Scuole chiuse, bimbi a casa, meno lavoro. Il lato positivo? Impariamo a viver sano!

Al tempo in cui un virus importante ci costringe a limitare le nostre uscite, il lavoro, la nostra vita in comunità con gli altri, i contatti umani, guardiamo a ciò che possiamo migliorare nel nostro quotidiano.

Forse è il momento buono per “vivere”, di più e meglio i nostri figli ed insegnare loro i principi di una sana alimentazione.

Ci avete mai pensato?…

Il tempo a nostra disposizione ci viene incontro e così, i buoni consigli e le sane indicazioni per stare lontani dai “cibi spazzatura” che, nel quotidiano, siamo costretti spesso ad “urlare”, tra un “rientro” da scuola ed un “buona sera” post giornata lavorativa, adesso possono essere elargiti e, magari anche discussi, serenamente, con la possibilità di un maggiore ascolto da parte dei nostri piccoli interlocutori.

Ancora oggi – e forse più che mai oggi – le difficoltà che nella nostra società si riscontrano rispetto alla corretta alimentazione, dovrebbero farci comprendere che ancora tanto abbiamo da imparare ed insegnare.

E’ recentissimo l’articolo su Nature Medicine (2020) che ha per titolo:“Joint international consensus statement for ending stigma of obesity” – letteralmente tradotto: “dichiarazione di consenso internazionale congiunta per porre fine allo stigma dell’obesità”-.

Le persone con obesità affrontano comunemente una forma pervasiva e resistente di stigma sociale. Sono spesso soggetti a discriminazione sul posto di lavoro, nonché in ambito educativo e sanitario. La ricerca indica che questa “impronta”, questo segno che ci si porta dietro, può causare danni fisici e psicologici e che le persone colpite hanno meno probabilità di ricevere cure adeguate.

Danneggia la salute, mina i diritti umani e sociali ed è inaccettabile nelle società moderne.

Noi genitori, siamo i primi responsabili dell’educazione dei nostri figli, compresa quella alimentare.

Il “vecchio” pezzo di pane ed olio come merenda, oppure una fetta di torta
di mele fatta in casa, oggi, non devono rappresentare una “scelta”, ma
quasi un obbligo vero, per risolvere una problematica di non piccola
importanza.

Per informare gli operatori sanitari, i responsabili delle politiche e l’opinione pubblica su questo problema, un gruppo multidisciplinare di esperti internazionali, tra cui rappresentanti di organizzazioni scientifiche, ha esaminato le prove disponibili sulle cause e i danni del peso ed sviluppato una  dichiarazione con raccomandazioni per cercare di eradicare il problema del peso corporeo non fisiologico.

Le istituzioni accademiche, le organizzazioni professionali, i media, le autorità di sanità pubblica e i governi dovrebbero incoraggiare l’educazione sul peso per facilitare una nuova narrazione pubblica sull’obesità, coerente con le moderne conoscenze scientifiche.

I bambini con sovrappeso e obesità, sono spesso soggetti a prese in giro basate sul peso e vittime di deplorevoli atti di bullismo a scuola.

Rispetto agli studenti “normopeso”, gli adolescenti in sovrappeso o obesità hanno una probabilità significativamente maggiore di sperimentare l’isolamento sociale e sono a maggior rischio di vittimizzazione relazionale, verbale, informatica e fisica.

Sono altresì più sensibili allo sviluppo di disturbi della salute mentale, in particolare ansia e depressione, oltre all’obesità, al diabete di tipo 2 e alle malattie cardiovascolari nella vita successiva.

Lo stigma del peso, piuttosto che l’obesità stessa, può essere particolarmente dannoso per la salute mentale ed è associato a sintomi depressivi, livelli di ansia più elevati, minore autostima, isolamento sociale, stress percepito, consumo di sostanze stupefacenti.

In un mio precedente articolo, ho evidenziato i  comportamenti alimentari non salutari e di controllo del peso, come il binge eating , l’ortoressia, la vigoressia e l’eccesso di cibo emotivo.

