Pianificazione di emergenza intercomunale: in arrivo circa 300 mila euro per 11 Comuni

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Pianificazione di emergenza intercomunale: con decreto dirigenziale n. 152 del 4 novembre 2019 la Regione Campania ha approvato lo schema di convenzione per i soggetti ammessi a finanziamento sulla base della graduatoria pubblicata lo scorso 27 maggio. Nell’area nolana in arrivo risorse per circa 300 mila euro. Nei prossimi giorni la firma della convenzione con la Regione Campania da parte dei sindaci di Nola e Marigliano, comuni capofila di progetti che interessano anche Cicciano, Comiziano, Tufino, Casamarciano, San Paolo Bel Sito, Saviano, Mariglianella, San Vitaliano e Scisciano.

I due progetti di Piano sono stati redatti dall’Agenzia di sviluppo dei Comuni dell’area nolana e riguardano la gestione territoriale dei rischi naturali. L’ottica è dunque completamente nuova rispetto ai canoni tradizionali perché prende in considerazione confini ben più ampi di quelli del singolo Comune.  Un progetto riguarda, infatti,  l’area che con Nola capofila comprende Cicciano, Comiziano, Tufino, Casamarciano, San Paolo Bel Sito, Saviano, mentre l’altro, dove ad essere capofila è Marigliano, raggruppa i Comuni di Mariglianella, San Vitaliano e Scisciano. I due interventi riceveranno l’uno 179mila 744,43 euro, l’altro 118mila 846,30 euro.

Nella graduatoria dei 134 beneficiari, le due proposte presentate dall’Agenzia sono tra le prime 20 con quella che vede Nola come comune capofila al secondo posto subito dopo Napoli.

Le risorse stanziate dalla Regione sono state cofinanziate dal POC 2014 – 2020.

Con l’approvazione delle 2 proposte presentate dall’Agenzia per 11 dei nostri Comuni rafforziamo l’impegno prioritario della salvaguardia della sicurezza dei nostri cittadini. Il finanziamento da parte della Regione rappresenta una conferma  – spiega il sindaco di Marigliano Antonio Carpino, presidente del Tavolo dei Comuni dell’Agenzia – della capacità di progettazione dei nostri tecnici sempre impegnati per assicurare soluzioni efficaci ed utili per preservare il nostro territorio ed suoi abitanti”.

Le criticità registrate sotto l’aspetto dei rischi naturali sono – sottolinea il sindaco di Nola, Gaetano Minieri – trasversali ai singoli Comuni, a cominciare dalla presenza degli alvei che attraversano i nostri territori. Poter gestire le emergenze in maniera comprensoriale rappresenta quindi il modo migliore per razionalizzare ed ottimizzare gli interventi a tutela delle nostre comunità“.

È da tempo – aggiunge Vincenzo Caprio, amministratore unico dell’Agenzia – che riflettiamo con i sindaci sulla necessità di intendere la tutela dell’incolumità dei cittadini in una logica complessiva.  Quella messa in campo rappresenta dunque un’iniziativa che grazie alla lungimiranza dei primi cittadini  sarà destinata a diventare un modello nella gestione dell’emergenza“.

“La giustizia lenta diventa ingiusta”: il dramma dei proprietari delle case abbattute a Terzigno

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La storia delle case abusive di Terzigno è assai diversa dalle altre storie di abusivismo e di abbattimenti nella provincia di Napoli. Atti notarili, tasse comunali pagate regolarmente, mutui contratti con le banche, e poi la scoperta che le case erano abusive: i proprietari parlano apertamente di truffa.  Lo Stato ora deve stabilire se truffa c’è stata, e chi sono i colpevoli. La lentezza della giustizia è un problema di importanza capitale(F.Caringella), perché essa contribuisce a “sgretolare il tessuto sociale”, come dimostrano le drammatiche immagini delle famiglie di Terzigno disperate per la demolizione delle case.

