GINO CURCIONE GIOCA CON IL PUBBLICO IN UNA “SCOSTUMATISSIMA TOMBOLA”

A Teatro Galleria Toledo il 2012 inizia con uno spettacolo divertente e imprevedibile, in cui il pubblico è protagonista di scherzi e battute. Un continuo di racconti, canzoni e “Nummeri” esilaranti.

Divertente e coinvolgente dopo il successo di Natale Galleria Toledo replica. «Assolutamente imperdibile» , «Spassosissima» , «Si ride tutto il tempo!» uscendo dal teatro sono questi i commenti del pubblico che ha avuto modo di vedere la Scostumatissima Tombola di Gino Curcione.
Galleria Toledo ha deciso di replicare – eccezionalmente domenica 1° gennaio 2012 alle ore 20.00 – "NUMMERE. SCOSTUMATISSIMA TOMBOLA".
Ancora un appuntamento per assistere ad un happening linguistico di tutto gusto, una estrazione-spettacolo che parte dalla neutra astrattezza dei numeri, per tradursi nel più palpitante vissuto dei vicoli a Natale, soprattutto nei Quartieri Spagnoli: spettacolarizzazione di vita vera e ripetuta.

Spettacolo in cui Gino Corcione gioca e scherza, cantando e ballando con il pubblico. Regala momenti di protagonismo ad un pubblico che si diverte, si racconta e partecipa. Gli spettatori, vincitori di ambi, terni, etc., sono convocati sul palcoscenico e sottoposti ad una serie di provocazioni, sberleffi affettuosi, simpatia, travolti dall’esuberanza allegra e malinconica di quest’attore napoletano. Quello che rende davvero originale e simpatica questa operazione teatrale è la naturalezza, priva di ogni compiacimento cerebrale, della celebrazione di un rito-gioco dove l’attore e il pubblico si divertono insieme con la vecchia tombola dal sapore antico.
Informazioni e prenotazioni

Galleria Toledo, teatro stabile d’innovazione
via Concezione a Montecalvario, 34 80134 Napoli
tel. 081 425037 – 081 5646162
galleria.toledo@iol.it
www.galleriatoledo.org

biglietti

intero – 15 euro
ridotto – 12 euro
inclusi nel prezzo : due cartelle, fetta di panettone, spumante, premi. Per ogni cartella aggiuntiva, il costo è di euro 2,50.

convenzionati con
Supergarage – via Shelley 11 – Napoli
tel. 0815518708
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LA CITTÁ GENTILE

È possibile in questi tempi parlare di CittĂ  Gentile? No, probabilmente. Però, la gentilezza si può apprendere, attraverso un percorso che reca in sè il cambiamento capace di costruire relazioni. Di Michele Montella

Pioviggina. Pioviggina. / Penso a Paula che è assente. / In lontananza si vede un albero immenso / come una barca che naviga nella pioggia; / d’un tratto fa cadere un fiore rosso che è l’ancora, / e sento un bussare gentile alla porta.

L’intensa poesia che ho citato può ben introdurre il tema dell’articolo, perché si presenta come una allegoria della nostra condizione umana, tesa tra la nostalgia di un mondo migliore e l’impotenza di considerarlo come qualcosa di possibile.
È possibile nei nostri tempi parlare di CittĂ  Gentile? Cosa può voler dire gentilezza nel tempo della passione per la distruzione e dell’attrazione per l’arroganza?

Io non credo che sia possibile, perché alla base della violenza ci sono meccanismi causativi globali, che si innescano automaticamente, malgrado la volontĂ  del singolo o il desiderio riposto dei popoli.
Però come per Paula che bussa alla porta, con la gentilezza dell’amore che sorprende chi attende o rende felice chi ha disimparato ad attendere, noi crediamo che la gentilezza si possa apprendere, perché essa è un’attitudine, che abita le profonditĂ  dell’esistenza umana. Anche il più malevolo degli uomini sente di tanto in tanto un bussare gentile alla porta della sua coscienza.

È dunque a partire da questa immanenza, che ci abita e di cui sentiamo il richiamo, che possiamo avventurarci in un percorso educativo, tale che ci permetta, più che di parlare di gentilezza, di educarci alla gentilezza. L’educazione reca con sé la promessa del cambiamento futuro e su questa promessa noi educatori dobbiamo fondare la nostra quotidiana azione di tessitura sociale.
Da questo primo concetto ne consegue un altro: se la gentilezza è fattore di apprendimento, allora vuol dire che è in grado di costruire relazioni, di stabilire comportamenti di attenzione agli altri, di ascolto e, infine, di individuare, come qualitĂ  della persona, il suo aver bisogno molto più che il suo offrire aiuto.

Per declinare questi concetti ho pensato di seguire le piste di tre cittĂ  archetipe che simboleggiano stili di vita, modi pensare e prospettive spirituali di fronte alle domande sull’esistenza. Così Atene rappresenta la capacitĂ  di darsi delle regole democratiche, all’interno delle quali si possa coniugare la laicitĂ  con la cittadinanza; Cartagine ci fa venire in mente lo struggimento d’amore, il bisogno di sentirsi amati, che incide di sé una traccia drammatica nei nostri tempi, ma anche l’istinto animalesco della guerra; Itaca è invece il luogo dei nostri approdi, del desiderio di pace per il quale siamo disposti a spenderci e ad investire risorse.

A queste tre cittĂ  dell’uomo vorrei aggiungere una cittĂ  del desiderio, a dirla con Calvino, che rappresenta l’insopprimibile esigenza di ritrovare la nostra identitĂ  nella ricomposizione delle diversitĂ  di cui ciascuno di noi è ricco: Gerusalemme. Il centro delle religioni monoteiste è il luogo a cui i secoli hanno guardato come allo spazio in cui l’uomo può sperare di incontrare l’infinito e la perfetta sapienza di amore.
Nei prossimi articoli ne parleremo distesamente.
(“Pioviggina” è una poesia di Poesia di Nino J.A. Tratta da “Mi fa male la pancia del cuore”, ed. Sonzogno 2001, pag. 23)

LE CITTÀ INVISIBILI

I DANNI DEI FIGLI SCOSTUMATI LI PAGANO I GENITORI

I genitori sono responsabili per gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell’attivitĂ  educativa.

