…quell’occhio inespressivo che crepitava come una lampadina guasta
David Foster Wallace
Signori,
sento il dovere di parlarvi dei topi, delle zoccole, dei vermi e dei miasmi tossici che da qualche anno infestano i luoghi e il “clima“ del Liceo Classico della nostra città . Ho temuto, la prima volta che se ne parlò, che animali e fiati immondi venissero su dalle misteriose fogne che attraversano il ventre di Ottaviano, ma poi, per fortuna, si è visto che dietro il tutto c’era, e c’è, la mano degli allievi. Per fortuna. Non vi meravigliate. Lo ripeto: per fortuna. Cercherò di illustrare il mio pensiero: confido nella vostra pazienza. Che è forte, si è fatta le ossa nella noia mortale delle sedute del consiglio comunale in cui da sette anni si affronta un solo tema: i debiti fuori bilancio.
Sempre e solo debiti fuori bilancio. La colpa è della città di Ottaviano, che non ha problemi e che non ha bisogno di nulla: tutto vi funziona a meraviglia. Tutto funziona come è necessario che funzioni. In linea di principio, non dovrei parlare di questo Liceo, perché non ne ho mai avuto una conoscenza diretta. Sostenni, a fatica, il peso degli studi in altra scuola, e in tempi altri. E tuttavia oso metter bocca nella vicenda, perché mi pare che anche su questi topi e vermi e zoccole e miasmi si sia montato il teatrino chiassoso di due categorie di persone che non sopporto: i moralisti della domenica, e gli urloni che parlano di tutto, soprattutto di ciò che non sanno. La solita sbobba scipita: ma che Liceo è questo, in cui da tre anni certi alunni si divertono, impunemente, a liberare nelle aule e nei cessi topi vermi e zoccole e ad avvelenare i polmoni e lo stomaco di compagni e docenti?
I docenti non riescono a capire che ci fanno una figura assai magra? Perché l’Amministrazione Comunale non è intervenuta a tutelare il prestigio di una Scuola che fa parte del patrimonio culturale e della storia sociale di Ottaviano, bla bla bla? E ti pareva: ormai, in questa incredibile nostra città l’Amministrazione Comunale è colpevole di tutto: anche se piove, soprattutto se piove di sabato, e il mercato nuovo si allaga, e ci vuole la barca per andare a comprare camicette e peperoni, i soliti noti diranno che è colpa del sindaco e degli assessori. Il quale sindaco non so se sia superstizioso: se lo è, farebbe bene a proteggersi, perché si sta diffondendo il vezzo di dire che egli latita, …il sindaco latita… è latitante… la latitanza del sindaco… È un’immagine poco elegante. Soprattutto con questi chiari di luna. Ma torniamo al Liceo.
Partiamo da un punto su cui c’è il consenso di tutti coloro che ne conoscono la storia remota, passata, recente e presente. Un punto fermo: questo Liceo, dopo decenni grigi e opachi, finalmente, da sei anni, o da cinque, o da quattro, ha imboccato la via della resurrezione e del risorgimento. E dunque, se questa è una verità assodata e tetragona, i mormoratori qualunquisti ne tirino tutte le conseguenze, “leggano” alla luce di questo vero anche i vermi i topi le zoccole, anche i micidiali miasmi delle fiale tossiche. Si sforzino di capire che dietro le apparenze di tanta schifezza non c’è il bullismo vigliacco di un drappello di mezzecalzette, che si muovono sicuri nell’obbrobrio dell’omertà e della cecità collettive, ma c’è la richiesta forte di un progetto culturale nuovo, dal respiro vasto e possente (fialette permettendo).
Questi ragazzi armati di topi e di vermi costituiscono un’élite. E non sono dei vigliacchi. Si nascondono solo perché sono umili e modesti: e perciò preferiscono che sui loro nomi non si accendano i fari della notorietà . Sono colti: ma fingono di non esserlo. Per protesta. Sanno di lettere e di filosofia, di arte e di scienze esatte. Sanno che Giulio Cesare era di Roma, che Socrate sta nel libro di filosofia dopo il capitolo dei presocratici, e che la terza guerra di indipendenza è stata combattuta dopo la seconda: sanno perfino che la Terra è una palla che si muove. E tuttavia non amano esibire un tale corredo di conoscenze. Per protesta.
Essi sono stufi del bello, dell’armonia, della simmetria. Essi sono i seguaci di una nuova estetica: l’Estetica del Brutto. Centocinquanta anni or sono Karl Rosenkranz disse che un giorno il Brutto avrebbe trionfato sul Bello. Il momento è venuto. E questi ragazzi del Liceo di Ottaviano sono stati pronti a capirlo. Onore al merito. Umberto Eco, dico Umberto Eco, non un pincopallino qualsiasi, la sua “Storia della Bruttezza” l’ha pubblicata nel 2007: credeva di essere stato il primo a fiutare il vento nuovo. Non immaginava che i ragazzi di un liceo della provincia napoletana l’avevano fiutato prima di lui. Questa è la mia lettura dei fatti. Qualcuno obietterà che sarebbe più salutare e più elegante affidare la richiesta del rinnovamento culturale a strumenti diversi da topi zoccole vermi e miasmi.
E io rispondo che il perbenismo ipocrita è, in questa Italia da sagrestia, una palude oceanica. Questi brillanti ragazzi sanno che il mezzo è il messaggio. Nel 1961 cosa fece Piero Manzoni (no, non Alessandro, brillanti ragazzi, Alessandro Manzoni è un’altra cosa, di un altro tempo: lo so che lo sapete), cosa fece Piero Manzoni per protestare contro la concezione tradizionale del ruolo dell’artista come “produttore“ di opere? Non scrisse manifesti, non dipinse quadri, non scattò fotografie: racchiuse i suoi escrementi in scatolette- 30gr. in ogni scatoletta -, che costituiscono la serie Merda d’artista, e oggi sono esposte nei musei, e fanno parte di importanti collezioni private. Se vi dico che vennero vendute a un prezzo ricavato dalla quotazione dell’oro, forse non mi crederete. Ma è la verità .
Signori, questa élite del Liceo interpreta lo spirito del tempo e dimostra che il respiro di ogni rivoluzione è la somma di molti respiri. Signori consiglieri di minoranza, tenetevi stretti ai braccioli delle vostre sedie. Ora vi dico che, a parer mio, l’ Amministrazione Comunale non interviene, non perché il sindaco latiti, ma perché l’Amministrazione e questi brillanti ragazzi, ispirati dal genio dei luoghi, lavorano intorno alla stesso fantastico progetto: fare di Ottaviano il foro e il monumento del trionfo del Brutto. Certo, questa è solo una mia lettura di fatti così mirabili: è solo una mia opinione. Forse è solo una mia speranza. So che vi sono altre letture, di cui darò notizia nei prossimi articoli.
Chiedo scusa a tutti, ma in questo momento “devo“ parlare di Ottaviano: non posso tacere mentre la mia città è un laboratorio di progetti così ambiziosi. Ottaviano muore, e proprio perché muore, potrebbe vivere. Il miracolo del Brutto…
(Quadro: Salvator Dalì, Costruzione molle con fagioli bolliti, 1936)
