un tavolo comune di confronto tra i protagonisti della campagna elettorale. Secondo il candidato, la competizione deve rappresentare un momento di crescita democratica e non di divisione.

A poche settimane dal voto, il clima politico a Sant’Anastasia appare dunque intenso ma orientato, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, verso il dialogo e il confronto sui temi che riguardano il futuro della città.

Roberto Sorrentino nominato segretario di Forza Italia Giovani di Pollena Trocchia

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Riceviamo e pubblichiamo  

Roberto Sorrentino è il nuovo segretario di Forza Italia Giovani di Pollena Trocchia. La nomina, ufficializzata nelle scorse ore, è testimone dell’impegno e della volontà comune ai vertici del partito e a chi vive il territorio di organizzare al meglio un gruppo giovanile nel segno della partecipazione, della meritocrazia e della responsabilità, anche nel comune vesuviano. Giovane studente di Giurisprudenza, appassionato di musica e cultore di pianoforte, Roberto Sorrentino si è recentemente messo in evidenza per l’impegno, la competenza e la passione con cui ha presieduto il locale Comitato “Cittadini per il Sì” in occasione del referendum costituzionale del marzo scorso.

«Ringrazio il segretario nazionale di Forza Italia Giovani Simone Leoni, il segretario regionale FIG Gianfranco Succoio e il segretario provinciale FIG Gaetano Loffredo per questo riconoscimento, che accolgo con gioia ed onore. Lavorerò fin da subito per la diffusione, tra le generazioni più giovani del mio territorio, dei valori popolari, liberali ed europeisti che contraddistinguono Forza Italia» ha detto il neosegretario Sorrentino.

La notizia della sua nomina è stata accolta con grande entusiasmo dal gruppo dirigente di Forza Italia Pollena Trocchia. «Facciamo le nostre congratulazioni a Roberto Sorrentino per l’importante riconoscimento ricevuto, con la sicurezza che saprà avvicinare tanti giovani al partito e ai suoi valori. Prosegue, dunque, l’impegno per organizzare e far crescere Forza Italia sul territorio, rendendola protagonista della vita politica, civile e sociale del nostro paese, senza limiti di età per la partecipazione, che ci vede da tempo coinvolti e sempre supportati dai vertici del partito. Per questo rivolgiamo un sincero ringraziamento all’onorevole Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia Campania» hanno detto il responsabile cittadino di Forza Italia, Arturo Cianniello, il responsabile seniores Luigi Esposito e gli altri consiglieri comunali iscritti al partito: Salvatore Auriemma, Antonella Borrelli, Antonio Di Sapio e Francesco Pinto, che di Forza Italia è anche vice segretario provinciale.

Assessora a processo per diffamazione dopo frasi sul comandante

POMIGLIANO D’ARCO – Si avvia verso l’udienza preliminare la vicenda giudiziaria che coinvolge l’assessora comunale Marianna Manna. La Procura della Repubblica di Nola ha infatti disposto la citazione diretta a giudizio nei confronti dell’esponente della giunta cittadina nell’ambito di un procedimento per presunta diffamazione aggravata ai danni di Luigi Maiello, comandante della polizia locale.

L’udienza predibattimentale è stata fissata per il prossimo 2 dicembre davanti al Tribunale di Nola. Al centro dell’inchiesta vi sarebbero alcune dichiarazioni pubbliche rese dall’assessora durante una seduta del consiglio comunale nell’aprile del 2024. In quell’occasione Manna avrebbe contestato i requisiti professionali del dirigente, sostenendo che non possedesse i titoli necessari per ricoprire il ruolo di comandante dei caschi bianchi.

Le affermazioni pronunciate in aula consiliare avrebbero spinto Maiello a presentare denuncia, dando così origine all’indagine coordinata dalla magistratura nolana. Gli inquirenti hanno poi raccolto gli elementi confluiti nel decreto di citazione.

La vicenda politica e amministrativa legata alla posizione del comandante aveva già alimentato forti tensioni all’interno del Comune di Pomigliano. Il dirigente, infatti, era stato coinvolto in un acceso confronto istituzionale culminato anche in contenziosi davanti alla giustizia amministrativa. Nonostante alcune pronunce favorevoli ottenute tra Tar e Consiglio di Stato, Maiello aveva successivamente scelto di lasciare l’incarico.

