Home Memoria e Presenza Somma Vesuviana, la Commissione Toponomastica presenta la nuova premessa storica alla Statuto...

Somma Vesuviana, la Commissione Toponomastica presenta la nuova premessa storica alla Statuto Cittadino

355
0
CONDIVIDI

Grazie alle nuove acquisizioni storiche prodotte negli ultimi dieci anni dagli studiosi di storia locale e tenendo conto delle prime opere storiche sulla Città di Somma, tra cui quella del Maione nel 1703, la Commissione Toponomastica ha riscritto alcuni momenti salienti della storia della nostra Città. Hanno collaborato l’Architetto della Santa Sede Dott. Antonio Terracciano, il prof. Domenico Parisi, la Dott.ssa Mariarca Reale e l’archivista M° Alessandro Masulli.

Somma Vesuviana, la ridente cittadina alle falde del versante settentrionale del Vesuvio, che dista circa 15 km da Napoli, sorge nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio e rappresenta, per le peculiarità storiche e naturali del territorio, una delle città di spicco di tutta l’area vesuviana. Confina con i paesi di Sant’Anastasia, Ottaviano, Brusciano, Pomigliano e Marigliano. La blasonatura dello stemma cittadino raffigura uno scudo sannitico in campo azzurro dove risalta un monte con tre cime sormontate da tre querce con ghiande d’oro, tutto al naturale. In araldica la corona turrita richiama il distintivo di Città; il campo azzurro simboleggia la fedeltà e la nobiltà d’animo; le tre querce secolari sono espressioni di forza e valore; il tricolle al naturale, infine, rappresenta la sua montagna. Di questa terra, ricca di storia e di memorie, si sono interessati non solo studiosi locali nel corso dei secoli, come l’abate Domenico Maione e Augusto Vitolo Firrao e specialmente nel secolo scorso, Alberto Angrisani e Ciro Romano, ma anche diversi storici, come Candido Greco, Ernesto Pontieri, Giuseppe Galasso e Giuseppe Camodeca e scienziati e geologi, come Claudia Principe, Mauro Rosi, Roberto Santacroce e Alessandro Sbrana.

Fu il console Caio Atinio Labeone nel 195 a.C. ad assegnare a Roma quel pezzo del territorio neutro fertilissimo alle falde del Vesuvio, dove poi sorgeranno i primi insediamenti romani e successivamente Somma. Quel territorio conteso tra Napoli e Nola si sviluppò rapidamente: il panorama incantevole, la salubrità dell’aria, la mitezza del clima, la lussureggiante vegetazione, la squisitezza dei suoi frutti, fecero di quell’insediamento una sorta di polo di delizie verso cui affluirono, nel corso dei secoli, regnanti Normanni, Angioini ed Aragonesi con cortigiani, nobili e patrizi, uomini di cultura e borghesi del mondo intellettuale, agrario e commerciale, per regalarsi periodi di riposante villeggiatura. Numerosi sono, quindi, gli insediamenti di epoca romana rinvenuti nelle nostre zone; di notevole interesse architettonico è quello relativo ai ruderi della cosiddetta Villa di Augusto. La villa si estende su una superficie presunta di circa 20.000 mq., prefigurando l’esistenza di un complesso costruttivo di rara grandezza e particolare pregio.

