Una strada per Salvatore Terracciano (1921 – 2002): Somma Vesuviana rende omaggio al fondatore della Casa di Cura S. M. del Pozzo

Con delibera di G. C. n°115 del 27 giugno 2019, su proposta della Commissione toponomastica, l’Amministrazione cittadina ha deciso di intitolare via Pomigliano – Somma all’emerito Prof. Salvatore Terracciano, che durante la sua vita ha diffuso i valori della sana cultura d’impresa, lavorando con grande spirito di abnegazione per l’affermazione della ricerca medico-scientifica.

Salvatore Terracciano nacque a Brusciano il 27 febbraio 1921 e si laureò in Medicina e Chirurgia a Napoli il 5 dicembre del 1945 con il massimo dei voti. Durante gli anni universitari fu interno negli Istituti di Anatomia Umana Normale e di Patologia Chirurgica. In quest’ultimo istituto elaborò la sua pregevole tesi di laurea sulla Osteomielite della volta cranica e le sue complicanze. Subito dopo la laurea, fu nominato assistente volontario nei reparti di chirurgia generale presso gli Ospedali Riuniti di Napoli, interessandosi in particolare della traumatologia cranica e spinale e frequentando, come allievo interno, la clinica chirurgica generale dell’ Università di Napoli. Erano i primi anni cinquanta. Nel 1952 conseguì il diploma di specialista in Chirurgia Generale presso l’Università di Torino, mentre l’anno seguente lo troviamo assistente volontario straniero presso la clinica universitaria Serafimerlasarettet di Stoccolma. Ritornato in Italia agli inizi del 1954, riprese il posto di assistente volontario presso gli Ospedali Riuniti di Napoli, iniziando l’attività di neochirurgo come collaboratore del prof. Francesco Castellano. Due anni dopo, con l’istituzione del reparto di neochirurgia presso gli Ospedali Riuniti, fu nominato Aiuto Neochirurgo incaricato. Nel frattempo aveva anche conseguito il diploma di Specialista in Clinica Neuropsichiatrica presso l’Università di Modena. Nel 1962 partecipò al concorso per un posto di Aiuto neurochirurgo presso gli Ospedali Riuniti, uscendo vincitore e classificandosi al primo posto. Nel pieno della sua splendida attività, fu chiamato dagli Ospedali Ascalesi e San Gennaro a dirigere il servizio di neurochirurgia e ne divenne primario. Libero docente presso l’Università Federico II di Napoli alla Scuola di Specializzazione di Neurochirurgia, fu presidente della Società Italiana di Neurochirurgia. Trasferito il reparto presso l’Ospedale Santa Maria del Loreto, il Dott. Terracciano ne fu primario fino al 1986 per raggiunti limiti di età.

Nel 1989, avendo colto nella sua lunga esperienza professionale l’esigenza della presa in carico riabilitativa dei pazienti affetti da patologie neurologiche – neurochirurgiche, insieme alla cara moglie Donna Vittoria Montone, fondò a Somma Vesuviana la Casa di Cura S. Maria del Pozzo. La nuova struttura ottenne subito la convenzione con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale) per neuro riabilitazioni ad alta specialità. L’azienda, all’ inizio, esplicava diverse tipologie assistenziali: degenze, ambulatorio, domiciliari. Oltretutto l’Istituto era servito da diversi servizi diagnostici e strumentali, diventando nel tempo una sede importante di formazione per la Scuola Triennale di Neuro psicomotricità, di cui Terracciano era fondatore e presidente. Attualmente la Casa di Cura prosegue incessantemente una intensa attività di studi e ricerche con la frequente organizzazione di convegni e corsi di aggiornamento; convenzionandosi, inoltre, con l’ Ateneo napoletano e l’Università Vanvitelli della Campania come sede di formazione per corsi di laurea e specializzazione. Oggi la Clinica di Santa Maria del Pozzo, con tutti i rami d’azienda, è un vero fiore all’occhiello della città di Somma Vesuviana. Nella struttura lavorano ben 420 dipendenti che, considerato anche il coinvolgimento privilegiato di imprese e servizi locali, determina una ricaduta occupazionale di notevole impatto su un territorio difficile come quello vesuviano. Scopo principale dell’Ente è diffondere i veri valori della sana cultura d’impresa, caratterizzata da uno spirito di abnegazione per il lavoro, ricerca e innovazione continua.