 

Non ci permettiamo di discutere il merito della legge, ma non possiamo trascurare il fatto che i rappresentanti delle istituzioni non hanno ancora risposto, pubblicamente, alle dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa dai proprietari delle case abbattute a Terzigno, perché giudicate, in tutti i gradi di giudizio, abusive. I proprietari hanno dichiarato di aver acquistato quelle case oltre dieci anni fa, di aver firmato atti d’acquisto stilati e convalidati da studi notarili, di aver contratto mutui con banche – e si sa che le banche quando concedono un mutuo, soprattutto per l’acquisto di case, adottano tutte le precauzioni-, di aver pagato regolarmente le tasse comunali. Sei anni fa alcuni proprietari hanno scoperto che le case acquistate erano abusive: sarebbe una storia comica, se non fosse un dramma. I proprietari dichiarano apertamente di essere stati truffati, e fanno i nomi dei costruttori, e della società immobiliare che ha gestito l’affare: tutti ci auguriamo che la magistratura abbia aperto l’inchiesta sulle accuse e sui nomi fatti dai proprietari che si dicono truffati. Avremmo tutti preferito che le indagini sulla truffa – se truffa ci fu-, sui truffatori e sui truffati venissero avviate, e possibilmente concluse, prima che si procedesse all’abbattimento delle case. La durezza della legge trova una giustificazione nella verità e nell’equilibrio dei piatti nella bilancia della giustizia.

E invece l’attenzione e la percezione di tutti, dei Vesuviani in particolare, in questi giorni sono catturate dalle immagini di uomini e donne saliti sui tetti, per tentare di impedire ciò che lo Stato ha dichiarato di non poter impedire, di poliziotti e di carabinieri inviati dalle autorità a far rispettare la legge – questo lato della legge –, da madri che si stringono ai figli, da padri che piangono a singhiozzi, da anziani che dicono, parlando a fatica, di non sapere dove passeranno la notte – “nell’auto no, non ce la faremmo”-, di cittadini che chiedono l’intervento delle istituzioni, che ripetono, con un’ amarezza assoluta, che dovranno per anni pagare le rate del mutuo per una casa che non esiste più. “La sincerità si legge nei loro occhi” ha detto il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, che nulla ha potuto fare per impedire, o almeno per rinviare, l’esecuzione del provvedimento di abbattimento. Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, e quello di Ercolano, Ciro Buonaiuto hanno espresso ai proprietari delle case i sensi della loro solidarietà. Ma a coloro che vedono demolite, con le case, le certezze del presente e del futuro, il presente delle famiglie e il domani dei figli, non servono le parole di solidarietà e le “pacche sulle spalle”: su di loro incombe, tra l’altro, il timore che siano costretti a pagare, in parte o per intero, il costo degli abbattimenti. E dunque bisogna capire il senso pieno della loro disperazione. Avrebbero voluto fatti e non parole: e ora si sentono autorizzati a pensare e a dire che lo Stato, quando c’è, è debole con i forti, e forte con i deboli, e che in Italia non c’è giustizia.

La chiave di tutto sta proprio in quella proposizione che viene ripetuta da tutti in modo ossessivo: “le case le comprammo più di dieci anni fa”, e dunque erano state costruite da tempo: un intero quartiere non si costruisce in segreto, e in pochi giorni. E poi le carte erano in regola. Questa tragedia è il frutto, un altro velenoso frutto, della lentezza della giustizia italiana.  Francesco Caringella, Consigliere di Stato dal 1998, in un suo libro cita una frase di Giovanni Valentini, che è stato anche direttore dell’“Espresso”: “ La lentezza della giustizia italiana è uno dei principali fattori che scoraggiano gli investitori e sgretolano il tessuto sociale”. Sul “Corriere del Mezzogiorno” del 12 novembre un giornalista ha scritto che a Terzigno “è andato in scena il copione che si ripete ogni volta che la Procura o il Tribunale inviano le ruspe a demolire gli immobili abusivi per i quali sia stata emessa una sentenza penale di condanna passata in giudicato.”. A me pare, invece, che a Terzigno sia accaduto qualcosa di particolare, di unico: un qualcosa che deve sollecitare in tutti noi una riflessione libera e profonda. Il giornalista ricorda che le case abusive di Terzigno si trovano “in piena zona rossa per il rischio vulcanico e nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio”.

Proprio a Terzigno, proprio nel “cuore” del Parco Nazionale del Vesuvio, lo Stato aprì, usando anche la forza per bloccare le proteste dei cittadini, una vasta discarica, Cava Sari. La storia non dovrebbe fare salti….

(FONTE FOTO: 2ANews)

 

“Le vie del gusto” approdano a Ottaviano, alla pizzeria di Gegé Gourmet, “poeta” della pizza classica e della pizza romantica….

