Ho fatto 13…e offro il caffè a tutti!!!

Clamorosa vincita al Blusky. Il titolare: “Non riesco a crederci!!!

Ogni tanto una buona notizia! Una straordinaria vittoria per Mariano, alias “Mr. Funghetto” , protagonista di un successo inaspettato anche ai suoi occhi, caratterizzato anche dal recente cambio del nome, da Blusky al suo nuovo format “Funghetto Store Caffé & Bistrot”, con tante novità e nuovi prodotti esclusivi già apprezzati dagli abituali frequentatori dello storico locale di Somma Vesuviana.

 

Per aver raggiunto il traguardo, “Mr Funghetto” ha deciso di condividere questo suo successo con tutti coloro che hanno contribuito a questa vittoria. “Sono felicissimo e offro il caffè a tutti, ma non chiedetemi soldi” esordisce così, con la sua vena ironica, Mariano che racconta così un’avventura che dura da oltre un decennio: ” Tredici anni in cui abbiamo profuso sorrisi, nuove amicizie, festeggiato compleanni, creato eventi e condiviso la gioia e le emozioni dei clienti ormai amici, tra un caffè, un aperitivo, un dolce speciale. Tredici anni in cui l’unica aspettativa è stata “fare la differenza” offrendo sempre nuove proposte dolciarie con un occhio alla tradizione. La differenza che ha raggiunto il suo apice con la nascita de ‘Il Funghetto’, una geniale intuizione che ha rivoluzionato il concetto stesso di dolce.” https://www.ilmediano.com/somma-vesuviana-scoperto-spaccio-di-funghetti-al-blu-sky/

Questo Novembre non vi resta che passare al Blu Sky “Funghetto store” a prendere un caffè pagato, per festeggiare insieme a Mariano e Mr. Funghetto i 13 anni trascorsi insieme e per i prossimi che verranno, all’insegna dell’innovazione Food & beverage con tutte le novità che potete trovare già da oggi in Via Pomintella 1 a Somma Vesuviana

(PUBBLIREDAZIONALE)

Madonna dell’Arco, festa grande alla residenza anziani per i 100 anni di Agnese Aprea

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Ieri è stata festa grande alla residenza sanitaria per anziani di Madonna dell’Arco dove la signora Agnese Aprea ha festeggiato il secolo di vita. Cento anni festeggiati tra i suoi affetti, con i nipoti, alcuni altri familiari, gli altri ospiti della residenza ma a renderle omaggio sono arrivati anche il rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano, il direttore sanitario del distretto 51 Asl, Pasquale Annunziata e due sindaci, quello di Massa di Somma dove Agnese ha vissuto molto tempo, Gioacchino Madonna, e quello di Sant’Anastasia dove ora risiede, Lello Abete, accompagnato dall’assessore Claudia Ardolino.

Nata il 17 novembre 1919, Agnese è originaria del quartiere napoletano di Ponticelli. Seconda di dieci figli, i suoi genitori erano contadini, possedevano un appezzamento di terra e una stalla con le mucche. Lì Agnese ha imparato fin da piccola a coltivare la terra e mungere il latte, a far crescere grano e verdure che poi si rivendono. Ha lavorato da bracciante agricola ma poi ha saputo sfruttare gli insegnamenti della nonna e della mamma apprendendo l’arte del ricamo e del cucito. È lei a cucire gli abiti per sé e per i familiari e continua anche quando, a 30 anni, si sposa con un bracciante agricolo come lei e diviene mamma di due figli. Da Ponticelli la famiglia si sposta a Massa di Somma. Da qualche tempo Agnese vive nella residenza sanitaria per anziani gestita dall’ente religioso convento Madonna dell’Arco e continua a cucire, a ricamare, a far la maglia, a regalare sorrisi. È stata felice quando i nipoti le hanno letto la lettera preparata per il suo centesimo compleanno, rammentandole che ciascuno di loro ha sempre portato addosso un capo o un indumento, una sciarpa o un maglione realizzato da lei, la loro nonna, ed ha sorriso quando le hanno ricordato i suoi manicaretti in cucina, la sua presenza costante, i suoi insegnamenti. «Ringrazio tutti per questa festa bellissima e inaspettata – ha detto Agnese – nella mia vita non ho avuto case, palazzi o denaro ma sono stata e sono felice perché ho dato e ricevuto amore ed affetto».