Il fatto
I genitori di un ragazzo minorenne denunciavano al Tribunale di Bologna, i genitori di un altro ragazzo, anch’egli minorenne, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti dal loro figlio, per un incidente verificatosi durante lo svolgimento di una partita di calcio.

I genitori sostenevano che il figlio era stato vittima di una “testata“ da parte dell’altro ragazzo, a gioco fermo. Il ragazzo autore del danno veniva condannato al risarcimento dei danni, ma le domande risarcitorie nei confronti dei genitori esercenti la potestĂ  sul minore venivano rigettate. Ad eguale conclusione perveniva la Corte d’appello. Sicché ai genitori del danneggiato non è rimasto altro che ricorrere in cassazione.

Motivi della decisione
La Cassazione con sentenza del 6 dicembre 2011, n. 26200 ha accolto il ricorso ed ha affermato che i criteri in base ai quali va imputata ai genitori la responsabilitĂ  per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono, sia nel potere-dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi, sia anche, e soprattutto, nell’obbligo di svolgere adeguata attivitĂ  formativa, impartendo ai figli l’educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attivitĂ  extrafamiliari (Cass. 13.3.2008 n. 7050; Cass. 20.10.2005 n. 20322; cass. 11.8.1997 n. 7459). La norma dell’art. 2048 c.c. è costruita in termini di presunzione di colpa dei genitori (o dei soggetti ivi indicati).

In relazione all’interpretazione di tale disciplina, quindi, è necessario che i genitori, al fine di fornire una sufficiente prova liberatoria per superare la presunzione di colpa desumibile dalla norma, offrano, non la prova legislativamente predeterminata di non aver potuto impedire il fatto (e ciò perché si tratta di prova negativa), ma quella positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformitĂ  alle condizioni sociali, familiari, all’etĂ , al carattere ed all’indole del minore.

Inoltre, l’inadeguatezza dell’educazione impartita e della vigilanza esercitata su di un minore, può essere ritenuta, in mancanza di prova contraria, dalle modalitĂ  dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturitĂ  e di educazione del minore, conseguenti al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori, ai sensi dell’art. 147 c.c. (Cass. 7.8.2000 n. 10357). Nella specie, non solo una tale prova liberatoria non è stata fornita, ma le modalitĂ  stesse del fatto sono tali da apparire suscettibili di essere interpretate come indice di un deficit educativo.

La ricostruzione del fatto operata dalla Corte è del seguente tenore: «…il N., nel corso di una partita di calcio, ebbe a colpire con una violenta testata alla bocca il giocatore della squadra avversaria T. M. e ciò mentre il gioco era fermo e senza avere in precedenza subito un’aggressione da parte del T.». Ora, in considerazione di questo accertamento in fatto – rilevante e non contestato -, la Corte ha ritenuto che nessun rilievo, infatti, acquista né la impossibilitĂ  di intervento nel corso della competizione da parte dei genitori, né un dovere di vigilanza che, in questo caso, potrebbe ritenersi spettare agli organi sportivi. Ciò che è rilevante è il difetto di un adeguato insegnamento educativo che ha permesso al minore di ritenere lecito od anche solo consentito – nell’ambito di un evento sportivo ed in assenza di una qualche giustificazione anche solo presunta – un comportamento così violento, impulsivo ed ingiustificato in danno di un altro minore, giocatore anch’egli.

Pertanto, ai sensi dell’art. 2048 c.c., i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, per quanto concerne gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell’attivitĂ  educativa, che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare.

LA RUBRICA

IL PRANZO DI CAPODANNO CHE UNIFICA L’ITALIA

L”Italia borghese è unita in cucina –fin dal 1891- grazie ad alcuni piatti provenienti dall”Eldorado nazionale del mangiar bene. Unita era anche la societĂ  contadina, con la tavola della miseria. Di Carmine CimminoSono quasi tutti d’accordo: con la “Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene“, la cui prima edizione fu pubblicata nel 1891, Pellegrino Artusi unificò, almeno a tavola, l’Italia borghese. In questo progetto di unificazione egli seguì il metodo di Kant, il quale riteneva che l’intelletto funzionasse secondo categorie universali, e che queste categorie fossero i modi di pensare degli europei di Berlino, di Parigi e di Londra.

Artusi unificò la cucina della borghesia italiana intorno ad alcuni piatti che appartenevano all’Eldorado del mangiar bene: l’Emilia, la Romagna, la Lombardia padana, l’alta Toscana. Lo dimostra il pranzo che egli suggeriva per il capodanno. Si apre, il menù, con il “composto di cappelletti di Romagna“. I cappelletti si chiamano così perché hanno la forma di un cappello medioevale, una specie di tricorno sghembo: nel sec. XV lo portavano i mercenari dell’esercito veneziano. È una pasta che i romagnoli riempiono con petto di cappone, o con lombata di maiale “tritati – dice Artusi – fine fine con la lunetta“, e con tre tipi di formaggio: ricotta, parmigiano e “cacio raveggiolo“, che era un formaggio fresco non salato, e che oggi può essere sostituito dalla crescenza o dallo stracchino molle.

I cappelletti reggiani, invece, erano, e sono, ripieni soprattutto di carne, manzo, maiale, vitello, con l’aggiunta del prosciutto crudo tritato finissimo, e di parmigiano. In entrambe le versioni c’era la noce moscata: nei suoi cappelletti all’uso di Romagna Artusi prevedeva anche la presenza di un po’ di scorza di limone. Questa pasta ripiena va cotta nel brodo di cappone, “di quel rimminchionito animale che per sua bontĂ  si offre nella solennitĂ  di Natale in olocausto agli uomini”.