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Gennaro Pizzano sa “creare” nel rispetto della tradizione, perché sa che possono cambiare le tecniche e gli strumenti dell’arte dell’alimentazione, ma il “gioco” dei sapori e degli odori è sempre lo stesso. La pizza e i maccheroni  nell’”immaginario” di scrittori e di pittori.  Gli intellettuali  della Napoli della “Belle ‘Epoque, il Gambrinus e le pizzerie dei Quartieri Spagnoli. La pizza nel ruoto dei panettieri vesuviani.

 

Gennaro Pizzano, il Maestro gourmet della Pizzeria Gegè, è un filologo della pizza: usa farine di pregio macinate a pietra, germe di grano tostato, impasto a lunga lievitazione, pomodori, mozzarelle, salame piccante e olive nere selezionati con la sapienza di chi conosce l’intero registro dei sapori, e ha stabilito con luminosa chiarezza qual è l’obiettivo della sua arte. Gennaro Pizzano interpreta quest’arte anche nella prospettiva del “gioco”, come i grandi pizzaioli napoletani della “Belle Epoque”, come quel Raffaele Esposito che, secondo la vulgata, ebbe nel 1889 la geniale idea di mettere sulla pizza, accanto alla “pummarola”, fette di mozzarella, e dedicò la sua invenzione alla Regina Margherita di Savoia.

Gegé ha dedicato una sua creazione, una pizza “diabolica”, alla nostra Sonia Sodano, giornalista sfavillante. Ma di questa pizza “Sonia” parleremo, e non brevemente, dopo averla gustata. La pizza merita una “serata” delle “Vie del gusto”, anche per ricordare che la pizza è Napoli, non meno dei maccheroni. Ma mentre i maccheroni da sempre sono simbolo di Napoli, di tutta Napoli, in orizzontale e in verticale, la pizza ha svolto, per troppo tempo, nella letteratura e nelle arti figurative il ruolo di chi sta in panchina. In “Miseria e Nobiltà” Totò manda Peppiniello a comprare la pizza, ma sono gli spaghetti i protagonisti della mirabile scena in cui lo scrivano affamato affonda le mani nella zuppiera e porta in bocca un fascio di maccheroni, col gesto dei “lazzari” eternato dalle stampe dell’Ottocento. Anche Viviani, che dedicò splendide poesie ai “mestieri di strada” napoletani, non sembra che sia stato particolarmente ispirato dalla figura del “pizzaiuolo” ambulante, che sta girando da cinque ore per le strade della città, ma non ha venduto nemmeno una pizza: e quando lancia il suo richiamo, “neh, ca io me ne vaco?”, da una casa gli rispondono: E vattenne! Stai’ ancora ccà?”. Viviani torna ad essere Viviani nel commento del “pizzaiuolo”: “quant’ è bello chi ha già magnato, ca nun crede a chi ha da magnà’”.

Questo strano destino della pizza Matilde Serao se lo spiegò col fatto che “la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo, e di cui è formata la colazione o il pranzo di moltissima parte del popolo napoletano”. Anche di notte, racconta la Serao, i garzoni vanno per i vicoli portando in testa “un grande scudo convesso di stagno, entro cui stanno le fette di pizza e danno un grido speciale dicendo che la pizza ce l’hanno col pomidoro e con l’aglio, con la mozzarella e con le alici salate. Le povere donne sedute sullo scalino del “basso” ne comprano e cenano, cioè pranzano, con questo soldo di pizza”. Ma proprio negli ultimi anni dell’Ottocento le cose incominciarono a cambiare. Gli intellettuali napoletani, De Nicola, Pessina, Di Giacomo, Bovio, Ferdinando Russo, Dalbono, Casciaro e Scoppetta, la sera uscivano dalle sale del “Gambrinus”, in cui si servivano i piatti della cucina francese, e si infilavano nei vicoli dei Quartieri Spagnoli ad occupare le panche delle pizzerie, a scoprire, grazie alla pizza, la poesia autentica della Napoli del popolo.  E forse anche oggi, proprio perché è diventata patrimonio dell’Unesco, e viene preparata in ogni parte del mondo, la pizza deve ritornare alla sua prima e vera identità, quella napoletana. Gennaro Pizzano ha deciso di percorrere questa strada, e i risultati sono eccellenti. A confermare la coerenza di questo suo progetto, affascinante e complesso, egli prepara anche la pizza nel ruoto, una “invenzione” a cui contribuirono, nell’Ottocento, anche i panettieri vesuviani che tenevano bottega lungo la strada dello Sperone, Raffaele Gallo a San Sebastiano, Francesco Sersale a Sant’Anastasia, Camillo Annunziata a Ottajano. Pizza nel ruoto e fritture:  come tutti i Maestri della cucina napoletana  e vesuviana, Gennaro Pizzano innesta le sue creazioni sulle memorie del passato, è poeta classico e romantico allo  stesso tempo, perché sa che in cucina possono cambiare tecniche, forme e strumenti, ma il gioco degli odori e dei sapori è sempre lo stesso.

