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Da don Carlo Carafa al Conte Orsini. La storia di Mamma Schiavona dal 1650 ai giorni nostri. Il 3 maggio e come si è giunti al pellegrinaggio di devozione.

Nel 1622 Padre Don Carlo Carafa, avendo desiderio di ritirarsi in solitudine per qualche tempo in un luogo solitario e lontano dalle umane attività, per attendere serenamente alla contemplazione delle cose celesti, e avendo pure non molto lontano da Somma un suo possedimento fra il Casale di Brusciano e Somma, scelse il Monte Somma, ritenendolo più adatto al suo scopo. Non si sa precisamente se nell’insediarsi il religioso abbia costruito una nuova cappella o abbia restaurato un’antica chiesetta dedicata a Santa Lucia e già ivi esistente. Si è propensi a credere più alla seconda ipotesi. In questo luogo sacro Don Carlo collocò una statua della Beatissima Vergine in legno; che, molto venerata, si rivelò nel tempo miracolosa. Il religioso eremita si fermò in questo luogo solitario per un lungo periodo e qui meditò, in assoluto silenzio, la regola dell’Ordine dei Padri Pii Operai. Chiamato, però, a seguire il suo Ordine religioso, lasciò la chiesetta all’inizio del 1631 per andare a fondare un’altra casa religiosa fra Maddaloni e Caserta. Il piccolo Santuario fu consegnato ad un romita, affinché lo custodisse  e ne avesse cura, con il compito di tenere sempre accese le lampade davanti alla venerata immagine di Maria.  Anche dopo la partenza di Don Carlo Carafa non venne mai meno il fervore religioso e l’attaccamento del popolo di Somma e dei paesi viciniori alla chiesetta e al culto della Vergine Maria di Castello, così venuta a denominarsi per il ricordo della vestusta arce di Somma. Le visite e i pellegrinaggi erano frequenti sia per l’amenità del luogo, sia per la grande devozione.

In questo modo stette questa cappella fino al 1631 – riporta Padre Serafino da Montorio – quando sdegnato il nostro Dio per li peccati commessi in questo mondo dispose di castigare questi popoli con l’orribile eruzione del detto Monte Vesuvio. Era il 13 dicembre 1631 quando dalle macerie fu recuperata la sola testa della Madonna. I devoti, lieti del ritrovamento del volto della Vergine, lo inviarono a Napoli affinché un esperto scultore ne scolpisse il resto del corpo. Occupato da altre faccende, il negligente scultore abbandonò la testa in un cassettone. Fu in questa occasione che la Madonna di Castello compì il suo primo miracolo. La figliuola dello scultore era confinata nel suo letto di casa, inabile e storpia, quando ad un tratto udì dalla cassa una voce, che chiamandola col proprio nome le disse: Vieni ed apri perché non voglio star più rinchiusa. La donzella non poteva, impedita dalla sua infermità, che la privava del moto. L’ignota voce, però, soggiunse: Alzati che ben potrai, non avendo più male alcuno. La fanciulla eseguì l’ordine della voce e miracolosamente si avviò verso la cassa per aprirla. Da quella testa uscirono queste parole: Dirai a tuo padre che è già molto tempo che mi ha trattenuta ed Io non posso aspettare più, posciacché voglio ritornare alla casa mia, e perciò digli che solleciti il suo lavoro. Ritornando a casa lo scultore, vedendo la figlia camminare ed ascoltando tutto ciò che era successo, pieno di sommo stupore , riverenza e tenerezza per tanto prodigio, in quello stesso momento diede inizio all’opera di ricostruzione, formando la Vergine a sedere in una sedia similmente di legno, che tenendo dalla sinistra il suo figliuolo Gesù, con la destra sostiene il mondo ed il Bambino tiene un uccellino, quasi con esso scherzante.

Lo scultore, dopo aver perfezionato e finalmente concluso il sacro simulacro, lo portò a Somma, non ricercando alcun prezzo delle sue fatiche, bastandogli l’aver ottenuta così prodigiosamente la salute della sua figliola. I miracoli però, continuarono ancora. I cittadini sommesi, per tenere la venerata statua più lontana possibile dal pericolo del fuoco del Vesuvio, decisero di collocarla momentaneamente nella Chiesa di San Lorenzo (poi distrutta dal Vesuvio), dove attualmente insiste la Cappellina di Santa Maria delle Grazie. Questo fino a che fosse fabbricata la nuova chiesa. Tutto ciò non piacque alla Vergine: essa comparve ad una povera vecchierella, che devotamente le accendeva le lampade, comandandole che dicesse al signor Antonio Orsino, gentiluomo di nobilissimo sangue e discendente dei Conti di Sarno, che sue spese ponesse fine alla costruzione della sua Chiesa, non volendo più dimorare nella Chiesa di San Lorenzo. Il Conte Orsini, udita la sovrana ambasciata, portò a compimento il desiderio della Vergine. Era l’anno 1650 circa. Il popolo acclamante nel giorno dell’ottava di Pasqua Risurrezione, quell’anno il tre maggio, riportò processionalmente la Madonna nella sua chiesetta. Da allora il Santuario è meta di un ininterrotto pellegrinaggio e di una intramontabile venerazione.