In questi giorni di “forzato rallentamento” delle nostre attività quotidiane, di allontanamento dalla nostra frenetica routine, quindi, approfittiamo per parlare con i nostri figli; cerchiamo di ritrovare maggiore serenità e, grazie a questa, ampliare, migliorare la conoscenza ed educazione alimentare e, in generale, l’educazione rivolta alle sane abitudini.

Più cibi sani, meno sedentarietà e perché no?… La serata pub o serata pizza, la possiamo tranquillamente anche fare in casa, aspettando che tutto rientri alla “normalità”.

Intanto, abbiamo insegnato a fare un plum-cake oppure una crostata, a far lievitare l’impasto per una pizza o a pelare e poi tagliare le patate, quelle “vere”, non le confezionate surgelate, per farle occasionalmente anche fritte.

E a noi stessi? …Cosa abbiamo insegnato? A dedicarci ai nostri figli e “rallentare” i nostri ritmi, per un VIVERE PIU SANO.
Talvolta esistono situazioni che, in un momento determinato della vita, ci mettono con le ​spalle al muro, generandoci profonda tristezza o rabbia e in alcuni casi facendoci anche mettere in discussione il senso della vita stessa. Tuttavia, più tardi, considerandole in prospettiva diversa, ci rendiamo conto che quelle situazioni ci hanno rafforzato, ci hanno trasmesso una lezione, trasformandoci in persone migliori o almeno più sensibili. Insomma, non tutti i mali vengono per nuocere.

 

Quando Francesco Scaturchio inventò un dolce per Anna Fougez, la “stella” del “Caffè concerto” napoletano

L’origine del “Cafè concerto” nella Napoli della “Belle ‘Epoque”. La storia del “Salone Margherita”, del “Gambrinus”, del “Caffè Calzona”. Le “sciantose”. Anna Fougez e il dolce “il Ministeriale” creato per lei da Francesco Scaturchio.

 

Gli anni della “Belle ‘Epoque” a Napoli furono caratterizzati anche dal fenomeno dei “Caffè concerto”, che rinnovarono il modello parigino del “café- chantant”. Fu, questo fenomeno, il segnale dei nuovi orientamenti della cultura e dei gusti della borghesia, che creava, per il suo divertimento, nuovi spazi e nuovi modi, e associava, nei “caffè”, la “buona tavola”, il bel canto, il fascino delle cantanti- le “sciantose”- e di qualche cantante. E’ stato detto, giustamente, che la storia della canzone napoletana partì proprio dagli spazi dei “ Caffè concerto”, in cui le cantanti dal nome francese, ma che quasi sempre francesi non erano, promuovevano con la loro popolarità il successo delle canzoni che esse interpretavano: scrisse Vittorio Paliotti che a questa situazione dovettero adattarsi non solo i compositori già importanti, come Salvatore Di Giacomo e Mario Costa, ma anche i giovani talenti, come Gennaro Ottaviano e Salvatore Gambardella che nel 1893 scrissero, l’uno il testo, l’altro la musica, di “’O Marinariello”. Nel 1890 iniziò l’attività il “Salone Margherita”, di cui erano proprietari i fratelli Marino, e si convertì alla nuova moda anche il “Gambrinus”, frequentato da artisti, scrittori e giornalisti: seduto a un tavolino del “Gambrinus” D’Annunzio scrisse nel 1907 il testo di “’A vucchella”, che venne messo in musica da Tosti.Nel maggio del 1919 Ardendo Soffici confessò che nel “Gambrinus” aveva “innaffiato la polvere di una mattinata militare”, conquistato dalla “pace”che regnava nelle sale del caffè “in margine al viavai di una piazza che giudico deliziosa prima di saperla celebre”. A lungo il “Salone Margherita” restò fedele al modello francese: i cartelloni pubblicitari e i contratti con gli artisti erano scritti in francese, nomi francesi adottavano le cantanti – “Songo frangesa e vengo da Parigge” cantò nel 1894 la “sciantosa” di Mario Costa- e in francese parlavano, o tentavano di parlare, anche i camerieri, sollecitando, con i loro inevitabili errori, il genio comico e satirico di Viviani prima, e poi di Totò e  di Eduardo.