 

 

VingustandoItalia, Il Vino come elemento sacrale: la sua storia, il suo valore

Come se il frutto proibito del Paradiso terrestre fosse la succulenta Uva e non l’anonima Mela…

Il vino, questa bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle uve,  è uno degli “alimenti” più comuni sulle tavole imbandite di tutto il mondo. Le origini del vino sono talmente antiche da affondare nella leggenda. Alcune di esse fanno risalire l’origine della vite sino ad Adamo ed Eva, affermando che il frutto proibito del Paradiso terrestre fosse la succulenta Uva e non l’anonima Mela. Altre raccontano di Noè che avendo inventato il Vino pensò bene di salvare la Vite dal diluvio universale riservandole un posto sicuro nella sua Arca. Sicuramente la coltura della vite e la pratica della vinificazione erano note in Mesopotamia e da qui si compì la prima rivoluzione dell’umanità, con l’abbandono del nomadismo da parte di qualche comunità e la conseguente nascita dell’agricoltura. Alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C. descrivono già vari tipi di vino. Nell’antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l’annata e il produttore. Dall’Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi dedicarono al vino una divinità: Dionisio, Dio della convivialità. Contemporaneamente, nel cuore del mediterraneo, la vite iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l’ Europa . Presso gli antichi Romani la vinificazione assunse notevole importanza solo dopo la conquista della Grecia, dove Bacco era inserito nel novero degli Dei. Dal canto suo il vino ha contribuito alla nascita dell’impero romano: i Romani infatti erano a conoscenza delle proprietà battericida del vino e come consuetudine lo portavano nelle loro campagne come bevanda dei legionari. Il vino è una bevanda antichissima, forse nata per un caso, che solo con il passare del tempo è stato affinato per mezzo di tecniche di vinificazione sempre migliori. E’ un prodotto dell’uomo e della natura, quest’ultima da sola produrrebbe solo aceto! Non viene usato solo come bevanda, ma in numerose preparazioni culinarie, alle quali dona profumi e sapori deliziosi. Tra i numerosissimi componenti del vino ve ne sono alcuni minori che sono responsabili delle funzioni positive che un buon bicchiere di vino può svolgere nel nostro organismo.  Moderate quantità svolgono una funzione di stimolazione ed attivazione della digestione, contrastano l’insorgenza di calcoli biliari, stimolano la diuresi; il potassio presente nel vino tonifica e stimola i muscoli, migliora la circolazione, il colesterolo “cattivo” viene portato al degrado favorendo la produzione del cosiddetto colesterolo “buono”. Infine l’alcol etilico fluidifica il sangue, aiuta a prevenire l’insorgenza di malattie cardiovascolari, stimola le difese immunitarie e l’invecchiamento cellulare perché alcune sostanze antiossidanti (soprattutto nei vini rossi) combattono i radicali liberi, l’alcool etilico in piccole quantità può fungere da parziale antidepressivo . Vista così sembrerebbe una bevanda miracolosa, ma fate attenzione alle quantità, perché bere quantità eccessive di alcool provoca seri danni all’organismo ed in particolare al fegato. Il vino è una bevanda meravigliosa e possiamo affermare che ha svolto un ruolo culturale, tradizionale e, molto spesso, rituale nelle società dove era prodotto e si continua a produrre. Ma il vino è anche innegabilmente una bevanda popolare, indispensabile supporto della vita delle campagne e delle aree dedite all’agricoltura, in quei luoghi dove da sempre lo si è prodotto e che spesso rappresentava molto più di una semplice bevanda, elevato addirittura a ruolo di “alimento”. Oggi l’immagine del vino è cambiata radicalmente, probabilmente non ha mai ricevuto così tante attenzioni in tutta la sua storia come in questi tempi. Si parla di vino ovunque, fra amici, nei giornali, in televisione, alla radio, nella pubblicità: il vino è ovunque. Non solo se ne parla: se ne fa un argomento elitario, uno di quegli argomenti che conferiscono alle persone una dignità più “intelligente” e “raffinata”. Probabilmente di vino se n’è parlato anche a sproposito. La ragione di così tanto interesse è certamente legata a fattori culturali e tradizionali, perfino di passione, ma è innegabile che uno dei fattori principali responsabili di tanto interesse sia quello economico. Inutile girarci intorno: nel mondo del vino ci sono interessi economici colossali. Il vino, nella sua innegabile complessità, ha come qualità principale la semplicità dell’immediatezza che non ha nessuna pretesa se non quella di regalare un’emozione o di soddisfare una necessità, a seconda dei punti di vista e di ciò che si cerca in un vino.  Che cos’è quindi il vino? Una bevanda che affonda le sue radici nella tradizione e nella cultura, semplice e immediata, oppure una bevanda complicata e complessa? Il vino è certamente una bevanda complessa, ma nella sua complessità può anche essere estremamente semplice: dipende da cosa si cerca in un calice di vino. Una cosa è comunque certa non bisogna fare del vino una bevanda incomprensibile, né bisogna renderlo svilito o banalizzato. Il vino è un patrimonio culturale e tradizionale dei luoghi dove da sempre è presente nella vita della gente e, come tale, deve essere patrimonio di tutti, non di pochi. Perché il vino è cultura, perché il vino è semplicemente VINO. E ricordate che “Una donna e un bicchiere di vino soddisfano ogni bisogno,chi non beve e non bacia è peggio che morto.”  – Johann Wolfgang von Goethe.

