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Ieri è stata festa grande alla residenza sanitaria per anziani di Madonna dell’Arco dove la signora Agnese Aprea ha festeggiato il secolo di vita. Cento anni festeggiati tra i suoi affetti, con i nipoti, alcuni altri familiari, gli altri ospiti della residenza ma a renderle omaggio sono arrivati anche il rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano, il direttore sanitario del distretto 51 Asl, Pasquale Annunziata e due sindaci, quello di Massa di Somma dove Agnese ha vissuto molto tempo, Gioacchino Madonna, e quello di Sant’Anastasia dove ora risiede, Lello Abete, accompagnato dall’assessore Claudia Ardolino.

Nata il 17 novembre 1919, Agnese è originaria del quartiere napoletano di Ponticelli. Seconda di dieci figli, i suoi genitori erano contadini, possedevano un appezzamento di terra e una stalla con le mucche. Lì Agnese ha imparato fin da piccola a coltivare la terra e mungere il latte, a far crescere grano e verdure che poi si rivendono. Ha lavorato da bracciante agricola ma poi ha saputo sfruttare gli insegnamenti della nonna e della mamma apprendendo l’arte del ricamo e del cucito. È lei a cucire gli abiti per sé e per i familiari e continua anche quando, a 30 anni, si sposa con un bracciante agricolo come lei e diviene mamma di due figli. Da Ponticelli la famiglia si sposta a Massa di Somma. Da qualche tempo Agnese vive nella residenza sanitaria per anziani gestita dall’ente religioso convento Madonna dell’Arco e continua a cucire, a ricamare, a far la maglia, a regalare sorrisi. È stata felice quando i nipoti le hanno letto la lettera preparata per il suo centesimo compleanno, rammentandole che ciascuno di loro ha sempre portato addosso un capo o un indumento, una sciarpa o un maglione realizzato da lei, la loro nonna, ed ha sorriso quando le hanno ricordato i suoi manicaretti in cucina, la sua presenza costante, i suoi insegnamenti. «Ringrazio tutti per questa festa bellissima e inaspettata – ha detto Agnese – nella mia vita non ho avuto case, palazzi o denaro ma sono stata e sono felice perché ho dato e ricevuto amore ed affetto».