Saviano, rapina in una cartolibreria: fermati due gambiani

Due uomini originari del Gambia, rispettivamente di 23 e 19 anni, si sono introdotti in una cartolibreria del centro, hanno rubato uno zaino da scuola e cancelleria per un valore di circa 100 euro. Subito dopo il misfatto, sono corsi via. La titolare del negozio ha chiamato velocemente il 112: sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Saviano. I militari sono riusciti a rintracciare i 2 malfattori poco lontano: li hanno bloccati e li hanno identificati, scoprendo inoltre di essere stanziati illegalmente sul territorio italiano. I 2 sono stati dunque denunciati per furto e soggiorno illegale nel territorio dello stato. La refurtiva è stata restituita alla proprietaria.

Pronto il decreto sulla crisi delle imprese, Whirlpool resta a Napoli: stanziati 10 mln di euro

C’è anche la norma per mantenere la sede a Napoli di Whirlpool nel decreto su ‘Tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali” che potrebbe arrivare sul tavolo del Cdm prima della pausa estiva. La bozza, di 15 articoli, è pronta e contiene anche tutele per i ridere un rafforzamento di quelle per gli iscritti alla gestione separata Inps, oltre alla possibilità di fare donazioni al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili e una proroga al 31 dicembre degli Lsu in attesa di stabilizzazione. A questo proposito il ministro Di Maio ha precisato che ‘Il fondo esisteva ma chi voleva fare una donazione non poteva farlo, perché mancava l’Iban. Ora istituiremo l’Iban”. Il vicepremier sottolinea che al fondo saranno dirottate anche le risorse provenienti dal taglio degli stipendi dei parlamentari M5S. Previsti anche interventi per le aree di crisi di Isernia e di Sicilia e Sardegna. “Noi siamo al lavoro per questioni importantissime per la vita e il lavoro delle persone. Stiamo per approvare un decreto legge che tiene dentro temi importanti come la sede Whirlpool di Napoli che non chiuderà più. Noi ci mettiamo i soldi per dire a Whirlpool “noi ti diamo una mano, ma tu onora gli impegni”. Con questo intervento ci muoviamo sulla strada di far restare aperto lo stabilimento”. Lo afferma su Fb il vicepremier Luigi Di Maio. “Whirlpool avrà a disposizione oltre 10 milioni di euro e non potrà più dire che va via da Napoli”. Verso più tutele per i collaboratori e le altre categorie iscritte alla gestione separata Inps. Il decreto su rider e crisi d’impresa recupera una proposta già avanzata nei mesi scorsi, ampliata anche alla disoccupazione. Si prevede che basti una mensilità di contribuzione nell’ultimo anno, anziché le attuali tre, per beneficiare della cosiddetta dis-coll, maternità e congedi parentali e dell’indennità di malattia e ricovero ospedaliero. Questa indennità viene aumentata al 100%, producendo un incremento anche di quella per malattia.

Ottaviano, il culto della Madonna della Salute e “ ‘a festa d’’e palomme”: una bella storia, ricca di simboli e di memorie

