Sant’Anastasia al voto/Raffaele Coccia (Pd, Su!): «Abete diffonda i nomi degli ammessi ai concorsi prima del voto!»

Sala gremita per il candidato sindaco Raffaele Coccia che ieri – lunedì 6 maggio – ha presentato programma elettorale e candidati delle sue liste. Accanto a lui Rosaria Esposito – che ha moderato l’evento – e il capolista del Partito Democratico, Peppe Maiello, consigliere uscente come lo stesso candidato sindaco. Non c’è invece in lista l’altro consigliere nonché avversario di Abete nel ballottaggio 2014, Antonio De Simone, che ha preferito fare largo ai giovani lasciando spazio alla figlia Valentina, sempre tra le fila del Pd. Nell’introdurre la serata, l’attivista Pd Rosaria Esposito ha sottolineato la scelta simbolica del luogo, la biblioteca comunale di Madonna dell’Arco realizzata dalla giunta di centrosinistra di Enzo Iervolino, il sindaco che ha governato Sant’Anastasia dal 1997 al 2007 e intitolata al giornalista Giancarlo Siani, vittima di camorra. «Per noi è motivo di vanto e orgoglio questo luogo che però, nel tempo, ha perso la sua funzione. Oggi accoglie attività varie ed eventuali con spazi dedicati anche al Centro Liguori, altro orgoglio dell’amministrazione Iervolino spostato dalla sua sede originaria». La Esposito ha poi messo l’accento sui tanti giovani nelle liste di Raffaele Coccia e sull’assenza, per le giovani generazioni, di attenzione. «Abbiamo deciso – ha poi continuato – di non entrare in uno scontro tutto interno all’amministrazione uscente: i tre candidati avversari arrivano tutti dalla stessa parte, hanno governato insieme. Noi siamo fieramente rimasti sempre dalla stessa parte, non schierandoci con presunti papabili vincitori né prendendo parte ad una battaglia che non ci interessa». Pochi tra i candidati delle due liste in sostegno di Coccia hanno preso ieri la parola: Giovanni Marino (indipendente di Articolo Uno) che, con Salvatore Colombrino, altro candidato Pd, intendono dare un contributo su temi che vanno dall’ambiente allo sviluppo sostenibile, alla vivibilità. «In questo paese, zii e nipoti hanno parlato di Parco Vesuvio come vincolo allo sviluppo del territorio, noi vi guardiamo come opportunità». Poi, Andrea Bongiovanni (Su! Sant’Anastasia Unita) che ha messo l’accento su quanto gli hashtag usati per la campagna elettorale del candidato sindaco rappresentino appieno i giovani: #alternativa, #futuro, #coerenza, #impegno. E ancora, per il Pd, Melania Marciano: «Ho visto pian piano diventare Sant’Anastasia un paese “silente”, credo che i giovani meritino un futuro migliore, l’opportunità di restare qui e non dover andare via. Il nostro programma è un libro dei sogni nell’accezione positiva: in esso si racconta la Sant’Anastasia che vorremo cominciare a costruire insieme a Raffaele». Sabato Piccolo, anche lui tra le fila Pd si candida, ha detto, per farsi «portavoce delle istanze dei cittadini». Gaia Castaldo (Su!) ha sottolineato la trasparenza delle azioni del candidato sindaco e ha auspicato un paese più a misura di giovani. Armando Maglione (Su!) ha parlato di «forte declino sociale, morale ed economico degli ultimi anni e della incapacità di intercettare fondi europei». Patrizia Savarese (Pd) è un’insegnante e ha raccontato: «Sono combattiva e tenace, vorrei mettere lo stesso impegno che profondo nel mio lavoro a disposizione di Sant’Anastasia. Mia figlia, che ha 30 anni, è andata via perché questo paese non offre nulla, ma ho un altro ragazzo adolescente che non vorrei facesse lo stesso. A Massa di Somma, piccola realtà limitrofa a confronto con la nostra, si stanno portando avanti progetti importanti sul fronte della cultura e dell’istruzione, se ne avrò la possibilità garantisco il mio contributo per fare lo stesso, a favore dei giovani e della nostra città». Il consigliere Peppe Maiello ha galvanizzato i sostenitori iniziando al grido di «Le elezioni le vinciamo noi, perché siamo l’unica speranza di questo paese». «La nostra prima grande vittoria – ha continuato Maiello – è stato l’entusiasmo disinteressato di tanti giovani che hanno lavorato notte e giorno con noi per le liste. Noi non abbiamo obbligato nessuno, i nomi che leggete sono tutti di persone che hanno a cuore Sant’Anastasia. Ogni nostro evento è pregno di significato e valore: abbiamo voluto la manifestazione dello scorso 25 aprile a Capodivilla perché è una zona che ha tante difficoltà, oggi presentiamo le nostre liste nel luogo che dovrebbe essere fulcro della cultura, dell’integrazione e del coinvolgimento dei giovani alla vita pubblica di un paese.  