
Un provvedimento del Prefetto sospende di fatto dalla carica di sindaco di Somma Vesuviana l’avvocato Pasquale Piccolo, già sottoposto alla misura cautelare di divieto di dimora in città: un provvedimento relativo al suo coinvolgimento nell’inchiesta sul recupero del complesso San Domenico e alle relative accuse di falsità ideologica. La sospensione, per effetto del decreto legislativo 235 del 2012 emanato in attuazione della «Legge Severino», è conseguenza della misura coercitiva, ossia il divieto di dimora a Somma Vesuviana, contro la quale Piccolo sta attendendo il responso del Riesame. Se infatti il tribunale della libertà dovesse pronunciarsi revocando la misura, cadrebbe di fatto anche la sospensione.
Intanto ieri Piccolo, attualmente ospite di una struttura alberghiera di Pomigliano d’Arco ai confini con Somma Vesuviana, è stato sentito dal gip. «Ho chiesto al gip di revocare la misura cautelare senza attendere il Riesame – dice il sindaco attualmente sospeso – ritengo di aver chiarito la mia posizione e sto attendendo fiducioso». Non va dimenticato però che, alcuni giorni prima che su Somma Vesuviana si abbattesse la bufera giudiziaria, Piccolo aveva presentato le dimissioni dopo l’ennesima crisi politica nella sua maggioranza. Ora, ha tempo fino al 6 febbraio per ritirarle e – nonostante il provvedimento di sospensione del Prefetto – potrebbe farlo rimanendo comunque «sospeso» dalla carica in attesa che decada la misura cautelare. A Palazzo Torino, intanto, sarà il vicesindaco Clelia D’Avino a fare le sue funzioni. Se invece Piccolo decidesse di non recedere da quelle dimissioni entro la prima settimana di febbraio si chiuderebbe a quel punto la sua esperienza da primo cittadino iniziata con l’elezione della primavera 2014. «Non so, sto valutando tutte le opzioni» – dice.
L’inchiesta «San Domenico», quella che ha portato a tutto ciò, comincia esattamente un anno fa, con un primo sopralluogo dei carabinieri sul cantiere del complesso religioso inserito nell’elenco di opere finanziate con fondi Fesr. Era gennaio 2016 e ancora fervevano i lavori, mentre i documenti poi inviati in Regione per ottenere il rimborso delle spese effettivamente sostenute, circa un milione e 200mila euro, davano il cantiere chiuso al 31 dicembre 2015, condizione necessaria per percepire i fondi. Le indagini sono da allora proseguite con intercettazioni ambientali e telefoniche, captando dialoghi che, insieme ai risultati dei sopralluoghi e dei documenti acquisiti dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna guidati dal capitano Tommaso Angelone e dai militari della locale stazione al comando del maresciallo Raimondo Semprevivo, nonché quanto gli stessi tecnici e i funzionari hanno ammesso, ha portato infine la Procura di Nola a disporre le misure cautelari per sei indagati con l’accusa di falsità ideologica in atto pubblico. Per il sindaco è stato disposto il divieto di dimora a Somma Vesuviana, per i tre tecnici direttori dei lavori del cantiere di San Domenico il divieto di esercizio dell’attività professionale per quattro mesi, per i due funzionari – vale a dire il responsabile dei lavori pubblici e quello della ragioneria che non è più in servizio al Comune di Somma – quattro mesi di interdizione dai pubblici uffici.