Rimminchionito, olocausto: Artusi “drammatizza“ la lingua di cucina, è abile con le metafore, così come con i sughi. L’immagine di questo cappone stupido che si offre in olocausto impiglia il mio istinto analogico in un fastidioso sospetto: vuoi vedere che le caste vecchie e nuove della politica, della finanza, di un certo giornalismo ci ritengono non diversi da questi capponi “rimminchioniti”…E perciò conviene ricordare che un amico di Artusi “crepò“ per aver mangiato cento cappelletti in brodo. Dunque, bisogna essere prudenti: “a un mangiatore discreto bastano due dozzine“, concedeva lo scrittore: oggi è sufficiente anche la metĂ .

Cappelletti e tortellini in brodo divennero un piatto nazionale, perché rappresentavano in modo conveniente l’idea della grassa abbondanza, e per la duttilitĂ  del ripieno, che poteva fare a meno anche dell’involucro di pasta, Infatti, il “composto“ consigliato da Artusi era il solo ripieno, senza la sfoglia: una raffinatezza per golosi contro cui aveva giĂ  lanciato il suo anatema, seicento anni prima, Salimbene Adami. Ricordiamo il resto del menù solo per curiositĂ : cotolette di vitella o di petto di pollo o di tacchino, spalmate di balsamella sotto e sopra, e fritte “nell’olio o nello strutto”; bue alla brace con carote; pasticcio di starne e pernici; arrosto di anatra domestica e piccioni. Dopo un tale macello ci vuole il dolce.

Il gateau Ă  la noisette – “diamogli un titolo pomposo alla francese, che non sarĂ  del tutto demeritato“ – è una sinfonia di nocciuole e di mandorle dolci, tenuta insieme dalle uova, dal burro e dalla farina di riso, e illuminata dalla vainiglia, mentre il dolce di Torino è una struttura a più strati di savoiardi, “tagliati in due parti per il lungo“, bagnati con il rosolio e con l’alkermes, spalmati, sopra e sotto, con cioccolata. Il dolce va preparato il giorno prima: “prima di servirlo, lisciatelo tutto alla superficie con la lama di un coltello scaldato al fuoco, e, in pari tempo, piacendovi, ornatelo con una fioritura di pistacchi oppure di nocciole leggermente tostate, gli uni e le altre tritate finissime”.

Queste ricette descrivono meglio di un romanzo l’atmosfera di una ricca casa borghese sul finire del sec.XIX: ci vedi i salotti che incantarono D’Annunzio giovane e Gozzano, lo zio monsignore, i sigari, i merletti, le alte cucine piene di fumo, le chiacchiere di cuochi e di cameriere, le signore morbide nella lettura di lacrimevoli poeti d’amore, e occhiute e rapaci nell’amministrazione del patrimonio. Artusi “racconta“ anche la ricetta del rosolio tedesco: “sminuzzate tutto intero un limone, togliendovi i semi e unendovi la buccia che avrete grattata in precedenza, dividete in piccoli pezzetti la vainiglia, mescolate tutto con lo spirito di vino del migliore, con lo zucchero e con il latte in un vaso di vetro, e vedrete che subito il latte impazzisce. Agitate il vaso una volta al giorno e dopo otto giorni passatelo per pannolino e filtratelo per carta.

“I toscani dicono che il latte impazzisce quando si raggruma, rifiuta di mescolarsi e di perdere la propria identitĂ : è una bella metafora, che dĂ  l’idea della battaglia che si svolge in quel vaso tra il latte e lo “spirito del vino“.

Nel 1881 la Commissione presieduta da Stefano Jacini pubblicò le relazioni ufficiali dell’ inchiesta agraria e trenta anni dopo Oreste Bordiga illustrò le condizioni dei contadini della provincia napoletana ai membri della commissione parlamentare. I testi descrivono una societĂ  contadina che dal Veneto alla Sicilia è stata saldamente unificata non da Garibaldi e dai Savoia, ma dalla tavola della miseria: erbe, vino annacquato, farina di granoturco, castagne. Tra Acerra, Nola e il Vesuviano interno i contadini mangiano, di mattina, pane e frutta, a mezzogiorno pane e un piatto caldo, “per lo più di legumi all’olio“, e talvolta un pezzo di baccalĂ , e a sera pane, frutta e un po’ di formaggio. I maccheroni sono il piatto della domenica: li accompagnano, raramente, le braciole di maiale, e più frequentemente melanzane e pomodori.

Quelli che coltivano il tabacco prendono un salario più sostanzioso e si possono permettere il pecorino di Turchia e il “caso muscio“ dei pastori avellinesi. La frittata d’uova, “ ‘o filoscio“, imbottito di “caso muscio” e il pane bagnato nei fagioli furono una nutriente e ineluttabile piacevolezza della nostra infanzia: di noi, nati subito dopo la guerra. E in case in cui non c’era spazio per il lusso. Fortunatamente.
(Quadro di Silvestro Lega, “Canto di uno stornello”, 1867)

L’OFFICINA DEI SENSI

“LA LEGALITA IN OGNI SCUOLA”. UN PROGETTO RIVOLTO ALLE POLITICHE DEL LAVORO

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È iniziata la II annualitĂ  del progetto “Le(g)ali al sud: un progetto per la LegalitĂ  in ogni scuola” presso il Liceo Linguistico-Scientifico -Scienze Umane G. Mazzini di Napoli. Di Annamaria Franzoni

Le conoscenze e le competenze chiave che i giovani devono acquisire rappresenta, per tale progetto, il requisito fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Conferenza di Lisbona per il 2010 e riformulati con il traguardo del 2020.

In tale contesto si collocano, infatti, gli interventi dei PON finanziati con i Fondi Strutturali Europei che costituiscono gli strumenti per attivare azioni concrete finalizzate al miglioramento della qualitĂ  del servizio scolastico per uno “sviluppo integrale dei giovani e della Scuola” attraverso un’educazione ispirata ai principi di legalitĂ  e rispetto delle regole di convivenza civile.