L’ora del caffè è arrivata! [EPISODIO 1]

Si è conclusa questo sabato la decima edizione del Festival CortiSonanti a Napoli. Tra gli ospiti Luisa Ranieri, Cristina Donadio, Christiane Filangieri e Giuseppe Zeno – i quali, durante la rassegna, sono stati premiati come migliori attori – oltre, naturalmente, ai candidati per il miglior cortometraggio internazionale ovvero Jonathan Lago con Burqua City e Roberto Gutierrez con Lucy. 

Sara Borrelli e Zoriana Krutyi, della Sol Et Astra Pic. al festival CortiSonanti.

Durante la rassegna, la nostra Sara Borrelli, autrice di Coffee Time da ieri e per le prossime 5 domeniche su Youtube -, ha avuto il privilegio di essere ospite dell’evento e di portare al festival questo prodotto accompagnata da parte del cast.

Con la proiezione del primo episodio seguito da un breve speech, la regista ha introdotto gli ospiti del festival a questo progetto che ha dato modo a giovani attori di sperimentare l’arte del cinema.

Francesca Luna Barone (Erica) e Sara Borrelli alla serata conclusiva di CortiSonanti.

 

 

Diffondendo curiosità tra i presenti, la serie, fin dalle prime battute, si è mostrata come un prodotto semplice e diretto, spinto da una giusta dose di professionalità mettendo in luce le sue due caratteristiche principali: il caffè e la volontà dei ragazzi.

E voi? Avete già visto il primo episodio? Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti.

Guida responsabile, a Ottaviano esperti e associazioni incontrano gli studenti

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Un confronto con gli studenti per discutere del rispetto delle norme del Codice della Strada e degli effetti di alcool e sostanze stupefacenti sulla guida. Ad organizzarla è l’amministrazione comunale di Ottaviano diretta dal sindaco Luca Capasso ed in particolare l’assessore all’istruzione Virginia Nappo, che ha coinvolto i due istituti superiori del territorio, l’Isis “De’ Medici” e l’Isis “Armando Diaz”. Una delegazione degli studenti delle due scuole parteciperà ad un incontro che si terrà mercoledì 20 novembre, a partire dalle 10. Interverranno Antonio D’Ambrosio, funzionario della polizia stradale e presidente dell’Ets “Etesia”, la criminologa Odile Mannini e Annarita Scaraglia, presidente della cooperativa sociale “A.m.a.” L’incontro avrà luogo nell’aula magna dell’Isis “De’ Medici”, in via Zabatta: l’istituto ha partecipato attivamente all’allestimento dell’evento.​

Con loro gli studenti discuteranno dell’importanza di una guida responsabile. L’incontro nasce, infatti, per celebrare al meglio la Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada, che cade il 17 novembre.

“Riteniamo sempre importante il dialogo tra le istituzioni ed in particolare tra l’amministrazione comunale e il mondo della scuola. In questa ottica, l’incontro del 20 novembre rappresenta uno dei tanti tasselli del mosaico culturale e sociale che componiamo, quotidianamente, a Ottaviano”, spiega l’assessore Virginia Nappo.

