Home Memoria e Presenza Spartimento di Scisciano e la sua chiesa: storia e curiosità

Spartimento di Scisciano e la sua chiesa: storia e curiosità

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In quel triangolo di terreno alla confluenza delle tre strade provinciali provenienti da Scisciano, Somma Vesuviana e Piazzolla di Nola, e adiacente alla vecchia linea ferrata delle FF. SS Torre Centrale – Cancello, sorge la Chiesa di Spartimento. L’opera fu il frutto di numerosi sacrifici economici, sostenuti non solo dai cittadini del luogo, ma anche dalle popolazioni limitrofe.

 

In una gara di generosità, infatti, tutti diedero il loro contributo per vedere realizzata questa chiesa, che, a giusto titolo, ognuno può considerare la propria chiesa, come riferisce il prof. Antonio Di Palma.

La conferma e il desiderio di avere una propria Casa del Signore fu dimostrata all’epoca dai fondi raccolti e serviti per la sua realizzazione. Oltretutto l’esigenza di costruire una chiesa nella località Spartimento nasceva anche dal fatto che la cappella della Masseria Montanara, ove i fedeli si recavano per ascoltare la Santa Messa domenicale, risultava molto piccola e soprattutto fuori mano. Quando il Sig. Francesco Capasso, proprietario del fondo ove ora sorge l’attuale complesso, si dichiarò disponibile a cedere il suolo per farvi costruire una chiesa, si costituì subito un comitato promotore composto di otto persone. Tale comitato, come risulta da una scrittura privata, ricevette in data 20 ottobre del 1979 la disponibilità del fondo. Il comitato si attivò subito per una raccolta di offerte in denaro con cui liquidare le prime somme pattuite per tale acquisto. All’epoca l’uomo della provvidenza fu Pasquale Nappi, presidente del locale circolo culturale Mario Nappi, ove maturò l’idea e la decisione di costruire una chiesa. Si poneva, intanto, subito un forte problema di natura giuridica: a chi doveva essere trasferita la titolarità del fondo e dell’immobile che si doveva realizzare, dal momento che la Parrocchia di Scisciano e la Curia Vescovile non riscontravano il consenso del comitato? Bisognava evitare innanzitutto che l’opera divenisse proprietà dei componenti del comitato, dal momento ché veniva realizzata con il contributo di tutti. La soluzione non era facile. Il comitato, dopo alterne soluzioni, fu unanimemente concorde nell’offrire la titolarità della chiesa a Mons. Luigi Mucerino di Scisciano, che, solitamente, di domenica, celebrava la messa nella cappella di Montanara. Don Luigi ringraziò per la stima, e investito del problema, prospettò la soluzione congrega (la congrega o confraternita è un istituto giuridico riconosciuto formalmente dalla Chiesa ed è composta da laici con l’assistenza di un sacerdote o padre spirituale). A tal uopo, Don Luigi Mucerino confermò che in Scisciano era esistita ab originela Confraternita laicale di San Giovani Battista estintasi nel 1937 circa.  Bastava semplicemente rispolverare le carte e attribuire a detto ente morale il bene materiale della futura chiesa.

La parola congrega, pressoché sconosciuta, divenne un termine – continua il prof. Antonio Di Palma – di moda a Spartimento. Tale soluzione rispondeva a un duplice intento del comitato: sottrarre al parroco del paese la gestione della struttura e, attraverso la congrega, la chiesa avrebbe avuto dei responsabili locali che si sarebbero interessati sia della costruzione prima, sia della manutenzione dopo. Sulla base di tale soluzione si avviarono i lavori di progettazione e di costruzione. Don Luigi Mucerino fu nominato dalla Curia Vescovile commissario della confraternita. Fu indetto una sorta di concorso gratuito per la redazione del progetto da realizzare. All’appello rispose anche il Prof. Raffaele D’Avino (1939 – 2007) di Somma Vesuviana, cui fu chiesto di preparare un lavoro di progettazione nel breve arco di tempo di una settimana.  Fu proprio questo progetto ad essere scelto tra i tanti, anche se il D’Avino si vide costretto successivamente ad apportare al suo progetto una serie di sostanziali modifiche che ne abbruttirono l’aspetto e ne appesantirono la struttura. Lo stravolgimento delle caratteristiche della chiesa, apportato dall’ingegnere Raffaele Caprioli, provocò le amare proteste del progettista Raffaele D’Avino, che ne misconobbe, giustamente, la paternità.

Durante i lavori della desiderata costruzione, il comitato promotore si accorse, però, che la soluzione congrega non era affatto decollata per la forte resistenza e la netta opposizione del parroco di Scisciano. Il comitato decise umilmente di rivolgersi al Vescovo di Nola S.E. Mons. Giuseppe Costanzo (Vescovo di Nola dal 1982 al 1989), esponendo fedelmente le ragioni della propria tesi e della propria condotta. Il comitato fu congedato con la promessa che, dopo aver sentito l’altra parte, sarebbero stati presi gli opportuni provvedimenti.

Di quei provvedimenti non vi fu nessuna attuazione: la pratica rimase imprigionata, nonostante fosse partita ufficialmente e precedentemente grazie ad un regolare Decreto Vescovile di Monsignor Guerino Grimaldi (Vescovo di Nola dal 1971 al 1982) e con un preciso atto notarile. Dopo i sopralluoghi dei carabinieri per conto della Prefettura, al comitato promotore non rimase che l’amarezza della sconfitta e dello sconforto: lo sconforto – conclude il prof. Di Palma – per la consumazione di un aborto giuridico circa la titolarità della proprietà del bene materiale dell’opera, che poteva essere scongiurato dall’autorità del Vescovo.Dopo numerose consultazioni la chiesa rimase proprietà privata, configurandosi come una cappella succursale della parrocchia di Scisciano, messa a disposizione degli abitanti del posto, che inizialmente dovevano essere i veri proprietari. Resta il fatto comunque che il tempio, oltre ad essere un polo religioso, è attualmente il fulcro della vita rigogliosa e felice dei cittadini, nonché il punto di riferimento e di incontro per ogni attività culturale e sociale.