Il 10 novembre si era conclusa la I annualitĂ  con una manifestazione presso la sede del liceo Mazzini coordinata dal dirigente Pasquale Malva alla quale hanno partecipato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ex allievo dello stesso Liceo, la Dirigente delle Politiche Sociali, dott.ssa Giulietta Chieffo, il presidente della V MunicipalitĂ  Vomero-Arenella Mario Coppeto, oltre ai tutor del progetto, proff. Tescione e Nolli per il Liceo Mazzini e il dott. Prato per il Comune di Napoli.
il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ex allievo dello stesso Liceo.

In quell’occasione i ragazzi hanno presentato, dinanzi ad un pubblico vasto e interessato, il libretto riepilogativo, che ha costituito la prova d’opera finale dedicato alle “politiche sociali”, oggetto di indagine dello scorso anno.
Quest’anno invece il progetto è rivolto alle “politiche del lavoro”con approfondimento delle seguenti aree:

Mercatini (commercio su aree pubbliche)
Artigianato (attivitĂ  di acconciatore, estetista, panificatore)
Commercio al dettaglio
Tempi e orari della cittĂ : la movida
Valorizzazione delle competenze e sviluppo professionale delle donne
Promozione e valorizzazione del turismo
Avviamento alla professione e compiti dell’assistente sociale
Lavoro e formazione: COF
Nidi di mamme
Orientagiovani

E sulla definizione di tali aree si sono svolte le due giornate di apertura dei lavori durante le quali gli studenti partecipanti sono stati guidati alla progettazione condivisa di tale seconda annualitĂ  dal dott. Elio Scribani e da chi scrive: entrambi abbiamo tenuto conto delle conclusioni alle quali sono pervenuti i corsisti alla fine della prima annualitĂ , impegnandoci a costituire il giusto anello di congiunzione tra il percorso precedente e le successive 40 ore che li vedranno attivamente impegnati sul territorio cittadino in relazione alle politiche sociali.
Ecco le conclusioni dei corsisti che costituiscono la chiusura del “manuale d’uso” che si apre con uno slogan molto significativo:

Dal disagio al sollievo,
dal dire al fare,
dallo sperdimento al progetto,
dall’estraneitĂ  alla partecipazione.

“In una civiltĂ  sempre meno attenta al rispetto delle leggi, noi ci siamo posti l’obiettivo di colpire e rispettare la legalitĂ . Innanzitutto abbiamo conosciuto persone nuove, visitato dei luoghi pubblici, di cui, a volte, non conosciamo bene le funzioni.
Abbiamo visitato, ad esempio, la sede della cooperativa Dedalus: un’ abitazione confiscata alla camorra e che fornisce agli immigrati, soprattutto minorenni, accoglienza e permessi di soggiorno. Nonostante l’importanza di questo grande progetto abbiamo dovuto constatare che quando i ragazzi arrivano all’etĂ  adulta devono tornare al loro paese d’origine, per la scadenza del permesso di soggiorno e ciò ci sembra una cosa ingiusta, oltre che uno spreco di risorse.

Inoltre, molto spesso, capita a progetti come questo e altri che abbiamo conosciuto, di essere ostacolati dai pregiudizi delle persone o dalla mancanza di fondi.
Questa esperienza ci ha fatto percepire in maniera diversa il ruolo del Comune, che ha tra i suoi obiettivi anche quello di ristabilire l’ordine e la legalitĂ  nella comunitĂ  napoletana, inoltre ci fa rendere conto di quante tematiche legate ai bisogni sociali esso abbia trattato ma, di quante ce ne siano ancora da trattare.
Con questo PON, abbiamo potuto conoscere nuove cose in prima persona, andando sul posto, parlando con chi lavora nel settore, dialogando e discutendo e rendendo pratica le teorie studiate”
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LA RUBRICA

LE IDI DI MARZO

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Il nuovo film di George Clooney è un thriller che ha l”ambizione di sondare il ruolo della comunicazione e il suo rapporto con la politica, tra idealismo e lotta per la sopravvivenza.

Stephen è un giovane addetto alle comunicazioni nella campagna elettorale per scegliere il candidato democratico alle presidenziali americane. Sotto la supervisione di Paul Zara, Stephen è un fuoriclasse naturale, in grado di manipolare la stampa e le notizie, dunque le persone.

Ma la sua adesione alla causa di Mike Morris è sincera: nel candidato presidente dei democratici vede una personalitĂ  in grado di riportare in alto il Paese con una fedeltĂ  assoluta e sentita agli ideali più liberal. In questo gioco tra cinismo dei mezzi (la manipolazione attraverso la comunicazione) e idealismo delle convinzioni, Stephen si troverĂ  immischiato in manovre poco chiare che coinvolgeranno le due macchine elettorali, fino a toccare anche il candidato presidente e i suoi segreti. La fedeltĂ  alla causa si scontrerĂ  con la voglia di emergere in un settore dove è necessario sapere giocare anche sporco.

George Clooney si mostra sempre più a suo agio dietro la macchina da presa. Adattando un testo teatrale, conduce in modo saldo una storia che può essere letta a diversi livelli. Al centro della scena troviamo il rapporto tra potere e comunicazione, con diversi soggetti a tenere le redini del gioco: i guru delle campagne elettorali, la stampa, i politici. Senza moralismi, Clooney parte da uno scenario che viene dipinto come inevitabile. I colpi bassi delle campagne elettorali – in America crudeli meccanismi dove ogni aspetto della vita dei candidati viene trasformato in spettacolo, più o meno veritiero – non sconvolgono, sono uno strumento per arrivare alla vittoria.

