sìAmo Anastasiani, un manifesto per Sant’Anastasia

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal gruppo SiAmo Anastasiani

Per cambiare le cose che non vanno non bastano i proclami, occorre un progetto che metta al primo posto il bene comune ma soprattutto, non dovrebbe essere necessario dirlo ma purtroppo lo è, la Politica.  sìAmo Anastasiani è una sfida, una nuova formazione che nasce per costruire il futuro politico e sociale di una Sant’Anastasia più forte di chi la vuole debole, per far prevalere il merito e la capacità dei singoli e dei gruppi dell’agone politico locale. Senza la presunzione di prevalere, ma con la ferma intenzione di essere protagonisti.

MANIFESTO PER SANT’ANASTASIA

PIÙ FORTE DI CHI LA VUOLE DEBOLE

SIAMO ANASTASIANI, tutti. Quelli di destra, quelli di sinistra, quelli di centro; gli uomini e le donne; gli adulti, gli anziani, i giovani e i bambini.

IL DESTINO DI SANT’ANASTASIA è il nostro. E quindi, noi per primi, abbiamo il dovere di costruirlo come meglio possiamo e sappiamo fare, unendo attorno all’unico obiettivo immaginabile, il benessere dei cittadini, LE FORZE MIGLIORI.

Il nostro – nonostante tutto – rimane UN GRANDE PAESE, con la storia e molti uomini dalla sua parte, protagonista dell’evoluzione dell’intera fascia vesuviana da sempre. E PROTAGONISTI dobbiamo rimanere negli anni a venire; e per quanto distante questo semplice traguardo possa oggi apparire, non possiamo neanche per un istante pensare di non farcela, non ce lo possiamo permettere. IL NOSTRO RUOLO nel mondo, la nostra sicurezza – economica e politica – appunto, dipendono dall’esito di questo processo e dal nostro atteggiamento.

Il nostro paese non è più in sicurezza!

LA BATTAGLIA PER LA LIBERTÀ è iniziata, si giocherà nelle sezioni di partito, nelle nostre case, nei bar, sui social, nelle piazze, ovunque praticamente sia possibile parlare, raccontare, discutere, fare proseliti. E gli esiti di questa battaglia – ovviamente – non sono affatto scontati.

L’OBIETTIVO non è conservare il paese che oggi esiste, ma rifondarlo dalle fondamenta per riaffermare i valori più nobili: la sicurezza, la giustizia sociale, la coerenza delle idee, la dignità della persona, la capacità amministrativa.

Siamo chiamati a difendere finanche I DIRITTI PIÙ ELEMENTARI che purtroppo abbiamo perduto.

L’INVOLUZIONE ovviamente non è solo politica, ma anche culturale.

LE FORZE DA MOBILITARE ci sono e non ci devono sfuggire, sono quelle del progresso e  delle competenze.

LA SFIDA SARÀ VINTA solo se riusciremo a coinvolgere i cittadini, le associazioni, le liste civiche, il mondo del lavoro, della produzione, delle professioni, del volontariato, della cultura e della scienza, coinvolgendo i loro più qualificati rappresentanti.

Abbiamo il dovere di partecipare alla COSTRUZIONE DI UNA SANT’ANASTASIA NUOVA, più forte di chi la vuole debole, capace di vincere le sfide dei prossimi decenni per riacquistare autonomia e centralità e costruire passo dopo passo IL FUTURO CHE CI MERITIAMO.

 

“Calamari al vino e olive”, e il rito del “mastice turco”: e i politici non si staccavano più dalla poltrona, nemmeno sotto la mitraglia

0

Pubblichiamo una pagina di Pepe Mastriani in cui si racconta, sulla base di un articolo del 1875, un episodio avvenuto tra il1861 e il 1862. Il progetto dei consiglieri di un ministro di bloccare, per il bene dell’Italia, il fenomeno delle dimissioni facili di ministri e parlamentari. La “scena” della poltrona con il mastice “turco” e l’Italia “in mutande”. Gli effetti psicologici del “piatto”, illustrati secondo i principi di Carème. “Tutto si può aggiustare”.

