La Banca di Credito Popolare al Circolo “La Fagianella”
Casamarciano: Angelo Piscitelli è il nuovo segretario cittadino del Partito democratico
La sindrome metabolica come primo passo verso una patologia da deterioramento cognitivo
La sindrome metabolica (detta anche sindrome da insulino Resistenza), è una combinazione molto pericolosa di diversi fattori che vengono definiti di rischio cardiovascolare.
Questi fattori, se correlati tra loro e in presenza di valori ematochimici presenti nel sangue, anche solo leggermente fuori dal range di normalità, possono dare inizio ad una situazione ad alto rischio di infarto oppure ictus.
Purtroppo la sindrome metabolica viene ormai definita anche come fattore predisponente la formazione di diversi tumori: della mammella, della prostata, dell’ovaio, del pancreas, del fegato, del rene e persino del cervello.
È molto semplice riuscire a fare diagnosi di sindrome metabolica in quanto questa si basa su alcuni parametri facilmente reperibili come:
la circonferenza vita,
la pressione arteriosa,
il colesterolo HDL,
la trigliceridemia,
e la glicemia.
Per fare diagnosi, è necessaria la coesistenza di solo tre fattori di rischio tra questi elencati… anche se questi sono già trattati farmacologicamente.
Un importante studio pubblicato su JAMA Neurology mostra come un gruppo di adulti cognitivamente normali di età al di sopra dei 55 anni, con tre dei fattori di rischio di cui abbiamo parlato prima, hanno maggiori probabilità di altri, di sviluppare un deterioramento cognitivo o una demenza nell’arco di 6 anni. Negli ultimi tempi si sta cominciando a parlare di “cervello obeso”, in quanto, dal punto di vista anatomico, negli individui obesi rispetto alle loro controparti di peso normale, sono state rilevate differenze nella sostanza grigia e bianca di cui è composto il cervello. In particolare, per la sostanza grigia, è stato dimostrato che è ridotta nelle regioni del cervello: come l’ippocampo (importante ruolo nella formazione delle memorie esplicite dichiarative e semantiche, nella trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale), come la corteccia prefrontale (implicata nella pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nelle espressione della personalità, nella presa delle decisioni e nella moderazione della Condotta sociale) e altre regioni subcorticali.
Quindi l’obesità e la sindrome metabolica sono strettamente collegate al deterioramento della funzione cognitiva.
Il declino cognitivo, la demenza e altri disturbi cerebrali, come l’ansia e la depressione con meccanismi che includono anche uno stress ossidativo, hanno alla base l’infiammazione ed un metabolismo dei grassi non conforme alla normalità. È importante curare la sindrome metabolica in breve tempo, se già ci si riconosce in tre dei diversi fattori di rischio elencati, oppure, cosa ancora più giusta, arebbe prevenirla.
Prevenzione significa: mantenimento del peso forma, attività fisica e dieta bilanciata.
Questa è la miglior terapia della sindrome metabolica. Per contrastarla, è necessario associare uno stile di vita attivo e una buona dieta equilibrata suggerita da un medico specialista in dietologia, che possa non solo seguire il paziente per la problematica patologica ma anche indicare le giuste quantità e qualità di cibi giornalieri. Inoltre, la quantità di moto raccomandata è pari a 30 minuti al giorno di esercizio aerobico di moderata intensità fosse anche questa una corsa di “picciol moto”, un nuoto anche di dorso oppure un po’ di cyclette nel mentre ci si gode un bel film.
Ottaviano: l’I.C. “A. D’Aosta” intitola l’auditorium a Giulia de’ Medici, la “prima” Signora di Ottajano
La manifestazione si svolgerà venerdì 6 dicembre, a partire dalle ore 18.00. La conoscenza della storia del territorio, le arti figurative e il cinema sono al centro della strategia didattica dell’ Istituto, del Dirigente prof. Michele Montella, dei docenti. Carmine Cimmino parlerà della figura di Giulia de’ Medici, che con il marito Bernardetto, anche lui un Medici, nel 1567 comprò dai Gonzaga di Molfetta il feudo di Ottajano. Le donne “potenti” nella pittura del’500 e del primo Seicento. Il ruolo di Giulia nell’ amministrazione e nello sviluppo dell’importante feudo.