 

“Non è Mai tempo perso” , alla rassegna artistica e letteraria “Incontri culturali Vollesi”

Mercoledì 13 novembre dalle 17.30 alle 19.30, nel foyer della Galleria Commerciale “Sedici Casa” in via caduti di Nassirja a Volla, si è svolta la terza tappa della rassegna artistica e letteraria “Incontri culturali Vollesi”, con la presentazione del libro “Non è mai tempo perso” di Agostino Ragosta.

Uno dei segreti di un buon libro, sta nel trasformare la solitudine miracolosamente in un piacere. Nessuno può dimostrare il contrario. Difatti, lo scrittore ha sempre bisogno di una magica solitudine nel tempo in cui scrive un testo. Altrettanto, in una stregata solitudine, rimangono i lettori mentre lo leggono. Insomma quelle poche volte in cui la parola solitudine diventa piacevole, ricercata e tante volte desiderata.
Ma non finisce qui la magia. Ugualmente straordinario è come allo stesso tempo un bel testo, è capace di creare momenti di condivisione, partecipazione ed aggregazione.
Chiunque ha scritto versi, e/o un bel libro ha bisogno, a momenti alterni e in egual misura, di solitudine e di condivisione.

Questo e tanti altri motivi fanno spingono la rassegna artistica e letteraria ”Incontri culturali Vollesi” al terzo appuntamento.

Nell’occasione è stato presentato alla vastissima platea, il libro di Agostino Ragosta “Non è mai tempo perso”, editore Martin Eden.
A. Ragosta è nato ai Colli Aminei, ha vissuto ai Camaldoli, e poi si è lasciato adottare da Volla, dove vive da molti anni. Ragosta è impiegato alla Feltrinelli dove promuove, con slancio e passione, la lettura.

Ad esporre un’accurata e stimolante relazione sul testo, è stata la prof. Vittoria Caso, scrittrice e poetessa.

“Le canzoni, le estati e gli anni belli della gioventù. Ma anche il lavoro di libraio, che è fatica ed è passione. In mezzo ai libri. Tra la gente che passa, e qualcuno che si ferma a parlare. Perché tutti hanno una storia da raccontare. Una sera tra amici, o seduti al tavolino di un bar. Perché in fondo una bella storia non è mai tempo perso. Perché dentro un libro, il tempo che abbiamo vissuto, e che pensavamo perduto, trova un motivo e una vita nuova negli occhi di chi leggerà.”

Com’è abitudine della rassegna vollese, e con immenso piacere degli ospiti, dopo la presentazione del libro c’è stata una continua e piacevole lettura di poesie, recitate da tutti gli organizzatori e dagli ospiti in platea.

Tra questi, il vollese Giovanni D’Amiano, medico pediatra oramai in pensione. ha deliziato, come ogni volta il pubblico con poesie scritte e recitate in dialetto rurale, “vollese antico”.

Presente all’evento dalla vicinissima Pomigliano d’arco, anche Mario Volpe, scrittore di numerosi testi, noto al grande pubblico per due grandi capolavori che toccano aspetti che riguardano il commercio internazionale, “Huiko” e “L’anno del dragone”.

Come abbiamo già raccontato nelle due precedenti tappe dell’iniziativa, inaugurata lo scorso maggio, la rassegna è ideata e organizzata da Gennaro Iannuzzi, nato nel quartiere Arenella, Vollese di adozione, ex dipendente dell’unico ufficio postale di Volla, attualmente in pensione. Iannuzzi è appassionato di poesia e autore di numerosissimi versi che toccano scottanti temi sociali, temi di attualità e l’amore in tutte le sue forme.