Nella Galleria Umberto I aprì i battenti anche il “Caffè Calzona”: qui la notte del 31 dicembre 1899 12 splendide ballerine salutarono il secolo che se ne andava e l’arrivo del Novecento. Scrissero i cronisti che il ballo era stato un po’ troppo audace, ma il codice dei “Caffè concerto” prevedeva la violazione misurata di qualche regola: del resto, la strada dell’audacia era stata già aperta, nel 1875, da Luigi Stellato e da Francesco Melber con la canzone “’ A cammesella”, la “camiciola” che la fresca sposa non vuole togliersi, respingendo con fermezza l’appassionata richiesta del fresco sposo. Sul palcoscenico del “Salone Margherita” Nicola Maldacea  osò recitare una “macchietta” ideata da Ugo Ricci in cui proclamava che il caffè del vicino “Caffè Calzona” non aveva rivali, era il migliore di tutta Napoli, migliore anche di quello che si preparava al “Caffè Turco”.

Ai “Caffè concerto” sono legate le vicende, talvolta romanzesche, di artisti eccezionali, Lina Cavalieri, Maria Campi, Pasquariello, Elvira Donnarumma. Ma in questo articolo vogliamo ricordare la storia, che pare incredibile, di un dolce, di un pasticciere innamorato e di una “stella” del “Caffè concerto”. Maria Annina Laganà Pappacena prese il cognome d’arte Fougez dalla famosa cantante francese Eugénie Fougère, che i Napoletani chiamavano Fougé. Anna Fougez non solo divenne una diva del “Caffè concerto”, del teatro e del cinema, ma seppe restare in prima fila per tutta la sua carriera: ed è una cosa straordinaria in un mondo in cui fama e successo si spegnevano presto. Dicono le cronache che per lei E.A. Mario scrisse, nel 1919, la canzone “Vipera”, un capolavoro, e che tra gli ardenti ammiratori della “stella” ci fu anche Francesco Scaturchio, della famosa famiglia di pasticcieri. A lui Anna Fougez espresse un desiderio: devi inventare un dolce che dedicherai a me. E Francesco creò un “medaglione” di cioccolata fondente, in cui congiunse liquore, ricotta e nocciola: gli parve, forse, che ogni ingrediente rispondesse a un aspetto della affascinante personalità di Anna. Il dolce fu chiamato “Ministeriale”, forse perché la burocrazia rese lungo e difficile il cammino della pratica avviata da Francesco Scaturchio per assicurarsi il diritto di proprietà. O forse fu un guizzo dell’ironia napoletana: chiamare con un nome che non suscita emozioni un dolce che era, ed è, una magia per gli ingredienti, per l’arte di chi lo crea, e per la storia della sua nascita.

AUTORE: M.P.

 

 

 

Marigliano, proseguono le iniziative della Polizia Municipale per la sicurezza stradale

Nuovi controlli effettuati dal comando di Polizia Municipale di Marigliano, guidato dal Comandante Emiliano Nacar che, dal 10 febbraio scorso, può contare sulla presenza di ulteriori dieci agenti.

I nuovi arrivati, già in parte formati, non hanno avuto bisogno di molto tempo per passare dalla teoria alla pratica e sono già operativi. In giornata, infatti, sono proseguiti i controlli finalizzati a preservare le condizioni di sicurezza degli automobilisti: al vaglio della Polizia Municipale tutte le violazioni legate alle norme di comportamento che incidono sulla tranquillità di chi si mette al volante. Due le postazioni collocate sul territorio comunale e 60 i veicoli controllati: 13 le sanzioni comminate per il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza, 3 verbali elevati per omessa revisione e 4 per mancanza di documenti. Inoltre, due automobilisti sono stati sanzionati perché erano alla guida delle proprie vetture ma senza la prescritta copertura assicurativa, il che ha portato al sequestro di entrambe le automobili.

