Stamattina si è svolta una manifestazione pacifica da parte dei lavoratori della Dema spa lungo le strade della città. Un corteo volto a denunciare nuovamente la drammatica situazione dei dipendenti della fabbrica che progetta, produce e assembla materiali per il settore aerospaziale.
La vicenda dei lavoratori, che da mesi non percepiscono regolarmente lo stipendio, è costantemente monitorata e seguita sia dal Comune di Somma Vesuviana che dal consiglio regionale con la mediazione del consigliere Carmine Mocerino. Questo, però, non placa la forte preoccupazione da parte dei dipendenti dell’azienda, i quali si sono riuniti già all’alba di questa mattina, per poi iniziare una marcia di protesta pacifica partendo alle 9.30 da via Piero Gobetti.
Il corteo ha poi transitato lungo via Roma, arrivando in piazza Vittorio Emanuele III, di fronte al Municipio, dove si è tenuta una breve assemblea per fare il punto della situazione su ciò che sta accadendo alla Dema. Presente sul posto anche il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno.
Al centro delle richieste degli operai la possibilità di comprendere quale sarà il loro futuro. Troppe nubi, però, sono ancora all’orizzonte per gli operai della Dema. Tra pagamenti arretrati e il mancato acquisto dei materiali di produzione, l’incertezza fa da padrona e tutto questo va a danno dei dipendenti e delle loro famiglie che attendono risposte concrete.
I manifestanti hanno usato megafoni, striscioni, bandiere, fischietti per far sentire la loro voce e la loro presenza per le strade di Somma Vesuviana, esprimendo la loro rabbia nei confronti della cattiva gestione della situazione da parte dell’azienda e sottolineando la presenza di più di trecento posti di lavoro a rischio.
Una battaglia la loro che, come più volte hanno ribadito i lavoratori della Dema, non deve essere segnata dalle differenze di schieramento politico nelle istituzioni regionali e comunali, ma deve essere la spinta per una lotta da parte di tutto il territorio e di tutti i cittadini sommesi contro quella che è stata definita “una rapina a cielo aperto”.