Un luogo che è stato ridotto all’osso, spolpato: qui non si fa cultura. E non solo qui: dov’è la cultura e, ancora, come è migliorata negli ultimi anni la qualità della vita degli anastasiani? Quali infrastrutture sono state realizzate? Cosa è stato fatto per l’ambiente, per la cultura, per i giovani, per gli anziani, per i diversamente abili, per la sicurezza, per la viabilità? Ve lo dico io: nulla». E si è soffermato Maiello, sulla credibilità di chi oggi chiede il consenso elettorale. «I nostri candidati andranno nelle case degli anastasiani ad illustrare idee per il paese, noi non promettiamo posti di lavoro e se arriva qualcuno che lo fa cacciatelo fuori, non si gioca con la dignità e le sofferenze della gente promettendo cose spicciole per farsi votare. Sono giorni che Raffaele Coccia sta chiedendo un confronto tra i candidati che stavolta, molto probabilmente, non ci sarà. E non ci sarà perché non hanno nulla su cui confrontarsi, non hanno idee, non hanno una visione per la crescita del paese. Il nostro intento, invece, è dare una speranza a Sant’Anastasia che ha bisogno di sogni, narrazione, idee. I nostri candidati sono limpidi e leali, hanno spirito di servizio, non devono aver timore di chiedere il voto, sono altri che devono vergognarsi perché non ne possiamo più di false promesse, di fondi persi, di progetti mai realizzati. Qui, tra noi, nessuno vive di politica, a tutti chiediamo di accompagnarci prima e dopo il ballottaggio del 26 maggio, sarà una grande svolta». LA PAROLA AL CANDIDATO SINDACO, Raffaele Coccia. IL SIMBOLO. «Qualcuno riteneva inopportuno candidarci con il simbolo del Pd, io ho creduto invece che avesse un significato importante, sono altri ad aver avuto paura. Da noi sono arrivate persone perbene che ci hanno chiesto di candidarsi». COSA HA FATTO LA MAGGIORANZA USCENTE. «Nulla, a parte un po’ di asfalto». LE SETTE LISTE E IL PUC. Chiedetevi come mai il sindaco è sostenuto da sette liste, è qui che qualcosa non va. C’è qualche personaggio che siede nell’assise comunale dal 1985, ben 34 anni, molti di voi non erano nemmeno ancora nati. Il vicesindaco Carmen Aprea ha raccontato negli ultimi giorni le ragioni del suo allontanamento dalla maggioranza, di molte cose io sono stato testimone. Immaginate una riunione, una mappa sul tavolo, quella del nuovo piano urbanistico comunale. Ebbene, io sono un geometra, e per etica politica non mi sono consentito di chiedere nulla. Invece un consigliere è partito da lontano, agitando le mani sulla mappa come un mago e arrivando su quattro particelle in particolare…io non sono d’accordo su questo modo di fare politica, noi siamo persone pulite. C’è ancora un altro personaggio che prima era avversario del sindaco, anzi a lui la notte della vittoria del 2014 buttarono pietre in casa, dissero parolacce alla mamma.  Non molto tempo dopo aveva un suo assessore, oggi si è ricandidato ed ha una sua lista. Se ne devono andare a casa!». LIVELLI SOCIO CULTURALI. «Siamo stati ripetutamente offesi in consiglio comunale. Un assessore ha detto che con lui non potevo parlare perché non ero al suo stesso livello socio culturale. Chi lo ha detto è laureato ma…». DISTINZIONI. «Noi siamo l’alternativa, dall’altro lato ci sono tre schieramenti che un tempo stavano tutti insieme. Abbiamo fatto opposizione in maniera costruttiva e ci siamo rimasti, leggendo gli atti e individuando situazioni poco chiare per le quali ci siamo battuti fino all’ultimo». GLI SCRUTATORI. «Il sindaco ha scelto i nomi di gente vicina a lui, ai suoi amici, ai suoi alleati e in qualche caso a dipendenti comunali, rifiutando un sorteggio trasparente (ndr, la scelta di non sorteggiare è prevista dalla legge, la disquisizione è meramente politica e di opportunità)». IL CONSIGLIO SPASSIONATO. «Vorrei dare al sindaco un consiglio spassionato: ha indetto concorsi sotto elezioni per quindici posti di lavoro e intende dare i risultati dopo il voto. Sindaco, se hai “gli attributi”, diffondi l’elenco degli ammessi adesso. E se non lo fai sarà questo a condannarti». LO STALKER. «Io sono testardo, non solo con i nostri rappresentanti regionali, ma pure con il presidente del Parco Vesuvio, se devo ottenere qualcosa per la mia città insisto fino allo stremo finché non ci riesco». VIA STARZA. «Il progetto, con finanziamenti ottenuti dalla giunta del sindaco Iervolino, prevedeva altro: l’abbassamento della strada e i marciapiedi per esempio. Hanno fatto solo una passerella in vista del voto, poi si vedrà». LA PROFEZIA. «Hanno già detto dal palco che faranno il tagliando al sindaco ogni sei mesi. Pensate, 111 candidati, schieramenti importanti…cominceranno a fare qualcosa per il paese solo dopo che avranno ristorato tutti. Sapete cosa accadrà? Che se vince Abete in consiglio comunale andranno per l’80 per cento le persone che oggi vi siedono già. Se invece toccherà a noi saranno giovani e forze fresche, ma con un mestiere, con competenze e con idee di paese, a sedere in assise. Comunque, per come sta messo il sindaco uscente, lo faranno “cadere” il giorno dopo».  
Un particolare del soffitto della “biblioteca” dedicata a Giancarlo Siani
IDENTITA’. «Daremo al Centro Liguori una sede degna per le proprie attività e la biblioteca dovrà essere ripensata. Abbiamo tutti i riferimenti istituzionali per farlo, le liste civiche senza identità, dall’estrema destra alla estrema sinistra, non possono dire lo stesso».