L’origine del culto, la “fontana” con la cisterna d’acqua e la fertilità della contrada “Paradiso”. Perché “Piediterra” si chiama così. Dalle colombe, simbolo della purezza della Madonna, alle “palomme”, strumenti dell’arte pirotecnica, che segnano la storia della festa ottajanese.  Il significato dei grappoli d’uva dipinti nell’edicola votiva.   Quest’anno la festa in onore della Madonna della Salute è stata celebrata solo con i riti religiosi (vedi foto in appendice) e con la processione; la parte “laica”- musica, piatti, fuochi- non si è svolta: si spera che sia solo l’interruzione momentanea di una lunga e importante tradizione. Il centro del culto è Piediterra: il nome nacque dal fatto che il quartiere e la piazza stavano “ai piedi” della “Terra vecchia”, della parte antica di Ottajano ed erano attraversati dalla strada che i signori della città e i “galantuomini” dovevano percorrere per raggiungere le masserie, i vigneti e le cave di pietra di Terzigno. Lungo questa strada le famiglie importanti della città, quelle legate ai Medici – i Bifulco, i Mazza, i Guastaferro – costruirono le loro “case palaziate” e i bassi e le cisterne per gli “operai e i faticatori”.Nel1615 il vescovo di Nola, Lancellotti, durante la sua visita pastorale, venne accompagnato da G.B. Mazza, primicerio della Chiesa di San Michele, e da Giovanni D’Ambrosio, rettore della Chiesa dell’Annunziata, a benedire la chiesetta di “Santa Maria della Salute”, nel quartiere “che si chiama “ai piedi della Terra””, e le vicine cisterne dell’acqua. Queste cisterne spiegano tutto. Esse costituirono, almeno fino alla prima guerra mondiale, la “fontana” pubblica da cui attingevano acqua gli “umili” dei quartieri vicini: solo i ricchi poteva permettersi di costruire pozzi nei cortili delle case.. La “cisterna”- ancora oggi la zona è attraversata da via “Fontana”- era alimentata da una ricca sorgente sotterranea, che rendeva fertile la campagna all’intorno, tanto che la masseria che i Medici possedevano in quel territorio prese il nome di “Paradiso”, e ancora oggi il luogo si chiama così. Quando imperversava la siccità, la “fontana” veniva alimentata con l’acqua che carri attrezzati per il difficile compito andavano a prendere nei canali del fiume Sarno. Di solito, accanto alle cisterne dell’acqua, c’era un’edicola dedicata alla Madonna della Salute, poiché tutti sapevano, da sempre, che l’inquinamento delle acque era la causa prima di epidemie e di morbi. Gli Ottajanesi non si accontentarono dell’edicola, ma costruirono una chiesa, che dagli anni ’30 del sec.XIX ospitò la “Congrega della SS. Concezione e Monte dei morti”, erede di un’associazione che si era costituita nella seconda metà del ‘700. Le colombe, sacre alla Madonna come simbolo della purezza e della castità, divennero una presenza ancora più significativa, per naturale associazione di immagini e di simboli, nel culto della Madonna della Salute. A Ostuni, per esempio, in questo culto le colombe vere vengono sostituite da dolci che hanno la forma di colomba. A Ottajano, per la festa in onore della Madonna della Salute, i fuochisti locali, ritenuti già nella seconda metà dell’Ottocento tra i più esperti del territorio, chiamarono “palomma” un congegno pirotecnico che, acceso, sfreccia ,lasciando scie luminose e crepitanti, lungo i fili metallici tesi da un capo all’altro della piazza. La “palomma” è la variante ottavianese della “colombina”, un razzo a forma di colomba, che l’arte pirotecnica usa da secoli per innescare l’esplosione controllata di una sequenza di fuochi artificiali. Questa “colombina” veniva usata a Firenze per il famoso “scoppio” del carro che “segna” il giorno di Pasqua: narrano gli storici che il primo “scoppio del carro” i fiorentini lo innescarono, con la “colombina”, sotto il pontificato di Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, tra il 1516 e il 1519. .E così nella “palomma” ottavianese trovano una sintesi il sacro e il profano, e cioè l’immagine della colomba simbolo della purezza della Madre di Cristo, e la memoria del congegno inventato dall’arte pirotecnica. Apre l’articolo la fotografia dell’edicola con la Madonna della Salute che si trova a Piediterra: l’immagine è composta da 12 mattonelle e misura cm.90 x 60. L’immagine e le notizie  le fornisce un libro prezioso, “Le Edicole Votive nel territorio di Ottaviano”, curato dal compianto Francesco D’Ascoli junior con intensa passione e con splendida cura dei dettagli. L’edicola la fece costruire, nel 1951, Pasquale Angelotti,  che possedeva un orto e un vigneto in contrada “Paradiso”. I grappoli d’uva che ornano il piedistallo della Vergine sono un riferimento ai vigneti del territorio, ma ci ricordano, prima di tutto, che Maria e il Figlio sono la vite, e che noi siamo i tralci, nutriti dal loro amore.              

