Ieri pomeriggio, a partire dalle due, un incendio la cui natura resta tutta da accertare ha devastato l’ex SIN del bosco di Calabricito, uno dei 57 Siti italiani di Interesse Nazionale classificati come fortemente contaminati e pericolosi dal ministero dell’Ambiente. Quella di Calabricito è un’enorme discarica abusiva dell’ecomafia sequestrata nel 1995 e recintata con un lunghissimo muro di cemento e filo spinato. Intanto la recinzione da tempo immemore si presenta sfondata in diversi punti. La discarica è stata dissequestrata molto tempo fa per consentirne la bonifica ma dopo il rogo di ieri la polizia municipale, in serata, su disposizione del comandante Domenico De Sena, l’ha di nuovo sequestrata. L’incendio ha sprigionato un’altissima nube che in serata si è posata sulla campagna, un’area agricola fertilissima, intensamente coltivata. C’è molta preoccupazione. La discarica di Calabricito contiene certamente, sulla base delle inchieste condotte in passato e dei conseguenti ritrovamenti, rifiuti solidi urbani, scarti di fonderia ma anche una parte dei 52mila fusti tossici della Montefibre. Sono zeppi di polietilene tereftlato. Decine di migliaia di bidoni stoccati illecitamente all’esterno dell’impianto chimico, accanto a un terreno adibito a pascolo, e poi fatti letteralmente sparire, negli anni Novanta. Fu uno scandalo fatto emergere da Il Mattino nel 1992. Nel frattempo la scomodissima presenza di questa bomba ecologica adira gli ambientalisti, che per tanto tempo ne hanno chiesto, invano, la bonifica. A ogni modo sulla base della declassificazione dei siti SIN, avvenuta anni or sono, non è più il Governo ma il Comune o, in caso di sua inadempienza, la Regione Campania a doversi incaricare del risanamento. Situazione da allarme rosso. Tanto per fare un esempio della pericolosità di questa discarica, tra gli ex SIN italiani insieme a quello di Calabricito figurano l’area Italsider di Bagnoli, il bacino del fiume Sarno e l’Ilva di Taranto. Tutte zone che attendono da troppo tempo il risanamento. Rabbia che si aggiunge a rabbia. Ieri gli ambientalisti subito accorsi sul posto, nella zona settentrionale del territorio di Acerra, al confine con i comuni casertani di Maddaloni e San Felice a Cancello, hanno denunciato che < i vigili del fuoco sarebbero giunti con grave ritardo > e che < questo è l’ennesimo incendio nella discarica >. Ce ne furono altri, anni fa. < I vigili del fuoco sono arrivati con l’autobotte – racconta Vincenzo Petrella, dei Volontari Anti Roghi di Acerra – ma gli abbiamo fatto notare che l’acqua non serve perché i rifiuti che si sono incendiati sotto le erbacce continuano a bruciare sprigionando fumarole. Ci vuole il terreno per tentare di spegnere questo disastro >. Sul posto anche Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista locale. < Nel 2016 – fa notare – abbiamo denunciato in Procura le omissioni istituzionali e la permanenza di questo mostro in mezzo ai campi coltivati, agli scavi archeologici di Suessola e alle sorgenti del Riullo >.