 

Parlasse di ragù o di Socrate, Luciano De Crescenzo seguiva una sola, mirabile “ricetta”: il ritmo napoletano

Ora don Luciano starà raccontando la sua morte agli amici nella Valle degli Spiriti Eletti, usando quel meraviglioso “ritmo napoletano” di cui egli è stato, con Eduardo, con Totò e con Peppino, uno dei più grandi interpreti, e che gli ha permesso di parlare di Socrate e di Platone come “figure” del nostro mondo quotidiano. Lo straordinario racconto dell’appuntamento del basilico e della pummarola nella prefazione di “Frijenno Magnanno”.

 

“Nel 1492 Colombo non scoprì l’America, ma uscì semplicemente per prendere i pomodori”

(L. De Crescenzo)

Il “ritmo napoletano” è un complicato modo di descrivere fatti e personaggi: i fatti che per gli altri sarebbero banalità assolute si raccontano come se fossero le imprese di Cesare o di Alessandro, e al contrario si parla delle imprese di Cesare e di Alessandro come se fossero “questioni” avvenute nei vicoli del Pallonetto,  e si presentano i personaggi del Pallonetto come meriterebbero di essere presentati Churchill, o De Gasperi, o qualche filosofo greco redivivo, e si discorre di Socrate e di Senofonte come può discorrerne chi ha preso il caffè con loro, in un bar di piazza Dante, qualche giorno prima. Però questo gioco di prospettive deve rispettare la regola della “misura”: linguaggio colloquiale, una trama di immagini incisive, un’ironia affettuosa, che non demolisce, che accarezza, che dà anche qualche pizzicotto, ma lascia segni che si percepiscono solo quando ripensi alla scena, e vi eserciti sopra, sotto, intorno, una serena riflessione. Documenti altissimi del “ritmo napoletano” sono i monologhi di Eduardo, i “comizi” di Totò, certe “confessioni” di Peppino e di Nino Taranto: i racconti di Luciano De Crescenzo aggiungono a questa “letteratura” altissima la dimostrazione che non c’è argomento di cui non si possa discutere secondo gli schemi di quel “ritmo”. A patto che uno abbia il genio di Luciano De Crescenzo.

La presentazione che Luciano De Crescenzo fece di “Frijenno Magnanno”, la famosa raccolta di ricette napoletane, è una lettera indirizzata a Gianni de Bury, che aveva avuto l’idea dell’opera. Racconta il “filosofo” napoletano che tremila anni prima il basilico e la pummarola, “amanti per contrasto, sia per quanto riguarda il sapore che per quanto riguarda il colore”, si erano dati appuntamento a Napoli “per consumare una notte di passione. Il letto di nozze avrebbe dovuto essere una pizza.”. Il basilico arrivò per primo a Napoli, ma dovette aspettare circa 1500 anni che qualcuno portasse la pummarola in Europa, liberandola dall’ignoranza degli americani: i quali, pensando che fosse un frutto, “lo sputavano giudicandolo insipido. Dicevano che non era dolce, che non era amaro e che quindi non sapeva di niente. Le sue foglie, infine, a chi le mangiava, procuravano la pazzia.”. Scrive De Crescenzo che “la scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che per lo sviluppo della coscienza è stata la rivoluzione francese.”. Ogni evento della storia della cucina dovrebbe essere accompagnato dalle note: A.P., o P.P., ante pummarolam e post pummarolam, prima dell’uso in cucina del pomodoro, o dopo l’uso.  Don Luciano non osò dare una sua ricetta del ragù: Eduardo aveva già detto tutto. Ma svelò un segreto: il principio fondamentale del ragù di Napoli sta nel fatto che la donna che lo prepara deve amare intensamente almeno una delle persone che a tavola aspettano i maccheroni con quel ragù. In nome di questo “ragù d’amore” De Crescenzo citò per intero una poesia di Rocco Galdieri: l’autore immagina di “sentire”, mentre scende le scale del palazzo dove abita, e attraverso una porta aperta, i profumi del ragù domenicale: “Certo è che so’ maccarune ‘e zita./ L’aggiu ‘ntiso ‘e spezzà’ / trasenno ‘a porta. ..E s’è capita / tutt’’ a cucina d’ogge: so’ brasciole, / so’ sfilatore ‘annecchia /niente cunzerva, tutte pummarole”.

