Scegliendo, nel 1663, l’8 maggio come giorno sacro al patrono San Michele, gli Ottajanesi adottarono il calendario del culto del Gargano: ma a lungo San Michele uscì in processione anche il 29 settembre. Il rito della “diana” e la tradizione della “mangiata”. Gli Ottavianesi hanno difeso con risolutezza il rito del “volo degli angeli” dagli attacchi del potere politico e della Curia Vescovile di Nola.
ll 15 aprile 1663 nell’assemblea dei “deputati e cittadini” gli Ottajanesi, dopo aver stipulato con il principe Giuseppe I un “capitolo” fondamentale per regolare i rapporti tra la comunità e la famiglia Medici e per sistemare, con criteri di straordinaria modernità, l’economia del territorio, stabiliscono di consacrare l’8 maggio alla “festa solenne” di San Michele, “ che questa nostra Città per sua particolare devozione sempre ha tenuto e tiene per suo particolare Protettore”. Dunque il giorno del Patrono non è più il 29 settembre, ma l’ 8 maggio: gli Ottajanesi adottano il calendario del culto del Gargano, che l’8 maggio celebra la miracolosa apparizione di San Michele. Influirono sulla decisione le relazioni commerciali sempre più intense che i Medici e i loro agenti strinsero, in quegli anni, con i mercati del grano e della lana del Tavoliere, controllati, per quote importanti, dai Guevara di Bovino, la famiglia della suocera di Giuseppe I.. Giuseppe I scelse come suoi agenti per i mercati di grano pugliesi i Duraccio, che a lungo condussero “l’officina dei maccheroni”, la “maccaronaria”, alla Taverna del Passo, di cui i Medici erano proprietari. Per questa loro attività i Duraccio meritarono il privilegio di organizzare la Festa di San Michele e di riservare ai ragazzi della famiglia il ruolo di “angeli” nel “volo” che si svolge durante la processione. I rapporti tra Ottajano e il santuario di San Michele sul Gargano venne confermato, nella seconda metà del ‘600, da Tiberio Guastaferro, ottajanese di piazza San Giovanni, che era il “principe” dei predicatori Girolamini e che donò ai suoi concittadini una statua dell’ Arcangelo scolpita in pietra del Gargano.
La “diana” pirotecnica apre il giorno della Festa: una lunga “batteria”, stesa a terra, sale, di esplosione in esplosione, verso la Chiesa del Patrono, e il susseguirsi dei botti è accompagnato da una folla rumorosa e entusiasta, che vorrebbe che la catena non si interrompesse mai. La “diana” caratterizza molte feste patronali, e il suo nome è collegato al latino “dies”, il giorno, proprio perché “esplode” all’alba e avverte tutti che inizia il giorno sacro al Patrono. La caratteristica della “diana” ottajanese sta nel fatto che sale verso la Chiesa e dunque anche verso la Montagna, e perciò mette in fuga con il suo strepito l’invidia maligna dei demoni contro cui combatte San Michele, e inoltre protegge la città dalla minacciosa presenza del Vesuvio. A metà degli anni ‘80 la “diana” era un evento in crisi: ma mi hanno raccontato che un gruppo di soci del Circolo “A.Diaz”, Angelino Ragosta, Peppe Miranda, Aniello Coppola, Renato e Ciro D’ Alessandro, Michele Romano e Michele Del Giudice, attuale presidente del sodalizio, diedero nuovo vigore alla tradizione e introdussero il rito della “mangiata di fave” che si svolgeva alla fine della “diana” a casa di un ospite generoso: il rito della “mangiata” oggi si celebra davanti a una salumeria storica di Ottaviano, la “Auricchio”, diretta da Michele e da suo figlio Gennaro.
Anche il “volo degli angeli” caratterizzò, ancora nel secondo Ottocento, quasi tutte le feste patronali del territorio: oggi la manifestazione si svolge a Ottaviano e a Giugliano. Uno storico ottajanese ha scritto che gli angeli si alzarono in volo nella nostra città per la prima volta durante la Festa del 1861: in realtà ci sono documenti d’archivio che attestano che il “volo” si tenne in due piazze di Ottajano già nel 1849. Dopo l’unità d’Italia, i prefetti tentarono di impedire lo svolgimento di un rito che attirava troppa gente dai Comuni della provincia e della Campania Felice e provocava problemi di ordine pubblico. Il 29 settembre del 1864 Michele de’ Medici riuscì a convincere il prefetto Serpieri che il “volo” non era la causa di furti e di risse, gli ricordò che la festa dell’8 maggio di quell’anno era stata “muta e squallida” proprio perché non si era celebrato il rito del “volo” e chiese che il permesso venisse concesso per la processione del 2 ottobre. E il prefetto disse di sì. La lettera del Medici conferma che negli anni ’60 dell’’800 si svolgevano due processioni di San Michele: una l’8 maggio, l’altra, il 29 settembre, che raggiungeva spesso anche il quartiere della “Zabatta e Recupe”. Nel 1947 e nel 1953 l’attacco al “volo degli angeli” venne condotto dai vescovi di Nola, che vedevano nel rito la presenza di elementi “pagani”. Ma la risolutezza del sindaco Aurelio Trusso e del sindaco Enrico Iervolino fece sì che la Curia nolana e i sacerdoti ottavianesi rispettassero il valore della tradizione: questa storia è già stata raccontata sul nostro giornale.