E’ giusto che l’auditorium dell’I.C. “A. D’Aosta” venga intitolato a Giulia de’ Medici, a cui Alessandro Allori attribuì, nel ritratto pubblicato a corredo dell’articolo, una espressione delicatamente enigmatica: e forse era veramente la sua espressione abituale: le vicende della vita le avevano insegnato a velare, con le forme della distrazione signorile, l’arte della vigile attenzione. E’ giusta la decisione del Dirigente prof. Michele Montella e dei docenti: prima di tutto perché la Chiesa del Rosario e l’edificio che ospita l’Istituto proprio Giulia de’ Medici li fece costruire, per i Domenicani di Padre Pietro Feulo di Ottati. Dietro l’altare maggiore della chiesa ella venne sepolta, accanto al marito Bernardetto. L’omaggio alla signora è giusto anche perché ella interpretò il suo ruolo come le grandi dame che tra il Quattrocento e il Cinquecento furono protagoniste dei momenti più importanti della storia politica italiana: del resto, era la nipote prediletta di Caterina, regina di Francia, “madre di re”, che donò a Giulia cospicue somme di danaro e le permise di costruire la chiesa del Rosario e il convento dei Domenicani. In una lettera a Cosimo I Medici, duca di Firenze e Granduca di Toscana, Giulia cita con ammirazione Isabella d’Este, moglie di Francesco Gonzaga e madre di Ferrante, da cui Bernardetto e Giulia acquistarono il feudo di Ottajano. Nel libro pubblicato venti anni fa Carmine Cimmino ha illustrato le ragioni che indussero i due nobili fiorentini a venir via da Firenze e a mettere radici ai piedi del Vesuvio, così come in altre sue pubblicazioni ha frequentemente espresso la convinzione che i Medici contribuirono a costruire quello “stile” ottavianese di cui hanno parlato Francesco D’Ascoli e altri storici del territorio vesuviano.
In un recente convegno Cimmino ha detto che le donne dei Medici e delle famiglie nobili di Ottajano legate alla famiglia principesca hanno svolto un ruolo importante nella storia sociale della città, talvolta operando scelte e adottando comportamenti di grande modernità. Ci auguriamo che egli riprenda l’argomento e lo sviluppi anche attraverso i riferimenti alla documentazione recentemente fornita dagli archivi.
Dobbiamo anche dire che la decisione di intitolare l’auditorium a Giulia de’ Medici è coerente con i programmi dell’Istituto e con le scelte strategiche del Dirigente prof. Michele Montella e dei docenti tutti, perché essi danno grande importanza alla conoscenza della storia del territorio. La manifestazione si svolge in un momento in cui le vicende dei Medici di Firenze occupano la prima serata del primo canale della Rai TV con una “fiction” molto attesa, e che già appare di notevole livello: e l’I.C. “D’Aosta” mette anche il cinema e le arti “figurative” al centro dei suoi programmi e delle sue attività. Insomma, la manifestazione di venerdì consentirà di sviluppare più di un argomento.
Sant’Anastasia, Amarcord di una città senza futuro…
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Antonio Sasso dell’Associazione neAnastasis.
Qualche mattina fa mi è capitato di entrare nel piccolo parco adiacente la Parrocchia di S. Francesco, in contrada Romani centro. Ricordo che oltre venti anni fa i cittadini di quella zona, privi dei servizi più elementari, rivendicavano almeno una piccola struttura per aggregare bambini, ragazzi e anziani. Quell’agognato parco, con annesso bocciodromo, venne finalmente realizzato. Dopo qualche anno di autogestione iniziò però il suo lento declino, sotto gli occhi indifferenti delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute. Passeggiando in quel minuscolo parco scorrevano davanti ai miei occhi le immagini di “Nuovo Cinema Paradiso”: i piccoli locali un tempo adibiti a bar completamente sventrati, erbacce dovunque, addirittura buste di rifiuti abbandonati qua e là. Quanta tristezza.
Di chi la colpa? Un connubio di colpe degli amministratori e degli stessi cittadini, entrambi incapaci di tutelare e far crescere quel poco di “bene comune” che faticosamente si riesce a realizzare. Quanta tristezza, quindi, vedere uomini adulti arrangiarsi a giocare a bocce lungo i bordi delle strade, incapaci di battersi per avere invece un luogo dignitoso dove incontrarsi per passare qualche ora di convivialità.
Stesso quadro, ancora più grave, il nuovo parco, ex-mercato delle piante in via Romani, annesso al Parco Tortora Brajda, anzi parte integrante di esso. Anche di quel parco se ne parlò tanto. Politici ancora oggi in auge (C. Capuano) si batterono per realizzarlo; professionisti ne curarono il progetto e la direzione dei lavori (arch. Marciano e Maiello, quest’ultima oggi assessore all’urbanistica). La struttura prevedeva dei bagni pubblici e un chiosco per distribuire bevande e alimenti ai visitatori del Parco. Il Parco venne inaugurato frettolosamente (con tanto di benedizione di un ex sindaco) e in modo incompleto: la maggior parte dello spazio a verde e delle aiuole completamente incolte. Il capolavoro, però, fu l’affidamento disinvolto a privati (al modico fitto di 720€/mese) che in questi anni hanno stravolto il capitolato previsto dal bando trasformando quell’area da villa comunale in ristorante privato. Ma questa è, purtroppo, una triste storia ben nota a questa città e ai politici che la stanno amministrando.
