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Somma Vesuviana, Lucerne 2015: il racconto «incantato» di Peppe Maiello. Con amore.

Le quinte, le felci, i racconti, le tradizioni, le chiacchiere, l’amore. Tutto nell’intervento di Peppe Maiello, componente della Commissione Pari Opportunità comunale e volontario per l’organizzazione della Festa.

Le mani ancora annerite dagli stoppini accesi,  l’odore acre e pungente dell’olio bruciato che persiste nelle narici, i piedi ancora indolenziti per i kilometri fatti su e giù per il nostro piccolo borgo “IL CASAMALE”….

Del il rito delle lucerne, finalmente rinnovato, dopo 5 anni, si potrebbero scrivere pagine infinite di interi libri, dove la verità si mescolerebbe con la fantasia, dove il sogno avrebbe i contorni del realtà e viceversa, dove tutto saprebbe di magico e dove il senso di qualcosa di misterioso e mistico ci porterebbe lontano… lontanissimo dalla realtà….. la realtà…. che cos’è la realtà? dove traccia il suo confine? dove…?

ecco casa è stato e cosa ha significato per me il rinnovo del magico rito “dà fest re lamparell”….

tutto ha inizio in una delle tantissime riunioni organizzative dove l’amico di sempre, stanco e frustrato, dalle chiacchiere che noi filosofi cercavamo di strutturare, mi guarda e fa con suono tuonante: uagliò sabbat’ e cinque a matin sannà i a fa e fielc’!!!! ed io lo guardo e gli dico: ci sarò!!!!!

Ed lì che inizia il mio viaggio.

Un viaggio che mi ha letteralmente inondato, riempito, aperto la mente in un mondo che non conoscevo e che, troppo spesso e con troppa leggerezza, giudicavo! Quindi, partenza alle 4.30 (mamma mia che mazzata in fronte la sveglia)assonnato stanco e infastidito nel aver dato così tempestivamente la mia disponibilità mi reco al luogo dell’incontro prestabilito, che dire, è bastato che ci riunissimo per far sì che il sonno svanisse in non so quale luogo inutile e poco consono alla situazione; l’immancabile caffè da Masulli, le grida e Vicienz o’ panettiere, le risate, la vecchietta che avrebbe voluto lanciarci un secchio d’acqua in testa, gli auguri all’immancabile compleanno e poi, tutti in auto fino a…. bohhh… mica ho capito dove siamo andati a finire, un ora e mezza di auto nell’entroterra campano ed un campo infinito di felci, lì divisione in gruppi, “serrecchia” alla mano,  chi tagliava e raggruppava in fascine, chi le trasportava, chi le legava, chi caricava sul camion. Io ero uno di quelli che tagliava, tagliavo le felci, il sole sulle spalle, il sorriso per le continue battute, il fastidio dei pungoli sulle mani, il sudore, gli insetti e via dicendo… più lavoravo e più mi domandavo a cosa servisse tutto quel lavoro, le felci vanno intrecciate mi ripetevano, e francamente non sapevo di cosa si stesse parlando, lo facevo perché chi era con me mi trasmetteva il senso e il dovere di farlo, era giusto, andava fatto, punto!!!! Adesso potrei raccontarvi quando abbiamo finito di raccogliere, della catranesca (no catalanesca, a nonna mia a chiamm a castranesc, e per me questo è il suo nome), do mellon e’ mast alfons’, della foto tutti insieme, degli sfottò ai passanti ecc. ecc., ma francamente delle immagini me le vorrei custodire strette nel mio cuore come gemme preziose di cui essere un po’ gelosi.

Si ritorna a casa e si scarica tutto il raccolto nelle parcheggio delle scuole elementari del borgo adibito a quartier generale… nemmeno il tempo di effettuare le operazioni, che subito un gruppo di eroi si lancia nell’intreccio… perché eroi…? perché intrecciare le felci è una pratica vecchia e dolorosa, in quanto il filo di ferro sulla quale vengono intrecciate, taglia le nocche delle mani, nell’alternare i due gruppi di fasci che tra l’altro pungono i palmi e fanno sudare, ci vuole sostanza e forza… vanno stretti bene altrimenti si sciolgono, e questo non deve assolutamente succedere!!! In tutto questo i vicoli stanno montando “i portali” che abbiamo consegnato il pomeriggio con il furgoncino, anche lui inanimato e valido aiutante.

Le felci ininterrottamente si intrecciano, come dicevo lavoro duro e faticoso, ma sembra in certi momenti quasi non pesare… qualcuno racconta “nu fattariell”, “chi na barzellett”, “o cafè” arriva come se sgorgasse da una fonte sconosciuta, e poi…. l’incanto di una canzone intonata per caso con mezzi di fortuna, due ragazzi si sfidano a chi canta più strofe e i commenti si sprecano; “o piccirll è chiù brav” “no è chiù brav o ruoss” io li trovo entrambi unici, detentori di poesie perdute per sempre, se non fosse per loro che le trattengono da dentro le culle e le riportano fino a noi….