Non è facile descrivere l’intensità del silenzio e l’emozione con cui gli Ottavianesi accolgono il Santo Patrono quando compare sulla soglia del portale della Chiesa: è un muto colloquio, e in quei momenti di profonda suggestione scorrono le immagini del passato, il ricordo di chi non c’è più, gli impulsi della speranza e della paura, e San Michele “’o piccirillo”, donato da Luigi de’ Medici, appare agli Ottavianesi come un invincibile gigante.
Sala del Metropolitan sold-out per il candidato sindaco di Lega e Fratelli d’Italia, Mario Gifuni che ieri – martedì 7 maggio – ha presentato i suoi candidati e illustrato il programma. Con lui, per sostenerlo, Carmela Rescigno (candidata alle europee con Fdi nella circoscrizione Sud nonché responsabile nazionale nel partito della Meloni del dipartimento Sanità) e Aurelio Tommasetti, Rettore dell’Università degli Studi di Salerno, anch’egli in lista per il parlamento di Bruxelles con la Lega di Salvini.
Ed è stato il candidato sindaco, subito dopo la presentazione dei candidati delle sue due liste, a ringraziare dal palco sia la Rescigno, sia Tommasetti per essergli stato accanto contro i tentativi di «scippo» dei simboli di partito. «Li devo ringraziare – ha detto Gifuni – Carmela Rescigno ha creduto in noi schierandosi insieme ai vertici provinciali e regionali del partito anche quando, permettetemi una stoccata ma ci sta tutta, il consigliere napoletano Marco Nonno, un “fascista a trucco”, si è presentato in un incontro elettorale con persone che vanno contro Fratelli d’Italia. Se fosse stato uomo serio e di partito, ve lo dice uno che lo ha pure votato in passato, non lo avrebbe fatto. Per questo non merita il mio rispetto né quello degli anastasiani. È andato a sostenere una persona che si nasconde in una lista civica e che fa il fascista tra i comunisti, dietro un’insalata di simboli civici». «Grazie anche a Tommasetti – ha aggiunto Gifuni – per essere intervenuto, insieme al ministro Salvini, quando qualcuno inviava strane lettere per farci togliere il simbolo».
Hanno poi preso la parola per un breve saluto, i due ospiti candidati alle elezioni europee, altro appuntamento importante di domenica 26 maggio, insieme alle amministrative.
«Noi abbiamo sempre creduto in Mario Gifuni – ha detto la dirigente di Fratelli d’Italia – sappiamo che la sua è una politica sana, al servizio della comunità. Votare per Fdi, anche alle europee, significa votare per il Sud Italia e con la Lega faremo una battaglia comune, di sovranità popolare».
«Sono sedici eroi i candidati della Lega e ho il piacere di conoscere molti di loro – ha detto il rettore Tommasetti nelle ultime settimane bersaglio di polemiche proprio per il suo ruolo e la sua scelta di candidarsi – ho trascorso parte della mia adolescenza a Cercola, dunque non solo conosco bene il territorio ma sono legatissimo a queste terre. E sono orgoglioso di correre con il simbolo della Lega, Salvini ha saputo riconoscere il merito e saprà fare molto per il Sud. Le polemiche? Io sono un uomo libero, se mi fossi candidato, per esempio, con il Pd o più a sinistra – ammesso che esista ancora qualcosa più a sinistra – mi avrebbero applaudito, invece è successo un putiferio e mi hanno trattato come fossi l’Anticristo. La mia battaglia è per il Mezzogiorno, per la nostra agricoltura, per i trasporti, per le infrastrutture, per l’occupazione giovanile che non sia quella dei corsi di formazione farlocchi ma lavoro vero, dignitoso. Mi candido per essere punto di riferimento delle nostre Università e dei nostri centri di ricerca. Dicevo che conosco il territorio, ma conosco anche Mario Gifuni che è attento amministratore, saprà – e noi ci saremo – intercettare fondi europei anche per la ricchezza di questo territorio: il Santuario di Madonna dell’Arco».
LA PAROLA AL CANDIDATO SINDACO, Mario Gifuni.
FAMILISMO&NEPOTISMO. «Negli ultimi cinque anni un “caudillo” ha reso i cittadini sudditi del bisogno. Noi li vogliamo liberi, vogliamo creare lavoro vero, vogliamo il merito a Palazzo Siano. Basta con le raccomandazioni, basta con il nepotismo e con il familismo, occorrono amministratori capaci che non facciano crescere la spesa pubblica, i soldi vanno investiti nei servizi e nelle scuole. Le risorse ci sono, basta saperle utilizzare».