Somma Vesuviana, il palazzo del Principe in piazza: attualità, storia e curiosità

L’antico e glorioso palazzo, antistante piazza Vittorio Emanuele III, conosciuto ancora oggi come il palazzo del principe, è la costruzione più importante della città di Somma Vesuviana. Necessita, però, urgentemente di una nuova tettoia e di una facciata che tenga conto di un piano colore unico.   La tettoia del cosidetto palazzo del Principe  sembra essere stata realizzata con le famose lastre di eternit che come è noto contengono forti quantità di amianto. Occorre tenere presente, inoltre, che il rischio dipende dalla probabilità di rilascio di fibre di amianto in aria e/o nel suolo, probabilità che risulta legata allo stato di conservazione del manufatto stesso, in particolare alla sua compattezza. Aggiungo, altresì, che un corretto svolgimento delle operazioni di coloritura, pulitura e restauro della facciata restituirebbe alla città un gioiello della nostra illustre storia. Ancora oggi, infatti, nella quasi integrità architettonica, il palazzo e la sua torre, testimoniano – come riferisce il Dott. Domenico Russo –  la grandezza dell’ Ordine Padri Certosini di San Martino e il passaggio dei nobili Serra, principi di Gerace, nella nostra terra. Lo storico Russo ipotizza che già una pur minima costruzione, anche rustica, esistesse già nel vasto perimetro del palazzo in epoca romana. Dalla romanità si passa poi al X secolo, come data storica dell’insediamento dei Padri Certosini di San Martino; di quell’epoca Fabrizio Capitello, nella sua Raccolta di reali registri etc. Venezia, 1705, a pagina 16, attesta la venuta dei Padri Certosini nel pomposissimo palaggio invidiato dall’Italia. Il palazzo è menzionato anche nella Storia del Regno di Napoli dello storico Giovan Battista Pacichelli (1641 – 1695), come anche nell’opera dell’Abate Domenico Maione, primo storico di Somma, che ci informa delle grancie (o grangie) di San Martino dei PP. Certosini di Somma. L’ episodio più importante legato al palazzo, situato in piazza, è certamente quello dell’assedio e del saccheggio patito durante la rivoluzione di Masaniello nel 1647. All’epoca gli eventi furono fedelmente riportati da un altro studioso e storico del tempo, Giovanni Battista Piacente, nella sua opera inedita Le rivoluzioni del Regno di Napoli negli anni 1647/48, Napoli, 1861. Durante questi scontri, Somma fu teatro di lotta tra i popolari di Napoli e la nobiltà locale che parteggiava per gli spagnoli. Dal 9 settembre del 1647 decine e decine di cittadini sommesi – continua Russo –  perirono negli scontri a fuoco. Il palazzo fu difeso proprio dal nostro concittadino Piacente. I popolani tentarono l’assalto a una delle tante porte dello stabile: dopo tante fucilate, i lazzari presero d’assalto il palazzo, convinti che in quel luogo erano celate le ricchezze dei nobili di Somma. La peculiarità di questo palazzo era senza dubbio la lunga torre che sovrastava tutto il perimetro edificato. La presenza, poco consona ad un convento di religiosi, era determinante proprio in tempi di difesa. La torre, in conseguenza all’evento sismico del 1980, fu abbassata di un piano durante il restauro. Il convento fino al 1800 costituì uno dei pilastri portanti dell’economia della città di Somma. I PP. Certosini indirizzarono la loro attività  principalmente verso la coltivazione dell’uva e nella produzione del vino. Tra le attività economiche, relativamente minori, ricordiamo la raccolta e la vendita della legna. Nel 1658 erano attestate quattro enormi cantine, ancora visibili in parte. Inoltre, parallelamente, si svilupparono tante attività collaterali in relazione alla parsimoniosa operosità del convento: stallieri, fabbri, artigiani, bottari, commercianti di frutta, legname e d’uva traevano beneficio dalla vita del convento. Un vero motore d’economia. In relazioni alle leggi eversive della feudalità, il monastero dei Padri Certosini fu soppresso agli inizi del XIX secolo. La deputazione degli apodissari in Napoli vendette nel 1804 la casa palaziata con giardino, terre, ed accessori alla VII Principessa di Gerace, Maria Antonia Oliva Grimaldi (1758 – 1822), duchessa di Terranova e moglie in prime nozze di Giovan Battista Serra e, in seconde nozze, di Pasquale Serra. Alla morte dei germani Nicola Serra, conte di Monte Sant’Angelo, e del cavaliere D. Gaetano Serra, il beneficio passò a Francesco Serra, IX principe di Gerace. Ecco perché palazzo del principe. Questa famiglia tra le più nobili d’Italia proveniente da Genova era ascritta da tempo immemorabile nel Libro d’Oro del Sedile di Porto in Napoli. I Serra, principi di Gerace ebbero i loro possessi in Somma fino al 1876, anno della cessione della proprietà ai signori Giuliano. Attualmente la proprietà è divisa tra le famiglie Indolfi e Cibarelli.    