Finto compost versato nei campi di Acerra: antimafia, carabinieri e Arpac sul posto. Immagini agghiaccianti (le foto)

A volte le immagini parlano molto più delle parole. E’ il caso del reportage fotografico pubblicato ieri dagli ambientalisti di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo e Vincenzo Petrella in testa, che venerdi sono stati per quasi tutta la giornata nei luoghi dell’ennesimo stupro all’ambiente, quei campi coltivati di località Calabricito e Lenza Schiavone dove alcuni camion sono stati sorpresi dai droni degli ecologisti mentre scaricavano tonnellate di finto compost, un falso fertilizzante in realtà zeppo di rifiuti. Un veleno proveniente da un impianto di Giugliano. Mercoledi il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è intervenuto inviando sul posto i carabinieri forestali, che hanno sequestrato una piccola parte dei terreni interessati dallo scarico killer. Poi venerdi, in tutto il resto della zona ormai disastrata, Cannavacciuolo ha accompagnato un esponente della commissione parlamentare antimafia, il deputato Antonio Del Monaco, i carabinieri forestali e i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente. Sono stati fatti dei campionamenti. Intanto le immagini scattate durante il sopralluogo la dicono lunga. Nel finto compost si possono distinguere una miriade di frammenti di vetro, plastiche e metalli. Sono stati trovati persino pezzi di pellame delle concerie. “Non è finita: abbiamo trovato anche bastoncini di cotton fioc e persino siringhe usate”, racconta Cannavacciuolo. Ora gli ambientalisti sperano che finalmente la magistratura si muova. In questo territorio, quello a oriente di Napoli, si attende una più incisiva azione di controllo da parte della Procura di Nola, azione radicale che però manca da molto tempo. Nel frattempo, nell’area compresa tra Acerra, Casalnuovo, Pomigliano e Nola, la criminalità dei colletti bianchi sta agendo praticamente indisturbata, da anni. “E stanno facendo soldi a palate – concludono gli ambientalisti – alla faccia della gente onesta e del territorio”.      

“Braciole alla Pallino”: e il ministro borbonico si arrese:” Sono stanco di litigi. Vale la pena far la guerra per Napoli e per il Sud?”