I TAGLI. «La macchina amministrativa di Sant’Anastasia conta oggi nove funzionari, noi li ridurremo a quattro, con un risparmio di 75mila euro che utilizzeremo per il baratto amministrativo. Le persone che hanno dei debiti con il Comune potranno pagarli tramite lavori socialmente utili, per esempio il controllo degli sversamenti abusivi o fuori dalle scuole al posto dei “nonni civici”. Recupereremo l’evasione in maniera efficiente e non daremo prebende. La differenza tra noi e loro è che noi sappiamo come i soldi pubblici vadano utilizzati solo per la comunità. Con i soldi degli altri, dei cittadini, è troppo facile».
IO ERO CON LORO PER DIFENDERE I CITTADINI. Questo passaggio del candidato sindaco è la risposta alle accuse, quasi quotidiane anche prima della campagna elettorale, circa la sua decisione di non dimettersi dalla carica di presidente del consiglio comunale, pur essendo nei fatti molto lontano dalle posizioni del sindaco e della sua maggioranza. «Ci sono decine e decine di documenti, regolarmente protocollati, che testimoniano le mie posizioni distinte e distanti, ho sempre scritto quel che avveniva. Sono rimasto al mio posto perché è lì che i cittadini mi hanno voluto con il loro voto, in caso contrario avrei lasciato campo libero ad un esercito di “riservisti” che erano pronti a calarsi nei panni di amministratori pur avendo perso. La dimostrazione la vediamo adesso, con sette liste che hanno intruppato di tutto e di più. Non è così che si fa, per serietà e per rispetto degli elettori».
I FUNZIONARI DEVONO ESSERE AL SERVIZIO DEI CITTADINI. «Se all’urbanistica, per esempio, c’è un funzionario capace e arriva un imprenditore che vuole investire sul territorio per creare lavoro e ricchezza, chiedendo un permesso a costruire, devono volerci al massimo due mesi per la pratica. Se invece c’è un cretino, se si perde nelle maglie della legge diventando un mero burocrate e bloccando i procedimenti, non fa un buon servizio alla città. I funzionari devono essere al servizio dei cittadini e non dei politici, chiamati soltanto a dare indirizzi e controllare».
I FINANZIAMENTI. «Il Comune ha perso i finanziamenti per via Arco perché mancavano i decreti attuativi, l’amministrazione non ha saputo seguire i procedimenti, il tutto a spese delle casse comunali, con soldi che potevano servire a ristrutturare le scuole dove vanno i nostri figli. Nelle scuole anastasiane non c’è sicurezza, poi arrivano tutti quando accade, o poteva accadere, una tragedia. Bisogna prevenire, non arrivare dopo».
CIMITERO E CONNIVENZE (?). «La società che gestisce il cimitero comunale ha realizzato soltanto quello per cui ha incassato, nessuno si è preso la briga di controllare. Soltanto io ho messo nero su bianco scrivendo al funzionario competente e all’assessore, dopo aver verificato che il contratto non viene rispettato. Ho fatto quel che potevo, non è che fosse possibile andare al Comune ogni mattina con il fucile. Nessuno mi ha risposto, nessuno ha chiesto verifiche serie, nessuno ha controllato. Allora mi nasce il dubbio di una connivenza con la ditta».
IL PUC. «Il vicesindaco Aprea ha raccontato molto sul Piano Urbanistico Comunale, ma noi vogliamo sapere tutto, vogliamo sapere i nomi di chi le voleva dare “pizzini”. Oggi il Puc è fermo dal Segretario Generale. Prima ancora era fermo in ragioneria, ma io ho scritto chiedendo perché, dunque è stato semplicemente “trasferito” da una scrivania all’altra. Sapete perché è fermo? Perché devono poter dire agli imprenditori interessati che così com’è non lo attueranno mai, se no perdono voti. Noi vogliamo che il Puc badi agli interessi del paese: è il sindaco che ha scelto l’ufficio di piano, è lui il maggiore responsabile, è lui che dava indirizzi all’assessore, non possono adesso fare campagna elettorale promettendo cose che non potranno essere date perché noi non lo permetteremo.
LA CITAZIONE DI PAOLO BORSELLINO. «Questo paese oggi è omertoso, piegato su se stesso, noi vogliamo che viva. Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta sola. E io non ho paura. Abbiamo dalla nostra parte onestà e capacità, noi non abbiamo mai raccomandato nessuno, perché pensiamo che la raccomandazione sia un sintomo di debolezza e renda schiavi. Vogliamo che i cittadini non abbiano paura, non abbiamo più bisogno di prebende».