Avendo a disposizione il nuovo personale a tempo determinato – in attesa della probabile proroga per gli altri dieci agenti che hanno concluso il rapporto di lavoro nei mesi scorsi – il Comando annuncia che verranno effettuati controlli settimanali atti a verificare le eventuali  violazioni legate alle norme di comportamento che non rispettano il Codice della Strada, incidono sulla viabilità e mettono a repentaglio la sicurezza di automobilisti e pedoni. Infine, la PM sta predisponendo anche il controllo del traffico veicolare con sistemi elettronici tipo photored, in particolare all’altezza delle intersezioni semaforiche di via Vittorio Veneto, un pericoloso incrocio oggetto di numerosi incidenti nel recente passato.

Gara di letteratura a Casalnuovo: premi in danaro da “Una Città che scrive”. Nappi: “E’ cultura condivisa”

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L’obiettivo è più che nobile: diffondere e stimolare la produzione culturale tra il maggior numero di persone possibile. Ma va raggiunto anche con metodi, come dire, “pragmatici”, magari pure con premi in danaro. E’ l’intento di fondo che dà il via alla quarta edizione del concorso letterario “Una città che scrive”, gara pubblica al cui esito saranno conferiti agli autori dei migliori scritti premi in danaro e pubblicazioni editoriali gratuite. Il concorso è aperto a tutti, partecipazione gratis. Il bando di concorso è stato pubblicato sul sito www.unacittàchescrive.it La scadenza per l’invio dei testi è fissata al 29 maggio prossimo. Premiazione prevista a settembre. Chi vorrà partecipare al concorso potrà inviare propri testi in tre sezioni: Poesia Inedita, Racconti Inediti e Poesia & Racconti Scuola. “Una Città che scrive” è un’iniziativa ideata a Casalnuovo da Giovanni Nappi e fa parte del più complessivo progetto “Luoghi di Musica & Poesia”, finanziato e patrocinato dalla Città Metropolitana di Napoli. Quest’anno la gara culturale è dedicata a Gianni Rodari, il grande intellettuale, scomparso nel 1980, specializzato in letteratura per l’infanzia. L’anno prossimo sarà dedicata a Dante Alighieri, del quale ricorreranno nel 2021 i 700 anni dalla morte. “Una città che scrive” ha fatto registrare in quattro anni la partecipazione di oltre 5mila persone. Ma attraverso ulteriori incentivi si punta ad allargare la platea di aspiranti scrittori e poeti o di professionisti del settore, già affermati o meno. Quest’anno il via alla quarta edizione sarà celebrato con un evento pubblico nel corso del quale sarà presentato il libro “Napoletanità”, ultima opera del giornalista e scrittore partenopeo Gigi Di Fiore. Il convegno si terrà appunto venerdi 6 marzo, alle 18 e 30, nella sala lettura della Biblioteca Sociale Giacomo Leopardi, a Casalnuovo, in via Roma 148. Si tratta di iniziative che nascono da un’idea di Giovanni Nappi, libero professionista casalnuovese impegnato nella politica locale ma soprattutto nella diffusione della cultura nel territorio nordorientale dell’area metropolitana di Napoli. E’ stato per esempio Nappi a portare l’anno scorso nella Biblioteca Sociale i manoscritti originali de “L’Infinito” di Leopardi. Una mostra, anche questa gratuita, che ha riscosso grande successo di pubblico da tutta la regione. “Mi auguro – l’auspicio del fondatore de “Una Città Che Scrive” –  che il concorso letterario popolare e la Biblioteca Sociale Giacomo Leopardi possano continuare a essere il più grande spazio di condivisione e diffusione culturale della città di Casalnuovo”.