Con Iannuzzi in questa iniziativa culturale, collaborano oramai da sempre, Giuseppe Vetromile, Egidio e Virgilio Perna e Giuseppe Gironda.

G. Vetromile è un poeta Anastasiano, autore di numerose raccolte di poesia e organizzatore del premio nazionale annuale della poesia “Città di sant’Anastasia”.

E. Perna è un medico chirurgo, originario di ponticelli, trapiantato a volla, noto sul territorio per le sue doti artistiche e creative che spaziano tra la pittura, la poesia e la scrittura.

V. Perna, è autore del libro di poesie “La mia Terra – Luogo dell’anima”, editore Albatros.

G. Gironda è un calabrese di origine, residente a Volla, che, attraverso la scrittura, ripropone le tradizioni e i legami con la sua terra.

Questo terzo incontro ha goduto del patrocinio morale della presidenza del consiglio della Regione Campania e del Comune di Volla.
All’iniziativa hanno collaborato il “Circolo Letterario Anastasiano” di G. Vetromile, l’associazione “Ci Diamo la mano”, presidente Lucia Esposito, l’associazione culturale “Clarae Musae”, presidente prof.ssa Vittoria Caso, l’associazione culturale “I ponti dell’arte” , presidente Gennaro Guaccio, e l’associazione “I colori della Poesia” presidente Anna Maria Pianese.

In questa terza tappa la Rassegna si è gemellata con l’associazione calabrese “Melissa cultura”. Infatti, dopo la parte letteraria i presenti hanno potuto gustare un ricco e delizioso buffet di prodotti tipici della calabria offerto dal calabrese Vincenzo Lopilato, appunto membro dell’associazione “Melissa Cultura”.
Inoltre, ad accompagnare le prelibatezze calabresi, gli ospiti hanno degustato una selezione di vini tipici offerti dall’antica Cantina Melissese Bruni.

Sigillo prezioso della serata sono state le gradevoli melodie delle canzoni classiche napoletane della “Minopoli band”. Voce e chitarra il maestro Salvatore Minopoli, percussioni Francesco Liuzzi, fisarmonica Franco Ombra, tromba Peppe Autiero.

Oltre a ringraziare, la famiglia Manfellotti, per la preziosa disponibilità della location, gli organizzatori danno appuntamento a brevissimo, per un’altra tappa all’insegna della cultura.

In un’epoca dove è più alto il numero di chi scrive, rispetto a quello di chi legge.
L’augurio e la speranza, è che per tutti gli autori presentati alla rassegna letteraria e artistica “Incontri Culturali Vollesi”, attraverso questi libri ricchi di passione, si possa esclamare in un tempo lontano per ognuno di loro, non un “Sto leggendo….” ma un prezioso “Sto Rileggendo..”. Ossia, uno dei piccoli particolari, che trasforma un libro in un’ opera.

Pesanti minacce ad un giudice di Nola durante l’udienza: la solidarietà dell’Ordine degli Avvocati

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Tribunale di Nola, in merito all’aggressione subita dal giudice Valeria Ferraro:

Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola, Avv. Domenico Visone, a nome di tutta l’Avvocatura Nolana, condanna il vile gesto di cui è stata vittima la dott.ssa Valeria Ferraro, valente Magistrato del Tribunale Bruniano, nel corso delle udienze celebratesi il 12 novembre scorso, manifestando ad Ella, così come a tutti i Magistrati impegnati in prima linea nell’amministrazione della Giustizia, la più assoluta ed incondizionata vicinanza e solidarietà per l’incredibile ed inqualificabile aggressione subita.

È stato violato, non solo l’esercizio delle funzioni di Giustizia cui è deputata la dott.ssa Ferraro, ma l’intero e sacro presidio di Legalità rappresentato dal Tribunale, quale luogo deputato al componimento delle controversie in nome del valore supremo della Legge ed in nome di un non secondario principio di Equità, cui spesso è ispirata la domanda di quanti ad esso si rivolgono.

