Stellantis, obiettivo stop contratto di solidarietĂ : 80 collocati in altri progetti
Camion trancia cavo del passaggio a livello, Circum in tilt nel Nolano
Ottaviano: San Michele, mettici la mano tua (quella che ti è rimasta)
Qui non sono in discussione i princìpi dell’arte dello scultore, né la sua perizia tecnica che è significativa. Qui si tenta solo di capire quali sono le ragioni che hanno suggerito il particolare “disegno” del busto di San Michele, privo del braccio destro e della spada. Ha scritto il Sepe sul suo sito “facebook : “ L’opera è rappresentata come un ritrovamento archeologico quindi non volutamente mancante dei simboli principali del santo ma ritrovata nel 2023.Metaforicamente visto che la spada e il diavolo non sono presenti noi spettatori ci sostituiamo ad entrambi i simboli e diventiamo parte integrante dell’opera.La spada simbolo di forza oggi potrebbe esser rappresenta dal nostro impegno civico verso l’illegalità .Il diavolo simbolo del male sostituito dal marcio della nostra società spesso espresso pienamente sui social.L’opera non è priva degli elementi ma sono mancanti metaforicamente a causa del tempo passato dalle prime effigi medievali, rinascimentali ed ottocentesche. Questa è un’opera d’arte del nostro tempo non una statua ma una scultura.”. Dunque, se ho capito bene, lo scultore dice in conclusione che il “busto” non è una statua, non rappresenta una figura ben precisa, ma è una scultura del nostro tempo, è la rappresentazione concreta di un’immagine nuova e totalmente libera.  Ma questo contraddice la proposizione iniziale, che invita a considerare l’opera come un ritrovamento archeologico: e ancora più seria è la manifesta contraddizione con la parte centrale del passo, in cui lo scultore ammette che la scultura rappresenta San Michele e spiega “l’assenza” del braccio, della spada e del diavolo come una metafora a rovescio: è la società che svolge i compiti e le funzioni degli “elementi” assenti. E’ un tipo di ragionamento che la sintassi delle arti figurative non consente di condividere, sia a livello formale che nella prospettiva sostanziale. Chi potrebbe interpretare i compiti della spada? E chi dovrebbe fare il “diavolo”? Sul piano della concretezza dell’arte che significa dire che noi “spettatori ci sostituiamo ai simboli”? Se siamo spettatori cosa ci consente di essere anche protagonisti, di sostituirci a un braccio e a una spada? San Michele ha mai parlato di questa sostituzione? Ricordo, infine, allo scultore che lui ha partecipato a una manifestazione in cui la comunità di Ottaviano, le autorità politiche e quelle religiose si aspettavano di vedere, nel busto, la figura del Patrono: lo prometteva anche il manifesto ufficiale, il cui testo lo scultore ha certamente condiviso. Era presente anche il parroco della Chiesa di San Michele.
Mi dicono che lo scultore ha dichiarato di non aver messo la spada in mano a San Michele perché l’arma gli sembrava un inno alla violenza: e il Santo, invece, è simbolo della giustizia.
E’ violenza scaraventare gli angeli ribelli, i diavoli, tra le fiamme dell’Inferno? Dunque, anche Dio, che ha dato l’ordine all’ Arcangelo, è un violento? L’artista dovrebbe sapere che gli studiosi hanno visto nella spada il simbolo concreto, “tangibile”, del raggio della Luce di Verità , che permette a San Michele di separare nettamente il Bene dal Male: e qualche pittore ha disegnato lo strumento non come una spada, ma come un raggio. Infine, Panofsky, Kirschbaum, Van De Waal hanno ricordato a tutti che l’iconografia consolidata dei Santi non può essere modificata negli aspetti essenziali, perché questi permettono all’osservatore di capire immediatamente l’identità del personaggio raffigurato. E questo vale anche per i personaggi del mito e per alcuni personaggi storici.