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Da oggi pubblichiamo le ricette nella ’interpretazione che ne danno i gastrostorici seguaci del filosofo Brachamutanda junior, nipote di quel Brachamutanda senior che meritò l’attenzione di Umberto Eco. In un successivo articolo spiegheremo le diverse idee dei due Brachamutanda.  Nel 1860 un piatto di braciole spinge un ministro borbonico ad approvare la nomina di Liborio Romano a prefetto di polizia, nomina che tre ore prima egli aveva duramente condannato come primo e decisivo passo della “ cessione” di Napoli e del Sud al Nord. Le “virtù” dei nomi dei “piatti”: quella di Napoli non è una “braciola”, ma una “braciooò/la”.   Ingredienti (6 persone): gr.800 di fette sottili di maiale; gr. 80 di prosciutto crudo; gr. 70 di lardo; 1 manciata di uva passa e di pinoli; 1 peperoncino; 1/2 cipolla; prezzemolo; 1/2 bicchiere di lacryma rosso; gr. 500 di passata di pomodoro; olio; sale. Cospargete le fette con un “amalgama” di prosciutto, lardo, aglio, prezzemolo e peperoncino, aggiungete, su ogni fetta, uva passa e pinoli, avvolgete le fette fissandole con stecchini. Nell’olio di un tegame di coccio rosolate le braciole e la mezza cipolla tritata, versate il vino e il passato di pomodoro, salate, coprite il tegame e fate cuocere a fuoco basso per un paio di ore, mescolando, e aggiungendo, di tanto in tanto, dell’acqua calda. Infine, sfilate gli stecchini e servite le braciole nel sugo di cottura. Questa è una ricetta antica: noi abbiamo seguito, in parte, la versione del Manzon. Riteniamo che il “piatto” risulti eccezionale, se si usa “la passata” di pomodori del “piennolo” del Vesuvio.   La scena si svolse il 22 maggio 1860, nello studio di Francesco II a Capodimonte. Garibaldi era già partito da Quarto, la Sicilia si era mossa, e molti siciliani, che si erano addormentati borbonici, la mattina si erano risvegliati cavouriani, e anche a Napoli già si registrava qualche simile caso di notturna “illuminazione”. Quel 22 maggio Francesco II riunì i suoi fidi per comunicare le  regali decisioni, e per averne una approvazione entusiastica; ne era così certo che, quando gli dissero che il principe della Maveta era assente per “un disturbo” e lo sostituiva il suo consigliere Vincenzo De Marinis, non fu morso, e nemmeno punzecchiato, dai sospetti. Aperta la seduta, il re comunicò con poche parole quello che tutti sapevano, e cioè che una banda di scamiciati briganti era sbarcata in Sicilia: ma aggiunse che il vero pericolo era l’illusione dei Napoletani che l’ordine e lo Stato si fossero già sfarinati: la folla, istigata dai “soliti” camorristi, aveva già ucciso “per strada” quattro “sbirri e un ispettore,perfino” e portato via da qualche Chiesa soldi e arredi sacri. Bisognava adottare, con urgenza, misure severe, disse Francesco II, e dopo una pausa, aggiunse:” Ho deciso di nominare prefetto di polizia il sig. Liborio Romano.”. L’applauso, all’inizio timido, divenne più intenso, quando tutti i presenti si accertarono che  lo Spinelli e il Manna battevano le mani non per il formale rispetto del galateo, ma con una convinzione resa evidente dallo scotimento del capo e dal piacere con cui spingevano in avanti, verso il re, le mani plaudenti. Solo le mani del De Marinis erano ferme, e le braccia incrociate sul petto, e nero il volto: e aspro fu il tono della voce, quando chiesto, e ottenuto, il permesso di parlare, egli disse: “Maestà, il nome non ci coglie di sorpresa. Noi temiamo che la nomina del Romano al comando della polizia apra la strada del governo agli amici di Cavour, d’Ayala, De Sanctis, Spaventa, apra ai camorristi il controllo delle dogane, dei commissariati e degli ispettorati, a Garibaldi la via che porta a Napoli, e alla Maestà vostra la via dell’esilio. Napoli e il Sud diventeranno una misera appendice del Nord.”. Queste parole generarono, in tutti, un visibile sconcerto, e dallo sconcerto venne fuori un pesante silenzio: per fortuna, il Re dovette uscire dalla stanza, perché la Regina voleva parlargli, e lo Spinelli colse la palla al balzo, per chiedere, e ottenere, che l’incontro fosse rinviato al tardo pomeriggio. I ministri andarono a pranzo da “Pallino” al Vomero e qui certamente consumarono – ce lo conferma una lettera del Colonna, consigliere dello Spinelli – copiose porzioni delle celebri braciole, e non poche fette di pane intinte nel sugo che il cuoco preparava- ma solo per i ministri- con i pomodorini del Vesuvio. Il tutto venne bagnato con il lacryma rosso del Principe di Ottajano. Alle sei della sera, ripresa la riunione, il re notò che le espressioni di tutti erano tranquille, distese, sazie: e la più sazia appariva quella del De Marinis. E quindi si meravigliò solo un poco, e solo un poco si meravigliarono anche gli altri, quando il De Marinis, ottenuto il permesso di parlare, dichiarò che le polemiche lo avevano stancato e che era il momento della concordia: perciò egli, a nome del principe della Maveta, accoglieva con un sincero applauso la nomina del Romano a capo della polizia. Del comportamento del De Marinis venne data ogni possibile lettura, anche la più volgare e la più offensiva; si parlò di corruzione e di minacce della camorra: il tutto sarebbe successo da “Pallino”, tra una braciola e l’altra, e ci sarebbe stata anche la “mano” di qualcuno dei commensali. Il gastrostorico Secondo Pesce, noto seguace del filosofo Brachamutanda junior, ha da sempre sostenuto che l’avversione improvvisa e definitiva a contrasti, litigi e alterchi venne dettata al De Marinis proprio dalla braciola di Pallino, e non solo dalle virtù rasserenanti dell’uva passa e del lardo, e dall’amore per la sapienza “suggerito” dal lacryma, ma dal nome stesso, “braciola”, che diventando nella pronuncia ritmica “bracioooola”, induce il cuore e la mente di chi la mangia ad arrendersi alla suggestione del piacere rilassato, al culto della pace serena. Come si sa, Secondo Pesce è un profondo studioso delle “virtù” dei nomi dei cibi, “virtù” che spesso sono più potenti delle virtù degli ingredienti. E’ celebre in tutto il mondo il saggio in cui egli ha dimostrato che mangiare le polpette non è la stessa cosa che mangiare “ ‘e porpette”. Dieci anni dopo, quando era viceministro delle Finanze dell’Italia dei Savoia, il De Marinis ammise – durante una cena da “Pallino” – che c’era qualcosa di “magico” in quelle braciole del ‘60 e che per tutta la durata di quel pranzo  una silenziosa domanda gli aveva trapanato senza sosta il cervello: “ Se mo’ mi schiero contro don Liborio, quando vincerà don Liborio, potrò ancora mangiare “‘e braciooole” di Pallino?”. “Napoli e il Sud meritano una rinuncia così dura?”. E la storia gli aveva dato ragione,    