 

Ingredienti (per 6 persone): 1,5 kg, di calamari puliti con cura; 1 cipolla tritata, 1 spicchio d’aglio; 1 bicchiere di vino bianco secco; 400gr. di pomodori maturi; 40gr. di uva sultanina; 40 gr. di pinoli; una manciata di olive nere di Gaeta; fette di pane abbrustolito; olio, sale, pepe, prezzemolo. Tagliare i calamari in anelli non grossi; soffriggere nell’olio cipolla e aglio, e quando il soffritto si fa biondo, togliere l’aglio, versare il vino, e lasciare che evapori; “scottare” per un minuto i pomodori in acqua bollente, poi pelarli e tagliarli a pezzi. Versare questi pezzi nel soffritto, lasciar cuocere a fuoco vivo per una decina di minuti, aggiungere i calamari, i pinoli e l’uvetta che è già stata ammorbidita nell’acqua tiepida,  e strizzata. Evitate che il sugo si restringa, salate, pepate, coprite il tegame, lasciate cuocere a fuoco lento per una mezzora abbondante, e infine versate le olive snocciolate e tagliate a pezzi, e un trito sostanzioso di prezzemolo.  Disponete i teneri anelli di calamaro su fette di pane abbrustolito e portate in tavola.

 

“L’articolo apparve su un giornale toscano nel 1875: nell’anonimo autore alcuni individuarono Giulio Piccini, noto come “Jarro”, altri Carlo Lorenzini, che si sarebbe consegnato alla gloria con il nome di Collodi.  Due penne abituate a bagnarsi nell’inchiostro della satira: ma si sa, non c’è satira che non sia una mezza verità. Racconta l’anonimo autore che molti dei ministri, dei deputati e dei senatori del primo governo e del primo parlamento dell’Italia uniti erano “galantuomini” tutti di un pezzo, pronti a dimettersi al primo insulto, al primo contrasto con gli alleati, al primo venticello di calunnia, assolutamente fedeli al principio che “un uomo vero ha una parola sola” e non può sopportare di aver a che fare con mezze calzette che l’altro ieri stavano con la Sinistra, e oggi stanno al Centro, votano contro la Sinistra e intanto si preparano a saltare a Destra. Nei primi anni dell’Italia unita succedevano cose veramente strane. Ma i capi dei partiti furono presi dall’angoscia: se questa storia delle dimissioni a raffica non si blocca subito, l’Italia non avrà mai un governo che duri più di tre mesi. Era indispensabile far capire che, per il bene della Nazione, bisognava cancellare dal vocabolario politico la parola “dimissioni” e costruire, con la “poltrona”, un rapporto di mistica devozione, rinsaldato da un vero e proprio giuramento, “finché morte non ci separi”.

Si racconta che Filippo Ghiglia, influente membro del partito dei “cavouriani”, suggerì di invitare ministri e parlamentari del gruppo ad assistere a una “scena teatrale”, che comunicasse a tutti un messaggio chiaro, conciso definitivo. Al centro della sala gli invitati trovarono una di quelle raffinate poltrone neoclassiche che erano uscite dalla officina di Ulrich Joseph Danhauser( v.immagine in appendice).e su cui si sedevano i ministri durante le riunioni del Governo. Sul sedile della poltrona un inserviente spalmò a lungo un mastice “turco”, formato “impastando un formaggio piuttosto magro con acqua, seguitando per lungo tempo a mantrugiarlo con essa”. Così scrive l’anonimo: noi supponiamo che sia stato usato il Raviggiolo, e notiamo che il verbo “mantrugiare” rende perfettamente l’immagine dell’accurata e sapiente lentezza con cui l’inserviente amalgamò acqua e formaggio, aggiungendo infine un pizzico di “biacca di Venezia”. Ne uscì un mastice tenacissimo, che veniva chiamato “turco”, perché ai boscaioli italiani ne avevano svelato i segreti i boscaioli croati e serbi, che lo usavano “per unire insieme orlo ad orlo le tavole”. Dopo pochi minuti, l’inserviente si sedette sul “poggianatiche” della poltrona, e vi restò attaccato a tal punto che non riuscì più ad alzarsi, sebbene tentasse di liberarsi con forza dalla morsa del “mastice turco”. Infine, dopo quattro, cinque inutili sforzi, due colleghi inservienti lo afferrarono per le braccia e, concentrando tutte le energie in un solo strappo, lo sottrassero alla prigionia del mastice. Ma il mastice si vendicò: mentre gli portavano via il prigioniero, il didietro dei suoi pantaloni si squarciò con uno stridulo rumore, e dall’ampia sdrucitura apparvero le brache, che il Ghiglia mostrò a tutti”. Vedete- disse-, per evitare che l’Italia vada in brache, è necessario impedire a chiunque di strapparci dal sedile”.