Si ringraziano le Forze dell’Ordine per il pronto intervento con il quale è stato as-sicurato alla Giustizia l’autore dell’efferata aggressione, non senza rimarcare che quanto occorso rappresenta fonte di preoccupazione e di attento vaglio affinché, attraverso la collaborazione di tutti (Magistrati, Avvocati, Forze dell’Ordine, Funzionari di Cancelleria ed operatori di giustizia in genere), si pervenga allo studio ed all’adozione di misure che consentano un sereno svolgimento dei propri compiti, evitando il prodursi di fatti, come ed ancor più gravi, di quello accaduto.

Somma Vesuviana, ottenuti 25mila euro di fondi per gli eventi di Natale in collaborazione con Aicast

Dalla Camera di Commercio di Napoli 25mila euro a fondo perduto per 11 giorni di eventi di Natale che avranno lo scopo di promuovere e incentivare lo sviluppo economico della città. Per questa ragione il progetto è stato presentato al Comune dall’Aicast Somma Vesuviana (di cui è responsabile Crescenzo De Falco) e in particolare dalla ditta “Mimmo Eventi”. Un progetto che sposava in pieno la volontà dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Di Sarno considerato che ha, tra gli obiettivi prioritari, c’è “la valorizzazione del commercio territoriale”. Si tratta di un programma di eventi per 11 giornate, dal 21 al 31 dicembre, con l’obiettivo principale di attrarre un gran numero di persone attraverso la realizzazione spettacoli itineranti e concerti di strada, che si terranno prevalentemente nel centro della città, dove vi è la maggiore concentrazione di esercizi ed attività commerciali.

“Siamo consapevoli che la crisi economica che vive il nostro Paese si fa sentire forte anche nel lavoro dei commercianti”, spiega il sindaco Di Sarno, “per questo abbiamo realizzato dei regolamenti e iniziative che agevolano gli esercenti ed ogni anno ricordiamo a tutti di spendere a Somma Vesuviana per aiutare il commercio locale. Per farlo organizziamo anche degli eventi, in collaborazione con i negozianti, e quest’anno avremo a disposizione 25mila euro per 10 giorni di spettacoli mirati. Anche questo è sicuramente un gesto importante per attrarre persone a Somma e far si che spendano nella nostra città”.

Ecco, dunque, le motivazione che hanno spinto l’ente ad accogliere la proposta dell’Aicast di Somma Vesuviana e partecipare al bando della Camera di Commercio, ottenendo i fondi che  permetteranno al Comune di realizzare l’evento a beneficio dei commercianti locali oltre che la promozione turistica attraverso la divulgazione della cultura storica, monumentale ed architettonica della città.

Pomigliano, solidarietà a Liliana Segre: la sua immagine sul palazzo comunale

Da ieri sera, la fotografia di Liliana Segre ha preso il posto di quella di don Peppino Diana sulla facciata del palazzo comunale, continuando così quella ormai divenuta “tradizione” dell’amministrazione comunale guidata dal già senatore Lello Russo, da dieci anni alla guida della città, di esporre immagini di  personaggi simbolo per esprimere solidarietà, come in questo caso, o veicolare messaggi importanti. Prima di don Diana e della Segre, era stata issata la fotografia di Anna Frank. Di seguito la nota diramata dall’amministrazione comunale. 

La Città di Pomigliano esprime solidarietà alla senatrice Liliana Segre.
Il messaggio e la foto della senatrice testimone della Shoa italiana e superstite dell’Olocausto, campeggiano da ieri sera sulla facciata del municipio di Pomigliano d’Arco.

 

Il sindaco Lello Russo (Pomigliano d’Arco)

“Con Razzismo e Antisemitismo, a Pomigliano, noi non leghiamo” ha dichiarato il Sindaco Lello Russo, eletto con una maggioranza di Centrodestra

Acerra, Terra dei Fuochi: tornano in carcere i fratelli Pellini

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Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, i fratelli imprenditori impegnati nel ciclo dei rifiuti e accusati di essere i responsabili del disastro ambientale di Acerra nonché del’impressum della Terra dei Fuochi nell’area, tornano in carcere. “Non hanno mostrato segni di ravvedimento” come stabilito dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli e dunque dovranno scontare il resto della loro pena in cella. Assistiti dal legale Lucio Majorano, i tre sono ora in case circondariali diverse: Giovanni e Cuono si sono costituiti presso il carcere di Arienzo, Giovanni in quello di Santa Maria Capua Vetere dove resteranno ancora poco più di due anni.