NON FATE QUELLA GARA. «Qui abbiamo la Tari più cara d’Italia. Un servizio di igiene urbana che ci costa cinque milioni di euro, 36 dipendenti per la raccolta e nove per lo spazzamento, la gara va in scadenza il 13 luglio. Noi chiediamo che si invochi dal prefetto una proroga perché ci sembra giusto che chiunque vinca le elezioni possa dare indirizzi».
NO TASSE PER CHI CREA LAVORO. «Nel nostro programma c’è la fiscalità di vantaggio. Per i prossimi cinque anni gli imprenditori che assumeranno personale non pagheranno tasse comunali. Il nostro obiettivo è dare un segno di discontinuità con il passato, basta con i cattivi amministratori che pensano a piazzare gli amici degli amici nella ditta di igiene urbana, questi costi ricadono sulla nostra Tari».
MARCHETTE ELETTORALI CON I SOLDI DEI CITTADINI. «Sono sempre rimasto umile, un cittadino, mai arrogante. Da presidente del consiglio comunale avrei potuto avere una stanza, un cellulare, uno staff, non li ho voluti. Già paghiamo novantamila euro per lo staff del sindaco, abbiamo finanziato persone che ora sono armate contro di noi. Una vergogna che nelle liste del sindaco si trovino staffisti candidati che fanno campagna elettorale con i soldi dei cittadini. Ma su questa vicenda vorrei ci accompagnassero gli organi sovracomunali, per una battaglia di legalità contro questi “dinosauri”. Interverrà intanto il Ministro dell’Interno, sarà al nostro fianco. Altre marchette con i soldi dei contribuenti sono state fatte nel sorteggio degli scrutatori perché sono diventati talmente arroganti da essere senza vergogna: hanno scelto i nomi più comodi per loro, alcuni che fanno parte anche del servizio civile e che dunque sono “premiati” due volte».
IL SANTUARIO. «Il Santuario di Madonna dell’Arco è il nostro “petrolio”, ma in questi anni non è stato valorizzato. Dinanzi al sagrato, per esempio, passano ancora tir e mezzi pesanti, noi metteremo in campo il progetto di una viabilità alternativa. E faremo in modo da invogliare imprenditori che vogliano investire sull’area ex Fag abbandonata, con parcheggi di interscambio, alberghi, attività produttive, solo così si incentiva seriamente il turismo, non quello “mordi e fuggi”».
IL LAVORO. «A Sant’Anastasia ci sono cinquemila disoccupati, il dieci per cento della popolazione. Il lavoro si crea soltanto facendo investire gli imprenditori e non dicendo “portami il curriculum”. I curricula diventano carta da macero, noi ai cittadini diremo sempre la verità: creeremo condizioni perché si investa e ci siano posti di lavoro. A noi i clienti non servono, servono cittadini liberi dal bisogno che sappiano giudicare e si rendano conto delle vere risposte che occorrono alla comunità».
NO AFFISSIONE SELVAGGIA. «Chiedo ai miei candidati di non partecipare alla corsa all’affissione selvaggia di manifesti elettorali. Siamo diversi, dimostriamolo usando solo gli spazi che ci sono stati assegnati».
SPARTA CONTRO GENGIS KHAN. «I nostri trentadue candidati sono pretoriani che combattono contro l’esercito di Gengis Khan, un esercito fatto di clientele e di merito calpestato.
Era gennaio scorso quando ricevemmo una nota stampa (leggi qui) da un gruppo di commercianti sommesi che, vessati da furti e tentate rapine, decisero di unirsi e di scambiarsi informazioni utili e volte al controllo sulla sicurezza attraverso un gruppo whatsapp.
Ebbene, il gruppo è cresciuto a dismisura. Allo stesso modo sono aumentati i tentativi di furti con conseguenti danni a serrande, furti veri e propri, furti di ruote di auto davanti ai negozi. I commercianti chiedono telecamere lungo tutte le strade e la presenza più frequente delle forze dell’ordine sul territorio e in particolare attività e ronde anche di notte. Al gruppo è stato aggiunto anche il sindaco Salvatore di Sarno che proprio nel gruppo “commercianti sommesi” ha scritto il seguente messaggio: ”Visti gli ultimi avvenimenti e appurato, dopo svariate segnalazioni, che i commercianti a Somma Vesuviana sono stati più volte derubati, ritengo doveroso indire una riunione per discutere insieme di tale grave problematica. Siete pertanto convocati, imprenditori e commercianti, il giorno giovedì 9 maggio, ore 15,00 in sala giunta del nostro comune. Spero possiate essere presenti tutti, data l’importanza dell’argomento.”