Casamarciano, movida notturna: arriva l’ordinanza contro gli schiamazzi

Stop al transito di auto in via San Clemente, via Vaccaro, via nuova San Clemente e via Giovanni XXIII, fatta eccezione per i residenti, i mezzi di primo soccorso, personale autorizzato e gli addetti ai lavori degli esercizi commerciali presenti. Il disco rosso porta la firma del sindaco Andrea Manzi e sarà operativo tutti i giorni, dall’una alle sei del mattino fino al 31 ottobre. Un’ordinanza resa necessaria che mette in campo una serie di regole per disciplinare la movida notturna del paese. “Diamo risposta alle richieste fatte dai residenti. Non vogliamo andare contro la vita notturna ma fare in modo che sia vissuta bene da tutti – precisa il sindaco Andrea Manzi – E’ chiaro che non è sufficiente emettere un divieto se non c’è rispetto e senso civico da parte di tutta la cittadinanza. Il movimento di giovani che si è rafforzato nella comunità casamarcianese ci inorgoglisce ma è pur vero che bisogna garantire e tutelare il diritto alla quiete ed al riposo di chi abita in queste zone maggiormente affollate nelle ore serali. Sono certo – termina Manzi – che il senso di responsabilità di ciascun cittadino avrà la meglio”.

Somma Vesuviana, il consigliere Piscitelli (Somma Futura): «Di Mauro, giustificazioni senza senso»