Sant’Anastasia, “il figlio del boss” prega per la piccola Noemi: “Morte sociale per i camorristi”

«Morte sociale per i camorristi, per gli assassini, per i delinquenti, per tutto questo schifo». È Pasqualino Mauri, figlio del più feroce capoclan della zona vesuviana ammazzato dinanzi ad un circolo ricreativo nel 2004, a parlare. Per Noemi, per la bimba di soli quattro anni ferita in una sparatoria venerdì scorso e ancora in prognosi riservata al Santobono, la giovanissima vittima di una pallottola vagante per la quale era già sceso in piazza Antonio Piccirillo, rinnegando la vita scelta dal padre Rosario, il boss della Torretta che oggi sta scontando diverse condanne in carcere. I due, entrambi figli di uomini di camorra, hanno qualcosa in comune: hanno scelto di non ripudiare i loro padri in quanto tali, decidendo però di allontanarsi dai loro stili di vita. Hanno scelto la strada della legalità, dell’onestà, hanno scelto di raccontare le loro storie per lanciare un messaggio a tutti coloro che nascono e crescono in famiglie di camorra. Pasqualino Mauri ha raccontato la sua storia in un libro scritto a quattro mani con Graziella Durante per Cairo, «Il figlio del boss», la vita di un bambino prima e di un ragazzo poi che è cresciuto accanto alla camorra senza farsene sporcare. Ed oggi, per Noemi che lotta con la morte, Pasqualino decide ancora una volta di parlare. «Sono il figlio di un boss della camorra che mai ha avuto a che fare con le scelte del padre, scelte delle quali mi vergogno – dice – vivo a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, poco lontano dal luogo in cui Noemi sta lottando tra la vita e la morte e mi vergogno perché sono padre e so che finché ci saranno in giro per le nostre strade questi vili assassini, al posto di Noemi ci potrebbe essere uno dei nostri figli». Ne ha due di figli, Pasqualino che, con sua moglie Teresa, ha deciso di chiamare Vincenzo e Sharon. Il nome di suo padre, il boss «settevite» scampato a molti attentati in Italia ed in Perù, e quello della sua madre inglese che ha creduto morta fin quando, già quasi uomo, ha scoperto che non era così. Era andata via la sua mamma, ma non aveva potuto portarlo con sé o cercarlo. Lo ha fatto lui, ormai già uomo e solo dopo la morte del padre, seguendo le sue tracce in un lungo viaggio tra Londra e Bodega Bay, in California. Un solo filo conduttore per la sua vita: essere diverso da quel padre che nella sua terra, dove ha scelto di restare, ricordano ancora tutti. Gestiva giri di usura, stupefacenti, appalti edili e slot machine Vincenzo Mauri, ucciso nel 2004 in un agguato che costò la vita anche ad un innocente, Francesco Rossi che – seduto accanto al boss – si trovò sulla traiettoria dei killer. Alla sua morte Pasqualino ha devoluto gran parte dell’eredità in beneficenza. «Non volevo soldi sporchi, ho preso solo l’eredità di mia nonna – racconta – e vivo del mio lavoro». Ha aperto alcuni negozi di abbigliamento a Sant’Anastasia e dipinge, i suoi quadri sono stati esposti in mostre nazionali ed internazionali, apprezzati da critici come Vittorio Sgarbi. Vorrebbe fare qualcosa per Noemi, dice. Pregare, per esempio. «Prego per lei e mi sento in colpa, perché la colpa è nostra. Nostra perché stiamo a guardare, perché vediamo e non denunciamo, perché passiamo facendo finta di nulla, siamo noi i complici di chi è al potere e lascia che tutto questo schifo sia possibile». Ha 38 anni Pasqualino e il suo racconto catartico nel libro «Il figlio del boss» lo ha reso ancor più libero. Già, perché nella sua Sant’Anastasia tutti sapevano che fosse «un bravo ragazzo», ma c’era ancora chi pensava che il figlio di Vincenzo Mauri non potesse essere tanto diverso, che finisse per diventare l’erede del clan, quel ragazzo che ha ereditato dalla mamma il caratteristico riserbo inglese. Il frutto non cade mai lontano dall’albero, si sussurrava. Non è così, non per lui. «Ho fatto le scelte giuste – continua – però mi vergogno lo stesso pensando a Noemi. Mi vergogno perché forse non riesco ad incidere abbastanza perché anche altri le facciano». Invoca la morte sociale per i camorristi, il figlio del boss. «Vanno isolati e se li si cattura, la pena deve essere a vita. Fine pena mai, solo così ci penseranno più di un minuto prima di armare la mano contro gli innocenti».                    