Racconta l’anonimo autore che il Ghiglia consigliò ai ministri e ai parlamentari del gruppo di mangiare almeno due volte alla settimana abbondanti porzioni di calamari al vino e alle olive: “Signori, il divino Carème ci ha insegnato che i cibi, con le loro virtù reali, influiscono sulla salute del nostro corpo e con i “simboli”, invece, lasciano il segno sui nostri umori, sulla nostra immaginazione, sul modo con cui i nostri occhi e i nostri sentimenti vedono il mondo. Il calamaro è tenace, sospettoso, prudente, e resta legato agli scogli entro i quali si aggira; le olive, i pinoli e la cipolla danno serenità, placano gli impeti bizzosi, mentre l’uva sultanina e il vino riscaldano lo sguardo, alimentano la fiducia, insomma pongono un freno a certe manie del pessimismo. E nel suo insieme il “piatto” ci spiega, con l’evidenza dell’immagine, che il pomodoro riesce a portare armonia tra i sapori, che sarebbero contrastanti, della sultanina e della cipolla, dell’oliva di Gaeta e del prezzemolo, del calamaro e del pane abbrustolito. Tutto si può aggiustare, tutto, ma proprio tutto.”.

Questa pagina è tratta dal libro di Pepe Mastriani “Le tattiche della politica italiana”, che verrà pubblicato prossimamente. E’ una storia interessante, quella del “mastice turco”, ma i punti interrogativi non sono pochi.

 

 

Il mostro di Calabricito brucia. Sequestrata la maxi discarica di Acerra. Ma ci sono fumarole continue

Ieri pomeriggio, a partire dalle due, un incendio la cui natura resta tutta da accertare ha devastato l’ex SIN del bosco di Calabricito, uno dei 57 Siti italiani di Interesse Nazionale classificati come fortemente contaminati e pericolosi dal ministero dell’Ambiente. Quella di Calabricito è un’enorme discarica abusiva dell’ecomafia sequestrata nel 1995 e recintata con un lunghissimo muro di cemento e filo spinato. Intanto la recinzione da tempo immemore si presenta sfondata in diversi punti. La discarica è stata dissequestrata molto tempo fa per consentirne la bonifica ma dopo il rogo di ieri la polizia municipale, in serata, su disposizione del comandante Domenico De Sena, l’ha di nuovo sequestrata. L’incendio ha sprigionato un’altissima nube che in serata si è posata sulla campagna, un’area agricola fertilissima, intensamente coltivata. C’è molta preoccupazione. La discarica di Calabricito contiene certamente, sulla base delle inchieste condotte in passato e dei conseguenti ritrovamenti, rifiuti solidi urbani, scarti di fonderia ma anche una parte dei 52mila fusti tossici della Montefibre. Sono zeppi di polietilene tereftlato. Decine di migliaia di bidoni stoccati illecitamente all’esterno dell’impianto chimico, accanto a un terreno adibito a pascolo, e poi fatti letteralmente sparire, negli anni Novanta. Fu uno scandalo fatto emergere da Il Mattino nel 1992. Nel frattempo la scomodissima presenza di questa bomba ecologica adira gli ambientalisti, che per tanto tempo ne hanno chiesto, invano, la bonifica. A ogni modo sulla base della declassificazione dei siti SIN, avvenuta anni or sono, non è più il Governo ma il Comune o, in caso di sua inadempienza, la Regione Campania a doversi incaricare del risanamento. Situazione da allarme rosso. Tanto per fare un esempio della pericolosità di questa discarica, tra gli ex SIN italiani insieme a quello di Calabricito figurano l’area Italsider di Bagnoli, il bacino del fiume Sarno e l’Ilva di Taranto. Tutte zone che attendono da troppo tempo il risanamento. Rabbia che si aggiunge a rabbia. Ieri gli ambientalisti subito accorsi sul posto, nella zona settentrionale del territorio di Acerra, al confine con i comuni casertani di Maddaloni e San Felice a Cancello, hanno denunciato che < i vigili del fuoco sarebbero giunti con grave ritardo > e che < questo è l’ennesimo incendio nella discarica >. Ce ne furono altri, anni fa. < I vigili del fuoco sono arrivati con l’autobotte – racconta Vincenzo Petrella, dei Volontari Anti Roghi di Acerra – ma gli abbiamo fatto notare che l’acqua non serve perché i rifiuti che si sono incendiati sotto le erbacce continuano a bruciare sprigionando fumarole. Ci vuole il terreno per tentare di spegnere questo disastro >. Sul posto anche Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista locale. < Nel 2016 – fa notare – abbiamo denunciato in Procura le omissioni istituzionali e la permanenza di questo mostro in mezzo ai campi coltivati, agli scavi archeologici di Suessola e alle sorgenti del Riullo >.