Una rapina maldestra finita nel sangue. E’ successo all’alba di ieri, su una strada di periferia dell’hinterland a nord di Napoli. Qui pur di centrare l’obiettivo un rapinatore non ha esitato a portarsi via a gambe levate l’intero, pesantissimo, registratore di cassa del caffè ” ‘O fattor “, il bar del distributore di benzina “Fuel” ubicato in via San Nereto. Il delinquente è stato però sorpreso ancora con la cassa tra le braccia, dal titolare dell’esercizio, che ha sparato alcuni colpi con la sua pistola nel tentativo di bloccarne la fuga precipitosa. A ogni modo il malvivente è riuscito a raggiungere l’auto del complice, che lo stava aspettando sulla strada. I due si sono volatilizzati in pochi secondi. Ma non è finita. Quando il commerciante rapinato ha riposto la sua arma nella custodia è partito accidentalmente un colpo. il proiettile ha forato la mano dell’uomo. Il sangue è ancora visibile sull’asfalto, davanti all’uscio del bar. Comunque l’esercente, Pasquale Trezza, 46 anni, è stato subito ricoverato in ospedale. E’ ricoverato nel reparto di chirurgia plastica della clinica Villa dei Fiori. Dovrà essere operato alla mano sinistra perchè il colpo partito accidentalmente ha frantumato alcune ossa. Ma Trezza non corre nessun serio rischio per fortuna. Sul posto, in via San Nereto, ieri mattina sono accorsi gli agenti del commissariato di Acerra. Una rapina davvero maldestra. I poliziotti hanno trovato all’interno del bar la pistola che il rapinatore ha dimenticato, riposta vicino alla postazione da cui è stato asportato il registratore di cassa. Un “bottino” magrissimo: 30 euro appena. Ieri pomeriggio nel bar c’era il fratello di Pasquale Trezza, Giuseppe. I due lavorano insieme da decenni in questa che è una un’impresa a conduzione familiare: distributore, bar, autofficina e autolavaggio. < Guardate che porte blindate siamo stati costretti a installare – racconta, demoralizzato, Giuseppe – e tutto questo perché tra furti e rapine ci hanno colpito, non ricordo bene, comunque credo tra le quindici e le venti volte >. La polizia ha acquisito i filmati registrati dalle quattro telecamere montate nell’esercizio commerciale. Il distributore dei fratelli Trezza, dove lavorano sei persone, si trova su un’arteria ad alto rischio che giunge nel Casertano.
il luogo della rapina di ieri ad acerra_
A Volla giovedì 2 maggio presso l’ufficio elettorale del Comune di Volla c’è stata la “Spartizione” degli scrutatori per le elezioni europee del 26 maggio p.v.
Sotto il profilo strettamente normativo, va detto che la scelta degli scrutatori è lasciata alla libera discrezione della Commissione Elettorale, formata dal sindaco e da tre consiglieri comunali.
“A Volla gli scrutinatori sono stati nominati e spartiti dal sindaco, dagli assessori e dai consiglieri comunali secondo la logica clientelare dell’appartenenza politica e familiare dei nuovi governanti”.
Così recitava nel dicembre 2016 un manifesto/volantino affisso nel paese in merito alla nomina diretta degli scrutatori eseguita per il referendum costituzionale dall’allora amministrazione Viscovo.
Il forte dissenso fu lanciato all’epoca dai consiglieri di opposizione D. Viola (PD), L. Manfellotti (assente nell’amministrazione attuale) V. Manfellotti (Attualmente assessore), e R. Montanino (oggi in maggioranza).
A distanza di quasi tre anni quelle modalità di nomina sono state addirittura superate. A Volla la commissione ha optato per la nomina, e non il sorteggio, dei posti disponibili che sono stati “spartiti” tra il Sindaco, i consiglieri di maggioranza e, stavolta, anche da una buona parte di quelli dell’opposizione, tra cui i fautori della protesta del 2016.
Astenuti i 5 Stelle. Ma è successo di più.
Il paradosso vollese è stato che un militante di Potere al Popolo ha manifestato apertamente il proprio dissenso rispetto al metodo applicato. Egli ha invitato l’amministrazione ad usare trasparenza e non clientela. Come effetto della protesta è stato nominato anche lui. Ovviamente il malcapitato ha subito rinunciato all’onta subita. (In allegato la foto del protocollo di rinuncia).
Chi dice che le proteste non servono, si deve ricredere. Ma le proteste e la messa in discussioni dei metodi non possono essere fraintese e/o silenziate.
La sua protesta era per la collettività, non per se stesso, ha dichiarato ai nostri microfoni.
In ogni caso l’era del sorteggio per Volla è stata breve. Questo rivoluzionario e propositivo metodo di trasparenza ed esempio di buona politica è oramai lontano. Erano i tempi della succinta amministrazione Guadagno, quando sotto l’occhio vigile degli attivisti storici del MoVimento 5 Stelle di Volla, il sindaco, accogliente e propositivo, diede il via a questa modalità come esempio di democrazia.
Anche in altri comuni negli ultimi anni si è diffuso il metodo del sorteggio tramite un sistema informatico che lascia tutto alla fortuna e/o al caso. Quindi, il sorteggio come esempio di buona politica.