Secondo l’impostazione accusatoria, alcune delle dichiarazioni attribuite all’assessora potrebbero aver leso la reputazione professionale del comandante. Sarà ora il giudice a valutare la fondatezza delle contestazioni mosse dalla Procura.

Per l’assessora Manna, che all’interno dell’esecutivo cittadino detiene deleghe importanti tra cui Lavoro, Commercio, Personale e Macchina comunale, resta naturalmente valido il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Picchia la moglie perché le arriva una notifica su TikTok

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  Per anni avrebbe subito umiliazioni, minacce e aggressioni senza trovare il coraggio di denunciare. Poi l’ultima lite, scoppiata per una notifica comparsa sul cellulare, ha convinto una donna di 41 anni a rivolgersi alle forze dell’ordine. Una vicenda drammatica emersa a Scampia e che ha portato all’arresto del marito, un 46enne accusato di maltrattamenti e violenze. Nel racconto messo a verbale dalla vittima emerge un quadro di continue vessazioni consumate spesso davanti ai figli. La donna ha spiegato agli investigatori di essere stata più volte picchiata nel corso della relazione e di aver rinunciato in passato a denunciare per timore delle conseguenze. L’episodio che ha fatto scattare l’intervento della polizia sarebbe avvenuto nell’appartamento della coppia in via Piero Gobetti. La 41enne stava usando il telefono quando è arrivata una notifica di TikTok. Il marito avrebbe reagito con sospetto, convinto che la donna stesse parlando con altre persone attraverso il social network. Dalle parole si sarebbe passati rapidamente alla violenza. La donna sarebbe stata colpita al volto e alle braccia, oltre ad essere strattonata con forza. Determinante l’intervento del figlio minorenne che avrebbe evitato conseguenze ancora più gravi. La vittima, dopo essere riuscita a lasciare casa, si è rifugiata dalla madre. Ma anche lì il marito avrebbe continuato a perseguitarla con minacce e intimidazioni. A quel punto la richiesta d’aiuto al 113 e il successivo trasferimento al pronto soccorso del Cto, dove i medici le hanno diagnosticato diverse contusioni con una prognosi di quindici giorni. Nella denuncia la donna ha raccontato anche episodi precedenti, compresa una minaccia con un cacciavite avvenuta anni fa. Gli investigatori hanno raccolto la sua testimonianza e la Procura ha disposto l’arresto dell’uomo, ora in attesa dell’udienza di convalida.

Somma Vesuviana. Addio a zia Matilde , memoria gentile del Casamale

Ci sono persone che, senza fare rumore, diventano parte dell’anima di un luogo.
Matilde De Stefano, per tutti semplicemente zia Matilde, era una di quelle persone. Un volto familiare, una presenza discreta ma imprescindibile del borgo Casamale e soprattutto del piccolo santuario di Santa Maria a Castello, dove per tantissimi anni, insieme all’amata sorella Rita, ha custodito con dedizione la stanzetta dei ricordini e delle giostre. Un luogo semplice, ma pieno di vita, di sorrisi e di ricordi, dove intere generazioni hanno trascorso frammenti preziosi della propria infanzia.
A luglio prossimo avrebbe compiuto novant’anni. Da tempo si preparava a quel traguardo con la gioia semplice che la contraddistingueva: desiderava accanto tutte le persone  che  le  avevano voluto bene nel corso della sua lunga vita. Ma quella festa, purtroppo, non ci sarà. Questa mattina zia Matilde è tornata tra le braccia del Padre.
Se n’è andata in silenzio, proprio come ha vissuto: con mitezza, umiltà e una fede immensa. Una donna generosa, capace di donarsi agli altri senza mai chiedere nulla per sé. La sua vita è trascorsa tra le mani strette al libretto delle preghiere e alla corona del rosario, con quella devozione autentica che non aveva bisogno di parole.
Per anni ha collaborato anche nella gestione della scuola dell’infanzia di San Pietro, preparando con amore pranzetti genuini e gustosi per tanti bambini. Era una lavoratrice instancabile, sempre pronta a rendersi utile, a mettersi al servizio degli altri con semplicità e dedizione. In ogni gesto metteva cura, attenzione e quel senso familiare che faceva sentire tutti accolti.
Resterà indelebile il ricordo del pellegrinaggio a Roma per il Giubileo appena un anno fa. Nonostante il sole cocente e la lunga attesa, zia Matilde volle essere con noi. Con la forza della fede superava ogni fatica, perché per lei quei momenti erano nutrimento dell’anima.
E ancora più viva resterà l’immagine della sua emozione al passaggio della processione del Cristo Morto. Il freddo non la spaventò. Avvolta nella pelliccia donata dalle nipoti, rimase seduta e commossa al centro della stradina, aspettando il passaggio della “sua Madonna”, con gli occhi pieni di emozioni.
Zia Matilde ha dedicato la sua esistenza agli altri: alle sorelle, agli amatissimi nipoti e pronipoti, alla sua comunità. E forse il dono più grande che lascia è proprio questo esempio silenzioso di bontà, fede e presenza costante.
Il Casamale oggi perde una delle sue figure più autentiche.
Ma il ricordo di zia Matilde continuerà a vivere nei racconti, nei gesti tramandati, nelle preghiere sussurrate e negli occhi di chi, passando davanti a quella piccola stanzetta del santuario, penserà ancora a lei con affetto.
Buon viaggio, zia Matilde.

