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Il politico francese Jean Leon Jaurès affermava che del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri. Il passato non solo deve stimolarci emotivamente, ma deve servire a scuoterci sotto un profilo di crescita personale per ben servire e migliorare le proprie strategie sociali.

 

 

   La bella terra di Somma compie quest’anno 2213 anni. Bell’età, pensandoci bene. Correva, infatti, il 195 a. C. quando il Senato di Roma inviò il pretore pellegrino, Caio Atinio Labeone, a dirimere le controversie territoriali tra Napoli e Nola, per l’assegnazione di quel vasto territorio neutro alle falde del Vesuvio. Nessuno avrebbe mai pensato che un giorno quella fertilissima terra, assegnata poi a Roma, sarebbe diventata la reale, nobilissima e fedelissima Città di Somma. Abbiamo ben chiaro le testimonianze di innumerevoli scrittori che, attratti dall’incontaminata bellezza della natura del posto, hanno narrato con orgoglio la dignità e la storia di questo popolo.

Re, regine, principi e cavalieri sono stati  al centro della vita popolare e, attraverso le loro vicende, il popolo sommese ha potuto gioire, soffrire, acquisire la propria libertà e, soprattutto, rafforzare la propria identità.    Ogni cittadino dovrebbe memorizzare l’inobliabile data del 3 ottobre 1586 quando, nell’attuale Largo Porta Terra, all’entrata del quartiere Casamale, il capitano della Terra di Somma consegnò le chiavi della città al regio governatore e ai tre sindaci della città, simbolo dell’avvenuta liberazione dal servaggio feudale per virtù e sacrificio del popolo, che raccolse ben 75.000 mila ducati per liberarsi dal feudatario. Una città, la nostra,  sempre esaltata nella sua storia millenaria.

Non è un caso che, quando nel 1863, Sua Maestà Vittorio Emanuele II con Regio Decreto fece aggiungere alla città di Somma l’appellativo Vesuviano, e non Vesuviana come oggi, c’era sicuramente alla base un motivo molto più evidente: la bella terra, all’epoca, era la somma, ovverosia la più alta geograficamente, la più distinta, la dominatrice dell’intero territorio vesuviano.

Ebbene, il politico francese Jean Leon Jaurès affermava che del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri. Questi ricordi passati non solo devono stimolarci emotivamente, ma devono servire a scuoterci sotto un profilo di crescita personale per ben servire e migliorare le proprie strategie sociali. Serve il coraggio di non fermarci e di non costruire soltanto per noi stessi, per la nostra individualità, ma per il bene della collettività.

A tal uopo una lode va tributata agli organizzatori del Palio: a coloro che mantengono sapientemente alta la nostra identità. Da 28 anni, con passione ed entusiastica dedizione, cercano di divulgare, attraverso la rievocazione spettacolare, il patrimonio di cultura, di arte e di storia della nostra amata città. Un interessante ed esaltante momento con la macchina del tempo pronta a farci riscoprire le passioni, che hanno animato per secoli il fulcro dell’affermazione del nostro popolo. Una città che, grazie al Palio, torna ad animarsi a settembre, scaldando l’incantevole entusiasmo di tanti spettatori.