Bliz dei Nas a Melito, 43 operai in nero segregati in un locale angusto e privo di servizi igienici

“Ho sbagliato”: sono le uniche parole che un imprenditore di Melito di Napoli è riuscito a dire quando i Carabinieri del Nas lo hanno arrestato con l’accusa di sfruttamento del lavoro, sequestro di persona e intermediazione illecita. L’uomo, per aggirare i controlli, durante l’ispezione ha tenuto 43 operai “in nero”, tutti italiani, tra i quali una donna incinta e due minorenni segregati per ben sei ore in un locale angusto, privo di servizi igienici e finestre, che si celava dietro una sorta di porta blindata.
La visita dei militari, iniziata per verifiche sulla mensa (che non aveva), ha consentito di scoprirne al lavoro altri 14, tra i 35 presenti che, verosimilmente, l’imprenditore non ha fatto in tempo a nascondere. I carabinieri del Nas, della Compagnia di Marano e dei nuclei ispettorato del lavoro ed elicotteri di Pontecagnano, gli hanno sequestrato il laboratorio dove lavorava pellami per note griffe di moda, contenente attrezzature per circa 2,5 milioni di euro e comminato sanzioni per 600mila euro. L’arresto, ai domiciliari, è stato chiesto dalla Procura di Napoli Nord e convalidato dal gip.

“ Zuppa di cozze e vongole”: quando Lello Lupoli ci recitò i suoi versi sull’aglio che “sfummechéa” e poi “s’arraggia”…..

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Anni’80 a Ottaviano il Premio di poesia napoletana “Salvatore Di Giacomo” ideato da Francesco D’Ascoli, i giurati Caravaglios,  Ermanno Corsi, Nicola De Blasi, Lello Lupoli, le dotte discussioni sulla “napoletanità” di parole, metafore, immagini. Il significato metaforico di “cozza” e “vongola”. L’arte di Lupoli trasforma l’aglio in un vivo personaggio.  L’idea di  D’Ascoli e di Lupoli di un dizionario che raccolga le parole capaci di definire e di “rappresentare” con immediatezza sapori, odori, colori di “piatti” e di singoli ingredienti.

 

Ingredienti:1kg di cozze; 800gr di vongole veraci; 200gr di cipolla bianca; 1 spicchio d’aglio; 1kg di pomodori pelati; 1/2 bicchiere d’olio;  1/2 bicchiere di vino bianco; 2 cucchiai di prezzemolo tritato;sale e pepe q.b; fette di pane casereccio; 1 peperoncino tritato (a piacere). Strofinare le cozze con una spazzola sotto l’acqua corrente, e immergere le vongole in una soluzione d’acqua e sale per mezzora. Sciacquare i molluschi e lasciare aprire le loro valve, mettendoli in una pentola su fuoco moderato.
In un ampio tegame versare l’olio e farlo scaldare, quindi aggiungere l’aglio, e non appena sarà imbiondito, toglierlo per far rosolare dolcemente la cipolla. Versare il vino e quando sarà evaporato, unire i pomodori, senza liquido di conserva, e dopo alcuni minuti aggiungere i molluschi privati in gran parte dai loro gusci, salare leggermente, pepare e far restringere il sugo, continuando la cottura fino a quando il sugo non si sarà addensato. Cospargere con prezzemolo tritato e peperoncino. Servire con crostini di pane tostato ( La ricetta è pubblicata da www. frescopesce magazine
).

 

Nei primi anni ’80, per liberare il nome della città di Ottaviano almeno da una parte del corredo di epiteti poco gloriosi che venivano sciorinati quasi ogni giorno dalla TV e dalla stampa, Francesco D’Ascoli suggerì al sindaco avv. Antonio Iervolino di istituire un premio di poesia in lingua napoletana intitolato a Salvatore Di Giacomo. E Premio fu, in molte edizioni: grande fu il numero dei poeti che concorsero alle varie edizioni, e tutti di gran nome i “giudici”: Vittorio Caravaglios, Ermanno Corsi, Aurelio Fierro, che aveva scritto una notevole grammatica della lingua napoletana, Renato De Falco, e nelle ultime edizioni, il prof. Nicola De Blasi, allora giovane assistente universitario, oggi professore ordinario di storia della lingua italiana alla Federico II. In tutte le edizioni fu presente Lello Lupoli, giornalista, poeta, e, diceva D’Ascoli, “genio di Napoli”. Ebbi la fortuna di far parte della giuria in quasi tutte le edizioni: e mi toccò il privilegio di assistere alle dotte discussioni che i giurati, quei giurati, intrecciavano, durante la valutazione delle poesie in concorso, sulle rime, sulla scansione in sillabe delle parole napoletane, sui modelli a cui i concorrenti si erano ispirati, talvolta troppo fedelmente, e soprattutto- erano le dispute più accese – sulla “napoletanità” di parole usate dai poeti e sulla correttezza e sull’origine dei giochi metaforici. E così imparai che l’uso della parola “cozza” per indicare la donna brutta è importato a Napoli dalla Spagna, ed ebbi la conferma di quello che già sapevo, e cioè che “vongola” è anche la bugia, ma la bugia grossa, quella di cui si potrebbe dire “all’anema d’’a palla”: perché le vongole all’esterno sono tutte uguali, ma quando le apri, spesso scopri che sono vuote, senza “frutto”. “Vongole” sono le notizie false. Imparai che anche a Napoli la “vongola” può essere, per affinità di forma, l’organo sessuale femminile “la piccola vongola rosata”, – come scrive Dacia Maraini- e, dunque, per connessione metaforica, la parolaccia licenziosa, volgare: “dalla bocca gli uscirono certe vongole”.