Cisterna, scacco allo spaccio: un chilo e mezzo di droga nella 219

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  CASTELLO DI CISTERNA – Nuova operazione antidroga dei Carabinieri nel complesso di edilizia popolare dell’ex Legge 219, da tempo al centro di controlli mirati da parte delle forze dell’ordine. Nel corso di un servizio straordinario di monitoraggio del territorio, i militari della stazione locale hanno individuato un consistente quantitativo di sostanze stupefacenti nascosto nelle aree comuni di uno degli edifici del quartiere. Il materiale illecito era occultato in diversi punti dello stabile 7, in particolare dietro un ascensore e all’interno di un quadro elettrico condominiale. I carabinieri hanno rinvenuto 260 dosi di hashish già confezionate e pronte per essere immesse sul mercato dello spaccio, oltre a 12 dosi di cocaina e 12 dosi di crack. Le verifiche sono poi proseguite nelle parti comuni dell’edificio, dove i militari hanno scoperto ulteriore droga custodita sottovuoto. Nel dettaglio sono stati sequestrati cinque involucri di crack per un peso complessivo di circa 117 grammi e nove confezioni di cocaina, anch’esse sigillate, per un totale di circa un chilo e 190 grammi. Secondo una prima stima, il quantitativo sequestrato avrebbe potuto fruttare migliaia di euro una volta suddiviso e venduto al dettaglio. L’intera sostanza stupefacente è stata sottoposta a sequestro e sarà ora analizzata. L’operazione rientra nell’attività di contrasto allo spaccio portata avanti dai carabinieri nell’area vesuviana, con particolare attenzione alle piazze di spaccio sorte nei complessi popolari. Proseguono le indagini per risalire ai responsabili del deposito della droga e ricostruire la rete di distribuzione presente nel quartiere.

Un antico protagonista delle feste patronali: il venditore di franfellicchi, che non erano chiacchiere, ma dolcetti