 

I 14 consigli di Jerry B. Jenkins per scrivere un libro

Jerry B. Jenkins è un biografo e scrittore statunitense. Durante la sua carriera ha scritto oltre 190 libri, 21 dei quali hanno raggiunto la lista dei bestseller del New York Times.

Qui di seguito riportiamo la traduzione dei suoi migliori 14 consigli su come scrivere un libro e a seguire il video completo con l’intervista in lingua originale.

  1. Trova il tuo angolo di paradiso

    Cerca un posto in casa tua oppure ovunque tu voglia dove puoi essere sicuro di avere privacy, silenzio e dove sai che puoi concentrarti al 100%.

  2. Non lesinare suoi tuoi strumenti di lavoro

    Passerai molte ore davanti il monitor del pc, seduto sulla sedia quindi cerca la massima qualità possibile compatibile con le tue tasche, carta, penne e matite, tieni tutto a portata di mano, questo ti eviterà di alzarti e distrarti quando sarai seduto a scrivere.

  3. Spezzetta il tuo progetto di scrittura in tanti piccoli pezzi

    Solo così non avrai paura di scrivere libri più lunghi di 400-500 pagine se lo fai non avrai il timore di non riuscire a scrivere tutte le pagine del tuo romanzo, immagina di mangiare un elefante, come lo fai? Un pezzo per volta…

  4. Trova la tua Big idea

    L’idea dietro un libro deve necessariamente essere “big” se la tua idea non abbastanza big allora meglio scrivere un articolo o un blog post. Come fai a sapere se la tua idea “big”?
    Lo e’ se rimane con te durante la giornata, se non puoi fare a meno che parlarne con il tuo coniuge o agli amici.

  5. Costruisci il tuo schema della narrazione

    Prima di iniziare a scrivere un libro, cerca di avere sempre sotto controllo a che punto della storia sei e dove stai andando che tu sia uno scrittore navigato o un esordiente se non hai ben chiaro il percorso potresti perdere la rotta e fermarti, in quella che io definisco la maratona di mezzo (the  marathon of the middle).

  6. La parte centrale

    Anche io, che ho scritto 190 libri ogni singola volta mi trovo ad avere a che fare con questo difficile punto, è questa, dopo l’apertura e la conclusione, la parte più importante del libro, è qui che devi assolutamente evitare che la tua narrazione semplicemente sopravviva, ma devi far in modo che la tua scrittura sia più possibile prospera, altrimenti è qui che i lettori è più facile che ti abbandonino. Lo stesso principio vale sia per la scrittura di romanzi di narrativa che per non-fiction (saggi, manuali ecc…) e ricorda che lo schema della narrazione ti deve servire come punto di rifermento se ad un certo momento vedi che il libro sta prendendo una piega diversa e inaspettata, cambia lo schema non cambiare il libro!

  7. Imposta un programma e rispettalo

    Se non hai una scadenza, se non te la sei data e nessun’altro te l’ha data o si aspetta il manoscritto da te, allora è molto facile che il tuo lavoro ad un certo punto si blocchi. Devi darti degli step da rispettare e darti una scadenza. Farlo è di fondamentale importanza. Pensa al numero di pagine che vuoi scrivere all’incirca: 400, 500? Dividilo per il numero di giorni che credi vorrai impiegare a scriverle, cosi ottieni il numero di pagine al giorno che devi scrivere, quando inizi a scrivere ti renderai meglio conto del tempo che impieghi per ciascuna pagina. Se vedi di riuscire a scrivere 10 pagine al giorno allora usa questo parametro per calcolare quanti giorni impiegherai a scriverne il numero di pagine che vorrai che avrà il tuo libro, una volta ottenuta la data di scadenza, tienila sacra, rispettala costi quel che costi, quando ero editore solo 1 autore su 100 rispettava questa scadenza, se tu la rispetterai ti distinguerai dal 99% degli scrittori.

  8. Studia ricerca e approfondisci

    Devi assolutamente farlo se scrivi di saggistica, devi studiare ed essere un esperto su quello che stai scrivendo, molti scrittori trascurano il fatto che questo studio si debba fare anche se si scrive fiction (narrativa), infatti io penso che sia anche più importante per la fiction: se ti manca un dettaglio nella storia, mentre racconti di un aereo o di armi, stai certo che i lettori te lo faranno notare, cerca di prestare la massima attenzione a rendere credibile la narrazione. Poi una volta concluso il tuo studio, la tua ricerca, non cadere nel tranello di volerlo esibire al tuo lettore, ricorda che il nodo principale della narrazione non è dimostrare quante cose sai, o quante cosa hai studiato, il nodo principale è la storia che vuoi raccontare, lo studio e la ricerca devono essere quel giusto condimento che danno credibilità e specificità alla storia.