Il 3 ottobre del 1586, considerata data particolarmente significativa per la storia della città, il Conte di Trivento Giovan Geronimo d’Afflitto e il procuratore dei tre Sindaci di Somma e dei suoi casali firmarono l’istrumento di riscatto. La somma versata dall’Università per il riscatto della città dalla feudalità fu di 75.00 ducati. Tre anni dopo, nel 1589, Giovan Vincenzo Capograsso e Grandonio Piacente dettarono le nuove regole per il governo locale, Universitas civium, con un regio governatore, un Parlamento e tre Sindaci. Questa struttura amministrativa rimase invariata dall’epoca del riscatto della feudalità fino all’arrivo di Giuseppe Bonaparte il 30 marzo 1806; infatti, con la legge n° 131 dell’8 agosto 1806, il Parlamento Cittadino fu sostituito con un nuovo organo collegiale denominato Decurionato, composto di 22 proprietari locali, che possedevano una determinata rendita e scelti dalla lista degli eleggibili. La nuova struttura prevedeva la soppressione della carica del Regio Governatore e al posto dei tre Sindaci un solo Sindaco, che, oltre ad essere il legale rappresentante della cittadinanza, amministrava gli affari comunali coadiuvato da altri due amministratori chiamati 1° e 2° Eletto.  Con l’Unità d’Italia l’architettura amministrativa del governo locale cambiò nuovamente assetto. La rappresentanza cittadina, stavolta, prese il nome di Consiglio Comunale, i componenti – venti all’epoca – venivano eletti da un ridotto numero di cittadini, iscritti nelle liste elettorali in base al criterio censuario e culturale. Il Sindaco, invece, amministrava il paese affiancato da un nuovo organo esecutivo denominato Giunta Municipale.

Gli antichi quartieri della città, Casamale seu Terra, Margherita e Prigliano, avevano avuto fino all’inizio dell’Ottocento anche una funzione amministrativa, nel senso che essi eleggevano i 40 deputati dell’Università, ripartendoli tra loro rispettivamente in 20 Casamale, 10 Margarita e 10 Prigliano. Ai quartieri si aggiungevano già dal 1326 gli antichi Casali che a quel tempo erano gli attuali Comuni di Sant’Anastasia, Pollena Trocchia e Massa (di Somma). Appartenevano amministrativamente a Somma anche il Casale di Pacciano, attuale frazione della Città di Pomigliano d’Arco e il quartiere di Napoli, Ponticello (Ponticelli in seguito) come attesta un altro  documento della cancelleria angioina.

Il quartiere Casamale si caratterizza al suo interno per l’articolata rete di vicoli stretti e per gli edifici a cortina in pietra lavica; degni di nota sono il portale durazzesco – catalano del Palazzo Secondulfo (XV secolo), il Palazzo Sirico (XV e XVII secolo), il Palazzo Orsini e Colletta (XV e XVII secolo), la Chiesa delle Alcantarine o di Gesù Bambino (XVII secolo), la Chiesa di San Pietro di leggendaria memoria e numerosi altri caseggiati caratterizzati da elementi architettonici dei secoli scorsi, l’Insigne Collegiata (inizio XVII). Famosa anche per le sue quattro porte: Porta della Terra, Porta Piccioli, Porta del Castello e Porta Formosi.

  Dopo l’emanazione del R. D. numero 941 del 23 ottobre 1862, con il quale si assegnava una nuova denominazione al Comune di Somma Lombardo, anche il Consiglio Comunale della nostra Città, con delibera del 31 ottobre 1862, chiedeva l’autorizzazione al cambiamento della propria denominazione con l’aggiunta dell’aggettivo Vesuviano. L’autorizzazione venne concessa con R. D. numero 1196 del 4 gennaio 1863 ed ebbe effetto con la registrazione alla Corte dei Conti del 6 aprile 1863. Con il trascorrere del tempo l’aggettivo iniziale venne tramutato nel femminile Vesuviana per concordanza con il nome della Città, senza che fosse intervenuto nessun decreto in merito.

  Di grande impatto, per l’importanza dell’aspetto, sono i palazzi costruiti tra il cinquecento e il settecento, che sorgono sull’antica piazza del borgo e su via Casaraia come Palazzo Giusso, Palazzo Mormile Duca di Campochiaro, la Certosa di San Martino (Palazzo Principe di Gerace) e Palazzo De Felice (poi Alfano de Notaris). Fuori dalle mura della cittadina si scorgono le monumentali opere erette o ristrutturate dagli Angioini (l’Arx Summae, il Convento e Chiesa di San Domenico o San Giuseppe, la Starza Regina e la Masseria di Madama Fileppa), dagli Aragonesi (le Mura del Borgo medioevale e il Convento e la Chiesa di S. Maria del Pozzo) e da famiglie nobili (Caracciolo, Carafa, Pappacoda, Minutolo, Mormile, Filangieri, Cito, Filomarino, de Gennaro, Vitolo e così via) trasferitesi nella cittadina a seguito dei Reali (la Masseria Resina, la Masseria del Duca di Salza, e la Masseria Malatesta).