La penna lieve e penetrante di Luciano De Crescenzo può scrivere, nella “Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi”, che “fisicamente Socrate rassomigliava a Michel Simon, l’attore francese degli anni Cinquanta e si muoveva come Charles Laughton nel film “Testimone d’accusa””, e chi legge, “sente” che Socrate è uomo del nostro tempo, e che al nostro tempo appartiene anche la moglie, la “terribile” Santippe, che poi di “terribile” non faceva nulla, anzi doveva sopportare un marito che a casa non portava una lira, che per le strade di Atene parlava con tutti di tutto,  ma con lei non apriva bocca, che se la cavò con una battuta di spirito, anche quando lei, persa del tutto la pazienza, gli tirò addosso un secchio pieno d’acqua: “Lo sapevo che il tuono di Santippe prima o poi si sarebbe tramutato in pioggia.”. La scena è stata raccontata da Diogene Laerzio. E’ il “ritmo napoletano”: raccontare la storia “grande” ricordando, in ogni momento, che è fatta di infinite storie “piccole” e di quella viva quotidianità che attira l’attenzione di chi legge.

Con lo stesso “ritmo” Luciano De Crescenzo raccontò la sua malattia, e starà ora raccontando la sua morte nella Valle degli Spiriti Eletti ai suoi amici di ieri e di oggi, a Socrate, a Epicuro, agli  immortali filosofi dei vicoli napoletani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rifiuti, stoccaggio provvisorio ad Acerra: decisione rinviata. Operazione dei carabinieri nella SAPNA  

Si complica la strada che porta all’apertura dei siti di stoccaggio provvisorio in vista della chiusura per manutenzione, a settembre, del termovalorizzatore. Ieri c’è stata una fumata nera dai lavori per l’individuazione di uno stoccaggio ad Acerra. Dopo quasi cinque ore di discussione è infatti terminata senza esito la conferenza dei servizi convocata in mattinata nella sede del dipartimento ambiente della Regione, al centro direzionale di Napoli. Sarà necessaria una seconda conferenza, il 31 luglio, per decidere sulla riapertura dell’impianto del Pantano, sito di stoccaggio che dovrebbe accogliere 21mila tonnellate di rifiuti che non potranno finire nel termovalorizzatore a causa dello stop programmato. La riunione di ieri, a cui hanno partecipato tecnici della Regione, dell’Arpac, dell’Asl, della Sapna, della Città Metropolitana, del Comune di Acerra e i comitati ambientalisti, si è impantanata sull’idoneità documentale e strutturale del sito, ubicato davanti al termovalorizzatore e che accoglie ancora migliaia di tonnellate di rifiuti frutto delle passate emergenze. Un impianto che fu colpito da due incendi quasi consecutivi che ne determinarono la chiusura, nel 2012 . Ma la Sapna ne ha appena chiesto la riapertura. Intanto sempre ieri c’è stato un colpo di scena. I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico sono entrati nella sede della Sapna, a Napoli, per acquisire i documenti relativi all’impianto del Pantano. Giorni fa i comitati ambientalisti locali e gli attivisti del Movimento Cinque Stelle di Acerra avevano inviato un esposto in Procura per chiedere la verifica della regolarità autorizzativa e strutturale del sito acerrano, ritenuto da loro del tutto fuorilegge. Interrogativi che i comitati ieri hanno posto ai tecnici durante la conferenza dei servizi. Ne è scaturito un dibattito e il conseguente rinvio a ogni decisione a fine mese. Dal canto suo però il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, attraverso un comunicato stampa fa attribuire il motivo del rinvio al parere sfavorevole da lui sostenuto la scorsa settimana.