  9. Scrivi la più avvincente e “reader first” apertura possibile

    Se riesci a tirare fuori un’importante e avvincente apertura di romanzo allora l’intero libro ne beneficerà.
    L’apertura può essere: Sorprendente – Drammatica – Filosofica, Poetica.

    Ecco un esempio di apertura Sorprendete: 1984 di George Orwell

    Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi.
    Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto,
    scivolò in fretta dietro le porte di vetro
    degli Appartamenti Vittoria:
    non così in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di olvere sabbiosa entrasse con lui.
  10. Redaer First

    Qualsiasi scelta tu prenda per il tuo romanzo deve passare dal filtro “Reader First”, non pensare all’editore, non all’agente letterario, non al critico o al blogger, pensa solo al lettore, al tuo lettore.

  11. Riempi la tua storia di conflitti e tensioni

    Questo è quello che vogliono i lettori, non c’è nulla di più sbagliato e noioso che scrivere una noiosa conversazione fra protagonisti che sia fine a se stessa, che non porta a nulla. Invece anche se stanno parlando semplicemente del meteo deve balenare al lettore e venire fuori il conflitto sottostante fra i due conversatori, qual è la causa della loro tensione? Perché la loro relazione è complicata? E’ questo conflitto, è questa continua tensione che manterrà il lettore incollato alle tue pagine.

  12. Spegni la tua anima di correttore di bozze

    Silenzia il critico che è in te almeno fino al giorno dopo. Quando scrivi concentrati solo su questo, scrivi senza pensare alle rindondanze, ai clichè, alle sequenze logiche oppure ai semplici errori di battitura. Ci tornerai il giorno dopo, quando rimetterai il cappello del perfezionista e solo allora ti potrai concentrare su tutte le correzioni possibili.

  13. Non mollare durante la maratona di mezzo

    Quando si è nel mezzo della narrazione bisogna arricchire e far prosperare di nuovi elementi e dettagli la propria scrittura. Non bisogna allungare la solfa e sperando che i lettori ci seguano fino alla fine, perché non avverrà mai, bisogna preparare il gran finale già in questa fase, e questo sempre a prescindere che tu stia scrivendo di fiction o non-fiction.

  14. Scrivi un finale clamoroso

    Prenditi il giusto tempo per pensarlo e scriverlo, ho parlato con molti scrittori che hanno scritto agilmente il loro manoscritto e poi si sono bloccati sul finale, se è imprevedibile, è meglio che sia corretto e logico, in modo che il tuo lettore non si senta imbrogliato, dovrebbe essere deliziato con una sorpresa e non ingannato, se hai più idee, segui quella del cuore piuttosto che la testa, anche in saggistica. I lettori ricordano soprattutto ciò che li scuote.

 

Sant’Anastasia, furto nella notte: oltre diecimila euro di danni al London Park

Raffica di furti ai danni di bar, pub, pizzerie. Senza contare i raid in appartamenti degli ultimi mesi. Di notte Sant’Anastasia è in balia dei ladri. L’altra notte, intorno alle quattro del mattino, ennesimo colpo al London Park, pub & lounge bar di via Libero Grassi.

 

I giorni scorsi altri furti, in una pizzeria e in un altro pub al centro del paese. Ma stavolta i ladri hanno raccolto un bottino più grosso, nonostante le precauzioni, nonostante l’antifurto, nonostante la vigilanza privata. Entrare nell’area dove sorge il London, il parco è un terreno comunale affidato in gestione, è facile, troppo facile. I ladri, con il volto mascherato così da rendere impossibile riconoscerli dai video di sorveglianza, sono entrati danneggiando il cancello alle 4 del mattino. E hanno agito in tutta fretta, prima di essere sorpresi dalla vigilanza. Divelti lucchetti, danneggiata la porta che dà accesso al locale.

E dai filmati è evidente che conoscessero bene la struttura. Hanno portato via un registratore di cassa, una tv 55”, casse e impianto audio dal valore di oltre 2500 euro e una fisarmonica «Dino Baffetti» che ne vale altrettanti ma che era comunque un pezzo unico perché porta la firma dell’artista Eduardo De Crescenzo. Rubati anche i tablet utilizzati dal personale per le ordinazioni. Diecimila euro e più di danni.