Nessuno viene rappresentato come un’ingenua Alice nel Paese delle Meraviglie. Tutti accettano le regole non scritte della competizione e dimostrano di saperle usare nel modo più spregiudicato. L’elemento che differenzia Stephen dagli altri è l’adesione iniziale alla causa, la volontĂ  di portare alla vittoria – con tutti i mezzi possibili – il candidato ritenuto migliore. Le lusinghe di un avversario scalfiranno questa convinzione, segnando l’inizio del declino; un declino professionale ma anche morale, che porterĂ  Stephen ad innalzare ulteriormente l’asticella del cinismo per restare a galla.

Il film funzione perfettamente nella sua dimensione di thriller politico. La costruzione dei colpi di scena non è mai forzata, bensì sorretta da una sceneggiatura solida e da personaggi che si muovono naturalmente nell’ambiguitĂ . Un gruppo di attori straordinario (su tutti Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti e Marisa Tomei) contribuisce all’ottimo risultato e, soprattutto nella seconda parte, lo spettatore viene trascinato dal precipitare degli eventi in un clima sempre più cupo e pessimista. Dove il film cede qualche punto è proprio nell’evoluzione del protagonista.

Interpretato da un attore misteriosamente sulla cresta dell’onda hollywoodiana (l’inespressivo Ryan Gosling), la figura di Stephen non riesce a dare al film un personaggio centrale forte, in grado di penetrare nei meccanismi che portano un giovane esordiente nel campo delle comunicazioni a trasformarsi in giocatore cinico capace di minacciare quello stesso candidato prima idolatrato. Non aiuta, in questo senso, una figura di candidato presidente (interpretata dallo stesso Clooney) abbastanza piatta, raffigurata solo da qualche stereotipo liberal (le energie pulite, il rispetto delle scelte sessuali, ecc) e “minacciata” da uno stereotipo altrettanto evidente (che ovviamente non diremo). Sull’asse Stephen-Mike Morris il film si giocava la possibilitĂ  di rendere più complesso il suo messaggio, puntando sulla difficoltĂ  a far coesistere convinzioni ideologiche e scelte professionali. Ma quest’aspetto viene solo abbozzato.

Le Idi di marzo rimane comunque un ottimo esempio di thriller politico intelligente e ben strutturato in tutte le sue parti. La debolezza nell’evoluzione del protagonista non intacca un film che, nel complesso, riesce ad intrattenere e ad offrire uno sguardo sull’abbraccio complesso tra politica e comunicazione, lasciandoci con la sgradevole sensazione che lo spazio per gli ideali, in politica, sia sempre più ridotto.
(Fonte foto: Rete Internet)

Regia di George Clooney, con Ryan Gosling, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, George Clooney, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood
Durata: 105 minuti
Uscita nelle sale: 16 dicembre 2011
Voto: 6,5

LA RUBRICA

1° GENNAIO 2012, GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

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Il tema dell”evento entra nel vivo di una questione urgente nel mondo di oggi: ascoltare e valorizzare le nuove generazioni. Di Don Aniello Tortora

Anche quest’anno si celebrerĂ  il 1° Gennaio la “Giornata mondiale della Pace”. La profonda intuizione di Paolo VI, un Papa grandissimo (ancora da riscoprire), viene ri-presentata all’inizio del nuovo anno ancora dai sui successori. Lo stesso Giovanni Paolo II, un Papa attento al sociale, alla Giustizia e alla Pace, negli anni passati ci ha donato messaggi bellissimi.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto il seguente tema per la celebrazione della 45ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2012: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Il tema entra nel vivo di una questione urgente nel mondo di oggi: ascoltare e valorizzare le nuove generazioni nella realizzazione del bene comune e nell’affermazione di un ordine sociale giusto e pacifico dove possano essere pienamente espressi e realizzati i diritti e le libertĂ  fondamentali dell’uomo.

Risulta quindi un dovere delle presenti generazioni quello di porre le future nelle condizioni di esprimere in maniera libera e responsabile l’urgenza per un “mondo nuovo”. La Chiesa accoglie i giovani e le loro istanze come il segno di una sempre promettente primavera ed indica loro Gesù come modello di amore che rende «nuove tutte le cose» (Ap 21,5). I responsabili della cosa pubblica sono chiamati ad operare affinché istituzioni, leggi e ambienti di vita siano pervasi da umanesimo trascendente che offra alle nuove generazioni opportunitĂ  di piena realizzazione e lavoro per costruire la civiltĂ  dell’amore fraterno coerente alle più profonde esigenze di veritĂ , di libertĂ , di amore e di giustizia dell’uomo.

Di qui, allora, la dimensione profetica del tema scelto dal Santo Padre, che si inserisce nel solco della “pedagogia della pace” tracciato da Giovanni Paolo II nel 1985 («La pace ed i giovani camminano insieme»), nel 1979 («Per giungere alla pace, educare alla pace») e nel 2004 («Un impegno sempre attuale: educare alla pace»). I giovani dovranno essere operatori di giustizia e di pace in un mondo complesso e globalizzato. Ciò rende necessaria una nuova “alleanza pedagogica” di tutti i soggetti responsabili.

Il tema preannuncia una preziosa tappa del Magistero proposto da Benedetto XVI nei “Messaggi per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace”, iniziato nel segno della veritĂ  (2006: «Nella veritĂ  la pace»), proseguito con le riflessioni sulla dignitĂ  dell’uomo (2007: «Persona umana, cuore della pace»), sulla famiglia umana (2008: «Famiglia umana, comunitĂ  di pace»), sulla povertĂ  (2009: «Combattete la povertĂ , costruire la pace»), sulla custodia del creato (2010: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato») e sulla libertĂ  religiosa (2011: «LibertĂ  religiosa, via per la pace»), e che ora si rivolge alle menti e ai cuori pulsanti dei giovani: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace».

La societĂ  tutta deve accogliere questo messaggio e prestare più attenzione ai giovani, i quali hanno il diritto-dovere di realizzare il senso della loro vita mediante un lavoro dignitoso.
Credo che questa sia la sfida epocale dei prossimi anni. Non è la precarietĂ  o la flessibilitĂ -precaria che dĂ  dignitĂ  ai giovani. Con forza dobbiamo gridare il nostro No allo sfruttamento dei giovani nel mondo del lavoro. Farli vivere in perenne precariato significa togliere loro i sogni, le speranze, il futuro.