In queste discussioni Lello Lupoli dispiegava la sua straordinaria conoscenza della lingua e della letteratura napoletana, e una raffinata sensibilità per i valori della poesia e dell’arte (ricordo una sua profonda riflessione sui quadri di Crisconio e di Bresciani): mi colpì la sapienza con cui esercitava la sua ironia concentrandone la “punta”, improvvisa e spiazzante, nel passaggio più serio dei suoi discorsi: l’ “aprosdoketon”, l’” inatteso” di Marziale: e degli epigrammi di Marziale Lupoli si rivelò uno studioso appassionato e originale. La giuria si riuniva in una sala dell’Istituto Alberghiero, e fin dalla prima edizione, alla fine dei lavori, i giurati furono ospiti del Preside Vittorio Capotorto in una cena preparata dagli straordinari “chef” che insegnavano la loro arte ai fortunati studenti dell’Istituto. Una sera la cena si aprì con una zuppa di cozze e di vongole: quando tutti i piatti furono vuoti, e mentre, in attesa del primo piatto, cercavamo di assaporare lentamente “la memoria” di quella zuppa, Lello Lupoli si alzò e ci recitò la prima strofa di una sua poesia, “’O suté”, che era stata pubblicata in “ Frijenno Magnanno”, in quella edizione del1977, che Luciano De Crescenzo ornò con una sfavillante prefazione.

”LL’aglio – schiattato- appena ca zuffrèa / cammina dint’’a ll’ uoglio d’’o tiano, / po’ ‘a nu mumento a n’ato sfummechèa, / se fa scuro e s’arraggia chianu chiano”.

“Zuffrèa”: soffriggere richiama il soffrire: l’aglio diventa vivo personaggio, cammina, si fa scuro, “s’arraggia”, intraducibile parola napoletana che vuol dire, contemporaneamente, “si arrabbia”, “si tinge di colori cupi e intensi”, “ha sete di sugo”. Una idea folgorante che diventa compiuta immagine grazie a una geniale sensibilità linguistica. Francesco d’Ascoli e Lello Lupoli dicevano che manca alla lingua italiana e a quella napoletana un dizionario di parole che, attraverso il gioco della metafora e della suggestione fonosimbolica – il ragù di Eduardo che “pippèa” – rappresentino con immediatezza il sapore, l’odore, il colore di ogni “piatto”, di ogni ingrediente. Per esempio, come definireste, con una sola parola, il profumo del basilico? O il sapore di una parmigiana di melanzane?

Perché il “mediano.it” non bandisce, su questo tema, un premio letterario?

 

Madonna dell’Arco, stasera sarà ancora sagra della castagna

Ieri è tornata la ormai tradizionale Festa della Castagna con la quale la comunità parrocchiale di Madonna dell’Arco celebra il frutto simbolo dell’autunno.

L’appuntamento è ancora questa sera, domenica 17 novembre, nel cortile della parrocchia dove si potranno gustare i tradizionali «cuoppi» di caldarroste, le  castagne lesse, prodotti dolciari a base di castagne e molte altre leccornie.

L’organizzazione è curata dalla comunità parrocchiale di Madonna dell’Arco che destina poi i proventi alle casse della Charitas parrocchiale, meta di quanti ogni giorno, senza un lavoro, fanno fatica a portare avanti la propria famiglia.

