Dieci milioni di yen è la cifra raccolta in Giappone tramite il crowdfunding nel giro di un mese per finanziare la Missione Archeologica di Villa Augustea. E’ il sistema internazionale per dare vita a progetti con la raccolta diffusa di fondi dal basso tramite la rete.
La notizia ha suscitato scalpore sia per la proverbiale riservatezza nipponica. Sia per la cifra considerevole di yen indicata. Anche se in realtà i dieci milioni di yen, cambiati in euro, fanno “appena” 54.000. Per dire che i nostri illustri ospiti ci avevano abituati a ben altre cifre. Ovviamente erano progetti con finanziamenti soprattutto pubblici.
Vero è che già l’anno scorso lo scavo di Villa Augustea ha visto la stessa procedura di finanziamento. Naturale che dopo 26 anni di presenza massiccia di finanziamenti pubblici una missione archeologica, a 10.000 chilometri di distanza (quella tra Roma e Tokyo), ci può stare qualche problema per reperire i fondi. Ma saputo che l’Università di Tokyo ha rinnovato la richiesta di concessione per altri tre anni ci tranquillizza nel pensare che queste di oggi sono solo circostanze provvisorie. Fatto sta che la quantità di fondi, insieme alla velocità di raccolta, consegnano a noi italiani la consapevolezza di grande fama dello scavo in Giappone e della certezza dell’utilità e della necessità di continuare l’opera.
Questo sistema ha permesso anche a nostri concittadini, già l’anno scorso, di contribuire al finanziamento dello scavo. Utilizzando lo stesso canale e lo stesso conto. Anche sorprendendo gli addetti ai lavori che ritenevano difficile un coinvolgimento di sommesi nella “questua”. Invece si è dimostrato che il privato è più avanti del pubblico. Superando così le pecche, le incomprensioni, se non la inadeguatezza di alcuni amministratori spesso sollecitati, gli imprenditori locali hanno fatto raccogliere in poche settimane la cifra che mancava all’appello per il progetto 2025.
Ma c’è di più. Mentre l’anno scorso si è intervenuti mettendo mano al conto corrente, negli anni precedenti si è assistito a qualcosa di impensabile potesse accadere qui. In tempi diversi un imprenditore ha donato allo scavo la scala di sicurezza per le visite di tutti noi. Qualche anno prima altro imprenditore, visto le difficoltà dello scavo ad allargarsi per deficienza di superfici, pensò bene acquistare uno dei suoli mancanti, donarlo al comune che poi fu dato alla missione in comodato d’uso gratuito. Ormai i due nostri amici fanno parte della storia dello scavo. Così come gli altri cinque dell’anno scorso staranno nel libro d’oro dei riconoscimenti. Un giorno o l’altro se ne dovrà pur parlare di questi signori. Per dire che i Sommesi, quando sollecitati, non han guardato dall’altra parte.
Intanto la Sovrintendenza dell’Area Metropolitana di Napoli competente per territorio, che svolge puntualmente il compito della tutela e della valorizzazione, ha già in bilancio i fondi necessari per la progettazione e l’ardita copertura del monumento. Speriamo solo che i complessi iter burocratici indispensabili per le opere pubbliche possano velocizzarsi in modo da poter consegnare, al più presto, ai nostri giovani un gioiello completo di tutto punto fatto di bellezza, d’arte, di storia. Questi territori aspettano da decenni il riscatto in termini di cultura e di sviluppo.
Per quanto riguarda l’Amministrazione comunale lo abbiamo detto più volte. Occorre con urgenza un Antiquarium, un Museo, che oltre al compito sociale storico e turistico possa liberare la Missione dall’affitto dei depositi allarmati colmi dei reperti di Villa Augustea. Sono catalogate belle cose da mostrare. Solo per questo motivo si ripagherebbe dello sforzo. Ma si potrebbero così liberare risorse economiche, adesso a carico dei Giapponesi, da destinare allo scavo vero e proprio.
Come si può intuire lo scavo ha due grandi filoni, le spese per i progetti di nuove superfici da indagare e le spese, sempre più pesanti, di una gestione annuale fatta di forniture, bollette, servizi, sorveglianza dei siti ecc. E’ un peccato non tenere presente la complessità della presenza universitaria. E’ da stupidi non intervenire dove è possibile per permettere a chi sta facendo per noi quello che andava fatto 50 anni fa.
E’ il caso di invitare quindi, chi può e vuole, a dare una mano anche concreta.
Lo si può fare mettendosi in contatto con il prof Antonio De Simone. Lo si può fare anche attraverso questo giornale. O attraverso questo cellulare 349.5859716. Risponderà il responsabile della Pro Loco Somma che da anni collabora con la Missione e con la Sovrintendenza. Ovviamente si userà la dovuta discrezione, la trasparenza e la serietà che il caso richiede.