Ma, a quanto pare Volla non sembra possa essere un modello da imitare, neanche in questo caso.
L’evento si terrà presso Aula Magna del Dipartimento di Scienze Sociali – Università di Napoli Federico II, i prossimi 10 e 11 maggio.
DiscoDays | Fiera del Disco e della Musica
L’evento è promosso da MEI Meeting delle Etichette Indipendenti, Osservatorio Giovani (OTG) del Dipartimento di Scienze Sociali dell’ Università di Napoli Federico II, DiscoDays e Napule’s Power, con il patrocinio del Comune di Napoli, Agenzia Nazionale Giovani, ANCI, SIAE, Nuovo Imaie.
L’iniziativa partenopea nasce sull’onda del successo degli Stati Generali della Musica Emergente di Roma, ideati e organizzati da Giordano Sangiorgi e Luca Fornari, rispettivamente del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (MEI) e del Circuito Teatri Lazio (ATCL), con il patrocinio dell’Agenzia Nazionale Giovani e della Regione Lazio, Lazio Sound.
Durante l’ultima edizione degli SGdME è emersa l’esigenza di fare il punto sulle produzioni artistiche e gli scenari musicali che stanno caratterizzando il Sud Italia. L’idea è di aprire un confronto pubblico e raccogliere le istanze dei professionisti della musica coinvolti, tra i principali protagonisti dell’indotto di un processo economicamente sempre più rilevante nel nostro Paese.
L’obiettivo è di redigere un Manifesto, individuando 10 punti utili al “Rilancio della Musica Emergente del Sud, in Italia e in Europa” e di promuovere una futura Legge sulla Musica Italiana. Il tema risulta particolarmente attuale anche in riferimento al dibattito scaturito in questi mesi su una possibile legge che regolamenti l’emissione radiofoniche dando una priorità alle produzioni italiane.
Sul tema delle politiche pubbliche di sostegno alla creazione musicale, interverrà all’iniziativa Andre’ Cayot del Ministero della Cultura Francese.
L’iniziativa è sostenuta anche da: AIA – Associazione Italiana Artisti, i promoter di Anat – Asmea, le Indies di AudioCoop, Campania Music Commission, i responsabili di Classic Rock On Air, il circuito di It Folk, Iuppiter.eu, Radio Marte, F2 Radio Lab, Startup Music Lab e Creative Lab Napoli, Rete dei Festival, MVO Concerti, Suono, Videometrò, Classic Rock, Freak Out, Vinile e Prog, i musicisti indipendenti associati di MIA e i club e le discoteche del SILB.
Il Programma degli incontri e dei concerti:
Venerdì 10 maggio
Aula Magna del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II
Giovani e Musica: segnali e visioni dell’universo sonoro | Promosso dall’Osservatorio Giovani (OTG).
Ore 16.00
Introduce e modera: Lello Savonardo (Coordinatore Osservatorio Giovani – Università di Napoli Federico II)
Saluti di: Stefano Consiglio (Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali – Università Federico II), Alessandra Clemente (Assessore Comune di Napoli) e Domenico De Maio (Direttore Agenzia Nazionale Giovani)
Ore 16.30
Tavola rotonda con: Renato Marengo (Classic Rock on Air) – Sergio Brancato (Università di Napoli Federico II) – Alex Giordano (Università di Napoli Federico II) – Nicola Iuppariello (DiscoDays) – Avv. Ferdinando Tozzi (Avv. diritti d’autore e presidente Campania Music Commission), Dario Sansone (Foja) – La Terza Classe – Giulio Di Donna (Freak Out) – Lucariello.
Sabato 11 maggio
Sala DiscoDays, Complesso Palapartenope – Napoli
Ore 11.00
Saluti di: On. Luigi Gallo (Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati), Lello Savonardo (Coordinatore Osservatorio Giovani – Università di Napoli Federico II) e Avv. Ferdinando Tozzi (Avv. diritti d’autore e presidente Campania Music Commission), Nicola Iuppariello (DiscoDays).
Intervento di Andre’ Cayot (Consulente del Ministero della Cultura Francese sulle politiche pubbliche di sostegno alla creazione musicale), introdotto da Marco Staccioli (Festa della Musica) sui temi della Legge sulla Musica e del sistema musicale francese.
A seguire, confronto/dibattito tra realtà istituzionali e operatori del settore del Sud Italia.
Introduce: Luca Fornari; Modera: Giordano Sangiorgi.