 

Il Punto di Vista: il Cimitero comunale di Somma Vesuviana

Soltanto ieri, su questa testata, si pubblicava una nota stampa del sindacato Failms. Vi si raccontavano le frizioni tra la ditta che gestisce i servizi cimiteriali ed i lavoratori che si sentono mortificati, violati nella privacy, destabilizzati, mal retribuiti.

Il cimitero di Somma Vesuviana non è mai stato, da che ci si ricordi, negli ultimi decenni, un giardino dell’eden. I problemi sono tanti, il degrado impera, all’interno e anche fuori. Ecco che dunque cascano a proposito le riflessioni che per la rubrica Il Punto di Vista ci hanno voluto affidare Giuseppe Auriemma e Anna Naddeo. Il primo con un approccio rivolto proprio alla condizione dei dipendenti, la seconda con un occhio al degrado di una tomba di famiglia. A voi, lettori, le conclusioni. O altre riflessioni che di sicuro qui troveranno spazio.

 

Il Punto di Vista di Anna Naddeo su…lo status del Cimitero di Somma Vesuviana

Era fine febbraio scorso quando ho deciso di scrivere una lettera e indirizzarla al Sindaco del Comune di Somma Vesuviana e al Gruppo i Cipressi…

Una lettera informale, soltanto per chiedere il ripristino della pavimentazione attigua ad una tomba che mi è cara. Da circa un’ anno (se non di più) è inagibile, l’asfalto si presenta sollevato e sconnesso ed il perimetro di giardino attiguo alla stessa risulta essere transennato, ciò arreca disagio alle azioni ordinarie per cui si frequenta un cimitero, cioè fermarsi per una preghiera o accendere un cero, in quanto da un lato non si può accedere per via delle transenne , dall’altro la pavimentazione è scoscesa per via di dislivelli già presenti e nella parte anteriore alla stessa ci sarebbe solo un varco tra due cappelle dove però vi sono dei cavi elettrici penzolanti e si dovrebbe passare attraverso quelli. Io ed i miei familiari abbiamo fatto notare più volte agli addetti cimiteriali la situazione ricevendo giustamente in risposta, un “non è colpa nostra dovete scrivere al comune” oppure che la “colpa” sarebbe dei proprietari delle cappelle intorno a quest’area. Se ciò fosse, sarebbe comunque cura del comune chiedere ai proprietari delle stesse di metterle in sicurezza. Andare al cimitero rappresenta – non solo per me ovviamente – un momento di raccoglimento e di ricordo per i propri cari, pregare e portare un fiore sono di conforto. Ho chiesto e chiedo, ma costa tanto trovare una soluzione che ci permetta di fare tutto ciò in sicurezza come si dovrebbe in un paese civile?

  Anna Naddeo

Il Punto di Vista di Giuseppe Auriemma su….lo status del Cimitero di Somma Vesuviana

Cambiare l’acqua ai fiori. La cura del Cimitero, un bene comune per la vita della comunità. 

In “Cambiare l’acqua ai fiori”, romanzo di Valérie Perrin, la vita di Violette Toussaint, protagonista del libro, trascorre tra le tombe del cimitero di Borgogna, quelle di cui si prende cura da quando ci lavora lì come guardiana. La cura di quel luogo è sacra. Ha imparato ad accudire piante per coltivare l’esistenza. Accoglie infatti chi va a visitare i propri cari, consola i parenti e amici con una chiacchiera o il silenzio, sa stare vicino alle famiglie che si stringono nel lutto.

Il cimitero è tra i luoghi più significativi di una comunità, esso racconta, attraverso i ritratti, i fiori, le date e gli epitaffi sulle tombe, le nostre stesse esistenze con le sue radici e le sue memorie. C’è sempre qualcosa per chi sa come guardare in questo luogo carico di nostalgia e di pianto. Qualcosa che interessa la nostra vita. Un luogo comune importante quindi, e di cui prendersi cura per il bene di tutti noi.

