
Il culto alla nonna di Gesù si rinnova a Somma Vesuviana ogni anno, il 26 luglio, attraverso un intenso programma religioso, una sentita fede e una solenne processione.
Il programma religioso prevede il 23, 24 e il 25 luglio un solenne triduo in onore della santa con il Rosario alle ore 19:30 e una Messa alle 20:00. Il 26 luglio, giorno festivo, alle ore 8:30 la recita del Santo Rosario, alle ore 9:00 una Santa Messa e alle ore 20:00 ancora una Santa Messa con la partecipazione, stavolta, del tenore Raffaele Beneduce. Il 28 luglio, infine, la festa si concluderà alle ore 8:00 con una Santa Messa e, a seguire, alle ore 9:00 con la sentita processione della statua. Un momento tanto atteso dagli abitanti e dai numerosi fedeli, che accorrono in massa per seguire l’evento.
STORIA
Le antiche cappelle rurali sparse nelle campagne nolane – afferma l’archeologo Nicola Castaldo – assolvevano un tempo la funzione di presidio sacro per i lavoratori dei campi (contadini e bracciali stagionali) che spesso erano impegnati nelle pratiche agricole incessantemente, anche nei giorni festivi, ma tali architetture sparse avevano anche un forte valore di markers territoriale, ossia di contrassegno visivo, una sorta di sema, una bussola di orientamento in un paesaggio rurale spesso piatto e monotono.

Ringrazio, oltretutto, la dott.ssa Tonia Solpietro, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Nola, che con la sua disponibilità ci ha fornito numerosi atti, facilitandoci la ricerca in questione. A nord di Somma Vesuviana vi è tuttora un’intensa e singolare devozione a Sant’Anna, madre della Madonna, protettrice delle spose e delle madri, tantoché già nel 1695 secolo vi era una piccola cappella a lei dedicata, come riferisce lo storico locale avv. Migliaccio Francesco (1826 – 1896), che la trova menzionata in una Santa Visita di quell’anno, dicendosi di celebrarsi ivi messa per divozione del Duca di Salza. L’appassionato storico, inoltre, non solo ci conferma che nel 1744 esisteva detta cappella, ma che nel 1824 [Santa Visita del Vescovo Mons. Daniele Coppola, vol. XIX] era di padronato dei Terracciano, era provvista di un nuovo crocifisso, di vasi di fiori, libri di preghiere, una casula e di finestre in vetro. La Santa Visita del 1829 [Relazione dei parroci, Vescovo Gennaro Pasca, vol. XX] ci attesta che la cappella non solo era mal tenuta dai Terracciano, ma non si celebrava da circa quattro anni per non aver i medesimi mezzi pagarne l’Elemosina. Nel 1874, invece, in una relazione del Vicario foraneo, il teologo Felice (di) Mauro (1812 – 1893), inviata alla Curia Vescovile di Nola, la cappella era tenuta in un desolante stato di povertà (meschinamente), ma con il vantaggio della messa nei giorni festivi, che si paga colla limosina raccolta.

La cappella rientra, tuttora, nella giurisdizione parrocchiale di Santa Croce in S. Maria del Pozzo. Il culto di Sant’Anna nella Terra di Somma fu portato dai Frati Minori Conventuali Francescani del convento di S. Anna di Napoli fuori Porta Capuana. A riguardo, il convento napoletano possedeva, già nel 1744, nella Terra di Somma una masseria nominata Sant’Anna di molte moggia. Il coltivatore Nicola Iossa non solo corrispondeva al convento napoletano annui ducati duecento per censo, ma forniva sedici botti di buon vino, seicento fascine e dieci pezzi di legno per una rendita annuale di 96 ducati [ASCSV, Catasto Onciario 1744].
L’agiotoponimo Sant’Anna, comunque, risulta presente sin dal XVI secolo, come afferma anche lo storico Alberto Angrisani nella sua inedita relazione toponomastica del 1935, anche se nelle Sante Visite del 1561, 1580 e 1586 non vi è alcun accenno alla cappella di Sant’Anna. Nel 1800, nella particella 60 della Pianta della Terra di Somma del cartografo Luigi Marchese [Museo di Capua], appare in rosso (vedi foto) la cappella dedicata a Sant’Anna.
All’epoca, il territorio di 78 moggia, in cui era compresa la piccola struttura religiosa, non solo era allagato, ma era censito in questo modo: moggia 7 a Gian Battista Terracciano alias scorza; moggia 3 a d. Gennaro di Siena di Marigliano; moggia 13 a Giuseppe Terracciano alias scorza; 10 moggia a Francesco Terracciano alias scorza; 34 moggia ai coltivatori Menichini alias orsino di Marigliano; 2 e ¾ a Antonio, Liberato, Francesco e Liborio Mocerino; 2 e ¾ a Vincenzo e Gioacchino Mocerino quondam Nicola; 2 e ¾ a Bonaventura Mocerino; 2 e ¾ agli eredi di Pasquale e Saverio Mocerino. A riguardo, nella Santa Visita del 1817 [vol. XVIII] la piccola chiesetta viene appellata Cappella S. Annae familiae Scorza a conferma ancora, come dicevamo all’inizio, di questa famiglia Terracciano altrimenti chiamata scorza, che oggi, invece, portano il contranome ‘e raffaiuoli, come attesta l’archeologo dott. Carmine Mocerino. La statua in cartapesta napoletana, fine Settecento – inizio Ottocento, come afferma lo studioso potentino Rocco Monteleone, è stata ridipinta e ha perso, come spesso accade, la sua vera originalità. Il culto alla nonna di Gesù, comunque, si rinnova ogni anno, il 26 luglio, attraverso un’intensa devozione popolare, una sentita fede e una solenne processione.