Sant’Anastasia al voto, Mario Gifuni (Lega, Fdi) stasera al Metropolitan

Questa sera (martedì 7 maggio) alle 20, al cinema Metropolitan di via D’Auria, il candidato sindaco Mario Gifuni, presidente del consiglio comunale uscente, presenterà candidati e programma.        Gifuni è sostenuto da due liste, gli unici partiti (oltre al Pd che appoggia il candidato Coccia) a presentarsi con le proprie insegne politiche: Lega Salvini e Fratelli d’Italia. Ieri Gifuni e molti dei suoi candidati hanno incontrato il vicepremier Ministro dell’Interno e leader della Lega nel suo tour campano. Matteo Salvini tornerà nel vesuviano prima del voto di domenica 26 maggio.

La “Festa di San Michele” del 1857: la prima con una banda musicale. E poi i versi ispirati da Giuseppe Macrino…

I documenti ci dicono che per la Festa del 1857 venne ingaggiata la banda musicale di Sant’Anastasia, mentre per secoli avevano partecipato alla processione solo musici locali, con “tammorre” e flauti. Francesco Bifulco recitò un carme che si ispirava a quelli composti in onore di San Michele, sul finire del ‘600, da Giuseppe Macrino, grande avvocato, forse ottajanese. La relazione delle guardie urbane.   Nel 1857 il sindaco di Ottajano, Camillo D’Ambrosio, che era del “quartiere” San Giuseppe, organizzò una grande festa in onore del Patrono San Michele: lo aiutò nell’organizzazione il “mastro di festa” Bernardo Ruoppolo, che era mercante di bovini e teneva, come si dice, le mani in pasta: anzi, in molte paste. Ci furono nell’edizione di quell’anno le corse dei cavalli e degli asini, ci furono i giochi di piazza, come la scalata del palo di sapone per la conquista di “salami e di quarti di capretto” donati dal sindaco stesso e dal notaio Gionti. Durante la processione, nella piazza San Giovanni vennero rappresentate alcune scene dell’opera “Il trionfo celeste sulla caduta degli angeli ribelli”, che la sera prima, nella stessa piazza, gli attori di Torre Annunziata, guidati da Catello Ferrante, avevano recitato nella sua interezza. I documenti ci inducono a credere che alla Festa del 1857 abbia partecipato per la prima volta una banda musicale, che si esibì all’uscita della statua del Santo Patrono dalla sua Chiesa, e al ritorno, e di sera suonò davanti alla Chiesa di San Francesco e a San Lorenzo. Durante la processione San Michele venne accompagnato, come al solito, da musici ottajanesi e dal suono delle “tammorre” e dei flauti. La banda musicale veniva da Sant’ Anastasia: era, probabilmente, quella diretta da Leopoldo Fiore, composta da circa cinquanta elementi, molti dei quali erano soldati dell’esercito borbonico. Il 9 maggio questo complesso venne portato, con carrozze e carri, alla Zabatta e qui si esibì davanti al gigantesco “tosello” che gli arredatori ottajanesi, famosi per la loro abilità, avevano allestito in onore del Patrono e del Re Ferdinando II. Quando la statua del Patrono tornò nella Chiesa, prima che fosse ricollocata sull’altare, l’avvocato Francesco Bifulco, fratello del notaio Vincenzo, che si dilettava di poesia, lesse alla folla, in onore di San Michele, un suo carme,  che rivelò di aver composto ispirandosi agli inni che al Patrono di Ottajano erano stati dedicati nel ‘600 dal “Magrino”. Il “Magrino” del documento era certamente Giuseppe Macrino, giureconsulto di grande fama, che secondo il Signorelli, era nato a Ottajano, “grossa terra in provincia di Napoli, posta alle spalle del Vesuvio”. In verità, l’avvocato  si firmava “Macrinus Neapolitanus”: è probabile che abbiano contribuito a far credere che fosse ottajanese la villa che possedeva al “Bosco del Terzigno”, l’amicizia salda con Giuseppe I