Il franfellicco era un impasto di zucchero e miele che originariamente veniva venduto caldo e a pezzetti piccoli nelle sagre e durante le feste patronali. I franfelliccari usavano uno stampo nel quale versavano uno sciroppo colorato, zucchero e miele: il dolce veniva piegato a uncino e tagliato a pezzettini, che i clienti mangiavano ancora caldi, mentre passeggiavano per strada. Qualche venditore ambulante metteva i pezzettini su una stecca e li ricopriva di sciroppo alla frutta. Anche il termine “franfellicco” venne usato dai Napoletani per i loro giochi metaforici. Correda l’articolo il disegno del “franfelliccaro” che Saverio Altamura fece per l’opera di Francesco de Bourcard: “Usi e costumi di Napoli e contorni”.     I protagonisti delle sagre e delle feste patronali erano, con il venditore di franfellicchi, la “spigaiola”, che vendeva spighe cotte, il “maruzzaro”, che vendeva “lumache e cozze lessate” (F. D’Ascoli) e il “pizzaiuolo”. L’attività del “franfelliccaro” fu “cantata”, in una poesia del 1928, da Alfredo Gargiulo: “Doje paparelle ‘e zucchero/ tre o quatto sigarette ‘e ciucculata; /nu perettiello chino d’acqua e ccèvoza/cu dint’ ‘a ficusecca sceruppata/ Po’ ‘e franfellicche: al massimo /nu trenta franfellicche ‘e ogni culore;/cierte so’ chine ‘e povere, / cierte se so’ squagliate p’ ‘o calore. Certamente queste figure sono scomparse: tuttavia nei banchi, nei modi e nelle voci dei venditori di torrone, di zeppole e di “pizzette” nelle sagre e nelle feste patronali di oggi rimane qualche traccia del colore del passato: e ricordo che negli anni ’70, a Ottaviano, durante la festa di San Michele, montava il suo banco di fronte al Circolo “A.Diaz” un “torronaro” che vendeva anche dolcetti simili ai franfellicchi.   Ma secondo Emanuele Rocco, che per l’antologia di de Bourcard scrisse uno splendido articolo sul venditore di franfellicchi, già a metà dell’Ottocento la figura del “franfelliccaro” era stata modificata dall’ “invasione di dolciumi siciliani, che vennero come stormo di uccelli rapaci a calarsi sulle allettatrici spiagge della città della Sirena”. Negli anni di Murat Napoli fu “invasa” anche dai pasticcieri di scuola francese: ma giustamente Emanuele Rocco non li cita, perché i loro dolci erano destinati alle tavole dei ricchi.  E racconta lo scrittore che non si sente più per le strade l’antico grido in lingua napoletana, che traduciamo in italiano:” i nostri franfellicchi sono di zucchero bianco, di miele e costano ognuno tre “cavalli””: era, il “cavallo”, una moneta borbonica su cui era incisa l’immagine di un cavallo. Ora, continua Emanuele Rocco, i “franfelliccari” girano per le vie della città reggendo non più “la spasa”, ma un “leggier tavolino portatile”, come quello disegnato da Altamura, e vendono “alcune pasticche che hanno la forma delle pedine che servono al giuoco della dama e che hanno tra noi conservato il nome spagnolo di caramelle”, e poi pezzi di materia zuccherosa che imitano la forma dei sigari, “di secchie microscopiche”, di uccelli più piccoli del colibrì.   Gli “scugnizzi” hanno inventato un gioco: “due fanciulli scelgono due caramelle, una per ciascheduno,e attenti aspettano che una mosca venga a posarsi su una di esse e renda vincitore” chi scelse quella caramella: se hanno letto le novelle di Franco Sacchetti, sanno come vincere la gara: basta ungere la caramella “con una pera fracida e la mosca subito vi si posa”. Su questi tavolini “portatili” non mancano i “franfellicchi”, ma sono totalmente diversi da quelli del tempo che fu: sono “sbiaditi, scoloriti, sbianchiti, scialbi, non sai più se siano di miele o di zucchero”: solo nella forma conservano qualcosa del passato. Ma non conservano il prezzo, che ora è triplicato: “na caramella costa tre “cavalli”” Emanuele Rocco non sopporta nemmeno la sostituzione della “spasa” con il tavolino, che è “di inciampo” al venditore, “gli tarpa le ali che come a Mercurio gli davano agilità ai piedi, lo impedica, l’impastoia, lo tartarughizza, lo intestugina”. Ma lo scrittore si dichiara certo del ritorno dei “franfellicchi” “che ebbero l’onore di essere ricordati da Goethe: i franfellicchi non periranno… Già sui deschetti la merce più abbondante sono i franfellicchi; già il loro candore si va oscurando ed inchinando verso la giallezza”.   I Napoletani non potevano sottrarre il termine “franfellicchi” al loro gioco di associazione metaforica. Spiega il prof. Francesco D’Ascoli nel suo prezioso “Dizionario etimologico Napoletano” che “franfellicco” deriva dal francese “fanfreluche, alterazione dell’antico fanfeluc= bagattella, dal tardo latino famfaluca, deformazione del greco pompholux= bolla, termine espressivo”. Fanfaluche, bolle d’aria, menzogne scoppiettanti: in bocca ai Napoletani maliziosi il venditore di “franfellicchi” diventa anche uno spacciatore di “chiacchiere, menzogne e palle”. E fermiamoci qui, per ora.      

