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Quando Francesco Scaturchio inventò un dolce per Anna Fougez, la “stella” del “Caffè concerto” napoletano

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L’origine del “Cafè concerto” nella Napoli della “Belle ‘Epoque”. La storia del “Salone Margherita”, del “Gambrinus”, del “Caffè Calzona”. Le “sciantose”. Anna Fougez e il dolce “il Ministeriale” creato per lei da Francesco Scaturchio.

 

Gli anni della “Belle ‘Epoque” a Napoli furono caratterizzati anche dal fenomeno dei “Caffè concerto”, che rinnovarono il modello parigino del “café- chantant”. Fu, questo fenomeno, il segnale dei nuovi orientamenti della cultura e dei gusti della borghesia, che creava, per il suo divertimento, nuovi spazi e nuovi modi, e associava, nei “caffè”, la “buona tavola”, il bel canto, il fascino delle cantanti- le “sciantose”- e di qualche cantante. E’ stato detto, giustamente, che la storia della canzone napoletana partì proprio dagli spazi dei “ Caffè concerto”, in cui le cantanti dal nome francese, ma che quasi sempre francesi non erano, promuovevano con la loro popolarità il successo delle canzoni che esse interpretavano: scrisse Vittorio Paliotti che a questa situazione dovettero adattarsi non solo i compositori già importanti, come Salvatore Di Giacomo e Mario Costa, ma anche i giovani talenti, come Gennaro Ottaviano e Salvatore Gambardella che nel 1893 scrissero, l’uno il testo, l’altro la musica, di “’O Marinariello”. Nel 1890 iniziò l’attività il “Salone Margherita”, di cui erano proprietari i fratelli Marino, e si convertì alla nuova moda anche il “Gambrinus”, frequentato da artisti, scrittori e giornalisti: seduto a un tavolino del “Gambrinus” D’Annunzio scrisse nel 1907 il testo di “’A vucchella”, che venne messo in musica da Tosti.Nel maggio del 1919 Ardendo Soffici confessò che nel “Gambrinus” aveva “innaffiato la polvere di una mattinata militare”, conquistato dalla “pace”che regnava nelle sale del caffè “in margine al viavai di una piazza che giudico deliziosa prima di saperla celebre”. A lungo il “Salone Margherita” restò fedele al modello francese: i cartelloni pubblicitari e i contratti con gli artisti erano scritti in francese, nomi francesi adottavano le cantanti – “Songo frangesa e vengo da Parigge” cantò nel 1894 la “sciantosa” di Mario Costa- e in francese parlavano, o tentavano di parlare, anche i camerieri, sollecitando, con i loro inevitabili errori, il genio comico e satirico di Viviani prima, e poi di Totò e  di Eduardo.

Nella Galleria Umberto I aprì i battenti anche il “Caffè Calzona”: qui la notte del 31 dicembre 1899 12 splendide ballerine salutarono il secolo che se ne andava e l’arrivo del Novecento. Scrissero i cronisti che il ballo era stato un po’ troppo audace, ma il codice dei “Caffè concerto” prevedeva la violazione misurata di qualche regola: del resto, la strada dell’audacia era stata già aperta, nel 1875, da Luigi Stellato e da Francesco Melber con la canzone “’ A cammesella”, la “camiciola” che la fresca sposa non vuole togliersi, respingendo con fermezza l’appassionata richiesta del fresco sposo. Sul palcoscenico del “Salone Margherita” Nicola Maldacea  osò recitare una “macchietta” ideata da Ugo Ricci in cui proclamava che il caffè del vicino “Caffè Calzona” non aveva rivali, era il migliore di tutta Napoli, migliore anche di quello che si preparava al “Caffè Turco”.

Ai “Caffè concerto” sono legate le vicende, talvolta romanzesche, di artisti eccezionali, Lina Cavalieri, Maria Campi, Pasquariello, Elvira Donnarumma. Ma in questo articolo vogliamo ricordare la storia, che pare incredibile, di un dolce, di un pasticciere innamorato e di una “stella” del “Caffè concerto”. Maria Annina Laganà Pappacena prese il cognome d’arte Fougez dalla famosa cantante francese Eugénie Fougère, che i Napoletani chiamavano Fougé. Anna Fougez non solo divenne una diva del “Caffè concerto”, del teatro e del cinema, ma seppe restare in prima fila per tutta la sua carriera: ed è una cosa straordinaria in un mondo in cui fama e successo si spegnevano presto. Dicono le cronache che per lei E.A. Mario scrisse, nel 1919, la canzone “Vipera”, un capolavoro, e che tra gli ardenti ammiratori della “stella” ci fu anche Francesco Scaturchio, della famosa famiglia di pasticcieri. A lui Anna Fougez espresse un desiderio: devi inventare un dolce che dedicherai a me. E Francesco creò un “medaglione” di cioccolata fondente, in cui congiunse liquore, ricotta e nocciola: gli parve, forse, che ogni ingrediente rispondesse a un aspetto della affascinante personalità di Anna. Il dolce fu chiamato “Ministeriale”, forse perché la burocrazia rese lungo e difficile il cammino della pratica avviata da Francesco Scaturchio per assicurarsi il diritto di proprietà. O forse fu un guizzo dell’ironia napoletana: chiamare con un nome che non suscita emozioni un dolce che era, ed è, una magia per gli ingredienti, per l’arte di chi lo crea, e per la storia della sua nascita.

AUTORE: M.P.