Medici, principe di Ottajano, il suo poemetto “De Vesuvio”, stampato nel 1693, e i carmi dedicati a San Michele, e alle contadine della sua masseria ottajanese. Tra l’altro, il Macrino scrisse un libro sulla guerra che nel 1707 portò l’Austria a impadronirsi del Regno di Napoli, e nel 1716 pubblicò i due libri “Vindemialium ad Campaniae usum”, sui riti della vendemmia secondo i costumi della Campania. Non abbiamo i testi della poesia composta dall’avvocato Bifulco in onore del Patrono, ma possiamo dire che il suo modello, Macrino, chiede a San Michele di ascoltare le suppliche dei fedeli e di proteggerli dalle minacce del Vesuvio che distrugge le messi, devasta i poderi, e non accontentandosi di portare la morte con il fuoco e con i lapilli, porta rovina e strage anche con i fiumi di acqua calda che vomita dalla sua bocca. Nella parte finale del primo carme l’avvocato-poeta chiede esplicitamente che l’Arcangelo protegga coloro che “ogni anno ti dedicano riti e voti”, e cioè gli Ottajanesi, mentre nell’altro carme viene celebrato il trionfo di San Michele su Lucifero che aveva osato minacciare le dimore celesti. I fuochi di artificio vennero allestiti dal napoletano Giovanni Seraponte, con un sostanzioso contributo in ducati fornito dai “notabili di Ottajano”, mentre  il principe Giuseppe IV Medici ingaggiò, a sue spese, gli attori torresi e organizzò, sempre a sue spese, le corse di cavalli e di asini. Nei giorni della Festa non ci furono furti, e ci fu una sola rissa: due mendicanti si ferirono a bastonate davanti all’osteria che i Perillo tenevano a San Lorenzo.  Nella relazione delle guardie urbane si legge che “ al solito, venne gente da ogni luogo della provincia, e perfino da Avellino e da Salerno, e incredibile fu il concorso dei forastieri (sic) nel giorno della processione e del canto dei fanciulli.” E’ probabile che Prospero Del Giudice e Giovanni Ambrosio, le due guardie urbane che scrissero la relazione, si siano riferiti, con “il canto dei fanciulli”, al “volo degli angeli”.  

Ladro seriale vandalizza decine di case dell’acqua: scattano le denunce

Acquatec, società che gestisce il servizio di Case dell’Acqua sul territorio regionale, comunica che da circa 20 giorni a questa parte, nei confronti delle casette realizzate da GORI in collaborazione con le Amministrazioni, vengono commessi in maniera reiterata atti vandalici con furti annessi nei Comuni di Brusciano, Sant’Anastasia, Mariglianella, Pomigliano d’Arco, Saviano, San Paolo Bel Sito, San Gennaro Vesuviano, Scisciano e Camposano. In una prima fase dove si credeva fosse opera di qualche balordo isolato, si è passati negli ultimi giorni ad un numero di scassi e danneggiamenti agli impianti tali da rendere la situazione insostenibile. I materiali video acquisiti e le numerose denunce depositate presso le forze dell’ordine, dalla società che gestisce il servizio per conto di GORI, hanno prodotto ad oggi come misura cautelare nei confronti del malvivente il solo obbligo di firma. Nonostante ciò si continuano a registrare tentati furti e ingenti danni nei confronti degli impianti. Acquatec in virtù di quanto sta accadendo lancia un appello alle Istituzioni, alle Forze dell’Ordine, alla Magistratura e alla sensibilità degli stessi cittadini che usufruiscono del servizio, di non lasciare la società sola in questa battaglia. In un paese dove oramai il senso civico è precipitato vertiginosamente verso il basso, Acquatec nel caso in cui la situazione dovesse degenerare ulteriormente si troverà costretta a prendere in considerazione la soluzione di spegnere gli impianti in via temporanea, in attesa che qualcosa possa cambiare.