Le innovazioni tecniche nell’industria cinematografica e chiarezza sulla narrativa

Benvenuti al sedicesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Oggi faremo chiarezza su alcuni punti chiave di questo periodo e oltretutto parleremo di come le innovazioni tecniche procedono forte nell’industria cinematografica.     Tra il 1904 e il 1908, il cinema attraversa una fase di profonda trasformazione in cui la narrazione diventa l’elemento centrale. I registi devono trovare il modo di rendere comprensibili storie sempre più complesse a un pubblico che non ha più familiarità con i testi originali, come accadeva per le scene bibliche o i racconti popolari. Questo porta allo sviluppo di una serie di strategie visive e tecniche, tra cui l’uso di didascalie esplicative e una gestione più accurata della recitazione e della messa in scena. Si passa da un cinema basato sull’inquadratura singola a uno basato sul montaggio di più inquadrature, dove la continuità d’azione diventa fondamentale per non confondere lo spettatore. Un aspetto cruciale in questo periodo è l’uso della profondità di campo e della scenografia. In Europa, registi e scenografi iniziano a sfruttare lo spazio in modo tridimensionale, posizionando gli attori su diversi piani per creare dinamismo e guidare l’attenzione dello spettatore senza dover ricorrere a troppi tagli di montaggio. L’illuminazione diventa più sofisticata, passando da una luce naturale piatta a un uso più consapevole dei contrasti per sottolineare il tono drammatico delle scene. Queste innovazioni permettono di dare maggiore realismo e spessore visivo alle storie, specialmente nei grandi film storici che caratterizzano la produzione di quel periodo. Il sistema del montaggio di continuità inizia a delinearsi come lo standard per la narrazione cinematografica. Si sviluppano tecniche come il raccordo di direzione, che assicura che un personaggio che esce da un lato dell’inquadratura rientri dal lato opposto nella successiva per mantenere coerente la percezione dello spazio. Allo stesso modo, il montaggio alternato permette di mostrare azioni che avvengono contemporaneamente in luoghi diversi, aumentando la tensione drammatica, tecnica che troverà la sua massima espressione nelle opere di registi come D.W. Griffith. Mentre le innovazioni tecniche procedono, l’industria cinematografica vive una fase di forte scontro commerciale. Negli Stati Uniti, la creazione della Motion Picture Patents Company (MPPC) nel 1908 rappresenta il tentativo di Edison e di altre case produttrici di monopolizzare il settore attraverso il controllo dei brevetti. Tuttavia, la nascita di numerose società indipendenti e la loro successiva vittoria legale e commerciale porteranno alla frammentazione di questo potere e allo spostamento della produzione verso Hollywood. Questo cambiamento non è solo geografico ma anche strutturale, poiché favorisce la nascita dello “star system” e il consolidamento del lungometraggio come formato standard, trasformando definitivamente il cinema in una delle industrie più potenti del mondo. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!

Somma. Lettera in redazione, Bianca Cefalo: “Non insegnate ai giovani a ridimensionare i propri sogni”