Ma oggi “cambiare l’acqua ai fiori”, è diventato un esercizio e un servizio che ha dei costi; il personale è gestito di solito da una ditta e da un appalto con il suo bel capitolato che però – senza una seria programmazione e progettazione dell’Amministrazione – produce solo caos e confusione. Il cimitero di Somma Vesuviana è servito da lavoratori, pochi, rispetto al grande lavoro che necessita la cura quotidiana degli spazi e delle infrastrutture esistenti. Tuttavia, a onor del vero, tali lavoratori sono disponibili a qualsiasi ora per far fronte a diverse esigenze. Ma vivono le loro giornate in attesa della stabilizzazione di 8 ore e diretti da ben due ditte diverse. Ma perché non si cerca di migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti? Perché ancora non si viene a capo delle criticità più volte portate all’attenzione dei media e della stessa amministrazione comunale? Il cimitero è per antonomasia il luogo della pace e del ristoro, auspichiamo che anche chi lavora in quel caro giardino possa farlo con un animo maggiormente sereno e per il benessere di tutta la comunità di Somma Vesuviana.

 

 Giuseppe Auriemma 

 

Regione Campania, 63 tamponi positivi al Covid-19, una guarigione e un decesso. In quarantena la nave “Majestic” al porto di Napoli

Al Cotugno di Napoli sale a 63 il numero delle persone sottoposte al tampone con esito positivo al Coronavirus, ma si registra già un guarito. In provincia di Caserta un decesso: il tampone è risultato positivo. Nel porto di Napoli la nave “Majestic” in quarantena. All’Ospedale Evangelico Betania sono 18 i dipendenti messi in isolamento. 

Stando all’ultimo comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale della Regione Campania, cresce il numero dei contagiati. Alle ore 21 del 6 marzo si legge l’ultimo aggiornamento: sono stati registrati 13 tamponi positivi su 92 analizzati. Sale a 63 il numero complessivo dei tamponi positivi, sei in più rispetto a quanto registrato nella mattinata di ieri. Cifre che fanno rabbrividire anche i più scettici, ma in casi di emergenza come questo è necessario non perdere il proprio senso critico, evitando di cadere nel baratro di una lacerante psicosi di massa.

In questa baraonda di numeri che scorrono incessanti tra tg e breaking news si registra la prima guarigione di un paziente affetto da Covid-19, ricoverato presso l’Ospedale Cotugno di Napoli. A questa segue una seconda e infelice notizia: il decesso presso l’Ospedale di Sessa Aurunca di un 46enne di Caserta, già cardiopatico. Sono in corso accertamenti. Nel mentre, i familiari e il personale sanitario che gli ha prestato soccorso sono stati messi in quarantena.

Un venerdì nero per le 125 persone a bordo della naveGnv Majestic”, bloccate al porto di Napoli. Nove sono i marittimi in quarantena perché entrati in contatto con un passeggero risultato positivo al Coronavirus in Tunisia. Nel pomeriggio di ieri è stata data l’autorizzazione per lo sbarco di 116 componenti dell’equipaggio, non interessati dal provvedimento preso per i marittimi attualmente in isolamento.

È bene fare il punto sulla questione con un recap generale in base ai fatti accaduti nelle scorse ore con i relativi provvedimenti dirigenziali firmati nella giornata di ieri dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca:

  • Ischia: sulla base dell’ordinanza n.6 del 06/03/2020 sono state svolte operazioni socio-sanitarie volte alla gestione di un’emergenza ad Ischia con accertamento della positività al virus Covid-19 da parte di un turista soggiornante sull’isola insieme ad una comitiva di 90 persone. È stata ordinata la limitazione di accesso alle isole del Golfo di Napoli ai gruppi organizzati di visitatori provenienti dalle regioni e province delle cosiddette “zone rosse”, unitamente all’obbligo di sanificazioni straordinarie a bordo;
  • Luoghi di ritrovo: sulla base dell’ordinanza n.7 del 06/03/2020, in conseguenza al DPCM 4 marzo 2020 con il quale sono stati annullati eventi, spettacoli e manifestazioni di ogni genere, è stata ordinata la sospensione immediata fino al 15 marzo 2020, su tutto il territorio regionale, delle discoteche e di tutti gli altri luoghi di svago, la cui frequentazione comporti assembramento degli utenti, eludendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale.