Il nuovo anno sia veramente l’ “anno dei giovani”. Sognando insieme con loro, anche noi, meno giovani, saremo sempre giovani e pieni di vita.
(Fonte foto: Rete Internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

SANT”ANASTASIA. DA DOVE NASCE L’ANIMOSITÁ DEL SINDACO ESPOSITO

neAnastasis ripercorre la storia dell”attuale Piano Regolatore per spiegare l”astio del sindaco Esposito verso l”Associazione e i suoi associati.

I cittadini di Sant’Anastasia, leggendo ed ascoltando quanto apparso su una pagina Facebook del 10 dicembre scorso (titolata “Sant’Anastasia Oggi”), si saranno chiesti probabilmente da che cosa deriva tanta animositĂ  del loro sindaco nei riguardi dell’ing. Vincenzo Spadaro, tanta animositĂ  da farlo scantonare in insulti volgari che di certo squalificano e di molto chi li pronuncia, specie nella sua veste di primo cittadino.

Noi di neAnastasis abbiamo giĂ  censurato con un pubblico manifesto, inviato pure a questo giornale, tale comportamento assolutamente inaccettabile nei confronti di un nostro associato, reo, agli occhi del sindaco, di scrivere articoli che, anziché innalzare lodi al suo operato, più semplicemente n’analizzano i provvedimenti emessi.

Con il presente articolo vorremmo contrapporre alle denigranti offese del sindaco fatti puntuali affinchè i cittadini che seguono queste vicende possano farsene un’opinione.
Il nostro associato cercherĂ , quindi, di chiarire da quali motivi scaturisce probabilmente tanta acrimonia, considerando che non c’entrano affatto i rapporti personali che, del resto, non ci sono mai stati. Bisogna allora risalire agli anni ’80 del secolo scorso allorché iniziò la lunga storia dell’attuale Piano Regolatore.

Erano gli anni della ricostruzione post-terremoto dell’Irpinia che interessò anche Sant’Anastasia, con tutto il bagaglio di corruzione che ne scaturì. Anni della prima legge sul condono edilizio che diede la stura a perpetrare ulteriori e più numerosi abusi, nella convinzione diffusa che ci sarebbero stati ulteriori provvedimenti legislativi in tal senso. Anni in cui l’attuale sindaco si affacciò alla politica anastasiana, militando nel partito socialista. In rapida ascesa ricoprì prima la carica d’assessore comunale alle finanze e, in una successiva amministrazione, quella di vice-sindaco.

Dopo questa breve parentesi su quegli anni, ritorniamo all’attuale Piano Regolatore. Questo piano era stato preceduto nel 1971 da un Piano di Fabbricazione incentrato su uno sviluppo dell’edilizia abitativa di vastissime proporzioni. Prevedeva, difatti, la costruzione di 23.000 nuovi vani, che aggiunti a quelli esistenti o giĂ  in costruzione, avrebbero dovuto consentire il raggiungimento di un’edilizia residenziale di 35.000 vani e, conseguentemente, in base al parametro di un vano per abitante, l’alloggiamento di una popolazione di 35.000 abitanti (ricordiamo qui che la popolazione di Sant’Anastasia era di 19.378 unitĂ  al censimento 1971 ed ha raggiunto 28.023 nel del 2001.

All’inizio degli anni ’80, pur essendo in pieno svolgimento il Piano di Fabbricazione (che difatti rimase operante sino a dicembre 1994), ma trascorsi i dieci anni di validitĂ  e non avendo il Comune ottemperato alla redazione del Piano Regolatore Generale, la Provincia di Napoli nominò un commissario ad acta perché approntasse il nuovo piano.
Da quanto esposto sui parametri del Piano di Fabbricazione e considerando la piaga dell’abusivismo edilizio che dilagava in quegli anni, era abbastanza evidente che il nuovo piano dovesse essere essenzialmente rivolto alla realizzazione d’infrastrutture idonee a modernizzare Sant’Anastasia, a valorizzarne le risorse, a mettere ordine all’edificato realizzato, anziché rivolto a nuova ed indiscriminata cementificazione del territorio ad uso residenziale.

Purtroppo i redattori del Piano, sotto la pressione delle forze politiche e degli interessi economici del settore, seguirono tutt’altro indirizzo.
Il commissario ad acta, dopo una prima ipotesi, ventilata ai partiti politici nel marzo 1984 e contestata dall’ing. Spadaro, di costruzione di 16.000 nuovi vani abitativi, adottò e sottopose ad inchiesta pubblica nel settembre 1985, un Piano Regolatore che prevedeva, invece, l’edificazione di 13.000 nuovi vani per una popolazione prevista di 31.245 a dicembre 1993.
A questo piano l’ing. Spadaro inoltrò ricorso nei termini legali. In particolare, con un’analisi demografica rigorosa e la stima dei vani non riportati dal censimento del 1981, ma con concessione edilizia rilasciata, e quelli abusivi, dimostrò che la stima della popolazione al 1993 era di 28.369 abitanti e la necessitĂ  di nuovi vani da edificare, con il parametro di un vano per abitante, si attestava su circa 2.750 vani.

Queste contestazioni, unitamente ad altre di più stretto carattere tecnico, convinsero il sindaco di allora, avv. Manno ( vice l’attuale sindaco dott. Esposito) a firmare e far firmare a tutti i consiglieri comunali della DC il suddetto ricorso ed indussero il commissario a ritirare il piano.