Vincenzo Piscitelli
Dal consigliere Vincenzo Piscitelli, in riferimento alle dichiarazioni del collega Pasquale Di Mauro (L’Aurora) inerenti al manifesto a firma del gruppo Somma Futura, riceviamo e pubblichiamo. «Pasquale Di Mauro era arrivato già in ritardo in consiglio comunale – dichiara Piscitelli – probabilmente intercettato telefonicamente visto che c’era questa situazione in cui la maggioranza aveva numeri risicati, anche perché, per la seconda volta, mancava in aula la consigliera Luisa Carmen Feola. Da parte di Di Mauro è ignobile richiamare il fatto che sia rimasto per una responsabilità istituzionale, bisogna che si vergogni all’ennesima potenza. La consigliera Cerciello, dice Di Mauro, lasciava l’aula perché colpita da grave lutto. Io penso che se così fosse stato, se questo era il motivo, la consigliera Cerciello non sarebbe venuta affatto in consiglio comunale.  Ed è ignobile che per giustificare una così poco nobile presenza di Di Mauro, si richiami un lutto che ha subito una famiglia e una intera città. Le regole basilari della politica sono ben poche e una di queste dice che quando bisogna dimostrare che un’amministrazione non ha la maggioranza in consiglio comunale, bisogna farlo e basta: quindi la minoranza lascia l’aula e certifica che la maggioranza non ha i numeri per portare avanti il consiglio comunale, ogni altra giustificazione non ha senso. Ci dispiace che si giustifichi con così tanta bassezza la decisione di restare in consiglio comunale solo perché non si riesce, non si condividono alcune posizioni politiche. Fare opposizione non significa stare nei banchi di opposizione, vuol dire pure dichiarare il proprio dissenso, opporsi a delle decisioni e, fino ad oggi, di alcuni consiglieri comunali compreso Pasquale Di Mauro, che si astengono quando bisogna votare contro, che votano a favore quando bisognerebbe lasciare l’aula, che restano in aula quando bisognerebbe abbandonarla, beh… sono prove provate di una posizione in consiglio comunale che non si addice a quello che Di Mauro ha dichiarato. Ognuno è libero di fare le proprie scelte ma queste vanno condizionate dalla responsabilità che ci si è assunti e dal rispetto verso i cittadini che hanno scelto un’altra maggioranza e che probabilmente vengono disonorati ogni volta che si fa qualcosa che va contro questa decisione. Non penso che i cittadini abbiano detto ai consiglieri comunali di fare ciò che vogliono, la nostra azione va intesa e condotta con responsabilità e con la controprova che si rispetti il volere dei cittadini».  

Scandalo piscina comunale: oltre 100mila euro di ammanco al Comune di Pomigliano. L’indagine è della Corte dei Conti

Gestione privata della piscina di proprietà comunale: secondo la Corte dei Conti c’è un enorme danno erariale da attribuire sia al privato che al comune a causa di un notevole ammanco. Ieri infatti La Corte ha comunicato la notizia così: “le attività investigative hanno accertato la posizione debitoria delle associazioni sportive nei riguardi dei vari Comuni e la ridotta reazione da parte delle stesse Amministrazioni al cospetto degli inadempimenti delle controparti che non ha prodotto, finora, alcun soddisfacente recupero dei crediti da parte degli Enti proprietari”. Vale a dire due cose. La prima: che la società privata Ati 2000 Acquachiara di Giovanni Porzio – ricordate ? l’ex grande campione napoletano della pallanuoto – avrebbe, stando all’indagine della magistratura contabile, evaso il canone da versare al Comune di Pomigliano, cioè al proprietario della piscina comunale che gestisce, per sette anni di fila, dal 2010 al 2017, e per un totale di oltre centomila euro. La seconda: che il Comune di Pomigliano, guidato dal 2010 dal sindaco di Forza Italia Raffaele Russo, di fronte a questa maxi evasione avrebbe manifestato, sempre stando alla Corte, “una reazione ridotta”. Intanto dalla chiusura di questa indagine contabile dovrà scaturire una sentenza. E se per quanto riguarda le responsabilità erariali personali sappiamo tutti che sul fronte del privato andranno in capo a Giovanni Porzio c’è ora da chiedersi a chi del Comune di Pomigliano la Corte metterà le mani in tasca per la restituzione dell’ammanco.  A ogni modo l’indagine punta anche su altri due comuni, quello di Napoli e quello di Cava dei terreni, per altre tre strutture sportive e una seconda società privata coinvolte.

Somma Vesuviana, attacco al consigliere Di Mauro: «Mantiene il numero legale, vergogna»

