Home Memoria e Presenza Somma Vesuviana, c’era una volta la festa di San Gennaro…

Somma Vesuviana, c’era una volta la festa di San Gennaro…

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Fra sacro e profano la festa di San Gennaro si articolerà in cinque giorni a partire da sabato 15 settembre, organizzata da un apposito comitato in collaborazione e con il patrocinio della Municipalità sommese.

 

San Gennaro Martire è patrono di Somma dal 1859, ma prima ancora altri protettori si sono avvicendati nella storia millenaria della città: San Domenico (1642), San Sebastiano e la Madonna del Rosario (1649), la Madonna di Castello (1660). Con l’investitura a patrono di San Gennaro la nuova festa assorbì quella della Piedigrotta a Somma in auge nel 1899. Questa festa nacque, precisamente, la sera del 20 agosto 1899 da una modesta riunione tenuta nell’aula consiliare e promossa dal sindaco dell’epoca Avv. Paolino Angrisani per promuovere i festeggiamenti del Santo Patrono. L’idea di una Piedigrotta a Somma, che colpì tutti i consiglieri dell’epoca, sorgeva dalla necessità di voler dimostrare di essere gente nuova, fatta per cose nuove e non per le solite luminarie, mortaretti e processione. Il tentativo, però, andò a vuoto: la festa con carri, suoni, lampioni, cavalcate e canzoni durerà, infatti, solo due anni, sostituita poi dalla consuetudinaria festa.

Già nel 1900 iniziarono a costituirsi i primi comitati civici in onore del Santo Martire. Le delibere consiliari dell’epoca attestano i meriti ai comitati, a volte, addirittura, nominati dalla Giunta municipale. Oltretutto la stretta sorveglianza dell’ente comunale faceva si che il comitato gestisse nel miglior modo possibile l’andamento dell’evento.

La festa negli anni ‘60 si respirava nell’aria già molti giorni prima: gli addobbi, i pali blu, le luminarie con tanti archi, i disegni di fiori, le volute a creare nastri, coccarde, fontane. Si iniziava almeno una settimana prima. All’entrata di via Gramsci uno stendardo, con l’immagine del Santo, sostenuto da una corda segnalava il via della festa. Cinque giorni prima il comitato, dopo una lunga questua annuale, si occupava degli ultimi dettagli. La gente in piazza era così tanta che passeggiare diventava un’impresa, decine e decine di bancarelle sulle quali si affastellavano castagne, torrone, nocciole americane e mandorle glassate, giocattoli e palloncini: un’allegria totale con i fichi d’india, ‘o pere e ‘o musso,  il fucile ad aria compressa, i pesciolini rossi nelle bacinelle di plastica azzurra. C’erano le bande pugliesi con le marce e i melodrammi riadattati: una musica che rubava il cuore a ciascuno di noi accorsi, affezionati, ad ascoltarla. Sempre i soliti e non più di trenta al concertino della prima serata. Le luminarie brillavano sugli ottoni e i musicisti si esaltavano alle gesta del maestro. C’erano pure le bande sommesi di Enrico Cecere e Pasquale Raia, il primo impulsivo e il secondo pacato. La seconda serata era dedicata agli artisti appartenenti al mondo napoletano, mentre la terza a vip: arrivarono quindi i Ricchi e Poveri, Riccardo Fogli, Marcella Bella, Pippo Baudo e cosi via. Ricordi di un passato purtroppo travolto da ineluttabili cambiamenti di vita e di costume, in una società nella quale è venuto a mancare il senso della frugalità e dello stare insieme, un ambiente dove vige purtroppo la cultura del non valore.