Successivamente, come sempre accade allorché la classe politica non trova omogeneitĂ  d’intenti, fu nominata una commissione, composta dall’ing. Spadaro ed altri, per la definizione degli indirizzi programmatici su cui progettare il Piano Regolatore. La commissione affrontò le varie problematiche dell’organizzazione del territorio e ne prospettò possibili soluzioni con varie relazioni scritte. In particolare, sul delicato aspetto della previsione demografica e delle unitĂ  abitative necessarie, si approfondì l’indagine sui vani abusivi e su quelli con concessione edilizia rilasciata ma non ancora completati e si elaborarono varie ipotesi di sviluppo demografico. Il risultato finale fu che, pur spostando al 1995 l’orizzonte temporale del piano, la necessitĂ  di nuovi vani oscillava, con le varie ipotesi, tra 3.400 e 250 ca.

Questo lavoro della commissione, pur se non fu accettato integralmente sotto la spinta del partito del mattone, contribuì a ridimensionarne le mire. Il nuovo Piano Regolatore, difatti, dopo vari peripezie, fu approvato, a dicembre 1995, con una disponibilitĂ  di 8.000 nuovi vani abitativi, la metĂ  di quanto il commissario ad acta aveva prospettato all’inizio. In seguito questa disponibilitĂ  di nuovi vani fu praticamente dimezzata con l’approvazione del Piano Paesaggistico e poi del tutto annullata, per la parte non realizzata, con la legge regionale 21/2003 sulla zona rossa.

Queste vicissitudini ed il relativo ruolo svolto dall’ing. Spadaro sono evidentemente ben presenti nei ricordi del nostro sindaco. Sono questi i ricordi che spingono il sindaco ad apostrofare l’ing. Spadaro come “ignorante” e “opportunista”?
In campagna elettorale ha di nuovo chiamato a raccolta tutti i personaggi che negli anni ’80 spingevano per un’edificazione selvaggia del nostro territorio. Avranno pensato, questi personaggi, dalla nostra parte c’è ora un sindaco, non più vice-sindaco come negli anni ’80, l’amministrazione provinciale e quella regionale, oltre a quella nazionale, nessuno può ora fermarci.

Si sono accorti, loro malgrado, che i loro referenti politici in provincia e regione non hanno alcun’intenzione di seguirli nell’assurda campagna contro la zona rossa. La presenza in giunta regionale d’assessori, vigili alla tutela del territorio, ha rappresentato per loro una sorpresa non attesa e non gradita.

L’associazione neAnastasis, di cui l’ing. Spadaro si onora di far parte, nello scorso anno ha giĂ  affrontato le problematiche del nuovo piano urbanistico, che occorre redigere, con vari articoli pubblicati su questo giornale e un convegno pubblico, in occasione del quale è stato distribuito un opuscolo con le proposte di piano e continuamente sollecita l’Amministrazione comunale affinché apra il confronto con la societĂ  civile.
Tutto ciò potrebbe spiegare il perché delle invettive e degli insulti che il nostro egregio sindaco profonde a destra e a manca contro chi contesta i suoi propositi.

Le ultime invettive le ha lanciate di nuovo contro la nostra associazione in un’intervista apparsa su questo giornale il 27 dicembre scorso. In quest’intervista dichiara, tra l’altro, che non ci riconosce come associazione civica e non è disposto ad incontrarci sino a quando non avremo un comportamento costruttivo per il paese. Evidentemente il nostro sindaco ha un’evidente concezione putiniana dei rapporti con la societĂ  civile. Vuole rapportarsi solo con chi tesse le lodi del suo operato e tiene alla larga, se non insulta, chi vuole confrontarsi in modo puntuale sui problemi che incombono sul paese e delle possibili soluzioni.
(Fonte foto: Wikipedia)

NEL CASO SI FOSSE COINVOLTI IN ATTIVITÁ DI POLIZIA GIUDIZIARIA:

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Alcune informazioni utili riguardo all”arresto e al fermo di polizia giudiziaria. Di Simona Carandente

A ciascuno di noi, sia perché coinvolto personalmente e proprio malgrado in attivitĂ  di Polizia Giudiziaria, sia per semplice curiositĂ , può capitare di venire a contatto con terminologia ed istituti strettamente giuridici, apparentemente incomprensibili, ma dall’indiscussa portata pratica ed applicativa.

Fermo, arresto, custodia cautelare sono solo alcuni degli istituti del codice di rito entrati a far parte prepotentemente del linguaggio comune, venendo di fatto utilizzati impropriamente, proprio a causa del rigido tecnicismo del legislatore, districabile solo da limitate nicchie di "addetti ai lavori".
Il fermo e l’arresto di P.G. costituiscono provvedimenti privativi della libertĂ  personale a carattere temporaneo: difatti, l’unico soggetto legittimato dall’ordinamento a poter privare un individuo della libertĂ  ante iudicium è il giudice, nominato a seguito di concorso pubblico indetto periodicamente.

L’arresto dell’indagato può avvenire solo in flagranza di reato o nella cd. "quasi flagranza": esse ricorrono mentre si viene sorpresi a commettere un reato o subito dopo, come nel secondo caso, laddove il presunto reo sia colto con tracce o cose dalla quali emerga la commissione del reato stesso. Nel caso di fermo, invece, manca il requisito della flagranza, richiedendosi per procedervi un pericolo di fuga attuale e concreto, ancorato alla sussistenza di precisi limiti di pena edittale o alla commissione di reati riguardanti le armi ed il terrorismo, per i quali esso è sempre consentito.

L’autoritĂ  di Polizia procedente all’arresto o al fermo ha taluni obblighi: avvertire il fermato della facoltĂ  di nominare un difensore di fiducia, informare immediatamente l’eventuale difensore di ufficio, avvisare i familiari laddove vi sia il consenso del diretto interessato. Tali adempimenti, comuni all’arresto ed al fermo, devono precedere per legge la celebrazione della cd. udienza di convalida. Sia il fermo che l’arresto, difatti, possono avere una durata massima, improrogabile, di 96 ore: nelle 48 ore dal fermo o dall’arresto il Pubblico Ministero deve chiedere la convalida al giudice, che deve provvedere nelle successive 48 ore. L’udienza di convalida avviene in un’udienza chiusa al pubblico, con la presenza necessaria del difensore del fermato o arrestato.