pino neri

Furbetti del cartellino, 62 presunti casi all’ ospedale Cardarelli

Verdi: “In caso di condanna, licenziamento in tronco. L’azienda li sospenda senza stipendio. Riluttanza di alcuni dipendenti ai rilevatori delle impronte digitali, ora ci spieghiamo il perché”

“Ci aspettiamo che, in caso di condanna, i 62 impiegati dell’ospedale Cardarelli accusati di assenteismo saranno licenziati in tronco. Le risultanze delle indagini rappresentano una situazione inaccettabile. Addirittura, secondo quanto emerso dal lavoro degli investigatori, veniva usato un minorenne per timbrare il cartellino per conto dei furbetti. Siamo di fronte a dei veri e propri delinquenti, dediti alla truffa nei confronti nei confronti dell’azienda e dei cittadini ai quali avrebbero dovuto rendere un servizio fondamentale, essendo impiegati presso un ospedale”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli. “Crediamo sia inevitabile la sospensione senza stipendio dei soggetti coinvolti nella truffa. Negli ospedali abbiamo sempre incontrato alcune sacche di riluttanza nei confronti dell’installazione dei rilevatori di impronte digitali. Ora ci spieghiamo il perché. Purtroppo esiste una minoranza di soggetti che rovina il buon nome di migliaia di lavoratori che ogni giorno fanno il loro dovere per garantire la migliore assistenza possibile ai pazienti”.

Ristoranti e negozi abusivi: sequestri e chiusure dei Nas a Somma Vesuviana, San Vitaliano e Torre del Greco

Riepilogo delle ispezioni effettuate dai Carabinieri del NAS di Napoli nei settori “alimenti” e “sanità” finalizzate a rendere tranquilla l’estate 2019:

 

in relazione ad accertamenti condotti da militari del NAS di Napoli e riferiti a un’ispezione igienico-sanitaria operata il 5 luglio a carico di una attivita’ di ristorazione con somministrazione al pubblico di alimenti e bevande esercitata presso un locale ubicato in via Pomigliano, nel comune di Somma Vesuviana, il competente SUAP (servizio attivita’ produttive comunale) del predetto comune ha disposto l’immediato divieto di prosecuzione dell’attivita’ e la conseguente decadenza dei titoli in forza dei quali era stato avviato l’esercizio. Nella fattispecie, e’ stato accertato che l’attivita’ di ristorazione in argomento, a far data dal 7 maggio 2018, operava di fatto senza alcun titolo autorizzativo valido;

Forio: in Piazzale Citara e nell’ambito di un predisposto servizio finalizzato al controllo sull’igiene e la provenienza degli alimenti presso attivita’ di ristorazione, militari del NAS di Napoli presso un pub-bar  hanno:

  • sequestrato kg. 10 circa di pane e ortaggi, per i quali non e’ stata dimostrata la provenienza (c.d. rintracciabilita’ alimentare);
  • elevato il relativo verbale d’illecito amministrativo.

 

Vico Equense: in via Bosco militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’azienda casearia, a conclusione della quale hanno proceduto alla chiusura amministrativa di un locale, costituito da tre ambienti comunicanti tra loro, adibiti e tecnicamente attrezzati per l’affumicatura e confezionamento di prodotti lattiero caseari e per la produzione di derivati del latte (burro). Il locale è risultato privo di titoli autorizzativi, in pessime condizioni igienico-sanitarie e mancante dei requisiti minimi previsti e di cui alla normativa europea vigente;

Napoli: via dei Tribunali, presso una pizzeria da asporto, militari del NAS di Napoli procedevano alla chiusura di un’area adibita a sala somministrazione, poiche’ abusivamente attivata in assenza della prevista SCIA.