Bullismo, patto tra istituzioni e famiglie per aiutare gli studenti a denunciare

“Lavoriamo ad un patto tra istituzioni, scuola e famiglie per aiutare i ragazzi a denunciare i fenomeni di bullismo e di cyberbullismo di cui sono vittime o dei quali vengono a conoscenza. Il nostro obiettivo è far diventare gli studenti della Campania vere e proprie ‘sentinelle di legalità’ per dire ‘No alla violenza’, ai soprusi e alle molestie che subiscono dentro e fuori la scuola”. Queste le parole di Domenico Falco, presidente del Corecom Campania, nel corso della settima tappa della campagna #scuolasenzabulli, organizzata dal Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania nell’aula magna dell’istituto scolastico ‘Giovanni XXIII’ di Baiano. “La scuola  già da tempo  ha sollevato la propria attenzione su questi temi – ha dichiarato il dirigente scolastico Vincenzo Serpico. Abbiamo individuato una referente specifica, abbiamo effettuato azioni di divulgazione e creato uno sportello di ascolto che è riuscito a realizzare un monitoraggio attento sulla platea scolastica intervenendo tempestivamente su alcuni casi che, direttamente o indirettamente, riguardavano questi fenomeni”.  La diffusione di elementi di conoscenza è stata al centro  dell’intervento del sindaco di Baiano, Enrico Montanaro: “La conoscenza di fenomeni quali bullismo e cyberbullismo è indispensabile per aiutare i giovani ad affrontarli quando si trovano di fronte a questi casi. Ritengo di straordinaria importanza promuovere una vera e propria cultura, come fa il Corecom Campania, grazie alla quale  i nostri ragazzi e le loro famiglie sapranno come comportarsi e a chi rivolgersi, trovando il comune e le forze dell’ordine sempre disposti ad ascoltarli”. Da Nicola La Sala, funzionario del Servizio ispettivo Registro dell’Agcom è arrivato l’invito a “porre la massima attenzione ai nuovi mezzi di comunicazione e a sollecitare le istituzioni ad essere responsabili nel riuscire a divulgare competenze specifiche e gestione corretta dell’utilizzo delle risorse digitali”. Le esperienze dell’istituto ‘Giovanni XXIII’ sono state illustrate anche dalla referente sulla legalità dell’istituto Lucia Lippiello: “abbiamo sottoposto agli alunni un questionario ‘ad hoc’ rilevando, in alcuni casi, una forma latente di bullismo. Successivamente siamo riusciti ad arginare il fenomeno attraverso la  lettura di alcuni testi che favoriscono la comprensione delle emozioni. Partendo da qui è stato possibile  mostrare loro il modo giusto di relazionarsi con i compagni”. Un esperimento che ha registrato il sostegno della psicologa Rosa Agathe Colucci:  “lo sportello di ascolto per gli alunni e per le loro famiglie ci ha consentito di monitorare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo nella scuola – ha evidenziato Dall’indagine effettuata è emerso che il 5% degli intervistati ha avuto esperienze con il bullismo. Grazie al monitoraggio, questi fenomeni sono stati gestiti con azioni mirate di prevenzione prima che gli stessi esplodessero”. All’incontro hanno partecipato anche Giuseppe Canonico (luogotenete della stazione della Guardia di Finanza  di Baiano), Gianluca Candura (comandante della Compagnia dei Carabinieri di Baiano) Giuseppe Giorgio, Gianpiero Esposito e Michele Stanco (assistenti capo della Polizia postale e delle Comunicazioni), Teresa Simonetti (referente redazione giornale scolastico “Libera…Mente”).

“Mentre l’anno arriva in fondo…” una poesia di Salvatore Violante

Mentre l’anno arriva in fondo penso a quello che non ho: se ne è andato un po’ di me, il pennino e l’occhio bleu. Non più scrivo il foglio bianco né disegno col fabèr non spedisco in posta e affranco ma comunico col Web. E’ successo un finimondo, è arrivato il pink e il puk e l’ingresso ha un catenaccio che non s’apre senza look. C’è lo smartphone dell’Huawei, c’è la email e il sito gay c’è persino l’uomo Ragno che utilizza Postepay. C’è la login, l’usurname, c’è la rete il sito pop se t’imbatti e trovi un link come fai poi senza l’App? Per sentirti più sicuro ti trinceri in password e la posta con la Pec assicura il testo word. Tutto questo il nuovo anno certamente accrescerà io però mi sento in lutto: vorrei scrivere a papà. 29 dicembre 2016 “Gente per strada” (Aletti Editore) – Salvatore Violante