Hanno confermato la loro presenza:
Giulio Di Donna, Lorenzo Sciarretta (Lazio Sound), Gianni Cottafavi (Responsabile del Servizio Cultura e Giovani Regione Emilia-Romagna), Giuseppe Marasco (It – Folk), Guido De Beden (Rete dei Festival), Angelo De Cave (Anat – Asmea), Carlo Testini (Arci), Marco Mori (AudioCoop), Federico Montesanto (MIA), Marco Staccioli (Ass. Italiana Promozione Festa della Musica in Italia), Maurizio Pasca (Silb), Jonathan Giustini (Web Radio Radio Elettrica), Vincenzo Russo (Discodays, Veragency, MVO Concerti), Rocco Pasquariello (Marocco Music), Massimo Addes (Europress, Kdg Italy Trading), Luca Guidobaldi (Nctm), Luigi Aveta (Rai TgR Campania), Peppe Ponti (Suonidelsud), Francesco Vaccaro (Tuttorock), Cristian Orlandi (Undone Project), Carmine Aymone (Corriere del Mezzogiorno – Mostra Rock!), Velia Russo (Shesaid.so, direttrice di produzione), Donato Zoppo (Synpress44), Claudio Poggi (Marechiaro Ed. Musicali), Lucariello, Massimo Bonelli (iCompany-1 Maggio), Enrico Deregibus (Premio dei Premi).
Conclusioni di: Giordano Sangiorgi.
Ore 15.00
Confronto con gli artisti del Napule’s Power
Introduce: Renato Marengo; Modera: Lello Savonardo; con: Lino Vairetti, Tony Esposito, Fausta e Corrado della Nccp, Jenny Sorrenti, Donella Del Monaco, Cantori di Carpino, Ciccio Merolla, Antonio Principe De Carmine, Frank Carpentieri.
Ore 16.00
Concerto di alcune significative realtà emergenti a Napoli, in Campania e nel Sud con giovani artisti indipendenti: Valentina Balistreri, Bruno Bavota, Giovanni Block, Francesca Fariello, Ivanò, Manco, Greg Rega, Alessandro Santacaterina, Tueff, Zephiro, Greta Zuccoli.
“Il caso della donna che martedì pomeriggio è rimasta ferita gravemente nella stazione via del Monte della Circumvesuviana dopo che è stata trascinata dal treno mentre la porta aveva bloccato la sua gamba riaccende l’attenzione sul tema della vetustà di alcuni convogli in servizio sulla rete in Campania. Spesso gli utenti ci segnalano i malfunzionamenti delle porte che, a causa di obsolescenza e vandalizzazioni, finiscono spesso fuori asse o si chiudono in ritardo rispetto alle altre, creando un rischio per chi sale o discende dal convoglio”. La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Abbiamo chiesto al presidente dell’Eav Umberto De Gregorio di disporre una serie di controlli straordinari sulla funzionalità delle porte di tutti i convogli in servizio sulle linee gestite dall’azienda di trasporti della regione Campania. La sicurezza di viaggiatori e pendolari è una priorità e non può essere messa in discussione”.
Si chiama Egidia Riccioli, la donna di Brusciano arrestata dai Carabinieri della stazione locale per contrabbando di sigarette.
I militari le hanno sequestrato 5850 pacchetti, del peso totale di 117 chili. La donna li teneva nascosti tra la camera, il vano ascensore del condominio in cui vive e un’abitazione limitrofa disabitata.
Dopo le formalità di rito, la donna è stata tradotta ai domiciliari.
“Le immagini di militanti campani della Lega che, con estrema violenza e volgari minacce, impediscono a due pacifici cittadini il sacrosanto diritto di manifestare il proprio pensiero, ci riporta a uno dei periodi più bui della nostra storia. Un periodo in cui il libero pensiero era soffocato da squadrismo e prevaricazione. Quanto accaduto oggi ad Avellino, durante il comizio del segretario della Lega Salvini, riflette l’atteggiamento di arroganza e prepotenza con cui questa forza politica sta provando a imporsi nel nostro paese. E noi non dobbiamo consentirlo. Per noi dei Movimento 5 Stelle dialogo e confronto rappresentano l’unica forma di democrazia che riconosciamo. E siamo certi che i cittadini della Campania non permetteranno a un partito di violenti e prepotenti di invadere la propria terra”. Lo dichiara la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino.
Il leader della Lega a San Giuseppe Vesuviano: file lunghissime per una foto col Capitano
Non è affatto vuota piazza Garibaldi a San Giuseppe Vesuviano, che lunedì sera ha ospitato un comizio di Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’Interno. Ma non è nemmeno pienissima: è una piazza fredda, piuttosto. Gente imbacuccata, armata di sciarpe e cappellini come se fosse Natale, aspetta il “Capitano” che si è fermato a fare visita al Santobono a Noemi, la bimba ferita gravemente nel corso di un agguato a Napoli qualche giorno fa. E infatti lui appena arriva si scusa per il ritardo e invita tutti alla preghiera per la bambina. Il sindaco di San Giuseppe Vesuviano, Vincenzo Catapano, primo in Campania ad aderire alla Lega, probabilmente aveva pregustato una calda serata di maggio, di quelle che aspetti il comizio in piazza chiacchierando con gli amici, inciuciando e ragionando di sondaggi e di chi porta questo e chi porta quello. Invece fa freddissimo: lui prova a scaldare la platea con un discorso introduttivo breve ma carico di pathos. Urla e invita all’entusiasmo per Salvini. In realtà non ce n’è alcun bisogno. Per far riuscire bene un comizio di Salvini, infatti, l’entusiasmo della gente è importante, ma non indispensabile.