San Vitaliano: in via Nazionale delle Puglie, militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un pub/pizzeria, a conclusione della quale hanno proceduto a:

  • sequestrare amministrativamente kg 20 di prodotti vegetali e carnei, risultati privi di qualsivoglia informazione utile a garantirne la rintracciabilita’ alimentare;
  • diffidare la parte in ordine a carenze igienico-sanitarie riscontrate, riferite agli/alle ambienti/aree deputate allo svolgimento dell’attivita’ di cui alla normativa europea vigente;

 

a seguito di accertamenti conseguenti ad una verifica igienico-sanitaria eseguita il 9 luglio 2019 presso un hotel sito in Pompei,  militari del NAS di Napoli, unitamente a personale del competente distretto sanitario  ASL NA3/SUD, hanno proceduto alla sospensione/chiusura amministrativa dell’attivita’ di ristorazione con somministrazione al pubblico di alimenti e bevande autorizzata presso detta attivita’,  poiche’ riferita a locali ed ambienti allo stato in disuso e privi di qualsivoglia requisito minimo igienico-sanitario e strutturale previsto dalla normativa comunitaria e nazionale;

Frattamaggiore: all’interno dell’area industriale, i Carabinieri del NAS di Napoli, nel corso di un predisposto servizio, tendente al contrasto dell’illecita commercializzazione di prodotti alimentari in locali privi dei prescritti requisiti igienico-sanitari,  accedevano in un box ivi ubicato, originariamente destinato a ricovero di materiali inerti ed attrezzature in disuso,  accertando che in tale locale/area era stata arbitrariamente avviata un’attivita’ di deposito e smistamento di prodotti alimentari, a base di latte, tra cui fiordilatte e provola affumicata acquistati da terzi  presso detta struttura, che e’ risultata, pero’, priva di qualsivoglia requisito minimo igienico-sanitario e strutturale previsto dalla normativa europea. I militari operanti, pertanto, previo sopralluogo congiunto con personale della competente ASL NA2/NORD, che, tra l’altro, attestava l’idoneita’ al consumo degli alimenti rinvenuti sul posto, procedevano all’immediata chiusura amministrativa dell’intera attivita’, ordinando lo sgombero degli alimenti e delle attrezzature ivi rinvenute.

Giugliano in Campania: in via San Nullo, presso un bar-pasticceria, i Carabinieri del NAS di Napoli, a conclusione di una ispezione igienico sanitaria, hanno proceduto a:

sequestro amministrativo di kg. 125 circa di prodotti dolciari pronti per la vendita/somministrazione, in quanto sono risultate violate le norme in materia di tracciabilità/rintracciabilità alimentare;

divieto d’uso – igienico sanitario di un’area del locale

deposito-alimenti, poiche’ carente in maniera rilevante sotto il profilo igienico sanitario e strutturale,       in difformita’ alle normative in titolo.

 

Torre del Greco: in via Nazionale, a conclusione di accertamenti avviati durante un’ispezione del 10 maggio 2019 a carico di un supermarket ivi operante, militari del NAS di Napoli hanno proceduto alla sospensione/chiusura dell’attivita’ di vendita di ortofrutta al dettaglio, esercitata in un locale attiguo e comunicante col predetto market, condotta in assenza di SCIA e/o registrazione sanitaria, nonche’ dei requisiti minimi richiesti dalla normativa vigente. Nella circostanza, al termine della verifica documentale, veniva altresi’ contestato al gestore il non aver ottemperato, nel termine imposto, al provvedimento prescrittivo del 10.05.19.