Altro istituto è, invece, quello dell’interrogatorio di garanzia: esso si rende necessario a seguito dell’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, custodiale o meno, e viene reso innanzi al Giudice per le Indagini Preliminari entro 5 giorni dalla richiesta di custodia cautelare in carcere, e 10 negli altri casi. Scopo dell’interrogatorio quello di valutare la permanenza delle condizioni di applicabilitĂ  della misura cautelare giĂ  disposta, provvedendo in caso contrario alla sua revoca o sostituzione. (mail:simonacara@libero.it)

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“NATALE ALLA REGGIA”: ECCO COME CASERTA TRASCORRE LE FESTIVITà NATALIZIE

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Dal 15 dicembre al 6 gennaio la Reggia di Caserta saluta il Natale con mostre ed eventi speciali. Un”occasione unica per visitare un patrimonio storico-artistico che tutto il mondo ci invidia.

Anche quest’anno la Sovrintendenza, l’Ente Provinciale per il Turismo e il Comune di Caserta hanno organizzato l’evento “Natale alla Reggia”. La manifestazione, che racchiude una serie di mostre, spettacoli e concerti, è ormai divenuta una tradizione del Natale casertano.

Il programma è ricco di appuntamenti. Fino al 31 dicembre, negli Appartamenti Storici della Reggia, è possibile visitare la mostra “Neoclassiche compostezze. Il gusto per l’antico nel Real Palazzo di Caserta” dedicata alle antichitĂ  classiche raccolte a corte fino al XIX secolo. Nella Sala degli Alabardieri e delle Guardie del Corpo è invece possibile ammirare “Le piccole meraviglie del re. Galanterie e collezionismo alla corte dei Borbone” un’esposizione di manufatti artigianali e piccole opere d’arte realizzate nel corso dei secoli per i membri della famiglia reale. Un assortimento di oggetti di uso quotidiano finemente decorati e impreziositi per ostentare lo sfarzo della corte borbonica.

Particolarissima anche la mostra, dal titolo “Natalizi…Reali”, allestita per l’occasione nella Biblioteca Palatina. Si tratta di una rassegna di tutte le odi, gli inni e i sonetti che i sudditi hanno composto in occasione dei “Natalizi” (compleanni) dei re e delle regine di Napoli. Fino al 9 gennaio, inoltre, nella Sala dei Porti, sarĂ  possibile apprezzare i lavori realizzati dai ragazzi degli istituti d’arte e dei licei artistici delle province di Caserta e Benevento per il concorso d’arte presepiale “Tradizioni contemporanee”.

Numerose anche le iniziative musicali. Oltre al tradizionale “Concerto per un giorno di festa” del 26 dicembre, sono in programma in questi giorni il concerto dell’Orchestra Suzuki Casagiove (il 29 e il 30 dicembre) e il “Concerto dell’Epifania”, al Teatro di Corte, che come sempre il 6 gennaio chiuderĂ  la manifestazione. “Natale alla Reggia” resta, come tutti gli anni, un’occasione particolare per visitare uno dei monumenti più belli d’Italia, soprattutto quest’anno. Da marzo 2011 infatti, grazie al progetto “MaestĂ  Regia” e ai recenti lavori di restauro, il Palazzo Reale di Caserta si presenta con un volto nuovo, con l’apertura al pubblico di tutte le sale degli Appartamenti Reali, il riordino delle collezioni e l’allestimento di nuovi spazi espositivi.

È ora possibile così visitare, attraverso la “Scala Regia”, la Volta ellittica di copertura del Vestibolo, capolavoro dell’ingegno tecnico del Vanvitelli, e ammirare nella nuova Quadreria i 140 dipinti inediti (tra cui le “Nature morte” e i “Soggetti Orientali” di Michele Scaronia) provenienti dai depositi della Reggia. Altri 120 dipinti, quelli dei “Fasti Farnesiani” e i ritratti dei Borbone, mai esposti prima e appena restaurati, sono stati raccolti, invece, nella Pinacoteca al piano nobile. Imperdibile, negli Appartamenti Storici, infine, il riallestimento della collezione “Terrae Motus”, una delle più importanti raccolte pubbliche di arte contemporanea, donata nel 1992 da Lucio Amelio al Palazzo Reale di Caserta e oggi arricchita da nuove acquisizioni.

Quella di “Natale alla Reggia” è solo una delle tante iniziative che la Sovrintendenza e il Comune di Caserta portano avanti per la valorizzazione del Palazzo. La Reggia vanvitelliana è in questo senso un esempio per molte realtĂ  museali sia campane che italiane. Tuttavia, a dispetto dei risultati positivi ottenuti, molto ancora deve essere fatto. “L’auspicio”, spiega Mario Resca, Direttore Generale del MiBAC, “è quello che, anche grazie alla sua veste rinnovata, la Reggia si confermi non solo polo di attrazione culturale ma anche simbolo di rinascita economica e sociale per tutto il territorio, così come era nelle intenzioni del sovrano borbonico Carlo III che ne volle la costruzione”.

Una struttura di riferimento per l’incremento turistico e il potenziamento dell’offerta museale casertana, va aggiunto, è, senza dubbio, la Reggia di Versailles che ha saputo mettere a punto, nel corso degli anni, un efficientissimo piano aziendale per la valorizzazione del sito e del territorio circostante. Ancora oggi, così, quasi fosse uno scherzo del destino, la Reggia francese continua ad ispirare, come in origine, quella casertana che rafforza nuovamente l’appellativo di “Versailles italiana”. Ci si augura che questi giorni di festa possano essere, dunque, un’opportunitĂ  per visitare un’icona artistica del nostro Paese che, nonostante tutto, resta una meta di riferimento per il turismo culturale italiano ed internazionale.
(Fonte foto: Rete Internet)

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