Il furto è stato denunciato ai carabinieri della locale stazione che hanno anche acquisito i filmati.

 

 

Somma Vesuviana, i privati potranno «adottare» aree verdi

Passato in consiglio comunale il regolamento che consentirà di affidare, mediante sponsorizzazione, aree verdi pubbliche appartenenti al patrimonio comunale.

Non meno di quattro anni, non più di otto. È il periodo stabilito per chi voglia assumersi in carico la responsabilità di curare e valorizzare aree verdi: un invito rivolto ad aziende, società, ditte, associazioni o altri soggetti privati. Come? Con contratti di sponsorizzazione che prefigurano vantaggi sia per chi «adotta» – e che può esporre il proprio marchio o altro genere di pubblicità nelle aree suddette, sia per il Comune che finora «curava» le aree a mezzo di ditte esterne e che ora persegue un miglioramento nella manutenzione confidando nei privati.

A carico degli eventuali affidatari ci saranno altrettanti eventuali danni a persone o cose durante la gestione dell’area, costi del personale che effettuerà lavori di manutenzione e cura, i progetti di sistemazione delle aree e gli oneri di manutenzione o di eventuali impianti di irrigazione.

Il regolamento approvato in aula tiene conto di scopi precisi, un dot ut des (affidamento area che va curata in cambio di esposizione marchio pubblicitario o ragione sociale e, attenzione, non allocazioni di attività commerciali).

Gli sponsor saranno scelti dopo la pubblicazione di appositi avvisi all’albo pretorio del Comune o, in assenza di richieste specifiche, per trattativa diretta con soggetti privati interessati che abbiano i requisiti richiesti, requisiti tra i quali deve esserci naturalmente un’autocertificazione antimafia e, nel caso di persona giuridica, assenza di procedure fallimentari.

Non potranno fregiarsi del titolo di «sponsor» aziende che implichino conflitti di interesse tra attività pubblica e privata, chi voglia veicolare messaggi pubblicitari che danneggino iniziative comunali, chi abbia in atto controversie legali o chi abbia intenzione di fare propaganda politica, sindacale, filosofica, religiosa, pubblicità collegata alla distribuzione di materiale pornografico, a sfondo sessuale, razzista o collegato al gioco d’azzardo.

A fronte unicamente di ritorno pubblicitario, chi voglia stipulare un contratto di sponsorizzazione con l’amministrazione comunale, dovrà provvedere a taglio dell’erba, messa a dimora di nuove piante, irrigazione con mezzi propri, manutenzione ordinaria, piccole riparazioni, pulizia dell’area, comunicando eventuali atti di vandalismo o abbandono di rifiuti.

Qualsiasi altro intervento non previsto dovrà essere autorizzato dal Comune e le aree concesse dovranno mantenere la destinazione di verde pubblico senza interferire in alcun modo con le norme dettate dal codice della strada.

Campionato mondiale di pattinaggio, podio a Parigi per l’atleta sommese Sveva Romano

Ottime notizie ci arrivano prima dai Campionati del Mondo di pattinaggio che si sono svolti a Barcellona, e poi da Parigi per la tappa internazionale della Coppa del mondo PSWC 2019.

A Barcellona l’atleta di casa Sveva Romano, in trasferta con la Nazionale Italiana di pattinaggio freestyle, sfiora il podio piazzandosi al quinto posto nella specialità dello speed slalom. Nella stessa specialità a Parigi, Sveva sale sul gradino più alto del podio per la terza volta consecutiva, cosa più unica che rara, confermandosi così ancora una volta tra le migliori pattinatrici al mondo.

“Non ci sono parole per spiegare quanto questi ottimi risultati, che da anni si susseguono, ci rendano orgogliosi e fieri di avere una vera e propria stella mondiale nella nostra associazione”, queste le parole del coach di Sveva, Kimon Fusco, anche presidente dell’associazione Somma Skating School.

Somma Vesuviana, rottamazione cartelle esattoriali: ecco come aderire

Rottamazione delle cartelle esattoriali, definizione agevolata delle cartelle di pagamento e degli atti di ingiunzione per andare incontro alle esigenze dei cittadini.