 

 

 

Sant’Anastasia, sequestri per due milioni di euro: “aziende della camorra”

I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito un decreto di sequestro patrimoniale disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA partenopea, a carico del 61enne  Luigi Calce e del 36enne Gennaro Calce, padre e figlio, ritenuti esponenti di spicco del disciolto clan Sarno egemone sul comune di Sant’Anastasia e su quelli limitrofi.

Il provvedimento è il risultato di un’indagine patrimoniale avviata dai Carabinieri che, con il coordinamento della DDA di Napoli, hanno accertato come i predetti ed i loro familiari, a fronte di modesti redditi dichiarati, fossero risultati di fatto proprietari di due aziende di Sant’Anastasia: un’azienda casearia e una concessionaria di autovetture di pregio, frutto del reimpiego degli introiti illecitamente accumulati dal clan Sarno.

I beni mobili ed immobili, risultati intestati a prestanome e il cui valore complessivo ammonta a circa 2 milioni di euro, sono stati affidati all’amministratore giudiziario, senza  facoltà d’uso.

La realtà come “gioco di specchi”, la “sicilianità” di Andrea Camilleri e l’amaro sarcasmo di Paolo Borsellino…

Ora che Camilleri è sceso nei Campi Elisi, è giusto incominciare a parlare anche del valore letterario di alcuni suoi romanzi,che nella prospettiva della realtà vista come un ingannevole “gioco di specchi”, si collegano alla “sicilianità” di Pirandello, di Tomasi da Lampedusa, di Sciascia. Il destino ha voluto che insieme alla notizia della morte di Camilleri arrivasse anche quella dell’amara dichiarazione che l’8 maggio del 1984 Paolo Borsellino fece, davanti alla Commissione Antimafia, su un altro “gioco di specchi”.

 

 

“Non c’è limite alla varietà degli ominicchi e dei quaquaraquà” (P. Mastriani)

 

Da degno erede di Tiresia, Camilleri sapeva chi avrebbe commentato con commozione la sua morte, e chi avrebbe goduto: aveva previsto perfino il tono dei commenti dettati dal godimento. Camilleri condivideva la classificazione degli uomini resa famosa da Sciascia, conosceva i valori eterni della “sicilianità”, e sapeva che nella sua Sicilia la storia si sviluppa lungo percorsi circolari, e quindi il passato ritorna con la maschera del presente, ma anche con qualche inedita novità. Non c’è limite alla varietà degli “ominicchi” e dei “quaquaraquà”.  Il libro – chiave della sua vasta produzione è forse “Il gioco degli specchi”, che venne pubblicato nel 2011 da Sellerio, e l’anno dopo dalla Biblioteca di “Repubblica- L’Espresso”.  Le vicende della trama ricordano a Montalbano il film di Orson Welles “ La signora di Shanghai” e, in particolare”, la scena che si svolge “dentro a una cammara fatta tutta di specchi e uno non accapiva cchiù addove s’attrovava…Mi pari che con noi vonno fari lo stesso ‘ntifico joco, portarci dentro a ‘na cammara fatta di specchi.”. Del resto, il romanzo si apre con il commissario che sogna di venir sottoposto a un controllo di “sanità mentale” in base a un provvedimento emanato dal ministro “di persona pirsonalmenti”: Montalbano ha protestato con il questore: com’è che un ministro può far controllare la sanità mentale di un dipendente, e il dipendente non può far controllare la sanità mentale del ministro? Gli è stato risposto: i suoi colleghi si sono adeguati. “Adeguarsi era la parola d’ordine”. L’intensificarsi, nei romanzi, dell’uso della lingua siciliana – una lingua in parte inventata- fu l’effetto di una scelta strategica: le indagini del commissario e della sua squadra si legavano sempre più alla storia sociale della Sicilia, e la storia sociale della Sicilia diventava modello e metafora della storia italiana, in cui era sempre più difficile distinguere le apparenze dalla verità sostanziale, e staccare dai volti le maschere che li nascondevano.