Come per il piccolo parco di via Romani Centro, anche questo parco oggi versa in uno stato di abbandono desolante, a fronte dei tanti soldi investiti (ovvero buttati). Le poche strutture realizzate sono oggi completamente distrutte. Nulla è rimasto dei paletti di illuminazione, delle mattonelle di rivestimento e della fontana, tra l’altro mai entrata in funzione, tutto nell’indifferenza dei nuovi amministratori, incluso quel politico che si era tanto dato da fare per far realizzare quella struttura e di quei professionisti che avevano redatto i progetti e che oggi formano la classe dirigente di questo paese. Mai nessuno di questi ha speso una parola su tutto ciò, né fatto un briciolo di autocritica. Non si capisce mai di chi è la colpa, o meglio, è sempre degli “altri”.
Purtroppo queste (male)fatte locali trovano riscontro anche a livello nazionale dove, spesso, ciò che si realizza costa molto di più di quanto previsto e, soprattutto, finisce nel degrado per mancanza di manutenzione ordinaria (vedi MOSE di Venezia).
Ritornando alla realtà locale anastasiana, credo che una città che non riesce a vedere il degrado in cui galleggia né a reagire di fronte ad esso non ha futuro. In tanti anni questa città non è riuscita ad esprimere nessun progetto di interesse pubblico. Piscine comunali annunciate e mai realizzate, fondi spesi per ristrutturare l’ex-macello ancora oggi sotto-utilizzato. Le uniche novità che si vedono sul territorio sono le iniziative di privati e, in particolare i centri commerciali. Sembra quasi che i cittadini siano condannati al mero ruolo di passivi consumatori.
La nostra é una città piegata su se stessa, avara nel lasciare a chi verrà dopo di noi un mondo un pò migliore. Una città lacerata da divisioni e da interessi personali, priva di coesione e di un progetto condiviso di futuro. Purtroppo, fatta anche di tanti cittadini indifferenti, forse rassegnati, con lo sguardo rivolto altrove. E’ proprio vero allora che i politici sono lo specchio della società.
Dovremmo però chiederci: é possibile che una cittadina di trentamila abitanti non meriti qualcosa di meglio? Che sia condannata a spegnere il futuro dei più giovani?
Antonio Sasso
(Associazione civica neAnastasis)
Casalnuovo. Cocaina dietro lo sportellino della benzina. 36enne arrestato dai Carabinieri
I carabinieri della Tenenza di Casalnuovo hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio 36enne del posto. L’uomo ha destato i sospetti dei militari in quanto era molto agitato e si avvicinava continuamente ad un’autovettura parcheggiata.
Perquisito il veicolo, i militari hanno rinvenuto 51 dosi di cocaina per complessivi 17,54 grammi. La droga era nascosta dietro lo sportellino della benzina e sotto i tappetini. Nelle tasche del 36enne 110 euro in contante ritenuto provento illecito.
Arrestato, l’uomo è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio
Portici, il prossimo venerdì presentazione dell’opera “Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie”
Nella sala Massimiliano Kolbe del Convento di Sant’Antonio in via dell’Università n. 74, venerdì 6 dicembre alle ore 19 il professor Gennaro De Crescenzo presenterà la sua ultima opera
“Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie”.
La comunità dei Frati Minori Conventuali invita la cittadinanza alla presentazione di Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie del professor Gennaro De Crescenzo, che si terrà venerdì 6 dicembre alle ore 19 nella Sala Massimiliano Kolbe alla via dell’Università n. 74.
Al dibattito, moderato dallo storico Stanislao Scognamiglio, ne discuteranno con l’autore gli scrittori Alfredo Carosella, Lucio Sandon e Vincenzo Russo.
135 primati documentati, descritti e illustrati: è Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie, Grimaldi & C Editori, ultima fatica letteraria del professor Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico.
Era il 7 settembre1993, quando al Borgo Marinaro il compianto Riccardo Pazzaglia gettò le basi di quella che sarebbe diventata l’associazione culturale Movimento Neoborbonico, il più “antico” e più attivo del Meridione. Un Movimento di “cuore”, di passione: non scade però nella nostalgia, non vuole restaurare nulla, ma parte dal passato per dare una svolta al futuro al Sud. Dal Movimento Neoborbonico sono nate importanti iniziative, come il progetto CompraSud e il Parlamento delle Due Sicilie | Parlamento del Sud (parlamentodelleduesicilie.it), un gruppo di azione civica che vigila su ciò che viene fatto effettivamente per il Meridione.