Il Comune ha approvato (con deliberazione del Consiglio Comunale del 56 del 06/06/2019) la definizione agevolata delle entrate non riscosse a seguito della notifica di ingiunzione fiscale notificati, negli anni dal 2000 al 2017, con l’esclusione delle sole sanzioni. La definizione è una modalità agevolata di estinzione del debito nei confronti del Comune, oggetto di ingiunzioni fiscali notificata nel periodo dal 2000 al 31 dicembre 2017 (compreso), relative alle seguenti entrate: • ICI (imposta comunale sugli immobili); • TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), • ICP (imposta comunale di pubblicità), • TOSAP (tassa occupazione suolo pubblico), • D.P.A. (diritti pubbliche affissioni).

Una decisione che comporta una serie di benefici, aderendo a questa “rottamazione” il contribuente potrà accedere ad una definizione agevolata dei propri debiti afferenti le entrate comunali non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione di pagamento notificati dalla GESET ITALIA SpA, per conto del Comune di Somma Vesuviana. L’adesione alla definizione agevolata consentirà al contribuente di sanare il proprio debito con l’amministrazione comunale con i seguenti vantaggi: ingiunzioni di pagamento per i tributi comunali: pagamento del solo tributo, interessi ed eventuali spese, con totale esclusione delle sanzioni.

“Pagare le tasse è un dovere e consente all’Ente di poter offrire maggiori servizi ai cittadini”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “del resto però sappiamo che quello che stiamo attraversando è un periodo assai critico per l’economia delle famiglie ed abbiamo voluto aderire a questa possibilità che viene concessa per ‘rottamare’ le cartelle esattoriali arretrate. Siamo convinti che i nostri contribuenti approfitteranno di questa possibilità e si metteranno in regola con le contribuzioni”.

Possono presentare l’istanza di “definizione agevolata” tutti i contribuenti a cui è stata notificata dalla GESET, e non risulta pagata, un’ingiunzione di pagamento in materia di tributi comunali nel periodo dal 2000 al 31 dicembre 2017. L’istanza deve essere presentata entro il termine perentorio del 30 settembre 2019, a pena di decadenza del diritto all’accesso alla definizione agevolata, utilizzando esclusivamente il modello di dichiarazione di adesione alla definizione agevolata scaricabile sul sito istituzionale del Comune di Somma Vesuviana, disponibile anche presso lo sportello della GESET ITALIA SpA (via Mercato Vecchio 2, Tel. 081. 899 35 78) presentandosi allo sportello della società o inviando il modello, debitamente compilato in ogni sua parte, insieme alla copia del documento di identità, all’indirizzo PEC: tributi.sommavesuviana@pec.geset.it . L’ istanza deve contenere il numero di rate con il quale si intende effettuare il pagamento, è possibile rateizzare fino ad un massimo di 8 (rate) consecutive di uguale importo, da pagare rispettivamente entro il 31/12/2019, 31/03/2020, 30/06/2020, 30/09/2020, 31/12/2020, 31/03/2021, 30/06/2021 e 30/09/2021.

In caso di pagamento dilazionato sono dovuti gli interessi nella misura prevista dal regolamento comunale. L’istanza di definizione agevolata dovrà contenere l’eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto i debiti cui si riferisce l’istanza stessa, assumendo l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi con compensazione delle spese di lite. La suddetta rinuncia dovrà essere prodotta al momento di accoglimento dell’istanza di definizione agevolata, pena la decadenza della medesima. Infine, la GESET trasmette al debitore apposita comunicazione entro il 31 ottobre 2019 di accoglimento o rigetto dell’istanza di adesione alla definizione agevolata, nella quale sono indicati l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata, l’importo e la scadenza delle singole rate e le modalità di pagamento. In caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una delle rate in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme, la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione per il recupero del debito originario complessivamente dovuto.

Allarme rifiuti – il sindaco e presidente dell’Ato 3 rifiuti Andrea Manzi: “nessun valzer delle responsabilità”

Manzi ha ribadito: “Occorre un’azione sinergica ed incisiva per impedire il collasso ambientale”