Domenica mattina, si consegno e fielc fatt o sabat, 3m, 4m, 6m, issarli  non è facile, sono pesanti e scomodi, ma si avvolgono i festoni intorno (ritagliati da decine di ragazzi ragazze delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione) e aizzano in alto, tra urla, barzellette di chi si affaccia dal balcone e i consigli del direttore di turno che non si vedrà e sentirà mai più ma è quasi essenziale alle cornice… l’effetto finale è bellissimo e trasforma il tutto in un paesaggio incantato adesso ho capito a cosa servono “e fielc” e ne sono contentissimo. Il pranzo improvvisato con gli amici, “o’ bicchier e vin e chiù” che ci fa sempre bene e via si ritorna al Casamale.

Si continua ad allestire, il lavoro è tosto e non sempre da il risultato che ci si aspettava, tutti danno una mano e ogni tanto pensi che hai finito, ti giri, e c’è ancora qualcos’altro da fare… “mannaggià a mort, m vuless i a fà na doccia” ma va bene così, dobbiamo fare la festa delle lucerne, si stringe i denti e si va avanti…

Arriva il lunedì, è tutto pronto, gli stoppini fatti, l’olio messo nelle lucerne, i vicoli e i cortili tirati a lucido… Ore 21 si accendo!!!

Adesso potrei parlare del flusso delle persone che non ha rispettato le direttive date dai volontari, della gente che vendeva da mangiare, della mancanza di indicazioni, delle autorità che sono venute a fare solo la presenza, dei tanti che “si appicicano sempre sul casamale”, questo poteva essere fatto così, questo colì ecc eccc eccc. Ma francamente non me ne può fregare un fico secco.

Parlerò invece “ro vic’ de ciccarun” dove ho preso l’impegno di tenere le lucerne sempre accese, dove mi sono trovato in famiglia, dove mi hanno aspettato per la cena, dove i saluti per mio padre e le pacche sulle spalle di conforto abbondavano visto lo stato precario di salute in cui versa; “salutm a papà peppì”, “da nu bacio a papà”, “m’arracumman nun te scurdà”, ci scappa pure qualche occhio lucido e poi si ritorna a tirare gli stoppini dall’olio per riaccenderli…. L’effetto deve essere sempre assicurato, il portale triangolare non deve perdere una luce!!!

Tre giorni in cui non ci siamo fermati un attimo, tre giorni in cui abbiamo spiegato, illustrato, trasmesso il nostro amore per il rito, l’abbiamo fatto in certi momenti anche a modo nostro, ma negli occhi di chi ci ascoltava potevi leggere la gratitudine e l’ammirazione per tanto sacrificio.

Mercoledì, l’una di notte si ritorna a casa… macché, si deve smontare tutto o almeno “o’ chiù gruoss”, dunque; immancabile cena sui piccioli dove l’ospitalità regna suprema e l’amicizia prende un significato raro, fatto di rispetto e serietà. Ore 2:30 si inizia a smontare, un po’ appesantiti a dire il vero, ma “nu mport”, Antonio Nicchia è categorico “saddà fa”!!! si smontano i portali, si caricano sul furgone, si consegnano al deposito, tutto sembra più pesante di quando li abbiamo consegnati, però “stranamente”, si fa tutto più velocemente, si lavora ininterrottamente per i vicoli del Casamale e con non poca difficoltà, la festa è ancora in corso in alcuni tratti e farsi spazio al grido di “jatv a cuccà” non è facile, a dire il vero anche in questo caso non sono mancati quegli attimi goliardici che ci hanno fatti diventare tutti un po’ bambini e reso tutto più leggero e armonico …. Si lavora fino alle prime ore della mattina e stanchi e sudati ci si lascia con l’impegno di rivedersi il giorno dopo per continuare a togliere i felci, smontare le porte e via dicendo… “t chiamm i”, “m chiamm tu”, “buona nott’ anzi buongiorn”.

La festa è finita…

si ritorna al quotidiano, già so che domani dovrò rispondere a tutti quei “tuttologi” che faranno sfogo della loro intelligenza su facebook per giudicare, criticare ed offendere tanto impegno, ed è qui che mi faccio una promessa, un attimo prima di chiudere gli occhi mi ripeto infinite volte in testa, fino ad addormentarmi,  “stavot nu dà rett a nisciun”.

Ps. volevo ringraziare l’associazione festa delle lucerne, in particolare il suo presidente, i ragazzi dello staff operativo, l’Arci e tutti gli abitanti del Casamale per avermi accolto come uno di loro, sono e sarò sempre fiero di dirmi vostro amico.

Ringrazio ilmediano.it per avermi dato la possibilità di utilizzare questo spazio e i miei elogi vanno all’ottimo lavoro in campo comunicativo.

Inoltre i miei complimenti al Forum dei Giovani e all’associazione Fontana Chiara per la continua disponibilità e per il lavoro svolto con cura è dedizione,  questi cinque gruppi associativi hanno dimostrato intelligenza, spirito di comunità, integrazione e forza d’animo. Commosso vi bacio tutti  !!!

Infine chiedo scusa a tutti gli “ostrologi” dell’italiano e del napoletano scritto per gli infiniti errori e orrori fatti, ma credo di aver dato il senso di quello che è stato per me il “rito de lamparell” quindi mi frega poco anche di questo.

 

Con amore

Il vostro Peppe Maiello

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