In questo senso, a partire dal 2000, anno di pubblicazione del romanzo “La scomparsa di Patò”, i romanzi di Camilleri diventarono sempre più “politici”, ed era una lettura della realtà, quella dello scrittore, che non risparmiava nessuno, e che si collegava, nei termini di una profonda consapevolezza, ai temi strutturali della letteratura “siciliana”, da Verga a Pirandello, da Tomasi da Lampedusa a Sciascia. In questi ultimi anni parve a Camilleri – Tiresia che il gioco degli specchi montati nelle stanze del potere in Italia fosse ormai un quotidiano esercizio di follia, di inganni, di falsità, e che Pirandello e Sciascia avessero previsto tutto. Ora che Camilleri è sceso nei Campi Elisi, credo che sia giusto incominciare a valutare anche la qualità letteraria delle opere, e a dire che “La forma dell’acqua”, “La concessione del telefono”, e “La scomparsa di Patò” sono opere di notevole valore.

Tra i capolavori di Camilleri metto anche “Il cielo rubato- Dossier Renoir”, in cui lo scrittore, partendo da una nota di Jean Renoir, il grande regista, figlio dell’immenso pittore francese, ricostruisce, nei termini dell’invenzione, il viaggio a Girgenti ( era il nome di Agrigento) del pittore, “descrive” i quadri da lui dipinti in Sicilia e colloca questa storia fantastica all’interno del drammatico amore senile che scuote la mente e il cuore di un notaio: il “contrasto” tra le due vicende è reso con un uso della luce e delle ombre così sapiente che certe descrizioni sembrano quadri di un pittore “macchiaiolo”.

L’ironia tragica del destino ha voluto che la notizia della morte di Camilleri si accompagnasse con quella delle dichiarazioni che Paolo Borsellino fece davanti alla Commissione parlamentare antimafia l’8 maggio del 1984, quando già era impegnato nella organizzazione del maxi- processo a “Cosa Nostra”: le registrazioni non sono più coperte dal segreto, e in queste ore possiamo ascoltare la voce di Borsellino che svela di essere protetto dalla scorta e dall’auto blindata solo di mattina: di pomeriggio è disponibile solo una blindata, per quattro giudici. “Pertanto io di pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di venir ucciso la sera.”.

Anche Paolo Borsellino conosceva la storia del “gioco degli specchi”, e, soprattutto, conosceva i giocatori. Sapeva che lo avrebbero ucciso, ma non poté evitare che lo facessero.

 

Il cronista Pino Neri offeso in consiglio comunale, la solidarietà dell’Ordine dei giornalisti

Pubblichiamo la nota di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, sulle offese che Pino Neri, giornalista de Il Mattino e collaboratore de ilmediano.it ha ricevuto nel corso del consiglio comunale a Pomigliano D’Arco

“Piena solidarietà al giornalista Pino Neri, gravemente offeso in aula durante il Consiglio comunale dal sindaco di Pomigliano Raffaele Russo”. Lo dichiara, in una nota, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania. “Nessuna giustificazione nei confronti di un sindaco che, dopo le offese, deve chiedere immediatamente scusa a Pino Neri, giornalista che da anni racconta – aggiunge Lucarelli – con estrema correttezza le vicende di un’area strategica come Pomigliano. Chieda scusa il sindaco per avere offeso un giornalista e un lavoratore”.

Il Premio Internazionale “Ambasciatore del Sorriso” 2019 sarà dedicato al giornalista napoletano “Luigi Necco”