Nella chiesa di San Pietro in Banchi a Genova c’è il “Cristo senza mani”, una statua in gesso che era stata abbandonata nello studio di un anonimo scultore e le cui mani si erano staccate dalle braccia fortuitamente . I restauratori decisero di non ricostruire le mani, sollecitati dai versi di un carme fiammingo del sec.XV: “Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani, per fare oggi le sue opere”. Ma è evidente che il Cristo mutilato di Genova rappresenta una situazione chiara e rispettosa dei ruoli: gli uomini devono fare con le proprie mani le opere che Cristo ha indicato e indica, le “sue” opere. E questo principio ha caratterizzato fin dal primo momento la predicazione di Gesù. Stesa da Gomorra a Pomigliano, esplosi 9 colpi
Il vescovo di Acerra da De Luca per il no alla quarta linea dell’inceneritore: ottenuto risultato importante
Vittoria Lettieri: “Spenta ogni polemica”
L’incontro tra il Presidente De Luca e il Vescovo di Acerra Mons. Di Donna e le parole chiare e definitive espresse a Sua Eccellenza da De Luca, che seguono quello che sto riferendo da mesi in tutte le sedi istituzionali e non, finalmente, pongono fine e spengono ogni tentativo di pretestuosa mistificazione della realtà operata da alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle. Questi ultimi, invece chiedere di incrementare la raccolta differenziata così da togliere rifiuti al termovalorizzatore negli Enti dove sono maggioranza, invece di spingere Città Metropolitana di Napoli, dove siedono in maggioranza, a deliberare sulle “zone sature”, provavano a distrarre l’attenzione su altre questioni.
Ho più volte interrogato, a partire dal 29 luglio scorso, la Giunta regionale per aderire “all’operazione trasparenza” richiamata e concordata oggi tra il Presidente De Luca e il Vescovo Di Donna, chiarendo la mia contrarietà all’ipotesi della quarta linea del termovalorizzatore di Acerra e la necessità di una continua manutenzione per l’impianto esistente, e in adesione “all’aggiornamento tempestivo e continuo” a cui oggi facevano riferimento il Presidente della Giunta Regionale ed il capo della Chiesa acerrana.
L’8 agosto 2023, proprio per consentire “l’intervento delle autorità scientifiche e sanitarie, invocate oggi”, ho emendato la Legge Regionale sui rifiuti, il Consiglio regionale ha approvato, con l’astensione del Movimento Cinque Stelle, prevedendo l’istituzione dell’Osservatorio regionale sull’inceneritore diAcerra e la rete di monitoraggio dell’aria per i comuni sede di impianti, organi a tutela della salute dei cittadini. Anche su questi argomenti si è tentato di fare mistificaizone della realtà , ed oggi si conclude definitivamente ogni tentativo.
Ancora, nell’interrogazione del 25 ottobre 2023 la Giunta ha ribadito che i 27 milioni di euro dell’avanzao di bilancio, andavano alla manutenzione dell’impianto e non alla realizzazione della 4 linea alla quale mi opporrò sempre, come ho dimostrato anche nell’ultima seduta di Consiglio Regionale.
Ben venga e plaudo alla condivisione di “un’azione di controllo sugli impianti esistenti”, come contenuto nell’emendamento presentato e votato (non dai 5stelle) nella legge regionale, quale è l’Osservatore regionale sull’inceneritore diAcerra e la rete di monitoraggio dell’aria per i comuni sede di impianti.
Su tutti questi temi – come ironicamente ho riferito in Aula una settimana fa quando ho detto di voler parlare in aramaico per farmi capire – su tutto, oggi si concorda con quanto io stessa avevo riferito e informato da luglio 2023. Per fortuna, le pratiche politiche efficaci e le notizie veriterie sono state più forti dei numerosi tentativi di disinformazione e di mistifcazione della realtaà operati in questi mesi. Spero ora che si possa lavorare per “togliere rifiuti” al termovalorizzatore di Acerra con un piano di raccolta differenziata spinta dove non si fa, e che la Città Metropolitana di Napoli, ai cui organi ho più volte scritto, arrivino a deliberare per l’individuaizone delle zone sature, dove non reliazzare impianti di trattamento dei rifuiti speciali. Sono queste le azioni serie e responsabili che devono necessariamente essere messe in campo.
I marziani del Real Madrid rimandano la qualificazione agli ottavi per il Napoli
Somma, Museo Etnostorico lascia storica sede dopo 10 anni: “Perso finanziamento vitale”
Riceviamo e pubblichiamo
Il Museo Etnostorico delle Genti Campane, attivo a Somma Vesuviana da oltre 10 anni, costretto a lasciare la sede di via Santa Maria a Castello. Ad annunciarlo è Biagio Esposito, fondatore e direttore del museo, intitolato ad Annamaria Amitrano: “Negligenze burocratiche e amministrative, non certo addebitabili al Museo, ci hanno fatto perdere il finanziamento di 200mila euro che sarebbe servito a rendere più moderna ed efficiente la sede di via Santa Maria a Castello di Somma Vesuviana. La nostra attività proseguirà altrove”.
I lavori nella sede si erano resi necessari a causa dell’umidità dei locali, che rischia di danneggiare seriamente le opere in esposizione: tele, libri, serigrafie e litografie.
Ulteriori e importanti dettagli verranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà mercoledì 6 dicembre, alle 11, presso il bar Royal di Somma Vesuviana, in via Aldo Moro.