“Nessuna critica sterile e pretestuosa nei confronti della Regione Campania quanto piuttosto una riflessione collettiva tra Eda e la stessa Regione sulla prima fase di attuazione della legge. È evidente che i comuni vivano una grossa difficoltà ogni volta che devono fare una gara, sopportando costi insostenibili in assenza di economie di sistema, ma è pur vero, e lo voglio sottolineare, che gli Ato al momento non sono operativi e che la Regione svolge un ruolo supplente sulla programmazione degli impianti e sulle gare. Questa situazione di incertezza ed approssimazione non giova a nessuno, soprattutto ai cittadini. Credo sia necessaria un’inversione di rotta per evitare il rischio di ritrovarci veramente, ed a breve, con un’emergenza seria alle porte alla luce anche dell’annunciata chiusura a fine agosto del termovalorizzatore di Acerra per 35 giorni che metterà in ginocchio non pochi comuni e di questo so che ne è consapevole soprattutto la Regione“.
Risponde così il sindaco di Casamarciano Andrea Manzi, e presidente dell’Ato 3 Rifiuti, all’articolo pubblicato su un noto quotidiano in cui è stata riportata, in minima parte, la lettera riservata che lo stesso Manzi ha inviato lo scorso 12 luglio al presidente della Regione Vincenzo De Luca e all’assessore all’ambiente Fulvio Bonavitacola per sollecitare interventi risolutivi sul “caso rifiuti” oltre a colmare lacune ed a correggere il dettato legislativo consentendo così l’operatività concreta del sistema Ato.
“Nessuna operazione di scaricabarile delle responsabilità – continua Manzi con un chiaro riferimento, nell’articolo, sia alla Regione che alla Sapna – ma una mera constatazione circa lo stato dell’arte e lo scarso impegno delle società provinciali che già svolgono male l’ordinaria amministrazione e non si stanno dimostrando all’altezza nel prevedere e coordinare le emergenze conosciute in largo anticipo, forse consapevoli di un indirizzo politico chiaro del nostro organismo che non intende continuare a dare fiducia. Inoltre – continua Manzi – ridurre il mio appello ad una semplice questione di compensi significa voler banalizzare una situazione, quella del sistema “rifiuti“, che necessita invece di un chiaro ed incisivo intervento sinergico tra le istituzioni. Certo, però, non può passare l’idea che il tutto alla fine ricada sempre sui sindaci, sugli amministratori locali e su un organismo come quello che rappresento che non solo, allo stato, non ne è responsabile sul piano formale ma, per come più volte chiarito – conclude Manzi – non è operativo”.

Dermatologia: consegnati i premi “Prof. Pietro Santoianni”

Sono Gaia De Fata Salvatores, Maria Ferrillo, Marianna Donnarumma, Davide Fattore, Angela Patrì, Alessia Villani, Milana Cappello i vincitori del Premio in Dermatologia intitolato al Prof. Pietro Santoianni.

Particolarmente toccante la cerimonia, fortemente voluta dai Prof. Gabriella Fabbrocini e Mario Delfino per ricordare, ad un anno dalla scomparsa, lo scienziato che è stato il padre della moderna Dermatologia della Federico II.

All’evento, promosso dagli ex allievi Riccardo Acri, vero motore dell iniziativa, Diego Pini, Donata Martellotta, Paola Nappa, Enzo Cantelli, Maurizio Lo Presti, Antonello Baldo, Cataldo Patruno, Franco Suppa, è intervenuta la moglie del compianto professore, Romi, accompagnata da una delle nipoti, Benedetta, e dalla primogenita Chiara.

La manifestazione è stata anche l’occasione per fare un bilancio – in vista del 50mo anno dalla fondazione che cadrà nel 2020 – dell’attività della Dermatologia federiciana.

Telediagnosi, target therapies, terapie geniche e staminali, farmacologia personalizzata, gestione integrata multidisciplinare del paziente, sono oggi tra le practices insegnate dalla Scuola di Dermatologia diretta dalla Prof. Gabriella Fabbrocini e applicate dall’Unità Operativa Clinica diretta dal Prof. Mario Delfino, entrambi allievi di Santoianni. Con numeri importantissimi in ambulatori altamente innovativi: 35mila le visite annue, di cui 15mila di screening, mille per allergologia con oltre 500 ricoveri, 3mila per psoriasi, 2mila per malattie sessuali, micologia e parassitologia con relative analisi di laboratorio, mille visite pediatriche e circa 8mila asportazioni di cui 200 per melanomi maligni e circa 2000 per nonmelanoma skin cancer presso l’ambulatorio specializzato diretto dal Prof. Massimiliano Scalvenzi, oltre all’attività dell’ambulatorio del Corpo ritrovato che si occupa di contrastare gli effetti sulla cute delle terapie oncologiche.

Numerose inoltre le iniziative realizzate per intercettare la domanda di salute: visite ed esami gratuiti per persone in condizioni di fragilità sociale e/o economica; il Progetto Camper con postazioni mobili nell’area metropolitana per educazione sanitaria, prevenzione e screening contro il melanoma; Hub and Spoke Melanoma per screening e triage dei nei anche con il sistema di intelligenza artificiale I3Dermoscopy.