Inoltre, in merito alla confusione creata da fake news con effetti negativi sullo status reale del nostro territorio, è stata diffusa una dettagliata precisazione dall’Unità di Crisi della Regione Campania per distruggere sul nascere notizie infondate secondo cui la Campania sarebbe stata inserita in una “zona gialla” nazionale, o addirittura alcuni Comuni sarebbero da oggi considerati “zona rossa“. Si precisa che queste affermazioni sono completamente errate, inventate e diffuse per il solo gusto di accrescere il senso di panico tra le persone. Sulla base di decreti nazionali e protocolli, in Campania non esiste alcuna suddivisione territoriale, per cui è bene diffidare da false notizie che attribuiscono alla nostra regione l’appartenenza a presunte “zone rosse” o “gialle”. Per tale motivo non c’è ragione di credere che la Campania sia un nuovo focolaio.

Sempre in data 6 marzo 2020 è stato rilevate infondate tutte quelle notizie che affermano l’imminente chiusura dei pronto soccorso in Campania. Tutto ciò è assolutamente falso, perché le attività emergenziali non hanno mai smesso di funzionare, attive 24/24 h nel pieno rispetto delle norme, seguendo i protocolli che prevedono la sanificazione straordinaria degli ambienti e di tutte le apparecchiature.

Per quel che riguarda la questione legata all’Ospedale Evangelico Betania, si rende noto con un comunicato diffuso dalla stessa struttura ospedaliera che: «In data 1 marzo si è presentata al pronto soccorso una paziente che, successivamente alla sua dimissione, il giorno 5 marzo è stata ricoverata all’Ospedale Cotugno per sospetto clinico di infezione da Covid-19. Per questo motivo […] è stato disposto, a scopo precauzionale, dalla nostra Direzione Sanitaria l’allontanamento dal lavoro e l’isolamento fiduciario a domicilio del nostro personale (n.18 dipendenti) che ha partecipato all’assistenza della suddetta paziente».

Tutta questa situazione, al di là di un senso generale di preoccupazione per le sorti del Paese, lascia dell’amaro in bocca. Troppa è la disinformazione che annebbia la vista di chi cerca di capire che cosa debba affrontare il nostro Paese. Non mancano le fake news, gestite da chi ha bisogno di attaccare per il puro gusto di denigrare, svilire, mettere in ginocchio intere popolazioni già devastate da questo dramma incombente. Dunque, cosa fare? Come procedere per evitare di incappare in dati falsi, gonfiati per accrescere il divario che idealmente divide l’Italia a metà? Il consiglio è basarsi sempre su fonti attendibili. Nel caso in questione, il sito ufficiale della Regione Campania lancia quotidianamente bollettini aggiornati in tempo reale. È giusto affidarsi agli enti, ai giornali, agli articoli pubblicati da testate riconosciute, che col tempo si sono guadagnate la propria autorevolezza grazie alla correttezza delle informazioni e alla trasparenza dei contenuti.