Per i “i re della monnezza” la condanna arrivò il 18 maggio 2017 con il sequestro anche di 250 fabbricati, 68 terreni, tre elicotteri, 50 tra auto e mezzi e ben 49 conti correnti bancari. Un tesoro di oltre 220 milioni di euro. Ma erano comunque tornati a casa un anno fa per effetto dell’indulto nonostante la condanna definitiva per disastro ambientale, una decisione che suscitò indignazione da più parti. Un monito giunse dal Vescovo di Acerra, ma ad alzare la voce ci fu pure l’attivista Alessandro Cannavacciuolo che ieri ha commentato: “Una decisione che restituisce una forma di giustizia alla nostra terra, ai martiri di cancro e alle loro famiglie che hanno dovuto sopportare il sacrificio della vita per mano di un sistema criminale di gestione dei rifiuti dietro la quale si celavano collusioni, corruzione e movimenti di centinaia di miglia di milioni di euro”. “Nulla potrà mai colmare il dolore inflitto da questi soggetti- dice ancora Cannavacciuolo- ma con oggi si aggiunge un ulteriore tassello a quella battaglia di giustizia e di rivendicazione del diritto alla vita. L’impegno e la dedizione non si fermeranno qui, l’attività di denuncia, il coraggio della battaglia andranno oltre questa decisione, oltre questo giorno, che non rappresenta semplicemente un punto di arrivo ma il punto di partenza per il riscatto della nostra terra e della sua gente”.

La decisione del tribunale di sorveglianza è effetto del comportamento dei condannati che nel loro periodo di libertà non hanno dato segni di pentimento né provveduto alle bonifiche dei terreni inquinati dalla loro “fiorente” e lucrosa attività”.

Gianfranco Di Sarno M5s: interpellanza urgente al ministro dell’ interno

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Venerdì 15 novembre alla Camera, sarà discussa l’interpellanza urgente  riguardo i gravi episodi accaduti sulla Tangenziale di Napoli.

” I lavori della Tangenziale di Napoli hanno comportato notevoli disagi per gli automobilisti, soprattutto a causa delle lunghe code ed ingorghi di traffico, per cui la società aveva deciso di sospendere il pagamento del pedaggio, lasciando libero il transito sul principale asse viario di Napoli.
Il 6 Novembre 2019, tuttavia, è stato ripristinato il pagamento della tariffa stradale, con gravi implicazioni non solo per la circolazione stradale, ma anche per la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, che negli ultimi giorni hanno denunciato un boom di reati, in particolare furti e rapine, realizzati sul viadotto di Capodichino” ha affermato il deputato del movimento stelle.

“Si tratta di un fenomeno che risulta in aumento a causa del caos dovuto ai lavori di manutenzione straordinaria, poiché i malviventi agiscono mentre gli automobilisti sono bloccati nel traffico, gli stessi cittadini la descrivono come una vera e propria “banda del viadotto”, che opera in modo pressoché indisturbato, con modalità violente, facendo uso di armi, approfittando della situazione emergenziale che sta paralizzando la città di Napoli”.

Il deputato di Sarno  ha affermato che richiederà chiarimenti sulle attività del “Tavolo tecnico”, istituito presso il Comune di Napoli, e quali siano i tempi di intervento per far fronte alla descritta situazione.

Casoria, operazione ad alto impatto dei militari: sequestri e denunce

Pistola a salve, sfollagente, mazze e martelletti sequestrati, 232 persone identificate, 174 auto controllate, verbali per 13mila e 800 euro: è il consuntivo del servizio ad alto impatto svolto ieri dai carabinieri della compagnia di Casoria, del reggimento Campania e del nucleo cinofili di Sarno.
In casa di un 26enne agli arresti domiciliari i militari hanno scoperto una pistola a salve priva di tappo rosso e 6 munizioni, un costoso orologio del quale non ha indicato la provenienza, 3 martelletti frangi vetro rubati da treni delle ferrovie dello stato, una mazza da baseball di ferro, una di legno e uno sfollagente telescopico. Il tutto è stato sequestrato, il 26enne è stato denunciato dai carabinieri per ricettazione.

Una 31enne è stata invece segnalata quale assuntrice di droga alla prefettura: nel corso della perquisizione domiciliare è stata trovata in possesso di una dose di marijuana e di una di hashish.