LO SHOW – Necessario è che sia rispettata la scaletta, perché quello di Salvini non è propriamente un evento politico. È più uno show, che necessita di soli tre elementi: l’enucleazione di concetti terra terra, un nemico da insultare e deridere e, soprattutto, il rito finale dei selfie. La politica dei ragionamenti, degli argomenti, dei programmi e dei progetti è lontana anni luce. E, del resto, è lo stesso Salvini a spiegarlo: “Noi siamo gente normale, non scienziati come Monti, Fornero e Renzi che hanno fatto solo danni”. Cita anche Renzi: a sproposito, visto che anche il Matteo del Pd ci ha messo del suo per contribuire alla banalizzazione della politica. Salvini, insomma, tira fuori un repertorio ben collaudato che, almeno per ora, funziona benissimo. Non dice nulla di diverso da quello che siamo abituati a sentire da ormai un anno: i migranti, gli sbarchi, i guai della legge Fornero, le assunzioni nelle forze dell’ordine, la diminuzione dei reati da quando c’è lui, la legge sulla legittima difesa, il no all’utero in affitto. Fa un passaggio sconcertante, a un certo punto: spiega che incontrerà i rappresentanti delle comunità di recupero per tossicodipendenti per illustrare loro l’idea di una legge che garantisca la galera vera per gli spacciatori. Dice proprio così: “la galera vera per gli spacciatori”. E già si capisce che si va verso l’invenzione di una nuova emergenza. Una nuova paura si profila all’orizzonte per gli italiani: gli spacciatori. In un Paese dove già esistono leggi severe per punire chi spaccia, dove le porte del carcere si aprono spesso e volentieri per i pusher, la nuova urgenza potrebbe diventare “la galera vera per gli spacciatori”. Bisognerebbe fare un ragionamento sulle piazze di spaccio, sulla evoluzione della camorra che gestisce il mercato della droga, sul narcotraffico, sulle conseguenze sociali del fenomeno. Ma nello show di Salvini non c’è spazio per la complessità.
LE CONTESTAZIONI – C’è spazio, invece, per gli insulti ai contestatori: una presenza essenziale per la riuscita della serata. Al ministro non pare vero di scrutarli all’orizzonte mentre si sbracciano e gli gridano ogni cosa. Lui risponde da par suo e lo fa da una posizione di forza: microfono alla mano dice loro di non rompere le palle, li chiama imbecilli e zecche rosse, li invita ad ospitare 10 clandestini a testa. La verità è che ha un gran bisogno di loro. Se non ci fossero i nemici, almeno metà del suo discorso non avrebbe senso. Nel processo di banalizzazione della politica, la guerra perenne contro il nemico “comunista-amico dei negri” è indispensabile. Salvini li invita a tornare a casa a guardare la tv, ma in cuor suo spera probabilmente di trovare sempre, in ogni piazza, un nugolo di contestatori con cui litigare. E, comunque, i primi due elementi dello show sono poco più di un prologo, una introduzione alla parte finale, la più importante, la più spettacolare: il rito dei selfie.
I SELFIE – È Salvini stesso a dettare i tempi: dice che è disponibile a fare foto con la gente fino a notte inoltrata, spiega da che lato del palco possono passare, li invita a mettersi in fila in maniera composta e, uno alla volta, accontenta tutti. Uno scatto dopo l’altro, non si ferma mai: prende lui in mano lo smartphone, lo orienta, sorride e scatta. La fila si ingrossa, lui ha tanta pazienza. La politica, che già era lontana, ora è lontanissima. Forse non è mai passata da piazza Garibaldi. In fila ci sono donne, bambini, migranti, professionisti in giacca e cravatta, anziani. Il rito dei selfie diventa improvvisamente la cosa più democratica avvenuta lunedì sera a San Giuseppe Vesuviano. Coinvolge tutti. Ed anche le maledettissime file, quelle che di solito fanno tanto incazzare gli italiani, non sono più un problema. Magari lo stesso giorno qualcuno si è lamentato in sala d’attesa dal medico per aver aspettato a lungo il suo turno, magari ha inveito contro l’informatore scientifico del farmaco che gli è passato davanti e invece adesso aspetta con pazienza di farsi il selfie con Salvini. Aspetta anche un’ora, anche più di un’ora. Sarebbe bello sapere le migliaia di foto scattate che fine faranno. Certo, andranno sui social, gireranno sui gruppi di whatsapp, saranno esibite domenica durante le comunioni, tra una portata e l’altra. Ma dopo? Cosa resterà di questo rito? Probabilmente nulla. Del resto, è del nulla che stiamo parlando.
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