Il consigliere Pasquale Di Mauro (L’Aurora)
E lui, il consigliere Pasquale Di Mauro eletto nella lista L’Aurora (con il candidato sindaco, oggi consigliere di minoranza, Pasquale Piccolo), replica: «Si vergognino loro, Somma Vesuviana era in lutto ed è mancato il numero legale perché una collega di maggioranza, cugina del carabiniere ucciso, ha preferito andare via».   Questa mattina, un manifesto del gruppo #SommaFutura (Umberto Parisi, Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli) urla dai muri cittadini che il sindaco Salvatore Di Sarno non ha la maggioranza. Intendendo ovviamente la maggioranza in consiglio comunale dove, nell’ultima seduta, quando è mancato il numero legale, l’esponente di minoranza Pasquale Di Mauro ha deciso di rimanere in aula consentendo così che l’assise proseguisse. «A mantenere il numero legale ci pensa il consigliere d’opposizione Pasquale Di Mauro eletto nella lista L’Aurora. Vergogna!» – tuonano i tre consiglieri di Somma Futura. «Non sono io che mi devo vergognare – replica il consigliere Di Mauro – io sono e resto all’opposizione e se fosse altrimenti non avrei problemi a dirlo. Si vergogni invece chi non ha compreso che in quel momento la consigliera Luisa Cerciello, già provata da un lutto che ha colpito non solo la sua famiglia ma tutta Somma Vesuviana, ha deciso di andare via senza nemmeno controllare il numero legale. Se fosse mancato, i debiti fuori bilancio che restavano li avrebbero approvati il giorno dopo, ho sentito come senso di responsabilità istituzionale il rimanere in aula. Se altri ne sono privi, non posso che rammaricarmi».

Tutela dell’ambiente: drone in azione a Marigliano e Tufino

Comuni  tra i primi cinque in Italia ad aver attivato il servizio di controllo dall’alto È lotta agli sversamenti abusivi ed a tutti gli illeciti ambientali: un drone sorvolerà il territorio e consentirà di scandagliare anche le aree off-limits ai cittadini. Il robot volante è arrivato a Marigliano grazie al finanziamento erogato dalla Città metropolitana che ha valutato positivamente il progetto predisposto dall’Agenzia di sviluppo dei Comuni dell’Area nolana in risposta al bando   finalizzato all’acquisto di mezzi, attrezzature e macchinari necessari per le attività di protezione civile. La stessa richiesta venne predisposta dall’Agenzia, anche, per il comune di Tufino. Entrambi hanno, pertanto, potuto acquistare un drone e specifici software per l’elaborazione dei dati raccolti.   A condurre l’attività di monitoraggio ambientale sarà l’Agenzia di sviluppo dei Comuni dell’area nolana che si farà carico della gestione dei voli e della successiva elaborazione dei dati. Numerosi gli obiettivi che riguardano, in particolare, il controllo degli scarichi illegali di rifiuti sulle aree periferiche del territorio comunale; il   monitoraggio dei Regi Lagni per prevenire rischi idrogeologici, il controllo delle aree incendiate e di quelle a rischio, la quantificazione degli sversamenti e la misura delle superfici interessate, e l’intervento in situazioni di emergenza a salvaguardia dell’incolumità delle persone.   “Marigliano– spiega il comandante della Polizia Locale, Emiliano Nacar –  è tra i primi 5 comuni d’Italia ad aver attivato un servizio simile. Il drone sarà di supporto al controllo di fenomeni illeciti, ma soprattutto ci aiuterà ad annullare gli sversamenti illeciti grazie anche ad altre attività che metteremo in campo da settembre come il potenziamento del sistema di sorveglianza e dei controlli del territorio che avverranno anche in fascia serale e notturna“. “Il drone– ha sottolineato Nacar – è uno strumento innovativo importante per controllare il territorio e sarà a disposizione anche degli altri Comuni dell’area“. “Siamo partiti con l’attività di monitoraggio nei comuni di Marigliano e Tufino ma – sottolinea anche l’amministratore unico dell’Agenzia di sviluppo Vincenzo Caprio – grazie alla sensibilità dei due sindaci che ci hanno affidato queste attrezzature in comodato d’uso, ora saranno a disposizione di tutti i soci dell’Agenzia per cercare di debellare comportamenti illegali che stanno distruggendo le nostre terre“. “Stiamo intensificando i controlli e – conclude l’assessore all’Ambiente, Giovanni Ricci – stiamo provvedendo anche al sequestro di attività illecite perché non essendo in regola non hanno modo di sversare regolarmente i rifiuti. Portiamo avanti, insomma, un’attività capillare perché la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini rappresenta una priorità per l’amministrazione comunale“.