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CRAZY, STUPID, LOVE

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Con il contorno di tre storie legate alla principale, la commedia di Ficarra e Requa si interroga, sorridendo, su quanto sia necessario sudare per raggiungere o tenersi stretta la fantomatica anima gemella.

Inventare qualcosa di nuovo nelle commedie sentimentali è ormai assai difficile, tra i tanti modelli di riferimento e la tentazione sempre forte di cullare il pubblico con speranza e ottimismo in abbondanza. Il compito è ancora più arduo quando la commedia in questione cerca disperatamente, tra una risata e l’altra, di portare avanti un minimo di riflessione su questo oggetto misterioso, l’amore, sviscerato ormai da ogni prospettiva.

Crazy, Stupid, Love, pur non rinunciando mai alla sua anima da commedia, ci prova a fare questo qualcosa in più, ponendosi in modo esplicito una semplice domanda: accertato che l’anima gemella esiste, fino a che punto è lecito e dignitoso combattere per conquistarla? La trama tratta molte tipologie d’amore, sognato, adolescenziale, perso, da riconquistare. Al centro dell’intreccio troviamo la storia di Cal (Steve Carell), al quale la moglie Emily (Julianne Moore) ha appena comunicato l’intenzione di divorziare.

Il clichè vuole che il marito “cornuto e mazziato” si rechi in un bar ad affogare i dolori nell’alcool ed è lì che il buon Cal incontra Jacob (Ryan Gosling), playboy infallibile che si prende a cuore la sua situazione e decide di trasformare Cal da tranquillo uomo di mezza età privo di fascino a “sciupafemmine”. Sul filo del rapporto maestro-discepolo tra il giovane e seducente Jacob e Cal il naif si gioca buona parte delle gag del film, alle quali si aggiungono altre storie parallele: quella di Emily, invaghita di un suo collega di lavoro; quella di Bobbie, il figlio della coppia, innamorato perso della sua babysitter Jessica a sua volta ossessionata dall’amore impossibile per Cal.

Chiude il cerchio il rapporto tra Jacob e Hannah, ragazza incontrata in un bar che cerca di resistere alle sirene del playboy. Insomma, tutto ruota inesorabilmente intorno all’amore, all’anima gemella e allo sforzo di lottare per tenersela. Niente di nuovo. Ma Crazy, Stupid, Love, a differenza di molti altri titoli simili, può contare su un elemento spesso vincente in una commedia: il cast. Su tutti Steve Carell, tra i migliori talenti comici americani dell’ultimo decennio, un volto capace di infinite espressioni. Anche gli altri sono in gran forma, da Julianne Moore a Ryan Gosling (in ruoli non proprio abituali), passando per le ottime prove di Emma Stone e dei “piccoli” Analeigh Tipton e Jonah Bobo.

E non mancano due guest star di lusso: Kevin Bacon (ordinario) e, soprattutto, Marisa Tomei, eccezionale nonostante il ruolo marginale. Un cast di questo livello assicura momenti esilaranti, pure in un film banalotto nell’impianto e senza grandi picchi di scrittura. Con la colpa, soprattutto, di procedere ad intermittenza. La prima ora è decisamente la migliore, tutta incentrata sul rapporto tra Cal e Jacob. Dopo questa prima parte ironica e ritmata, i registi sembrano porsi il problema di dare “peso” alla storia e agli altri personaggi; il film rallenta per una ventina di minuti, perdendosi in considerazioni superficiali e (colpa più grave) smettendo di far ridere.

Il colpo a sorpresa che riunisce tutti i protagonisti torna a far salire l’asticella dell’umorismo, offrendo anche la possibilità di chiudere l’intera storia su un simpatico finale agrodolce. Ma da quel punto – ed è questo l’errore più grosso – il film si prolunga per un’altra noiosa mezzora, il cui unico obiettivo è ricondurre tutto ad un finale conciliante. Tutti, in un modo o nell’altro, trovano la soluzione ai propri problemi. Trionfano la speranza e l’ottimismo. Si tratta, insomma, dell’ennesimo happy end insulso, consacrato al più classico degli “yes we can” che appiattisce e omologa tutti i prodotti.

Non c’è incoerenza. Mancano semplicemente, qui come altrove, le idee o la voglia per tentare strade più originali, le uniche in grado di dare sostanza a quelle riflessioni che pure il film cerca di proporre. Così tutto il lavoro (discreto) della prima parte viene diluito in un finale da cartone animato, sacrificando anche la presenza di Steve Carell e la sua capacità di reggere registri differenti. Al di là dei finali possibili, rimangono i difetti di struttura, in particolare una lunghezza eccessiva e una sceneggiatura incostante. Ma a far crollare la valutazione è soprattutto quella sensazione di assuefazione alla quale contribuisce questo film con il suo ennesimo finale lieto, consolatorio, senza la minima intenzione di provare ad osare nonostante fossero state gettate alcune basi per farlo.

Dovremmo ormai rassegnarci all’idea di vedere commedie, in particolare sul tema dell’amore, pensate e girate per non dire assolutamente nulla?
(Fonte foto: Rete Internet)

Regia di Glenn Ficarra e John Requa, con Steve Carell, Ryan Gosling, Julianne Moore, Emma Stone, Jonah Bobo, Analeigh Tipton, Marisa Tomei, Kevin Bacon
Durata: 120 minuti
Uscita nelle sale: 16 settembre 2011
Voto 5/10

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