Gennaro De Crescenzo, napoletano, laurea in lettere, docente a Scampia, ha al suo attivo diverse pubblicazioni:
1799: i fatti (1999);
La difesa del Regno (2001);
Le industrie del Regno di Napoli (2002, 2012);
Contro Garibaldi (2007, 2013);
Ferdinando II di Borbone (2009);
Storia di una città (Scolastica, 2009);
Malaunità. 150 anni portati male (2011);
I peggiori 150 anni della nostra storia (2012);
per Magenes ha pubblicato Il Sud dalla Borbonia Felix al carcere di Fenestrelle (2014).
Con Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie De Crescenzo approfondisce e analizza il risveglio identitario del Sud, certamente più diffuso di quello del Nord: il Meridione sta infatti prendendo coscienza delle condizioni inaccettabili in cui versa. E questo lo dice anche l’Europa, che contesta le tante, troppe mancanze di un governo “nordicentrico”. Si tratta perciò un grande lavoro che fornisce un alto strumento di verità. Una verità storica che De Crescenzo è impegnato a ristabilire sin dal ‘93, combattendo soprusi e inesattezze, confutando con determinazione e contezza esternazioni offensive, cattive e, perché no, ignoranti, e soprattutto le bugie di storici nonché professori universitari o presunti conduttori televisivi e radiofonici.
Dice De Crescenzo della sua ultima opera: «Forse il mio libro più “faticoso”, forse il mio libro più bello… Economia e finanze, industrie e commercio, opere pubbliche, arte, scienze e welfare: sono tanti i settori nei quali si concretizzarono i 135 primati descritti, analizzati e illustrati in questo libro. Era questo, era anche questo il Regno delle Due Sicilie durante il governo dei Borbone di Napoli. Sintesi di scelte politiche e di orgoglio, frutto di un clima culturale che fondeva, in armonia, governati e governanti, i primati forniscono diversi spunti di riflessione riferibili all’attualità e, con fonti archivistiche e bibliografiche spesso inedite, anche spunti per ulteriori ricerche e approfondimenti, tra racconti di personalità geniali, notizie storiche e curiosità. In sintesi: il quadro di un’epoca ricostruita anche grazie alle tante immagini (oltre 100) ritrovate e presentate, in una elegante e curatissima edizione, ai lettori appassionati di una storia ancora tutta da ritrovare e da valorizzare.»
Il libro dei Primati del Regno delle Due Sicilie, 330 pagine, oltre 100 illustrazioni a cura di Marzio Alfonso Grimaldi nell’elegante volume telato della Grimaldi & C Edizioni di Napoli, è disponibile in tutte le librerie, alla sede della Fondazione Il Giglio e online.
POST Rigenerazione 2.0, alla Clinica Ruesch gli esperti internazionali in materia di trattamento del femore
Sala piena al Centro Studi della Clinica “Ruesch” di Napoli – viale Maria Cristina di Savoia N.39, dove si è tenuto il convegno dal titolo “La Rigenerazione in Ortopedia 2.0”, a cura del Prof. Rinaldo Giancola, che ha sviscerato in ambito ortopedico le nuove interventistiche rispetto alla rottura del femore, un problema sempre più sentito in virtù dell’invecchiamento della popolazione, con notevoli costi sul SSN italiano e in termini di “peso” per i pazienti colpiti e per le loro famiglie. Da qui le esigenze di intervenire in modo mirato e risolutivo in tempi brevi, dando al paziente la possibilità di tornare in piedi a 5 ore dall’operazione chirurgica, senza ricorrere necessariamente all’impianto protesico. Il tutto muovendosi però in un sistema legislativo ancora nebuloso. Il Convegno rientra tra le iniziative per il Centenario di fondazione della Clinica “Ruesch”, sempre più improntata all’innovazione e alla rigenerazione: “L’evento ospitato si colloca nel centenario, appunto, e fa parte di un più profondo progetto relativo all’ortopedia che è una branca primaria per noi”, spiega il Dott. Francesco Merlino, Direttore Generale della Clinica, “c’è una domanda in questo campo, bisognosa di una risposta e il nostro obiettivo è quello individuare l’offerta più appropriata in termini di cura e di prevenzione, come del resto facciamo in tutte le branche della medicina della nostra Clinica, mirando a coniugare le eccellenze in campo medico con percorsi e tecnologie di avanguardia per garantire performance sempre migliori ai nostri pazienti, che sono al centro della nostra attenzione”. Nello specifico della materia, l’incontro, rivolto