Riceviamo e pubblichiamo
‘Invece di fare i camerieri altrove, i giovani sommesi potranno essere imprenditori della cultura nel loro paese.’” Ho letto questa frase durante questa campagna elettorale e, da donna nata e cresciuta a Somma Vesuviana, che oggi lavora nel settore spaziale internazionale, sento il dovere morale di rispondere. Non perché esista un lavoro più dignitoso di un altro. Ogni lavoro onesto merita rispetto.
Ma perché trovo profondamente sbagliato il modo in cui troppo spesso si parla ai giovani del nostro territorio: come se il loro destino dovesse essere necessariamente piccolo.
Come se il massimo orizzonte possibile fosse scegliere se restare o andare via.
Servire o sopravvivere. Io non sono andata via da Somma Vesuviana per “fare la cameriera altrove”. Sono andata via per costruire qualcosa che qui nessuno immaginava possibile.
Sono cresciuta in una famiglia semplice, fatta di sacrifici, disciplina e dignità.
Una famiglia che non aveva conoscenze potenti, né scorciatoie. Ma aveva una cosa rarissima: il coraggio di credere nel potenziale dei propri figli anche quando il mondo intorno non ci credeva. Ed è questo il punto più importante.
Il talento di un bambino non può essere misurato dalla sua capacità di rientrare perfettamente dentro uno schema. Non può essere schiacciato dall’umiliazione, dalla rigidità o dalla paura di fare domande scomode.  Alle scuole medie, una professoressa mi disse che non avrei mai avuto una carriera tecnica. Perché non ero abbastanza precisa nei disegni geometrici fatti a mano. Perché contestavo metodi che consideravo già vecchi.
Perché avevo una mente difficile da controllare, più interessata a capire il “perché” delle cose che ad eseguire in silenzio. Ricordo ancora quei fogli, quelle squadre, quei voti usati per definire il valore di uno studente. E ricordo perfettamente quando dissi che un giorno il disegno tecnico non si sarebbe più fatto a mano. Che il futuro sarebbe stato diverso.
Che forse il problema non ero io, ma un sistema incapace di vedere oltre i propri limiti.
Non fui ascoltata. Dieci anni dopo, a 22 anni, ero la più giovane ingegnere astronautica italiana assegnata alla missione NASA/JPL InSight per Marte. E questo non perché il sistema avesse creduto in me. Ma perché io e la mia famiglia abbiamo scelto di non credere ai limiti che il sistema voleva impormi. Per questo oggi sento di dire una cosa con chiarezza. La dignità non nasce soltanto dal lavoro. Nasce prima di tutto dall’educazione.
Dal sentirsi visti. Dal riconoscimento del proprio valore umano, intellettuale e creativo.
Una scuola dovrebbe avere il coraggio di riconoscere non solo gli studenti disciplinati, ma anche quelli visionari. Quelli inquieti. Quelli che fanno troppe domande. Quelli che sembrano “difficili” solo perché vedono il mondo in modo diverso.
Perché spesso è proprio lì che nasce il futuro. Troppo spesso invece si educano ragazzi ad adattarsi, non a guidare. Ad obbedire, non a creare. A cercare sicurezza, non possibilità.
E allora ai genitori voglio dire questo: credete nei vostri figli anche quando qualcuno proverà a convincervi che sono “troppo”. Troppo sensibili. Troppo ribelli. Troppo ambiziosi.
Troppo fuori dagli schemi. A volte ciò che il sistema definisce un problema è semplicemente un talento che non ha ancora trovato il posto giusto in cui esprimersi.
E ai giovani di Somma Vesuviana voglio dire di non permettere mai a nessuno di definire i loro limiti. Non lasciate che il luogo da cui provenite determini la grandezza dei vostri sogni.
Non lasciate che vi convincano che esistano mondi a cui non potete appartenere.
Io non sono arrivata dove sono grazie ai cognomi importanti o alle porte aperte.
Ci sono arrivata grazie allo studio, alla disciplina, all’umiltà, ai sacrifici della mia famiglia e alla volontà di non farmi spegnere. E oggi credo che il compito più importante di un territorio non sia soltanto creare lavoro. Ma creare esseri umani liberi abbastanza da immaginare il proprio futuro senza paura.”
Bianca Cefalo
 

Somma, Granato incontra il presidente dell’Ente Parco Vesuvio per il rilancio del territorio

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Somma Vesuviana. Il candidato sindaco Antonio Granato, ha incontrato il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca, per discutere le linee guida di un ambizioso progetto di rilancio del territorio. Al centro del colloquio istituzionale è emersa la volontà condivisa di accelerare i processi di sviluppo locale partendo dai simboli storici e culturali della città. Tra i punti cardine del confronto spicca la riqualificazione dell’area circostante il Castello d’Alagno. Granato ha sottolineato la necessità di integrare la struttura monumentale con il tessuto economico cittadino, prevedendo spazi dedicati alle attività ristorative di eccellenza e la valorizzazione del vicino complesso ecclesiastico. Tale visione punta a trasformare il sito in un polo attrattivo capace di coniugare la sacralità dei luoghi con l’accoglienza turistica di qualità. Durante l’incontro è stata confermata l’imminente apertura dei cantieri grazie al finanziamento già ottenuto proprio per il Castello d’Alagno. Si tratta di un passo fondamentale che permetterà di restituire alla comunità un bene prezioso, garantendo finalmente la messa in sicurezza e la piena fruibilità degli ambienti. Un ampio passaggio della discussione è stato dedicato alla valorizzazione del Borgo Antico Casamale, cuore pulsante dell’identità sommese. Antonio Granato ha ribadito l’importanza di un colloquio costante e attivo con le paranze locali, custodi delle tradizioni secolari. In quest’ottica è già stata avviata la fase di preparazione e coordinamento per la Festa delle Lucerne del prossimo agosto, con l’obiettivo di rendere l’evento un punto di riferimento internazionale all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Vesuvio guidata da Raffaele De Luca.