 

 

A Pollena Trocchia nasce l’associazione “Insieme per il futuro”

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Promuovere, sviluppare, diffondere e valorizzare la partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale e culturale del proprio territorio. Si ispira a questo principio “Insieme per il futuro”, associazione costituita nelle scorse ore a Pollena Trocchia. «I luoghi e le occasioni di confronto e di approfondimento, gli spazi di aggregazione in cui promuovere idee, elaborare proposte, fare cultura, sviluppare progetti ormai sono sempre più ristretti. Anche le tecnologie, il cui valore è indiscutibile, anziché rafforzare e supportare i rapporti concreti e personali finiscono spesso per chiudere ancor più ciascuno di noi nel mondo virtuale. Per superare queste che, a ragion veduta, ci appaiono delle criticità, con “Insieme per il futuro” abbiamo voluto dar vita ad uno strumento di partecipazione che vuole contribuire in maniera incisiva allo sviluppo del territorio, alla conoscenza e alla valorizzazione delle sue eccellenze e contestualmente affermare il grande valore dell’associazionismo. L’associazione intende essere un contenitore da riempire con idee e proposte, fermi restando i valori di riferimento che animano il nostro agire, che sono quelli nei quali tradizionalmente si riconosce il centrodestra» hanno detto i soci fondatori di “Insieme per il futuro”: Lucia Andolfi, Salvatore Auriemma, Antonella Borrelli, Pasquale Busiello, Arturo Cianniello, Alessia Esposito, Vincenzo Filosa, Ilaria Intemerato, Francesco Pinto e Margherita Romano. «L’associazione servirà anche a coordinare la nostra attività politica, che oggi, come prima e più di prima, è volta a fornire stimoli e contributi concreti. Guarderà al territorio, senza rinunciare a farsi portatrice di istanze e proposte anche a livello regionale, tenuto conto delle sfide e delle scadenze che si appresta a vivere la nostra Campania» hanno proseguito i promotori del progetto politico, sociale e culturale che punta fin da subito a operare e crescere. Entro la fine dell’anno è infatti prevista la prima manifestazione promossa dall’associazione e il contemporaneo avvio della campagna di adesioni.

“Accoglienza e corridoi umanitari. Necessità di una solidarietà europea”, il convegno a Nola

Oggi 16 Novembre, alle 17, presso il Palazzo Vescovile di Nola, Marta Bernardini (Federazione Chiese Evangeliche) e Francesco Dandolo (Comunità di Sant’Egidio) interverranno sul tema Accoglienza e corridoi umanitari. Necessità di una solidarietà europea. L’incontro è la seconda tappa del ciclo “La lettura e la solidarietà”, curato dal poeta e critico Carlangelo Mauro e promosso dall’Ufficio Scuola della Diocesi di Nola e dalla parrocchia San Paolo Eremita e SS. Epifania di San Paolo Bel Sito.

Seconda imperdibile tappa per il ciclo di incontri “La lettura e la solidarietà”, curato dal poeta e critico Carlangelo Mauro e promosso dall’Ufficio Scuola della Diocesi di Nola e dalla parrocchia San Paolo Eremita e SS. Epifania di San Paolo Bel Sito. 

Alle 17, presso il Palazzo Vescovile di Nola, Marta Bernardini (Federazione Chiese Evangeliche) e Francesco Dandolo (Comunità di Sant’Egidio) interverranno sul tema Accoglienza e corridoi umanitari. Necessità di una solidarietà europea. Il pomeriggio sarà aperto dai saluti di Giovanni Napolitano (Chiese valdesi metodiste e libere) – curatore, con Mauro, di quest’incontro -, del vicario generale della Diocesi, don Pasquale Capasso, del direttore dell’Ufficio Scuola diocesano, don Virgilio Marone, del sindaco di Nola, Gaetano Minieri.

Con quest’incontro la realtà dell’accoglienza di chi fugge da situazioni disumane entra direttamente nel ciclo dedicato al rapporto tra letteratura e solidarietà, attraverso la voce di chi è in prima linea per tendere una mano a chi cerca salvezza.  

Questi i prossimi appuntamenti in calendario: a marzo, Ricordando i treni della solidarietà. Incontro con Viola Ardone, Il treno dei bambini (Einaudi); ad aprile, L’emigrazione dall’Africa in Italia: incontro con Carmine Abate, autore de Le rughe del sorriso (Mondadori); a settembre Dio del silenzio: apri la solitudine. Incontro con Alessandro Quasimodo sul volume Tutte le poesie di Salvatore Quasimodo (Mondadori); ad ottobre I care: ricordando Don Milani. Incontro con Bruno Becchi (Lassù a Barbiana ieri e oggi, Polistampa) e gli allievi della scuola di Barbiana (Lettera a una professoressa, LEF).