ad Ortopedici, Reumatologi e Fisiatri, Fisioterapisti, ha approfondito tutte le problematiche relative alla patologia del femore e al suo trattamento. Responsabile scientifico della giornata, il Prof. Giancola, già primario dell’Ospedale S. Carlo di Milano e past presidente dell’AITOG – Associazione italiana di traumatologia e ortopedia geriatrica, ad oggi Dirigente ortopedico: “La rigenerazione è meglio della sostituzione”, afferma Giancola, “il messaggio è che è meglio cercare di prevenire e rigenerare e solo eventualmente sostituire. La medicina rigenerativa è importante per noi ortopedici, che possiamo intervenire in vari modi, per quanto riguarda la femoroplastica, ossia il rinforzo del femore, compreso l’utilizzo, in ortopedia, di sostanze biologico-naturali autologhe, che vengono dal sangue, come il concentrato piastrinico e midollare, e il tessuto adiposo e di sostanze di sintesi, come il cemento biologico. Con queste metodiche evitiamo la degenerazione del tessuto: se guardiamo ai costi di un intervento, la sostituzione è più invasiva e i costi non solo solo economici ma anche rispetto al dolore dell’intervento e del post operatorio, penso alla degenza e ai costi morali, e non dimentichiamo che trattiamo il paziente, e l’obiettivo è dare meno sofferenza possibile ed evitare l’intervento. Su 100 pazienti operati, inoltre, il 30% muore, il 30% userà il bastone e solo il 40% avrà una vita normale. Noi vogliamo quindi evitare la frattura, usando due dati predittivi: la MOC – osteoporosi e l’età. Se si uniscono questi due dati, la probabilità di rottura del femore è alta perché il femore è fragile. Ecco, in questi casi si può intervenire con un intervento mini invasivo preventivo. È qualcosa di straordinario, quanto sconosciuto rispetto alla patologia; basti pensare che la frattura del femore dà la stessa mortalità del tumore alla mammella”. Tra i relatori, il Prof. Carlo Ruosi, Presidente AITOG: “La frattura del collo femore è un problema sociale, per gli over 65. L’osteoporosi è una malattia silenziosa: solo per il collo femore ci sono 100.000 casi nuovi l’anno in Italia, in aumento. È facile pensare che i costi non sono solo per l’intervento ma anche per la rieducazione e il reinserimento. Perciò bisogna sensibilizzare sui controlli perché all’inizio non c’è sintomatologia e oltre ai controlli, diventano poi fondamentali gli stili di vita in chi è a rischio. Ed è importante dunque fare informazione in questo senso”. Particolarmente importante l’intervento del Prof. Carlo Ventura, Ordinario di Biologia Molecolare, Università di Bologna: “Si è cercato per tanti anni di trapiantare le cellule staminali così come erano, poi si è provato a condizionarle prima del trapianto. La ricerca scientifica negli ultimi 10 anni ha però dimostrato che le cellule, anche le staminali, producono segnali meccanici, elettrici e luminosi. Il concetto è che possiamo decifrare le caratteristiche delle cellule, raggiungere le staminali, riprogrammandole: non c’è bisogno del trapianto ma possiamo usare le nostre cellule lì dove sono, con una medicina rigenerativa e di precisone”. Intervento conclusivo a cura dell’avvocatoStefano Fiorentino: “La cosa importante è che con la medicina rigenerativa non si induce la rigenerazione ma aiutiamo il corpo a fare auto-rigenerazione. Ci muoviamo perciò in un ambito innovativo, non sperimentale, cioè in un’area a metà tra consolidata e sperimentata: è innovativa. Ora, dal punto di vista legale la questione è: quando il medico sceglie le terapie su quale base le sceglie? Sulla base dell’analisi del rischio, come da legge Gelli del 2017 per le responsabilità del medico: l’errore è umano, ma bisogna capire come evitare che l’errore diventi un evento avverso per il paziente. Lo si fa attraverso la ricerca, il consenso informato, la terapia. In dettaglio, poi con la devolution sanitaria ogni regione si organizza in maniera diversa: il problema è che l’attuazione è regionale al di là della normativa. Per cui, ci sono due, tre regioni virtuose, quelle del Nordest ma anche esempi di eccellenza a prescindere dalla collocazione geografica, tra queste sicuramente la Ruesch. La Campania, poi, è una delle regioni più avanti sulla manipolazione del sangue ad esempio. Ma spesso il problema è amministrivo più che terapeutico”.