Coronavirus. Garante dei Disabili Regione Campania Colombo: “Provvedimenti del Governo condivisibili ma non bisogna dimenticare le ‘persone fragili’

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Oltre 2700 casi e più di 100 morti. Sono i numeri provvisori del Coronavirus che sta mettendo in grossa difficoltà anche il nostro Paese. I provvedimenti del Governo per prevenire ed arginare questa influenza si susseguono nella speranza che molto presto si possa uscire dal tunnel.
Sull’argomento è intervenuto anche il Garante dei Disabili della Regione Campania, avv. Paolo
Colombo: “E’ un momento complicato perchè il virus sembra si stia diffondendo a macchia d’olio
anche in altre nazioni europee. L’augurio di tutti è che il coronavirus venga sconfitto quanto prima.
Il Governo ha varato una serie di misure straordinarie (condivisibili) che però potrebbero generare
l’insorgere di nuove problematiche per le persone con disabilità. Sono perfettamente daccordo – spiega Colombo- con la nota di Antonio Caponetto (Capo dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri), indirizzata, pochi giorni fa, al Capo del Dipartimento per la Protezione Civile e all’Ufficio di Gabinetto del Ministro della Salute. Infatti le persone con disabilità sono quelle più a rischio in situazioni di emergenza. E’ giusto allora, visto che il DPCM del 23 febbraio 2020 all’art. 1, comma 1, prevede la sospensione di attività pubbliche e private, con l’eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, che i cosìdetti Centri Diurni per Disabili rientrino, almeno nella nostra Regione, dove fortunatamente non si registrano ad oggi focolai, tra i servizi essenziali.
Continuando, il provvedimento di ‘quarantena’ potrebbe indebolire la rete di assistenza, supporto e protezione destinata alle persone con gravissime disabilità o con forme di non autosufficienza che vivono al proprio domicilio. Penso ad un disabile assistito da un anziano genitore. Tali soggetti, in caso di quarantena, potrebbero avere maggiori
difficoltà ad autogestirsi e a seguire le istruzioni delle Autorità. Auspico perciò, nei limiti del consentito, che si possa assicurare maggiore coordinamento fra le strutture del Sistema Nazionale di Protezione Civile su base locale, le Asl, le strutture di assistenza e le associazioni su base locale, al fine di garantire il giusto supporto per tali casistiche. Inoltre -prosegue il Garante dei Disabili della Regione Campania- va creato un sistema che permetta il superamento delle barriere alla comunicazione. Ad esempio, i numeri verdi telefonici che sono stati istituiti a livello centrale e regionale non possono essere utilizzati da persone sorde o con ipoacusia. Pertanto andrebbe affiancata una modalità di comunicazione via email per questa categoria di persone.
Infine andrebbero previste traduzioni delle principali comunicazioni di emergenza in ‘Lingua dei Segni Italiana’ per permettere l’accesso alle informazioni utili anche ai sordi segnanti”.
Contributo foto: web

Boscoreale: manutenzione straordinaria nell’area archeologica di Villa Regina

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La Sma Campania, la società in house della Regione Campania, che ha una sua sede a Boscoreale, ha in corso un intervento di manutenzione straordinaria dell’area di viale Villa Regina.
La strada, che è di accesso al sito archeologico boschese e che conserva
l’unica villa rustica interamente visitabile esistente sul territorio vesuviano,
e il Museo Antiquarium “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano”, custodi della storia
millenaria di questa città.

L’intervento è realizzato nell’ambito della consolidata collaborazione tra la Sma
Campania e l’amministrazione comunale, ed ha l’obiettivo di migliorare le funzioni
estetico, paesaggistiche e architettoniche del luogo che attira miglia di turisti; la
fruibilità del luogo; aumentare la capacità di difesa intrinseca del soprassuolo e
ridurre il rischio di innesco e il propagarsi di incendi.

“Prosegue la profonda collaborazione tra Comune e Sma che da alcuni anni ormai ci
affianca nella risoluzione di svariate problematiche di natura ambientale – spiega
Luca Giordano, consigliere comunale delegato ai rapporti con la Sma-, e questo
ennesimo intervento sul nostro territorio ne è la riprova. Quest’area, attraversata
quotidianamente da centinaia di turisti, necessitava di un intervento radicale visto che
era colma di vegetazione spontanea che rappresentava anche un pericolo di natura
igienico-sanitaria”.