Boscoreale, il Consiglio comunale approva il bilancio

Si è svolta stamattina seduta di Consiglio comunale presieduta da Antonio Di Somma. Il Civico consesso con undici voti favorevoli, tre contrari (Di Lauro, Langella e Sergianni), ha approvato un atto di indirizzo a salvaguardia dell’azienda speciale Ambiente Reale, che consentirà di rimuovere le gravi criticità rilevate e avviare un piano industriale di rilancio previo parere degli organi competenti. Nello specifico, la delibera contiene le seguenti indicazioni: 1) Si prende atto di quanto relazionato rispettivamente dall’unità di controllo interno e dal commissario dott. Nunzio Ariano; 2)Di dare mandato al caposettore ambiente di predisporre apposita proposta di deliberazione da sottoporre al Consiglio comunale per l’eventuale approvazione dei bilanci dell’azienda; 3)Dare mandato al sindaco affinché provveda, nelle forme di legge regolamentari stabilite dalla normativa in materia, a prorogare l’incarico di Commissario al dott. Nunzio Ariano al fine di garantire la continuità aziendale prendendo atto dell’avvio della procedura di crisi aziendale. Nelle more si procederà all’approntamento di quanto necessario, investendo sin d’ora il caposettore LL.PP. e Ambiente di redigere entro e non oltre 90 giorni proposta tecnica da sottoporre al Consiglio comunale, munita dei necessari pareri di compatibilità finanziaria del caposettore e del collegio dei revisori, tenuto conto altresì di quanto relazionato a cura del commissario Ariano; 4) Contestualmente il commissario è invitato con immediatezza a rimuovere tutte le criticità emerse in corso di controllo analogo, provvedendo altresì a redigere puntualmente e per ogni annualità il Piano Tari, come da rilievo espresso con determinazione n°9 del 29.4.2019 del Collegio dei Revisori. A seguire il Consiglio comunale, all’unanimità dei presenti, ha approvato il regolamento concessione rateizzazione tributi comunali pendenti. L’assemblea consiliare, infine, all’unanimità dei presenti, assenti i consiglieri di opposizione, ha approvato il bilancio annuale e triennale di previsione 2019/2021 e suoi allegati. “Sono soddisfatto dall’esito dei lavori consiliari in quanto innanzitutto, dopo ampia e costruttiva discussione se liquidarla o portarla avanti e quindi salvarla, e sebbene non sia stato semplice mettere insieme diversi pensieri, è stata trovata una soluzione per l’azienda speciale Ambiente Reale -ha commentato il sindaco Antonio Diplomatico-. Avremo avanti un periodo di novanta giorni per rimuovere le criticità emerse, sempre nel rispetto della legalità e trasparenza, che sono punti fermi dell’operato di questa amministrazione. Abbiamo anche approvato il bilancio e continueremo nel solco del risanamento dei conti dell’Ente, che rimane il nostro principale obiettivo”.

Napoli, concerto gratuito al Jamesession. Cristina Cafiero presenta il nuovo cd

Sarà presentato alla stampa con un concerto, mercoledì 8 maggio, il nuovo cd di Cristina Cafiero, artista emergente di spicco e grande talento nel panorama delle giovani voci partenopee. L’evento, in programma al Jamesession Studios di Mariano Maglioccola, mercoledì 8 maggio dalle 21.00, vedrà la Cafiero sul palco, introdotta dal conduttore radio-tv Gigio Rosa, accompagnata dalla band formata da Fabrizio D’Amato (piano e tastiere), Ivan Ciavarella (chitarra), Giuseppe Diego Nocito (bass) ed Emilio Melfi (batteria). Cristina Cafiero, cantautrice, si laurea nel 2017 in canto jazz presso il conservatorio di Salerno “G.Martucci”. Dopo numerosi stage ed esperienze live con artisti di calibro nazionale e internazionale (da Bungaro a Dolcenera, Maria Pia De Vito, Serena Brancale, Diego Calvetti, Fabrizio Palma, Nicco Verrienti, Roberto Casalino, Norma Winstone, Luca Pitteri, Giuseppe Anastasi e molti altri), si diploma al C.E.T. di Mogol, come autrice di testi. Ha partecipato a decine di eventi e festival musicali in tutta Italia; recentemente è stata invitata come rivelazione musicale, sui palchi di Tennis & Friends (Lungomare di Napoli) e al 70° Gran Premio Lotteria (Ippodromo di Agnano). ANIME è un EP, realizzato in autoproduzione, composto da 7 brani (composti e scritti dalla stessa Cafiero e arrangiati da Pino Tafuto) che raccontano storie diverse; amore, bullismo e temi sociali, spesso esperienze di vita diretta o catturate con lo sguardo tornando verso casa, in omaggio al bisogno di quotidianità e semplicità, rispetto al frastuono mediatico che l’essere iperconnessi, genera intorno a noi.