  Tanti Santi protettori, inoltre,  si sono succeduti nella millenaria storia del paese: San Domenico (1642), San Sebastiano (1649), Madonna del Rosario (1649), Beata Vergine di Castello (1660) e infine il glorioso San Gennaro, Vescovo e Martire (1858). Il circuito sacro del paese comprende anche il Santuario della Vergine di Castello, meta dal 1622 di un’ intramontabile venerazione e di un devoto pellegrinaggio il Sabato in Albis e il Tre Maggio.  Particolare attenzione merita la Chiesa di Santa Maria del Pozzo, decretata Bene Nazionale d’interesse archeologico, situata nel territorio dell’omonima frazione, la quale forma, con l’annesso convento e la cripta, un complesso di particolare interesse storico, artistico e architettonico. Di grande rilievo e ben inserito nel contesto conventuale è il Museo della Civiltà Contadina Michele Russo, che testimonia la ricchezza della cultura agricola locale e propone un percorso di conoscenza della realtà della zona dal tempo dei Romani ad oggi.

Accanto agli aspetti monumentali, a conferire prestigio a Somma Vesuviana sono anche le numerose manifestazioni folkloristiche e religiose-popolari che affondano le loro origini nel passato più remoto, rappresentando una forte attrazione per l’intero territorio campano. Solenne e drammatica è la Processione della Addolorata con il Cristo Morto che si svolge il Venerdì Santo con la presenza delle quattro confraternite laicali. Un discorso a parte merita la Festa delle Lucerne: una solennità extra liturgica abbinata alla festa della Dedicazione della Basilica di S. Maria Maggiore,  anche chiamata la festa della Madonna della Neve, che ripropone ogni quattro anni un antico rito agricolo – pagano  propiziatorio e di ringraziamento, il cui aspetto più caratteristico è dato dalla presenza di centinaia di piccole lucerne ad olio disposte in alcune strade secondo una tradizionale e particolare coreografia.

Tra le produzioni d’eccellenza di questa generosa terra vi è l’albicocca: un frutto prelibato, localmente chiamata crisommola. La lavorazione del baccalà norvegese, ancora oggi, si intreccia parallela al paziente e faticoso lavoro dei nostri padri, che hanno sempre creduto e saputo mantenere una così nobile arte. Oggi è un vero pezzo di economia della città in continua crescita ed espansione. Infine la celeberrima uva catalanesca tanto apprezzata sin dall’ antichità.

Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, con decreto del 19 settembre 2012, su proposta del Ministero dell’Interno, ha concesso al Comune di Somma Vesuviana il titolo di Città, benché il 5 agosto 1752 Re Carlo di Borbone, con dispaccio della Real Segreteria per gli Affari Ecclesiastici ordinava alla Curia Nolana di dare a Somma il titolo di Città, che ab antiquo lo era stato sempre dato dalla Maestà del Principe e dalla Regal Camera di Santa Chiara. Somma Vesuviana, attualmente, è la città capofila dei sei comuni dell’area vesuviana per la gestione finanziaria e amministrativa del Piano di Zona in Ambito Sociale, ponendosi come collegamento logistico – amministrativo con la Città Metropolitana e la Regione Campania.

(La Commissione Toponomastica, con prot. n°22802 del 16-10-2018,  è stata richiesta dal Presidente della Commissione dello Statuto cittadino, Consigliere Avv. Rubina Allocca, per esprimere una propria revisione sulla premessa storica dello Statuto cittadino.)