Il prestigioso premio Internazionale “Ambasciatore del Sorriso”, nato grazie all’artista poliedrico Angelo Iannelli, noto con l’appellativo di “Ambasciatore del Sorriso” per il suo impegno nel sociale . Il prestigioso premio internazionale viene dedicato ogni edizione alle personalità che hanno portato lustro alla città di Napoli. L’evento si svolge con grande successo di pubblico e di consensi nel cortile del Maschio Angioino di Napoli , alla presenza di personaggi dell’Arte, della Cultura , del Sociale , della Chiesa, e delle Istituzione . Durante la cerimonia saranno premiati oltre ai vari artisti proveniente da ogni parte del mondo che hanno partecipato alle varie sezioni in gara vale a dire: Poesia, pittura, scultura e fotografria, anche i personaggi che hanno dato lustro e donato un sorriso con la propria arte ai meno fortunati . Visto la valenza della manifestazione e la motivazione è sostenuto moralmente da una carovana di patrocini morali. Tantissimi i personaggi illustri premiati nelle precedenti edizioni . Il Premio è organizzato dall’Associazione Vesuvius in collaborazione con il Comune di Napoli Assessorato Cultura e Turismo , inserito nel cartellone di Estate a Napoli il giorno 22 Settembre nel Cortile del Maschio Angioino a partire dalle ore 18.30 e sarà dedicato al giornalista “Luigi Necco “ giornalista, telecronista sportivo e scrittore italiano, volto storico di novantesimo minuto . Mentre ancora studente in Istituzioni dell’Europa Orientale, oggi Università degli studi di Napoli” L’Orientale” scrive sul Corriere di Napoli successivamente entra alla Rai partenopea , dove legge il giornale radio, poi passa alla televisione. Sono rimasti famosi i suoi collegamenti dallo Stadio San Paolo a fine partita, spesso attorniato da numerosi tifosi partenopei . Raccontò i due scudetti di Maradona, Nel corso delle sue telecronache ha coniato espressioni come “ Milano chiama, Napoli risponde. Nel 1992 ha condotto la trasmissione culturale
Parlato Semplice , nel 1997 ha condotto per qualche mese il programma “
Mi Manda Rai Tre” nel 2005 passa a Canale 5 dove cura le dirette dai campi di calcio per
Buona Domenica. Mentre era in pensione dalla Rai lavorò ancora , conduceva su un’emittente locale Teleoggi , il programma televisivo
L’emigrante . Luigi Necco dopo 90 minuto si dedicò all’archeologia sua passione giovanile dal 1993 al 1997 ideò e condusse una rubrica dal titolo L’occhio del Faraone per la quale ha realizzato e messo in onda 360 documentari. Ha pubblicato diversi libri come: Giallo di Troia , Operazione Teseo , Alla ricerca del Tesoro di Schelieman. Muore all’Ospedale Cardarelli a Napoli il 13 Marzo del 2018 per una grave insufficienza respiratoria. Il Premio Ambasciatore Del Sorriso vuole ricordare un grande napoletano che con passione e amore raccontava Napoli i suoi misteri i suoi misfatti con tutto il suo amore.

Rifiuti speciali smaltiti illegalmente, la Guardia di Finanza sequestra 12 capannoni a Volla

Verdi: “La magistratura vada fino in fondo sulla vicenda, è la dimostrazione che c’è chi continua a fare soldi illegalmente con i rifiuti”.

“Siamo soddisfatti dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza, su segnalazione del giornalista Pino Grazioli, che ha posto sotto sequestro 13 capannoni nel comune di Volla. L’operazione ha avuto inizio questa notte, intorno alle 2,30, quando le Fiamme Gialle sono entrate in un deposito di via Fossa Reale Molino Cozzone, trovando stipati diversi chilogrammi di rifiuti speciali, tra cui pneumatici, oli esausti e rifiuti ospedalieri”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “L’operazione è proseguita con il sequestro delle altre strutture. Sembrerebbe che dietro ci fosse un vero e proprio giro di smaltimento illegale di rifiuti speciali attraverso un sistema di false bolle di trasporto. Il sequestro conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che c’è chi continua a fare soldi illegalmente con i rifiuti speciali. Ai criminali, evidentemente, non è bastato avvelenare le terre e aumentare in maniera esponenziale l’incidenza delle patologie oncologiche sulla popolazione. Il business criminale continua ad essere appetibile e a garantire ingenti guadagni”.

Di seguito il link al video dell’arrivo della Guardia di Finanza (Video di Pino Grazioli):